{"id":1090,"date":"2009-03-15T12:28:37","date_gmt":"2009-03-15T11:28:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=1090"},"modified":"2009-03-15T12:31:11","modified_gmt":"2009-03-15T11:31:11","slug":"intervista-per-il-sito-on-line-%e2%80%9cpetrus%e2%80%9d-sulla-mia-attivita-di-vaticanista","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/interviste\/intervista-per-il-sito-on-line-%e2%80%9cpetrus%e2%80%9d-sulla-mia-attivita-di-vaticanista\/","title":{"rendered":"Intervista per il sito on line \u201cPetrus\u201d sulla mia attivit\u00e0 di vaticanista"},"content":{"rendered":"<p>20 gennaio 2009<br \/>\n<strong>Qual \u00e8 stato il primo articolo del vaticanista Accattoli?<\/strong><br \/>\nEra intitolato \u201cSi pu\u00f2 essere cattolici e marxisti\u201d e faceva inchiesta tra le \u201ccomunit\u00e0 cristiane di base\u201d che a Roma avevano come punto di riferimento Giovanni Franzoni, ancora abate di San Paolo, il 14 gennaio 1976, sul primo numero del quotidiano \u201cLa Repubblica\u201d. Il secondo \u2013 il giorno dopo \u2013 riguardava un\u2019istruzione vaticana sulla sessualit\u00e0, il terzo la posizione della Santa Sede sullo Stato di Israele, il quarto due missionari italiani cacciati dalle Filippine di Marcos con l\u2019accusa di essere comunisti. Tutti i miti vecchi e nuovi dell\u2019informazione religiosa, com\u2019era intesa da Eugenio Scalfari, mi caddero addosso \u2013 a pioggia \u2013 nel giro di una settimana.<br \/>\n<strong>Quando passasti al \u201cCorriere della Sera\u201d ci fu pi\u00f9 calma? <\/strong><br \/>\nAnd\u00f2 meglio: era il 1\u00b0 ottobre del 1981 e Alberto Cavallari volle un approfondimento dell\u2019enciclica di Giovanni Paolo II \u201cLaborem exercens\u201d appena pubblicata. <br \/>\n<strong>Quale il Papa che ti ha affascinato di pi\u00f9?<\/strong><br \/>\nNell\u2019insieme della mia vita \u00e8 Giovanni XXIII: lo vidi con i flabelli in San Pietro durante una gita della scuola e partecipai a diciannove anni alla sua morte che parve avere un significato per tutti. Da giornalista, Giovanni Paolo II: e anche in questo caso fu la partecipazione del mondo alla sua morte a dare l\u2019ultimo suggello all\u2019immagine che me ne \u00e8 restata.<br \/>\n<strong>Quale il Cardinale o il Vescovo che ti ha impressionato di pi\u00f9?<\/strong><br \/>\nL\u2019arcivescovo di San Salvador Oscar Arnulfo Romero, conosciuto a Puebla \u2013 in Messico \u2013 nel febbraio del 1979, un anno e un mese prima che venisse ucciso sull\u2019altare per le accuse al regime che gli avevo sentito elencare in conferenza stampa. <br \/>\n<strong>Come \u00e8 cambiata la Chiesa rispetto a quando hai iniziato il lavoro di vaticanista?<\/strong><br \/>\nPosso azzardarmi soltanto a dire un\u2019impressione da giornalista, su come \u00e8 cambiata la percezione della Chiesa da parte dei media, senza pretesa di cogliere il cambiamento oggettivo. Da quest\u2019angolino il cambiamento \u00e8 stato sorprendente, in trentatr\u00e9 anni, rispetto alle mie aspettative: \u00e8 cresciuta l\u2019attenzione per la figura del papa ed \u00e8 diminuita quella per il vissuto cristiano, per le Chiese locali, per l\u2019ecumenismo. <strong><\/strong><br \/>\n<strong>Ti va di raccontare un aneddoto personale per ogni Papa di cui ti sei occupato?<\/strong><br \/>\nPaolo VI l\u2019ho visto da vicino una sola volta, prima di fare il giornalista, per un\u2019incontro nella Biblioteca privata con la presidenza della FUCI di cui facevo parte. Mi affascinava lo sforzo di comunicazione che faceva, cercando le parole, muovendo le mani. A Giovanni Paolo I potei mostrare \u2013 durante il ricevimento dei giornalisti nell\u2019Aula delle Benedizioni, pochi giorni dopo l\u2019elezione \u2013 una vignetta di Forattini, apparsa quel giorno sulla \u201cRepubblica\u201d, dov\u2019era ritratto, tiara in testa, che rideva di s\u00e9 davanti allo specchio. Si ferm\u00f2 a guardare e rise per un momento: aveva appena fatto annunciare che non avrebbe preso la tiara e la vignetta interpretava simpaticamente quella decisione. Giovanni Paolo II una volta \u2013 dopo la messa nell\u2019appartamento privato \u2013 prese in braccio una dei miei figli, che aveva due anni e gioc\u00f2 con lei. Con Benedetto XVI ho gi\u00e0 parlato due volte del mio pensionamento: \u201cSe ne va cos\u00ec giovane\u201d, mi ha detto la prima volta.<br \/>\n<strong>Quale \u00e8 stato il viaggio papale che ti ha colpito di pi\u00f9?<\/strong><br \/>\nIl primo di Giovanni Paolo II in Polonia nel giugno del 1979: sentivi il papa in presa diretta con la storia, giorno dopo giorno. Una sensazione che ho riprovato con lo stesso papa nelle Filippine e in Brasile, a Sarajevo e a Beirut e a Cuba, a Gerusalemme e a Damasco. Mai per\u00f2 cos\u00ec forte come in quella primavera polacca, tra Varsavia, Gniezno, Czestochowa e Cracovia.