{"id":1337,"date":"2009-04-14T11:22:14","date_gmt":"2009-04-14T10:22:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=1337"},"modified":"2010-11-21T21:38:16","modified_gmt":"2010-11-21T21:38:16","slug":"per-comunicare-la-fede-alluomo-di-oggi-metodo-e-linguaggio","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/conferenze-e-dibattiti-2\/per-comunicare-la-fede-alluomo-di-oggi-metodo-e-linguaggio\/","title":{"rendered":"Per comunicare la fede all&#8217;uomo di oggi: metodo e linguaggio"},"content":{"rendered":"<p><em>La carezza del focolare<\/em>. &#8220;Tu sei marchigiano e dunque dovresti sentire sempre la carezza del focolare, che \u00e8 il dono di questa regione: la tenerezza che viene dalle sue campagne coltivate, dalla bont\u00e0 della gente, dalle cose buone che la sua terra e i suoi figli producono&#8221;: cos\u00ec mi parlava il vescovo Tonino Bello, dieci giorni prima di morire, l&#8217;aprile scorso. Mi colp\u00ec un cos\u00ec preciso sentimento della nostra terra in un uomo che non era di qui. E lo ripropongo oggi a voi perch\u00e9 ritengo che la &#8220;carezza del focolare&#8221;, che caratterizza la civilt\u00e0 di questa terra, sia un elemento da interpretare in senso forte, un&#8217;eredit\u00e0 che \u00e8 vocazione e missione.<br \/>\nCarezza del focolare dice <em>dimensione familiare del mondo marchigiano<\/em>, distanza ravvicinata tra gli uomini e importanza della famiglia in esso. Un mondo che \u00e8 stato &#8211; o ci era sembrato che fosse &#8211; una famiglia di credenti, fino a ieri. Ma noi non siamo qui per difendere un&#8217;eredit\u00e0 culturale. Ci accompagna la commozione per le Marche cristiane e contadine che furono, ma rifiutiamo di cercarle nella nostalgia. In questa antica terra cristiana \u00e8 ancora possibile &#8211; forse per poco: una generazione ancora, chiss\u00e0 &#8211; un annuncio del Vangelo che raggiunga l&#8217;insieme della popolazione. A questo vogliamo applicare, memori della carezza del focolare di cui tutti abbiamo avuto esperienza, ma senza rimpianto, fiduciosi di ritrovarla &#8211; quella carezza &#8211; se non smarriremo la memoria cristiana, se affronteremo con il Vangelo in mano e nel cuore le novit\u00e0 del terzo Millennio.<br \/>\nQuesta \u00e8 l&#8217;ultima generazione. <em>Credo che non abbiamo molto tempo per la nuova evangelizzazione<\/em>, se l&#8217;intendiamo come un annuncio che possa raggiungere tutti i nostri contemporanei. Gi\u00e0 altrove questa possibilit\u00e0 \u00e8 un sogno. Altri piangono, ma noi &#8211; cari fratelli delle Marche &#8211; non abbiamo affatto da stare allegri. Ci deve allarmare non il destino della fede, che \u00e8 dono e mistero, ma il destino storico della Chiesa intesa come comunit\u00e0 di uomini, con la sua lingua, i suoi riti, le sue teologie e i suoi due millenni.<br \/>\nEbbene, questa comunit\u00e0 culturale che \u00e8 la Chiesa ha ancora una sua forza sociale nella nostra regione, tale da permetterle &#8211; se davvero vuole &#8211; di arrivare a tutti con il suo messaggio. Perch\u00e9 qui la popolazione adulta ha ancora tutta una memoria viva del contesto cristiano da cui proviene. Gi\u00e0 arrivano i post-cristiani e i pagani, anche qui, tra i pi\u00f9 giovani, ma c&#8217;\u00e8 ancora una memoria della lingua cristiana. C&#8217;\u00e8 ancora il Signore nella comunicazione quotidiana della gente, in questa terra.<br \/>\nLa <em>rottura della lingua cristiana<\/em> e lo <em>stordimento spirituale<\/em> sono i segni della mutazione che stiamo vivendo, che anche qui si avvertono, ogni anno pi\u00f9 forti. Restano spezzoni di quella lingua e lo stordimento \u00e8 mitigato dalla permanenza di una relativa vicinanza umana. Questo patrimonio residuale va investito &#8211; finch\u00e9 ha una sua consistenza culturale e sociale, una sua efficacia operativa &#8211; nell&#8217;opera della nuova evangelizzazione. Va audacemente investito, giocato tutto, direi. Perch\u00e9 se qui \u00e8 ancora umanamente possibile arrivare a tutti, forse per l&#8217;ultima volta, questo obiettivo va tentato.