{"id":13079,"date":"2013-11-29T12:06:11","date_gmt":"2013-11-29T11:06:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=13079"},"modified":"2013-11-29T12:08:04","modified_gmt":"2013-11-29T11:08:04","slug":"chiesa-ospedale-da-campo-le-telefonate-di-francesco","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/collaborazione-a-riviste\/chiesa-ospedale-da-campo-le-telefonate-di-francesco\/","title":{"rendered":"Chiesa ospedale da campo. Le telefonate di Francesco"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Stavolta parto basso: dai racconti delle telefonate di Francesco alle persone tribolate. Ma spero di arrivare in alto: a farmi un\u2019idea di che cosa intenda quando dice nell\u2019intervista alle riviste dei Gesuiti: \u201cIo vedo la Chiesa come un ospedale da campo\u201d. Si possono \u201ccurare le ferite\u201d anche al telefono? Provo ad andare oltre la curiosit\u00e0 del cronista sulle telefonate a chi e come, voglioso di capire qualcosa di quell\u2019intervento di cura.<\/p>\n<p>Nella lista delle telefonate bergogliane \u2013 in tutto simili a quelle che faceva da cardinale \u2013 due su tre hanno per destinatari i feriti della vita. Lascio da parte le chiamate ai bambini che gli mandano disegni, ai ragazzi che gli scrivono dopo Rio, agli sposi che festeggiano i quarant\u2019anni di nozze. Scelgo dieci tra lettere e chiamate con forte intenzione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>Puoi contare su di me <\/b><\/p>\n<p><b>per qualunque cosa<\/b><\/p>\n<p>Il 17 luglio scrive a una detenuta di Buenos Aires che gli aveva mandato ostie fatte da lei e gli aveva raccontato la sua storia di perdizione e riscatto: \u00abCara Gabriela, ringrazio per la fiducia e anche per le ostie. Da domani celebrer\u00f2 la messa con queste ostie e posso assicurarle che \u00e8 una cosa che mi emoziona. La sua lettera mi ha fatto riflettere e pregher\u00f2 per lei. Mi rallegra e mi d\u00e0 sicurezza sapere che anche lei prega per me\u201d.<\/p>\n<p>Il 7 agosto chiama Michele Ferri, 40 anni, di Pesaro, da tempo costretto alla carrozzella e fratello di Andrea, il titolare di alcuni impianti di benzina ucciso due mesi prima da un dipendente e da un suo complice. \u201cCiao Michele, sono papa Francesco\u201d racconta d\u2019aver sentito nella cornetta, incredulo che fosse lui ma subito convinto dai riferimenti alla lettera con cui gli aveva narrato la propria difficolt\u00e0 a \u201ccredere ancora in Dio\u201d: \u00abMi ha detto che ha pianto quando ha letto la lettera che gli avevo scritto. Mi ha aiutato a vedere una luce nel mio tunnel\u00bb. Michele dice al Papa che anche la mamma avrebbe aiuto a sentirlo e Francesco il 25 agosto richiama per parlare con la mamma Rosalba.<\/p>\n<p>L\u20198 agosto chiama una connazionale, Josefina, colpita da grave malattia, che vive a Gualeguaych\u00fa e gli aveva scritto chiedendo d\u2019essere accompagnata nell\u2019invocazione della guarigione: \u201cContinuer\u00f2 a pregare per te e gi\u00e0 sai che puoi contare su di me per qualunque cosa di cui avrai bisogno\u201d.<\/p>\n<p>\u201cQuando ho sentito la voce del papa al telefono mi \u00e8 sembrato di essere toccata dalla mano di Dio\u201d: cos\u00ec un\u2019altra argentina, Alejandra Pereyra, di 44 anni, vittima di uno stupro da parte di un poliziotto, chiamata il 25 agosto. \u201cIl Papa mi ha detto che non sono sola e mi ha chiesto di avere fiducia nella giustizia. Mi ha raccontato che riceve migliaia di lettere ogni giorno e che la mia gli aveva colpito il cuore\u201d.