<br \/>\n<strong>Nella Chiesa, negli anni, si \u00e8 davvero sviluppata una frattura tra progressisti e conservatori?<\/strong><br \/>\nC\u2019era e c\u2019\u00e8 ancora, forse agli stessi livelli. I Papi hanno cercato di attenuarla e in parte ci sono riusciti, almeno nelle manifestazioni pi\u00f9 dirompenti, che erano pi\u00f9 accese di oggi negli anni immediatamente seguenti al Concilio. Ma oggi penso che i rimedi tattici per attenuare i contrasti, evitando per esempio che vengano affrontare le questioni disputate, non siano sempre paganti. Il conflitto pu\u00f2 essere positivo. <br \/>\n<strong>Ritieni che ogni Papa di cui hai scritto sia stato il Papa giusto per la propria epoca?<\/strong><br \/>\nSono stati tutti dei grandi. Tutti disinteressati. Testimoni della fede. Di ci\u00f2 mi accontento. Ma non so dire se non ci fossero altre possibilit\u00e0, magari pi\u00f9 rispondenti all\u2019urgenza di qualche decisione. Per esempio nel turbine dell\u2019Ottocento ci fu un ritardo nel prendere atto della nuova collocazione della Santa Sede dopo la fine del potere temporale. Potrebbe essere che oggi vi sia un\u2019analoga difficolt\u00e0 \u2013 che chiamerei epocale, non riferita al singolo Papa \u2013 a elaborare una nuova cultura sessuale. O meglio, a similitudine dell\u2019Ottocento: un\u2019eccessiva lentezza nel prendere atto del nuovo contesto in cui viene a cadere la predicazione della Chiesa per quanto riguarda la vita affettiva e familiare. Lo dico da padre pi\u00f9 che da giornalista. <br \/>\n<strong>Chi \u00e8 stato il tuo maestro?<\/strong><br \/>\nHo studiato a lungo \u2013 sui testi \u2013 la figura di Silvio Negro, che non ho mai incontrato e che fu vaticanista del \u201cCorriere della Sera\u201d dal 1931 al 1959: per 28 anni, mentre io mi sono fermato a 27. In uno studio che gli ho dedicato l\u2019ho descritto come \u201ciniziatore del vaticanismo contemporaneo\u201d. Ma la formazione avviene sul campo, in dialettica con i direttori e io ho avuto la fortuna di lavorare con Eugenio Scalfari, Alberto Cavallari, Piero Ostellino, Ugo Stille, Paolo Mieli, Ferruccio De Bortoli, Stefano Folli e infine di nuovo Paolo Mieli.  E\u2019 l\u00ec che si impara e non si finisce mai di imparare.<br \/>\n<strong>Qual \u00e8 il primo dovere di un vaticanista?<\/strong><br \/>\nNei media commerciali \u00e8 quello di resistere creativamente agli schemi interpretativi della cultura laica. Nei media cattolici immagino che la stessa resistenza \u2013 che vale solo se \u00e8 creativa, cio\u00e8 propositiva \u2013 vada esercitata nei confronti dell\u2019autorit\u00e0 ecclesiastica e dei suoi comunicati.  <br \/>\n<strong>Che cosa consigli a chi vuole intraprendere questa professione?<\/strong><br \/>\nStudiare la storia del cristianesimo in epoca moderna, a partire da quando Napoleone tira i Papi fuori dal Vaticano e li costringe ad affrontare il mondo. Ma senza limitarsi alla storia del Papato. Cercare anche le vicende delle Chiese non cattoliche e porre attenzione ai cristiani senza Chiesa.<br \/>\n<strong>Come consideri la nascita di tanti siti, blog e quotidiani internet dedicati al Papa e alla Chiesa?<\/strong><br \/>\nE\u2019 un bel segno di vitalit\u00e0. Ma la tendenza a concentrarsi sul Papa mi stupisce. Devo prendere atto, dopo tanti anni, che mediamente il mondo in cui mi sono trovato a operare considera i Papi pi\u00f9 importanti di quanto non li ritenga io, che pure ho dedicato a loro almeno met\u00e0 delle mie energie professionali.<br \/>\n<strong>Il collega a cui sei pi\u00f9 affezionato?<\/strong><br \/>\nIn assoluto, Domenico Del Rio che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9. Oggi Andrea Tornielli. <br \/>\n<strong>La notizia che non avresti mai voluto dare?<\/strong><br \/>\nL\u2019attentato a Giovanni Paolo II in piazza San Pietro. Il segno del sangue sul vescovo di Roma.<br \/>\n<strong>Lo scoop pi\u00f9 importante?<\/strong><br \/>\nSono stato il primo a pubblicare, in Italia, la lettera di Edith Stein a Pio XI inviata nell\u2019aprile del 1933 per chiedergli di parlare in difesa degli ebrei di fronte all\u2019iniziale persecuzione hitleriana. Non sono uomo dai riflessi rapidi e generalmente i colleghi mi battono sul traguardo ma quella lettera era restata nascosta nell\u2019Archivio Segreto Vaticano per 70 anni e io ero l\u00e0 ad attenderla quando \u2013 nel 2003 \u2013 fu aperta la sezione dedicata al Pontificato di Papa Ratti. Avevo avuto tutto il tempo per prepararmi!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>20 gennaio 2009 Qual \u00e8 stato il primo articolo del vaticanista Accattoli? 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