{"id":10112,"date":"2012-11-07T23:48:56","date_gmt":"2012-11-07T22:48:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=10112"},"modified":"2012-11-09T10:23:58","modified_gmt":"2012-11-09T09:23:58","slug":"donatello-brunelleschi-michelangelo-al-battistero-di-firenze","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/articoli-di-liberal\/donatello-brunelleschi-michelangelo-al-battistero-di-firenze\/","title":{"rendered":"Donatello Brunelleschi Michelangelo al Battistero di Firenze"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><em>Articolo pubblicato da LIBERAL il 7 novembre alle pagine 14 e 15 con il titolo \u201cIl cuore la mente la mano. Il pathos di un ragazzo, un Re superiore anche all\u2019umiliazione, un uomo comune. Michelangelo, Brunelleschi e Donatello: tre diverse interpretazioni del Cristo e del mistero della fede\u201d<\/em><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Un evento straordinario, culturale ed ecclesiale a un tempo, si sta svolgendo a Firenze: l\u2019<\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><em>ostensione<\/em><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"> nel Battistero di San Giovanni di tre crocifissi scolpiti nel legno da Donatello, Brunelleschi, Michelangelo. Un evento che fa parte della manifestazione \u201cFlorens 2012\u201d e che meriterebbe una durata molto pi\u00f9 lunga degli otto giorni in cui \u00e8 stata concentrata: dal 3 all\u201911 novembre.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Una \u201costensione\u201d e non una mostra: per richiamare l\u2019attenzione al carattere sacro dei tre capolavori: un\u2019ostensione dei crocifissi come a Torino si fa periodicamente l\u2019ostensione della Sindone. <\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Il carattere misto, culturale e religioso, dell\u2019iniziativa \u00e8 segnalato non solo dal titolo che le \u00e8 stato dato \u2013 \u201costensione\u201d \u00e8 parola che dice esposizione di reliquie o di icone \u2013 ma anche dal fatto che l\u2019installazione dei crocifissi \u00e8 stata fatta su tre altari, a richiamare la destinazione di quelle opere stabilita dai committenti e perseguita dagli artisti.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Ha carattere di ambientazione storica ed ecclesiale anche la collocazione nel Battistero \u2013 \u201cil mio bel San Giovanni\u201d di Dante \u2013 dei tre \u201clegni\u201d scolpiti tra il primo e l\u2019ultimo decennio del prodigioso Quattrocento fiorentino: essi infatti potranno essere ammirati sotto il grande mosaico duecentesco \u2013 alto otto metri \u2013 che nella calotta della cupola del Battistero rappresenta il Cristo che torna \u201cnella gloria\u201d alla fine dei tempi. Un\u2019immagine matrice che certamente era negli occhi dei tre artisti, come di ogni fiorentino d\u2019allora, quando muovevano le mani a dare corpo al Cristo crocifisso. <\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Lo straordinario \u00e8 che si tratta di tre Cristi modellati \u2013 e si direbbe \u201ccercati\u201d nel legno \u2013 con intelletto d\u2019amore da tre uomini diversi per et\u00e0 e sensibilit\u00e0 ma che autonomamente scelsero tutti e tre di realizzarli a grandezza naturale, e di appenderli a croci della stessa dimensione: una condizione di parit\u00e0 che aiuta l\u2019occhio del riguardante a concentrarsi sugli elementi di diversificazione. <\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">La grandezza naturale si addice all\u2019intenzione umanistica che muove i tre \u2013 e certamente anche i loro committenti \u2013 a mostrare il Cristo come \u201cvero uomo\u201d e anzi come uomo perfetto. Si addice anche alla collocazione sugli altari, per una loro visione equilibrata e in proporzione rispetto alle figure del celebrante e dei ministranti: pare certo che almeno in due casi, per Donatello e Michelangelo, la destinazione ad altari eucaristici fosse chiara agli artisti che li scolpirono.