{"id":1208,"date":"2009-03-24T11:50:03","date_gmt":"2009-03-24T10:50:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=1208"},"modified":"2010-11-21T21:36:21","modified_gmt":"2010-11-21T21:36:21","slug":"i-papi-che-ho-conosciuto-e-che-hanno-segnato-lultimo-mezzo-secolo","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/conferenze-e-dibattiti-2\/i-papi-che-ho-conosciuto-e-che-hanno-segnato-lultimo-mezzo-secolo\/","title":{"rendered":"I papi che ho conosciuto e che hanno segnato l&#8217;ultimo mezzo secolo"},"content":{"rendered":"<p><strong>Conversazione per il Cinquantesimo<\/strong><br \/>\n<strong>della Fondazione del Serra Club Genova 184<\/strong><br \/>\n<strong>Sabato 21 marzo 2009 &#8211; Sala Quadrivium \u2013 ore 15.00<\/strong><\/p>\n<p>Cinquant\u2019anni e cinque splendide figure di Papi: \u00e8 questo l\u2019argomento della mia conversazione che affronter\u00f2 con taglio personale e narrativo. Rievocando i miei contatti con i cinque \u201cvescovi di Roma\u201d e cercando di dire in breve la mia comprensione della loro opera, nonch\u00e9 la mia gratitudine nei loro confronti. Spero per questa via di interpretare e forse in parte ravvivare il sentimento che ciascuno di voi nutre per loro.<\/p>\n<p><strong>Giovanni XXIII<\/strong><br \/>\nAvevo 14 anni quando il cardinale Angelo Roncalli fu eletto Papa, il 28 ottobre 1958. Il televisore non era ancora nelle case della campagna marchigiana da cui vengo, ma c\u2019era nella scuola media che frequentavo e ricordo il professore di religione che diceva, dopo la fumata bianca: \u201cSar\u00e0 Roncalli!\u201d Sentivo quel nome per la prima volta. La sicurezza con cui il professore aveva indovinato il nome dell\u2019eletto mi torn\u00f2 alla memoria quando mi applicai allo studio dei conclavi e scoprii che l\u2019attesa per l\u2019elezione del patriarca di Venezia era diffusa tra i bene informati<br \/>\nIl secondo ricordo legato all\u2019elezione riguarda un compagno di classe che andava giurando la sua incapacit\u00e0 di vedere la familiare figura di Giovanni XXIII al posto dello ieratico Pio XII: \u201cNon sar\u00e0 mai come lui!\u201d Esclamazione che ho poi sentito alla morte di ogni Papa.<br \/>\nNel 1959 in gita scolastica vidi Papa Giovanni sulla sedia gestatoria, in San Pietro. Aveva annunciato il Concilio qualche mese prima, ma io nulla ne sapevo e mi incantavo a vederlo passare tra i flabelli. Alla vigilia dell\u2019apertura del Concilio, lo vidi pellegrino a Loreto il 4 ottobre del 1962: io sono di Recanati, che \u00e8 a sette chilometri dal santuario. Fu la mia prima partecipazione, dalla parte della folla, a un viaggio papale. Ricordo il pericolo di restare schiacciato dalla ressa e il professore di storia che il giorno dopo ci diceva: \u201cErano 104 anni che un Papa non usciva da Roma e da Castel Gandolfo\u201d.<br \/>\nLo rividi meglio \u2013 Papa Roncalli \u2013 sette giorni dopo per televisione, all\u2019apertura del Concilio, che al mattino entrava in San Pietro in sedia gestatoria e la sera salutava la luna e mandava una carezza ai bambini. Ma ancora pi\u00f9 viva negli occhi ho l\u2019immagine sua che batte il piede, calzato con scarpette di raso, quando pronuncia le parole: <em>\u201cSancta libertas filiorum Dei\u201d<\/em>, durante la lettura dell\u2019allocuzione di chiusura della prima sessione del Concilio, l\u20198 dicembre 1962. Con quelle parole difendeva il libero dibattito dei padri conciliari dalle recriminazioni dei tradizionalisti, che temevano ne venisse un pericolo per l\u2019unit\u00e0 cattolica. Allora non colsi l\u2019idea, che era grande, ma registrai quello scatto d\u2019uomo vivo che ne raddoppiava la rivendicazione: la \u201csanta\u201d libert\u00e0 di discutere e deliberare che spetta a un Concilio, libert\u00e0 che viene da Dio, che la Chiesa aveva sempre custodito nella sua grande tradizione e di cui nei primi due mesi del Vaticano II era tornata a dare mostra al mondo.