Un abbraccio di fratello a Carlo Maria Martini

“Volevo darle il mio abbraccio di fratello” disse il cardinale Carlo Maria Martini incontrandomi nel 1990 dopo un grave lutto. Gli ricambio quell’abbraccio di fratello ora che si allontana da noi, richiamando una delle sue parole che mi sono state di aiuto di fronte al pensiero della morte: “Per la paura della morte non vi sono rimedi facili (…). Se non ci affidiamo a Dio come bambini, lasciando a Lui di provvedere al nostro avvenire, non arriveremo mai a fare quel gesto di totale abbandono di sé, che costituisce la sostanza della fede“. Vedo qui il contesto di quelle parole. Sto scrivendo su Martini sia per LIBERAL sia per il CORSERA. Domani linkerò i due testi.

Ecco i due link:
LIBERAL: I tre segreti della sua predicazione
CORRIERE DELLA SERA: Così parlò ai cardinali nel preconclave del 2005

190 Commenti »

  1. FABRICIANUS scrive,

    31 agosto 2012 @ 19:03

    Grazie cardinal Martini, grazie di tutto.

    Sempre con me, sarà la tua medaglietta che, una volta mi avevi consegnato durante l’offertorio della celebrazione Eucaristica che hai tenuto nella mia Parrocchia…(Io ero stato scelto come ragazzino che dovevo consegnarti il pane per l’Eucaristia)

    Mai dimenticherò le tue Scuole della Parola in Duomo a Milano.
    Mai dimenticherò la tua Catechesi sul “De Profundis” tenuta a Monza tanti anni fa…

    Grazie cardinale.

    Ora contempli il Volto di Colui al quale hai consacrato la tua vita.

  2. FABRICIANUS scrive,

    31 agosto 2012 @ 19:05

    Che doveva…scusate, nell’emozione ho sbagliato.

  3. fabi scrive,

    31 agosto 2012 @ 19:18

    Vai davvero in pace, fratello!
    E padre di tanti.
    L’abbraccio sarà
    quello del tuo e nostro Signore, stavolta.

  4. giorgio scrive,

    31 agosto 2012 @ 19:23

    Perdiamo un grande dono offerto alla Chiesa Italiana.Il suo insegnamento produrrà frutti copiosi in avvenire.

  5. marta09 scrive,

    31 agosto 2012 @ 19:34

    Ora tocca a me, Card. Martini, a dirle grazie.
    Sulla mia mano è ancora impressa la forza ed il calore della sua stretta accompagnato con un “grazie di tutto”.
    Grazie, da parte di mio figlio che, da piccolino ha disquisito con lei su quale era il ghiacciolo più buono e disquisendo si è seduto in macchina con lei.
    Grazie per il suo cuore che prendeva corpo nelle sue parole.
    Grazie per la sua elegante umiltà che sapeva ridere e sorridere.
    Grazie … ed ora penso che dovrà lavorare di più da Lassù per darci una mano.

    Grazie.

  6. giosal scrive,

    31 agosto 2012 @ 20:04

    Profonda tristezza… Addio, dolce principe. Cori di angeli ti accompagnino al tuo riposo!..

  7. Marilisa scrive,

    31 agosto 2012 @ 21:17

    Il cardinale Martini era profondamente inserito nei problemi della vita e cercava il confronto fra essi e il Vangelo.
    Questo deve essere visto come un grande merito e ne sottolinea la diversità rispetto agli ecclesiastici che vogliono ignorare il cammino della storia o non riescono a vederlo e a prenderlo in considerazione.
    Ho letto di lui :”Sapeva bene che non siamo noi a cambiare la storia, bensì la storia a cambiare noi. E lui, da uomo curioso e di grande cultura, si è lasciato plasmare dalla realtà…”
    Ed ancora :«Una volta scoppiò una polemica fra credenti e non credenti. Lui intervenne dicendo: la polemica può esserci solo fra chi pensa e chi non pensa… Diceva: anch’io mi interrogo sul mio essere non credente… Sapeva mettersi in discussione».
    Uno straordinario uomo di Chiesa, profondamente credente ma sempre pronto ad interrogarsi e, appunto, a rimettersi in discussione.
    L’ esatto contrario di chi presume di avere raggiunto un punto fermo nella ricerca di Dio, certezze nella conoscenza e nel rapporto con Lui.
    Il suo atteggiamento, al contrario, sottolinea la grandezza dell’uomo nell’umiltà di sentirsi un uomo fragile, guardando oltre il proprio limite e trovando forza nel mettere al centro di tutto Dio, dandogli il primato che gli spetta, fidandosi di Lui come un bambino.
    Un grande insegnamento per tutti noi.

  8. raffaele.savigni scrive,

    31 agosto 2012 @ 22:13

    Ricordo anch’io con commozione grato al Signore per avercelo donato) questo grande vescovo e maestro di vita spirituale. Mi auguro che tutti sappiano volare alto nei commenti ed evitare di fare battaglie ideologiche intorno al suo rifiuto dell’accanimento terapeutico, che non ha nulla a che fare con l’eutanasia.

  9. Marco scrive,

    31 agosto 2012 @ 22:20

    Condivido quanto espresso da Savigni. Lo stanno già strumentalizzando, quando non ha fatto nulla contrario a quanto insegna la Chiesa.

  10. roberto 55 scrive,

    1 settembre 2012 @ 0:12

    Vi confesso, amici, tutta la profonda emozione che ho provato oggi pomeriggio quando ho appreso della notizia.
    Conoscevo, fino ad un paio d’anni or sono, ed apprezzavo tantissimo il Cardinale Martini, come grande uomo di Chiesa, come persona di straordinaria fede, come biblista, teologo, scrittore: ma, da due anni a questa parte, e da quano cioè, ho avuto la ventura di venire a vivere e lavorare a Milano, ho potuto verificare quanto davvero il Cardinale Martini fosse entrato nel cuore e nell’anima dei milanesi e della città.
    Non ci mancherà, comunque, perchè da dove si trova (ove sono certo che vede e tocca Nostro Signore) ci accompagnerà sempre, con la sua parola, con la sua testimonianza, con il suo insegnamento.

    Roberto 55

    P.s.: correttissima, ovviamente, l’osservazione (che, per quel che vale, sottoscrivo “in toto”) di Raffaele Savigni.

  11. manuel76 scrive,

    1 settembre 2012 @ 0:36

    Ha pregato per la Chiesa da vivo.
    Possa ora il suo sguardo luminoso custodirla,
    sorreggerla guidandola
    a quello stile di umiltà
    che guarda sempre in alto.

  12. Clodine scrive,

    1 settembre 2012 @ 7:47

    Guardavo i commenti e mi chiedevo come mai fossero tanto pochi. In fondo, non è poi così difficile trovare parole d’encomio per un uomo tanto straordinario. Ma qui, ci troviamo dinnanzi alla scomparsa di una figura gigantesca, più che straordinaria unica nel suo genere, per cui si resta muti, incapaci finanche di balbettare. Un ponte tra “il già e il non ancora”, tra un passato che non può tramontare perché eterno e un futuro cui guardare con occhi puri, alieni da cupidigia e spirito di prevaricazione che impedisce di entrare nell’altro e condividerne i pensieri, le angosce, le speranze, la ricerca di senso e di verità. Oggi ci sentiamo più soli, l’Italia è più sola, la Chiesa ha perduto una delle sue colonne: testimone, uomo giusto e santo, ma ha guadagnato un avvocato presso l’Altissimo.
    Grazie cardinale Martini per aver dato la vita per il Risorto certi che da oggi , come a Emmaus, sarai ancora più vivo e presente: la morte non distrugge la comunione di carità ma la rafforza.
    Prega per tutti noi e per la Santa Chiesa in questa ora di tenebre e di caligine.

  13. fromso scrive,

    1 settembre 2012 @ 9:11

    Mi pare veritiero ed efficace l’annuncio sul portale del sito della diocesi milanese: “Hai amato queste strade, hai pianto su questa città. Ci lasci – ed è testamento – la lampada della Parola e il pane del volto” . Dice il rapporto di reciproca comprensione tra Martini e la sua città: l’uno e l’altra hanno affrontato in solidarietà la stessa storia di affanno e speranza.
    Milano, città (e diocesi) declassata da giudizi sommari a “deserto senza valori e senza Dio”, riuscirà forse, anche in questa occasione, a dimostrare di avere appreso un po’ più di Vangelo negli anni martiniani e di averlo messo in atto con più intense opere di misericordia, allora e dopo
    Vescovo conciliare (senza avere fatto il concilio e senza essere stato meticoloso ermeneuta della lettera del concilio) ha svolto nel postconcilio il ruolo che ha avuto papa Giovanni per l’impostazione del concilio. Oltre che di programmi e mete il postconcilio ha avuto (e ha) bisogno di una mentalità, di un cuore e di un modello. A ciò ha provveduto il vescovo Martini, insegnando anche, come papa Giovanni, a non raccattare sassi che gli venivano gettati e a non rilanciarli.
    Il credente Martini è una porta giusta per entrare correttamente nel 50° dell’ inizio del concilio.

  14. antonella lignani scrive,

    1 settembre 2012 @ 9:44

    Molto belli gli ultimi due interventi.

  15. Luigi Accattoli scrive,

    1 settembre 2012 @ 9:47

    Nel suo libro Le età della vita , il cardinale ricordava un proverbio indiano che divide la nostra esistenza in quattro parti. Nella prima si studia, nella seconda si insegna, nella terza si riflette. E nella quarta? Si mendica, anche senza accorgercene. Il mendicante con la porpora ha avuto l’umiltà di dismettere i suoi abiti curiali e di condividere con noi timori e fatiche. E come un padre ha tentato di aiutarci a sciogliere i dubbi che ci assalgono «la notte, quando l’oscurità affina i sensi e l’immaginazione».

    Così Ferruccio De Bortoli nel fondo del Corsera intitolato IL MENDICANTE CON LA PORPORA.

  16. Luigi Accattoli scrive,

    1 settembre 2012 @ 9:48

    Il fondo del direttore del Corsera chiude con questo sogno milanese:

    Sarebbe un gesto altamente simbolico per l’unità della Chiesa, persino rivoluzionario, se lunedì in Duomo, per l’estremo saluto, ci fosse anche Benedetto XVI.

  17. Ombretta scrive,

    1 settembre 2012 @ 9:50

    Mi unisco al vostro grazie e spero in un aiuto in più da colui che certo è nell’abbraccio di Dio. Un saluto a tutti voi ed in particolare a Luigi… non mi faccio sentire, ma leggo i vostri scritti e ne traggo aiuto, un abbraccio, Ombretta.

  18. Luigi Accattoli scrive,

    1 settembre 2012 @ 9:57

    Dal mio parroco don Francesco Pesce che è in viaggio in Cina:

    Dalla Cina mi inchino alla umanità con la quale ha percorso il suo cammino di santità che è ormai arrivato alla contemplazione del volto del Padre che lui più di molti altri ha saputo intravedere e farci vedere in Cristo Parola di vita eterna.

  19. antonella lignani scrive,

    1 settembre 2012 @ 10:05

    Hai ragione, Clodine; non è facile trovare le parole. Certo bello l’intervento del Direttore del “Corriere”, citato giustamente da Luigi. Sono rimasta poi colpita da due cose: il motto del cardinale “Pro veritate adversa diligere” e la bellissima fotografia che lo ritrae di profilo col pastorale.
    http://www.corriere.it/cultura/speciali/2009/martini01/notizie/test10_5682e830-600f-11de-bd53-00144f02aabc.shtml

  20. lorenzo scrive,

    1 settembre 2012 @ 10:38

    Se posso, Clodine, perché parli di ” ora di tenebre e di caligine” ?

  21. Marcello scrive,

    1 settembre 2012 @ 10:55

    Faccio mio il sogno del papa presente lunedì a Milano.

  22. discepolo scrive,

    1 settembre 2012 @ 11:07

    Vorrei ricordare il Cardinale Martini con le sue stesse parole, tratte da un suo scritto poco conosciuto, una sua lettera al clero e ai fedeli del 1982 (tre anni dopo essere stato nominato Arcivescovo di Milano)
    La lettera si intitola “In principio la Parola” .
    “quando il dolore bussa alle porte della nostra vita, quando siamo coinvolti nella sofferenza e nel lutto di persone a noi vicine, quando siamo colpiti da tragedie sociali,tocchiamo con mano l’impotenza delle parole umane. Un istintivo senso di pudore ci consiglia di stere in silenzio accanto a chi soffre, tetimoniando la nostra solidarietà con una presenza discreta e operosa.
    Ma l’impotenza colpisce anche la parola di Dio? Non c’è forse nella parola di Dio una luce di speranza, di cui dovremmo renderci testimoni, senza retorica e affettazione, ma con umiltà e semplicità?.. Nei momenti del dolore la parola di Dio può splendere sulla nostra vita proprio come un richiamo all’essenziale: Dio ti parla, Dio ti è vicino, Dio è fedele:questo dovrebbe bastarti. “

  23. lorenzo scrive,

    1 settembre 2012 @ 11:10

    Sulla nostra tristezza del momento, prevale la bellezza di questo: gli insegnamenti e le parole di Carlo Maria Martini RESTANO e VIVONO e continueranno a stare, a vivere e a operare tra di noi.
    Specie se noi decideremo di riscoprirle, di metterle in pratica per quanto possibile, di incarnarle. E non solo le parole, ma anche gli atteggiamenti e lo stile di vita. Compreso quello degli ultimi anni, quelli del ” mendicante”, di chi gradualmente si trova e si fa bisognoso di tutto e di tutti. Mi piace ricordare insieme a lui altri splendenti mendicanti della Chiesa: Giovanni Paolo II, il cardinale Pellegrino, il cardinale Saldarini.
    La testimonianza che viene dalla croce di questi amici di Cristo che hanno vissuto sulla loro pelle la profezia riservata a Pietro (… quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi ) non è meno importante e impressionante di quella fornita con gli anni della grande attività, li illumina e li verifica, e mette come un sigillo definitivamente evangelico su una storia di amicizia, di passione, di dedizione assoluta al Signore loro e nostro.
    E anche tutto questo resta qui: vivente, attuale, alla portata di ognuno di noi….

  24. discepolo scrive,

    1 settembre 2012 @ 11:16

    “la parola di Dio ci mostra che , mentre alcuni beni non ci vengono concessi o ci vengono dolorosamente sottratti, altri beni più profondi ci vengono dischiusi: il coraggio, una più profonda solidarietà umana, un senso più umile della nostra fragilità, una maggiore vigilanza sui nostri desideri superficiali, una più fedele dedizione al dovere al di la’ di facili gratificazioni.La parola di Dio accende in noi la speranza in quei beni misteriosi, ma reali e mirabili, che il Padre va preparando nel mondo nuovo per coloro che uniti a Gesù Cristo, si sono totalmente affidati al suo amore”
    (In Principio la Parola, pag.77)

    E un uomo che ha scritto parole simili sarebbe stato, come semplicisticamente e rozzamente ,titolano i giornali che si accontentano di facili slogan, “non contrario all’eutanasia” ????????
    Povero Martini, speriamo che dopo la sua morte non divenga una “icona”
    di certa gente.

  25. antonella lignani scrive,

    1 settembre 2012 @ 11:21

    Bene lorenzo e discepolo. Credo proprio che il più bel regalo che il cardinale ci ha fatto sia la fede, vissuta profondamente ed unita ad una ragione “critica” e capace di investigare.

  26. marta09 scrive,

    1 settembre 2012 @ 11:31

    Mi unisco ai sognatori della presenza a Milano di Benedetto XVI e – confesso – è una cosa a cui ho pensato dal primo momento anche se razionalmente so che non sarà possibile.

    Mii unisco altresì anche a tutti i bellissimi interventi su quanto il “mio” arcivescovo ha seminato nel cuore di tutti.
    Personalmente mille parole potrei dire, ma straordinariamente, ora, vale solo un “tu ed io”: sguardi che non vedono, ma percepiscono; parole che non si dicono, ma esprimono; pensieri di pura gratitudine che cercano un modo concreto di dire “grazie”.

    Ho la sensazione che tutti ci rapportiamo al Card. Martini con un “tu ed io”: non so come sia possibile ma è una cosa molto personale per tutti.

    Mi verrebbe da dire ora: ” Sua Eminenza …. e adesso?”

  27. Marco scrive,

    1 settembre 2012 @ 11:35

    Purtroppo discepolo,
    il Card. Martini quelle parole le ha dette. E, sinceramente, sarebbe stato meglio non lo avesse fatto.
    Sul tema della vita la Chiesa ha una strategia precisa, parla di valori non negoziabili, propone un’alternativa netta alle soluzioni laiche. L’eutanasia è definita chiaramente come atto contrario alla carità. I distinguo di Martini sono ambigui e si prestano a strumentalizzazione. Doveva pensarci lui per primo.
    Il Card. Martini è una figura di raccordo, un’interfaccia tra mondo credente e mondo laico, la sua autorevolezza riconosciuta da ambo le parti. Per questo credo fossero tollerate certe prese di posizione.
    Tollerate appunto, non condivise. Per questo invito a non farne una specie di perfettissimo dalla cui bocca esce solo verità e giustizia, altrimenti il ritratto dell’”anti-Papa” e sciocchezze affini siamo noi a renderlo possibile.

  28. Clodine scrive,

    1 settembre 2012 @ 11:44

    Spero nella presenza di Benedetto decimo sesto alle esequie in Duomo. Comprendo gli impedimenti in ordine al tempo e agli impegni che oberano il pontefice, ma l’estremo saluto a questo straordinario, infaticabile, pastore della vigna del Signore credo sia un dovere, prima che un omaggio.

  29. antonella lignani scrive,

    1 settembre 2012 @ 12:11

    Certo, Benedetto XVI dovrebbe andare, se non ai funerali, almeno il giorno dopo (martedì è il suo giorno libero). Quello che dico è tutto sommato una sciocchezza; quello che dirò non lo è (lo dico per esperienza).
    No all’accanimento terapeuttico, e mi sta bene; ma la medicina dovrebbe in ogni caso predisporre “cure palliative” o “alternative” per impedire una morte atroce.

  30. Marco scrive,

    1 settembre 2012 @ 12:20

    Ma, non c’è nessun bisogno di disturbare il Santo Padre…
    Se dovesse andare a tutti i funerali di Vescovi e Cardinali…

    Perché cadete sempre nelle trappole dei giornalisti?

  31. Alexandros scrive,

    1 settembre 2012 @ 12:25

    Padre Carlo lascia un grande vuoto nella Chiesa. I cattolici liberali perdono un importante punto di riferimento e all’orizzonte non si vede nessuno in grado di raccoglierne l’eredità spirituale; anche perché, oggi, uno come lui non sarebbe mai scelto come vescovo.

  32. antonella lignani scrive,

    1 settembre 2012 @ 12:39

    Veronesi ha detto: “No alle cure che fanno soffrire”. Ma anche restare senza cure fa soffrire, e atrocemente. Tutto qua.

  33. antonella lignani scrive,

    1 settembre 2012 @ 12:51

    Mi sembra giusto ricordare che lo stesso cardinale Martini diceva no all’accanimento terapeutico, ma no anche all’abbandono terapeutico. Pensando che “staccare la spina” faccia morire naturalmente e “in pace” è pura ipocrisia. Si muore forse prima, ma comunque in modo atroce. Mi sembra che certe posizioni riflettano l’egoismo dei “non morituri subito” piuttosto che il bene dei morituri.

  34. Gioab scrive,

    1 settembre 2012 @ 12:52

    “«Ci sono nel mondo tante forze buone che agiscono per la costruzione di una società più giusta…»” ( Martini)

    E’ una grande verità, ma ci si dovrebbe chiedere se ei gesuiti fanno parte di quelle forze “buone”:
    “L’ordine venne fondato… nel 1534 fece voto di predicare in Terra Santa (progetto abbandonato nel 1537) e di porsi agli ordini del papa…Espulso da vari paesi europei nella seconda metà del XVIII secolo, (per i loro metodi nda.) l’ordine venne soppresso e dissolto da papa Clemente XIV nel 1773 (la Compagnia sopravvisse però nella Russia Bianca poiché la zarina Caterina II rifiutò l’exequatur al decreto papale di soppressione); venne ricostituito da papa Pio VII nel 1814….
    …Un religioso cattolico, recatosi in India nel 1672, rimase colpito dalle ricchezze accumulate nei monasteri e nei conventi portoghesi e ricavò l’impressione che “«tutto il commercio della nazione fosse nelle loro mani»”. Quando furono espulsi dal Giappone nel 1639.” – Wikipedia.

