Con cinque pani e due pesci Gesù sfama cinquemila persone

Pesce e pani eucaristici – III secolo – Roma – Catacombe di San Callisto – per segnalare che lunedì 24 a Pizza e Vangelo leggeremo dal capitolo sesto di Marco la narrazione della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Nei commenti la scheda di presentazione della lectio, il testo che leggeremo, l’invito universo a collegarsi.

13 Comments

  1. Luigi Accattoli

    Narrato sei volte. Miracolo caro alla memoria cristiana di tutti i tempi, questo della moltiplicazione dei pani e dei pesci: è l’unico dei “segni” messianici compiuti da Gesù che sia narrato da tutti e quattro i Vangeli, con dettagli sostanzialmente equivalenti. Oltre che in questo brano di Marco, lo ritroviamo in Matteo 14, 13-21; in Luca 9, 10-17; in Giovanni 6, 1-14. Matteo (15, 32-39) e Marco (8, 1-10) hanno anche una replica – ossia una seconda narrazione – di questo “segno”, che dunque nell’insieme dei Vangeli ricorre sei volte.
    Tutti gli evangelisti ricordano i cinque pani e due pesci di partenza, tutti segnalano che vi erano cinquemila uomini da sfamare (“senza contare le donne e i bambini”, aggiunge Matteo), tutti narrano degli avanzi raccolti in dodici ceste. Nelle repliche di Matteo e Marco i pani di partenza sono sette, accompagnati a pochi “pesciolini”, se ne sfamano quattromila persone e ne avanzano sette sporte. Gli studiosi interpretano le repliche come seconde versioni dello stesso episodio.
    Il fatto che vi siano così tante ricorrenze narrative sta a dire che la primitiva comunità attribuì grande importanza a questo miracolo. In esso già gli evangelisti, ma poi con insistenza i Padri della Chiesa e gli interpreti di tutti i tempi, hanno visto una prefigurazione dell’Eucarestia, che è anch’essa pane benedetto, spezzato, distribuito; un preannuncio del Regno dei Cieli nel quale gli affamati saranno saziati (vedi la beatitudine che così afferma in Luca 6, 21); un insegnamento ai discepoli e alla Chiesa a farsi carico in prima persona delle folle affamate: “Voi stessi date loro da mangiare” (versetto 37).

    21 Gennaio, 2022 - 22:02
  2. Luigi Accattoli

    Marco 6, 30-44. Gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. 31Ed egli disse loro: “Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’”. Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare. 32Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. 33Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero.
    34Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose. 35Essendosi ormai fatto tardi, gli si avvicinarono i suoi discepoli dicendo: “Il luogo è deserto ed è ormai tardi; 36congedali, in modo che, andando per le campagne e i villaggi dei dintorni, possano comprarsi da mangiare”. 37Ma egli rispose loro: “Voi stessi date loro da mangiare”. Gli dissero: “Dobbiamo andare a comprare duecento denari di pane e dare loro da mangiare?”. 38Ma egli disse loro: “Quanti pani avete? Andate a vedere”. Si informarono e dissero: “Cinque, e due pesci”. 39E ordinò loro di farli sedere tutti, a gruppi, sull’erba verde. 40E sedettero, a gruppi di cento e di cinquanta. 41Prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero a loro; e divise i due pesci fra tutti. 42Tutti mangiarono a sazietà, 43e dei pezzi di pane portarono via dodici ceste piene e quanto restava dei pesci. 44Quelli che avevano mangiato i pani erano cinquemila uomini.

    21 Gennaio, 2022 - 22:03
  3. Luigi Accattoli

    Verso un luogo deserto. v. 30: si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto. Subito prima dell’intermezzo narrativo riguardante gli interrogativi di Erode Antipa su Gesù e l’antefatto del martirio di Giovanni il Battezzatore, Marco aveva narrato l’invio in missione dei Dodici, mandati a predicare che “la gente si convertisse” (6, 7-13).
    v. 31: non avevano neanche il tempo di mangiare. Abbiamo già incontrato questa espressione in Marco 3, 20: “non potevano neanche mangiare”. La prima parte di Marco segnala più volte l’assedio delle folle intorno a Gesù e ai discepoli.
    v. 32: Allora andarono con la barca verso un luogo deserto. E’ da intendere come uno spostamento lungo la riva del lago di Galilea. Marco e Matteo non danno il nome della località, Luca la colloca “verso una città chiamata Betsaida” (9, 10), Giovanni verso Tiberiade (6, 23). Betsaida e Tiberiade non sono vicine e dunque concluderemo che non possiamo avere un’idea chiara di questa località.
    v. 33: Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero. In Marco oltre a questo vi sono altri quattro luoghi dove il desiderio di Gesù di appartarsi e di non essere individuato viene contraddetto dalla folla: 1, 44s; 5, 20; 7, 24.36.

