{"id":13638,"date":"2014-02-27T11:49:15","date_gmt":"2014-02-27T10:49:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=13638"},"modified":"2014-02-27T11:49:35","modified_gmt":"2014-02-27T10:49:35","slug":"premessa-4","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/antologia-delle-pubblicazioni-2\/premessa-4\/","title":{"rendered":"Premessa"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><b>Dodici come le dodici trib\u00f9<\/b><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Qui racconto un fatto primario e sconosciuto della reazione italiana all\u2019occupazione tedesca, forse il pi\u00f9 corposo dal punto di vista cristiano: sono dodici monaci della Certosa di Farneta, Lucca, che vengono fucilati dai tedeschi nel settembre del 1944 perch\u00e9 nascondono nel monastero un centinaio di ricercati dai nazifascisti, compresi perseguitati politici, partigiani ed ebrei. Si tratta di sei monaci sacerdoti e sei fratelli laici, fatti prigionieri dalle SS con un\u2019irruzione in Certosa nella notte tra il 1\u00b0 e il 2 settembre 1944, condotti prigionieri a Nocchi di Camaiore e poi a Massa, uccisi a piccoli gruppi e in diversi luoghi, due il 7 settembre e gli altri il 10 settembre. Vengono fucilati negli stessi giorni e luoghi altri 32 catturati in Certosa, in parte perch\u00e9 ritenuti colpevoli di resistenza all\u2019occupante alla pari dei monaci, in parte selezionati per fare numero in azioni di rappresaglia, sommati a decine di altri rastrellati in quelle giornate di ritirata delle truppe tedesche dalla Lucchesia: la Quinta Armata americana entra in Lucca verso il mezzogiorno del 5 settembre e Farneta \u00e8 a soli otto chilometri da Lucca, in direzione Nord-Ovest, poco oltre il fiume Serchio. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Straordinari aspetti simbolici arricchiscono la vicenda. I dodici vengono da sei nazioni, hanno varia et\u00e0, portano con s\u00e9 singolari esperienze. Tre sono di lingua tedesca ma ci\u00f2 non vale a salvarli dall\u2019ordine del \u201cfuoco\u201d dato in tedesco. Uno era stato vescovo in Venezuela, ne era stato cacciato da un dittatore e i nazisti lo prendono per una \u201cspia americana\u201d. Un altro \u00e8 spagnolo e in patria otto anni prima si era avventurosamente salvato da un analogo assalto alla Certosa di Montalegre portato dai rivoluzionari rossi: come se fosse destino, suo e dei Certosini che fuggono il mondo, di provocare la furia d\u2019ogni milizia violatrice della dignit\u00e0 dell\u2019uomo. Qui in verit\u00e0 \u00e8 il titolo del loro martirio: hanno sfamato e nascosto chi era minacciato, hanno avuto piet\u00e0 quando la piet\u00e0 era bandita da chi mirava a soggiogare. Portano nei nomi e nei volti il segno di una molteplice vocazione a rappresentare l\u2019intera umanit\u00e0 sofferente della guerra mondiale: dodici come le dodici trib\u00f9.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: large;\">L\u2019hanno argomentata e pregata quella compassione per i perseguitati: qui \u00e8 un altro elemento che fa ricca la storia. Dal 2 settembre 1944 quando la Certosa viene \u201crastrellata\u201d \u2013 come annota un documento dell\u2019occupante tedesco \u2013 al 10 settembre quando i pi\u00f9 tra loro vengono mitragliati, in quell\u2019Ottavario del martirio i dodici attestano in gesti e parole il significato dell\u2019opera che hanno svolto e per la quale danno la vita. Sono prigionieri con loro ventidue confratelli che sopravviveranno, alcuni contadini e dipendenti della Certosa, i tanti da loro beneficati e centinaia di altri \u201crastrellati\u201d che narreranno gli sguardi, le battute di spirito, il loro modo di dividere il cibo e la paglia, di invocare Dio, di alzare gli occhi con uguale sentimento su ognuno che a loro si avvicinasse. Una viva commedia del giusto nella tribolazione che pu\u00f2 aiutare tanti perch\u00e9 la tribolazione non mancher\u00e0 mai a chi si cura del prossimo. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Nonostante l\u2019oro che porta con s\u00e9 questa vicenda \u00e8 restata sconosciuta alla memoria collettiva. Eppure su di essa si sono tenuti tre processi (Firenze 1947, La Spezia 1948, La Spezia 2004) e hanno lavorato gli storici locali e i monaci che presero il posto dei fucilati nella guida della comunit\u00e0: il monastero torn\u00f2 alla vita normale dopo la ritirata dei tedeschi, con il rientro dei deportati e con l\u2019affluenza di monaci da altre Certose. Pi\u00f9 circostanze hanno concorso all\u2019oscuramento del fatto nella grande divulgazione: l\u2019atteggiamento riservato dei Certosini, che non promuovono n\u00e9 la divulgazione della propria storia n\u00e9 cause di canonizzazione dei propri martiri; la scarsa attenzione della comunit\u00e0 cattolica a una realt\u00e0 monastica percepita erroneamente come chiusa in s\u00e9 stessa; il conflitto interpretativo dell\u2019evento che \u00e8 durato fino agli anni pi\u00f9 recenti tra chi lo collocava nell\u2019orizzonte della Resistenza e chi invece l\u2019intendeva come opera di carit\u00e0 lontana dalla politica. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: large;\">La possibilit\u00e0 di portare questo fatto al grande pubblico con una narrazione breve, immediatamente fruibile, che \u00e8 lo scopo di questo volumetto, \u00e8 dovuta al parziale superamento di quegli ostacoli. Il primo superamento riguarda il riserbo dei Certosini: a seguito di una mia esperienza di avvicinamento al mondo delle Certose (vedi il volumetto <\/span><\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><i>Solo dinanzi all\u2019unico. Luigi Accattoli a colloquio con il priore della Certosa di Serra San Bruno, Rubbettino<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: large;\">, Catanzaro 2011), ho ottenuto dal ministro generale dell\u2019Ordine l\u2019autorizzazione a pubblicare la \u201cRelazione sui martiri di Farneta\u201d che l\u2019Ordine stesso invi\u00f2 nel 1999 alla Commissione vaticana per la \u201cCommemorazione dei Testimoni della fede del secolo XX\u201d (7 maggio 2000). La pubblicazione della Relazione \u2013 fino a oggi inedita \u2013 in appendice a questo volume segna una tappa nella storia della riservatezza certosina: dei fatti di Farneta qui l\u2019Ordine Certosino parla pubblicamente per la prima volta. <\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Il secondo superamento \u2013 quello del conflitto interpretativo \u2013 \u00e8 pi\u00f9 importante e pi\u00f9 complesso a dire: ne tratter\u00f2 nell\u2019ultimo capitolo del libretto e nella \u201cNota sulle fonti\u201d, quando al lettore sar\u00e0 chiaro, dal racconto dei fatti, il ruolo che ebbero nella loro graduale comprensione le diverse angolature con cui furono interpretati nei decenni. Qui baster\u00e0 dire che finalmente, nelle pubblicazioni degli ultimi anni, le conclusioni degli storici vengono a coincidere, nella sostanza, con quelle degli eredi diretti dei protagonisti come sono consegnate alla \u201cRelazione\u201d che dicevo.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Nei giri per conferenze mi trovo spesso a trattare di Giusti delle Nazioni e di Testimoni del nostro tempo, e tra quelli che hanno testimoniato con il sangue metto sempre i Certosini di Farneta, che chiamo \u201cmartiri della carit\u00e0 e dell\u2019aiuto agli ebrei\u201d (cos\u00ec intitolo l\u2019ultimo capitolo di questo volumetto) e sempre vengo ascoltato con meraviglia dai tantissimi che non hanno mai inteso la loro storia. Persino in Toscana succede cos\u00ec e anche in ambienti che coltivano memorie di martirio simili a questa. Aggiungo che a rendere memorabili questi eventi non vi sono solo il segno del sangue e quelle giornate comunitarie di apparecchio alla morte che segnalavo, ma la viva umanit\u00e0 dei protagonisti \u2013 che sar\u00e0 un bel dono al lettore \u2013 e il loro legame con un popolo al cui destino si uniscono nella maniera intensa e misteriosa che \u00e8 propria delle comunit\u00e0 certosine. