{"id":1144,"date":"2009-03-17T19:22:26","date_gmt":"2009-03-17T18:22:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=1144"},"modified":"2010-11-21T21:34:51","modified_gmt":"2010-11-21T21:34:51","slug":"essere-padri-e-madri-cioe-dare-ai-figli-quanto-da-loro-abbiamo-ricevuto","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/conferenze-e-dibattiti-2\/essere-padri-e-madri-cioe-dare-ai-figli-quanto-da-loro-abbiamo-ricevuto\/","title":{"rendered":"Essere padri e madri. Cio\u00e8 dare ai figli quanto da loro abbiamo ricevuto"},"content":{"rendered":"<p><strong>Conferenza di Luigi Accattoli<\/strong><br \/>\n<strong>Como \u2013 Collegio Gallio<\/strong><br \/>\n<strong>14 dicembre 2006<\/strong><\/p>\n<p>Tratter\u00f2 del rapporto con i figli come di uno scambio formativo.<br \/>\nDa quando ho avuto il primo figlio, mi \u00e8 stato chiaro che la giusta via per l\u2019apprendimento dell\u2019arte di essere padri e madri era quella del coinvolgimento totale nell\u2019avventura educativa, mirando a realizzare l\u2019investimento pi\u00f9 ampio possibile delle proprie energie in tale avventura, in vista della costituzione di un patrimonio crescente di emozioni e di esperienze condivise. Patrimonio che renda possibile lo scambio formativo, nel quale i genitori si arricchiscono di ci\u00f2 che viene a loro dal rapporto con i figli e trasmettono ai ragazzi il frutto che quell\u2019arricchimento produce nella propria vita.<br \/>\nEsporr\u00f2 cinque attitudini positive che un genitore \u00e8 stimolato ad apprendere dal proprio rapporto con i figli e che a sua volta cerca di insegnare, per contagio, ai figli. Per contagio, cio\u00e8 per via di attrazione e di esempio, pi\u00f9 che a parole. Ma all\u2019occasione anche in parole.<br \/>\nLe elenco \u2013 queste attitudini \u2013 in un ordine idealmente cronologico, da quella dell\u2019<em>attesa<\/em> che i genitori iniziano ad apprendere gi\u00e0 prima che il figlio sia nato a quella della <em>fiducia<\/em> che non cessano mai di apprendere e trasmettere: attesa, accoglienza, sobriet\u00e0, responsabilit\u00e0, fiducia.<\/p>\n<p><strong>Attesa<\/strong><br \/>\nL\u2019attitudine ad attendere potremmo chiamarla anche \u201cpazienza\u201d, parola fuori corso in quest\u2019epoca dell\u2019impazienza. Ma nell\u2019attesa c\u2019\u00e8 di pi\u00f9 ed \u00e8 parola meglio rispondente allo spirito cristiano.<br \/>\nCredo si possa dire che nessuno ha la pazienza-capacit\u00e0 di attendere che hanno i genitori: ovviamente lo dico per l&#8217;atteggiamento che abbiamo verso i nostri figli. Ma questo esercizio finalizzato ci aiuta a imparare la pazienza e l\u2019attesa anche nei confronti degli altri.<br \/>\nI genitori imparano la pazienza quando attendono la nascita dei figli: e l&#8217;attendono per nove mesi, come il contadino la crescita del grano e la maturazione dell&#8217;uva. Se uno ha cinque figli, com\u2019\u00e8 il mio caso, li ha attesi per 45 mesi!<br \/>\nPoi attendono che il bimbo gattoni e cammini e parli e metta i denti. E non \u00e8 sempre un\u2019attesa contemplante. Chi ha passeggiato per mesi la notte, dentro e fuori casa, ninnando il piccino che vuol giocare e che dorme solo quando i grandi si devono alzare, sa che cosa voglia dire la pazienza del corpo.<br \/>\nSi impara anche, in questa palestra, la pazienza dell\u2019anima: torniamo ad avere timore &#8211; con lui &#8211; del buio e del fuoco e a guardare affascinati e intimiditi gli animali e ogni estraneo e a vincere a una a una le paure, avendole ripassate. Avendo imparato che per altri possono essere pi\u00f9 grandi che per noi.