    21 Gennaio, 2022 - 22:07
  4. Luigi Accattoli

    Preso alle viscere. v. 34: vide una grande folla, ebbe compassione di loro. Gesù aveva portato “in disparte” gli apostoli per avere con loro un momento di pace e di riflessione su quanto avevano fatto durante la loro prima uscita missionaria, ma arrivano le folle e il rabbi subito le accoglie. Egli è venuto per loro e gli basta vederle perché ne abbia compassione. Perché ne sia “preso alle viscere”: è questa la traduzione letterale della parola greca che dice compassione (esplagchnisthe).
    v. 37: duecento denari di pane. Una somma grande, per dire che non potevano disporne. Dalla parabola degli operai mandati nella vigna sappiamo che un denaro costituiva la paga per un’intera giornata di lavoro (Matteo 20, 2).
    v. 38: Cinque pani, e due pesci. Gli studiosi suppongono che si tratti di pesce essiccato, che si portava nelle trasferte come cibo di giornata, insieme al pane quotidiano.
    v. 40: a gruppi di cento e di cinquanta circa. I commentatori osservano che l’ambientazione di questo evento “in zona deserta” (versetto 35), l’accamparsi all’aperto, la dislocazione della folla in gruppi ordinati (versetto 39), “fanno pensare all’assemblea di Israele nel deserto” (Bruno Maggioni, Il Racconto di Marco, Cittadella 2008, p. 130).

    21 Gennaio, 2022 - 22:08
  5. Luigi Accattoli

    Spezzò i pani. v. 41: alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani. Sono i gesti che torneranno nella narrazione dell’ultima cena (Marco 14, 22). La moltiplicazione dei pani è stata sempre vista come una prefigurazione simbolica dell’Eucarestia. – recitò la benedizione: è probabile si tratti della benedizione ebraica del pane prima del pasto: “Benedetto sii tu, Signore nostro Dio, che produci il pane dalla terra”. – spezzò i pani: il capofamiglia ebraico recitata la benedizione spezzava il pane, ne assaggiava un frammento e distribuiva il resto ai commensali.
    v. 41b: e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero. Ecco che si realizza il comando Voi stessi date loro da mangiare del versetto 37. I discepoli sono chiamati da Gesù a farsi servitori della folla, che qui rappresenta la Chiesa e l’umanità.
    v. 43: dei pezzi di pane portarono via dodici ceste. Che avanzino così tanti pani è un segno dell’abbondanza con cui si è realizzata la moltiplicazione. Che le ceste siano dodici, come dodici erano gli apostoli chiamati a servire la folla, è un richiamo alle dodici tribù di Israele, cioè un’allusione al nuovo Israele nel quale dovrà esservi condivisione dei beni e che godrà della sovrabbondanza della provvidenza divina.

    21 Gennaio, 2022 - 22:10
  6. Luigi Accattoli

    Conclusione. L’episodio ha due anime o ispirazioni: è memoria della vicenda di Israele nel deserto ed è anticipazione dell’Ultima Cena. E’ dunque bene incardinato nella storia della salvezza, della quale viene a costituire uno snodo significativo. L’evangelista – tutti gli evangelisti – ci vengono a dire: badate che questo mistero è grande, non si tratta solo di una moltiplicazione di pani e di pesci. Lo dobbiamo intendere in riferimento all’Israele eterno e al banchetto del Regno. Qui c’è molto di più di un miracolo. Questi pani e questi pesci inesauribili e condivisi sono un segno del Regno che viene e che – anzi – è già “in mezzo a voi” (Luca 17, 21).
    Una riprova della rilevanza di questo “segno” nell’immaginario delle prime comunità cristiane l’abbiamo dall’assunzione delle immagini associate dei pani e dei pesci a simbolo eucaristico e, più ampiamente, a emblema cristiano. Questo identificativo dei seguaci di Cristo compare già nelle catacombe [vedi “Pesce e pani eucaristici” delle catacombe di San Callisto, datato alla prima metà del terzo secolo] e accompagna tutta la storia cristiana.
    Il pane spezzato come pane condiviso – pane insieme faticato e diviso a mensa – pane individuale e pane della comunità – pane elargito intorno: “avevo fame e mi avete dato da mangiare” – pane quotidiano e pane degli angeli – pane eucaristico: “lo riconobbero allo spezzare del pane” – “fate questo in memoria di me” – pane di via – viatico al banchetto del Regno.
    Pani e pesci come segno cristiano primordiale ma utile anche oggi a dare unità e semplicità alla fede che ci è venuta dai padri.

    21 Gennaio, 2022 - 22:14
  7. Luigi Accattoli

    Non hanno più pizza. Chi voglia sapere che sia “Pizza e Vangelo” vada nella pagina che ha questo nome: è elencata per quarta sotto la mia foto, ad apertura del blog. Propongo nel blog i testi che affrontiamo nel gruppo biblico [c’è da 19 anni] perché chi può tra i visitatori mi dia una mano – un suggerimento, uno spunto, una critica – nella preparazione della lectio. Gli incontri si chiamano “pizza e Vangelo” perchè prima si mangia una pizza e poi si fa la lectio. Ora da remoto la pizza non c’è ma teniamo duro con il Vangelo in attesa che torni anche lei.

