{"id":11156,"date":"2013-03-20T10:46:52","date_gmt":"2013-03-20T09:46:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=11156"},"modified":"2013-03-20T10:47:02","modified_gmt":"2013-03-20T09:47:02","slug":"credo-in-gesu-cristo-e-non-mi-vergogno-del-suo-vangelo","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/conferenze-e-dibattiti-2\/credo-in-gesu-cristo-e-non-mi-vergogno-del-suo-vangelo\/","title":{"rendered":"Credo in Ges\u00f9 Cristo e non mi vergogno del suo Vangelo"},"content":{"rendered":"<p><strong><\/strong><em>Settimana di cultura e spiritualit\u00e0<\/em><\/p>\n<p><em>Aula magna del Seminario Regionale Pugliese<\/em><\/p>\n<p><em>Luned\u00ec 18 marzo 2013 \u2013 ore 20.00<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Credo in Ges\u00f9 Cristo figlio del Padre che \u00e8 nei Cieli e ne attendo il ritorno che vorrei anzi affrettare a riscatto di ogni sofferenza e a compimento della vittoria sulla morte. Lo cerco e lo incontro \u2013 il Signore Ges\u00f9 \u2013 nelle sue parole contenute nella Scrittura, negli uomini miei fratelli e nei sacramenti della Chiesa. Mi adopero ad affrettarne il ritorno facendo conoscere il suo nome all\u2019umanit\u00e0 di oggi e cercando di aiutare me e gli altri a non avere vergogna del Vangelo.<\/p>\n<p>Il dono della fede comporta il dovere della sua attestazione. Un cristiano, nella vita, dovrebbe arrivare a dire con riconoscenza e con gioia: io credo in Dio, credo nel Dio di Ges\u00f9 Cristo, credo nel Signore Ges\u00f9 che ci ha insegnato a invocarlo come Padre e che ci ha promesso lo Spirito.<\/p>\n<p>La fede cristiana non ci libera dal mistero, ci colloca in esso. Obbedire al dono della fede \u2013 ed \u00e8 un\u2019obbedienza assorbente: come l\u2019amore obbedisce all\u2019amore \u2013 significa anzi accettare di vivere in faccia al mistero. Intendo dire che la fede non semplifica la vita al cristiano, ma ne alza la posta e il prezzo. La dilata al cielo e all\u2019inferno. La ricollega al principio della creazione e la proietta verso l\u2019ultimo giorno. Ne fa il luogo della manifestazione dei sentimenti di Ges\u00f9 e dell\u2019attesa del suo ritorno. Quando l\u2019ira dell\u2019Agnello annienter\u00e0 la Bestia e liberer\u00e0 gli uomini dalla morte, e Dio sar\u00e0 tutto in tutti.<\/p>\n<p>Grande \u00e8 il dono della fede! Eppure i cristiani quasi non ne parlano, neanche tra loro. Si direbbe che oggi sia pi\u00f9 facile fare confidenze sulla propria vita affettiva che sulla fede. Trovo uno spunto a dire questo in Etty Hillesum, la radiosa ragazza ebrea \u201cche non sapeva inginocchiarsi\u201d e che infine impara a farlo e confessa stupita (<em>Diario 1941-1943<\/em>, Adelphi, Milano 1985): \u201cE\u2019 il mio gesto pi\u00f9 intimo, ancor pi\u00f9 intimo dei gesti che ho per un uomo\u201d. Nel campo di smistamento da dove partir\u00e0 per Auschwitz ritrova un vecchio amico e cos\u00ec gli comunica il suo approdo alla fede: \u201cCi ho messo due sere per potergli confidare questa cosa cos\u00ec intima, la cosa pi\u00f9 intima che ci sia. E volevo tanto dirgliela, quasi per fargli un regalo. E allora, allora mi sono inginocchiata in quella gran brughiera e gli ho detto di Dio\u201d (<em>Diario<\/em>, p. 206).<\/p>\n<p>Quante volte nella vita quotidiana affermo la fede nel Dio di Ges\u00f9 Cristo? Non voglio dire quante volte recito il Credo, ma quante volte mi capita di dirmi cristiano con le persone che incontro? Tanti cristiani proteggono gelosamente i loro segreti con Dio. Immagino che non dicano neanche a se stessi se credono o no. Io credo invece che non dobbiamo avere timore di chiedere e di rispondere. Purch\u00e8 sia chiaro che domanda e risposta non ci vengono alla lingua per vanit\u00e0. Ma con gli anni tutti apprendiamo che ci sono contesti in cui la bont\u00e0 della domanda e la possibilit\u00e0 di una serena risposta sono evidenti.