{"id":1389,"date":"2009-04-23T14:21:58","date_gmt":"2009-04-23T12:21:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=1389"},"modified":"2010-11-21T21:39:29","modified_gmt":"2010-11-21T21:39:29","slug":"giovanni-paolo-e-lalleanza-con-i-media","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/conferenze-e-dibattiti-2\/giovanni-paolo-e-lalleanza-con-i-media\/","title":{"rendered":"Giovanni Paolo e l&#8217;alleanza con i media"},"content":{"rendered":"<p><strong>Incontro con l&#8217;UCSI di Modena<\/strong><br \/>\n<strong>21 aprile 2009<\/strong><\/p>\n<p>La creativa alleanza di Giovanni Paolo con i media nasce mezz&#8217;ora dopo l&#8217;elezione, quando il nuovo Papa si affaccia alla Loggia centrale della Basilica di San Pietro e parla: nessun Papa &#8211; che si ricordi &#8211; aveva mai parlato all&#8217;elezione. Quelle poche parole, che erano importanti per altro motivo (avevano cio\u00e8 lo scopo primario di autopresentazione del Papa \u00abstraniero\u00bb al popolo di Roma), trasformano quella prima apparizione da evento rituale in fatto giornalistico. In quella decisione di parlare era implicita &#8211; ma forse inconsapevole &#8211; l&#8217;offerta di un&#8217;alleanza: il Papa coglieva l&#8217;opportunit\u00e0 d&#8217;avere addosso i media di tutto il mondo per dire una cosa importante, e cio\u00e8 per invitare gli italiani ad accettarlo come vescovo di Roma; ma cos\u00ec facendo forniva ai media la chance inedita di porsi come primi destinatari e veicolatori diretti di una novit\u00e0 pontificale.<\/p>\n<p>Quella creativa e innocente alleanza con i media ha uno sviluppo importante &#8211; che indichiamo come seconda tappa: dalla parlata spontanea al dialogo con la folla &#8211; in occasione della prima uscita dal Vaticano per andare al Gemelli, il giorno dopo l&#8217;elezione e &#8211; poco pi\u00f9 tardi &#8211; in occasione del primo incontro con i giornalisti, che si arricchisce di battute dialogate (21 ottobre) e della seconda uscita da Roma per andare ad Assisi, sulla tomba di San Francesco patrono d&#8217;Italia (5 novembre). Al Gemelli il Papa parla alla folla improvvisando e solo per salutare e scherzare: cosa che con Paolo VI non succedeva. Lo stesso fa con i giornalisti. Ad Assisi risponde improvvisando a un grido che gli arriva dalla folla:<\/p>\n<p>\u00ab? Viva la Chiesa del silenzio!<br \/>\n?<em>Non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 Chiesa del silenzio, perch\u00e9 parla attraverso il Papa!\u00bb (5 <\/em>novembre).<\/p>\n<p>In seguito abituer\u00e0 i media alle improvvisazioni dialogate: la rottura dell&#8217;evento rituale con la battuta spontanea i giornalisti l&#8217;apprezzano ancor pi\u00f9 del fatto aggiunto all&#8217;evento.<\/p>\n<p>Terza tappa &#8211; decisiva &#8211; di questa alleanza \u00e8 il volo Roma-Santo Domingo, con cui Giovanni Paolo inizia, il 27 gennaio 1979, il suo primo viaggio fuori d&#8217;Italia: quel giorno nascono le interviste sull&#8217;aereo. Siamo ancora nella fase dell&#8217;innocenza &#8211; in questo rapporto del Papa con i media &#8211; ma stavolta lo sviluppo \u00e8 impegnativo perch\u00e9 vi sono direttamente coinvolti gli operatori dell&#8217;informazione, che delle tappe precedenti erano stati semplicemente spettatori. Gi\u00e0 Paolo VI viaggiava con giornalisti a bordo e passava a salutarli nei suoi 9 viaggi internazionali (con il primo aveva visitato la Terra Santa nel gennaio del 1964 e con l&#8217;ultimo era andato in Libano, Pakistan, Filippine, Samoa, Papua Nuova Guinea e Australia nel 1970), mai per\u00f2 aveva tenuto conversazioni giornalistiche o conferenze stampa. In quei passaggi di Papa Montini tra i giornalisti valeva la regola delle udienze in Vaticano: \u00e8 proibito fare domande al Papa. Era lui, Paolo VI, attento lettore dei giornali (che Giovanni Paolo non \u00e8 mai stato, perch\u00e9 i giornali polacchi della sua giovinezza non erano interessanti), a fare domande e osservazioni puntuali, a ogni giornalista che incontrava: si informava delle famiglie e della salute, benediceva.