<br \/>\n<em>Una Chiesa che parla e si presenta<\/em>. Per quanto attiene all&#8217;aspetto della comunicazione, in quest&#8217;avventura della nuova evangelizzazione, io individuo quattro priorit\u00e0:<br \/>\n&#8211; realizzare delle comunit\u00e0 parrocchiali parlanti, oltre che operanti;<br \/>\n&#8211; capaci di una sistematica mobilitazione missionaria dei cristiani comuni;<br \/>\n&#8211; comunit\u00e0 e cristiani che dovranno proporre un annuncio evangelico essenziale, in una lingua media, liberata da ogni remora ecclesiastica;<br \/>\n&#8211; un annuncio che abbia dentro tutto intero il fuoco del Vangelo, ravvivato dall&#8217;attesa del ritorno di Cristo, ma sia insieme pienamente rispettoso della libert\u00e0 dei destinatari.<br \/>\nLe nostre comunit\u00e0 devono farsi parlanti: tutta la nostra Chiesa deve tornare a parlare. Ma non lo fa gi\u00e0 molto, forse troppo, in Italia e anche nelle Marche? No, a mio parere non lo fa. Parla molto, ma non di Cristo e quando parla di Cristo non \u00e8 intesa. E parla dall&#8217;alto e in un linguaggio che \u00e8 lontano dalla lingua dell&#8217;epoca.<br \/>\nIo credo che la Chiesa oggi in Italia abbia una <em>forte comunicazione con il paese sul piano della carit\u00e0 e del servizio all&#8217;uomo<\/em>, ma realizzi una debole comunicazione dell&#8217;annuncio di fede. Senza perdere nulla dell&#8217;esperienza di carit\u00e0 maturata nelle nostre comunit\u00e0, \u00e8 urgente accompagnare ad essa il fuoco della profezia.<br \/>\nSolo delle <em>comunit\u00e0 capaci di parola<\/em>, oltre che di carit\u00e0, potranno affrontare efficacemente l&#8217;opera della nuova evangelizzazione. Le nostre comunit\u00e0 la parola cristiana l&#8217;hanno dentro: debbono tirarla fuori, pronunciarla, nella lingua di oggi.<br \/>\nHanno parlato di fronte al dramma del terrorismo e della mafia.<br \/>\nDi fronte a queste sfide sanguinarie, che sembravano negare la storia cristiana del nostro popolo, sono riemerse parole evangeliche essenziali, supreme: il perdono e l&#8217;amore dei nemici, la speranza nella vita eterna.<br \/>\nEcco cosa intendo dire: se le nostre comunit\u00e0 riuscissero a parlare con l&#8217;impegno sociale e politico, con quello scolastico e assistenziale, con quello catechetico e liturgico, come sono riuscite a farlo di fronte al sangue e al terrore, ebbene, allora la questione della nuova evangelizzazione e della lingua da usare in essa non esisterebbe.<br \/>\nEsiste invece ed \u00e8 drammatico. Perch\u00e9 oggi la <em>Chiesa non \u00e8 pi\u00f9 una realt\u00e0 scontata: oggi si deve presentare<\/em>. Nel giro di un paio di generazioni siamo passati dalla religione-cultura alla Chiesa come associazione volontaria e scelta di vita. Cristiano non pi\u00f9 &#8211; neanche nelle Marche &#8211; sinonimo di uomo: \u00e8 tempo dunque, anche in questa terra, di tornare a dirsi cristiani. A questo scopo <em>occorrono comunit\u00e0 parlanti e cristiani che non si vergognino del Vangelo<\/em>.<br \/>\nComunit\u00e0 parlanti con tutta la ricchezza della loro vita e capaci di tradurre quella ricchezza in parole. In parole ispirate al <em>linguaggio del cuore<\/em>, oltre che quello della ragione. Ho detto &#8220;<em>parrocchie parlanti<\/em>&#8220;, oltre che comunit\u00e0: perch\u00e9 ritengo che la comunit\u00e0 parrocchiale, con il suo cromosoma essenziale che \u00e8 la destinazione a tutti e a ognuno dei membri del popolo vivente in quel territorio, rappresenti ancora una sfida essenziale per la nuova evangelizzazione. Quell&#8217;arrivare a tutti che ho detto possibile e quindi obbligatorio ha il suo modello nella parrocchia. Alla parrocchia dunque dovr\u00e0 far capo ogni altro momento comunitario. Ma una parrocchia che non parli non \u00e8 oggi all&#8217;altezza del compito che si impone.