Quando la Vaticana batterà la Juve

Domenica arriva per agenzia una battuta del cardinale Bertone in trasferta ad Alassio: “Non escludo che il Vaticano possa avere, domani, una squadra all’altezza della Roma e della Juve”. Io sono al lavoro e dico al redattore capo: è una battuta scherzosa, l’ha già detto in agosto, chiamai il segretario e mi disse che erano parole dette “per allegria”. Mi dà ascolto e non scriviamo nulla, ma gli altri mettono la notizia in prima pagina, dalla Repubblica al Giornale. Lunedì mi pongono sotto inchiesta: “Sempre a sgonfiare le notizie, solo tu avrai capito e gli altri niente?” Occorre cercare Bertone, che smentisca o dica di più. Non riesco a parlarci e neanche ad avere il nome della segretaria che risponde al telefono: “Il mio costume è di non dirlo”. Ma il cardinale appare in pubblico in serata, tra le 20 e le 21, all’Oratorio San Pietro, per premiare i vuincitori della triangolare Guardia Svizzera, Musei, Fabbrica di San Pietro, cioè le squadre dei dipendenti delle tre istituzioni vaticane che festeggiano i 500 anni. Riesco a parlarci: “Scherzavo, come hanno potuto credere che facessi sul serio, l’ho detto per allegria, era lampante, ho altro da fare”. Sono con me colleghi della Radio vaticana e di Apcom. La notizia va in rete. Ma noi non facciamo nulla perchè, dice il redattore capo, “non ha senso che smentiamo qualcosa che non abbiamo scritto”. Non fanno niente neanche la Repubblica e il Giornale. Anzi no: non registrano la smentita, ma continuano a smenarla con ipotesi su Trapattoni allenatore della Vaticana e il Flaminio come suo stadio d’elezione. Così va il mondo dei media, cardinale Bertone!

22 Commenti »

  1. paolo rodari scrive,

    19 dicembre 2006 @ 20:14

    beh, è un po’ il solito cortocircuito di notizie che talvolta ci investe senza possibilità che venga fermato. anche io avevo visto le parole di bertone ma ho preferito soprassedere. mi ricorda un po’ il caso analogo di un paio di settimane fa, con le agenzie che lanciavano la presunta apertura del Vaticano circa l’uso del preservativo. allora però le parole di Lozano Barragan, in effetti, giustificarono certi titoli.

  2. Luigi Accattoli scrive,

    19 dicembre 2006 @ 20:29

    Benvenuto nel blog a Paolo Rodari, giovane collega che scrive per il quotidiano “Il Tempo” e che ha un suo blog: http://www.palazzoapostolico.it.

  3. don vito scrive,

    19 dicembre 2006 @ 20:45

    e io che avevo deciso di cambiar squadra (sono del milan e non del palermo!!!) … sorridere fa bene e fa bene pensare che un cardinale si appassioni al calcio … una delle domande che pongo ai seminaristi è : oltre tutto questo cosa ti appassiona? la lettura, la musica, lo sport … avere una passione bella è una buona risorsa per l’equilibrio in formazione e anche per saper “non ridurre tutto a pastorale”. forza milan

  4. Gianluca scrive,

    19 dicembre 2006 @ 21:07

    Ora sì che tiro un sospiro di sollievo!!! Dopo una vita trascorsa a tifare Juve, sarei stato in serie difficoltà a non tenere anche per la Vaticana!!! La notizia, certo, era carina. Ma come era possibile crederci? Io stesso, dopo aver pubblicato la notizia sul mio sito, ho provveduto a cancellarla. Mi son detto: sogno o son desto? Caro Luigi, che gran peccato: domani a tavola avremmo avuto qualche argomento in più! Dunque, ci vediamo a pranzo.
    Un saluto a tutti

  5. tonizzo scrive,

    19 dicembre 2006 @ 21:44

    Peccato, mi sarebbe piaciuto vedere il Vaticano in Champions League. Con campioni abituati a farsi un mazzo tanto e non dopati o televotati. E lo dico senza ironia, sia chiaro… se è possibile moralizzare questo mondo, ben venga la nazionale papale.
    Benvenuto Paolo… e FORZA JUVE!