<br \/>\n<em>\u201cIn un contesto cos\u00ec vasto \u2013 disse \u2013 si comprende anche come ci sia voluto qualche giorno per giungere a un\u2019intesa su ci\u00f2 che, salva caritate, era motivo di comprensibili e trepide divergenze. Anche questo ha la sua spiegazione provvidenziale per il risalto della verit\u00e0, e ha dimostrato in faccia al mondo la santa libert\u00e0 dei figli di Dio, quale si trova nella Chiesa\u201d.<\/em>Pi\u00f9 tardi mi resi conto dell\u2019importanza di quel passaggio, riassuntivo della consapevolezza che il Papa bergamasco ebbe riguardo all\u2019audacia dell\u2019impresa conciliare e al suo significato \u2013 in primis \u2013 di restituzione al corpo episcopale della sua piena funzione di guida nella Chiesa. Il gesto del piede che accompagnava quell\u2019affermazione papale vi aggiungeva la partecipazione emotiva dell\u2019uomo Roncalli. Egli si era preso la responsabilit\u00e0 di lasciare liberi i padri conciliari di rifare le commissioni, l\u2019agenda e gli schemi approntati dalla Curia e di dividersi, quando fosse necessario, in votazioni non pilotate. Quelle decisioni erano state criticate e ora il Papa le rivendicava. Vedendo vent\u2019anni e quarant\u2019anni pi\u00f9 tardi la passione con cui l\u2019uomo Wojtyla gridava il suo monito alla mafia e la sua invocazione di pace, ho ricondotto quelle nuove e pi\u00f9 libere insorgenze dell\u2019uomo sotto le vesti papali a quel piede battuto da Papa Roncalli per accompagnare un\u2019affermazione che era insieme primaziale e personalissima. In quel gesto c\u2019era in germe la rivoluzione dell\u2019immagine papale che \u00e8 stata poi operata da Papa Wojtyla.<br \/>\nLa mia prima intuizione di Papa Giovanni \u2013 un avvio di comprensione, germinale ma duraturo \u2013 arriva nei giorni della morte. Avevo 19 anni. Ero alla fine del liceo, distrattissimo rispetto a quell\u2019evento. Ma fu messaggio per me la pietas popolare e intellettuale, credente e secolare, che quella morte suscit\u00f2. Lessi poi le parole di Pasolini ispirate da essa: <em>\u201cNon serve fare santo chi \u00e8 santo\u201d<\/em>. Giovanni davvero fu sentito come santo da tutti. Dai miei familiari contadini e dall\u2019ateo professore di filosofia con cui ne parlai \u2013 pochi giorni pi\u00f9 tardi \u2013 durante l\u2019esame di maturit\u00e0 e che mi interrog\u00f2 a partire dalle parole <em>\u201cPacem in terris\u201d<\/em>: l\u2019incipit dell\u2019enciclica che il Papa aveva firmato \u2013 quasi come un testamento \u2013 due mesi prima della morte.<br \/>\nAmpliando lo sguardo dal Papa alla Chiesa, dir\u00f2 che di Giovanni XXIII oltre a quell\u2019immagine di bont\u00e0 resta il frutto duraturo del Vaticano II, che non \u00e8 da vedere solo nei documenti che ne vennero quando il Papa convocatore non c\u2019era pi\u00f9, ma nello \u201cstato di Concilio\u201d, ovvero di ricerca,che \u00e8 durato fino a oggi e che io credo durer\u00e0 ancora. E\u2019 come se la convocazione conciliare non sia mai cessata e si sia prolungata nelle assemblee sinodali, nei convegni ecclesiali, nelle riunioni che si tengono in continuit\u00e0 e a tutti i livelli. Questo \u00e8 sicuramente un buon segno: c\u2019\u00e8 speranza finch\u00e8 si cerca.