    Di Lui si dice con il solito gioco di parole : “Il Cardinale ha rifiutato
    semplicemente un trattamento speciale (nell’ultima fase di vita ormai inutile) per esser sostenuto da una idratazione parenterale”

    Quando lo rifiutano loro è semplicemente il rifiuto di un trattamento speciale, quando lo rifiutano gli altri significa lasciarsi morire di fame, suicidio, mancanza di rispetto per la vita. Eutanasia. La solita ipocrisia vaticana che gioca con le parole. Si potrebbe dire che avendo rifiutato il tubicino dell’alimentazione, non ha deciso di morire di fame, ha deciso di lasciarsi andare. Un suicidio non assistito. Ha deciso di tagliare il tubicino anziché le vene.

    non chiamate nessuno padre vostro sulla terra, poiché uno solo è il Padre vostro, il Celeste. ( Mt 23.9)
    ….”la polemica può esserci solo fra chi pensa e chi non pensa…”
    Come si distinguono ?
    ….“non siamo noi a cambiare la storia, bensì la storia a cambiare noi.” – Si chiama “secolarismo”

    “Un tempo avevo sogni sulla chiesa. Una chiesa che procede per la sua strada in povertà e umiltà, una chiesa che non dipende dai poteri di questo mondo…una chiesa che da spazio alle persone capaci di pensare in un mondo più aperto. Una chiesa che infonde coraggio sopratutto a coloro che si sentono più piccoli o peccatori. sognavo una chiesa giovane. Oggi non ho più di questi sogni, Dopo i settantantacinque anni ho deciso di pregare per questa chiesa.” ( Conversazioni notturne a Gerusalemme)
    Per forza non l’hanno fatto papa.

  35. Clodine scrive,

    1 settembre 2012 @ 12:54

    Hai ragione Antonella: morire sena un minimo d’aiuto, di idratazione, specie in malattie come il Parkinsos [ne so qualcosa perché mia madre è morta di questa malattia. Una malattia infausta che termina tra sofferenze indicibili] è quanto di più atroce si possa pensare. Non è accanimento terapeutico, ma umana pietà, un sorso d’acqua in terra deserta.
    Sulla presenza del Papa alle esequie, continuo a sostenere che si, dovrebbe andare ad ogni funerale di vescovi e cardinali. Così come vescovi e cardinali, uniti alla Chiesa tutta, si riuniscono attorno al feretro di ogni papa che se ne va da questo mondo. E comunque, come dice Antonella, c’è sempre il giorno dopo per dare testimonianza.

  36. lorenzo scrive,

    1 settembre 2012 @ 12:55

    Sì, vediamo di non cadere nei trucchetti giornalitici, maestri nel creare “casi” sul nulla.
    Quello della presenza del Papa ai funerali ne è uno ( e noi sappiamo bene che non ha nessuna importanza sostanziale. E’ un funerale cristiano, non una commemorazione funebre.)
    Quello di considerarla necessaria a dare un segno della unità della chiesa ne è un altro ( una bufala colossale, come tutte le baggianate del papa/antipapa. La vita stessa di Martini è un segno e una messa in atto della unità della Chiesa)
    Quella sulla eutanasia ne è una terza.
    Quella del Martini “paladino ” della laicità ( ma che vuol dire?!) ne è una quarta.
    Quella del panegirico del perfettissimo ne è una quinta.
    Martini E’ un grande uomo di chiesa, un grande uomo di fede, un grande uomo di dialogo. In una parola: E’ UN GRANDE CRISTIANO.
    A noi basta e avanza per sentirlo piu’ che mai importante, dei nostri, punto di riferimento per tutti. Per chi lo ama , e per chi lo ama meno.
    Non facciamoci dettare il ritratto di Martini dai soloni della penna: detto con tutto il rispetto.
    Martini è faccia a faccia con Gesù: il che è un po’ diverso da stare faccia a faccia con Scalfari….
    :)

  37. Luigi Accattoli scrive,

    1 settembre 2012 @ 13:06

    I due articoli che ho scritto ieri per LIBERAL e per il CORRIERE DELLA SERA sono leggibili con questi link:

    LIBERAL: I tre segreti della sua predicazione
    CORRIERE DELLA SERA: Così parlò ai cardinali nel preconclave del 2005

  38. Clodine scrive,

    1 settembre 2012 @ 13:10

    Certo Lorenzo, ho letto tutto o quasi del cardinale, conosco il suo pensiero, non tutto condivido, né su tutto mi trova d’accordo ma un su un punto sarebbe impossibile non sentirsene attratti:la purezza che traspariva dal suo sguardo quando percepiva il risveglio della coscienza di un soggetto, anche il peggiore. Il pudore di chi custodisce il mistero delle persone, e ne protegge la dignità spirituale, che è propria dell’uomo.

  39. Clodine scrive,

    1 settembre 2012 @ 13:24

    chiedo scusa refusi [Parkinson]

  40. antonella lignani scrive,

    1 settembre 2012 @ 13:52

    Bene, Clodine. In quanto al Parkinson sei fortunata: penso che abbiano trovato la cura.

  41. Marco scrive,

    1 settembre 2012 @ 13:54

    Ah, si? E quale sarebbe?

  42. Gioab scrive,

    1 settembre 2012 @ 16:00

    “Prendeva sul serio le domande che gli venivano poste e rispondeva con una schiettezza sorprendente che spesso l’ha esposto a critiche. Non era un diplomatico della parola e sapeva correre dei rischi: il rischio di esporsi, di essere frainteso, di finire sotto accusa. Non censurava mai un dubbio suo o altrui, o un’obiezione degli avversari, per ragioni di convenienza. Il terzo segreto è il più importante: egli non proponeva una sua dottrina, né seguiva un particolare metodo catechistico, ma commentava il Vangelo.”

    Caro Luigi, non stavi parlando di me, vero ?

  43. antonella lignani scrive,

    1 settembre 2012 @ 16:07

    Per Marco: si parla della scoperta di una priteina che può contrastare il morbo di Parkinson:
    http://www.yourself.it/parkinson-cure-scoperta-proteina-beta-2-7-protegge-neuroni/

  44. antonella lignani scrive,

    1 settembre 2012 @ 16:08

    Prevalga il raccoglimento, Ha detto il cardinale Scola:
    http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/12_settembre_1/omaggio-a-carlo-maria-martini-in-diretta-su-corrieretv-2111647174374.shtml

  45. Gioab scrive,

    1 settembre 2012 @ 16:10

    Caro Luigi
    “riscuote nel Collegio cardinalizio un consenso vasto e forse preponderante, almeno tra i cardinali del Nord del mondo – sono quelli nei quali ricopre la carica di presidente del Consiglio delle Conferenze dei Vescovi d’Europa, tra il 1986 e il 1993.”

    Che dici ? Sarà stato che la Provvidenza ha mandato la rivoluzione nelle chiese del nord, proprio perché lo avevano trattato male ?

    “Una dozzina di anni più tardi quelle utopie risulteranno indebolite dalla caduta delle statistiche sulla pratica religiosa, dal rinnovato conflitto tra le religioni e dalla disaffezione dei giovani verso le Chiese storiche.”

    Magari quelle sue preghiere “per la chiesa” non sono state ascoltate !

    “Martini può svolgere soltanto il ruolo di consigliere” “Inascoltato” (l’hai dimenticato )

  46. Marco scrive,

    1 settembre 2012 @ 16:25

    Ah, la proteina…
    Cara signora, lasci stare quello che scrivono i giornali…
    Purtroppo la Levo-Dopa e pochi altri farmaci sono gli unici a funzionare…
    E solo per qualche anno.

  47. marcello.n scrive,

    1 settembre 2012 @ 18:14

    Vivendo a Roma non ho potuto godere, come altri, del diretto e frequente ascolto del Cardinale Martini.
    Lo conoscevo dai suoi scritti, dai suoi dibattiti sereni e chiari anche con atei dichiarati, straordinarie le interviste con Scalfari, dalle quali era evidente che persone tanto diverse, se si incontrano con onestà, alla fine si trovano a condividere molto, e si può aprire una strada al dialogo, così difficile anche tra noi, che siamo o dovremmo trovarci in ben più grande accordo su tanti punti.

    Una delle sue ultime preghiere è stata per la Chiesa, che sognava come:

    “Una Chiesa che procede per la sua strada in povertà e umiltà, una Chiesa che non dipende dai poteri di questo mondo… Una Chiesa che dà spazio alle persone capaci di pensare in modo più aperto. Una Chiesa che infonde coraggio, soprattutto a coloro che si sentono piccoli o peccatori. Sognavo una Chiesa giovane. ”

    Ed aveva concluso che non gli rimaneva che pregare per questa Chiesa. Adesso lo potrà fare in modo diretto.
    Cardinale: pensa ancora a noi, al popolo di Dio, tutto. Stiamo cercando di aiutare la Chiesa a procedere sulla strada da te sognata, aiutaci ancora, religiosi laici, tutti, come vedi e già sapevi sbagliamo molto.

    E grazie per averci aiutato a capire cos’è la vera Fede, a capire come si possa dialogare, comprendersi, lavorare, costruire con tutti.

  48. Marco scrive,

    1 settembre 2012 @ 18:17

    Buon marcello,
    sono curioso, mi dica, se le va:
    lei è un sacerdote?

  49. Marco scrive,

    1 settembre 2012 @ 18:36

    Il prete bello:
    http://www.ilmanifesto.it/attualita/notizie/mricN/8393/

  50. Clodine scrive,

    1 settembre 2012 @ 19:07

    Bellissimo articolo, grazie Marco.

  51. Marilisa scrive,

    1 settembre 2012 @ 20:51

    Si legge nel Manifesto : “Martini non aveva partecipato al Concilio, ma tutta la sua vita è stata intrecciata alla straordinaria novità con cui la Chiesa del Novecento aveva saputo ripensare se stessa, la fede e il mondo; di questa novità egli è stato il più lucido e coraggioso interprete nell’episcopato italiano…”
    Queste parole sono il ritratto perfetto del card. Martini, che ne illustrano la sapiente capacità profetica espressa più volte nel corso della sua vita al servizio della Chiesa.
    Ne fanno fede anche queste sue parole significative sullo spirito del Concilio : ” È opportuna la distinzione tra continuità e discontinuità della tradizione. I sostenitori di un’interpretazione rigida, che guardano con sospetto ad ogni novità, non tengono ben presente che vi possono essere novità nella Chiesa. Essa è un organismo vivente, che nasce piccolo ma nel tempo si sviluppa come un corpo umano che cresce così da apparire come qualcosa di nuovo. Tale visione della storia della Chiesa fu sostenuta fin dal secolo V da San Vincenzo di Lerino. Egli afferma che nella Chiesa vi saranno certamente nel corso degli anni progressi anche molto vistosi. Non ci si deve spaventare di essi. Solo quando un organismo si trasforma in un altro bisognerà parlare di cambiamenti e respingerli con forza. Come scrive San Vincenzo di Lerino: «È necessario dunque che, con il progredire del tempo, crescano e progrediscano quanto più possibile la comprensione, la scienza e la sapienza, così nei singoli come di tutti, tanto di uno solo, quanto di tutta la Chiesa».

    Dunque, “essa ( la Chiesa) è un organismo vivente…che cresce così da apparire qualcosa di nuovo.”
    Mi chiedo: quanti riescono a cogliere la crescita e lo sviluppo della Chiesa nelle novità– da molti temute e criticate — che la accompagnano nel corso dei secoli?

  52. roberto 55 scrive,

    1 settembre 2012 @ 21:23

    Avevo letto stamane, mentre (come ogni fine – settimana) tornavo verso le mie terre da una Milano che si stava sempre più stringendo al suo vecchio Arcivescovo nell’ultimo abbraccio, il ricordo, davvero bello, di Raniero La Valle: grazie, comunque, a Marco per averlo proposto a tutto il “pianerottolo”.

    Buon sabato sera agli amici !

    Roberto 55

  53. Clodine scrive,

    2 settembre 2012 @ 6:16

    Coloro i quali credono che il Cardinale si fosse discostato anche solo di uno iota dal Sacro deposito della fede o dalla Tradizione o dall’assere un’osservante scrupoloso e attento, ebbene, ha una visione distorta e menzognera del Cardinale,non lo onora -
    Egli, per quanto avesse a cuore i problemi e i dubbi che affligono l’uomo, mai, e ripeto mai, avrebbe tradito la Parola di Dio, unica, sola degna di ascolto. Quella, la Parola di Dio, il Vangelo la Tradizione, sono la più grande delle eredità cui fare affidamento, le parole dell’uomo “nascono e muoiono”- ma . Così La Chiesa – prolungamento del Risorto-è un corpo e come tale NON E’ immune da cancro se non si segue il capo, il Cristo: per questo la storia, e la Chiesa [che ne è parte] è costellata da Fallimenti, e sono sotto gli occhi di tutti. Perciò, concorde con quanto scritto su “Avvenire”
    ” Il primo erede delle parole di Carlo Maria Martini è, di diritto, la Chiesa. Nessuno, meglio della Chiesa, sa che cosa fare di questa eredità, e con questa eredità. La Chiesa, custode della Parola di Dio, discerne la sua tradizione. E sa che c’è un solo Maestro. Anche questo rispetto e questa obbedienza ecclesiale ereditiamo da Martini. La parola “discernimento” è diventata famosa proprio come una cifra caratteristica del suo insegnamento. Essa rimanda, per definizione, alla necessità di non farci presuntuose controfigure dell’autorevolezza della Parola di Dio, fronteggiando la Chiesa”

  54. marcello.n scrive,

    2 settembre 2012 @ 7:05

    @ Marco

    No, Marco, non sono un sacerdote.
    Sono un dirigente d’azienda in pensione.
    Una domanda, sempre se ti (diamoci del tu) va di rispondere: da cosa hai dedotto che potrei essere un sacerdote? Mi interessa molto, se ricominciassi ora forse lo farei.

    @ Marilisa.

    Purché la tradizione miri anche ad:

    -una Chiesa che dà spazio alle persone capaci di pensare in modo più aperto
    - una Chiesa che infonde coraggio, soprattutto a coloro che si sentono piccoli o peccatori.
    - una Chiesa giovane

    e non ci faccia seppellire i talenti. E, sia ben chiaro, senza uscire dall’amore per Gesù, che è il Capo di detta Chiesa.

  55. Leonardo scrive,

    2 settembre 2012 @ 10:46

    «Il prete bello».
    Il titolista del Manifesto evidentemente non ha mai letto il romanzo di Parise. Non è una colpa, ma perché ha voluto fare il brillante, così “ad orecchio”, senza sapere a che cosa stava alludendo?
    (Tipico di loro: ignoranti come capre, però si sentono superiori perché sono “de sinistra”)

  56. Clodine scrive,

    2 settembre 2012 @ 11:06

    …scandalo di una storia che oscilla tra fede e sesso. Hai ragione: capre!

  57. Clodine scrive,

    2 settembre 2012 @ 11:10

    non tanto perché di sinistra, quanto per il riferimento o l’allusione al romanzo il “prete bello” che dista anni luce dalla figura e dal vissuto di Martini.

  58. nico scrive,

    2 settembre 2012 @ 11:13

    Invece che associarlo a Parise, io avevo fatto un’altro parallelo, con il pastore kalòs, il pastore bello, come si autodefinisce Gesù (secondo l’originale greco di Gv 10,12).
    Il fatto che forse il giornalista pensasse a tutt’altro non mi distoglie dalla considerazione che è proprio così, Martini è stato ed è un prete (pastore) bello.

  59. Clodine scrive,

    2 settembre 2012 @ 11:16

    sa’… avesse detto “Padre Sergio” di Lev Tolstoj forse -anche se in modo esiguo- qualche assonanza si sarebbe potuta rintracciare. Ma col “prete bello” …siamo decisamente fuori..

  60. marta09 scrive,

    2 settembre 2012 @ 11:26

    Perchè fermarsi sulle3 parole del titolo, quando ce ne sono molte di più dopo?
    Io non ho mai letto il romanzo di Parise e come me, credo, tanti non l’abbiano letto, ma questo articolo lo leggeranno in molti.

    A nessuno è venuto in mente che forse quel “prete bello” inteso dal titolista significava il VERO “prete bello”?

  61. Marilisa scrive,

    2 settembre 2012 @ 11:26

    Marcello.n,
    è evidente che debba essere come tu dici.
    Il cardinale Martini ha impersonato proprio questo modo di essere Chiesa, e lo ha sempre auspicato.
    È il motivo per cui è stato tanto amato ed oggi è tanto rimpianto dai più.
    La Parola di Dio non viene certo tradita da chi guarda la Chiesa nel suo cammino e ne scopre e ne apprezza saggiamente la capacità di guardare in avanti con mente aperta, sapendo cogliere i segni dei tempi.

  62. Gioab scrive,

    2 settembre 2012 @ 11:29

    “«Voglio andare in Terra Santa per un motivo spirituale, per pregare e intercedere per coloro che soffrono, e per riprendere a studiare la Bibbia»”

    Come sempre, tutto si basa sull’equivoco e sulla distorsione dei fatti. Non si capisce per es. perché mai quella terra sia detta “santa”. Ci sono state migliaia di guerre con milioni di morti e continuano ad essercene, per non citare la morte del fondatore del cristianesimo avvenuta lì e la chiamano “santa”. Che stranezza, si dovrebbe dire più appropriatamente “maledetta” se si sono avuti tutti i contrasti, disgrazie, ingiustizie, terrore e tradimenti che non sto ad elencare.

    Diceva Martini: “ per riprendere a studiare la Bibbia” ma dall’insigne biblista non si è avuta alcuna novità quale risultato di questi studi, quindi perché “insigne” ? Per es. Lutero da “insigne” biblista almeno elaborò la dottrina della “sola scripta” e la salvezza “per fede”, argomenti che i gesuiti si sono impegnati a combattere strenuamente. Evidentemente se dopo tanti studi nulla di nuovo è stato pubblicato, si può dire che Dio non gli ha rivelato nulla. E se aveva qualcosa di nuovo da rivelare e non l’ha fatto per non danneggiare la chiesa, a differenza di Giordano Bruno, beh, la cosa si commenta da sé.

    E, per dirne un’altra, che continua a disturbarmi, è “l’esposizione del cadavere”. Non si capisce bene quale sia il motivo per cui c’è tanta gente disposta a fare la fila per andare a vedere un cadavere. Ci sono tanti posti da andare a vedere molto più belli, luminosi, pieni di armonia, al mare in montagna, in compagnia di persone vive, a che servirà mai l’omaggio al cadavere ? Non glielo hanno fatto da vivo l’omaggio, perché mai dovrebbero farglielo da morto ? Solo per poterne pettegolare non avendo altro da dire, o è l’incubo della morte spettrale che aleggia su quelli che per farsi coraggio dicono di essere felici perché è vivo, è in paradiso, perché continua la sua opera pastorale da lassù ecc. Nulla di nuovo, il solito “Ricordati che devi morire” di antica memoria. Non sanno in che altro modo mantenere il gregge nell’ovile se non con il terrore della morte. Tutto sempre al contrario. Gesù ha detto di aver ridato la vita, loro continuano ad omaggiare la morte.

  63. Clodine scrive,

    2 settembre 2012 @ 11:34

    Si, vabbeh, nico… che il cardinale fosse bello in tutti i sensi è fuori di dubbio. Ma, intolare l’articolo “Il prete bello” [storiaccia romanzata arciconosciuta] in riferimento al Cardinale, mi sembra quanto mai irriverente. Anzi, una contraddizione in termini. Che fatti e riferimenti a cose o persone sia del tutto casuale non esclude che anche solo il pensiero di paragonare Martini a don Gastone «quale farfalla incantata nel cortile” è quanto di più allucinante mi sia capitato leggere, al di la’ dell’articolo che può essere o meno condiviso.

