Torno da Lourdes con tre taniche di acqua
Finito di scrivere per il Corsera sono tornato alle dieci di sera al santuario per la provvista d’acqua. Ho comprato in un negozio tre piccole taniche di plastica con l’immagine della Vergine su un fianco, capaci di un mezzo litro ciascuna. Le ho pagate tre euro. Con esse sono andato alle “fontane” – cioè alle cannelle che si trovano sul fianco del santuario, nella zona tra la rampa che sale alla basilica superiore e la Grotta. Sono una trentina. Sul muro che le sovrasta c’è scritto: “Lava il tuo viso, bevi quest’acqua e prega Dio che purifichi il tuo cuore”. Le persone qui si lavano, bevono e riempiono taniche e bottiglie. Ho fatto la coda e ho riempito le mie tanichette: una per la suocera che si chiama Rita, una per Anita mia sorella, una per la cognata Anna. L’acqua nel mio parentado è affare di donne. Tornando all’Hotel Gallia cammino accanto a donnette che trasportano taniche da cinque e dieci litri, curve da un lato come il giorno che l’acquedotto è in panne e vanno a rifornirsi alla fontana. Trovo un gruppo di donne africane, vestite a grandi colori, che portano le taniche sulla testa in bell’equilibrio. Le saluto, mostro le mie tanichette e ridiamo della nostra semplicità.