<\/p>\n<p><strong>Paolo VI<\/strong><br \/>\nPaolo VI l\u2019ho incontrato una volta, nel 1969, in occasione di un\u2019udienza alla presidenza nazionale della FUCI, di cui facevo parte. Eravamo una decina di ragazzi con i tre assistenti nazionali e fummo ricevuti nella Biblioteca privata. Mi impression\u00f2 la fragilit\u00e0 dell\u2019uomo e il suo visibile tormento. Parl\u00f2 con ognuno, facendo domande sugli studi e le provenienze. Parl\u00f2 a tutti accompagnando la riflessione con il movimento delle mani, come per aiutarsi a cercare le parole. Per la FUCI era un momento difficile, combattuti come eravamo tra le tendenze contestatrici della base e i richiami all\u2019ordine che venivano dall\u2019alto. Ma il papa con nostra meraviglia non fece cenno a nessuna delle questioni pendenti, limitandosi a invitarci ad \u201camare la Chiesa\u201d. In quella ricerca delle parole mentre ci parlava mi pare di poter racchiudere in immagine il segreto del Pontificato montiniano, ovvero la vocazione e l\u2019ansia di un Papa proteso a farsi parola per il mondo.<br \/>\nPi\u00f9 tardi, da vaticanista, ho seguito gli ultimi tre anni del Pontificato e mi sono restati nell\u2019anima i gesti compiuti durante il rapimento Moro \u2013 in particolare la lettera agli \u201cuomini delle Brigate Rosse\u201d \u2013 e dopo la sua uccisione, cio\u00e8 il funerale nella Basilica di San Giovanni il 12 giugno 1978, con quella preghiera finale che suon\u00f2 come un rimprovero a Dio e aiut\u00f2 a un recupero di veracit\u00e0 nel modo di pregare di tanti. Ricordo l\u2019impressione che ne riport\u00f2 la dirigenza laicissima del quotidiano <em>La Repubblica<\/em>, per il quale lavoravo. Ero in San Giovanni con Giampaolo Pansa ed egli e il direttore Eugenio Scalfari \u2013 al quale riferimmo \u2013 erano sorpresi della capacit\u00e0 mostrata dal vecchio papa, in quell\u2019occasione, di comunicare con il paese.<br \/>\nAlla domanda su quali momenti del Pontificato montiniano io abbia colto meglio \u2013 nella distratta giovinezza e nello studio venuto dopo \u2013 indicher\u00f2, tra i documenti, l\u2019enciclica <em>Populorum progressio<\/em> e l\u2019esortazione apostolica sulla gioia cristiana <em>Gaudete in Domino <\/em>(1975). Tra gli atti, l\u2019uscita di Pietro nel mondo: in particolare il pellegrinaggio in Terra Santa (1964) e la missione all\u2019Onu (1965).<br \/>\nTra i gesti: la richiesta di perdono ai fratelli separati e il dono della tiara ai poveri. E infine il \u201cpensiero alla morte\u201d, o testamento, con lo straziante saluto a \u201cquesto mondo immenso, misterioso, magnifico\u201d. Trovo qualcosa di affascinante nella contesa permanente che doveva svolgersi nella sua anima tra l\u2019impulso a cogliere gli aspetti grandi e belli della vita e la percezione istintiva del dramma che li accompagna.<br \/>\nIl suo capolavoro fu la conduzione e la conclusione del Vaticano II: eletto per quell\u2019impresa, la comp\u00ec con sicurezza. Sedendo il Concilio egli fu una guida risoluta e tale continu\u00f2 a essere per la prima fase applicativa, fino all\u2019esplosione della contestazione interna ed esterna. Le divisioni che si profilarono nella Chiesa a partire da quella stessa fase lo costrinsero sulla difensiva. Il suo genio era la mediazione riformatrice, a guida del movimento conciliare. Quando non ci fu pi\u00f9 un movimento riconducibile a unit\u00e0, fu costretto a bloccare le riforme.