{"id":13532,"date":"2014-02-11T17:15:33","date_gmt":"2014-02-11T16:15:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=13532"},"modified":"2014-02-11T17:31:15","modified_gmt":"2014-02-11T16:31:15","slug":"se-sei-ricco-di-martiri-e-non-lo-sai-che-ci-dice-la-vicenda-dei-certosini-di-farneta","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/collaborazione-a-riviste\/se-sei-ricco-di-martiri-e-non-lo-sai-che-ci-dice-la-vicenda-dei-certosini-di-farneta\/","title":{"rendered":"Se sei ricco di martiri e non lo sai. Che ci dice la vicenda dei certosini di Farneta"},"content":{"rendered":"<p>Se veniamo uccisi voi dite che \u00e8 stato a causa della carit\u00e0\u201d era il titolo che avevo proposto per un libretto su un fatto di significato cristiano della seconda guerra mondiale, che nel sottotitolo segnalavo come \u201cstoria mirabile e sconosciuta dei certosini di Farneta fucilati dai tedeschi nel 1944\u201d. Il titolo non \u00e8 stato accettato, come capita, ma il libro s\u00ec l\u2019hanno preso ed esce ora per la Rubbettino: <em>La strage di Farneta. Storia sconosciuta dei dodici certosini fucilati dai tedeschi nel 1944<\/em> (pp. 138, euro 12).<\/p>\n<p>Mi era gi\u00e0 capitato di farmi certosino per tre giorni allo scopo di intervistare il priore di Serra San Bruno in vista della visita di papa Benedetto, avvenuta poi il 9 ottobre 2011. Ne era venuto \u2013 sempre per la Rubbettino \u2013 il volumetto <em>Solo dinanzi all\u2019Unico. Colloquio con il Priore della Certosa di Serra San Bruno<\/em> (\u20ac 12,00, pagine 140).<\/p>\n<p><strong>Ho indossato la cappa del postulante<\/strong><\/p>\n<p>Ho ripetuto l\u2019esperienza dei tre giorni in Certosa, stavolta a Farneta (Lucca), per indagare sul martirio di quei monaci incredibilmente trascurato \u2013 nella Chiesa \u2013 fino a oggi. Ho cenato alle 18, sono andato a dormire \u2013 in una stanza della Foresteria interna \u2013 alle 19,30 mettendo la sveglia alle 23. Alle 23,25 ho indossato la cappa nera dei postulanti e ho percorso vialetti, salito gradini, costeggiato celle per arrivare alla chiesa conventuale, guidato dal padre bibliotecario che era il mio tutor in quei giorni. Al centro del coro dei monaci era inginocchiato il sacrista, immobile nel buio, con le due mani sulla corda della campana. Dalla postura orante del monaco sacrista imparavo come possa divenire liturgia il tiro delle campane.<\/p>\n<p>Alle 23,30 i rintocchi del mattutino avviavano i canti del \u201cprimo notturno\u201d. Straordinario equilibrio della riforma liturgica certosina: ha introdotto la comunione sotto le due specie, la concelebrazione, le letture in italiano; ma ha conservato il latino della salmodia, quel loro recto tono simile al gregoriano, la messa solitaria di ogni monaco sacerdote. Chi ha detto che non vi pu\u00f2 essere osmosi tra vecchio e nuovo ordo? Il Rito certosino ora unisce la vitalit\u00e0 del nuovo alla solennit\u00e0 dell\u2019antico. Un modello per la riconciliazione tra le due forme del Rito romano auspicata da papa Benedetto, che le invitava ad \u201carricchirsi a vicenda\u201d.<\/p>\n<p>Oltre alla cappa del postulante, che a Serra non avevo indossato, dal priore di Farneta ho avuto un\u2019altra sorpresa: mi ha invitato a parlare ai 21 confratelli con i quali due volte ho cantato il mattutino e due volte sono stato alla messa conventuale. Mi hanno chiesto una conversazione su papa Francesco e mi hanno fatto le domande che gi\u00e0 avevo raccolto nelle varie conferenze ma senza i toni polemici che sempre spuntano in esse. Ho visitato \u2013 prima di prendere congedo \u2013 i vecchi ambienti di lavoro dei \u201cconversi\u201d: stalle e fienili, lavatoio per le pecore, pollaio, frantoio, mulino, cantina, distilleria, forgia, forno. Le pecore che scendono e risalgono dalla vasca, prima e dopo la tosatura: guardando com\u2019era fatta mi pareva non solo di vedere il passaggio del gregge ma di sentire i graffi della forbice sul groppone. Ho trovato questi ambienti pi\u00f9 interessanti della biblioteca e dell\u2019archivio, della sartoria e della cucina, che pure ho visto, sempre domandando. La pazienza dei Certosini provoca all\u2019inchiesta.