{"id":10043,"date":"2012-10-28T17:42:06","date_gmt":"2012-10-28T16:42:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=10043"},"modified":"2012-10-28T17:42:06","modified_gmt":"2012-10-28T16:42:06","slug":"il-vescovo-chiarinelli-e-l%e2%80%99elogio-della-liberta","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/collaborazione-a-riviste\/il-vescovo-chiarinelli-e-l%e2%80%99elogio-della-liberta\/","title":{"rendered":"Il vescovo Chiarinelli e l\u2019elogio della libert\u00e0"},"content":{"rendered":"<p><em>Il vescovo Lorenzo Chiarinelli \u2013 gi\u00e0 ordinario di Sora-Aquino-Pontecorvo, di Aversa, di Viterbo \u2013 ha scritto per la rivista il Regno una sua lode alla condizione di libert\u00e0 acquisita con la condizione di emerito. Su richiesta sua e della rivista ho accompagnato il suo scritto con questo commento amicale.<\/em><\/p>\n<p>Questo di Lorenzo Chiarinelli, vescovo emerito, \u00e8 un canto di libert\u00e0: di una libert\u00e0 sperimentata in proprio e proposta a tutti come elemento centrale di una modalit\u00e0 pi\u00f9 sobria di fare Chiesa nella quale trionfi lo Spirito. Egli nel dicembre del 2010 \u00e8 sceso serenamente dalla cattedra episcopale, \u00e8 tornato tra il popolo dal quale veniva e quello che ha perso in veduta dall\u2019alto l\u2019ha guadagnato in libert\u00e0. Quel guadagno gli detta parole come \u201cfinalmente libero\u201d che prende da Martin Luther King e \u201cgioia della libert\u00e0\u201d che cava dal proprio sacco. Ascoltandolo noi intuiamo che non tornerebbe indietro e ci avvediamo che per antica abitudine egli continua a interrogarsi sui destini generali e oggi sogna quella libert\u00e0 come un dono per tutti. Con agile speranza gi\u00e0 la vede come una condizione ideale offerta a ognuno nella Chiesa, \u201csempre e dovunque\u201d. Offerta dallo Spirito, che soffia dove vuole e che \u00e8 \u201cdovunque e sempre\u201d.<\/p>\n<p>Chiarinelli qui propone attraverso tre icone \u2013 in questo linguaggio si avverte la lezione del cardinale Martini del quale \u00e8 buon amico \u2013 la percezione della propria condizione di emerito e tutte e tre hanno tonalit\u00e0 liberanti e grate: il volo silenzioso dell\u2019aliante che si abbandona al vento, la scioltezza del giovane David che abbandona la corazza e torna alla fionda, l\u2019ubiquo soffio dello Spirito che permette di profetare in mezzo all\u2019accampamento come gi\u00e0 dentro il tempio.<\/p>\n<p>Evidenzio per primo il sentimento della libert\u00e0 riconquistata che \u00e8 il bello di questo testo. La parola \u201clibert\u00e0\u201d ricorre in esso sette volte e due volte l\u2019aggettivo \u201clibero\u201d e cinque volte la parola \u201cgioia\u201d. E c\u2019\u00e8 legame \u2013 qui \u2013 tra le due risorse della vita che sono la libert\u00e0 e la gioia, perch\u00e9 in queste pagine incontriamo anche l\u2019espressione \u201cgioia della libert\u00e0\u201d, nonch\u00e9 l\u2019altra equivalente e pi\u00f9 colma che \u00e8 \u201cgioia dello Spirito\u201d. Abbiamo dunque un inno alla libert\u00e0 e alla gioia della libert\u00e0: che vogliamo di pi\u00f9 da un emerito?