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">L\u2019accentuazione personale dei singoli autori \u00e8 cos\u00ec descritta da Timothy Verdon, responsabile dei <\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Beni culturali<\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">dell\u2019arcidiocesi di Firenze e tra i curatori dell\u2019ostensione in quanto \u201cmembro del Comitato scientifico di Florens\u201d: \u201c<\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Donatello ci fa vedere il Figlio di Dio come un uomo comune, nello spirito dell\u2019inno della <\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><em>Lettera di Paolo ai Filippesi<\/em><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">; Brunelleschi ci presenta un Re crocifisso, superiore anche nell\u2019umiliazione; Michelangelo enfatizza il pathos di un uomo giovane \u2013 poco pi\u00f9 d\u2019un ragazzo \u2013 che dona la vita per gli altri. Messi uno accanto all\u2019altro, questi tre crocifissi-capolavoro offrono tre aspetti complementari dell\u2019inesauribile mistero della Persona divina che si \u00e8 fatta persona pienamente umana per noi\u201d.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">L\u2019idea umanistica della figura di Cristo come modello di umanit\u00e0 e codice della figura umana \u00e8 presente nella famosa \u201cleggenda\u201d \u2013 tale oggi \u00e8 ritenuta dagli studiosi \u2013 della gara tra Brunelleschi e Donatello che sarebbe all\u2019origine del crocifisso scolpito dal primo dei due e che cos\u00ec \u00e8 narrata da Giorgio Vasari nella vita del Brunelleschi: <\/span><\/span><\/p>\n<p><em><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Avvenne che Donato in que\u2019 giorni aveva finito un Crocifisso di legno, il qual fu posto in S. Croce di Fiorenza sotto la storia del fanciullo che risucita S. Francesco, dipinto da Taddeo Gaddi; del quale Crocifisso pigliandone Donato parere con Filippo, gli rispose che egli aveva messo un contadino in croce, onde ne nacque il detto \u201cTogli del legno e fanne uno tu\u201d. Per il che Filippo, il quale ancor che fusse provocato a ira, mai si adirava per cosa che li fusse detta, stette cheto molti mesi, tanto ch\u2019e\u2019 condusse di legno un Crocifisso della medesima grandezza, di tal bont\u00e0 e s\u00ed con arte, disegno e diligenza lavorato, che nel mandar Donato a casa innanzi a lui, quasi ad inganno (perch\u00e9 non sapeva che Filippo avessi fatto tale opera) un grembiule che egli aveva pieno di uova e di cose per desinarle insieme, gli casc\u00f2 mentre lo guardava uscito di s\u00e9 per la maraviglia e per la ingegnosa et artifiziosa maniera che aveva usato Filippo nelle gambe, nel torso e nelle braccia di detta figura, disposta et unita talmente insieme, che Donato, oltra il chiamarsi vinto, lo predicava per miracolo. La qual opera \u00e8 oggi posta in Santa Maria Novella.<\/span><\/span><\/span><\/em><\/p>\n<p><em><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Nella vita d<\/span><\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">i \u201cDonato scultore fiorentino\u201d il Vasari ripete la sapida leggenda ma fa motivare meglio al Brunelleschi la sua deplorazione del lavoro di Donatello:<\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"> \u201cdicendogli che gli pareva ch&#8217;egli avesse messo in croce un contadino e non il corpo di Cristo, il quale fu delicatissimo di membra e d\u2019aspetto gentile ornato\u201d. Dunque al tempo del Vasari (la prima edizione delle \u201cVite\u201d \u00e8 del 1550) il crocifisso scolpito dal Brunelleschi poteva essere guardato come meglio rispondente \u2013 rispetto a quello di Donatello \u2013 al carattere di modello che l\u2019umanesimo attribuiva alla figura di Cristo. <\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Questo che riceviamo dal Vasari ci appare come uno spunto provocante per il visitatore dell\u2019ostensione: egli pu\u00f2 incontrare sulla cupola il Cristo in gloria che ha vinto le ferite, nella scultura di Donatello l\u2019audace umanizzazione del Redentore operata dal primo Rinascimento, in quella del Brunelleschi la ricerca di un riequilibrio teologale di