  6. Luigi Accattoli scrive,

    19 dicembre 2006 @ 22:29

    Domani mi vedo con Gianluca in margine all’udienza papale del mercoledì ed è il secondo appuntamento che nasce dal blog, dopo quello con Tonizzo.
    La faccenda della squadra vaticana può essere istruttiva: che un cardinale segretario di Stato parli per scherzo non può neanche essere concepito. I media tutto digeriscono secondo il già visto: a memoria d’uomo, non si ricorda un Tardini, o un Cicognani, o un Villot, o un Casaroli, o un Sodano che parlano per divertire il prossimo. Bertone è un creativo e se ci prende gusto chissà che cosa potrebbe arrivare a raccontare… Luigi

  7. Leonardo scrive,

    19 dicembre 2006 @ 22:43

    Un plauso a lei, Luigi, per la serietà professionale. Se il cardinal Bertone l’avesse fatto per prendere in giro il sistema dell’informazione, beh sarebbe audace, forse temerario, non so quanto opportuno nella sua posizione … ma in un certo senso ammirevole. Verrebbe voglia di dirgli: continui così, anzi le spari sempre più grosse finché una risata li seppellirà. Ma è rischioso, molto rischioso …
    Temo però che l’abbia fatto senza questa intenzione, tanto per dire una battuta.
    So di esprimere un’opinione un po’ forte (e poi in questa casa!) ma penso che con i giornalisti non bisognerebbe parlare mai, per principio.

  8. Gianluca scrive,

    19 dicembre 2006 @ 22:53

    Per principio, mi permetto di dissentire da ciò che ha sostenuto Leonardo: con i giornalisti bisogna parlare sempre, sta a loro appriofondire e verificare la notizia.
    Da buon juventino, dissento anche dal tifo milanista di Don Vito: forza Vecchia Signora.
    Da buongustaio, non vedo l’ora di mangiare una bella carbonara a Roma.
    Notte

  9. Luigi Accattoli scrive,

    19 dicembre 2006 @ 22:59

    Ma può essere utile farlo! Del resto i giornalisti non fanno che ingigantire il rischio che si corre comunque a parlare in pubblico: poniamo quelli che correva Gesù per i villaggi della Galilea e della Giudea, o Socrate per le vie di Atene, o Gandhi durante la marcia del sale. Allora che si fa, si tace del tutto? Quello che si corre parlando ai giornalisti è il rischio della parola e della vita, non altro.

    Ma so bene che è la veduta di una parte in causa… Luigi

  10. Francesco73 scrive,

    20 dicembre 2006 @ 0:59

    E io che pensavo che il tifo per la nuova squadra biancogialla mi disincagliasse dalla vecchia e autolesionistica appartenenza interista…peccato, non si può chiedere a Bertone di profittare del qui pro quo per metterla su davvero, una squadretta come si deve?

  11. Luca Grasselli scrive,

    20 dicembre 2006 @ 2:03

    Mamma mia, stavolta sicuro non si può dare la colpa alla Sala Stampa vaticana o a qualche imprudenza lessicale. Il bello è che ieri a leggerla su Repubblica sembrava cosa fatta.
    E’ impressionante la sete di scoop chiesastici, comunque. Che abbiano o meno un qualche fondamento, o una qualche importanza. Chi li conta più nelle ultime settimane? Quasi sempre destinati a smentita, e quelli non smentiti erano i pù falsi.

  12. angela scrive,

    20 dicembre 2006 @ 11:02

    siamo troppo abituati agli scoop e poco al giornalismo !
    Scrivere sui giornali,parlare alla radio o in tv è un mestiere serio e soprattuto va fatto con amore e con la voglia di spiegare, non certo di arrivare priema sua qualcosa di sensazionale.
    Detto questo un personaggio che parla in pubblico deve essere consapevole che le sue parole possone essere sempre riportate a volte bene a volte male.
    Nella vita tutto si impara. Anche a trattare CON la stampa e a trattare LA stampa….
    BUON NATALE

    Angela

  13. roberto scrive,

    20 dicembre 2006 @ 11:16

    Beh, l’idea non è poi tanto male …. Se poi ortodossi, luterani, indù, musulmani, buddisti ecc ecc seguissero l’esempio si potrebbe pensare ad un bel campionato del mondo religioso, oppure ad una sorta di Champions League della fede…. chissà, forse il dialogo ecumenico ci guadagnerebbe … Hai visto mai? Scherzi a parte, un grande augurio per un S. Natale ricco di pace e serenità