<\/p>\n<p>Senza una decisione, senza un piano, d&#8217;istinto Giovanni Paolo invece fin dal primo viaggio si offre alle domande e risponde a tutte e crea un genere giornalistico che non esisteva. Ecco come racconta quella novit\u00e0 l&#8217;inviato che gli fece la prima domanda: \u00abForse il Papa si era fatto vivo solo per salutarci, com&#8217;era solito fare Paolo VI. A ogni modo, gli domandai a bruciapelo se pensava di visitare gli Stati Uniti e, con mia somma sorpresa, mi rispose immediatamente e con la massima franchezza. <em>&#8220;Credo che sar\u00e0 necessario&#8221;<\/em>, disse in inglese, con forte accento straniero: <em>&#8220;Resta da fissare soltanto la data&#8221;<\/em>. La mia domanda serv\u00ec a rompere il ghiaccio e in breve tempo tutti cominciarono a porre al Papa interrogativi delicati e complessi, ottenendo da lui risposte chiare e schiette\u00bb (W. Wynn, <em>Custodi del Regno<\/em>, Frassinelli, Milano 1989).<\/p>\n<p>La quarta tappa dell&#8217;alleanza di Giovanni Paolo con i media \u00e8 segnata dal primo viaggio in Polonia del giugno del 1979:<strong> <\/strong>l\u00ec il Papa afferma la consapevolezza che i media hanno dato dimensione mondiale al suo ritorno in patria. L&#8217;alleanza \u00e8 dichiarata e programmatica. Tutto ci\u00f2 che avverr\u00e0 dall&#8217;ora in poi, in questo settore dei media &#8211; ed \u00e8 moltissimo &#8211; \u00e8 in qualche modo implicito in quel programma e nelle tre fasi spontanee che l&#8217;hanno preceduto.<\/p>\n<p>La novit\u00e0 nell&#8217;uso dei media realizzata da Giovanni Paolo Il \u00e8 analoga a quella che ha introdotto nella pratica dei viaggi. Non abbiamo avuto un Papa che all&#8217;occasione viaggia, per attuare missioni simboliche, o esemplari, come faceva Paolo VI, ma un Papa che intende visitare ogni Chiesa locale, per una sistematica mobilitazione missionaria della cattolicit\u00e0. E analogamente: non abbiamo avuto un Papa che tiene radiomessaggi a Natale e a Pasqua, o autorizza la trasmissione in diretta delle sue celebrazioni, come facevano i predecessori; ma un Pontefice che in proprio realizza e agli altri chiede una sistematica utilizzazione dei media, perch\u00e9 ogni momento significativo della vita della Chiesa venga comunicato e affinch\u00e9 la sua testimonianza sia presente in ogni rete comunicativa.<\/p>\n<p>Le interviste sull&#8217;aereo sono l&#8217;esempio classico di tale novit\u00e0: non c&#8217;era vaglio alle domande, il Papa le accettava tutte e affrontava il rischio di rispondere come poteva, improvvisando. Faceva questo perch\u00e9 confidava nell&#8217;attendibilit\u00e0 complessiva del sistema dei media. E perch\u00e9 ritenne utile l&#8217;obiettivo che in tal modo otteneva: di una presenza pi\u00f9 marcata sui media, magari ottenuta &#8211; a volte &#8211; per ragioni marginali, di curiosit\u00e0, di immagine.<\/p>\n<p>Paolo VI viaggiava, aveva anzi inventato i viaggi Papali moderni, ma &#8211; abbiamo detto &#8211; si limitava a salutare i giornalisti che lo seguivano sull&#8217;aereo, non accettava domande. E non certo per atteggiamento antimoderno. Ma per un&#8217;esigenza di riserbo nei confronti dei media: per lo scrupolo di offrire loro soltanto i momenti alti del suo magistero.<\/p>\n<p>Papa Wojtyla invece accettava la regola dei media, che \u00e8 quella della ridondanza, della semplificazione e dell&#8217;intrattenimento. Ed ecco che rispondeva alle domande dei giornalisti e si faceva fotografare durante le escursioni in montagna, o quando sciava, o sul letto del Gemelli.