  64. Marilisa scrive,

    2 settembre 2012 @ 11:38

    Nico, qualcuno non ha capito (volutamente?) il senso de “il prete bello” del giornalista.
    Peggio per lui: dimostra un’ ignoranza o, ancor peggio, una malafede che si commentano da sé.
    Dico con te: Martini è stato “Il prete bello” per eccellenza. Un GRANDE della Chiesa dei nostri tempi.

  65. lorenzo scrive,

    2 settembre 2012 @ 11:49

    Oltre il cordoglio e la gratitudine, ci aspetta un bel lavoro.
    Far marciare le idee e lo stile di Carlo Maria Martini per il mondo con le nostre gambe. Che poi sono le idee e lo stile di Gesù, detto per inciso.
    Non si chiude nessuna pagina di nessun libro, oggi.
    A MENO CHE NON SIAMO NOI A CHIUDERLA CON LA NOSTRA RASSEGNAZIONE.

  66. lorenzo scrive,

    2 settembre 2012 @ 11:55

    …insomma non ricadiamo nel solito equivoco che la Chiesa la fanno il papa i vescovi i cardinali e i preti. Per quanto grandi, amati, e determinanti siano stati, la Chiesa, nemmeno in piccolissima parte, finisce con loro. Per il semplice motivo che loro non finiscono, la chiesa non finisce e noi non finiremo.
    Occhi fissi su Gesù Cristo, maniche rimboccate e andare.
    Abbiamo una quantità di roba da fare imprssionante, ciascuno di noi, che nessun ecclesiastico potrebbe mai nemmeno lontanamente avvicinare….

  67. discepolo scrive,

    2 settembre 2012 @ 12:05

    caro Lorenzo, bisogna essere realisti, la morte di Martini conclude un epoca, un epoca di speranze e di discussioni, di divisioni e di lacerazioni, di dubbi e di polemiche , in seno alla Chiesa cattolica, e la situazione oggi è più
    confusa che mai…
    Io sono d’accordo con l’articolo di Galli DElla Loggia , soprattutto dove dice che le fondamenta della Chiesa , minate alla base, cominciano a far scricchiolare anche il vertice e la vetusta Istituzione rischia la rovina , e che anche se Martini non ne è responsabile, e forse non l’avrebbe voluto, lui stesso ha contribuita a “picconare ” tali fondamenta . Del resto non ha lasciato quale “testamento spirituale ” questa tremenda frase riportata dal Corriere “la Chiesa cattolica è vecchia di 200 anni” ?????? Ora non si sa se lui amasse comunque questa “vecchia” sposa piena di rughe e di acciacchi o se abbia pronunciato la frase con sprezzo e disgusto, io propendo per la prima ipotesi

    http://www.corriere.it/editoriali/12_settembre_02/federazione-popoli-diversi-galli-della-loggia_119305b8-f4c5-11e1-9f30-3ee01883d8dd.shtml

  68. nico scrive,

    2 settembre 2012 @ 12:12

    Consiglio con tutto il cuore di considerare la grande stima ed affetto per Martini e Ratzinger nutrita da papa Giovanni Paolo, che sapeva bene come i due incarnassero volti diversi e altrettanto necessari del nostro essere chiesa: la cura per il cuore della Tradizione (quella vera, Marcello.n, vedi DV 9) e il presidio dei territori di confine. Senza queste due anime, nei secoli, la Chiesa non avrebbe potuto sopravvivere.
    E le due anime, entrambe, sono frutto dell’unico Spirito che suscita in ciascuno carismi diversi (1 Cor 12,4-6), ma tutti sono “per l’utilità comune”.
    Dovremmo rileggerlo spesso questo capitolo, noi del pianerottolo.
    Soprattutto ora…

  69. Marco scrive,

    2 settembre 2012 @ 13:49

    Gentile marcello.n,

    dai tuoi interventi traspare sincero interesse per questioni strettamente religiose, liturgiche, teologiche ed equilibrio di giudizio: è per questo che ti ho chiesto se fossi sacerdote.

    Dato che affermi: “se ricominciassi ora forse lo farei” mi arrischio a supporre che tu non sia sposato o abbia sofferto o sia stato deluso nella vita.
    Forse hai capito nel tuo intimo il significato delle parole: “Chi perde la propria vita la salverà”.
    Ebbene, perché aspettare? Se vuoi puoi diventare sacerdote o, in caso tu sia sposato, diacono. Il Signore chiama chi e quando vuole. Perché non ti rechi dal tuo prete di fiducia e gli racconti di questo tuo stato d’animo?
    Buona domenica!

  70. Marco scrive,

    2 settembre 2012 @ 13:54

    Il Prete bello può rimandare a diverse cose.
    Nel caso si pensasse al romanzo citato da qualcuno, penso che una certa trasgressione ci fosse nel Card. Martini. Certo, non il tipo di trasgressione narrata nel romanzo, ma la trasgressione di chi vuole testimoniare il Vangelo e nient’altro, la trasgressione di chi ha il coraggio di proporre a Milano la contemplazione.

    Inoltre il Card. Martini era letteralmente un prete bello, nel senso che era un uomo molto attraente.

  71. discepolo scrive,

    2 settembre 2012 @ 14:54

    C’è qualcosa che mi lascia perplessa. In quasi tutti gli interventi sui vari blog che si leggono in questi giorni la scomparsa del cardinale Martini è accompagnata da invettive contro la Chiesa ufficiale. Quasi tutti, spesso non-credenti, prendono spunto dalla morte di un Cardinale per dare contro alla Chiesa???
    Non è un po’ strano? e poi i paragoni fioccano: lui sì che era buono, bravo, dialogante, intelligente, moderno, sottiteso tutti gli altri preti da Ratzinger in giù sono cattivi, ipocriti e medioevali..
    c’è qualcosa che non mi torna. Certo non credo che Martini sarebbe lieto che in nome suo si denigrasse la Chiesa cattolica.. però come è possibile che un cardinale della Chiesa cattolica sia preso a modello da chi la Chiesa cattolica la odia?? Provo un senso di fastidio, un senso di qualcosa che non mi piace in tutto ciò: gli elogi sperticati di Dario Fo ed Eugenio Scalfari, insomma è una sensazione che qualcosa non quadra.
    che Martini fosse bello non è solo un particolare: speriamo non fosse un “piacione” !!!!.

  72. mattlar scrive,

    2 settembre 2012 @ 15:09

    cari tutti,
    ANNUNCIO IMPORTANTE
    vi segnalo che quest’oggi – insieme alla notizia della scomparsa del cardinale Martini – alle ore 02:34 E’ NATO, a Roma, ANDREA, terzogenito del nostro marcello (quello senza la .n) che ancora ieri, alle 10:55, scriveva su questo pianerottolo.
    Andrea pesa 3,130 kg. Dicono che sia bellissimo (nonostante il padre) e che porti onorevolmente il nome di don Andrea Santoro, cui Marcello e sua moglie Ilaria sono stati sempre vicini.

  73. Marco scrive,

    2 settembre 2012 @ 15:11

    C’è chi parte e c’è chi arriva!!!
    AUGURI!!!

  74. Leonardo scrive,

    2 settembre 2012 @ 15:47

    Forse devo essere più didattico: è molto probabile che il povero titolista del Manifesto intendesse fare un elogio a Martini, ma non c’è dubbio alcuno che l’espressione da lui usata sia un’allusione al titolo (e dunque al personaggio) del romanzo di Parise. Esattamente come l’abusatissima formula “cronaca di un delitto annunciato / cronaca di un disastro annunciato / cronaca di un trionfo annunciato” e via banalizzando, che avrete letto e/o sentito cento volte è una allusione al titolo del romanzo di Garcia Marquez.
    L’allusione è una figura retorica un pochino delicata, se uno non ha idea di ciò a cui sta alludendo rischia di dire una cazzata. Come è avvenuto in questo caso.
    Immagino che lo stesso titolista sarebbe capace di parlare di “Madre Coraggio” per riferirsi al comportamento eroico di una madre. Ora, non è una colpa non aver letto Brecht, anzi è un merito, ma sarebbe comunque un’allusione sbagliata perché il personaggio di Brecht ha tutt’altro significato.
    Niente di grave, ma l’ho notato solo perché quelli del Manifesto sono dei fighettini intellettuali con la puzzetta sotto il nasino.

  75. Marilisa scrive,

    2 settembre 2012 @ 16:03

    . La Chiesa che egli lascia, insomma, è una Chiesa che, sottoposta a troppe scosse nelle sue fondamenta, comincia a veder scricchiolare anche la compattezza della propria struttura istituzionale, minata da regole che non rispondono più al loro scopo e anzi si stanno rivelando distruttive. Una conseguenza da lui certo non prevista: e per la quale nei suoi tanti scritti si cercherebbe invano un possibile rimedio.

    Sono parole di E.Galli Della Loggia.
    Si parla giustamente di “regole che non rispondono più al loro scopo e anzi si stanno rivelando distruttive”.
    Ebbene, sarebbe ora che la Chiesa ne prendesse atto e agisse di conseguenza.
    “Una conseguenza da lui certo non prevista”?
    Non credo, se è vero, come lo è, che alcuni anni fa il cardinale ebbe a dire che la sua esigenza primaria era, a quel punto della sua vita, di “pregare per la Chiesa”.
    Martini, come tutti coloro che hanno acutezza di mente, era un uomo lungimirante.
    Penso proprio che avesse capito molto bene quale piega stessero prendendo le cose della Chiesa, ma era fermamente convinto che,comunque,le porte degli inferi non avrebbero prevalso su di essa.
    Aveva detto infatti:” se da un lato le «porte degli inferi» le sono addosso da sempre, dall’altro, non saranno mai in grado di chiudersi dietro di essa.” Queste le parole di Gesù a Pietro.
    Il cardinale non ha picconato un bel niente.
    Ed E.Galli Della Loggia non ha detto questo. Certo è che Martini dava voce, con autorevolezza e coerentemente con l’apertura mentale che lo contraddistingueva,e non certo per partito preso, alle molteplici voci di una base che è a pieno titolo inserita nella Chiesa, ma che le gerarchie hanno sempre guardato alquanto di traverso, per eccessiva cautela e per il solito atavico timore delle novità.
    Il fatto che anche i non credenti ( ricordate “la cattedra dei non credenti”?) oggi ne facciano “lodi sperticate” significa che molti, che non hanno il dono della fede (e mica è una colpa), hanno saputo vedere in un uomo di Chiesa doti non comuni, prima fra tutte la capacità di mettersi a fianco dell’uomo della strada cercando di capire quali sono davvero i problemi in cui è avviluppato. Questo è un dovere di tutti, e della Chiesa in particolare se vuole perseguire con concretezza gli insegnamenti evangelici.

  76. Marilisa scrive,

    2 settembre 2012 @ 16:09

    Auguroni a Marcello e a Ilaria.
    Benvenuto, Andrea!!

  77. Leonardo scrive,

    2 settembre 2012 @ 16:09

    Penso che discepolo la conosca già, ma comunque gli/le segnalo questa opinione, non so quanto centrata ma comunque interessante e diversa da quella prevalente, di Giuliano Ferrara:
    http://www.ilfoglio.it/soloqui/14764

  78. Marco scrive,

    2 settembre 2012 @ 16:17

    C’è chi cita Scalfari, chi Galli della Loggia e chi Ferrara…

    Io cito il Card. Ruini:
    http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/ruini-anticipò-la-nuova-evangelizzazione.aspx

  79. Clodine scrive,

    2 settembre 2012 @ 17:15

    Le opinioni sono tante e controverse. Di certo nel panorama magmatico del postconcilio la frammentarietà fu tanta e tale che il punto di partenza piuttosto che la Tradizione ecclesiastica [che aveva puntellato i principi cardine nel bimillenario incedere della Chiesa] divenne il CVII, il quale contribuì a strappare letteralmente, anzi sventrare, l’intero tessuto. E’ innegabile che con l’accentuazione del nuovo emersero anche nuove esigenze il cui effetto è rintracciabile in quel deprecabile “nuovo inizio” che non risparmiò nessuno neppure Ratzinger inizialmente …Penso che, diversamente da Ratzinger ,il quale terminata l’iniziale euforia indirizzò le sue forze dirottando verso la continuità col passato additando la via del ritorno; altri come Martini e tanti uomini di Chiesa preferirono “vivere tra le nuvole” tapparsi il naso dall’aria inquinata che esalava dal disastroso decorso post conciliare. Nel senso che tutto quanto s’intendesse dicendo ” valori” sia oggi affetto da una necrosi progressiva.

  80. fromso scrive,

    2 settembre 2012 @ 17:18

    Mi dispiace intervenire una seconda volta sullo stesso argomento e solo in riferimento ad altri. Ma:
    - L’articolo di fondo di Avvenite di ieri (di cui Clodine alle 6.16 di oggi), non è di uno qualsiasi. E’ del teologo milanese (e musicista – dei Symbolum) Sequeri. E’ uno degli articoli più belli usciti tra ieri e oggi. Da leggere assolutamente.
    - L’articolo di fondo del Corriere (di oggi) di Galli della Loggia (vedi discepolo ore 12.05 di oggi e altri) non è, secondo me, tra i più profondi che il politologo ha dedicato negli ultimi tempi alla Chiesa italiana. E’ sicuramente interessante. E non può essere letto in chiave antimartiniana; al contrario. Dice (solo) che alle divisioni di sempre, si è aggiunta adesso “una clamorosa divisione al vertice, testimoniata da….. aspre lotte che agitano la stessa Santa Sede”. In queste lotte romane Martini – mi pare – non ci è mai entrato.
    Quanto alla frase dell’intervista ultima di Martini, sulla Chiesa rimasta indietro di 200 anni, il bravo e lucido gesuita padre Lombardi, portavoce del papa, ha candidamente ammesso (dossier di TG2, ieri notte) che un ritardo c’è; e ha liquidato lo “scandalo” dicendo: trattasi di pura iperbole.

  81. Nino scrive,

    2 settembre 2012 @ 17:24

    Io, non cristiano, ho imparato da Martini che la fede non è sempre una fuga

    Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/io-non-cristiano-ho-imparato-da-martini-che-la-fede-non-e-sempre-una-fuga#ixzz25KIiLVj7

  82. Marcello scrive,

    2 settembre 2012 @ 17:24

    Grazie mattlar (tutto corretto quanto scrivi). E grazie Marilisa! Stanotte è nato il piccolo Andrea, terzo dopo Marta e Agnese, e siamo felicissimi.

  83. Clodine scrive,

    2 settembre 2012 @ 17:30

    Anche Martini spesso andò fuori dalle righe così come le parole vieppiù proferite da prelati i quali, ancora oggi affermano che il modello della chiesa dei riti, patriarcale, che impone autorità dottrinale e pastorale è fuori dalla realtà- oppure-che Cristo non ha mai parlato del dovere dell’obbedienza, e che lo spirito della chiesa è nella coscienza di tutti. Cioè, capite che tante e tali furono le ribellioni colorate di profetismo che si appellarono al concilio tradito da una Chiesa incapace di conversione e mancipio della curia romana che si finì con l’avvelenare il terreno di coltura, l’humus,il brodo dentro al quale voleva operare il progresso tanto auspicato che di fatto ha finito col trasformarsi in regresso!? un regresso nella Chiesa che è sotto gli occhi di tutti. Non voglio dire che Martini abbia contribuito, certamente un tantino utopica la sua visione rispetto alla difficoltà di fronte al male…per cui “conta solo la buonafede, il cuore…per cui aprire le braccia alla persona è quello che conta senza indagare sui propri peccati, mortale, veniali che appesantiscono e rendono faticoso il cammino della Chiesa o indagare sulla vera o farsa religiosità che il vero ventre molle dove attecchisce ogni sorta di male. Nessun riferimento al trascendente, nessuna conversione richiesta; ecco questo “non mettere in difficoltà” fa parte di un lassismo distruttivo.

  84. Leonardo scrive,

    2 settembre 2012 @ 17:30

    Questo il commento di Antonio Socci:
    http://www.antoniosocci.com/2012/09/io-non-sono-martiniano-sono-cattolico-cosa-possiamo-fare-per-lanima-di-carlo-maria-martini/

    C’è forse un po’ di risentimento, ma offre anche lui qualche spunto di riflessione.

  85. Leonardo scrive,

    2 settembre 2012 @ 17:35

    Introvigne, invece, di risentimento non ne ha per niente e vede la figura di Martini dal suo punto di vista particolare di cultore della sociologia della religione:
    http://www.ilquintuplo.it/martini-come-lho-conosciuto-io-di-massimo-introvigne/

  86. nico scrive,

    2 settembre 2012 @ 17:40

    Tanti auguri, Marcello, e un abbraccio al piccolo Andrea e alla sua mamma.
    Dopo due femminucce sarà per voi un’avventura molto nuova e, come per tutti i figli, entusiasmante.

  87. Clodine scrive,

    2 settembre 2012 @ 17:40

    P.S
    Quanto detto sopra è più riferibile ad un atteggiamento corrente, generale, che non riferibile in modo specifico al cardinale, che stimo ovviamente…

    P.S del P.S
    Benvenuto Andrea! Congratulazione a papà Marcello e mamma…! E..sogni d’oro…ammesso che ci riusciate !! [ oounghehh..ouuehhh..ungheee-ogni tre ore-oounghehh..ouuehhh..ungheee ]
    ciao!

  88. Leonardo scrive,

    2 settembre 2012 @ 17:49

    Qui si impara che don Giorgio de Capitani era (a sentir lui) una specie di ghost writer del cardinale, oltre che un suo cocchino:
    http://www.dongiorgio.it/01/09/2012/io-e-il-cardinale/

  89. Clodine scrive,

    2 settembre 2012 @ 17:53

    Fantastici spunti di riflessione Leonardo, grazie…vado a leggere…

  90. marta09 scrive,

    2 settembre 2012 @ 17:57

    Che bella notizia, Marcello!!!!
    Tanti auguri a voi tutti e grazie di cuore per aver voluto condividere con noi la tua gioia.

  91. marta09 scrive,

    2 settembre 2012 @ 18:09

    Ecco Leonardo è proprio questo tipo di testimonianza che mi interessa e mi riempie di gioia.
    E, garantisco, questo è davvero il Card. Martini.