<\/p>\n<p><strong>Alla ricerca di un fatto primario e sconosciuto<\/strong><\/p>\n<p>A Serra San Bruno ero stato felice ascoltando il padre priore che mi confidava come tutto il Vangelo per lui si riassuma nelle parole \u00abmisericordia, compassione, tenerezza\u00bb e che questo egli l\u2019affermava non per dottrina ma per esperienza, sollecitando una maggiore apertura di tutti \u00aball\u2019inedito e al non sperimentato\u00bb. Avevo avuto consolazione ad ascoltare quelle parole che oggi Francesco pone ad antifona della sua predicazione. A Farneta ho avuto un\u2019analoga consolazione dalla scoperta che le calde insistenze del nuovo Papa a \u201cuscire\u201d possono essere intese nel giusto senso anche da chi fisicamente non esce mai ma da eremita vive immerso nella Catholica e si prostra nella notte sulla terra rotonda a nome di tutti.<\/p>\n<p>Nel libretto che ho intessuto con i materiali raccolti a Farneta racconto un fatto primario e sconosciuto della reazione italiana all\u2019occupazione tedesca, forse il pi\u00f9 corposo dal punto di vista cristiano: dodici monaci fucilati perch\u00e9 nascondono nel monastero un centinaio di ricercati dai nazifascisti, compresi perseguitati politici, partigiani ed ebrei. Si tratta di sei monaci sacerdoti e sei fratelli laici, fatti prigionieri dalle SS con un\u2019irruzione in Certosa nella notte tra il 1\u00b0 e il 2 settembre 1944, condotti prigionieri a Nocchi di Camaiore e poi a Massa, uccisi a piccoli gruppi e in diversi luoghi, due il 7 settembre e gli altri il 10 settembre. Vengono fucilati negli stessi giorni e luoghi altri 32 catturati in Certosa, in parte perch\u00e9 ritenuti colpevoli di resistenza all\u2019occupante alla pari dei monaci, in parte selezionati per fare numero in azioni di rappresaglia, sommati a decine di altri rastrellati in quelle giornate di ritirata delle truppe tedesche dalla Lucchesia: la Quinta Armata americana entra in Lucca il 5 settembre e Farneta \u00e8 a soli otto chilometri da Lucca, in direzione nord-ovest, poco oltre il fiume Serchio.<\/p>\n<p><strong>Quel memorabile ottavario del martirio<\/strong><\/p>\n<p>Straordinari aspetti simbolici arricchiscono la vicenda. I dodici vengono da sei nazioni, hanno varia et\u00e0, portano con s\u00e9 singolari esperienze. Tre sono di lingua tedesca ma ci\u00f2 non vale a salvarli dall\u2019ordine del \u201cfuoco\u201d dato in tedesco. Uno era stato vescovo in Venezuela, ne era stato cacciato da un dittatore e i nazisti lo prendono per una \u201cspia americana\u201d. Un altro \u00e8 spagnolo e in patria otto anni prima si era avventurosamente salvato da un analogo assalto alla Certosa di Montalegre portato dai rivoluzionari rossi: come se fosse destino, suo e dei Certosini che fuggono il mondo, di provocare la furia d\u2019ogni milizia violatrice della dignit\u00e0 dell\u2019uomo. Qui in verit\u00e0 \u00e8 il titolo del loro martirio: hanno sfamato e nascosto chi era minacciato, hanno avuto piet\u00e0 quando la piet\u00e0 era bandita.<br \/>\nL\u2019hanno argomentata e pregata quella compassione per i perseguitati: qui \u00e8 un altro elemento che fa ricca la storia. Dal 2 settembre 1944 quando la Certosa viene \u201crastrellata\u201d \u2013 come annota un documento dell\u2019occupante tedesco \u2013 al 10 settembre quando i pi\u00f9 tra loro vengono mitragliati, in quell\u2019ottavario del martirio i dodici attestano in gesti e parole il significato dell\u2019opera che hanno svolto e per la quale danno la vita. Sono prigionieri con loro ventidue confratelli che sopravviveranno, alcuni contadini e dipendenti della Certosa, i tanti da loro beneficati e centinaia di altri \u201crastrellati\u201d che narreranno gli sguardi, le battute di spirito, il loro modo di dividere il cibo e la paglia, di invocare Dio, di alzare gli occhi con uguale sentimento su ognuno che a loro si avvicinasse.