<br \/>\nPer evangelizzazione qui intendo la comunicazione dell&#8217;annuncio cristiano in parole e opere, da uomo a uomo. E <em>l&#8217;uso dei media<\/em> in funzione dell&#8217;evangelizzazione? Ritengo che i media abbiano una funzione secondaria ma delicata: hanno piuttosto il compito del primo contatto, che si direbbe di pre-evangelizzazione. Oggi molti nostri contemporanei vengono in contatto con la Chiesa pi\u00f9 &#8211; o prima &#8211; attraverso i media che nell&#8217;incontro con i battezzati e le loro aggregazioni. Da qui la delicatezza del ruolo dei media ecclesiali: una corretta immagine pu\u00f2 essere un buon avvio all&#8217;opera di comunicazione della fede, un&#8217;immagine deformata pu\u00f2 essere un ostacolo. E l&#8217;immagine pu\u00f2 risultare deformata anche solo per l&#8217;incompetenza dei comunicatori.<br \/>\n<em>Il cristiano comune evangelizza per irradiazione e per contagio<\/em>. Le comunit\u00e0 parlanti hanno il compito di realizzare una mobilitazione sistematica dei cristiani comuni: cio\u00e8 una chiamata e una sollecitazione di ogni battezzato, memore del suo battesimo, a una comunicazione personale, creativa ed espansiva, della sua fede. La intendo, questa mobilitazione, come una priorit\u00e0 pastorale assoluta, ultima tappa del <em>risveglio del laicato<\/em> e obiettivo principale della <em>catechesi degli adulti<\/em>. Perch\u00e9 questa priorit\u00e0 e perch\u00e9 nelle Marche? Essa &#8211; io credo &#8211; vale in generale, perch\u00e9 solo il cristiano comune &#8211; capace di parola, oltre che di carit\u00e0 &#8211; pu\u00f2 farsi annunciatore all&#8217;uomo della societ\u00e0 secolare, che diffida delle Chiese e non ne intende pi\u00f9 il linguaggio. Credo che questo valga per l&#8217;Europa e l&#8217;Italia in generale. Ma credo anche che la propriet\u00e0 del cristiano comune si imponga in modo particolare per la nostra regione, come opportunit\u00e0, se non come urgenza: la vicinanza umana che caratterizza la vita di questa terra ci indica gi\u00e0 quell&#8217;opportunit\u00e0, ma c&#8217;\u00e8 anche una ragione ecclesiale a raccomandarcela: la gran quantit\u00e0 di <em>persone battezzate in ricerca aperta<\/em>, che affollano ancora le nostre chiese alla domenica.<br \/>\nSono questi battezzati che debbono essere mobilitati per il Vangelo. Ditemi voi se \u00e8 esatta questa mia descrizione del tipo forse pi\u00f9 diffuso, certo pi\u00f9 fedele, di credente che affolla le nostre chiese: un uomo e una donna mossi da un&#8217;interrogazione aperta, appartenenti prevalentemente alla generazione di mezzo, che hanno conosciuto la religiosit\u00e0 tradizionale piena e non la trovano pi\u00f9 e cercano un suo equivalente. Sono persone con responsabilit\u00e0 familiari, con iniziativa economica, culturalmente sveglia, magari non abituate a leggere, capaci per\u00f2 di istruirsi ascoltando chi legge. Hanno sempre pensato che il Signore era la prima ricchezza e il primo dovere, ma non lo ritrovano nelle forme di un tempo e nessuno gli indica una forma nuova. Ebbene la nuova evangelizzazione dovrebbe dare una risposta innanzitutto a chi ha questa <em>interrogazione aperta nell&#8217;anima e sul volto<\/em>, chiamando queste persone a farsi propagatori della ricerca che hanno condotto, una volta che abbiano accolto la prima risposta.<br \/>\nMissionari della fede che hanno ritrovato, in vista di una risposta ecclesiale organica, comunicabile a tutti, da opporre a questo smarrimento del Verbo e delle radici. E l&#8217;urgenza di questa risposta: prima che l&#8217;indifferenza, o le sette facciano il deserto. Sulla scommessa di questa mobilitazione si gioca &#8211; io credo &#8211; il futuro della Chiesa nelle Marche.