<\/p>\n<p>Libert\u00e0 \u00e8 parola poco amata nella nostra Chiesa. Sovrabbonda nelle <em>Lettere di Paolo<\/em> e Ges\u00f9 aveva gi\u00e0 detto tutto con il motto \u201cla verit\u00e0 vi far\u00e0 liberi\u201d. Ambrogio non aveva timore di andare avanti su quella linea: \u201cUbi fides ibi libertas\u201d. Ma poi Lutero scrisse il libello \u201cDella libert\u00e0 del cristiano\u201d (1520) e quella parola fu posta a domicilio coatto nella Chiesa di Roma: non doveva lasciare le pagine della Scrittura senza una specifica autorizzazione. La revisione del processo che aveva portato a quel provvedimento \u2013 avviata dal Vaticano II \u2013 non \u00e8 ancora terminata. Il Concilio ha fatto sua l\u2019espressione \u201clibert\u00e0 religiosa\u201d che gi\u00e0 era stata condannata ma a mezzo secolo di distanza non si finisce di discutere su quel provvidenziale recupero.<\/p>\n<p>Mi piace collegare l\u2019inno alla libert\u00e0 del vescovo Lorenzo con un\u2019immagine forte di Papa Roncalli che chiude la prima sessione del Vaticano II e rivendica vibratamente a nome di tutti la \u201csanta libert\u00e0 dei figli di Dio\u201d. Era l\u20198 dicembre 1962, avevo 19 anni (Chiarinelli 27 ed era prete da cinque): mi capit\u00f2 di vedere la diretta televisiva in bianco e nero di quella celebrazione e da allora ho viva negli occhi la figura del caro Papa che batte quattro volte il piede, calzato con scarpette di raso, quando pronuncia le parole: \u201cSancta libertas filiorum Dei\u201d. Con quella sentenza proclamata quasi in scansione metrica Giovanni difendeva il libero dibattito dei padri conciliari dalle recriminazioni dei tradizionalisti, che temevano ne venisse un pericolo per l\u2019unit\u00e0 cattolica. Allora non colsi quell\u2019idea evangelica e cattolica di libert\u00e0, che era grande, ma registrai lo scatto d\u2019uomo vivo con cui Angelo Giuseppe ne raddoppiava la rivendicazione: la \u201csanta libert\u00e0\u201d di discutere e deliberare che spetta a un Concilio, libert\u00e0 che viene da Dio, che la Chiesa nostra aveva sempre custodito nel cuore e della quale nei primi due mesi del Vaticano II era tornata a dare mostra al mondo. Un\u2019analoga vocazione d\u2019uomo vivo trovo nell\u2019ammirazione del vescovo Lorenzo per il l\u2019aliante che si affida all\u2019ebbrezza del vento che \u00e8 segno dello Spirito.<\/p>\n<p>Chiarinelli non ha atteso il pensionamento per dire il suo attaccamento alla libert\u00e0 dello Spirito. \u201cIn claritate liber in caritate servus\u201d (libero nella chiarezza servo nell\u2019amore) \u00e8 il suo motto episcopale che gioca sul suono del cognome Chiarinelli (interpretato come claritas, cio\u00e8 schiettezza) per indicare un elemento chiave della propria impostazione di vita, che fu ed \u00e8 quello di voler essere \u201camorevolmente schietto\u201d con i fratelli, pagando se necessario il giusto prezzo della schiettezza. A quell\u2019impegno egli \u00e8 potuto restare fedele nei decenni grazie anche a una preparazione culturale e a una simpatia umana non comuni che l\u2019hanno aiutato a navigare tra i tanti scogli senza patire troppi danni.<\/p>\n<p>Essendogli amico da prima che fosse vescovo \u2013 grazie alla comune esperienza nella Fuci \u2013 e avendolo poi seguito in tutte le stagioni, ero preparato alla sua serena uscita dalle responsabilit\u00e0 diocesane e gli sono grato per le tre icone con le quali ora invita tutti \u2013 con la discrezione di chi riflette su di s\u00e8 \u2013 a una vita ecclesiale meno aggrovigliata e pi\u00f9 sciolta, meno impacciata da corazze difensive e pi\u00f9 feriale: \u201ccome relazione aperta, fiduciosa, fraterna; come incontro con il cuore delle persone, senza diffidenze, sospetti, doppiezze\u201d. Egli conosce le tante \u201cgrinze\u201d che le persone hanno in faccia anche quando fanno famiglia nella Chiesa, vorrebbe incoraggiare a \u201cspianare\u201d quelle grinze ma \u00e8 realista nella valutazione della difficolt\u00e0 dell\u2019impresa: \u201cL\u2019onda fresca della vita, che \u00e8 grazia, \u00e8 gioia, \u00e8 Spirito Santo, trova spesso resistenze, ostacoli, ostruzioni, dove l\u2019organismo si irrigidisce e l\u2019autoreferenzialit\u00e0 (o anche il calcolo) trionfa\u201d.