<br \/>\nNonostante l\u2019oro che porta con s\u00e9 questa vicenda \u00e8 sconosciuta alla memoria collettiva. Eppure su di essa si sono tenuti tre processi (Firenze 1947, La Spezia 1948, La Spezia 2004) e hanno lavorato gli storici locali e i monaci che presero il posto dei fucilati nella guida della comunit\u00e0: il monastero torn\u00f2 alla vita normale dopo la ritirata dei tedeschi, con il rientro dei deportati e con l\u2019affluenza di monaci da altre Certose. Pi\u00f9 circostanze hanno concorso all\u2019oscuramento del fatto nella grande divulgazione: l\u2019atteggiamento riservato dei Certosini, la scarsa attenzione della comunit\u00e0 cattolica a una realt\u00e0 monastica percepita erroneamente come chiusa in s\u00e9 stessa, il conflitto interpretativo dell\u2019evento tra chi lo collocava nell\u2019orizzonte della Resistenza e chi invece l\u2019intendeva come opera di carit\u00e0 lontana dalla politica.<\/p>\n<p><strong>Autorizzato dal ministro dell\u2019ordine<\/strong><\/p>\n<p>La possibilit\u00e0 di portare oggi questo fatto al grande pubblico con una narrazione breve, che \u00e8 lo scopo del mio volumetto, \u00e8 dovuta al parziale superamento di quegli ostacoli. Il primo superamento riguarda il riserbo dei Certosini: a seguito della mia esperienza di Serra San Bruno \u2013 ricordata all\u2019inizio \u2013 ho avuto dal ministro generale dell\u2019ordine l\u2019autorizzazione a pubblicare la \u201cRelazione sui martiri di Farneta\u201d che l\u2019ordine stesso invi\u00f2 nel 1999 alla Commissione vaticana per la \u201cCommemorazione dei Testimoni della fede del secolo XX\u201d (7 maggio 2000).<br \/>\nIl secondo superamento \u2013 quello del conflitto interpretativo \u2013 \u00e8 pi\u00f9 importante e pi\u00f9 complesso a dire: qui baster\u00e0 segnalare che finalmente, nelle pubblicazioni degli ultimi anni, le conclusioni degli storici vengono a coincidere, nella sostanza, con quelle degli eredi diretti dei protagonisti come sono consegnate alla \u201cRelazione\u201d che dicevo.<br \/>\nNei giri per conferenze mi trovo spesso a trattare di giusti delle nazioni e di testimoni del nostro tempo, e tra quelli che hanno testimoniato con il sangue metto sempre i certosini di Farneta, che chiamo \u201cmartiri della carit\u00e0 e dell\u2019aiuto agli ebrei\u201d e sempre vengo ascoltato con meraviglia dai tantissimi che non hanno mai inteso la loro storia. Persino in Toscana succede cos\u00ec e anche in ambienti che coltivano memorie di martirio simili a questa.<\/p>\n<p><strong>Mio suggerimento ai vescovi della Toscana<\/strong><\/p>\n<p>I certosini per una consuetudine quasi millenaria \u2013 il nono centenario dell\u2019ordine \u00e8 stato celebrato nel 2001 \u2013 non promuovono cause di canonizzazione, ma nulla osta che il riconoscimento del chiaro martirio dei dodici di Farneta sia promosso \u2013 poniamo \u2013 dai vescovi della Toscana. Colpisce che a oggi siano state quasi solo laiche e civili le iniziative che hanno tenuto vivo il ricordo di una vicenda che \u00e8 di Chiesa. Quest\u2019anno \u2013 in settembre \u2013 cade il 70\u00b0 di questi martiri: \u00e8 un\u2019occasione da cogliere.<\/p>\n<p>Luigi Accattoli<\/p>\n<p>www.luigiaccattoli.it<\/p>\n<p><em>Il Regno<\/em> 4\/2014<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se veniamo uccisi voi dite che \u00e8 stato a causa della carit\u00e0\u201d era il titolo che avevo proposto per un libretto su un fatto di significato cristiano della seconda guerra&#8230;<\/p>\n<div class=\"more-link-wrapper\"><a class=\"more-link\" href=\"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/collaborazione-a-riviste\/se-sei-ricco-di-martiri-e-non-lo-sai-che-ci-dice-la-vicenda-dei-certosini-di-farneta\/\">Read More<span class=\"screen-reader-text\">Se sei ricco di martiri e non lo sai. 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