<br \/>\nQuesto apprendimento della pazienza non finisce mai. Dura per tutto l&#8217;accompagnamento dei figli verso l\u2019et\u00e0 adulta: fino agli esami di maturit\u00e0, alla ricerca del lavoro, a quella di una sistemazione nella vita.<br \/>\nNessuno riuscirebbe a tanto se non ci sovvenisse l\u2019istinto materno e paterno, la voce del sangue, il dono di natura. Questa no\u00adstra esperienza straordinaria dell\u2019attesa dell\u2019altro \u00e8 una ricchezza per l\u2019umanit\u00e0.<br \/>\nCon i figli applichiamo bene la regola evangelica \u00abnon giudicare\u00bb. Sempre disposti ad aspettare, a capire, a scusare. Quel trattenere il giudizio, quel cercare di comprendere anche quando non si pu\u00f2 capire \u00e8 un patrimonio delle famiglie che pu\u00f2 costituire un patrimonio per tutti. Famiglia come scuola di pazienza.<br \/>\nLa calda attesa con cui guardiamo ai figli che crescono dovremmo imparare a proiettarla verso ogni fratello e dovremmo ingegnarci di insegnarla ai piccoli che sono stati la palestra decisiva del nostro apprendimento.<\/p>\n<p><strong>Accoglienza<\/strong><br \/>\n\u201cChi accoglie uno di questi bambini nel mio nome accoglie me\u201d, dice Ges\u00f9 nel Vangelo di Marco (9, 37). I piccoli sono immagine di ogni creatura che si trova nel bisogno. A noi genitori l\u2019accoglienza ce l\u2019insegna il sangue. E prima ancora ce l\u2019aveva insegnata la vita di coppia. Ci siamo accolti reciprocamente quando abbiamo deciso di sposarci e poi insieme abbiamo accolto i figli.<br \/>\nQuell\u2019accoglienza \u00e8 aiutata dall\u2019istinto ma pu\u00f2 rivelarsi quanto mai impegnativa: si tratta magari di accogliere un figlio difficile, o menomato, o che un giorno si ribella ai nostri insegnamenti, o che appena compiuti i 18 anni rivendica la sua \u201cparte di eredit\u00e0\u201d e se ne va lontano a dilapidarla. Chi dilapida i beni e chi gli insegnamenti.<br \/>\nVi sono accoglienze difficili, a cui ci dobbiamo preparare attraverso quelle gratificanti della maternit\u00e0 e paternit\u00e0 ricche di luce. Magari uno dei figli ci porta in casa una fidanzata con la quale decide di convivere contro il nostro parere. O vanno insieme a convivere senza matrimonio e un giorno ci mettono sulle braccia un bambino: e anche quella nuora, o quel genero, o quel nipote che arrivano in modi non preveduti e non attesi noi ci troviamo a doverli accogliere!<br \/>\nCi sono dunque accoglienze dolorose nell\u2019esperienza genitoriale. E situazioni in cui l\u2019accoglienza deve trattenere il giudizio, e deve completarsi nell\u2019ascolto magari silente.<br \/>\nI figli mi hanno insegnato l\u2019importanza dell\u2019ascolto. L\u2019immagine pi\u00f9 calda che ne porto \u00e8 quella di tutti e cinque, intorno alla tavola, che aspettano il loro turno per parlare. I pi\u00f9 piccoli tempestano per dire la loro, mentre gli altri aspettano e poi alzano la mano per intervenire, come si fa a scuola.<br \/>\nPoi ancora l\u2019immediatezza con cui uno di loro, un giorno che davamo qualche soldo a un poverello che non finiva di ringraziare, mostr\u00f2 di capire bene la richiesta di ascolto: \u201cPap\u00e0, quello non voleva i soldi, voleva parlare!\u201d<br \/>\nLa vita competitiva a cui siamo costretti tende a negare l\u2019ascolto, che non \u00e8 solo lo stare a sentire un attimo. La buona educazione ci impone l\u2019ascolto breve, che generalmente non ci mette in gioco, mentre \u00e8 l\u2019ascolto lungo che \u00e8 raro. Cio\u00e8 l\u2019ascolto vero.