<br \/>\nUna volta riconosciuta questa priorit\u00e0, occorrer\u00e0 finalizzare ad essa gli impegni maggiori della pastorale ordinaria: la catechesi degli adulti, e l&#8217;omelia domenicale, per esempio, che dovrebbero formare nel cristiano comune l&#8217;attitudine e il bagaglio essenziale per farsi promotore dell&#8217;annuncio evangelico.<br \/>\nAltro elemento di attualit\u00e0 per l&#8217;attivazione missionaria del cristiano comune: la presenza ormai non trascurabile, anche tra voi, di <em>battezzati non credenti<\/em>, di cristiani passati alle sette, di figli di cristiani non pi\u00f9 battezzati, di non cristiani appartenenti ad altre religioni. Occorre stimolare nel cristiano comune la passione e la <em>ricerca del non cristiano<\/em>: novit\u00e0 grande per questa terra, segno e sfida del terzo Millennio.<br \/>\nUna Chiesa e un cristiano comune che vivono la condizione e parlano la lingua media della loro gente:<br \/>\n&#8211; eliminando dalla loro vita ogni separatezza non evangelica e ogni scandalo non necessario,<br \/>\n&#8211; superando progressivamente il linguaggio della tradizione ecclesiastica e del devozionismo popolare,<br \/>\n&#8211; tendendo a creare una lingua che abbia dentro &#8211; per intero &#8211; il fuoco del Vangelo, ma rifiuti ogni connotazione autoritaria o intollerante,<br \/>\n&#8211; una lingua rivolta a suscitare libera accoglienza e che possa essere intesa anche da coloro che hanno per motto: &#8220;Cristo s\u00ec, la Chiesa no&#8221;.<br \/>\nSar\u00e0 nostro obiettivo far convinto ognuno della necessit\u00e0 della <em>mediazione sacramentale e comunitaria della Chiesa<\/em>, ma ancor prima dovremo essere capaci di intendere e di parlare la lingua franca della loro fede libertaria.<br \/>\nLa <em>concentrazione sull&#8217;essenziale<\/em> del messaggio e l&#8217;abbandono del suo rivestimento clericale sono tappe essenziali nella ricerca di questa nuova lingua. Possibilit\u00e0 nuove, in questa direzione, io credo stiano per essere offerte alla nostra Chiesa dalle trasformazioni culturali e politiche in atto in questa ultimissima stagione: il distacco dal potere, anche dalla partecipazione indiretta ad esso, sta per vivere un suo raddoppio storico dopo quello che fu rappresentato in queste terre dalla caduta dello Stato Pontificio. Non \u00e8 nostro argomento, ma sar\u00e0 bene prepararsi a questa novit\u00e0.<br \/>\n<em>Una vita e un linguaggio essenziali<\/em>, comandati cio\u00e8 dal contenuto centrale del N.T. e non distratti ne appesantiti da alcuna aggiunta. Una vita e un linguaggio adatti ad attestare e a proclamare un messaggio radicale, ricondotto agli assoluti del Vangelo, compreso il giudizio sul mondo e l&#8217;attesa di cieli nuovi e terra nuova.<br \/>\n<em>L&#8217;esistenza cristiana deve rifarsi vigile attesa<\/em>. Una volta, nelle nostre terre, era attesa l&#8217;invocazione del pane. Quella stessa attesa-riscoperta come invocazione del Regno e non pi\u00f9 del pane &#8211; deve tornare a fermentare la vita cristiana. Il cristiano collabora alla trasformazione del mondo, ma anche ne annuncia la fine: egli sa che soltanto l&#8217;ira dell&#8217;Agnello (Ap 6, 16) liberer\u00e0 davvero l&#8217;umanit\u00e0 dai suoi mali e l&#8217;uomo dalla sua morte. La nuova evangelizzazione dovr\u00e0 compiersi nella compagnia degli uomini, ma dovr\u00e0 comportare anche la contestazione radicale del mondo. Tale radicalit\u00e0 e tale proiezione verso il ritorno di Cristo sono essenziali per scuotere l&#8217;uomo d&#8217;oggi dallo stordimento spirituale in cui appare immerso. E sono essenziali anche perch\u00e9 quest&#8217;uomo possa accogliere l&#8217;annuncio cristiano come risposta adeguata alla sua angoscia, quando la sventura lo trae dallo stordimento.