<\/p>\n<p>Svolgendo la metafora della corazza che il giovane David abbandona per muoversi meglio nell\u2019impresa che va ad affrontare con tutto se stesso, Chiarinelli si appella \u2013 per dire tutto e meglio \u2013 a un comune amico e confessore della fede, Luigi Serenth\u00e0 (1938-1986), che fu confessore nella sofferenza, citandone l\u2019invocazione di \u201cpi\u00f9 scioltezza\u201d nella vita della Chiesa che ebbe a formulare alla fine della vita. Incoraggiato da questo riferimento, mi permetto di proporne un altro a sviluppo di quell\u2019idea: citer\u00f2 Luigi Padovese (1947-2010), il vescovo martire, anch\u2019egli comune amico, che una volta ebbe ad affermare, in un contesto esigente, che \u201cc\u2019\u00e8 troppa seriet\u00e0 nella Chiesa: un po\u2019 va bene, ma anche qui l\u2019esagerazione \u00e8 peccato\u201d (<em>Piccoli dialoghi fra santi di marmo<\/em>, Piemme 1999, p. 41). Che bello, dico io, che siano oggi riconoscibili come confessori e martiri due che poco fa ci esortavano a liberarci dell\u2019eccesso delle attrezzature e della seriet\u00e0. Torno subito a Chiarinelli segnalando che egli ha sempre coltivato lo humor a difesa dalla tentazione di prendersi troppo sul serio nel trattare delle cose della Chiesa.<\/p>\n<p>Il senso dell\u2019umorismo ha aiutato il vescovo Lorenzo a sviluppare una vasta pedagogia discorsiva e relazionale che gli ho visto svolgere tante volte in presa diretta con i gruppi e le assemblee e i singoli appartenenti ai \u201cpopoli\u201d che gli furono affidati nei laboriosi anni dell\u2019episcopato, prima a Sora-Aquino-Pontecorvo, poi ad Aversa, infine a Viterbo. L\u2019incontro \u201ccon il cuore delle persone\u201d che ora auspica prenda piede come modalit\u00e0 ecclesiale gli \u00e8 sempre stato abituale e pi\u00f9 ancora gli \u00e8 spontaneo oggi che ha lasciato in buona parte le insegne e gli apparati del ministero episcopale.<\/p>\n<p>Facendogli visita nelle tre diocesi capitava di vederlo un momento mescolarsi agli uomini e alle donne delle rispettive assemblee e un altro momento andare all\u2019ambone. Sempre mi aveva attirato questa sua attitudine di essere cristiano con gli altri cristiani e non solamente vescovo per loro: quando, chiuso il Libro, sceso dalla cattedra, deposti i paramenti egli colloquiava con gli uomini e le donne che aveva intorno, prendendo spunto dalla variet\u00e0 della vita, dall\u2019attualit\u00e0, dalle parole altrui. Per questa via gli era e gli \u00e8 spontaneo trovare l\u2019approccio giusto al cuore delle persone e donare una parola a chi l\u2019attende: <em>Padre, dimmi una parola<\/em> \u00e8 il titolo di un suo libretto (EDB 2007) che raccoglie gli spunti domenicali pubblicati per anni ogni domenica sul supplemento del quotidiano cattolico <em>Avvenire Lazio 7<\/em>.