<\/p>\n<p>Paolo VI avrebbe ritenuto inopportuno per l&#8217;immagine Papale rispondere a una decina di domande diverse e convergenti su Cuba, Castro e il comunismo, come invece far\u00e0 &#8211; con impegno totale e compiaciuto &#8211; Giovanni Paolo il 21 gennaio 1998, durante il volo Roma?L&#8217;Avana: \u00e8 la regola della ridondanza (o dell&#8217;ingrandimento), amata dai media. I Papi una volta &#8211; e non mille anni fa, ma fino a met\u00e0 dell&#8217;Ottocento &#8211; parlavano, da Papi, soltanto in latino e nei Concistori. La spregiudicata accettazione della regola della ridondanza mass?mediale da parte di Giovanni Paolo ci d\u00e0 la misura della distanza da lui presa rispetto a quell&#8217;immagine sacrale del pronunciamento \u00abex ore sanctissimi\u00bb (dalla bocca del santissimo), come si diceva nel linguaggio di Curia.<\/p>\n<p>Analogamente Paolo VI avrebbe ritenuto impossibile rispondere a una domanda semplificata, del tipo: \u00abChe pensa delle accuse di bancarotta fraudolenta che vengono mosse all&#8217;arcivescovo Marcinkus?\u00bb Wojtyla non si \u00e8 mai rifiutato di rispondere a domande come questa, ne ha anzi approfittato per dare &#8211; con una risposta a una domanda semplificata &#8211; un&#8217;indicazione semplice, e a volte tanto pi\u00f9 efficace, che nel caso di Marcinkus fu: <em>\u00abNoi<\/em> <em>siamo convinti che non si pu\u00f2 attaccare una persona in modo cos\u00ec brutale!\u00bb <\/em>(volo Roma?Montevideo, 31 marzo 1987).<\/p>\n<p>Infine la regola dell&#8217;intrattenimento. Sono dettate da essa le domande del tipo: \u00abStasera c&#8217;\u00e8 la partita di calcio Italia?Polonia, lei per chi tifa?\u00bb. Cio\u00e8 quelle questioni che i giornalisti pongono per rispondere alla pura curiosit\u00e0 dell&#8217;opinione pubblica. Giovanni Paolo si sottometteva anche a questa regola, non solo rispondendo con humour a quelle domande (nel caso della partita la risposta fu:<em> \u00abPer me sarebbe meglio nascondermi\u00bb, volo <\/em>Buenos Aires?Roma, 14 giugno 1982), ma accettando di farsi fotografare con in braccio un koala, o mentre accarezzava un piccolo rinoceronte, o cercava di avvicinarsi a un canguro.<\/p>\n<p>L&#8217;accettazione della regola dei media \u00e8 stata radicale in Giovanni Paolo. Ha voluto una volta la ripetizione &#8211; per i fotografi e i cameramen che li avevano mancati &#8211; della genuflessione e dell&#8217;abbraccio di Lech Walesa, perch\u00e9 <em>\u00abbisogna far vedere come il signor Walesa mi saluta e come io l&#8217;accolgo\u00bb <\/em>(21<em> <\/em>aprile 1989). A Papa Montini una simile opportunit\u00e0 non sarebbe mai venuta in mente. E non ha avuto difficolt\u00e0 a essere ripreso in quel colloquio?confessione che ebbe a Rebibbia con il suo attentatore, Al\u00ec Agca (27 dicembre 1983: vedi capitolo 15), perch\u00e9 convinto che tutto possa e debba essere mostrato, di quanto pu\u00f2 servire a predicare il Vangelo.<\/p>\n<p>Sono state tentate molte spiegazioni dei privilegio televisivo della figura Papale e dell&#8217;uso \u00abinnocente\u00bb ed efficace che ne ha fatto Giovanni Paolo II. Unica, bianca, ideologicamente semplice, l&#8217;immagine del Papa risponde in modo ottimale all&#8217;esigenza di semplificazione simbolica che governa i media di massa. C&#8217;\u00e8 poi da considerare l&#8217;attitudine personale del Papa. E non \u00e8 stata solo l&#8217;esperienza del teatro, ma anche quella della liturgia a fare dell&#8217;uomo Wojtyla un comunicatore televisivo ottimale. Attitudine cui corrispondeva la convinzione di una precedenza della visibilit\u00e0 sull&#8217;oralit\u00e0, dell&#8217;azione sulla parola. A sua volta la televisione valorizzava appieno quell&#8217;attitudine e quella voluta precedenza. Lontananza simbolica e percezione immediata si fondevano &#8211; con reciproco rafforzamento &#8211; nell&#8217;immagine televisiva del Papa.