quell\u2019audacia, in quello di Michelangelo un esperimento giovanile alla ricerca di un Cristo giovane \u2013 quasi adolescente e inerme di fronte al mistero del dolore \u2013 nel quale proiettarsi con una vocazione mistica gi\u00e0 matura. <\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Come ha detto felicemente il critico Sergio Risaliti, ideatore dell\u2019ostensione dei tre crocifissi: \u201cMichelangelo \u00e8 il cuore, Brunelleschi la mente, Donatello la mano\u201d. <\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Il crocifisso di Donatello \u2013 che abitualmente \u00e8 conservato in Santa Croce, nella Cappella Bardi dove gi\u00e0 lo vide il Vasari \u2013 potrebbe essere stato scolpito tra il 1406 e il 1408. Quello del Brunelleschi di norma \u00e8 nella Cappella Gondi di Santa Maria Novella, dove lo collocava il Vasari e dovrebbe risalire agli anni 1410-1415. Quello di Michelangelo viene datato al 1993, \u00e8 stato per secoli nella chiesa di Santo Spirito e a Santo Spirito \u00e8 tornato nel 2000, dopo una parentesi di alcuni decenni in Casa Buonarroti. Mai fino a oggi i tre \u201clegni\u201d erano stati esposti insieme.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">In questa veduta ravvicinata dei crocifissi il visitatore pu\u00f2 essere aiutato da un\u2019idea sommaria \u2013 non si hanno date sicure \u2013 dell\u2019et\u00e0 in cui ciascuno dei tre ha lavorato al suo Cristo: Michelangelo doveva avere 17 o 18 anni, Brunelleschi 33-38 anni, Donatello 20-22 anni. Abbiamo dunque davanti agli occhi la fatica e il sogno di tre artisti giovani, due anzi giovanissimi. Anche di quella giovinezza non finisci di meravigliarti. <\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Trattandosi di un\u2019ostensione, l\u2019esposizione dei crocifissi (intitolata \u00abMysterium Crucis &#8211; il mistero della croce\u00bb) \u00e8 stata aperta con una celebrazione liturgica nella quale il cardinale Giuseppe Betori ha ricordato come \u201cla raffigurazione del Crocifisso sulla Croce\u201d non sia \u201cscontata\u201d, essendoci stati nella storia, fin dai primi secoli cristiani, \u201caltri modi di proporre la Croce, nella forma cio\u00e8 della Croce gloriosa o gemmata\u201d, in forte discontinuit\u00e0 simbolica con l\u2019immagine della Croce come patibolo. Analogamente la tradizione protestante predilige la nuda croce, a segnalare che \u201cquello strumento di morte non ha trattenuto nel proprio potere il Salvatore\u201d, mentre la tradizione cattolica \u2013 in continuit\u00e0 con quella orientale \u2013 <\/span><\/span><span style=\"color: #222222;\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u201cnon teme di mostrare il Redentore nell\u2019atto della sua morte, a evidenziare come proprio in quell\u2019atto si consuma il gesto di amore che redime il mondo\u201d. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #222222;\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Con tale opzione storica \u2013 che nel nostro Rinascimento si fa realistica \u2013 la Croce, argomenta Betori, \u201csfugge al pericolo di una riduzione puramente simbolica, identitaria \u2013 come pu\u00f2 accadere per i simboli di altre espressioni religiose \u2013 e ripropone lo spessore storico della fede cristiana: il Figlio di Dio fatto uomo si mostra sulla Croce pienamente inserito nella vicenda umana\u201d ed \u00e8 questa radice fattuale che \u201cd\u00e0 fondamento alla proiezione storica della fede cristiana e spinge a ricercare il volto di Cristo nel volto dei crocifissi di ogni tempo\u201d.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #222222;\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><strong>Luigi Accattoli<\/strong><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #222222;\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">www.luigiaccattoli.it<\/span><\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Articolo pubblicato da LIBERAL il 7 novembre alle pagine 14 e 15 con il titolo \u201cIl cuore la mente la mano. 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