<\/p>\n<p>\u00abSono una ragazza madre con un divorzio alle spalle, poi mi sono fidanzata con un uomo. Quando a giugno ho scoperto di essere incinta ho saputo la verit\u00e0: era sposato, aveva un figlio e voleva che abortissi\u00bb: Anna Romano, 35 anni, di Arezzo, scrive al Papa la sua disperazione. Il 3 settembre Francesco la chiama: \u00abNon avrei mai immaginato che un giorno il pontefice potesse azzerare ogni distanza chiamandomi al cellulare come fosse un amico. Mi ha rassicurata dicendomi che il bimbo era un dono di Dio, un segno della Provvidenza e che ero stata coraggiosa e forte. Gli ho detto che intendevo battezzarlo ma che avevo paura che non fosse possibile perch\u00e9 sono una ragazza madre, gi\u00e0 divorziata e lui mi ha rassicurata: \u201cSono convinto che non avrai problemi a battezzarlo, ma se ci fossero lo battezzo io\u201d \u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>Io prego per te <\/b><\/p>\n<p><b>tu prega per me<\/b><\/p>\n<p>Lucia Uva sorella di Giuseppe, morto in carcere dopo un arresto per ubriachezza, da cinque anni si batte per avere la verit\u00e0 su quella morte sospetta e fa avere al Papa un dossier su 57 casi di malagiustizia. Il Papa la riceve il 12 settembre con i familiari di altri cinque deceduti in carcere: \u201cMi ha posato le mani sulla testa e mi ha accarezzato il viso mentre parlavo. Ci ha chiesto di pregare per lui e ci ha assicurato di pregare per noi\u201d.<\/p>\n<p>Il 14 settembre chiama Michael Di Marco, un ragazzo distrofico di 15 anni, di Pinerolo, che gli aveva scritto sperando di poterlo incontrare: \u201cStavo cucinando, a momenti svenivo; ha chiesto di Michael, gliel\u2019ho passato\u201d, racconta la mamma Antonella. Michael: \u201cNon era uno scherzo, l\u2019ho riconosciuto dall\u2019accento argentino. Gli ho risposto che se anche sono sulla carrozzina sto bene. Non mi sono emozionato molto. Il Papa mi ha messo subito a mio agio. Mi ha detto: io prego per te, tu prega per me\u201d.<\/p>\n<p>\u201cSono Monica, la mamma di Chiara Massi, la mia unica figlia di diciannove anni che, due mesi fa, al termine di una giornata di mare trascorsa con me e con il padre mi \u00e8 stata portata via mentre, a bordo di un motociclo, tornava a casa con Marco, il suo ragazzo\u201d. Cos\u00ec Monica Ciccal\u00e8, di Sant\u2019Elpidio a Mare, aveva scritto a Francesco all\u2019inizio di settembre, ricevendo poco dopo una risposta per lettera in cui il papa le prometteva di pregare per lei e per la famiglia, \u201caffinch\u00e9 possa avere consolazione\u201d. La notizia arriva ai giornali il 1\u00b0 ottobre.<\/p>\n<p>Il 28 settembre Francesco chiama Gianna Chierotto, madre di Tiziano, l\u2019alpino di Arma di Taggia (Imperia) ucciso in Afghanistan 11 mesi fa: \u00abSiamo stati al telefono 10 minuti e abbiamo parlato tanto di Tiziano. All\u2019udienza generale gli avevo lasciato l\u2019album con le foto e le frasi che Tiziano ci scriveva e sabato ne abbiamo parlato. Ho avuto la sensazione di non avere un papa dall\u2019altra parte del telefono ma un pap\u00e0 \u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>Un matrimonio fallito <\/b><\/p>\n<p><b>nel quale ha pure abortito<\/b><\/p>\n<p>Leggendo di seguito queste notizie che troviamo sui giornali ogni settimana, intravvediamo l\u2019intenzione terapeutica di chi le fa. Tre familiari di persone morte tragicamente, un disabile, una malata grave, una detenuta con chiss\u00e0 quale storia, persone convinte di aver subito un torto mortale nella carne di un congiunto, una donna violentata, una ragazza madre.<\/p>\n<p>Una prima idea possiamo cavarla dal caso della ragazza madre con divorzio alle spalle, decisa a far nascere il bambino e intenzionata a battezzarlo: oltre a consolarla, che ci dice il papa? Forse lo stesso che aveva detto, sempre nell\u2019intervista alle riviste dei Gesuiti, con questa interpellanza ai confessori: \u201cPenso anche alla situazione di una donna che ha avuto alle spalle un matrimonio fallito nel quale ha pure abortito. Poi questa donna si \u00e8 risposata e adesso \u00e8 serena con cinque figli. L\u2019aborto le pesa enormemente ed \u00e8 sinceramente pentita. Vorrebbe andare avanti nella vita cristiana. Che cosa fa il confessore?