<\/p>\n<p>Riassumendo la nostra ricostruzione dell&#8217;alleanza di Giovanni Paolo con i media, diremo:<\/p>\n<p>? che Wojtyla \u00e8 stato un Papa del gesto e della presenza, fisica e mediale, prima che della parola; e della parola improvvisata e personale, prima che di quella scritta e firmata;<\/p>\n<p>? che questa preferenza, che si esprimeva nei viaggi e nell&#8217;uso dei media, gli permetteva di raggiungere un pubblico enormemente pi\u00f9 vasto di quello con cui sarebbe potuto entrare in contatto con le udienze romane e con il magistero scritto;<\/p>\n<p>? che essa risentiva sia dell&#8217;antico genio comunicativo cattolico e pontificio, che ha sempre privilegiato l&#8217;azione e la visibilit\u00e0 liturgica, iconografica e architettonica (e poi fotografica e televisiva), sia dell&#8217;attitudine del personaggio: dotato di comunicativa naturale, educato all&#8217;arte del teatro, con l&#8217;esperienza viva della teatralit\u00e0 liturgica polacca.<\/p>\n<p>Giovanni Paolo credeva al ruolo positivo dei media: con intuizione tipicamente cattolica riteneva che il mondo fosse buono e buone dovessero esserne le notizie. \u00ab<em>Voi proponete l&#8217;unit\u00e0 fra tutte le nazioni mediante la diffusione della verit\u00e0 fra tutti i popoli\u00bb, <\/em>disse ai giornalisti accreditati presso l&#8217;Onu, il 2 ottobre 1979.<\/p>\n<p>Al momento dell&#8217;elezione egli non aveva un&#8217;esperienza positiva dei media del suo paese, grigi e atei. Ma aveva grande aspettativa per i media del mondo libero, come li avesse attesi da una vita. E gi\u00e0 da cardinale, nel volume di commento ai documenti conciliari, che si intitola <em>Alle fonti del rinnovamento, <\/em>affermava con un&#8217;intuizione che non poteva essere pi\u00f9 sicura: <em>\u00abL&#8217;aspetto profetico della vocazione cristiana guida la nostra attenzione verso i mezzi di comunicazione di massa\u00bb<\/em>.<\/p>\n<p>L&#8217;aspettativa per i media del mondo libero trov\u00f2 verifica nell&#8217;eco suscitata dalla sua elezione e ancor pi\u00f9 nell&#8217;attenzione mostrata al suo viaggio in Messico e soprattutto a quello in Polonia. L&#8217;irruzione dei media nella sua patria, al seguito del Papa pellegrino, la percep\u00ec come il segno della fuoriuscita della Polonia dall&#8217;isolamento geopolitico in cui era stata costretta dalla spartizione di Yalta: <em>\u00abVi<\/em> <em>ringrazio per aver portato tutto il mondo in Polonia, tenendolo al mio fianco e facendolo partecipare a queste preziose giornate di preghiera e di mio ritorno a casa\u00bb, <\/em>cos\u00ec salut\u00f2 i giornalisti il 10 giugno 1979 a Cracovia, nel cortile dell&#8217;arcivescovado.<\/p>\n<p>Occorre prendere sul serio il Papa missionario, per comprendere il suo impegno <em>per excessum <\/em>nei viaggi e la sua fiducia &#8211; forse altrettanto eccessiva &#8211; nei media. Egli decideva i viaggi ponendosi come missionario del mondo. E li voleva organizzati in modo che gli permettessero di incontrare, a ogni tappa, il pi\u00f9 gran numero di persone. Analogamente voleva che la Chiesa affrontasse <em>\u00abcon umile audacia i sentieri misteriosi dell&#8217;etere per recare alla mente e al cuore di ogni persona l&#8217;annuncio gioioso di Cristo Redentore dell&#8217;uomo\u00bb <\/em>(cos\u00ec<em> <\/em>scrisse nella preghiera a <em>Maria stella dell&#8217;evangelizzazione, <\/em>composta nel 1992 per l&#8217;emittente cattolica italiana <em>Telepace<\/em>).<\/p>\n<p>Egli era veramente convinto che i media gli permettessero di raggiungere \u00abla mente e il cuore\u00bb di ogni persona. Aveva fiducia nel mezzo e nel recettore. Riteneva che l&#8217;avvento dei media avesse modificato la condizione del missionario: che avesse ampliato le possibilit\u00e0 di risposta dei cristiani al mandato missionario di Cristo, \u00abandate e predicate a tutte le genti\u00bb.