<br \/>\nIl vero ascolto si completa poi con il portare con noi la parola dell\u2019altro. Per una ricerca lunga della risposta. Magari non lo reincontreremo o non avremo il coraggio di riprendere quella conversazione, ma terremo dentro la sua richiesta d\u2019aiuto e ne parleremo al Signore.<br \/>\nI figli del benessere rischiano di crescere nell\u2019egoismo. Noi facciamo tanto per la loro accoglienza e il loro ascolto ed ecco che ci si ribellano contro se proponiamo una rinuncia a una parte del nostro benessere per aiutare i bisognosi. Cio\u00e8 se li invitiamo a essere a loro volta accoglienti. E se li stimoliamo a essere ascoltanti, per esempio nei confronti di compagni di classe meno piacevoli.<\/p>\n<p><strong>Sobriet\u00e0<\/strong><br \/>\n\u201cTendere a realizzare una vita sobria e comunicativa\u201d potrebbe essere una giusta consegna per il cristiano d\u2019oggi. Le due scelte si aiutano tra loro, come la sobriet\u00e0 nei cibi e la vita sana. La sobriet\u00e0 della vita \u2013 contentarsi di ci\u00f2 che \u00e8 necessario all\u2019esistenza: un lavoro e una casa \u2013 ci restituisce il tempo e il controllo del suo utilizzo.<br \/>\nAnche la sobriet\u00e0, in un certo senso, ce l\u2019insegnano i figli. Quando \u00e8 arrivata nella nostra casa la prima culla ci siamo resi conto di quanto quella nuova presenza ci portava via in termini di tempo libero e di superfluo, cio\u00e8 di non strettamente necessario.<br \/>\nChi vive nella famiglia si trova come tra due spinte contrapposte: una interiore o di coppia a essere sobri per poter essere generosi, se non altro nel dono del nostro tempo, verso i figli e gli altri; e un\u2019altra dei figli che ci sollecitano a spendere per goderci la vita.<br \/>\nSiamo continuamente sollecitati ad aprire la porta al prossimo ma ogni decisione si fa ardua, coinvolge altri, pu\u00f2 incontrare obiezioni.<br \/>\nI figli portano in casa i loro compagni e tra essi c\u2019\u00e8 chi ha bisogno, nelle scuole che frequentano ci sono ragazzi extracomunitari. Persino le risonanze evangeliche \u2013 in una casa dove si legge la Scrittura \u2013 diventano molteplici, come l\u2019eco tra i monti.<br \/>\nMa quando i figli crescono, facilmente obiettano a ogni proposta di ridurre la spesa per aiutare gli altri. Un\u2019adozione a distanza, accolta con gioia dai bambini, pu\u00f2 provocare irrigidimenti nell\u2019adolescente che si \u00e8 visto negare una gita o una vacanza pi\u00f9 costosa: \u201cDobbiamo sempre rimetterci noi?\u201d.<br \/>\nLa vera educazione familiare alla solidariet\u00e0 si realizza in questo snodo dei figli che crescono. E gi\u00e0 protestano per il fatto che sono pi\u00f9 di uno e non hanno quanto avrebbero avuto se fossero stati figli unici. I genitori devono addestrarsi a motivare. Se hanno profonde convinzioni contageranno i ragazzi. Essenziale \u00e8 che si decida insieme. Magari dando di meno, ma partecipando tutti.<br \/>\nAncora pi\u00f9 ardua \u00e8 l\u2019impresa di convincere i figli a fare qualcosa gratuitamente, nel volontariato parrocchiale o di quartiere. Le parole non basteranno a nulla se nella vita dei grandi non c\u2019\u00e8, evidente e significativa, una dimensione di gratuit\u00e0 vissuta felicemente.<br \/>\nSar\u00e0 necessario dare conto in parole delle scelte di sobriet\u00e0 che abbiamo compiuto e del vantaggio che hanno comportato, per cercare di invogliare i ragazzi a inventare un modo analogo di affrontare \u2013 un giorno \u2013 la vita a due. Si tratter\u00e0 di rendere chiaro che optare per una vita pi\u00f9 semplice \u00e8 la giusta premessa per realizzare una vita aperta agli altri.