  14. Leonardo scrive,

    20 dicembre 2006 @ 15:13

    Scusatemi, è Natale e voglio essere un po’ cattivo: qui è pieno di bravi giornalisti e quindi non voglio certo mancare di rispetto al vostro impegno, ma davvero i giornali ci fanno sapere come va il mondo? Se non li avessimo, davvero saremmo così più ignoranti del mondo di quanto lo siamo, con tutti i nostri giornali e tv? Questo “mattutino dell’uomo moderno”, come dicono che lo chiamasse Hegel, ci fa bene o ci fa male?
    Se il card. Bertone domani dicesse, mettiamo: “Eh, non ci sono più le mezze stagioni!», forse che i giornali non titolerebbero: “Il Vaticano contro l’effetto serra” o qualcosa del genere? E se il papa, o un cardinale, dice, ad esempio che il matrimonio tra persone omosessuali non è conforme alla dottrina cristiana, perché i titoli il giorno dopo cominceranno (è matematico) con “L’ira del VAticano contro …”?
    Regola pratica n.1: se una cosa è scritta sui giornali o la dicono in televisione, FORSE ha qualche rapporto la realtà, ma quasi sicuramente non sta esattamente come dicono.
    Regola pratica n.2: tutte le cifre che vengono date sono probabilmente false. Più sono precise, più è probabile che siano fasulle. Le percentuali con i decimali, che fanno tanto rigore, sono certamente inventate. Io ho una certa età, e mi ricordo ancora il milione di aborti praticati ogni anno in Italia, secondo i radicali, i cinquantamila morti in una settimana della ‘rivoluzione’ rumena nell’89, e innumerevoli altre fesserie.

  15. Francesco73 scrive,

    20 dicembre 2006 @ 17:33

    Ragazzi, consentitemi un fuori tema, con licenza di Luigi:
    che mi dite su Romeo a Palermo?

  16. Ciro Fusco scrive,

    20 dicembre 2006 @ 19:27

    La nomina di mgr. Romeo era nell’aria già da parecchio tempo, diciamo (forse) che sarebbe stata più ‘notizia’ la sua mancata destinazione a guida dell’arcidiocesi siciliana…
    Con questa nomina il prelato siciliano entrerà di diritto nella lista dei nuovi futuri cardinali italiani e, chissà, potrebbe anche andare a presiedere la CEI, con cui aveva avuto qualche problema recentemente, quando fu reso noto che si stava avviando presso i vescovi italiani una consultazione per la scelta del nuovo Presidente. La notizia divenne di dominio pubblico e, a torto o a ragione, Romeo venne indicato quale responsabile della iniziativa e della sua divulgazione. Si pensava che questo incidente avrebbe in qualche modo frenato la sua promozione a Palermo, ma così non è stato. In ogni caso, auguri vivissimi! Palermo non è certamente una diocesi facile e Romeo vi porterà sicuramente la ricca esperienza maturata nei suoi giri nel mondo e per l’Italia. Da notare che con questa nomina le due principali arcidiocesi diocesi del Mezzogiorno e sedi cardinalizie, Napoli e Palermo, sono adesso rette da due ex diplomatici della Santa Sede: Sepe e, per l’appunto, Romeo.

    Quanto alle vicissitudini di Luigi sul campionato di calcio…vaticano, l’episodio fa riflettere. Al di là dell’episodio e della personalità del Card. Bertone, segnala anche un certo modo di raccogliere fatti e notizie e di inviarle senza verifica. Non posso che concordare con Angela, che saluto caramente, e con quanto ha scritto sull’argomento. Saluti a tutti e auguri!

  17. angela scrive,

    20 dicembre 2006 @ 20:31

    Grazie caro Ciro!
    L’ uso e il riuso dei media è roba da professionisti!
    E credo che la nomina di Romeo abbia anche un altra lettura.
    Gia il card Gantin disse varie volte che alla luce del Concilio i vescovi devono essere legati alla loro comunità e non mominati per “fare carriera”. Ecco quindi Sepe a Napoli, e Romeo a Palermo .
    La riforma non è solo della curia , ma di tutta la struttura ecclesiale.
    Buon Natale anche a tutti voi che in questi mesi difficili per me mi avete dato prova di affetto! Il mio Natale così è decisamente più bello !
    Angela

  18. Luigi Accattoli scrive,

    21 dicembre 2006 @ 21:18

    Caro Leonardo, la sua cattiveria può fare del bene, come le erbe amare. Creature credule e competitive, noi giornalisti facciamo una gran confusione. E ci diamo la consegna di affrettare gli eventi, invece di trattenerli. Mettiamo gli uni contro gli altri quando si tratterebbe di aiutare alla comprensione. Parliamo solo di ciò che ha presa, o che crediamo abbia presa sul pubblico e così deformiamo la proporzione degli avvenimenti. Eppure a non leggere i giornali e a non guardare i telegiornali saremmo di sicuro meno informati. Anche qui, come nelle cose più serie (il giornalismo non è tra esse), non ci sono scorciatoie: non esiste il giornale ideale e non si può fare senza giornali. Non resta che sgobbare a farli meglio, chi li fa e a leggerli con l’occhio sveglio, chi li legge. Credo di apprezzare il suo sguardo disincantato. Luigi