  92. lorenzo scrive,

    2 settembre 2012 @ 18:50

    Alla fine, adesso che tutte le firme si sono espresse. adesso che tutte, come sempre quando muore ” un nome “, hanno approfittato dell’occasione per darsi una lucidata e infilarsi nel cono del riflettore, per dire qualcosa che soprattutto sembrasse intelligente ed esclusiva, per dare la “vera” lettura di una persona che- come tutte quante le persone- è complessa, poliedrica, e sfugge quindi ad ogni definizione, figurati ai coccodrilli!, adessso che anche cattolici che si autoproclamano doc (?) come Socci hanno trovato modo di fare le pulci in modo definitivo a un cardinale di santa romana chiesa ( devi fartene una ragione, Antonio. Le parole di Martini- anche se semplici parole, e non Parola- resteranno e produrranno frutto per quel che devono, al contrario delle tue polemiche da cortile che nessuno ricorderà tra due giorni, col fatto che ne crei continuamente di nuove), speriamo che se ne stiano tutti quanti zitti e lascino la scena- muta ma eloquentissima- alla fila composta e incessante della gente di Milano che sfila davanti al suo arcivescovo come ad uno di famiglia. Lascino la scena domani alla bellissima liturgia dei funerali cattolici. Lascino la scena al popolo di Dio che accompagna nell’ultima tappa qui uno dei suoi pastori piu’ amati ( e controversi ).
    Niente, ma proprio niente di quello che ho letto su Martini mi ha stupito, né in bene, né in male, né potrebbe farlo. Quello che ho trovato veramente ridicolo, e mi stupisce che nessuno lo abbia sottolineato, è stato quello che ha scritto Ernesto Galli della Loggia, naturalmente nel modo apodittico e tranchant tipico dei tromboni che sentenziano, e che enunciano solenni verità indiscutibili “La Chiesa che egli lascia, insomma, è una Chiesa che, sottoposta a troppe scosse nelle sue fondamenta, comincia a veder scricchiolare anche la compattezza della propria struttura istituzionale, minata da regole che non rispondono più al loro scopo e anzi si stanno rivelando distruttive. Una conseguenza da lui certo non prevista: e per la quale nei suoi tanti scritti si cercherebbe invano un possibile rimedio.”
    Faccia il favore Galli della Loggia di trombonare altrove. La Chiesa in 2000 anni di storia ha visto altrochè scosse come queste, e questi non sono affatto tempi bui, come amano ragliare in coro anche moltissimi credenti, almeno non piu’ bui di tutti quelli che li hanno preceduti, e di quelli che li seguiranno. Puo’ darsi che certe cose nella struttura della chiesa scricchiolino: la chiesa saprà riformarsi, con buona pace di ogni trombone menagramo, se sarà del caso. Distruttive, con tutto il rispetto, un par de palle.
    Di fronte a ogni profeta di sventura che , come sempre, si accalca attorno alla Chiesa, mi piace ricordare la ferma e sempre valida invettiva contro di essi di Papa Giovanni in apertura di Concilio( il cosiddetto “Papa Buono” non esitava a mandaregliele a dire ,quando necessario, a chiunque!) e soprattutto le parole splendenti e inequivoche di Cristo: “Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa, e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa”.
    Se permettete, io mi fido di Cisto, con buona pace di Galli della Loggia e dei mai ruchi profetacci di sventura di ogni tempo e stato.
    :)

  93. Gioab scrive,

    2 settembre 2012 @ 19:51

    “non esitava a mandaregliele a dire ,quando necessario, a chiunque!) e soprattutto le parole splendenti e inequivoche di Cristo: “Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa, e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa”.”
    I pii desideri rimangono sempre tali. Peccato che la traduzione non è corretta. Stava parlando di sé e dall’aramaico la traduzione è : “tu sei pietro ma sulla verità costruirò la mia chiesa.”.
    Non si può proprio dire che quella cattolica sia costruita sulla verità.

  94. lorenzo scrive,

    2 settembre 2012 @ 20:05

    … e invece io direi proprio di sì, caro Gioab. Anzi sulla verità con la V maiuscola. Per la precisone Via, Verità e Vita.

  95. nico scrive,

    2 settembre 2012 @ 20:27

    Udite, udite, udite!
    I TDG hanno trovato la versione aramaica del Vangelo di Matteo!
    Ce l’hanno solo loro! e naturalmente non la pubblicano, così noi dobbiamo accontentarci della miseria del greco, che dice proprio “su ei Pètros, kai epì taute te pètra …” (Tu sei pietro e su questa pietra…)

  96. Marco scrive,

    2 settembre 2012 @ 20:31

    “Quando i TdG suonano il campanello, non aprire!”

    Non ve l’ha mai detto la mamma?

  97. nico scrive,

    2 settembre 2012 @ 20:35

    Hai ragione Marco.
    Ci casco sempre…

  98. Clodine scrive,

    2 settembre 2012 @ 20:43

    io no!..No..io no! ; )))

  99. raffaele.savigni scrive,

    2 settembre 2012 @ 21:20

    Di fronte alla morte del card. Martini vedo emergere in alcuni commenti una contrapposizione (che giudico pericolosa) tra la Chiesa di Ratzinger e quella di Martini, presentati rispettivamente come “restauratore” e “profetico”, oppure come “difensore dell’ortodossia” ed “eretico”. Appare evidente la presenza, all’interno della Chiesa cattolica di oggi, di diverse sensibilità teologiche, spirituali, politico-culturali. Ma c’erano anche ai tempi di Pietro e di Paolo, che (basta leggere in proposito gli Atti degli Apostoli e la lettera ai Galati) discutevano piuttosto vivacemente sull’osservanza giudaica, rimanendo entrambi pilastri insostituibili della Chiesa. Così come Agostino e Girolamo, Tommaso e Bonaventura ecc. La mia Chiesa è quella di Martini e di Ratzinger ad un tempo, anche se non amo certe frequentazioni e strumentalizzazioni del pensiero di entrambi (che, ricordiamolo, non sono infallibili su tutto…). Non è, lo dico con forza, la Chiesa di Socci e dei lefevriani, né quella di Beppino Englaro o Vito Mancuso.Credo quindi che si debba riattivare una discussione serena, distinguendo il nucleo comune di verità che unisce i credenti in Cristo dall’universo sterminato di opinioni più o meno autorevoli sui più disparati argomenti che si possono condividere o meno. Evitiamo di essere manichei. Nella Chiesa di Pio IX c’erano anche Newman e Rosmini, che erano profondamente cattolici.
    Invito inoltre i cattolici a diffidare di certi “amici” interessati, sempre pronti a giocare un cardinale o un vescovo (e magari persino un papa) contro l’altro, strumentalizzando la rivalità eccessiva tra gruppi ecclesiali.

  100. marcello.n scrive,

    2 settembre 2012 @ 21:25

    @ Marco

    Caro Marco, ti ringrazio per i complimenti (a me non me li aveva mai fatti nessuno…) e per il tuo interessamento.

    La mia vita è stata per lo più splendida, lavoro interessante, matrimonio felicissimo, tre figli, quattro nipoti che meglio non si può.
    Forse è proprio l’amore per la famiglia, per i nipoti (i figli sono ormai “in età” e sistemati, per meriti loro), per il loro futuro, che mi fa invocare, scongiurare la Chiesa ad intraprendere una rinnovata azione pastorale, come il Papa ha più volte sollecitato, ma temo siamo necessari tempi “biblici”, o meglio, tempi di solo 40 anni fa, ora tutto va già molto più velocemente.
    Il futuro dei nostri eredi è legato a doppio filo all’etica della società, all’etica degli elettori, a meno non augurarci altre dittature.
    Se ci pensi bene, i nostri governanti fanno quello di cui, a torto o a ragione, siano convinti noi elettori.
    Il Papa stesso ha detto questo, e gli Apostoli, agli albori della Chiesa, sono stati mandati dallo Spirito Santo a convertire le genti, come primo dovere del cristiano.

    Farmi diacono, mi suggerisci, ma eri partito da una premessa per mia fortuna non vera.
    Non ho l’età, non mi vorrebbero, e penso che potrei essere più utile alla mia “causa” dall’esterno, fare il volontario in parrocchia può essere molto interessante, si conoscono tante persone, ai giusti livelli, si è più liberi.
    Forse ho tanta stima ed affetto per il Cardinale Martini perché mi pare che anche lui avesse la mia ansia, i suoi figli e nipoti credo siamo, di fatto, tutti noi, religiosi e laici, credenti e non credenti, buoni e cattivi.

    PS.: forse il mio interessamento per problemi teologici e simili che tu citi, deriva dall’aver cercato di mettere assieme la Fede e la Ragione, come ci hanno detto in tanti. Per me funziona, ma è certamente una considerazione molto personale. La mia educazione ed il lavoro sono stati di tipo circa scientifico, con molti rapporti umani, facili e difficili.
    Sapessi come quadra bene tutto, se metti le cose al posto giusto.

    @ Lorenzo
    Lorenzo, sei grande, chi è stata quell’anima rassegnata che ha detto che con Martini si chiude qualcosa? Preghiamo anche per lui, e diamoci ancora più da fare.
    La ripassata collegiale sul Cardinale ci ha fatto certamente capire tante cose. Mi piace pensarlo che sorride ai nostri dibattiti.

    @ nico 2 sett. 12.12
    Nico, per identificare la Tradizione mi rimandi a DV9, cosa significa? Vorrei documentarmi meglio, grazie.

  101. Marco scrive,

    2 settembre 2012 @ 22:03

    Guarda marcello.n,

    “non ho l’età, non mi vorrebbero” non è vero.
    Senza insistere, ma mi sembri combattuto. Perché non ne parli con un sacerdote? Che ti costa? Ti aiuterà a capire meglio.
    Per diventare diacono sono sufficienti 3 anni e a 70 anni oggi si è giovani! Sei libero dalle preoccupazioni del mondo e hai l’esperienza di una vita.
    Durante i corsi puoi approfondire gli studi e le questioni che ti interessano e poi, ma forse a Roma non se ne sente ancora bisogno, come diacono puoi aiutare nel problema della carenza di sacerdoti. Puoi battezzare, sposare, leggere il Vangelo, fare l’omelia…

    Io ti ci vedo!
    Saluti!

  102. Marco scrive,

    2 settembre 2012 @ 22:12

    Il Socci sembra essersi teso la trappola con le sue stesse mani: criticare il Card. Martini sostenendo che nessuno lo critica.
    Evidentemente non ha letto i commenti di Crippa e Ferrara, gli interventi passati del Card. Biffi, la lettera riservata al Santo Padre da parte di don Carron ed i suoi stessi articoli…

  103. Marco scrive,

    2 settembre 2012 @ 22:16

    Per chi non conoscesse i contenuti della lettera di don Carron al Santo Padre riguardo l’elezione del nuovo Arch.vo di Milano:
    http://www.slideshare.net/ilfattoquotidiano/lettera-carrn

  104. Leonardo scrive,

    2 settembre 2012 @ 22:19

    Leggo sul sito del Corriere un articolo a proposito della famosa “intervista” che il cardinale avrebbe rilasciato l’8 agosto scorso e che viene presentata, in un virgolettato attribuibile a quanto pare ai due autori dell’intervista stessa come «Una sorta di testamento spirituale. Il cardinale Martini ha letto e approvato il testo».
    Non so a voi, ma a me sa di una strumentalizzazione abbastanza pesante e, direi, abbastanza sporca, offensiva prima di tutto nei confronti del cardinale e poi anche dell’intelligenza dei lettori.
    Due mesi prima, a quanto si dice, il cardinale aveva potuto parlare con il papa, durante la sua visita a Milano, solo per sette minuti e la sua voce era ridotta a un soffio.
    Davvero dovremmo credere che quella dell’8 agosto fu un’intervista, anzi una sorta di testamento spirituale, o quelle che ora vengono riprese da tutti sono piuttosto le parole di padre Sporschill, a cui il cardinale ha dato, come ha potuto, un assenso generico?
    Non si dovrebbe avere più rispetto di una persona che si dice di seguire e di amare? Mi pare molto scorretto il tentativo di ridurre Martini a quella immagine lì, come i media stanno facendo.

  105. nico scrive,

    2 settembre 2012 @ 22:21

    @Marcello.n
    ti rimando a Dei Verbum (DV) al numero 9: è la costituzione dogmatica del Vaticano II che tratta della Rivelazione.
    Ma forse prima che Dei Verbum, proprio per la tua esperienza di laico credente, ti suggerirei di leggere Gaudium et spes:
    le bellissime pagine del proemio, l’antropologia delineata su Cristo, e poi le riflessioni sui problemi concreti, che sono in certe parti profetiche ancora oggi, a 50 anni dal concilio…

    Infine vorrei condividere un tuo pensiero: anch’io sono laica, come te felicemente sposata e madre di tre figli grandi, ho cominciato a studiare teologia (a livello amatoriale, allora) per svolgere meglio il servizio di catechista, e ciò che ho trovato, contro ogni ma aspettativa, è stata proprio l’armonia di fede e ragione.

  106. Marco scrive,

    2 settembre 2012 @ 22:23

    E… sia chiaro: lecito per don Carron dipingere quel quadro della Chiesa ambrosiana al Santo Padre, se ritiene quella la verità.
    Tuttavia smettiamola di dire che il Card. Martini fosse amato da tutti. Non è così, una parte della Chiesa gli addossava responsabilità enormi e una parte del mondo laicista lo considerava “il meno peggio” o “una pedina, uno specchietto per le allodole”.
    Ha scelto la via angusta, il Card. Martini, non è detto che fosse quella giusta ma sicuramente non era la gloria del mondo che cercava.

  107. Marco scrive,

    2 settembre 2012 @ 22:29

    Ma che c’è scritto di tanto scandaloso nell’intervista?
    http://www.corriere.it/cronache/12_settembre_02/le-parole-ultima-intervista_cdb2993e-f50b-11e1-9f30-3ee01883d8dd.shtml

  108. Marco scrive,

    2 settembre 2012 @ 22:32

    Poi i giornali hanno tanti difetti, ma gli stanno rendendo onore e memoria. Oltre che mettere a nostra disposizione immagini in diretta di quello che succede in Duomo.

    Tutto va valutato nel complesso e con distacco, anche questo è un insegnamento del Card. Martini.

  109. mattlar scrive,

    2 settembre 2012 @ 22:38

    Speriamo che non facciano leggere una lettura a Vito Mancuso.

  110. Marilisa scrive,

    2 settembre 2012 @ 22:44

    Non c’è dubbio che il fatto che tanti personaggi del mondo religioso e della cultura in generale abbiano detto la loro sul cardinale ha il preciso significato che Martini è stato un uomo notevole, e ciò evidentemente non può essere messo in discussione.
    Così come credo che non si possa disconoscere che prevalgono di gran lunga i commenti positivi a cui fanno riscontro pochi giudizi negativi o neutri. Vorrà significare qualcosa, mi pare.
    L’ articolo di Giuliano Ferrara, il quale peraltro ha sempre sostenuto di non essere credente e però da sempre ammiratore del papa Ratzinger( mi piacerebbe capire il perché), è di un livore che ne ne mette in luce squallidamente la parzialità.
    Tipico di G. Ferrara, giornalista a me antipaticissimo proprio per la faziosità aggressiva, anche in politica, che ne oscura l’intelligenza.
    Ma deve, poi, essere ritenuto “intelligente” uno che si lascia dominare dal suo essere di parte? Ho parecchi dubbi in proposito. Ferrara non parla, azzanna.
    Mi hanno, invece, sorpreso, e non poco, le dichiarazioni del cardinale Ruini sostanzialmente favorevoli a Martini.
    Mi sarebbe piaciuto entrare nella sua testa mentre le faceva, per capire quanto fosse sincero o non, piuttosto, diplomatico.
    Voglio proporre, invece, alcune altre testimonianze, di un religioso che io stimo moltissimo, che tracciano un ritratto aderente al personaggio C. M. Martini, definito “Padre della Chiesa dei tempi moderni”, la cui testimonianza evangelica deve essere di esempio per tutti.
    Martini da giovane, professore a Roma al Pontificio Istituto Biblico, era un semplice cristiano che andava tutte le settimane tra i poveri «per lavarli e nutrirli».
    «Era attirato dal Vangelo, voleva vivere secondo il Vangelo. Non aveva strategie, le tattiche politiche erano qualcosa di totalmente sconosciuto per lui, che invece si arrendeva a ciò che considerava Vangelo. La sua regola era il Vangelo vissuto. E in nome del Vangelo vissuto era capace di modificare le sue posizioni, lo faceva quando capiva che era il Vangelo a chiederglielo».
    Carlo Maria Martini era anche un uomo molto riservato, su quel conclave nel quale molti lo avrebbero voluto Papa non rivelò mai nulla. «Ma aveva una grande stima per Joseph Ratzinger e una grande fiducia in lui».
    Gerusalemme è stata una delle sue grandi folgorazioni…Se ne andò da Gerusalemme nonostante l’amore per quei luoghi, per gli ebrei, per la Bibbia, in modo da potersi curare ma «anche perché la sua presenza avrebbe potuto diventare ingombrante».
    Sono degli stralci da un’intervista al priore di Bose, Enzo Bianchi ( altro personaggio emblematico non da tutti amato nel mondo della Chiesa).
    Mi piace sottolineare la frase “la sua regola era il Vangelo vissuto”. Una regola d’oro. Ogni commento sarebbe superfluo.

    Di Enzo Bianchi si può leggere anche un articolo, pubblicato ieri su La Stampa, a questo link :

    http://www.monasterodibose.it/content/view/4571/114/lang,it/

  111. Gioab scrive,

    2 settembre 2012 @ 22:58

    @ lorenzo
    “… e invece io direi proprio di sì, caro Gioab. Anzi sulla verità con la V maiuscola. Per la precisone Via, Verità e Vita.”
    Lei ha ragione sig. Lorenzo. Infatti Gesù stava parlando di sé. E’ Lui la Verità, non “petros” che è diverso da petra. Uno è maschile (petros) l’altra è femminile (petra) anche la Verità.

    @ nico
    “ ???? ?? ??? ???? ??? ?? ?? ?????? ??? ??? ????? ?? ????? ?????????? ??? ??? ????????? ??? ????? ???? ?? ????????????? ?????”

    Mt. 16:18 k¢gë {anch’ io} dš {e} soi {ti} lšgw {dico} Óti {-} sÝ {tu} e? {sei} pštroj {pietro}, kaˆ {e} ™pˆ {su} taÚtV {questa} tÍ pštrv {pietra} o„kodom»sw {edificherò} mou {mia} t¾n {la} ™kklhs…an {chiesa}, kaˆ {e} pÚlai {le porte} ¯dou {dell’ ades} oÙ {non} katiscÚsousin {potranno vincere} aÙtÁj {la}.

    LA Traduzione del termine greco pètra (di genere femminile), che indica un masso di roccia (Mt 7:24, 25; 27:51, 60; Lu 6:48; 8:6, 13; Ri 6:15, 16) si distingue da pètros (di genere maschile e usato come nome proprio, Pietro), che significa “frammento di roccia”.
    Questa distinzione rende chiaro che, nel dire a Pietro “tu sei Pietro, e su questo masso di roccia edificherò la mia chiesa”, Gesù non stava usando dei sinonimi. (Mt 16:18)

    Anche nella versione aramaica (siriaca) la distinzione è evidente dal diverso genere della particella che precede il termine ki?fa?, usato sia per “Pietro” che per “roccia”. Il pronome personale maschile (hu) precede “Pietro”, mentre “roccia” è preceduto dall’aggettivo dimostrativo femminile (hade?).

    Che per gli apostoli le parole di Gesù non significassero che Pietro era il masso di roccia è evidente dal fatto che più tardi discussero su chi di loro dovesse essere considerato il più grande. (Mr 9:33-35; Lu 22:24-26) Non ci sarebbe stato motivo di discutere, se Pietro avesse avuto il primato quale masso di roccia su cui si doveva edificare la chiesa.

    Le Scritture indicano chiaramente che, come pietre di fondamento, tutti gli apostoli sono uguali. Tutti, Pietro incluso, poggiano su Cristo Gesù, la pietra angolare. (Ef 2:19-22; Ri 21:2, 9-14) Pietro stesso riconobbe che il masso di roccia (pètra) su cui è edificata la chiesa è Cristo Gesù. (1Pt 2:4-8) Similmente l’apostolo Paolo scrisse: “Poiché [gli israeliti] bevevano al masso di roccia spirituale che li seguiva, e quel masso di roccia significava il Cristo”. (1Co 10:4) Almeno due volte e in due località diverse agli israeliti fu provveduta miracolosamente acqua da un masso di roccia. (Eso 17:5-7; Nu 20:1-11) Il masso di roccia stesso era evidentemente una figura o tipo simbolico di Cristo Gesù, il quale disse agli ebrei: “Se qualcuno ha sete, venga a me e beva”. — Gv 7:37.

    Agostino (354-430 E.V.), scrisse: “Non è la pietra che trae il suo nome da Pietro, ma è Pietro che lo trae dalla pietra; così come non è Cristo che deriva da cristiano, ma è il cristiano che deriva il suo nome da Cristo. E il Signore disse: ‘Su questa pietra io edificherò la mia Chiesa’, perché Pietro aveva detto poco prima: ‘Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente’. È su questa pietra — disse in sostanza il Signore — in cui tu hai confessato ora la tua fede, che io edificherò la mia Chiesa. Poiché tale pietra, in effetti, era Cristo, e Pietro stesso si appoggia su questo fondamento. “Nessuno, infatti, può porre altro fondamento che quello che già fu posto, e che è Gesù Cristo” ( 1 Cor. 3.11). — Commento al Vangelo di s. Giovanni, discorso CXXIV, trad. di R. Minuti, Roma, 1984, vol. II, pp. 530, 531.

