{"id":10566,"date":"2013-01-08T13:29:33","date_gmt":"2013-01-08T12:29:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=10566"},"modified":"2013-01-08T13:29:33","modified_gmt":"2013-01-08T12:29:33","slug":"%e2%80%9cbenedico-nei-luoghi-affollati%e2%80%9d-ancora-sulle-benedizioni-dei-cristiani-comuni","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/collaborazione-a-riviste\/%e2%80%9cbenedico-nei-luoghi-affollati%e2%80%9d-ancora-sulle-benedizioni-dei-cristiani-comuni\/","title":{"rendered":"\u201cBenedico nei luoghi affollati\u201d. Ancora sulle benedizioni dei cristiani comuni"},"content":{"rendered":"<p>\u201cIo benedico nei luoghi affollati\u201d. \u201cDio mio non ho mai benedetto nessuno\u201d.\u00a0 \u201cA me vien fatto di benedire sempre, in cuor mio, i bambini\u201d. Tre donne che frequentano il mio blog mi hanno inviato queste confidenze in risposta alla richiesta di narrare la propria esperienza della benedizione come liturgia del cristiano comune, che non ha rituali e che \u00e8 affidata alla spontaneit\u00e0 della vita. Il mese scorso avevo abbozzato qui una rassegna narrativa della variet\u00e0 delle benedizioni scambiate ai nostri giorni, comprese quelle dei laici ai consacrati. Torno sul tema per meglio calarlo nella quotidianit\u00e0.<\/p>\n<p>\u201cIo benedico nei luoghi affollati, per le strade, negli autobus\u201d racconta la prima delle tre visitatrici: \u201cSoprattutto quando nei dintorni c\u2019\u00e8 qualcuno molto arrabbiato. Mi guardo intorno, poso un rapido sguardo su un volto, poi su un altro, e a ognuno dico mentalmente \u2018Dio ti benedica\u2019. A volte tra i volti arrabbiati se ne nota uno calmo, assorto. Se su quello indugio con lo sguardo, corre tra noi un abbozzo di sorriso e allora mi sento benedetta. Se solo ci si fa un po\u2019 caso, siamo avvolti di benedizioni\u201d. Mio lettore, io credo che questa sar\u00e0 anche la tua conclusione se leggerai per intero. Svolgeremo un esercizio di applicazione alla vita quotidiana dei mille modi nei quali ognuno pu\u00f2 farsi benedizione per s\u00e9 e per gli altri.<em><\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Cos\u00ec benedico i figli <\/strong><\/p>\n<p><strong>prima di andare a letto<\/strong><\/p>\n<p>La visitatrice del blog che afferma di benedire i bambini cos\u00ec continua: \u201cLi vedo cos\u00ec belli nella loro spontaneit\u00e0 non ancora toccata dal Male che il mio \u2018Dio ti benedica\u2019 \u00e8 un pensiero naturale, un desiderio forte che restino sempre al di fuori del Male, e nello stesso tempo un ringraziamento al Creatore che li ha chiamati alla vita\u201d.<\/p>\n<p>Una quarta visitatrice racconta di una benedizione detta in parole e non solo nel cuore: \u201cEro ferma a un semaforo, un povero si avvicinava ai finestrini chiedendo l\u2019elemosina. Era un ragazzo, nordafricano probabilmente, di quindici, sedici anni, e sembrava sconsolato. Quando \u00e8 arrivato da me, gli ho porto la moneta, e insieme ho detto \u2018Il Signore ti benedica\u2019. Non posso dimenticare il cambiamento nell\u2019espressione del suo viso, la luce che si \u00e8 accesa: \u2018Grazie\u2019 ripeteva. Sono ripartita e dallo specchietto l\u2019ho visto che guardava verso di me sorridendo\u201d.<\/p>\n<p>Non sono solo le donne a benedire. \u201cDa un paio d\u2019anni \u2013 racconta un pap\u00e0 \u2013 do la benedizione ai figli prima di andare a letto pronunciando la formula della chiusura della liturgia delle ore: \u2018Il Signore ti benedica, ti preservi da ogni male e ti conduca alla vita eterna\u2019. Con la risposta dei figli: \u2018Amen\u2019. La sera \u00e8 una benedizione individuale con il segno della croce sulla fronte, come nella celebrazione del battesimo, con l\u2019aggiunta di una carezza sulla guancia e il bacio della buona notte. La mattina invece la benedizione \u00e8 collettiva. E\u2019 la forma di conciliazione pi\u00f9 semplice ed efficace che ho trovato con i figli piccolissimi e piccoli. E\u2019 la forma pi\u00f9 sincera di buona notte. Anche il pi\u00f9 piccolo, un anno e mezzo, viene alla sponda del lettino e non vede l\u2019ora tutte le sere\u201d. \u201cDall\u2019abitudine consolidata di dare la benedizione ai figli \u2013 racconta ancora il pap\u00e0 benedicente \u2013 mi accorgo che passo con facilit\u00e0 anche a benedire espressamente ma con disinvoltura e quasi con naturalezza altre persone, quando la situazione lo consente\u201d.