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Ricordavo sopra che i Certosini per una consuetudine quasi millenaria \u2013 il nono centenario della fondazione dell\u2019Ordine \u00e8 stato celebrato nel 2001 \u2013 non promuovono celebrazioni o cause di canonizzazione per i confratelli, ma nulla impedisce che il riconoscimento del chiaro martirio dei dodici di Farneta sia promosso dalla Chiesa Cattolica della Toscana o dell\u2019Italia. Checch\u00e9 ne sia della difficolt\u00e0 di elaborare una memoria cos\u00ec dolorosa, non tanto da parte dei superstiti e dei cultori di storia ma da parte della circostante comunit\u00e0, colpisce che a oggi siano state quasi solo laiche e civili le iniziative che hanno tenuto vivo il ricordo di questa vicenda. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Ci\u00f2 vale per i tre processi gi\u00e0 ricordati, per l\u2019attribuzione di onorificenze ai protagonisti dei fatti (una Medaglia d\u2019Oro al Valore militare nel 1951 al padre Costa e una medaglia d\u2019Oro al Merito civile all\u2019intera Comunit\u00e0 certosina nel 2001), per la commemorazione del loro \u201cmartirio\u201d sul piazzale della Certosa nel 40\u00b0 della Liberazione alla quale intervenne il presidente del Consiglio Bettino Craxi (20 gennaio 1985), per le pubblicazioni curate dell\u2019Istituto Storico della Resistenza e dell\u2019Et\u00e0 contemporanea in provincia di Lucca. Il gesto di Craxi sar\u00e0 stato \u2013 poniamo \u2013 semplificante e forse invadente, a prolungamento di una lettura a dominante resistenziale degli eventi del 1944 mai condivisa dai responsabili della Certosa; ma resta il fatto che egli and\u00f2 a onorare questi monaci, che chiam\u00f2 \u201cmartiri\u201d nel suo linguaggio laico e socialista. Forse \u00e8 tempo che la Chiesa si metta in pari in quest\u2019impresa della memoria.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: large;\">L\u2019occasione per una qualche iniziativa mirata al riconoscimento di tanto martirio si offre con la data di questa pubblicazione che arriva in libreria nel settantesimo dei fatti: a sua appendice \u2013 come gi\u00e0 detto \u2013 si legge un documento dell\u2019Ordine Certosino nel quale \u00e8 contenuta la proposta del riconoscimento: vedi in particolare il primo e l\u2019ultimo capoverso, insieme al paragrafo 13 intitolato \u201cLa carit\u00e0 pu\u00f2 essere causa di autentico martirio?\u201d A quindici anni dalla formulazione quella proposta non ha avuto nessuna accoglienza e magari non \u00e8 stata neanche letta da coloro ai quali era indirizzata per via interna. Ora esce e merita risposta.\u00a0<\/span><\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dodici come le dodici trib\u00f9 Qui racconto un fatto primario e sconosciuto della reazione italiana all\u2019occupazione tedesca, forse il pi\u00f9 corposo dal punto di vista cristiano: sono dodici monaci della&#8230;<\/p>\n<div class=\"more-link-wrapper\"><a class=\"more-link\" href=\"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/antologia-delle-pubblicazioni-2\/premessa-4\/\">Read More<span class=\"screen-reader-text\">Premessa<\/span><\/a><\/div>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":56,"menu_order":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","template":"","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"class_list":["post-13638","page","type-page","status-publish","hentry","excerpt"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/13638","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=13638"}],"version-history":[{"count":1,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/13638\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":13641,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/13638\/revisions\/13641"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/56"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=13638"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}