<br \/>\n&#8220;<em>Io non mi vergogno del Vangelo<\/em>&#8221; (Rom 1, 16). Credo si debba evitare ogni angoscia nella ricerca di un nuovo linguaggio: nulla disturba la comunicazione &#8211; \u00e8 esperienza comune &#8211; quanto l&#8217;ansia di comunicare e la moltiplicazione sperimentale dei messaggi. C&#8217;\u00e8 una valenza comunicativa specifica nell&#8217;evangelico &#8220;<em>non preoccupatevi di come e di che cosa dovrete dire, perch\u00e9 vi sar\u00e0 suggerito in quel momento ci\u00f2 che dovrete dire<\/em>&#8221; (Mt 10, 19 &#8211; 20). E il bellissimo passo parallelo di Luca dice: &#8220;<em>io vi dar\u00f2 lingua e sapienza<\/em>&#8221; (Lc 21, 16).<br \/>\nLo Spirito ci dir\u00e0 come e che cosa, ci dar\u00e0 lingua e sapienza, a condizione che vi sia da parte nostra un reale abbandono alla sua guida, una reale vita di fede. Se c&#8217;\u00e8 vita questa parler\u00e0. Trovare un linguaggio per il nostro tempo vuol dire trovare una vita adeguata a questa epoca. No all&#8217;angoscia del linguaggio e no anche a quella collegata dell&#8217;efficacia apostolica, che \u00e8 un difetto del clero cattolico (questo clero ha tanti meriti ma anche qualche limite: legato magari, come in questo caso, agli stessi meriti).<br \/>\nNuova evangelizzazione non deve voler dire convertire il mondo, creare una nuova civilt\u00e0 cristiana, riportare in chiesa tutti coloro che &#8211; in questa regione &#8211; non la frequentano pi\u00f9: molto pi\u00f9 realisticamente ed evangelicamente, intraprendere una nuova evangelizzazione vuol dire fare il possibile perch\u00e9 a tutti sia annunciato il Vangelo. Vuol dire attuare l&#8217;annuncio evangelico con la vita ed esprimerlo con le parole in modo che esso sia offerto al libero ascolto di tutti i nostri contemporanei, cos\u00ec che:<br \/>\n&#8211; chi vuole ascolti;<br \/>\n&#8211; chi ascolta possa &#8211; se lo desidera &#8211; approfondire;<br \/>\n&#8211; chi approfondisce incontri una famiglia, che l&#8217;accompagni fin dove accetter\u00e0 di arrivare.<br \/>\nNessuna angoscia dunque ci deve muovere nell&#8217;opera della nuova evangelizzazione. E nessuna offensiva nei confronti dei destinatari dell&#8217;annuncio. L&#8217;unica forte decisione riguarder\u00e0 noi stessi e sar\u00e0 simile a quella che Paolo enuncia all&#8217;inizio della lettera ai Romani: &#8220;Io non mi vergogno del Vangelo&#8221; (1, 16). Vi affido queste parole come motto dell&#8217;avventura missionaria del cristiano comune.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La carezza del focolare. &#8220;Tu sei marchigiano e dunque dovresti sentire sempre la carezza del focolare, che \u00e8 il dono di questa regione: la tenerezza che viene dalle sue campagne&#8230;<\/p>\n<div class=\"more-link-wrapper\"><a class=\"more-link\" href=\"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/conferenze-e-dibattiti-2\/per-comunicare-la-fede-alluomo-di-oggi-metodo-e-linguaggio\/\">Read More<span class=\"screen-reader-text\">Per comunicare la fede all&#8217;uomo di oggi: metodo e linguaggio<\/span><\/a><\/div>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":5506,"menu_order":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","template":"","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"class_list":["post-1337","page","type-page","status-publish","hentry","excerpt"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/1337","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1337"}],"version-history":[{"count":4,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/1337\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5704,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/1337\/revisions\/5704"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/5506"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1337"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}