    21 Gennaio, 2022 - 22:35
  8. Luigi Accattoli

    Siete tutti invitati. Siamo un gruppo di una ventina di lettori della Bibbia che da quasi vent’anni si riunisce a casa mia per una lettura continuata del Nuovo Testamento: abbiamo fatto ad oggi il Vangelo di Luca e gli Atti degli Apostoli e ora stiamo leggendo il Vangelo di Marco. Dall’arrivo della pandemia gli incontri avvengono via Zoom e il giro si è allargato da venti a quaranta. Chi non è stato mai agli incontri in presenza e non si è mai collegato, e magari non abita a Roma, e lunedì voglia provarci, mi scriva in privato [andando alla finestra “manda un’email” che è sotto la mia foto] e io privatamente gli indicherò il modo di unirsi al meeting, che andrà dalle ore 21.00 alle 22.30 di lunedì 10 gennaio. L’ultimo appuntamento fu lunedì 10 gennaio e la registrazione audio di quell’incontro la trovi nel post del 14 gennaio:

    http://www.luigiaccattoli.it/blog/quel-giorno-che-salome-danzando-fece-perdere-la-testa-al-tetrarca-erode/

    21 Gennaio, 2022 - 22:44
  9. Non di solo pane vive l’uomo non significa mettere da un lato lo Spirito e dall’altro il pane ma che ogni dono di Dio è anche spirituale. Ogni dono di Dio è grazia e dà vita e si moltiplica. E si moltiplica in ciò che la sapienza di Dio ritiene vita per la pwrsona. Un grande apprezzamento per ogni bene ricevuto da Dio.
    Gesù anche da risorto assume con i discepoli pane e pesci e non pane e vino. Segno che le specie eucaristiche possono a seconda delle circostanze essere ancbe altre?
    https://gpcentofanti.altervista.org/la-mi-vedranno/

    21 Gennaio, 2022 - 23:29
  10. maria cristina venturi

    Il Pane che non finisce mai e che si moltiplica per ogni uomo che ne abbia fame e’ il Cristo stesso, come poi Egli dira’ nell’ Ultima Cena: questo e’ il mio corpo dato per voi e per tutti.. Le folle affamate non sono affamate solo di pane terreno ma piuttosto di pane sovrannaturale ,sono affamate di Dio
    L’ interpretazione caritatevole, assistenzialista del miracolo ( i discepoli devono sfamare le folle per compiere un atto di carita’)non puo’ essere che un livello di interpretazione. Gesu’ e’ preso da compassione fin nelle viscere non tanto perche’la gente aveva fame fisica, ma perche’ il popolo di Israele aveva fame di Dio, di giustizia,di verita’ ,di avere un senso e uno scopo nella vita , erano come pecore senza pastore senza chi li guidasse,i loro pastori li avevano traditi,abbandonati .
    Anche oggi quanti pastori pesano che alle pecore interessi solo mangiare cioe’ il benessere materiale e pensano che il loro maggior servizio sua quello della distribuzione materiale.Si fermano a questo livello . .Ma anche oggi come allora non capiscono che e’ del Pane divino che il popolo ha bisogno ,cioe’ di Cristo stessoe avuto quello tutto il resto verra’ dato di conseguenza.
    Pensate al Regno di Dio e alla sua giustizia e tutto il resto vi sara’ dato in sovrappiu’…..: e tutti rimasero sfamati e rimasero ceste ricolme di avanzi

    22 Gennaio, 2022 - 8:00
  11. Lorenzo Cuffini

    MAI conosciuto uno, dicasi UNO, pastore che pensi ” che alle pecore interessi solo mangiare”.
    Quindi, chi fa questa affermazione, è cortesemente pregata di fornire precise indicazioni in merito: leggasi NOMI e COGNOMI.
    Altrimenti parla per dar aria ai denti.

    22 Gennaio, 2022 - 13:38
  12. Le parole in Marco sono quasi le stesse di quelle usate da Matteo e le ritroviamo nel film di Pasolini. Questa scena è meravigliosa: la musica dolcissima di Bach, il miracolo che avviene mentre Gesù socchiude e riapre gli occhi, come se il miracolo fosse questione di vista, di vedere con gli occhi giusti.
    https://www.facebook.com/lorenzo.pisani.9216/videos/545255998972937

    23 Gennaio, 2022 - 14:51
  13. Luigi Accattoli

    Ringrazio Giampaolo Centofanti, Maria Cristina Venturi, Lorenzo Cuffini, Lorenzo Pisani per gli spunti che mi hanno offerto in vista della lectio di questa sera. E’ a questo scopo che pubblico nel blog le schede che mando ai partecipanti. Stavolta mi sento aiutato.

    24 Gennaio, 2022 - 18:08

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