<\/p>\n<p>Se uno non ha mai avuto occasione di dire la sua fede, da dove inizier\u00e0? Ne parler\u00e0 a se stesso innanzitutto, poi ai familiari e ai pi\u00f9 intimi tra gli amici. Di questi primi passi far\u00e0 una scuola per avventurarsi al largo.<\/p>\n<p>Dire la fede a se stesso: questo movimento coincide con quello della preghiera pi\u00f9 intima. Credo Signore, ma tu aiuta la mia fede. Anzi: \u201c<em>Aiutami nella mia incredulit\u00e0<\/em>\u201d, come dice in Marco 9, 24 il padre del ragazzo posseduto da uno spirito muto. \u201cTutto \u00e8 possibile per chi crede\u201d, aveva detto Ges\u00f9 a quel povero padre.<\/p>\n<p>\u201cMa tu ci credi davvero\u201d \u00e8 la domanda che ci fanno quanti sono spettatori di gesti o scelte insolite. Altre volte ci viene detto: \u201cBeato te, che hai una fede\u201d. E magari ci affrettiamo a cambiare discorso. Potremmo invece cogliere il varco, dicendo la verit\u00e0: \u201cLa fede non basta mai, come la vita. Ma si pu\u00f2 chiedere che venga aumentata\u201d. Esercitiamoci ad apprezzare l\u2019aiuto che ci viene dalla manifestazione della fede altrui e a non far mancare agli altri la nostra parola.<\/p>\n<p>Ma mi vergogno! \u201c<em>Non vergognarti della testimonianza da rendere al Signore nostro<\/em>\u201d, scrive Paolo nella seconda lettera a Timoteo. E qui \u00e8 forse necessaria un\u2019impuntatura. La vita tante volte costringe a vincere la vergogna: quando crediamo d\u2019aver trovato un amore, quando la necessit\u00e0 del lavoro ci spinge a uscire da ogni nostro guscio. Chiediamo alla vita di insegnarci anche a vincere la vergogna di dire la nostra fede. Sta scritto: \u201c<em>Chi si vergogner\u00e0 di me e delle mie parole, di lui si vergogner\u00e0 il figlio dell\u2019uomo, quando verr\u00e0 nella gloria<\/em>\u201d (Luca 9, 26).<\/p>\n<p>Anche qui \u00e8 una questione di priorit\u00e0: se io considero il Vangelo la grande notizia, il primo dono, la felicit\u00e0 della mia vita allora non potr\u00f2 non comunicare quella notizia e non ci sar\u00e0 nessun pericolo che me ne vergogni. Ma se \u00e8 solo un elemento della mia eredit\u00e0 culturale, allora s\u00ec che me ne vergogner\u00f2, perch\u00e9 affermare una scelta cristiana nella citt\u00e0 mondiale \u00e8 operazione controcorrente.<\/p>\n<p>Il dialogo sulla fede pu\u00f2 incrociare l\u2019interlocutore pi\u00f9 inaspettato, come quella volta che una palpitazione di cuore mi ha tenuto per sette ore al pronto soccorso dell\u2019ospedale San Giovanni di Roma. Ho fatto le conoscenze pi\u00f9 varie: una ragazza caduta da cavallo, un vecchietto parkinsoniano. Quando sei ridotto cos\u00ec, non \u00e8 meglio morire? Diceva il vecchietto tremante. Ma lo trattenevano i sette nipoti e un figlio separato dalla moglie che aveva bisogno di aiuto. Chiedeva a me ed \u00e8 venuto fuori il punto della fede. \u201cIo credo in Dio\u201d. \u201cAnch\u2019io\u201d. La conclusione \u00e8 stata che conviene affidarsi alla sua volont\u00e0, cercando di conoscerla e di assecondarla.<\/p>\n<p>Tra le affermazioni del Credo, amo soprattutto quelle della resurrezione della carne e della vita eterna e su di esse richiamo l\u2019attenzione dei figli e degli amici, quando le \u201cdiciamo\u201d insieme.