<\/p>\n<p>Arrivare ovunque &#8211; con l&#8217;aereo o via satellite &#8211; e raggiungere ogni popolo, salutandolo in ogni lingua: egli lo considerava non soltanto un grande dono, ma un assoluto dovere. \u00ab<em>Grandi<\/em> <em>possibilit\u00e0 oggi sono offerte alla comunicazione sociale, nella quale la Chiesa riconosce il segno dell&#8217;opera creatrice e redentrice di Dio, che l&#8217;uomo deve continuare. Questi strumenti possono quindi diventare potenti mezzi di trasmissione del Vangelo\u00bb <\/em>(messaggio<em> <\/em>per la XIX Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, maggio 1985). E se possono, debbono: questa \u00e8 la regola della missione.<\/p>\n<p>Vi sono scelte gestuali e di linguaggio di Giovanni Paolo II che possono essere comprese solo se teniamo conto dell&#8217;assemblea continentale o planetaria cui sono destinate, mediante la diretta televisiva. Per i messaggi <em>Urbi et orbi <\/em>di Pasqua e di Natale arriv\u00f2 a usare 62 lingue: sarebbe stata un&#8217;esibizione insensata, se a seguire la trasmissione in mondovisione, diretta o differita, non ci fossero davvero \u00abtutte le genti\u00bb.<\/p>\n<p>Alla tirannia della diretta televisiva Giovanni Paolo arrivava a sottomettersi docilmente, come si vede bene da questa battuta improvvisata durante una veglia in piazza San Pietro trasmessa in mondovisione: \u00ab<em>Io<\/em> <em>devo dire per 25 minuti e non so se questi 25 minuti sono oltrepassati\u00bb <\/em>(8 ottobre 1994).<\/p>\n<p>Ma, si sa, i media sono una sfida per tutti e lo sono stati a volte anche per Wojtyla, per esempio con l&#8217;insistenza sui segni di sofferenza, dopo la protesi al femore destro.<em> \u00abChieda ai giornalisti se non hanno mai avuto loro una smorfia di dolore!\u00bb, <\/em>dice al portavoce Joaquin Navarro-Valls, il 22 agosto 1994 a Introd (Aosta), vedendo che i giornali avevano enfatizzato un momento di dolore che aveva avuto il giorno prima, nel salire i gradini dell&#8217;altare.<\/p>\n<p>Altre volte si \u00e8 difeso con l&#8217;ironia dall&#8217;invadenza dei media nel campo della sua salute:<\/p>\n<p>\u00ab? Come sta, Santit\u00e0?<br \/>\n?<em> Certamente non ho pi\u00f9 gli anni che avevo nel 1979! Ma forse la Provvidenza mi mantiene. Se voglio sapere qualcosa sulla salute, soprattutto sulle mie operazioni, devo leggere la stampa!\u00bb (21 <\/em>gennaio 1998, volo Roma?La Habana).<\/p>\n<p>Ma nel complesso Giovanni Paolo &#8211; che i media da subito qualificarono come \u00abgrande comunicatore\u00bb &#8211; ha avuto un buon rapporto con la stampa. Il portavoce Navarro sostenne che ci fu \u00abun&#8217;alleanza oggettiva tra i media e il Papa\u00bb, che contribu\u00ec a modificare l&#8217;immagine Papale: \u00abNon sappiamo quale percentuale spetta al Papa e quale ai media, ma questo profondo mutamento lo hanno realizzato insieme\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Incontro con l&#8217;UCSI di Modena 21 aprile 2009 La creativa alleanza di Giovanni Paolo con i media nasce mezz&#8217;ora dopo l&#8217;elezione, quando il nuovo Papa si affaccia alla Loggia centrale&#8230;<\/p>\n<div class=\"more-link-wrapper\"><a class=\"more-link\" href=\"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/conferenze-e-dibattiti-2\/giovanni-paolo-e-lalleanza-con-i-media\/\">Read More<span class=\"screen-reader-text\">Giovanni Paolo e l&#8217;alleanza con i media<\/span><\/a><\/div>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":5506,"menu_order":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","template":"","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"class_list":["post-1389","page","type-page","status-publish","hentry","excerpt"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/1389","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1389"}],"version-history":[{"count":3,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/1389\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5706,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/1389\/revisions\/5706"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/5506"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1389"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}