<\/p>\n<p><strong>Responsabilit\u00e0<\/strong><br \/>\nParola ostica, oggi! I genitori sono responsabili dei figli, almeno fino a quando sono minorenni e dovrebbero insegnare loro a farsi progressivamente responsabili delle proprie azioni.<br \/>\nIl cammino dall\u2019infanzia all\u2019et\u00e0 adulta potrebbe essere visto come una progressiva acquisizione di responsabilit\u00e0. Perch\u00e9 diventino responsabili dei giochi, dei compiti, della propria camera, dei primi soldi avuti in regalo e dei primi guadagnati, delle prime uscite in autonomia, con i genitori che insistono a chiedere, anche quando stanno salutando sulla porta: \u201cMa c\u2019\u00e8 almeno un maggiorenne tra voi?\u201d.<br \/>\nLa stagione in cui l\u2019acquisizione di responsabilit\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 feconda \u00e8 quella in cui i figli si sposano, o vanno a vivere da soli: \u201cFinalmente imparano che cosa vuol dire cercare casa, pagare il mutuo, tenerla pulita e tutto il resto!\u201d, si confidano i genitori dell\u2019uno con quelli dell\u2019altro.<br \/>\nOccorre insegnare la responsabilit\u00e0 nei confronti del denaro, del lavoro, dell\u2019amore. Un esercizio responsabile della vita affettiva. L\u2019insegneremo con l\u2019esempio, ovviamente. Ma anche in parole e anche con esercizi di ammirazione: cercando per esempio tra le nostre conoscenze le persone che meritano ammirazione per un amore \u201cfedele e inesauribile\u201d e aiutando i figli a comprenderne la grandezza.<br \/>\nSiamo sempre colpiti dalle rotture dei matrimoni, proviamo a farci colpire dalle unioni riuscite e dalle vite riuscite in generale: chi ha fatto il suo dovere, chi ha attraversato onestamente la vita, chi ha fatto del bene al prossimo. Si dice che \u201cnon abbiamo pi\u00f9 modelli\u201d, ma io credo che ve ne siano pur sempre intorno a noi e che dobbiamo imparare a scoprirli. Trovo appassionante farlo insieme ai figli che crescono.<\/p>\n<p><strong>Fiducia<\/strong><br \/>\nChi si affaccia da solo sul futuro lo fa con il cuore pieno di ansia, chi vi si affaccia insieme ai figli \u00e8 invece pieno di speranza. Se l&#8217;ansia per il domani cresce oggi in Italia, \u00e8 perch\u00e9 cala il numero dei figli.<br \/>\nNoi uomini e donne non possiamo vedere avanti. Vediamo solo indietro e \u2013 misurando il passo rapido del mutamento di tutto intorno a noi \u2013 temiamo che nel giro di una o due generazioni abbia a perdersi quanto abbiamo avuto di pi\u00f9 caro fino a oggi: la tradizione cristiana, ma anche la vita buona. Che mangeranno questi figli? Che aria respireranno, che acqua berranno? Troveranno un prete quando ne avranno bisogno?<br \/>\nL&#8217;unico contrappeso immediato a questa paura del futuro \u00e8 nella vivente catena dei genitori e dei figli. Chi ha generato figli e figlie per il Signore non teme il domani. \u00c8 continuamente incoraggiato \u2013 e quasi costretto, se non gli basta l&#8217;anima \u2013 a guardare avanti per indovinare che cosa vedono i piccoli che gli sono affidati. E che hanno gli occhi capaci di puntare solo in quella direzione.<br \/>\nAnch\u2019egli \u00e8 tentato \u2013 qualche volta \u2013 di fermarsi a guardare indietro, ma gli \u00e8 impedito dall\u2019incessante novit\u00e0 dei figli che crescono mentre lui invecchia. E per ragioni di sangue e per questo continuo esercizio a tenere lo sguardo in avanti, non cede \u2013 direi che non pu\u00f2 cedere \u2013 alla tentazione di credere che il Signore si sia stancato dell&#8217;umanit\u00e0.