    Questo per la Verità….. se però ha altre diverse interpretazioni, o versioni altrnative può provare.

  112. mattlar scrive,

    2 settembre 2012 @ 23:08

    Marilisa, nelle commemorazioni prevalgono sempre i giudizi positivi su quelli negativi. Chi spara sul defunto è normalmente un essere sub umano, come Ferrara, concordo.
    Ho apprezzato l’equilibrato articolo di Introvigne.
    Se collego il cardinale Martini a Vito Mancuso mi vengono molti ma molti dubbi. Quando sento parlare di “chiesa pensante” i miei dubbi aumentano. Quando ricavo, dalla nota intervista che i problemi della chiesa sono in larga parte questioni organizzative e che Martini suggerisca la soluzione semplicistica dei dodici uomini mi vengono un po’ di perplessità.

  113. mattlar scrive,

    2 settembre 2012 @ 23:11

    Il cognome dell’intervistatrice della nota intervista mi inquieta…

  114. mattlar scrive,

    2 settembre 2012 @ 23:15

    Se posso poi aggiungere: mi fa un po’ sorridere che Ferruccio De Bortoli inviti il Papa a partecipare alle esequie di Martini. E’ un po’ come se io scrivessi sul blog che – per il bene del blog – ritengo opportuno che Luigi partecipi alla prima comunione del figlio o del nipote di Leonardo… sarei ridicolo.

  115. mattlar scrive,

    2 settembre 2012 @ 23:16

    anche il cognome di De bortoli mi imbarazza un po’…

  116. Gioab scrive,

    2 settembre 2012 @ 23:17

    @ nico
    p.s. ho dimenticato il link dove può trovare la versione aramaica.
    La trova qui : “http://www.peshitta.org/” se è interessata.

  117. mattlar scrive,

    2 settembre 2012 @ 23:24

    Giobba, poi, non ne parliamo…

  118. mattlar scrive,

    2 settembre 2012 @ 23:24

    che poi, in sé sarebbe un personaggio interessante nella Bibbia. Fedelissimo generale di Davide… l’ho letto questa estate…

  119. Gioab scrive,

    2 settembre 2012 @ 23:32

    @ mattlar
    “l’ho letto questa estate”

    Evidentemente non ha letto bene. Era Joab e l’altro era Giobbe.
    Giobba non c’è. Forse gli occhiali erano appannati.

  120. mattlar scrive,

    2 settembre 2012 @ 23:48

    Scusi, Geob.
    Pensate che quest’anno ho fatto quasi un mese di vacanze e la mia vista è notevolmente migliorata, lontano dall’ufficio.

  121. Gioab scrive,

    3 settembre 2012 @ 0:05

    @ nico
    mi sembra di capire che non ha avuto modo di leggere il mio precedente commento sull’argomento. L’ho scritto il 4/6/2012 Glielo ripropongo.

    Quando Gesù si rivolge a Pietro lo fa sempre in due modi. Alcune volte lo chiama “Simone” e altre lo chiama “Pietro”. Pietro è un soprannome dato da Gesù a Pietro e lo ha chiamato anche Satana: Uno “che pensa con i pensieri degli uomini e non con quelli di Dio,” a cui Gesù “volge le spalle”. “Uno che lo rinnega 3 volte” e agisce “ipocritamente” come dice Paolo, “uno che era condannato”. Un guerriero che “taglia l’orecchio” e senza orecchio non si può sentire la Verità, compito di Satana, che cerca di impedire di udire la Verità e semina le zizzanie oltre che “accecare le menti affinché la luce non risplenda”( 2 Cor. 4.4)

    “Cefa o kefa” (è semitico) significa “roccia” e Deut 32.35-37 dice :
    “ La vendetta e la retribuzione sono mie. Al tempo fissato il loro piede si muoverà in maniera instabile, Poiché il giorno del loro disastro è vicino, E gli avvenimenti preparati per loro davvero si affrettano’. Poiché Jehovah giudicherà il suo popolo E proverà rammarico per i suoi servitori, Perché vedrà che è scomparso il sostegno. E c’è solo chi è impotente e inutile. E certamente dirà: ‘Dove sono i loro dèi, La roccia in cui cercarono rifugio, Che mangiavano il grasso dei loro sacrifici, Bevevano il vino delle loro libazioni? Si levino e vi aiutino.” Deut. 32.35-37

    Quindi, anche quei loro “dei” nei quali il suo popolo confidava e ai quali facevano banchetti e libagioni, nei quali si erano rifugiati era una “roccia” – E aggiunge Poiché la loro roccia non è come la nostra Roccia… Poiché la loro vite è dalla vite di Sodoma E dai terrazzi di Gomorra. La loro uva è uva di veleno, I loro grappoli sono amari. Il loro vino è veleno di grosse serpi E crudele veleno di cobra. Non è riposto presso di me, Con un sigillo appostovi nel mio deposito? ” ( Deut 32.31-34)
    Ricorda cosa facevano a Sodoma e Gomorra ? Qual’era il loro peccato ?

    Riepilogando, ci sono alcuni che agiscono come “dei” il cui peccato è quello di Sodoma e si rifugiano in una falsa “roccia” il cui vino è velenoso e non ha il sigillo della Vera Roccia.
    Anche Giuda concorda e dice: “Guai a loro, perché sono andati nel sentiero di Caino, e si sono precipitati per un compenso nell’errore di Balaam, e sono periti nel discorso ribelle di Cora! Questi sono “gli scogli” [ la roccia] nascosti sott’acqua nei vostri conviti d’amore mentre festeggiano con voi, pastori che pascono se stessi senza timore ( Giuda 11-12)

    Quindi di Cefa o Kefa o “roccia” ce ne sono due. Una data è pietro,una roccia nascosta sott’acqua. Rappresenta i pastori che “pascono se stessi senza timore” e fanno gli stessi errori di Cora, di Balaam e di Caino e operano nascosti dall’acqua.E l’acqua è la parola come dice Gesù: “L’acqua che io gli darò” è l’acqua che si trasforma in vino, ma il vino migliore è servito solo alla fine, quando sono tutti sbronzi incapaci di avere una visone chiara. (Gv. 4.14; 2.8) per distinguere la Vera Roccia da quella falsa che fa naufragare.

    Quando Pietro riconobbe in Gesù il messia, Gesù non lo chiamò Pietro, ma disse “Simone” ( Mt 16.16) Perché a volte lo chiama in un modo e altre in un altro ? Quando gli disse che avrebbe preso uomini vivi lo chiama Simone non Pietro, (Lc 5.10) mentre in Mt. 14.27-31 rivela che “Pietro” era un uomo di “poca fede” e che aveva paura di annegare benché fosse un pescatore e doveva essere un nuotatore.

    Gesù ha fatto un discorso profetico nascosto. L’apostolo è Simone. Cefa o Pietro è un soprannome ad indicare alcuni si sono edificati su una falsa roccia che fa naufragare perchè è nascosta sott’acqua.
    Fa luce ?

  122. lorenzo scrive,

    3 settembre 2012 @ 0:09

    Caro Gioab, non è il caso di scomodare anche la grammatica.
    Certo che è Gesù la Verità, e non Pietro. Nessuno si sognerebbe mai di affermare una roba del genere. Sono contento che anche lei ne convenga.
    Gesù è Dio, Pietro è Pietro.
    Piuttosto, a proposito di maschile e femminile, la Chiesa (femminile ) è il corpo mistico di Cristo ( maschile)… Vede? Cosa vuole che mi impressioni davanti a una differenza di genere?!
    :)

  123. Gioab scrive,

    3 settembre 2012 @ 0:11

    @ mattlar
    “Scusi, Geob. Pensate che quest’anno ho fatto quasi un mese di vacanze e la mia vista è notevolmente migliorata, lontano dall’ufficio.”
    NOn metto in dubbio il miglioramento della sua vista distinto sig. Mattlar, evidentemente allora è la sua capacità di scrivere con al tastiera che la tradisce , forse la mancanza di allenamento.

    Era Gioab, non Geob…..però se le piacedi più, non ho obiezioni. L’importante è capirsi. Spero chele vacanze siano andate bene. Ora sarà rinfrancato nel corpo e nello spirito, pronto a recepire spero. Speriamo che non si sia interrotto il percorso delle sinapsi con tanto ozio.
    Lo dice il Salmo 49.20
    “L’uomo terreno, quantunque in onore, che non comprende,
    In realtà è paragonabile alle bestie che sono state distrutte.”

    Stia sereno.

  124. Gioab scrive,

    3 settembre 2012 @ 0:26

    @ lorenzo
    Distinto sig. Lorenzo, certamente non vorrei scomodare la grammatica, ma ci sono due cose da sottolineare
    1. Se Gesù è Dio non capisco come possa essere sacerdote di sè stesso. E chi lo avrebbe resuscitato se era morto ?
    2. Se la chiesa è femminile, è cosa buona, perché conferma le parole di Paolo “ edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, e avendo come pietra angolare lo stesso Cristo Gesù.” ( Efe 2.20) perciò non può essere fondata su “petros” che è maschile

    E se ha la bontà di leggersi il commento su laparola.net “commentario di (efe.2.20)
    Sul fondamento degli apostoli e dei profeti…. Essendo però Cristo Gesù stesso la pietra angolare.
    “Il greco ha qui un pronome (autou) che il Bengel, lo Holzhausen e vari traduttori moderni riferiscono al «fondamento», intendendo così, «Essendo stati edificati sul fondamento degli apostoli e dei profeti, la cui pietra angolare è Cristo Gesù». Ma Gesù Cristo non è la pietra angolare del solo fondamento; Egli è la pietra angolare di tutto quanto l’edificio. Noi quindi intendiamo l’autou come un pronome enfatico mirante a stabilire un contrasto fra Cristo e gli apostoli e i profeti. E così intendendo, siamo d’accordo con l’Eadie, con l’Abbott, col Lange e col nostro Diodati. A meglio fare spiccare l’enfasi del pronome, ho tradotto: «Essendo però Cristo Gesù stesso la pietra angolare»”.
    La pietra angolare.
    Nell’architettura orientale la pietra angolare aveva maggiore importanza delle pietre che costituivan le fondamenta. Le pietre delle fondamenta, quand’erano messe al loro posto, indicavano il piano della costruzione; ma la pietra maestra, ossia la pietra fondamentale che si collocava all’angolo, doveva essere di special grandezza e di special forza di resistenza. Era la pietra fondamentale che si metteva con ogni cura all’angolo della costruzione e su cui poggiavano e si tenevano assieme i muri dell’edificio. Per uscire dall’immagine: Gli apostoli ed i profeti con la loro testimonianza costituiscono la base dell’edificio spirituale ch’è la Casa di Dio; ma la pietra maestra, la pietra angolare, fondamentale, su cui tutto quanto l’edificio riposa e trova la sua perfetta compattezza e la sua spirituale unità, e Gesù Cristo: vale a dire, la persona, la testimonianza, l’opera di Gesù Cristo.
    Le assicuro che è scritto così.

  125. lorenzo scrive,

    3 settembre 2012 @ 0:52

    Non capisco che problemi dovrebbe rappresentarmi, caro Gioab, l’interessante dissertazione sulla pietra angolare che lei mi riporta.
    “La pietra scartata dai costruttori è divenuta testata d’angolo”…cosa dovrebbe stupirmi in questo? E’ assodato e proclamato nella liturgia cattolica da anni e annorum. E nulla, in questo, è in contrasto con la profezia del ” tu es petrus” del Vangelo . Gesù è il Fondamento di tutto,
    ( da sempre, per altro, visto che per mezzo di lui tutte le cose sono state create) e sceglie ” storicamente ” il povero Pietro come roccia su cui edificare la Sua Chiesa , ( una , santa, cattolica , apostolica).
    Riguardo alla sua prima domanda, Gesù è Dio: vero Dio e vero uomo, sacerdote perfetto, se vuole anche sacerdote di sè stesso…la cosa non mi turba affatto. Nel mistero del Dio uno e trino ( mistero, che dunque non mi sogno nemmeno né di spiegare né di “capire”) c’è posto per questo ed altro.

  126. fiorenza scrive,

    3 settembre 2012 @ 1:56

    “Non intres in judicium cum servo tuo, Domine…”
    “Non entrare in giudizio contro quest’anima fedele, o Signore, perché nessuno si può dichiarare senza colpa, davanti a te, se tu stesso non gli concedi il perdono di tutti i peccati. Perciò ti supplichiamo…”

  127. fiorenza scrive,

    3 settembre 2012 @ 1:56

    http://www.youtube.com/watch?v=YnXpsJMqewo

  128. Francesco73 scrive,

    3 settembre 2012 @ 2:02

    Rientrato dall’estero, voglio mandare anch’io il mio abbraccio al vescovo Carlo Maria, che ho sempre ritenuto al di sopra – ma davvero al di sopra – di tutte le strumentalizzazioni, le distorsioni, le letture interessate che lo hanno riguardato e lo riguardano pure in queste ore.
    Il suo metodo mi è parso utile: introdurre, nella fedeltà alla Chiesa e nella lealtà al suo magistero e a chi la presiede, elementi di domanda e di dubbio, sui quali invocare il tempo della pazienza, dell’attesa e dell’approfondimento per cercare di comprendere meglio il Vangelo e la volontà di Dio. Mi pare, tutto sommato, un giusto concetto di Tradizione, che è un fatto vivo, non un fossile. Cercare di comprendere meglio il Vangelo, che di per sè non muta, era anche l’ispirazione del Beato Giovanni XXIII.
    Il suo limite è stato, forse, un eccesso di consonanza con ambienti politically correct, ma forse questo accadeva suo malgrado, e non toglie nulla alla sua grandezza.
    So che amava molto una preghiera del Messale Ambrosiano, “Signore, donaci pastori che sappiano inquietare la falsa pace delle coscienze”: si tratta, a ben vedere, di uno splendido programma episcopale.

    Penso infine che De Bortoli, che pure stimo, abbia sbagliato a invocare la presenza del Papa a Milano per i funerali, con l’argomento dell’unità della Chiesa: questa, per quanto concerne Martini, non è mai stata in pericolo e in discussione, e a essere grossolani con le suggestioni si rischia di farne un mezzo scismatico da morto. Ecco, no.
    Carlo Maria merita ben altro.

  129. Clodine scrive,

    3 settembre 2012 @ 8:07

    Oh fiorenza, bentornata è una gioia rivedere il tuo nome sul blog. Ero sinceramente preoccupata per la tua assenza che si protraeva da tempo. Spero tu stia bene…
    E’ bello ri-leggere i tuoi interventi…fanno bene all’anima.

  130. nico scrive,

    3 settembre 2012 @ 8:16

    Ciao, Fiore
    :-)

  131. Marco scrive,

    3 settembre 2012 @ 8:18

    Mattlar, per il Card. Martini i problemi non serano solo organizzativi. Tutt’altro: il problema principale era come coniugare fede e modernità. Possiamo fingere di non vedere il problema, accontentarci di essere un 5-10% attivo, ma il problema c’è eccome.

  132. Leonardo scrive,

    3 settembre 2012 @ 8:19

    Un triplice plauso a Mattlar:a) per la ripugnanza verso Vito Mancuso; b) per l’idiosincrasia contro certi cognomi (io aggiungerei anche le fisionomie, che dopo tutto come criterio orientativo di valutazione non sono meno affidabili di tanti altri, oggi considerati più “scientifici”); c) per l’uso franco e diretto della categoria di sub-umano (io preferirei quella di non-umano, ma da usare con molta parsimonia).

    Dove non concordiamo è, ad esempio, nel fatto che io la categoria di non umano la impiego in casi estremi, ad esempio per eliminare dal mio orizzonte la fastidiosa cosa con cui invece molti di voi amano intrattenersi a colloquio. Invece l’odio per Giuliano Ferrara ho imparato da tempo che costituisce un vero e proprio scibbolet che permette di distinguere le persone in due categorie. Perdonate, ma sono abbastanza contento di appartenere a quell’altra.

  133. antonella lignani scrive,

    3 settembre 2012 @ 8:49

    Non sapevo, caro Leonardo, cosa fosse uno scibbolet. Paola difficile da pronunciare, si dice, che quindi può far riconoscere con sicurezza l’appartenenza o meno a un certo gruppo di parlanti. Per quelli della mia città ogni parola è uno scibbolet: solo noi sappiamo pronunciare come si deve “sì”, “così”, “cinque”, “pronto” ecc. proprio come pronunciamo noi queste parole. Un tempo saggiavo la conoscenza o meno dello spagnolo da parte delle persone: se sapevano il significato della parola “madrugada”. Interessante questo termine, è proprio vero, basta poco per avere informazioni sicure su una persona che non si conosce.

  134. lorenzo scrive,

    3 settembre 2012 @ 8:51

    Giorno di preghiera e di silenzio, giorno di fare casa insieme e di profonda gioia per una vita che non finisce .
    Caro Carlo, caro fratello maggiore: in paradiso ti accompagnino gli angeli. Al tuo arrivo ti accolgano i martiri e ti conducano nella santa Gerusalemme. Ti accolga il coro degli angeli e con Lazzaro, povero in terra, tu possa godere il riposo eterno nel cielo.
    Arrivederci.

  135. antonella lignani scrive,

    3 settembre 2012 @ 9:05

    Penso che avere tentato di coniugare fede e modernità, come dice Marco, sia stato un vero e proprio “servizio” che il cardinale ha reso alla Chiesa. Oggi coniugare la fede coi nuovi costumi è difficile, perché questi costumi si vanno velocemente evolvendo, e non sempre è possibile dare una risposta rigidamente negativa (es. la pastorale dei risposati). Non ci dobbiamo scandalizzare di questi “ponti” gettati.

  136. manuel76 scrive,

    3 settembre 2012 @ 9:34

    Mi rifaccio abche io all’articolo di apertura del servizio di Martini al Corriere della Sera.
    http://www.corriere.it/cultura/speciali/2009/martini01/notizie/test10_5682e830-600f-11de-bd53-00144f02aabc.shtml

    In particolare mi colpisce un capoverso:

    “Agostino è del parere che nessuna persona può insegnare alcunché a un’altra. È soltanto possibile far risuonare dall’esterno dei segni che, se approfonditi dalla persona stessa, la aiutano a mettersi con autenticità di fronte a ciò che cerca. ”

    Una parola: RISUONARE.
    In fisica la risonanza avviene ponendo vicini due strumenti che suonano (diapason, corda tesa o simili) accordati sulla stessa nota.
    E’ sufficiente fare vibrare uno dei due, che anche l’altro si mette a vibrare e suona per risonanza.

    Ecco la sua forza: il Cardinale è fraternamente vicino alle persone a cui parla.

    L’autenticità che sotto le sue parole vibra, ti fa risuonare qualcosa all’interno, fa suonare la corda della tua anima che è sintonizzata sulla stessa frequenza.
    Il suono armonico non ti lascia indifferente e non lo dimentichi.

    I fisici dicono che la risonanza acustica avviene per “simpatia”.

  137. Marco scrive,

    3 settembre 2012 @ 9:45

    Il Vescovo Bruno Forte risponde ai Crippa, ai Ferrara, ai Socci:
    http://www.corriere.it/cronache/12_settembre_02/Cosi-l-ho-visto-andare-incontro-al-Signore_34695e32-f512-11e1-9f30-3ee01883d8dd.shtml

  138. nico scrive,

    3 settembre 2012 @ 9:49

    @manuel76
    bella questa cosa della sim-patia: te la copio, posso?

  139. manuel76 scrive,

    3 settembre 2012 @ 9:55

    Certo Nico! non l’ho inventata io…ma mi piace troppo come cosa.
    Senti forte l’etimologia greca nelle vastissime applicazioni fisiche, ma anche in tutto ciò che di umano non ti è estraneo.

  140. nico scrive,

    3 settembre 2012 @ 9:58

    Devo tenere un incontro formativo per catechisti, ed avevo già messo in apertura la citazione di Martini che ha colpito anche te. Ma il tuo accenno a risonanza e simpatia offre un’immagine così chiara ed incisiva che sono certa resterà impressa.
    Grazie ancora!