<\/p>\n<p>Ecco dunque che non teme di andare in pensione il vescovo che si \u00e8 esercitato nella comunicazione da cristiano a cristiano e da uomo a uomo. Non teme chi pi\u00f9 volte in quel ministero, e magari ogni giorno, ha deposto l\u2019armatura e se ne \u00e8 andato per le navate o nella piazza a scambiare due parole con chi poco prima l\u2019aveva ascoltato parlare dall\u2019altare. Non teme la pensione il vescovo che ama la libert\u00e0 interiore e che per questa via \u2013 della rinuncia al ministero \u2013 la riconquista intera se mai avesse avuto la sensazione d\u2019averla perduta di vista, almeno un minimo, abitando per un trentennio \u2013 poniamo \u2013 in episcopi di grande storia e di molte stanze.<\/p>\n<p>Io pensavo che la resistenza di tanti vescovi al pensionamento \u2013 almeno di una met\u00e0 tra loro \u2013 avesse a cessare con l\u2019esempio di tre importanti che quasi in contemporanea, in anni recenti, ebbero ad affermare che non vedevano l\u2019ora di potersi ritirare dal ministero: Carlo Maria Martini, Joseph Ratzinger, Giacomo Biffi. Nessuno stia a fantasticare sulla sequenza in cui li ho nominati, perch\u00e9 li ho disposti per et\u00e0 come si addice a questo contesto. Avrebbero compiuto 75 anni tra il febbraio del 2002 (Martini) e il giugno del 2003 (Biffi) e tutti e tre, in vista di quella scadenza, parlarono dell\u2019ottima loro aspettativa della condizione di emeriti. Sappiamo che i due italiani quell\u2019attesa la videro accolta, mentre per Joseph Ratzinger intervenne l\u2019elezione a Papa.<\/p>\n<p>Conviene dunque che diamo un\u2019occhiata \u2013 in coda a questa riflessione sui vescovi emeriti e sui cristiani sparsi per l\u2019accampamento \u2013 alla riflessione che sulla propria vicenda ha poi svolto Papa Benedetto: colui cio\u00e8 che pure ebbe a sognare il ritiro alla vita privata ma non l\u2019ottenne. Ci \u00e8 tornato diverse volte, ma con pi\u00f9 parole l\u2019ha fatto il 9 settembre 2006 salutando la folla a Marienplatz, Monaco: \u201c<em>Della leggenda di San Corbiniano (di cui divenni successore nel 1977 in quanto arcivescovo di Monaco e Frisinga, ndr) mi ha affascinato fin dalla mia infanzia la storia secondo la quale un orso avrebbe sbranato l\u2019animale da sella del santo, durante il suo viaggio sulle Alpi. Corbiniano lo rimprover\u00f2 duramente e, come punizione, gli mise sul dorso tutto il suo bagaglio affinch\u00e9 lo portasse fino a Roma. Cos\u00ec l\u2019orso, caricato col fardello del santo, dovette camminare fino alla Citt\u00e0 Eterna, e solo l\u00ec fu libero di andarsene (&#8230;). L\u2019orso di san Corbiniano, a Roma, fu lasciato libero. Nel mio caso, il Padrone ha deciso diversamente<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Ero a Marienplatz quel pomeriggio e un collega tedesco che mi traduceva dal vivo le parole del Papa, disse: \u201cA Roma l\u2019orso di Corbiniano fu lasciato libero, me invece mi hanno messo in gabbia\u201d. Immagino che il testo improvvisato sia stato poi rivisto per l\u2019edizione ufficiale. Ma ho altre referenze, personalissime, del desiderio del cardinale Ratzinger di poter lasciare il tempio e di camminare a suo arbitrio per l\u2019accampamento.