<br \/>\nCerto, anche un pap\u00e0 e una mamma sono qualche volta in ansia sul futuro. Ma hanno imparato a vincerla facendo propria la voglia di vivere dei loro ragazzi. E viene il giorno in cui devono restituire quel dono: si possono trovare, cio\u00e8, a dover infondere fiducia nei ragazzi che sono stati all\u2019origine della loro forza di guardare avanti.<br \/>\nA questa scuola famigliare della fiducia i cristiani dovrebbero apprendere un respiro positivo, creativo, coraggioso, aperto, che li spinga a essere portatori di segni di speranza nella societ\u00e0 circostante. Diffusori della convinzione che Dio \u00e8 felice della sua immensa paternit\u00e0, che il mondo non finisce domani, che occorre avere fiducia nell\u2019uomo. In ogni uomo. Proprio come Ges\u00f9, che tendeva la mano al lebbroso, al pubblicano, al samaritano, all\u2019adultera, alle prostitute. Non giudicava nessuno, tutti incoraggiava a cambiare vita, ad alzare il viso, a non avere paura. Con queste stupende parole in Luca 21, 28 invita i discepoli a reagire alla tribolazione nell\u2019attesa del suo ritorno: \u201cAlzatevi e levate il capo\u201d.<br \/>\nMi rifaccio a esse per dirvi, da genitore a genitori: guardiamo avanti, con la fiducia nel domani che leggiamo negli occhi dei figli.<\/p>\n<p><strong>Luigi Accattoli<\/strong><\/p>\n<p><strong>Risposta sullo \u201cspirito del tempo\u201d<\/strong><\/p>\n<p><em>Nel dibattito seguito alla conferenza mi veniva fatta in finale \u2013 dal moderatore padre Luigi Amiconi \u2013 una domanda pi\u00f9 impegnativa delle altre, alla quale davo una pi\u00f9 lunga risposta: <\/em><br \/>\n<em>Lei ha usato pi\u00f9 volte l\u2019espressione \u201cspirito del tempo\u201d: potrebbe dirci in che senso la usa? <\/em><\/p>\n<p>Il senso \u00e8 quello della fiducia in Dio e nell\u2019umanit\u00e0. Io non sono pessimista sull\u2019oggi e sul futuro, ho gi\u00e0 detto che l\u2019essere padre e madre comporta una continua e spontanea esercitazione ad accettare il tempo che viene, a guardarlo con gli occhi dei figli.<br \/>\nCristianamente poi, un padre \u00e8 portato a meditare sulla paternit\u00e0 di Dio e ad aver presente la situazione creaturale \u2013 cio\u00e8 di figlia \u2013 dell\u2019umanit\u00e0: non siamo soli, orfani, sperduti nell\u2019universo, abbiamo un Padre che non ci abbandoner\u00e0! Ed abbiamo un fratello pi\u00f9 grande, il primogenito tra tutte le creature, che ci ha fatto la consolante promessa \u201csar\u00f2 con voi tutti i giorni fino alla fine dei tempi\u201d.Ma gi\u00e0 la ragione, prima della fede, dovrebbe dirci qualcosa del segno di grazia della nostra epoca, che potremmo qualificare come tempo di scoperta dell\u2019unit\u00e0 della famiglia umana. Accenno a quattro aspetti di questa scoperta, i pi\u00f9 evidenti.<\/p>\n<p><em>Informazione<\/em>. Per la prima volta nella storia, oggi l\u2019umanit\u00e0 conosce in tempo reale quello che avviene a ogni sua componente, ovunque essa sia dislocata sul pianeta e in qualunque situazione si trovi a vivere. E\u2019 un cambiamento enorme che davvero muta la condizione umana! Un tempo lo tsunami non avremmo mai saputo che c\u2019era stato, e lo stesso sarebbe stato per pestilenze e guerre. Interi popoli venivano decimati da un contagio o da un grande conflitto, poniamo in Asia e gli altri l\u2019ignoravano. Oggi sappiamo e dunque possiamo intervenire. Ne viene un dovere di corresponsabilit\u00e0. Si inviano \u201cforze di pace\u201d, truppe di \u201cinterposizione\u201d, si sviluppa il principio di \u201cingerenza umanitaria\u201d. Ancora non sappiamo farlo, \u00e8 la prima volta che ci proviamo. Ma stiamo studiando il superamento delle guerre! E anche quello della fame: per la prima volta i popoli benestanti si autotassano per aiutare gli altri. Siamo quasi fermi a un livello misero di intervento, ma \u00e8 meglio del niente che caratterizzava l\u2019intera storia fino a ieri.