  141. luca73 scrive,

    3 settembre 2012 @ 10:25

    Ho letto ed apprezzato tutto (quasi tutto, a dire il vero) da voi, cari amici, scritto in merito al Cardinale Martini.

    Mi limito a riportare, anche, le mie riflessioni, che sono poi state sviluppate sui vostri interventi e su quelli di Luigi.

    Siamo tutti scossi ed angosciati per la perdita del Cardinale Martini che tanto ha dato alla Chiesa.

    Mi chiedo però perchè la stampa periodicamente tenda a presentare Martini come il grande oppositore del pontificato ratzingeriano, una sorta di antipapa del terzo millennio. Tanto più che questo filo-martinismo anti-ratzingeriano dei massmedia non sembrerebbe aver avuto il gradimento dello stesso Martini, il quale avrebbe fatto sapere di non riconoscersi affatto nel ritratto che fa di lui il mondo giornalistico. Quello del circo mediatico sarebbe insomma un martinismo senza Martini.
    La solita pietosa strumentalizzazione massmediatica che nulla aggiunge – anzi rischia di togliere – alla grandezza morale e sprituale dell’Uomo di Chiesa.
    Se è vero che – utilizzano categorie politiche oramai obsolete e che male si adattano al mondo ecclesiale, senza le dovute precisazioni – Martini è andato più «a sinistra» e Ratzinger è andato più «a destra», è altrettanto vero che i due non sono mai stati poi troppo distanti.

    A unirli c’è l’amore per la Chiesa, anzitutto.
    E poi il fatto che, colleghi universitari, amano entrambi la ricerca della verità, lo studio del testo biblico come possibilità di maggiore conoscenza del divino, e soprattutto la speculazione teologica.

    Amano ricercare, insomma, più che ritenere di sapere. Qui sta la loro forza e anche ciò che più d’ogni altra cosa li unisce.
    Senza dimenticare che è veramente difficile dire se era Martini che si schierava a sinistra o se era la sinistra politica che faceva proprie le sue parole. Di certo la sua Chiesa tutta del ritorno alla «purezza e l’umiltà del Vangelo», la Chiesa che un giorno dovrà essere in grado di portare avanti riforme «necessarie come è quella dell’abolizione del celibato dei preti», una Chiesa «che sta morendo perché manca la passione e la sofferenza», la Chiesa del ritiro nelle sagrestie, di retrovia, e che insieme sa osare aperture importanti per i divorziati risposati e le coppie di fatto, era a sinistra che lanciava messaggi, non certo al mondo politico più conservatore.

    Eppure, ultimamente, Martini aveva preso posizioni più morbide, meno schierate. Nell’agosto 2010, ad esempio, mi stupì quando sulla sua rubrica sul Corriere della Sera in una risposta dedicata ai «divorziati e all’amore coniugale», si limitava a dire: «Tocca alla Chiesa deciderlo. Noi possiamo solo pregare, soffrire e attendere».
    Ma, insieme, puntualizzava che è «importante anzitutto non favorire in nulla né la leggerezza né l’infedeltà, promuovere la perseveranza, difendere l’amore coniugale dai pericoli che ne minacciano la perennità». Insomma, parole diverse, queste ultime, meno di battaglia, meno interpretabili politicamente.
    Insomma, a me pare che Martini abbia sempre cercato primariamente di svolgere interventi di audacia spirituale, ma mai duri. E che nella sua ultima età, abbia continuato con questa linea seppure e stata la sapienza/saggezza dell’anziano a venire fuori.
    Mi pare che sia riuscito a vedere tutto come da una pace superiore e ad offrire un giudizio realistico sulla vita della Chiesa al di là delle polemiche.

    Onore e preghiere per il Cardinale Martni e grazie al Signore che lo ha donato alla Sua Chiesa!

  142. Marco scrive,

    3 settembre 2012 @ 10:30

    luca73,

    cerchiamo tuttavia di non cadere nell’estremo opposto ossia negare un’evidente differenza di visione e strategia pastorale tra Wojtila-Ratzinger-Ruini e Martini.
    Basta leggersi gli scritti martiniani degli ultimi 10-15 anni per vedere questa differenza.
    Io non so chi abbia ragione o se per forza qualcuno debba avere ragione, ma la differenza c’è, inutile negarla, lo conferma anche il Card. Ruini nell’intervista che ho linkato.

  143. Federico B. scrive,

    3 settembre 2012 @ 10:41

    Anch’io vorrei esprimere il mio tributo al Cardinal Carlo Maria Martini, che in tutti questi anni, dalla sua cattedra di Milano e attraverso i media, ha sempre insegnato la Parola di Dio. Ci ha invitato a leggere e approfondire le Scritture, a studiare, a non accontentarci. “Lectio divina”, “scuola della Parola” sono espressioni che superano i confini dell’arcidiocesi di Milano e che ci parlano del suo impegno, in questo veramente “pastorale” per insegnare il Vangelo. Non è stato solo uno studioso, un grande biblista, ma anche un maestro che ha voluto avvicinare i giovani alla Parola di Dio.

    Non sono mancate le incomprensioni, a mio giudizio dovute alla strumentalizzazione delle sue parole da parte dei “martiniani” (quelli che lo sognavano papa, quelli che si sono fatti scudo delle parole e dell’autorità del Cardinale per attaccare e criticare spesso la Chiesa (persino Giovanni Paolo II e Benedetto XVI), per proporre visioni alternative, talvolta apertamente relativiste), strumentalizzazioni che comunque sono state tollerate e permesse. Ad ogni modo sono incomprensioni che impallidiscono e svaniscono di fronte alla grandezza umana e cristiana del Cardinal Martini.

    Requiescat in pace.

  144. fiorenza scrive,

    3 settembre 2012 @ 10:45

    http://www.ilvostro.it/editoriali/la-verita-e-che-il-card-martini-non-e-mai-stato-unalternativa/55402/

  145. fiorenza scrive,

    3 settembre 2012 @ 10:48

    Ciao Clodine, ciao Nico, grazie per il saluto. Sono più silente, è vero, ma vi leggo sempre.

  146. Marilisa scrive,

    3 settembre 2012 @ 10:56

    C’è un certo “genio” qui, cristianissimo e cattolicissimo, che continua a definire “cosa” una persona che non gli va a genio.
    Anche lui mi è antipaticissimo come G.Ferrara, lo dico con la solita sincerità.
    Non per accostarlo al noto giornalista, ma semplicemente per sottolineare quanto sia lontano dallo spirito evangelico.
    Gli ipocriti mi disturbano moltissimo. Il sarcasmo degli ipocriti mi ripugna.

  147. Marco scrive,

    3 settembre 2012 @ 11:00

    Ma che non sia stata un’alternativa o un problema è vero.
    Che però ci fosse una differenza è altrettanto innegabile, lo dice anche il Card. Ruini…
    Altrimenti non si spiegherebbe l’affetto sincero mostrato nei suoi confronti da tanti esponenti laici.

  148. Leopoldo scrive,

    3 settembre 2012 @ 12:02

    Ho letto Scalfari e Mancuso, così come Socci e Rondoni. Ferrara no, non l’ho letto. A parte quel che ne dicono i giornali non posso dire di conoscere il pensiero di Carlo Maria Martini. Tutti concordano, però, nel definirlo un uomo di fede: coloro che pensano di sentirsi vicini a lui e danno l’impressione, forse giusta, di volergli tirare la tonaca per portarlo dalla loro parte, coloro che, senza rispetto neppure per la morte, non si limitano a dare un giudizio negativo su ciò che ha detto e fatto ma su quella tonaca ci sputano. Io so soltanto che ieri sera m’è capitato fra le mani un libro contenente i suoi scritti e ho cominciato a leggerlo, così, per curiosità. Parla di me e parla con me, mi sono detto stupito, un cardinale che si sforza di comprendere il mio punto di vista senza neppure per un momento rinunziare al suo. In altre parole, uno che pensa che non ci si possa salvare l’anima da soli e che non aspetta che la pecorella smarrita ritorni all’ovile: va lui a cercarla. E questa storia mi pare di averla già sentita da qualche parte. Continuerò a leggere.

  149. Leopoldo scrive,

    3 settembre 2012 @ 12:04

    Naturalmente ho letto anche Luigi.

  150. lorenzo scrive,

    3 settembre 2012 @ 12:07

    Dalla colletta della Messa di oggi, festa ( bella coincidenza!) di San Gregorio Magno:

    “O Dio, che guidi il tuo popolo
    con la soavità e la forza del tuo amore,
    per intercessione del papa san Gregorio Magno
    dona il tuo Spirito di sapienza
    a coloro che hai posto maestri e guide nella Chiesa,
    perché il progresso dei fedeli
    sia gioia eterna dei pastori. ”

    Il che mi ricorda che non mancheranno mai pastori che siano maestri e guide nella Chiesa: anche molto diversi tra di loro, come è sempre stato, ma uomini di Cristo, unico Dio. Che i pastori necessariamente passano, ma Dio no, e resta a guidare il suo popolo. Che avere fede nel Dio di Gesù Cristo implica da parte mia avere fede, sempre e comunque, ANCHE nella sua Chiesa.
    Forse sbaglierò, ma io non riesco ad essere triste in questa giornata, che mi sembra preziosa per tutti. Per unione, stimoli ad agire, profezia.

  151. nico scrive,

    3 settembre 2012 @ 12:28

    Che bello: il motto episcopale di Martini era una frase tratta dall’Ars pastoralis di Gregorio Magno
    “Pro veritate, adversa diligere”

  152. luca73 scrive,

    3 settembre 2012 @ 12:35

    Caro Marco [post del 3 settembre 2012 @ 10:30 ],
    io non voglio – e non posso – nascondermi le divisioni all’interno della Chiesa. Però, riprendendo le parole d BXVI, penso che: “Se vi mordete e divorate a vicenda, guardate almeno di non distruggervi gli uni gli altri”.
    Io penso, cioè, che nei tempi di oggi caratterizzati da anticlericalismo diffuso, ateismo strisciante, islamismo aggressivo, ideologia anarcoide con correlata sfiducia in ogni tipo di autorità e ordine costituito, sia più importante per noi cristiani cercare ciò che ci unisce, piuttosto ciò che ci differenzia.
    E ciò che ci unisce è la Fede in Gesù Cristo, Figlio di Dio, Via, Verità e Vita.

    E mi pare che il Cardinale Martini condividesse questa Fede. Ha dedicato la sua vita a testimoniare il Vangelo.
    Poi possiamo discutere sulle sue opinioni personali – alcune delle quali anch’io non condivido -, però la Fede in Gesù Cristo, Unico Salvatore, è ciò che deve accomunarci nella lotta contro i “mostri” della modernità, che si annidano ovunque.

  153. Marco scrive,

    3 settembre 2012 @ 12:58

    Dipende cosa s’intende per “mostri”.

  154. lorenzo scrive,

    3 settembre 2012 @ 13:03

    Caro Marco,
    ci unisce non solo la fede in Gesù Cristo.
    Ci unisce anche l’appartenenza alla Sua Chiesa.
    Che ci siano differenze e differenziazioni, non solo è inevitabile: è logico, è necessario ed è anche provvidenziale. Dai tempi degli apostoli in poi, è sempre stato così.Chi, come Galli della Loggia ieri, vede in questo un segno del declino e della crisi della Chiesa non ha capito un pregevole tubo, e soprattutto sembra ignorare la storia stessa della Chiesa di Cristo.
    Martini non è stato solo un grande uomo di Cristo. E’ stato pure un grandissimo uomo di Chiesa. Così come, con coloriture diverse, GP2 e Ratzinger. Con buona pace di Socci, che sembra pure lui planare da un altro pianeta ( il suo?).
    Quanto ai tempi che viviamo, sono tempi, e basta.Con dei problemi, anche considerevoli: come tutti i tempi. Non mi paiono tempi particolarmente bui e di non particolare emergenza. Di impegno appassionato e costante da parte nostra, certamente. questo sì.
    E sui ” mostri ” della modernità, anche qui bisogna vedere. 2000 anni ci hanno abituato a fronteggiare mostri veri di ogni genere e tipo, tu a quale mostri ti stai riferendo?

  155. lorenzo scrive,

    3 settembre 2012 @ 13:04

    Chiedo scusa: leggasi non Marco, ma Luca 73 !!
    :)

  156. luca73 scrive,

    3 settembre 2012 @ 13:16

    Caro Lorenzo,
    sottoscrivo in toto quanto dici.

    Hai pienamente ragione: “ci unisce non solo la fede in Gesù Cristo.
    Ci unisce anche l’appartenenza alla Sua Chiesa.”

  157. Marco scrive,

    3 settembre 2012 @ 13:19

    Altre volte invece, come don Chisciotte, abbiamo fronteggiato mostri immaginari trasformandoci noi in veri mostri.

  158. lorenzo scrive,

    3 settembre 2012 @ 13:23

    Certamente, Marco.
    E talvolta senza nemmeno piu’ l’alibi o la scusante di fare i don Chisciotte.
    Mostri lo siamo stati per davvero, e non una volta sola. E il rischio che possiamo tornare ad esserlo rimane intatto, e occorre vigilarci sopra con tanto d’occhi . A partire da noi stessi…

  159. luca73 scrive,

    3 settembre 2012 @ 13:26

    Per “mostri”, intendevo: l’anticlericalismo diffuso, l’anticristianesimo di certi paesi, l’ateismo strisciante, l’islamismo aggressivo, l’ideologia anarcoide con correlato odio e sfiducia verso ogni tipo di autorità e ordine costituito.
    E certe odiose forme di cristianesimo benpensante, ipocrita e tiepido che si nasconde di fronte ai potenti e alle ingiustizie e si vergogna di Gesù Cristo

  160. Marco scrive,

    3 settembre 2012 @ 13:37

    Sei vago, Luca.

    Una legge che regolamenti le unioni omosex è un mostro o prodotto di mostri?
    L’adozione a single è un mostro o prodotto di mostri?
    L’adozione di embrioni è un mostro o prodotto di mostri?
    La legge 40 che regolamenta in modo severo e tutelando l’embrione la pratica della fecondazione omologa è un mostro o prodotto di mostri?
    La possibilità di dare l’Ostia ai divorziati risposati che lo desiderino e che dimostrino di vivere cristianamente una nuova unione familiare è un mostro o prodotto di mostri?
    La possibilità di ordinare diaconesse e sacerdotesse è un mostro o prodotto di mostri?
    La possibilità di elaborare dichiarazioni di fine vita e di sospendere cure divenute causa di sofferenza è un mostro o prodotto di mostri?

    Si tratta di cose concrete, non di facili etichette che finiscono per -ismo. Bandieroni che illudono di accomunare e spingono a battaglie di cui non si sa l’esito e a compromessi con figure politiche quantomeno discutibili.

  161. Clodine scrive,

    3 settembre 2012 @ 13:48

    Concordo totalmente con Lorenzo e Luca73

  162. antonella lignani scrive,

    3 settembre 2012 @ 14:16

    Anch’io, Llorenzo, sono rimasta colpita dalla coincidenza con la ricorrenza di Gregorio Magno, e trovo molto bello il brano che viene suggerito nell’Ufficio delle Letture:

    Seconda Lettura
    Dalle «Omelie su Ezechiele» di san Gregorio Magno, papa
    (Lib. 1, 11, 4-6; CCL 142, 170-172)

    Non risparmio me stesso nel parlare di Cristo
    «Figlio dell’uomo, ti ho posto per sentinella alla casa d’Israele» (Ez 3, 16). E’ da notare che quando il Signore manda uno a predicare, lo chiama col nome di sentinella. La sentinella infatti sta sempre su un luogo elevato, per poter scorgere da lontano qualunque cosa stia per accadere. Chiunque è posto come sentinella del popolo deve stare in alto con la sua vita, per poter giovare con la sua preveggenza.
    Come mi suonano dure queste parole che dico! Così parlando, ferisco me stesso, poiché né la mia lingua esercita come si conviene la predicazione, né la mia vita segue la lingua, anche quando questa fa quello che può.
    Ora io non nego di essere colpevole, e vedo la mia lentezza e negligenza. Forse lo stesso riconoscimento della mia colpa mi otterrà perdono presso il giudice pietoso.
    Certo, quando mi trovavo in monastero ero in grado di trattenere la lingua dalle parole inutili, e di tenere occupata la mente in uno stato quasi continuo di profonda orazione. Ma da quando ho sottoposto le spalle al peso dell’ufficio pastorale, l’animo non può più raccogliersi con assiduità in se stesso, perché è diviso tra molte faccende.
    Sono costretto a trattare ora le questioni delle chiese, ora dei monasteri, spesso a esaminare la vita e le azioni dei singoli; ora ad interessarmi di faccende private dei cittadini; ora a gemere sotto le spade irrompenti dei barbari e a temere i lupi che insidiano il gregge affidatomi.
    Ora debbo darmi pensiero di cose materiali, perché non manchino opportuni aiuti a tutti coloro che la regola della disciplina tiene vincolati. A volte debbo sopportare con animo imperturbato certi predoni, altre volte affrontarli, cercando tuttavia di conservare la carità.
    Quando dunque la mente divisa e dilaniata si porta a considerare una mole così grande e così vasta di questioni, come potrebbe rientrare in se stessa, per dedicarsi tutta alla predicazione e non allontanarsi dal ministero della parola?
    Siccome poi per necessità di ufficio debbo trattare con uomini del mondo, talvolta non bado a tenere a freno la lingua. Se infatti mi tengo nel costante rigore della vigilanza su me stesso, so che i più deboli mi sfuggono e non riuscirò mai a portarli dove io desidero. Per questo succede che molte volte sto ad ascoltare pazientemente le loro parole inutili. E poiché anch’io sono debole, trascinato un poco in discorsi vani, finisco per parlare volentieri di ciò che avevo cominciato ad ascoltare contro voglia, e di starmene piacevolmente a giacere dove mi rincresceva di cadere.
    Che razza di sentinella sono dunque io, che invece di stare sulla montagna a lavorare, giaccio ancora nella valle della debolezza?
    Però il creatore e redentore del genere umano ha la capacità di donare a me indegno l’elevatezza della vita e l’efficienza della lingua, perché, per suo amore, non risparmio me stesso nel parlare di lui.

  163. lorenzo scrive,

    3 settembre 2012 @ 14:29

    Beh Marco, butti in un calderone una serie di temi “scottanti” per i cattolici, hai ragione a mettere con le spalle al muro e a provocare a parlar chiaro.
    Non per scantonare, ma: su due temi ( comunione ai divorziati e sacerdozio femminile) la questione è tutta ed esclusivamente interna alla Chiesa. Io dico: ciascuno di noi ha il diritto, e se vuoi anche il dovere , se ritiene, di esprimere il proprio parere in merito, se ce l’ha. Dopodichè è la Chiesa stessa, con i suoi tempi, i suoi modi e le sue modalità, ad esprimersi in merito. Unica titolata a farlo ( con buona pace dei giornaloni laici e dei pensatoroni ” liberi ” che della chiesa se ne fottono,legittimamente, ma pretendono poi di dettarle agende e temi di dibattito…). Per dirla con Martini: alla fine su questi temi si preghi e si stia a vedere. Io credo che ci stia sempre lo Spirito di mezzo, in fondo.
    Sulle questioni piu’ strettamente etiche e bioetiche ( indicazioni di fine vita, sospensione cure, trattamento degli embrioni) mi pare che tu sappia meglio di me che sono questioni complesse e spinute. Ma questo non ci esenta dal nascondere la testa sotto la sabbia e a chiudersi ad ogni forma di interrogativo , di studio e di confronto.Io dico: fermo restando l’orientamento di fondo della difesa della vita, NON SI PUO’ NON PRENDERE ATTO che oggettivamente oggi il progresso della scienza e della medicina prefigura e mette in atto una serie di REALTA’ che, ci piaccia o no, ci sono e sono già qui, di cui dobbiamo tenere conto e davanti alle quali le comode risposte tradizionali e preconfezionate ( tutela della vita dal concepimento alla fine naturale, ad ogni costo) perdono in buona parte di significato, giacché non si sa piu’ e non si sa bene , con l’intervento meccanico sempre piu’ presente delle macchine, ad es., cosa sia o non sia vita…. Questo non è un mostro.
    E’ mostruoso girare la testa dall’altra parte .Il che non significa correr dietro ai soliti giornaloni laici, ai pensatori liberi e anche a certi cattolici sedicenti adulti e gettarsi bovinamente alla rincorsa di posizioni considerate d’avanguardia( ?), zapateriste , per dirla grossolanamente. Ma insomma, confrontarsi e studiare liberamente e senza isterie di segni opposti in campi prima inesistenti, questo è assolutamente doveroso!
    Un terzo gruppo di argomenti: unioni omosex legalizzate, adozioni aperte ai single,unioni di fatto, rientrano nel campo di scelte legislative di società e di costume. Certamente la Chiesa ha il diritto di dire la sua, ma mi sembra che la cosa finisca lì. Sono scelte di legislazione civile, la chiesa puo’ orientare le coscienze nostre e di chi vuole starla a sentire, non vedo che si possa fare d’altro. Non mi scandalizza certamente, cosa che a quanto pare succede al povero Socci, che ci sia nella Chiesa chi esprime posizioni piu’ possibiliste o aperte al dialogo su questi punti. Una cosa è certa.Nemmeno queste questioni sono mostri di cui avere orrore o terrore o da considerare tabù.
    Cristianamente parlando, intendo.