<br \/>\nPer qualificare la sua opera di governo della Chiesa Papa Benedetto all\u2019angelus del 3 agosto scorso ha usato l\u2019aggettivo \u201csovrumano\u201d: \u201c<em>Man mano che il nostro sguardo sul passato si fa pi\u00f9 largo e consapevole, appare sempre pi\u00f9 grande, direi quasi sovrumano, il merito di Paolo VI nel presiedere l\u2019assise conciliare, nel condurla felicemente a termine e nel governare la movimentata fase del post-Concilio<\/em>\u201d. Quando parleremo di Papa Benedetto torneremo a dire qualcosa sul lascito di governo che gli arriva da Papa Montini.<br \/>\nHo scelto \u2013 per far risuonare qui la sua parola \u2013 un passo dell\u2019esortazione <em>Gaudete in Domino<\/em> e l\u2019ho scelto a correzione dell\u2019immagine sofferente che di lui tendiamo a farci e che non gli rende giustizia: \u201c<em>La gioia di essere cristiano, strettamente unito alla Chiesa, nel Cristo, in stato di grazia con Dio, \u00e8 davvero capace di riempire il cuore dell\u2019uomo. Non \u00e8 forse questa esultanza profonda che d\u00e0 un accento sconvolgente al memoriale di Pascal: \u2018Gioia, gioia, gioia, pianti di gioia\u2019<\/em>?\u201d<\/p>\n<p><strong>Giovanni Paolo I<\/strong><br \/>\nA Giovanni Paolo I potei mostrare \u2013 durante il ricevimento dei giornalisti nell\u2019Aula delle Benedizioni, poco dopo l\u2019elezione \u2013 una vignetta di Giorgio Forattini, apparsa quel giorno sul quotidiano \u201cLa Repubblica\u201d: in essa egli era ritratto, tiara in testa, che rideva di s\u00e9 davanti allo specchio. Si ferm\u00f2 a guardare e rise per un momento: aveva appena fatto annunciare che non avrebbe preso la tiara e la vignetta interpretava simpaticamente quella decisione.<br \/>\nCredo che pur nella brevit\u00e0 dei 33 giorni che gli furono concessi Papa Luciani abbia dato un suo apporto al rinnovamento del Papato: quello dell\u2019aver mostrato \u2013 pi\u00f9 che attuato \u2013 un modo nuovo di fare il Papa, pi\u00f9 semplice, pi\u00f9 personale, pi\u00f9 evangelico, teso a realizzare un avvicinamento comunicativo nei confronti dell\u2019umanit\u00e0 di oggi. E vedo un segno di quell\u2019intenzione di vicinanza anche nel sorriso di Papa Luciani, che manifestava la sua anima di buon pastore che si sentiva inviato a tutti e voleva mostrarsi sollecito e fraterno nei confronti d\u2019ognuno.<br \/>\nUna fraternit\u00e0 che echeggia nel testo che ho scelto per riascoltare qui la sua voce e che appartiene alla catechesi sulla speranza, che tenne il 20 settembre 1978: la defin\u00ec \u201cuna virt\u00f9 obbligatoria per noi credenti\u201d che ci fa \u201cviaggiare in un clima di fiducia e di abbandono\u201d e osserv\u00f2 che \u201cnon tutti condividono questa mia simpatia per la speranza\u201d. Ma soprattutto ammise che contraddice alla speranza chi svilisce l\u2019uomo: <em>\u201cSono anche affiorate ogni tanto, nel corso dei secoli, tendenze di cristiani troppo pessimisti nei confronti dell\u2019uomo\u201d<\/em>.<\/p>\n<p><strong>L\u2019anno dei tre papi<\/strong><br \/>\nGiunto al passaggio da Giovanni Paolo I a Giovanni Paolo II mi impongo una sosta meditativa sull\u2019anno dei tre papi e dei due conclavi e sul fatto che lo stesso collegio elegge due uomini cos\u00ec diversi a distanza di 50 giorni: con 100 voti il cardinale Luciani, il 26 agosto; con 99 voti il cardinale Wojtyla, il 16 ottobre.<br \/>\nDa un Papa parroco e un Papa eroico, da uno che ama il nascondimento a un leader del mondo. Da un uomo timido, dalla voce \u201cflebile\u201d, che confida nella sua capacit\u00e0 di comunicazione solo quando essa si esercita da persona a persona a uno portato a porsi e a imporsi, con gesto naturale e con voce sicura, in ogni circostanza \u2013 anche la pi\u00f9 nuova e contrastata \u2013 del grande teatro del mondo.