<\/p>\n<p>L\u2019ultima risale al 23 novembre 2010. Ero tra i presentatori \u2013 in Sala Stampa Vaticana \u2013 del volume intervista del Papa con Peter Seewald, <em>Luce del mondo <\/em>(Libreria Editrice Vaticana) e don Georg dopo l\u2019appuntamento pubblico ci port\u00f2 tutti da Benedetto. Quando sono arrivato a stringergli la mano \u00e8 avvenuto questo scambio di battute: <em>&#8211; Buon giorno signor Accattoli, la ringrazio dell\u2019impegno con cui ha letto il libro\u2026; &#8211; ringrazio io dell\u2019opportunit\u00e0 che ho avuto di leggerlo in anticipo\u2026; &#8211; ora lei \u00e8 in pensione\u2026; &#8211; e cos\u00ec ho la possibilit\u00e0 di leggere lentamente\u2026; &#8211; era questo il mio sogno, di andare in pensione e di poter leggere lentamente ma non \u00e8 stato possibile<\/em>.<\/p>\n<p>Dunque uno pu\u00f2 essere un buon vescovo \u2013 tant\u2019\u00e8 che lo fanno Papa \u2013 e pu\u00f2 legittimamente desiderare di scendere dall\u2019ambone per scegliersi un ruolo meno esposto ben sapendo che si resta comunque attivi e partecipi della grande famiglia, sempre chiamati a profetare in essa. Ma debbo riconoscere che \u00e8 andata delusa quella mia ingenua aspettativa che l\u2019esempio liberante dei cardinali Biffi, Ratzinger e Martini \u2013 anche in virt\u00f9 della loro ampia dislocazione nella compagine della cattolicit\u00e0 \u2013 avesse ad alleggerire la gravosa retorica con cui tanti reputano non remissibile il ministero episcopale. Nonostante l\u2019alto magistero venuto dai tre continuo infatti a vedere in buon numero vescovi che lasciano controvoglia.<\/p>\n<p>Sar\u00e0 necessaria una pedagogia dei tempi lunghi che aiuti a maturare una pi\u00f9 sciolta e pi\u00f9 evangelica attitudine a lasciare il servizio episcopale: \u201c<em>Dico a uno: Va\u2019, ed egli va; e a un altro: Vieni, ed egli viene<\/em>\u201d. Ma sar\u00e0 anche necessaria una pi\u00f9 ampia crescita \u2013 nell\u2019insieme della comunit\u00e0 ecclesiale \u2013 dello spirito di libert\u00e0, di scioltezza e di serena appartenenza all\u2019insieme dell\u2019accampamento, che qui ci \u00e8 efficacemente proposto dal vescovo Chiarinelli il quale non ha trovato minimamente scomodo n\u00e9 diminuente il passaggio dalla cerchia dei settanta al campo aperto.<\/p>\n<p><strong>Luigi Accattoli<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Da <em>Il Regno <\/em>16\/2012<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il vescovo Lorenzo Chiarinelli \u2013 gi\u00e0 ordinario di Sora-Aquino-Pontecorvo, di Aversa, di Viterbo \u2013 ha scritto per la rivista il Regno una sua lode alla condizione di libert\u00e0 acquisita con&#8230;<\/p>\n<div class=\"more-link-wrapper\"><a class=\"more-link\" href=\"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/collaborazione-a-riviste\/il-vescovo-chiarinelli-e-l%e2%80%99elogio-della-liberta\/\">Read More<span class=\"screen-reader-text\">Il vescovo Chiarinelli e l\u2019elogio della libert\u00e0<\/span><\/a><\/div>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":9,"menu_order":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","template":"","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"class_list":["post-10043","page","type-page","status-publish","hentry","excerpt"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/10043","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=10043"}],"version-history":[{"count":1,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/10043\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":10044,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/10043\/revisions\/10044"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/9"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=10043"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}