<\/p>\n<p>Un visitatore esperto delle lingue di Calabria e di Sicilia narra la frequenza delle benedizioni tutt\u2019ora alta laggi\u00f9 e conclude: \u201cQuando vado a trovare don Daniel, alla fine per saluto mi faccio sempre benedire\u201d. Ma ovviamente non sono solo i sacerdoti a benedire in quelle terre. Lo stesso visitatore riferisce che in Sicilia si dice ancora: \u201cU Signuri t\u2019u paja\u201d, che il Signore ti ripaghi per il buon gesto che hai fatto. Leggendo queste parole a me \u00e8 venuto alla memoria che nelle mie Marche gli anziani dicono: \u201cIl Signore ti rimeriti\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u201cBabbo, mamma <\/strong><\/p>\n<p><strong>la benedizione\u201d<\/strong><\/p>\n<p>Ancora il visitatore calabro-siciliano: \u201cMia zia Anna in Calabria mi congedava sempre con un \u2018Va\u2019 figghiu n\u2019santa paci\u2019, vai figlio in santa pace. A Bagheria \u00e8 uso salutare tra persone in et\u00e0 con un \u2018Sa binid\u00ecca\u2019, vossignoria mi benedica. Mia nonna dice che\u00a0\u2018i cosi ca no su giusti \u2018u Signuri no t\u2019i benad\u00ecci\u2019, ossia che Dio non ti benedice le cose che fai pestano i piedi agli altri o con sotterfugi\u201d.<\/p>\n<p>Una visitatrice che vive negli USA ma \u00e8 di origine napoletana ricorda la formula \u201cA\u2019 Madonna t\u2019accumpagni\u201d che \u201cdetta da nonne, zie, mamma \u00e8 sempre stata una benedizione che \u00e8 discesa su ognuno di noi. L\u2019ho detta anch\u2019io alle mie figlie, proprio cos\u00ec, in napoletano, per anni; e la nuova generazione viene su ricevendo la stessa benedizione quotidiana\u201d.<\/p>\n<p>Un visitatore del blog che \u00e8 di Ferrara ha un racconto analogo: \u201cUna mia nonna nel nostro <em>sermo nativus<\/em> salutava i nipoti rivolgendogli queste parole: \u2018Banad\u00e8t al mi\u00e8 put\u00ecn\u2019, \u2018banad\u00e8ta dal Sgn\u00f2r\u2019; o semplicemente \u2018banad\u00ect!\u2019 Benedetta nonna. Benediceva continuamente\u201d.<\/p>\n<p>Anche nel linguaggio familiare dei contadini marchigiani la richiesta e il dono della benedizione erano frequenti. Ricordo che la ritualizzazione del dialogo benedizionale era arrivata a togliere il verbo \u201cdammi\u201d dalla richiesta dei figli. Al termine del rosario, recitato nella cucina o nella stalla, prima di andare a letto si diceva a casa mia: \u201cBabbo, mamma, la benedizione\u201d. Lo dicevamo tutti insieme confusamente, come in una gara a chi faceva prima e quelli rispondevano: \u201cDio vi benedica\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Un rito di benedizione <\/strong><\/p>\n<p><strong>nello \u201cJacopo Ortis\u201d di Ugo Foscolo<\/strong><\/p>\n<p>Il dialogo diveniva pi\u00f9 impegnativo quando uno partiva per un viaggio o per l\u2019ospedale, o andava soldato, o in guerra. Ma anche per andare a \u201cgarzone\u201d per la settimana della mietitura o della vendemmia da un altro contadino, dormendo la notte nel fienile. E la corrispondenza di chi era lontano portava sempre la richiesta della benedizione e non solo tra i contadini: \u201cMi benedica, mio caro Pap\u00e0, e preghi Dio per me, che le bacio la mano con tutto il cuore\u201d (Giacomo Leopardi al padre Monaldo, da Firenze, 3 luglio 1832).<\/p>\n<p>Il Foscolo ha un memorabile rito di benedizione nello <em>Jacopo Ortis<\/em> (1801), quando il protagonista prende commiato dalla mamma avendo deciso di suicidarsi: \u201cJacopo le strinse la mano e la guardava come se volesse affidarle un secreto; ma bel tosto si ricompose, e le chiese la sua benedizione. Ed ella alzando le palme: Ti benedico \u2013 Ti benedico; e piaccia anche a Dio Onnipotente di benedirti. Avvicinatisi alla scala s\u2019abbracciarono\u201d.