<\/p>\n<p><em>Comunicazione<\/em>. Qualche volta siamo stupiti dal bisogno di comunicare che hanno i nostri figli: telefonini, internet a non finire, tutta quella televisione, il cinema e le librerie e i musei, le mostre e i viaggi! I forum, i blog, la mania di chattare. Ebbene: \u00e8 comunicazione, contato umano, presa sui fratelli. Un bel segno nel senso dell\u2019umanizzazione del mondo, anche se non sempre siamo preparati al buon uso di quelle potenzialit\u00e0.<\/p>\n<p><em>Libert\u00e0<\/em>. La novit\u00e0 che pi\u00f9 spaventa noi padri e madri \u00e8 quella della libert\u00e0: troppa libert\u00e0, assenza del limite, negazione di ogni disciplina! Un grande vento che rischia di portarci via i figli. E\u2019 vero, l\u2019abuso della libert\u00e0 \u00e8 un rischio per l\u2019umanit\u00e0 di oggi. Ma prima del rischio della libert\u00e0 viene il dono della libert\u00e0, che \u00e8 uno dei nomi di Dio. Dio non \u00e8 solo bont\u00e0, bellezza e giustizia, ma \u00e8 anche libert\u00e0. E noi, suoi figli, siamo chiamati a cercare e realizzare una sempre maggiore libert\u00e0. Dobbiamo educarci al buon uso della libert\u00e0, ma dobbiamo innanzitutto lodare Dio per il suo dono, che non \u00e8 stato mai cos\u00ec grande!<\/p>\n<p><em>Parit\u00e0 tra uomo e donna<\/em>. Per la prima volta nella storia essa oggi accenna a farsi realt\u00e0! Una realt\u00e0 viva e cara, come sa ogni coppia che ha in casa un figlio e una figlia. Dovremmo esultare per questa possibilit\u00e0 che libera da costrizioni, pone in dignit\u00e0, contribuisce alla praticabile felicit\u00e0 di innumerevoli esseri umani. All\u2019incontro con l\u2019altro i nostri figli ci vanno condizionati da tanti limiti oggettivi e soggettivi, ben lo sappiamo, ma dovremmo rallegrarci per il fatto che ci vanno meglio provvisti di noi e dei nostri padri quanto a percezione e sentimento della parit\u00e0 tra maschi e femmine.<\/p>\n<p>Conclusione dopo questi flash su <em>informazione, comunicazione, libert\u00e0 e rapporto uomo-donna<\/em>. Lo spirito del tempo \u2013 dicevo \u2013 \u00e8 quello della scoperta dell\u2019unit\u00e0 della famiglia umana. Abbattendo barriere, annullando distanze, stabilendo comunicazioni fino a ieri impensabili tra popoli e individui, ponendoci alla pari tra uomini e donne, questa progressiva unit\u00e0 della famiglia umana ci libera da vecchie schiavit\u00f9 e ci aiuta a scoprirci tutti come figli di un unico Dio. Essa \u00e8 secondo il disegno di Dio. Pone le premesse per un balzo in avanti nelle rivoluzioni cristiane, cos\u00ec riassunte da Paolo: \u201cNon c\u2019\u00e8 pi\u00f9 giudeo n\u00e9 greco, non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 schiavo n\u00e9 libero, non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 uomo n\u00e9 donna\u201d (<em>Galati<\/em> 3, 28).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Conferenza di Luigi Accattoli Como \u2013 Collegio Gallio 14 dicembre 2006 Tratter\u00f2 del rapporto con i figli come di uno scambio formativo. Da quando ho avuto il primo figlio, mi&#8230;<\/p>\n<div class=\"more-link-wrapper\"><a class=\"more-link\" href=\"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/conferenze-e-dibattiti-2\/essere-padri-e-madri-cioe-dare-ai-figli-quanto-da-loro-abbiamo-ricevuto\/\">Read More<span class=\"screen-reader-text\">Essere padri e madri. 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