  164. lorenzo scrive,

    3 settembre 2012 @ 14:54

    Caro Luca 73,
    l’anticlericalismo diffuso, l’anticristianesimo di certi paesi, l’ateismo strisciante, l’islamismo aggressivo, l’ideologia anarcoide con correlato odio e sfiducia verso ogni tipo di autorità e ordine costituito… tutta roba che oggi esiste, certamente. Dobbiamo farci i conti. In altre epoche è andata anche peggio, su ognuno di questi fronti.Quindi non drammatizzerei. Con l’eccezione di quel bagno di sangue strisciante e continuo che , in varie parti del mondo, continua a riguardare gente fatta fuori brutalmente ” perché cristiana”. Questo martirio che continua goccia a goccia in posti diversi dovrebbe , lui da solo, farci l’effetto di una supposta al peperoncino e obbligarci a uscir fuori dalla nostra stracca fede abitudinaria. Mentre noi qui spacchiamo elegantemente il capello in quarantaquattro tra cattolici progressisti, tradizionalisti, sociali,e chi piu’ ne ha piu’ ne metta, in giro per il mondo c’è gente che è scannata per il fatto solo che sei di Cristo….
    Io credo però che tutti questi fattori abbiano una funzione di risulta positiva, perché anche essi ci obbligano, se non altro, a porci domande, a purificare roba, a renderci piu’ credibili, a rispondere ad altri.
    Quello che anche io trovo intollerabile, incomprensibile e fortemente colpevole, è certo cristianesimo benpensante, ipocrita e tiepido che alligna e prospera incomprensibilmente fra di noi, un cristianesimo parolaio, culturaloide, filosofeggiato, evirato, ridotto a fotocopia del buonsenso borghese, senza alcun coinvolgimento personale e generante vite che sono perfettamente omologate ed omogenee al modello imperante di riferimento.
    Un cristianesimo perdente e destinato a scomparire ben presto, e io dico menomale e non puo’ essere diversamente! Nessun rimpianto sulla sua fine prossima ventura…sempreché resti in vita, non importa in che misura e in che forme, quello originale del vangelo!!! E di questo, ce n’è comunque a vagonate.

  165. Federico B. scrive,

    3 settembre 2012 @ 15:08

    @Lorenzo,
    temi “scottanti” per i cattolici? Forse per i cattolici sedicenti adulti, che scelgono di non ascoltare la voce della Chiesa e preferiscono accodarsi alle tesi dei laici (magari del Corriere o di Repubblica).
    Per i cattolici quelle da te elencate sono questioni delicate, perchè riguardano la vita delle persone, impegnative, perchè offrono delle occasioni di approfondimento della volontà di Dio, e “sfidanti”, perchè viene chiesto loro una testimonianza coerente al prossimo. Non direi “scottanti”.
    La Chiesa ha delle posizioni chiare, frutto di riflessioni e approfondimenti, che vengono proposte a tutti i credenti. Su alcune questioni la riflessione e l’approfondimento andrà sicuramente avanti: non per accontentare qualcuno o per poter “dialogare” con i non credenti, ma per poter comprendere meglio la volontà del Signore.

  166. Marilisa scrive,

    3 settembre 2012 @ 15:27

    “l’anticlericalismo diffuso, l’anticristianesimo di certi paesi, l’ateismo strisciante, l’islamismo aggressivo, l’ideologia anarcoide con correlato odio e sfiducia verso ogni tipo di autorità e ordine costituito.”

    Permettimi di rilevare, Luca73, che questi “mostri” ci sono sempre stati.
    Oggi ne siamo maggiormente a conoscenza per forza di cose e ne restiamo più impressionati ed impauriti.
    Il mondo è diventato piccolissimo in virtù degli strumenti tecnologici che abbiamo a disposizione; tutti sappiamo tutto degli altri in brevissimo tempo.
    Inutile fare del catastrofismo e lasciarci travolgere dalla sfiducia.
    Io ritengo che nonostante tutto oggi il mondo sia migliore.
    Nel Vangelo si legge che la zizzania crescerà insieme al grano nel campo, che rappresenta il mondo, e che il rischio è che insieme alla zizzania si sradichi il grano stesso.
    “Dio giudicherà il giusto e l’empio, perché c’è un tempo per ogni cosa e per ogni azione” (Qo 3, 17)
    Sarà “il tempo della mietitura” di cui parla Gesù.
    A noi non resta che avere pazienza e misericordia, facendo di tutto, nel frattempo, per lottare contro le ingiustizie e per opporci alla violenza.
    Chi ha fede e si impegna a costruire il regno di Dio crede fermamente che l’ingiustizia e la prepotenza non prevarranno.
    Altrimenti quale sarebbe il fine dell’uomo?

  167. lorenzo scrive,

    3 settembre 2012 @ 16:55

    Va bene, Federico B.
    Togliamo scottanti, e mettiamo pure delicate, impegnative e sfidanti.

  168. Gioab scrive,

    3 settembre 2012 @ 16:56

    @ Marilisa
    “A noi non resta che avere pazienza e misericordia, facendo di tutto, nel frattempo, per lottare contro le ingiustizie e per opporci alla violenza.”
    Una vera fonte di saggezza e tolleranza.
    Però la parabola delle vergini non dice così.
    Dice che dovevano avere l’olio di scorta e chi non lo aveva sebbene tollerante e saggia (perchè andò a comprarselo) non riuscì ad entrare.
    Bisogna leggere bene. Anche loro attesero con pazienza ma rimasero fuori.

  169. Gioab scrive,

    3 settembre 2012 @ 17:08

    @ antonella lignani
    “Forse lo stesso riconoscimento della mia colpa mi otterrà perdono presso il giudice pietoso.”
    Non deve ingannarsi né farsi ingannare.

    Il Giudice non può essere pietoso. Deve essere Giusto. La Giustizia non considera la pietà. Applica il codice.
    E se fa la dichiarazione: “Ora io non nego di essere colpevole, e vedo la mia lentezza e negligenza.” Deve ricordare che nella parabola dei talenti anche quello che lo aveva nascosto sotto terra fu “buttato fuori” non ci fu “misericordia”.
    “Quando dunque la mente divisa e dilaniata si porta a considerare una mole così grande e così vasta di questioni, come potrebbe rientrare in se stessa, per dedicarsi tutta alla predicazione e non allontanarsi dal ministero della parola?”
    Significa forse che Gesù si sbagliò quando diede quel comando. Non aveva preso in considerazione “la mole così grande di questioni”” Fu un incapace anche Simone quando disse : “noi abbiamo abbandonato ogni cosa” Aveva così tanto da fare col pesce da pescare e vendere al mercato.
    Rimane la questione: O si fa la sentinella o si dorme. E il Creatore non farà parzialità né si farò corrompere. Tutto il resto sono chiacchiere.
    “E Noè faceva secondo tutto ciò che Dio gli aveva comandato. Fece proprio così.”( Gen 6.22)

  170. Marilisa scrive,

    3 settembre 2012 @ 18:33

    Gioab, per quanto mi riguarda è andato fuori tema.

  171. lorenzo scrive,

    3 settembre 2012 @ 18:55

    Scusi Gioab, poi non la importuno piu’.
    “La Giustizia non considera la pietà”. Per lei, immagino.
    Certamente non per il Dio di Gesù Cristo, la cui giustizia E’ misericordia.

  172. luca73 scrive,

    4 settembre 2012 @ 8:16

    Caro Marco,
    scusa se rispondo solo ora.
    Risposte egregie alle tue questioni sono comunque già state date da Lorenzo (“la Chiesa stessa, con i suoi tempi, i suoi modi e le sue modalità, ad esprimersi in merito. Unica titolata a farlo ( con buona pace dei giornaloni laici e dei pensatoroni ” liberi ” che della chiesa se ne fottono,legittimamente, ma pretendono poi di dettarle agende e temi di dibattito…). Per dirla con Martini: alla fine su questi temi si preghi e si stia a vedere. Io credo che ci stia sempre lo Spirito di mezzo, in fondo….”), da Federico B. (“La Chiesa ha delle posizioni chiare, frutto di riflessioni e approfondimenti, che vengono proposte a tutti i credenti. Su alcune questioni la riflessione e l’approfondimento andrà sicuramente avanti: non per accontentare qualcuno o per poter “dialogare” con i non credenti, ma per poter comprendere meglio la volontà del Signore.”) e da Marilisa (“A noi non resta che avere pazienza e misericordia, facendo di tutto, nel frattempo, per lottare contro le ingiustizie e per opporci alla violenza. Chi ha fede e si impegna a costruire il regno di Dio crede fermamente che l’ingiustizia e la prepotenza non prevarranno.”).

    Relativamente poi ad alcune tue domande (coppie di fatto, matrimonio gay, adozione alle coppie gay), mi limito a chiedere gentilmente – a te o a chiunque altro – di fissarmi un appuntamento con una persona che sarebbe stata contenta di aver due “mamme” o due “babbi”!

    Io penso che Matrimonio e famiglia non siano una costruzione sociologica casuale, frutto di particolari situazioni storiche ed economiche. Al contrario, la questione del giusto rapporto tra l’uomo e la donna affonda le sue radici dentro l’essenza più profonda dell’essere umano e può trovare la sua risposta soltanto a partire da qui. Non può essere separata cioè dalla domanda antica e sempre nuova dell’uomo su se stesso: chi sono? cosa è l’uomo? E questa domanda, a sua volta, non può essere separata dall’interrogativo su Dio: esiste Dio? e chi è Dio? qual è veramente il suo volto?

    La risposta della Bibbia a questi quesiti è unitaria e consequenziale: l’uomo è creato ad immagine di Dio, e Dio stesso è amore. Perciò la vocazione all’amore è ciò che fa dell’uomo l’autentica immagine di Dio: egli diventa simile a Dio nella misura in cui diventa qualcuno che ama. Da questa fondamentale connessione tra Dio e l’uomo ne consegue un’altra: la connessione indissolubile tra spirito e corpo: l’uomo è infatti anima che si esprime nel corpo e corpo che è vivificato da uno spirito immortale.

    Anche il corpo dell’uomo e della donna ha dunque, per così dire, un carattere teologico, non è semplicemente corpo, e ciò che è biologico nell’uomo non è soltanto biologico, ma è espressione e compimento della nostra umanità. Parimenti, la sessualità umana non sta accanto al nostro essere persona, ma appartiene ad esso. Solo quando la sessualità si è integrata nella persona, riesce a dare un senso a se stessa.

    Così, dalle due connessioni, dell’uomo con Dio e nell’uomo del corpo con lo spirito, ne scaturisce una terza: quella tra persona e istituzione.

    Nessuno di noi infatti appartiene esclusivamente a se stesso: pertanto ciascuno è chiamato ad assumere nel più intimo di sé la propria responsabilità pubblica. Il matrimonio come istituzione non è quindi una indebita ingerenza della società o dell’autorità, l’imposizione di una forma dal di fuori; è invece esigenza intrinseca del patto dell’amore coniugale.

    Le varie forme odierne di dissoluzione del matrimonio, come le unioni libere, fino allo pseudo-matrimonio tra persone dello stesso sesso, sono invece espressioni di una libertà anarchica, che si fa passare a torto per vera liberazione dell’uomo.
    Una tale pseudo-libertà si fonda su una banalizzazione del corpo, che inevitabilmente include la banalizzazione dell’uomo. Il suo presupposto è che l’uomo può fare di sé ciò che vuole: il suo corpo diventa così una cosa secondaria dal punto di vista umano, da utilizzare come si vuole. Il libertinismo, che si fa passare per scoperta del corpo e del suo valore, è in realtà un dualismo che rende spregevole il corpo, collocandolo per così dire fuori dall’autentico essere e dignità della persona.

  173. luca73 scrive,

    4 settembre 2012 @ 8:19

    Chiudo con un’ultima riflessione sul Cardinale Matini, che la stampa schierata ha completamente dimenticato.
    Il suo cuore è sempre stato un cuore di evangelizzatore e di profeta nel tentativo di annunciare il Cristo al mondo secolarizzato e illuminista.
    In ciò egli ha anticipato i temi della “nuova evangelizzazione” e dell’Anno della Fede lanciato da Benedetto XVI.

    Per una strana manipolazione, proprio quel mondo liberale e illuminista, oggetto della sua cura, ha fatto di tutto per mostrare un cardinale Martini dalla “parte del mondo” e contro la Chiesa di Wojtyla e di Ratzinger.
    Ancora in questi giorni si sta manipolando la sua morte, mostrando questa grande figura di fede come un propugnatore dell’eutanasia, avendo rifiutato l’accanimento terapeutico (cosa che tutta la Chiesa rifiuta), o un sostenitore delle coppie di fatto. Il mondo spesso usa la Chiesa per andare contro alla Chiesa.
    Ha avuto ragione papa Benedetto XVI a liquidare le ideologiche contrapposizioni fra “conservatori” e “progressisti” alla morte del defunto cardinale di Milano, affermando che egli “”ha servito generosamente il Vangelo e la Chiesa”.

  174. Gioab scrive,

    4 settembre 2012 @ 15:46

    @ lorenzo
    “Scusi Gioab, poi non la importuno piu’.“La Giustizia non considera la pietà”. Per lei, immagino. Certamente non per il Dio di Gesù Cristo, la cui giustizia E’ misericordia.”

    E’ mio dovere spiegare. Non mi importuna affatto.
    Riconfermo ciò che ho scritto. Se fosse come lei dice : “la Giustizia è misericordia” Dio avrebbe potuto misericordiosamente “perdonare” sia Adamo che Eva, ma non pare che si andata così.

    Se la Giustizia fosse misericordia, il Dio non avrebbe mandato in esilio il suo popolo a Babilonia, o punito anche Mosè o Davide, ma avrebbe misericordiosamente perdonato. Anche la seconda volta quando Gerusalemme e il tempio furono distrutti. Invece li aveva avvertiti più volte che sarebbe accaduto : “ e io continuai a mandarvi tutti i miei servitori i profeti, alzandomi ogni giorno di buon’ora e mandando[li]. Ma essi non mi ascoltarono, e non porsero orecchio, ma continuarono a indurire il loro collo. Agirono peggio dei loro antenati!” ( Ger 7.21-26 v. Ger 3.8-10)

    Se fosse stata misericordia, l’avrebbe esercitata almeno per risparmiare a “suo figlio” le sofferenze che invece furono tremende.
    La misericordia consiste nel mantenere aperta la porta dell’opportunità per un tempo poi viene chiusa. E’ quella la misericordia. Una specie di armistizio. La possibilità di usufruire di quel tempo, di quella opportunità. Poi accadrà ciò che Daniele profetizzò:
    “E durante quel tempo sorgerà Michele, il gran principe che sta a favore dei figli del tuo popolo. E certamente accadrà un tempo di angustia come non se ne sarà fatto accadere da che ci fu nazione fino a quel tempo. E durante quel tempo il tuo popolo scamperà, chiunque si troverà scritto nel libro…. “E in quanto a te, o Daniele, rendi segrete le parole e sigilla il libro, sino al tempo della fine. Molti [lo] scorreranno, e la [vera] conoscenza diverrà abbondante”. ( Dan 12.1-4)
    Anche Paolo conferma questo concetto : “È vero che Dio non ha tenuto conto dei tempi di tale ignoranza, ma ora dice al genere umano che tutti, in ogni luogo, si pentano. Poiché ha stabilito un giorno in cui si propone di giudicare la terra abitata con giustizia mediante un uomo che ha costituito, e ne ha fornito garanzia a tutti in quanto lo ha risuscitato dai morti”. ( Atti 17.30-31)
    La misericordia consiste nel dare tempo e modo, facendo avvertire chi è interessato che la Giustizia farà il suo corso e chi non ha ricercato o trovato il modo di mettere quel segno sulla porta, come accadde con gli Egiziani o quel sigillo sulla fronte come ha profetizzato Ezechiele, non avrà scampo : “E Jehovah gli diceva: “Passa in mezzo alla città, in mezzo a Gerusalemme, e devi apporre un segno sulla fronte degli uomini che sospirano e gemono per tutte le cose detestabili che si fanno in mezzo ad essa”. E a quegli [altri] disse ai miei orecchi: “Passate per la città dopo di lui e colpite. Il vostro occhio non commiseri, e non provate nessuna compassione. Dovete uccidere vecchio, giovane e vergine e fanciulletto e donne, fino alla rovina. Ma non vi accostate ad alcun uomo sul quale è il segno, e dovete cominciare dal mio santuario”.” ( Eze 9.4-7)

    Perché non dovrebbe essere così ? L’immobilismo alimenterebbe solo il permissivismo e l’ingiustizia in favore dei furbi che così tanto danno hanno causato all’umanità. Non ci sarebbe nessun motivo per fare un vero cambiamento ma si potrebbe pensare, come facevano alcuni uomini sbagliando, che pensavano che tutto sarebbe continuato come sempre. Invece èscritto “: “E deve accadere in quel tempo che investigherò accuratamente Gerusalemme con lampade, e di sicuro presterò attenzione agli uomini che si rapprendono sulle loro fecce [e] che dicono nel loro cuore: Jehovah non farà bene, e non farà male’. E le loro ricchezze devono divenire per il saccheggio e le loro case per una distesa desolata. Ed edificheranno case, ma non le occuperanno; e pianteranno vigne, ma non ne berranno il vino. “Il grande giorno di Jehovah è vicino. È vicino, e si affretta moltissimo. Il suono del giorno di Geova è amaro. Là un uomo potente emette un grido. Quel giorno è un giorno di furore, un giorno di strettezza e di angoscia, un giorno di bufera e di desolazione, un giorno di tenebre e di caligine, un giorno di nuvole e di fitta oscurità, un giorno di corno e di segnale d’allarme contro le città fortificate e contro le alte torri d’angolo. E certamente causerò angustia al genere umano, e di sicuro cammineranno come uomini ciechi; perché hanno peccato contro Jehovah. E il loro sangue sarà in effetti versato come la polvere, e le loro viscere come lo sterco. Né il loro argento né il loro oro li potrà salvare nel giorno del furore di Geova; ma dal fuoco del suo zelo sarà divorata l’intera terra, perché egli farà uno sterminio realmente terribile di tutti gli abitanti della terra”. ( Sof. 1.12-18) Spero di esser stato chiaro.

  175. Marco scrive,

    4 settembre 2012 @ 18:14

    Caro Luca73,

    “Tutti hanno una scintilla di Dio che bisogna trovare”.
    Lo dice il Papa nero: http://www.corriere.it/cronache/12_settembre_04/20120904NAZ05_26_977aa562-f670-11e1-ac56-9abd64408884.shtml

  176. lorenzo scrive,

    5 settembre 2012 @ 0:44

    @Gioab

    Molto chiaro.
    Lei mi parla del suo Jehovah, io le parlo di Gesù Cristo che è Dio.