  19. Luigi Accattoli scrive,

    21 dicembre 2006 @ 21:28

    Romeo a Palermo: voleva andarci e ci è arrivato. Non ha i numeri per diventare presidente della Cei. Ha personalità e da nunzio ha fatto bene. Ha fatto valere quel ruolo fino in fondo. Ha girato in continuità per conoscere i candidati all’episcopato e i contesti da cui sceglierli. Ha battagliato senza rispetti umani per accreditare i suoi pareri. Aiuterà a sprovincializzare il cattolicesimo isolano, come Sepe a Napoli. Risorse della Chiesa cattolica, che può a ogni mandata sparigliare i giochi a poco prezzo. Sarebbe di certo più rispondente al Vangelo che il vescovo fosse scelto con partecipazione attiva delle comunità locali, ma come niente a Palermo o Napoli ci scapperebbe il morto.

  20. Francesco73 scrive,

    22 dicembre 2006 @ 0:32

    Luigi, quanti spunti! Grazie, come sempre.
    Su Romeo mi colpiscono due o tre cose.
    La prima è che lo si riteneva responsabile di una mezza insubordinazione rispetto al Papa per la consultazione promossa – in qualità di Nunzio – tra i Vescovi italiani sulla successione di Ruini.
    Si diceva: il Papa sostiene Ruini e quindi non valorizzerà Romeo, ritenuto braccio di Sodano. E invece Benedetto ha confermato Ruini e promosso Romeo a Palermo, sede cardinalizia.
    Poi è vero che è stato un Nunzio presente, attivo, non decorativo.
    Cinque anni fa, ad esempio, ha lottato per un anno contro la soppressione della diocesi di Fabriano, nelle Marche, vacante dopo la morte del Vescovo. C’era chi voleva accorparla o smembrarla, in virtù della cosiddetta “regola dei 75.000″ (la popolazione minima ritenuta necessaria oggi per una diocesi italiana). Ma lui si è imposto e ha fatto valere altre considerazioni (storia, tessuto sociale e industriale, presenza di fede, ecc.), insieme a Carlo Liberati, oggi Prelato di Pompei.
    Sulla partecipazione attiva delle comunità locali nella scelta del Vescovo, invece, qualche dubbio ce l’ho. Meglio regolare bene i processi informativi, le consultazioni riservate, l’ascolto delle diverse opinioni. Ma una designazione quasi democratico-assembleare no, non mi convince. Troppi sarebbero i condizionamenti, le competizioni aperte, i tentatici di ingerenza, gli stessi meccanismi mentali della rivalità e dei “programmi” da presentare.
    La Chiesa non possiamo ridurla a un partito, e certo in Italia ne saremmo ben capaci.

  21. Luca Grasselli scrive,

    25 dicembre 2006 @ 21:24

    I metodi democratici hanno i loro limiti, ma anche i loro pregi. Esattamente come i metodi centralistici.
    Si può discutere quali sia meglio usare, e in che misura, nelle singole occasioni. L’importante è tener sempre ben presente che sono strumenti, non idolatrarli né demonizzarli. Meglio i “partiti” in Consiglio pastorale o le fazioni in Curia? Si può discutere: ogni metodo di governo umano – e sono TUTTI umani! – ha i propri difetti, ma in qualche modo bisogna pure governare, anche la Chiesa.

  22. tornielli scrive,

    4 gennaio 2007 @ 14:37

    Sono due parole su quanto avvenuto con l’articolo sulla squadra di calcio e la battuta di Bertone. Quel pomeriggio, da casa, dove avrei dovuto essere in giornata di riposo, avevo già scritto due pezzi. Poi, alle 19.30, mi arriva la telefonata del caporedattore che mi legge la battuta di Bertone sulla nazionale vaticana e mi dice che vogliono un pezzo. L’Ansa riportava la battuta senza accennare a toni scherzosi, ho provato a contattare il cardinale ma non ci sono riuscito. Così ho scritto un pezzo dicendo: “È certo che la squadra di calcio vaticana non sia in cima ai pensieri del nuovo «primo ministro» di Papa Ratzinger” e che “è un po’ difficile da immaginare” di realizzare una vera e propria nazionale vaticana. Avevo provato a dire di no, ma il pezzo ho dovuto scriverlo ugualmente. Mi sembra che questa volta non si debba esagerare. Avevo invece “resistito” sulla vicenda dei preservativi e del documento del cardinale Barragan (e il Giornale era stato l’unico a non dedicare un ampio pezzo ma solo una breve). L’esito è stato questo: visto che tutti gli altri ne avevano scritto, mi sono preso una lavata di capo… dai capi. Anche se avevo ragione.

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