<br \/>\nLuciani non dorme la notte dopo l\u2019elezione, tormentato dagli \u201cscrupoli per aver accettato\u201d e dice ai cardinali, scherzando senza scherzo: \u201cPossa Dio perdonarvi per quello che avete fatto\u201d. Wojtyla sembra accogliere con sicura prontezza l\u2019impensabile chiamata al Papato e brinda con i cardinali che l\u2019hanno eletto.<br \/>\nEro tra i cronisti di ambedue i Conclavi e riflettendo negli anni sul loro segreto mi sono fatto l\u2019idea che \u2013 al di l\u00e0 delle evidenti diversit\u00e0 \u2013 vi sia un legame profondo tra i due eletti e che questo legame sia importante \u2013 di segno evangelico, per dire tutto in breve \u2013 e caratterizzi anche la loro eredit\u00e0, ci\u00f2 che di pi\u00f9 valido hanno infine consegnato, si direbbe insieme, alla storia. I Papi Luciani e Wojtyla \u2013 questa \u00e8 la mia intuizione \u2013 vanno presi insieme, quando si voglia interpretare il loro segno nella catena pontificale. Come se la fuggevole alba del primo fosse necessaria per l\u2019avvento del pieno giorno dell\u2019altro e come se il secondo abbia preso sulle sue spalle l\u2019opera incompiuta del primo e l\u2019abbia portata avanti a esiti inizialmente impensabili, ma sempre nel segno dell\u2019avvicinamento all\u2019umanit\u00e0 del nostro tempo.<\/p>\n<p><strong>Giovanni Paolo II<\/strong><br \/>\nSu Giovanni Paolo II non finirei di dire. Gli ho dedicato sei tra volumi e volumetti e forse tremila articoli. Ho scelto di raccontare un incontro privato e di far parlare \u2013 poi \u2013 un collega che mi ebbe a confidare, vicino a morire, di aver ricevuto da quel Papa un forte aiuto a credere.<br \/>\nL\u2019incontro risale al dicembre del 1989, quando fui invitato da don Stanislaw alla messa del mattino nella cappella dell\u2019appartamento privato.Avevo appena pubblicato da Mondadori un volumetto a quattro mani scritto con il collega Domenico Del Rio e intitolato <em>Wojtyla il nuovo Mos\u00e8.<\/em> Il Papa lo lesse durante un viaggio africano e chiese a Navarro-Valls se c\u2019erano, su quell\u2019aereo, gli autori del libro. Il portavoce rispose che l\u2019uno c\u2019era ma l\u2019altro \u2013 cio\u00e8 io \u2013 no \u201cperch\u00e9 ha la moglie molto malata\u201d. La mia prima moglie infatti era colpita da tumore al seno e sarebbe morta un anno pi\u00f9 tardi.<br \/>\nVeniamo invitati alla messa e siamo colpiti come tutti dalla concentrazione del Papa nella preghiera e delle lunghe pause di silenzio, che facevano durare per un\u2019ora quella celebrazione senza omelia. La pi\u00f9 piccola dei miei figli, che ha due anni, si addormenta in braccio a me e verso la fine della messa si risveglia e dice \u201cCiuccio\u201d. Il Papa nella conversazione che abbiamo subito dopo prende in braccio la bambina, si complimenta per la sua bravura in cappella e osserva: \u201cMa un momento si \u00e8 sentita!\u201d. Ecco com\u2019era Giovanni Paolo: concentrato in Dio e capace insieme di cogliere il pi\u00f9 piccolo segno che gli poteva arrivare dall\u2019umanit\u00e0 circostante. Mi parla del libro che avevo scritto su di lui: \u201cLei ha potuto leggere, ha potuto studiare e cos\u00ec ha potuto togliere molti miti. La ringrazio per questo sforzo di comprensione\u201d.