  177. luca73 scrive,

    5 settembre 2012 @ 8:42

    Caro Marco,
    ho letto con attenzione il pezzo che mi hai consigliato [il Papa nero]. Sicuramente da apprezzare, ma – a mio avviso – con qualche precisazione

    La morte del Cardinal Martini mi ha fatto star male. Non solo per la sofferenza che si prova di fronte alla malattia e alla morte di un grandissimo Principe della Chiesa, ma anche, e soprattutto, perchè mi ha messo tanta tristezza quel coro di encomi interessati ad un pastore considerato “diverso”.
    Anche Gesù era “diverso”, ma anziché applaudirlo, Lo hanno inchiodato ad una Croce, chissà perché.
    Anche Gesù metteva in discussione “200 anni di storia” religiosa, ma non per cercar di adattare la dottrina alla contemporaneità, semmai per adattare la contemporaneità alla dottrina.

    Io sono solo un povero cristiano, spesso peccatore ed incoerente e non sono troppo bravo con le parole, ma quando sento parlare a sproposito di “cattedra dei non credenti”, un pò mi danno fastidio le relative banalizzazioni e strumentalizzazioni in senso anti-clericale.
    Forse sarebbe meglio, molto meglio, discutere dei dieci comandamenti e del catechismo della Chiesa cattolica tutto intero.
    Sai, caro Marco, pur con tutto il rispetto per il Cardinale Martini e per coloro che l’hanno sinceramente amato e seguito, mi pare che il dubbio eretto a dogma possa confondere le anime più semplici.

    E’ vero “Tutti hanno una scintilla di Dio che bisogna trovare”. Però – lungi dalle derive relativiste, che anche Martini sono sicuro non apprezzasse – è dovere di noi cristiani indicare la strada giusta per recuperare quella “scintilla di Dio”. E quella strada è Gesù Cristo.

    Con stima ed affetto.
    Luca

  178. Gioab scrive,

    5 settembre 2012 @ 11:29

    @ lorenzo
    “Molto chiaro. Lei mi parla del suo Jehovah, io le parlo di Gesù Cristo che è Dio.”

    Ogni opinione è legittima, ma non ogni opinione corrisponde alla verità.
    Malgrado quanto sia vasto il consenso o abbia seguito rimane da capire perché mai Gesù rivolgerebbe preghiere a se stesso.
    Ed è anche strano che non abbia detto “sia santificato il mio nome” bensì dice “sia santificato il Tuo Nome”. Si sarà sbagliato ?

    Interessante anche notare che essendo Gesù il “primogenito” di ogni creatura (Col 15.1) non si capirebbe come abbia fatto ad auto generarsi mentre Dio è eterno e chi mai sarà stato a generarlo se lui non poteva farlo da solo ?

    “Generato o creato” – Significa che prima non c’era.
    ” ‘Tu sei mio figlio, io oggi ti ho generato” ( Atti 13.33)

  179. lorenzo scrive,

    5 settembre 2012 @ 12:28

    Caro Gioab,
    Gesù Cristo è Dio.
    Lei è Gioab e basta. Io sono Lorenzo, e basta.
    Già così ci sono un monte di cose su di me che restano da capire, che sono un mistero perfino per me stesso. Scommetto a occhi chiusi che lo stesso sarà per lei.
    S’immagini se non ce ne sono molte, ma molte di piu’ che non si possono ” capire ” su Dio.Mi sembra anzi estremamente credibile, un Dio che non si squaderna come un teorema di geometria.
    Comunque per me la risposta c’è, e chiarissima, ai suoi quesiti ” tecnici”.
    Gesù Cristo è Dio. E Dio e’ e Padre e Figlio e Spirito Santo.
    Non sarà una risposta dimostrabile in laboratorio ( per fortuna!) , ma io la trovo una risposta piena di forza e di credibilità. L’unica, peraltro.

  180. Federico B. scrive,

    5 settembre 2012 @ 13:33

    @Lorenzo,
    lascia perdere. La tua testimonianza è generosa e significativa, ma in questo caso è veramente sprecata. Rischi solo di provocare bestemmie contro la SS Trinità. Il Troll non è disposto ad ascoltare. Il dialogo che gli proponi è impossibile.

  181. luca73 scrive,

    5 settembre 2012 @ 13:51

    Concordo pienamente con Lorenzo.

    E mi chiedo ancora una volta quanto venga dato (in denaro ovviamente!) al troll sal/gioab per infestare – con risultati oltremodo risibili – i blog cattolici

  182. luca73 scrive,

    5 settembre 2012 @ 13:53

    Concordo pienamente con Federico B., scusate.

  183. lorenzo scrive,

    5 settembre 2012 @ 15:05

    @FedericoB. @Luca73

    Neanche Anna,Caifa e Pilato erano disposti ad ascoltare…e erano assai piu’ pericolosi di un troll.
    :)
    Non propongo nessun dialogo: dico le cose come stanno.
    Se qualcuno mi dice:” tu sei una donna”, io gli dico: no, sono un uomo.
    Punto.

  184. marcello.n scrive,

    5 settembre 2012 @ 15:34

    @ luca73, 4 settembre 2012 @ 8:16

    Caro Luca, in questo blog abbiamo dibattuto molti temi, come si comporta la stampa, i progressisti, i conservatori, i buoni, i cattivi, eccetera.

    Io vorrei fare una riflessione più specifica, che riguarda me stesso, cosa debbo fare io.
    Per quanto riguarda la stampa, i media e tanti altri, forse non mi sento nemmeno in posizione di dare troppi giudizi ed, ovviamente, cerco di non farmi influenzare da loro, ma comunque di capirli.

    Vorrei capire cosa debbo fare io, io che vedo tanti fatti, con i miei occhi, che debbo in ogni caso interpretarli, a torto od a ragione, e cerco di farlo solo considerando elementi oggettivi, meglio se provenienti dalla Chiesa stessa nei vari modi che ha di parlare, e lo stesso per gli altri enti in considerazione, così vengono meno dubbi.
    E come prima cosa, cerco di amare la Chiesa, come ho cercato di amare moglie, figli, il prossimo. La Chiesa ce la ha donata Gesù, e come potremmo farne senza? Una Chiesa fatta da uomini, che possono sbagliare, come aveva fatto Pietro, il suo primo capo, e che ci siano stati degli errori è un fatto oggettivo, riconosciuto – come dicevo – dalla Chiesa stessa.
    E con questo non credo proprio di essere anticlericale, anticlericale mi sembra molto di più chi non pensa nemmeno di poter contribuire a risolvere i problemi della Chiesa.
    Tu dici: [ …la vocazione all’amore è ciò che fa dell’uomo l’autentica immagine di Dio ], e sono perfettamente d’accordo con te.

    Ed aggiungo che il vero amore non permette una posizione passiva, di stare ad aspettare istruzioni, di pregare e basta, anche se è certamente la prima cosa da fare, il vero amore chiede di agire, almeno di tentare di agire, con il massimo di attenzione e giudizio, ma di fare qualcosa, qualcosa oltre che pregare, anche se chi solamente prega, con la vera fede, aiuta tutti gli altri. E’ i discorso di Marta e Maria, servono ambedue, come dimostrano tanti santi che, dopo aver pregato, hanno agito, sacrificando se stessi in modo anche letterale.

    Come credo giusto che sia, dobbiamo dividerci i compiti, i temi son talmente tanti che una persona normale non può trattarli tutti, ma tante persone normali, messe assieme, forse possono fare qualcosa di buono, come ci ha spiegato S. Paolo.

    Ho lavorato nel mondo, da tecnico; da come vanno i miei figli, ormai uomini maturi, da come si prospettano le cose per i nipotini, e, soprattutto, da come si prospettano le cose per la Chiesa, che fa della scristianizzazione un argomento giustamente molto importante, credo proprio che il tema di un rinnovamento dell’approccio usato nell’azione pastorale sia fondamentale, tant’è che fanno i programmi pastorali.

    Ho anche citato, precedentemente, alcune note di Benedetto XVI, non sono quindi il solo a pensarla così. E sempre Benedetto XVI dà anche dei suggerimenti sol come agire, indica quanto va rinnovato.

    Ed allora uno va a vedere i documenti CEI che impostano il tema, cercando magari qualche idea eventualmente utilizzabile da subito, e trovi che si limitano a trattare il pur importantissimo tema di come rinnovare la catechesi, ma non parlano di come portare questa catechesi a chi non viene mai nelle nostre chiese, nelle nostre parrocchie, tema sollecitato dal Papa.
    Forse lo affronteranno dopo, ma il programma pastorale che si discute oggi vale per il decennio 2010-2020, e dopo sembrerebbe un po’ lontano.

    Non sono un teologo, faccio il volontario in parrocchia, sono terra terra. Ma, come dice la CEI, le Parrocchie sono il punto principale, l’ossatura base per l’evangelizzazione.
    Ci sono varie cose che si potrebbero fare per accrescere la capacità di contatto delle Parrocchie, non mi dilungo.
    Ci sono varie cose che si potrebbero pensare a livelli più alti, ed anche qui mi dilungo ancor meno, ne ho certamente una minore competenza ed esperienza. Ma molti organi accreditati dalla Chiesa ne parlano.

    Ho cercato dei contatti per proporre delle idee, per mettermi a disposizione di chi di dovere per una collaborazione, per quanto modesta possa essere, non li ho trovati.

    Cosa debbo fare? Nel blog mi hanno anche suggerito di studiare teologia …. Significherebbe per me un rivolgersi verso l’alto, un isolarmi dai derelitti per godermi da solo un grande banchetto, certamente serve anche chi studi teologia, ma non fa per me, sono certo che serve anche qualcuno che si occupi dei temi dei quali ho parlato.

    Ho la sensazione che questo blog sia per teologi …. se vanno tutti d’accordo e con l’amore fraterno che ho trovato nel blog in tanti che di teologia ne sanno molto più di me…
    Prendetela soprattutto come una facile battuta, vi prego. Tu, Luca, non sei tra questi.

    Ma mi rimane il punto interrogativo: cosa debbo fare?
    Certamente non riuscirò a solamente pregare.
    Troppo comodo scaricare tutto in Cielo, chi seppellisce i talenti non fa una buona fine, almeno come non la fa chi non ha Fede nel Cielo e non prega.
    C’è sempre la giusta via di mezzo.

    Trovo il Cardinale Martini “dalla mia”, a parte il fatto che non c’è una “mia” o una “tua”, ma solo una “nostra”.
    Quanto mi ha insegnato di più, pur nella mia ignoranza, è quanto e come sia possibile parlare con un non credente.

    Cercherò di arrangiarmi.

  185. luca73 scrive,

    5 settembre 2012 @ 16:32

    Caro marcello.n,
    ti ringrazio innanzitutto per avermi citato e avermi rivolto parole di amicizia.

    Io vedo tanta, tantissima forza nelle tue parole e nel tuo racconto di Fede.
    Non ti conosco di persona, ma penso sinceramente che tu sappia perfettamente come comportarti e che tu sappia esattamente cosa fare. Tu dici con stupenda umiltà – nel senso più nobile dell’espressionie e del relativo concetto evangelico –: “cerco di amare la Chiesa, come ho cercato di amare moglie, figli, il prossimo”.
    Questa, caro Marcello, è la Fede. Non è necessario scrivere di teologia o impelagarsi in talvolta sterili discussioni filosofiche.
    Nelle tue parole c’è molto di più: c’è una Fede vissuta nel concreto che ti rende onore e ti avvicina a quella Volontà di Gesù che è Amore. Non c’è nulla di più perfetto dell’Amore!
    E parli con sapienza della parabola dei talenti e dei carismi che ci permettono di essere e di farci Chiesa, ognuno con la propria differente sensibilità e nell’Unione con il corpo mistico di Cristo che è la Chiesa.
    Io penso che tu stia già facendo quello che il Signore vuole da te. Tu ti impegni in Parrocchia ed hai un giusto desiderio di contribuire a migliorare la Chiesa.

    Sai, le tue parole mi ricordano un recente intervento di papa Benedetto, il quale diceva che vi sono anche agnostici, che a motivo della questione su Dio non trovano pace; persone che soffrono a causa dei peccati (di chi si dice con superficialità appartenente alla Chiesa) e hanno desiderio di un cuore puro, e che per ciò stesso sono più vicini al Regno di Dio di quanto lo siano i fedeli di routine, che nella Chiesa vedono ormai soltanto l’apparato, senza che il loro cuore sia toccato dalla Fede.
    Mi pare che tu appartenga a questa categoria di persone realmente innamorate di Gesù, persone vicine al Regno di Dio – categoria giustamente lodata dal Papa, a prescindere da qualità meramente umane.

    Non scoraggiarti, ma credi in te e nel Signore che ti accompagnerà e illuminerà sempre.

    Con affetto e stima.
    Luca

  186. nico scrive,

    5 settembre 2012 @ 16:33

    Scusami Marcello.n, ma proprio non capisco, con tutto l’affetto e la stima che mi ispiri:
    perchè mai studiare teologia dovrebbe voler dire isolarsi? Ancora si trascina quell’idea secondo cui contemplazione ed azione sono alternative?
    “Pensare è importante se aiuta ad amare” diceva mons. Sartori…

    Dopo di che, se non la senti come una strada a te adatta, va bene, il Signore ti aiuterà a trovare il tuo percorso.
    Ti suggerisco solo una cosa: se ti sembra di aver individuato un’urgenza pastorale, cerca di metterla in pratica nella tua piccolissima realtà parrocchiale, insieme a quelli che ti sono vicini. Se è un’idea valida, si propagherà da sé.

  187. lorenzo scrive,

    5 settembre 2012 @ 17:45

    Caro marcello.n,
    se mi permetti: non ti venga in mente – per usare le tue parole- d’isolarti dai derelitti e resta concentrato e tignosamente abbarbicato a quello che ti sta a cuore:come portare Cristo a chi non viene mai nelle nostre chiese, trovare un modo nuovo per “fare azione pastorale” e catechesi.
    Non solo sono i due temi su cui si giocherà la partita del presente e del futuro del cristianesimo, ma sono quelli in cui bisogna letteralmente inventarsi qualcosa di nuovo.
    Piu’ che dibattere, studiare, confrontarsi, pregare – tutte cose necessarie, intendiamoci- c’è bisogno di “qualcuno” che si prenda a cuore la faccenda, ne faccia una questione di propria vita personale, e la spenda su questa questione. Quel qualcuno è necessario che sia tu, che sia io, che sia chi sente questa come una urgenza vera e inderogabile. Lo so che si rischia di essere velleitari e utopisti, ma i rischi sono fatti per essere calcolati e poi per fottersene e andare avanti. Le porte a cui picchiare, lo so anch’io per esperienza personale, restano chiuse: piu’ per mancanza di tempo, quantità di “altro” da fare e diffidenza verso un discorso nuovo, che per ottusità o volontà negativa. Insomma, resta tanto piu’ facile organizzare l’organigramma esistente , basato su quello che c’è già e piu’ o meno fila e funziona, che non investire tempo, teste, energie per mettersi a battere strade nuove. Questo, dopo il nostro impegno spicciolo e personale nel quotidiano ( nel quotidiano, prima ancora che nel volontariato), è un nostro specifico e peculiare compito. Picchiare e picchiare a tutte le porte e in tutte le sedi, rompere le porte e le palle, a furia di picchiare, per tutta la trafila degli uffici diocesani, fino allo sfinimento: nostro e soprattutto loro.
    “Cosa devo fare io” è la domanda giusta che ci dobbiamo porre.
    Il tempo delle deleghe e degli alibi è finito. Che Papa ci sarà, che vescovo ci guiderà, chi dirigerà la Cei ecc ecc…sono cose importanti e appassionanti, ma ci passano sopra la testa anni luce e non ci coinvolgono né sconvologono la vita. ” Cosa devo fare io “, sì. E d’altra parte è solo quello che io faccio, o che non faccio, che puo’ dare credibilità o meno, efficacia o meno, incisività o meno a Cristo tra i miei amici, colleghi e conoscenti “lontani”.
    Infinitamente di piu’ di un’enciclica papale- che non leggeranno mai- di una disputa teologica- che risulterà per loro incomprensibile e distante- di una confronto tra cattolici progressisti e trdizionalisti ( e che due megapalle!).
    Loro vivono e guardano me. Se hanno sotto il naso qualcosa di diverso e convinto, potranno anche porsi certe domande. Se mi vedono vivere, me cristiano, come loro, messa e volontariati a parte, perché mai dovrebbero essere minimamente interessati al cristianesimo?
    Noi, uno per uno, abbiamo questa opportunità e questa responsabilità. Ogni tempo è scaduto. E’ il nostro personale turno, adesso.
    Grazie per avercelo ricordato.

  188. marcello.n scrive,

    6 settembre 2012 @ 11:17

    @ Luca 73, @ nico, @ Lorenzo ed… a tutti.

    Le vostre risposte mi hanno letteralmente commosso, vedo che alla fine ci intendiamo.

    Devo una precisazione a nico, in merito a cosa detto sulla teologia, sull’isolamento, oltre a pregarlo/a di non chiedermi scusa per delle domande sensate.
    La faccio un po’ lunga: ho sempre lavorato nel campo della media tecnologia, elettronica ed aeronautica in particolare. Si va avanti per specializzazioni a volte estreme. Ma se vuoi realizzare un progetto, ti serve il matematico, il fisico, il chimico, lo specialista di organizzazione, quello che fa i conti e cura i fondamentali aspetti finanziari, campo proprio oscuro per tanti altri, e così via, oltre al mitico “Capo Programma” che deve mettere assieme tutti questi specialisti per coordinarli verso l’obiettivo specifico, cosa quasi più difficile di tutte le altre, ed estremamente interessante perché tocca a fondo i caratteri, i rapporti umani, che sono più dificili da pilotare di una Ferrari, ma se ci riesci appena un pò ….
    Solo così si può sperare di ottenere un buon risultato.
    Esempio: Maxwell, gran matematico e fisico teorico, aveva scoperto le leggi che spiegano come mai un certi tipi di impulsi elettrici si propagano a distanza, luce o radio che sia.
    Ma era uno specialista. C’è voluto Marconi per aggiungerci quel tanto di pratico per inventare la radio e Marconi, senza Maxwell, probabilmente non sarebbe diventato famoso.

    Anche da noi ci sono, servono, tanti specialisti. I nostri temi coprono, per definizione, tutto lo scibile umano, qualcuno vorrebbe andare oltre, ma proprio non si può.
    Io non mi sento specialista in Teologia, non ne ho la mentalità, la capacità, le necessarie conoscenze di base, e questo è il primo punto. Prendo per buono quello che mi dicono, mi limito a verificare la coerenza, fin che posso.
    Il secondo: per me studiare teologia “per qualche anno” significa concentrarmi solo su questo, ormai le rotelle hanno cominciato ad arrugginirsi, classe 1935. Non potrei fare altro.
    E poi mi sentirei un egoista: mi concentrerei su studi che ritengo affascinanti, lasciando gli altri fuori dalla porta.

    Di nuovo: scusate la lunghezza, ma non vorrei minimamente essere considerato uno che crede inutile o in sott’ordine la Teologia.

    Mia avete chiarito molte idee, e dato coraggio, anche se penso che se a “rompere le balle” fossimo in tanti, si farebbe forse prima, proverò ad organizzarmi. E sono d’accordo che gli ostacoli incontrati non sono dovuti a pre concetti, a “cattiveria”.
    Grazie a Lorenzo per le sue espressioni estremamente efficaci.

    Ma diamoci dentro e, suvvia, lasciamo qualcosa anche per Gesù, per la Divina Provvidenza, altrimenti sai che superbia.

    Grazie ancora.

  189. antonella lignani scrive,

    6 settembre 2012 @ 15:33

    Non so se già lo avete letto, ma comunque lo segnalo:
    http://vaticaninsider.lastampa.it/homepage/inchieste-ed-interviste/dettaglio-articolo/articolo/martini-gesuiti-jesuits-jesuitas-spadaro-17929/

  190. antonella lignani scrive,

    6 settembre 2012 @ 16:21

    Anche questo è da leggere:
    http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1350318?ref=hpchie

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