<\/p>\n<p>La benedizione di chi \u00e8 vicino a morire aveva e ha il valore simbolico di un testamento. Aldo Moro manda queste parole alla \u201cdolcissima Noretta\u201d dal carcere delle Brigate Rosse, avuto l\u2019annuncio della morte: \u201cTi abbraccio forte forte e ti benedico dal profondo del cuore. Aldo\u201d (senza data, maggio 1978).<\/p>\n<p>Flavio Chemello, un ragazzo di Verona che muore di tumore a 24 anni nel 1988, cos\u00ec prende commiato dal parroco: \u201cOra chiedo al Signore che mi lasci andare, e chiedo anche una benedizione per te e la comunit\u00e0\u201d. Rita Sivelli, di Parma, mamma di due bambini, muore anche lei di tumore a 35 anni nel 1994 cos\u00ec ringraziando le amiche per l\u2019aiuto da loro avuto nei mesi della malattia: \u201cSono certa che questo amore donato \u00e8 stato accolto dal Signore e lo ha trasformato in benedizione per voi e per le vostre famiglie\u201d. Queste due ultime storie sono nei miei volumi intitolati \u201cCerco fatti di Vangelo\u201d 2 e 3, ambedue della EDB.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Quei soldati riconciliati <\/strong><\/p>\n<p><strong>dal Kyrie eleison<\/strong><\/p>\n<p>Una formula simile usa \u2013 nell\u2019ultima lettera ai genitori \u2013 un partigiano condannato a morte dai tedeschi, Leonardo Corona, che cos\u00ec scrive da Firenze il 23 marzo 1944: \u201cSono rassegnato alla volont\u00e0 del Signore che per questo sacrificio dar\u00e0 a voi ogni benedizione e a me dar\u00e0 il Paradiso dove tutti ci ritroveremo\u201d (<em>Lettere dei condannati a morte della Resistenza italiana<\/em>, Einaudi 1994, p. 84).<\/p>\n<p>A volte si danno \u201cbenedizioni\u201d nelle quali non compare la parola \u201cbenedire\u201d in nessuna delle sue varianti ma compare l\u2019atto dell\u2019affidamento al Signore. Don Italo Ruffino, prete di Chiavari che fu cappellano militare della spedizione in Grecia e che ha appena compiuto cent\u2019anni, in un\u2019intervista ad <em>Avvenire<\/em> del 21 novembre 2012 racconta di un soldato italiano che dopo una battaglia si trova accanto a un greco agonizzante: \u201cMosso a piet\u00e0 avrebbe voluto dirgli qualcosa, chiudergli gli occhi. La prima cosa che gli venne in mente furono le uniche due parole in greco che conosceva: <em>Kyrie eleison<\/em>. Le disse chinandosi sul volto di quell\u2019uomo prima nemico. E lui rispose: <em>Kyrie eleison<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Come donne e uomini <\/strong><\/p>\n<p><strong>di benedizione per tutti<\/strong><\/p>\n<p>Il linguaggio e le forme del benedire sono di grande variet\u00e0. Nelle \u201cPremesse generali\u201d al <em>Benedizionale<\/em> (edizione CEI del 1992) si parla a p. 21 di \u201cDio che benedice\u201d le sue creature, di uomini che \u201cbenedicono Dio\u201d e di uomini che \u201cbenedicono gli altri\u201d. Il linguaggio dei teologi \u00e8 ancora pi\u00f9 libero: \u201cUna madre che traccia un segno di croce sulla fronte del suo bambino lo benedice e se traccia il segno della croce sulla propria fronte benedice se stessa\u201d (Peter Paul Kaspar, <em>Il linguaggio dei segni<\/em>, Queriniana 1988, p. 69).<\/p>\n<p>Benedire Dio, benedire un fratello, benedire un figlio, benedire se stessi, benedire un nemico, benedire chi ci passa accanto. Un neonato o un morente. Un Papa in affanno o un prete colpito da Parkinson. Un condannato a morte di cui incrociamo lo sguardo nel telegiornale. Con o senza parole o gesti. Questa liturgia minima, ampiamente offerta al cristiano comune, \u00e8 una delle modalit\u00e0 pi\u00f9 frequenti con cui il segno dell\u2019amore di Dio viene partecipato e accolto nella vita quotidiana. Un pieno protagonismo laicale comporta che i cristiani avvertano se stessi come uomini e donne di benedizione per s\u00e8, per l\u2019umanit\u00e0, per il mondo.<\/p>\n<p><strong>Luigi Accattoli<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\">www.luigiaccattoli.it<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Da <em>Il Regno<\/em> 22\/2012<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cIo benedico nei luoghi affollati\u201d. \u201cDio mio non ho mai benedetto nessuno\u201d.\u00a0 \u201cA me vien fatto di benedire sempre, in cuor mio, i bambini\u201d. 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