<br \/>\nDicevo che il libro era scritto insieme a Domenico del Rio, essendo egli vaticanista di <em>Repubblica<\/em> e io del <em>Corriere della Sera<\/em>. A Domenico che era vicino a morire, nel gennaio del 2003, chiesi durante una visita al Gemelli se voleva che io dicessi \u201cqualcosa a qualcuno\u201d. Rispose: <em>\u201cAl papa! Vorrei far sapere al papa che lo ringrazio per l\u2019aiuto che mi ha dato a credere. Mi \u00e8 stata di aiuto la forza della sua fede. Vedendo che credeva con tanta forza, allora anch\u2019io un poco mi facevo forza. Questo aiuto l\u2019avevo a vederlo pregare, quando si mette in Dio e si vede che questo mettersi in Dio lo salva da tutto\u201d.<\/em><br \/>\nIn armonia con questa testimonianza toccante \u2013 Del Rio in un primo tempo era stato un \u201ccronista\u201d molto critico di Papa Wojtyla \u2013 ho scelto di richiamare qui \u2013 tra tutti i testi \u2013 un brano di una improvvisazione di questo Papa riguardante il suo modo di intercedere presso Dio: \u201c<em>Io prendo nota delle intenzioni che mi vengono indicate da persone di tutto il mondo e le conservo nella mia cappella sull\u2019inginocchiatoio, perch\u00e9 siano in ogni momento presenti nella mia coscienza, anche quando non possono essere letteralmente ripetute ogni giorno. Rimangono l\u00ec e si pu\u00f2 dire che il Signore Ges\u00f9 le conosce, perch\u00e9 si trovano tra gli appunti sull\u2019inginocchiatoio e anche nel mio cuore<\/em>\u201d (Aula Nervi, 27 ottobre 1995).<br \/>\nLo straordinario di questo Papa \u00e8 stato di riuscire a essere totalmente un uomo del suo tempo e insieme e pienamente un uomo di Dio. Attore e poeta, operaio e patriota polacco, amante della montagna e del nuoto egli non ha avuto alcuna difficolt\u00e0 a porsi a interprete dell\u2019umanit\u00e0 della sua epoca, ma \u00e8 riuscito anche a mostrare a quell\u2019umanit\u00e0 che cosa sia credere in Dio ai nostri giorni.<\/p>\n<p><strong>Benedetto XVI<\/strong><br \/>\nNon prevedevo l\u2019elezione del card. Ratzinger, ma sono contento che sia papa. Mi aspettavo un apostolo che continuasse l\u2019uscita nel mondo di Giovanni Paolo II. I cardinali, invece, hanno voluto una pausa in quell\u2019andata al largo.<br \/>\nIl mio primo contatto con Joseph Ratzinger \u00e8 avvenuto \u2013 per via libraria \u2013 il 6 luglio 1971: questa data \u00e8 scritta sul frontespizio del libro che quel giorno acquistai su consiglio di Franco Rodano, che aveva detto a me e ad altri giovani fucini che eravamo andati a fargli visita: \u00ab<em>Per un confronto vero della tradizione cristiana con la cultura di oggi, dovete leggere<\/em> Introduzione al cristianesimo <em>di Ratzinger<\/em>\u00bb. Corsi a comprarlo. Lo lessi. Ancora medito le frasi che sottolineai allora.<br \/>\nDa allora l\u2019ho sempre letto con frutto. Al momento dell\u2019elezione a papa avevo in casa una decina di suoi volumi. Come vaticanista del <em>Corriere della Sera<\/em> l\u2019avevo intervistato nel maggio del 1986, in pieno caso Boff. Pi\u00f9 volte l\u2019avevo ascoltato nella Sala stampa vaticana presentare documenti. Alcune volte l\u2019avevo incontrato, schivo e gentile, per le vie di Borgo Pio, a passeggio nel primo pomeriggio. E ne erano venute brevi e simpatiche conversazioni.<br \/>\nAnche la successione di Benedetto a Giovanni Paolo ha la sua singolarit\u00e0: al posto del missionario del mondo viene chiamato il cardinale teologo che per 23 anni l\u2019aveva aiutato a cercare le parole per la missione. Forse in quella ricerca l\u2019aveva anche trattenuto da qualche eccesso di zelo e ora quel dialogo su ogni questione si prolunga a parti rovesciate: dove una volta il cardinale teologo invitava alla prudenza, oggi il papa teologo avverte la spinta del papa apostolo.