In Nigeria la persecuzione “rafforza la fede”

Non sembra esserci tregua nella vita e nella sofferenza dei cristiani della Nigeria del Nord e non solo dei cristiani: sotto attacco c’è tutta la popolazione nigeriana. La violenza colpisce in modo indiscriminato, anche tanti musulmani muoiono. Tutti soffriamo a causa del terrorismo. Gli attacchi sono fatti contro i cristiani perché la Chiesa, secondo Boko Haram, rappresenta la cultura occidentale che loro intendono sradicare“: così in un’intervista ad “Avvenire” di oggi l’arcivescovo nigeriano di Jos, Ignatius Kaigama. “Si vive nella paura sempre”, dice ancora il saggio arcivescovo: “Eppure posso confermare che nella gente è maturata una fede ancora più forte e vigorosa: vedo tanti cristiani che nonostante il pericolo fanno il possibile per continuare a riunirsi e pregare. Ci possono attaccare nel fisico, ma non possono toglierci la forza della fede viva“.

11 Commenti »

  1. antonella lignani scrive,

    2 maggio 2012 @ 0:04

    Queste testimonianze fanno riflettere, ci strappano alla nostra superficialità.

  2. spuntocattolico scrive,

    2 maggio 2012 @ 8:48

    Quanti ossimori con la società italiana…

  3. Clodine scrive,

    2 maggio 2012 @ 10:16

    Quanti se ne possono contare, di ossimori, quanti lemmi applicabili a questa umanità alla deriva, in cui gli stati sono in perenne “amichevole -neppure troppo- competizione”?!
    Questa umanità in perenne “difesa nucleare”, con accumulo di “bombe intelligenti”e relativi ” bombardamenti chirurgici”; Umanità opulentemente denutrita,acutamente stolta, infinitamente minuscola,estemporaneamente pietrificante,pacatamente feroce, eternamente effimera,silenziosamente urlante. Umanità in attesa paziente di una burocrazia efficiente, dove l’etica legale va a braccetto col malaffare!
    Realta’ virtuale, profondamente superficiale
    Dove
    è un vero affare la santa guerra…
    Vita estinta sulla terra

  4. Clodine scrive,

    2 maggio 2012 @ 10:55

    Sono anni che la Nigeria vive in uno stato di guerra, e in modo particolare i cristiani.Come dimenticare quel giorno di calura estiva in cui, alle due del pomeriggio un leggero picchiettìo della porta mi fece trasalire: aprii senza guardare dall’occhiolino e mi trovai dinnanzi un gigante nero con un borsone pieno zeppo di mutande e calzini! Ebbi un sussulto dico la verità: avrei voluto richiudere perché non avevo bisogno di mutande e neppure di calzini, ma…fu un tuffo al cuore quando mi venne chiesto un bicchier d’acqua, solo un bicchiere di acqua… Diventammo amici e quando parti per Pesaro a lavorare in una vetreria mi mandò sua moglie, Lisa,che oltre la pesante borsa si porta dietro un pancione all’ottavo di gravidanza che faceva spavento.Sono passati da me, in seguito, per molto tempo prima di perderli completamemte di vista. Erano cristiani, fuggiti dal nord Nigeria per le atrocità che già allora si consumavano. Le loro famglie erano state decimate. Mi raccontarono in un italiano stentatissimo il dolore patito. Sono anni che si parla di guerra in Niger, e non solo, in quasi tutta l’Africa subsahariana, dove, da sempre si invoca l’intervento dell’ONU…ma sembra che a nessuno importi…è questa la vera tragedia!

  5. marta09 scrive,

    2 maggio 2012 @ 11:05

    La persecuzione va di pari passo con lo spessore della Fede.
    Ci sono spargimenti di sangue e ci sono spargimenti di spirito nel senso che cercano di uccidere la Fede.
    Se potessimo per un solo secondo vedere tutti i vari tipi di persecuzione della Fede nel Mondo, penso proprio che il cuore non reggerrebbe allo spavento.

    La violenza contro la non violenza totale, ma con la decisione determinata di portare sempre il Bene.
    Succede sempre così, è sempre successo così: il male diventa una bestia quando il Bene si manifesta.
    Insomma, quando il Bene agisce, il male si agita e cerca di eliminare fisicamente l’avversario.
    Modo davvero sciocco, perchè si può togliere la vita ad un corpo, ma non si può togliere vita ad un pensiero manifesto e manifestato.

  6. Fides et ratio scrive,

    2 maggio 2012 @ 11:10


    O beati martiri,
    o grappoli umani della vite di Dio,
    il vostro vino inebria la Chiesa;
    luci gloriose e divine,
    che avete accettato con gioia tutti i tormenti
    e vinto gli iniqui carnefici;
    gloria alla potenza che vi ha assistito
    quando combatteste!
    Il Dio venuto per la nostra salvezza
    abbia pietà di noi.

    Rabbula di Edessa, Inni

  7. Clodine scrive,

    2 maggio 2012 @ 11:11

    Infatti, è così cara Marta…pregavano tantissimo: la loro fede era così profonda e radicata da spostare le montagne…

  8. FABRICIANUS scrive,

    2 maggio 2012 @ 14:31

    Prego per coloro che hanno perso la vita in Nigeria, Martiri del 2012.

  9. Federico B. scrive,

    2 maggio 2012 @ 14:58

    Purtroppo questo martirio, come anche quello delle comunità cristiane del Medio Oriente, ci interroga sulle condizioni di convivenza tra cristiani e musulmani nei paesi a maggioranza islamica.

  10. Gioab scrive,

    2 maggio 2012 @ 15:24

    ““Non sembra esserci tregua nella vita e nella sofferenza dei cristiani della Nigeria del Nord”

    “ci sarà grande tribolazione come non è accaduta dal principio del mondo fino ad ora, no, né accadrà più.” ( Mt. 24.21)

  11. lycopodium scrive,

    3 maggio 2012 @ 22:55

    Dal sito
    http://kelebeklerblog.com/
    riporto questa notizia, tratta dal quotidiano cattolico inglese, Catholic Herald:

    “Quasi tutta la popolazione cristiana della città siriana di Homs è fuggita dalla violenza e la persecuzione, secondo Fides, l’agenzia stampa della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli.
    L’esodo in massa di circa 50.000 persone dai villaggi e cittadine attorno alla città arriva assieme a resoconti di assalti e sequestri di case di cristiani a Homs.
    La Chiesa Siro-Ortodossa ha riferito a Fides che il 90 percento dei cristiani sono stati espulsi, in quella che si teme sia una “pulizia etnica in corso”.
    Fino a oggi, Homs è stata la sede di una delle più grandi popolazioni cristiane della Siria, e fonti della Chiesa dicono che i fedeli hanno subito la parte più pesante della violenza, fuggendo verso villaggi nelle montagne che distano 30 miglia dalla città.
    Gli islamisti sarebbero andati di casa in casa nei quartieri di Hamidiya e Bustan al-Diwan a Homs, costringendo i cristiani ad andarsene senza poter portare con loro i propri averi”.

RSS feed per i commenti a questo articolo

Lascia un Commento

Devi essere collegato per inviare un commento