\u201d<\/p>\n<p>Non credo che Francesco voglia dirci soltanto che i confessori dovranno cercare di guidare quella donna e le sue sorelle sui sentieri della misericordia. Ci dice di pi\u00f9: forse ci vuole indicare come in mezzo a simili situazioni di peccato e di grazia si possano rintracciare elementi di esemplarit\u00e0 evangelica, vie e segni di santit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>Predicando e curando <\/b><\/p>\n<p><b>ogni malattia e ogni ferita<\/b><\/p>\n<p>Ha usato la parola \u201csantit\u00e0\u201d raccontando egli stesso \u2013 senza che ci fossero cronache dei giornali \u2013 una telefonata di cura: l\u2019ha fatto nell\u2019incontro del 16 settembre con i parroci di Roma, quando \u2013 argomentando che \u201cla Chiesa non crolla perch\u00e9 oggi, come sempre, c\u2019\u00e8 tanta santit\u00e0 quotidiana\u201d \u2013 ha accennato al dialogo telefonico che aveva avuto il giorno prima, domenica 15 settembre, con una donna di Buenos Aires che gli aveva inviato una lettera scritta su un tovagliolo di carta: \u201cLa donna, che fa le pulizie nell\u2019aeroporto della capitale argentina, ha un figlio tossicodipendente e disoccupato. E lavora per lui, sperando nel futuro del ragazzo. Questa \u00e8 santit\u00e0\u201d (il racconto \u00e8 nella cronaca dell\u2019<i>OR<\/i> del 17 settembre).\u00a0Non sembra di stare in una pagina del Vangelo di Luca?<\/p>\n<p>La cura dei feriti va insieme alla predicazione, nella veduta di papa Bergoglio. Lo dice alle riviste dei Gesuiti: \u00abDobbiamo annunciare il Vangelo su ogni strada, predicando la buona notizia del Regno e curando, anche con la nostra predicazione, ogni tipo di malattia e di ferita. A Buenos Aires ricevevo lettere di persone omosessuali, che sono \u201cferiti sociali\u201d perch\u00e9 mi dicono che sentono come la Chiesa li abbia sempre condannati. Ma la Chiesa non vuole fare questo [\u2026]. Nella vita Dio accompagna le persone, e noi dobbiamo accompagnarle a partire dalla loro condizione. Bisogna accompagnare con misericordia. Quando questo accade, lo Spirito Santo ispira il sacerdote a dire la cosa pi\u00f9 giusta\u00bb. L\u00ec parlava ai confessori, ma lo Spirito soffia dove vuole.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>Sceglie le pi\u00f9 impegnative <\/b><\/p>\n<p><b>per le sue risposte<\/b><\/p>\n<p>La cura \u00e8 dunque \u2013 per papa Francesco \u2013 un momento dell\u2019annuncio. E l\u2019annuncio un momento della cura. Ambedue dovrebbero svolgersi nell\u2019incontro, nel colloquio, nel contatto anche fisico. \u00abIo vedo con chiarezza \u2013 dice ancora alle riviste dei Gesuiti \u2013 che la cosa di cui la Chiesa ha pi\u00f9 bisogno oggi \u00e8 la capacit\u00e0 di curare le ferite e di riscaldare il cuore dei fedeli, la vicinanza, la prossimit\u00e0 [\u2026]. Curare le ferite, curare le ferite\u2026 E bisogna cominciare dal basso\u00bb. Non tanto con i piani pastorali, dico io, o con encicliche, o con organismi specializzati, o su vasta scala, ma fermandoci quando scendiamo da Gerusalemme a casa nostra, avendo compassione di chi incontriamo mezzo morto all\u2019uscita dalla metro, non scappando dopo aver fatto cadere una moneta su una mano tesa.<\/p>\n<p>Non c\u2019\u00e8 chi non riceva richieste d\u2019aiuto dal pianeta della disperazione e uno dice: sono troppe, come faccio a tenere conto di tutte. Il Papa con le sue telefonate segnala un metodo di risposta: riceve migliaia di lettere e sceglie le pi\u00f9 impegnative per le risposte. Non fa rispondere d\u2019ufficio ma lo fa di persona, esponendosi con promesse, cercando parole di Vangelo, mettendo l\u2019anima per chi l\u2019ha cercato. Vedo questo in quelle telefonate e non mi pare poco.<\/p>\n<p><b>Luigi Accattoli<\/b><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><i>Il Regno attualit\u00e0<\/i> 18\/13<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Stavolta parto basso: dai racconti delle telefonate di Francesco alle persone tribolate. Ma spero di arrivare in alto: a farmi un\u2019idea di che cosa intenda quando dice nell\u2019intervista alle&#8230;<\/p>\n<div class=\"more-link-wrapper\"><a class=\"more-link\" href=\"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/collaborazione-a-riviste\/chiesa-ospedale-da-campo-le-telefonate-di-francesco\/\">Read More<span class=\"screen-reader-text\">Chiesa ospedale da campo. 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