<br \/>\nA chi ha difficolt\u00e0 con questo Papa suggerisco di partire \u2013 per imparare ad amarlo \u2013 dalla lettura del libro \u201cGes\u00f9 di Nazaret\u201d e dall\u2019enciclica <em>Deus caritas est<\/em>: che vogliamo di pi\u00f9 da un Papa se non che ci parli di Ges\u00f9 e di Dio-amore? Come testo da far risuonare qui ne scelgo uno brevissimo, che bene riassume la sua costante predicazione sul primato dell\u2019amore: \u201c<em>In questo santuario di Lourdes, verso il quale i cristiani del mondo intero rivolgono lo sguardo da quando la Vergine Maria vi ha fatto brillare la speranza e l\u2019amore, dando ai malati, ai poveri e ai piccoli il primo posto, siamo invitati a scoprire la semplicit\u00e0 della nostra vocazione: in realt\u00e0, basta amare<\/em>\u201d.<br \/>\nA chi mi chiede \u2013 e capita spesso \u2013 se il Pontificato di Papa Benedetto non costituisca \u201cuna svolta reazionaria nel cammino della Chiesa post-conciliare\u201d io rispondo di \u201cno\u201d. Ritengo che si tratti dello stesso cammino di applicazione frenata e difensiva del Vaticano II che era stato impostato nella seconda met\u00e0 del pontificato montiniano, che fu poi sostanzialmente confermato e prolungato dal pontificato wojtyliano e i cui portatori hanno scelto nel Conclave del 2005 di affidarne il terzo tempo a chi era stato chiamato a responsabilit\u00e0 gerarchiche da papa Montini e che papa Wojtyla aveva voluto a lungo come suo principale collaboratore. Che la linea sia la stessa si pu\u00f2 vedere dalla conduzione dei Sinodi, dalle nomine episcopali, dai contenuti delle encicliche, dalle iniziative ecumeniche e interreligiose. Nei casi in cui si nota un cambiamento si tratta di novit\u00e0 tra loro bilanciate: abbiamo una stretta in campo liturgico che si accompagna a un alleggerimento dei richiami in materia di morale sessuale; c\u2019\u00e8 una riduzione in quantit\u00e0 ed enfasi della predicazione della pace che va insieme a una maggiore concentrazione nell\u2019annuncio della fede e nella presentazione della figura di Ges\u00f9. Ma sono dettagli: la linea \u00e8 la stessa. Il secondo tempo di papa Montini ha fatto scuola a tre papi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Conversazione per il Cinquantesimo della Fondazione del Serra Club Genova 184 Sabato 21 marzo 2009 &#8211; Sala Quadrivium \u2013 ore 15.00 Cinquant\u2019anni e cinque splendide figure di Papi: \u00e8 questo&#8230;<\/p>\n<div class=\"more-link-wrapper\"><a class=\"more-link\" href=\"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/conferenze-e-dibattiti-2\/i-papi-che-ho-conosciuto-e-che-hanno-segnato-lultimo-mezzo-secolo\/\">Read More<span class=\"screen-reader-text\">I papi che ho conosciuto e che hanno segnato l&#8217;ultimo mezzo secolo<\/span><\/a><\/div>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":5506,"menu_order":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","template":"","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"class_list":["post-1208","page","type-page","status-publish","hentry","excerpt"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/1208","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1208"}],"version-history":[{"count":2,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/1208\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5701,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/1208\/revisions\/5701"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/5506"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1208"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}