<\/p>\n<p>Tocca ai cristiani comuni attestare nel tessuto della vita ordinaria l\u2019 \u201cattesa della risurrezione della carne\u201d come l\u2019articolo del Credo pi\u00f9 attuale oggi, rispondente all\u2019ansia di vita intera dell\u2019epoca. Perch\u00e9 l\u2019uomo d&#8217;oggi, divenuto cos\u00ec audace e libero nelle sue aspettative, pi\u00f9 non s&#8217;acquieta \u2013 anzi neanche si interessa \u2013 a un aldil\u00e0 che non contempli il riscatto pieno della carne.<\/p>\n<p>Si deve tornare a dire in parole comprensibili all\u2019uomo d\u2019oggi \u2013 come ci riuscirono i credenti di altre generazioni \u2013 che senza il corpo siamo incompleti, anzi non siamo noi: \u201cAnima mea non est ego\u201d (Tommaso d\u2019Aquino, <em>Commento della Prima lettera di Paolo ai Corinti<\/em>, capitolo 15). Tant\u2019\u00e8 che neanche potremo godere la piena beatitudine finch\u00e8 il nostro corpo non sar\u00e0 resuscitato e finch\u00e8 non avremo ritrovato, rivestite della loro carne, le persone che abbiamo conosciuto nella carne. \u201cIn paradiso non ci saranno sguardi indifferenti\u201d ha scritto Teresa di Lisieux.<\/p>\n<p>Come attestare questo elemento decisivo della nostra fede? Ho detto che tocca ai cristiani comuni quell\u2019attestazione e intendo che va fatta nella comunicazione quotidiana, ai letti delle operazioni, davanti ai figli che nascono e ai morenti che ci salutano. Davanti a chi ha perso un figlio e non vuole essere consolato. Aggiungo che va fatta \u2013 l\u2019attestazione della fede nella resurrezione della carne \u2013 sia quando parliamo con chi si dice credente, sia con chi non osa, o dice di non esserlo.<\/p>\n<p>Ai credenti \u2013 e a noi tra essi \u2013 \u00e8 di conforto sentire affermata la speranza in una salvezza intera. Ai non credenti, ai poco credenti e ai mal credenti quell\u2019attestazione pu\u00f2 risvegliare l\u2019interesse per il Credo cristiano, forse accantonato \u2013 come capita \u2013 senza una seria verifica. Magari immaginando i cristiani come cultori di anime disincarnate.<\/p>\n<p>Ma la fede nella resurrezione della carne va proposta con parola piena ai non credenti per una ragione pi\u00f9 profonda e sostanziale: perch\u00e9 essa riguarda tutti, perch\u00e9 tutti hanno diritto a saperla, perch\u00e9 essa \u00e8 un dono che non pu\u00f2 essere negato a nessuno che vive e muore. Perch\u00e9 ogni vivente brama altra vita e la resurrezione della carne nel Cristo Signore \u00e8 la risposta di Dio a questa domanda dell\u2019uomo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Settimana di cultura e spiritualit\u00e0 Aula magna del Seminario Regionale Pugliese Luned\u00ec 18 marzo 2013 \u2013 ore 20.00 &nbsp; Credo in Ges\u00f9 Cristo figlio del Padre che \u00e8 nei Cieli&#8230;<\/p>\n<div class=\"more-link-wrapper\"><a class=\"more-link\" href=\"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/conferenze-e-dibattiti-2\/credo-in-gesu-cristo-e-non-mi-vergogno-del-suo-vangelo\/\">Read More<span class=\"screen-reader-text\">Credo in Ges\u00f9 Cristo e non mi vergogno del suo Vangelo<\/span><\/a><\/div>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":5506,"menu_order":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","template":"","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"class_list":["post-11156","page","type-page","status-publish","hentry","excerpt"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/11156","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=11156"}],"version-history":[{"count":2,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/11156\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":11160,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/11156\/revisions\/11160"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/5506"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=11156"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}