{"id":15454,"date":"2014-12-20T21:38:57","date_gmt":"2014-12-20T20:38:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=15454"},"modified":"2014-12-20T21:38:57","modified_gmt":"2014-12-20T20:38:57","slug":"che-prende-bergoglio-da-montini","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/collaborazione-a-riviste\/che-prende-bergoglio-da-montini\/","title":{"rendered":"Che prende Bergoglio da Montini?"},"content":{"rendered":"<p><b>Due parole d\u2019ordine e il testimone delle riforme<\/b><\/p>\n<p>Con Bergoglio si torna a Montini? E\u2019 una domanda a primo suono sorprendente che mi \u00e8 stata posta in pi\u00f9 occasioni intorno alla beatificazione di Paolo VI (19 ottobre) e alla quale \u2013 per approssimazioni successive \u2013 sono arrivato a dare questa risposta: Francesco non torna a Montini ma a lui si richiama per un paio di temi centrali della propria predicazione e per le riforme. Dir\u00f2 meglio: per l\u2019idea che sia tornato il tempo delle riforme.<\/p>\n<p>Papa Bergoglio \u00e8 novit\u00e0 e va al nuovo senza ritorni a nessuno dei predecessori: questo vale per la figura papale, per la predicazione, per il governo. Ma \u00e8 vero che tra i predecessori conciliari quello a cui si richiama di pi\u00f9 \u00e8 Paolo VI. Anche pi\u00f9 che a Giovanni XXIII, al quale invece somiglia per l\u2019attrazione del nuovo.<\/p>\n<p><b>Lo chiama abitualmente <\/b><\/p>\n<p>\u201c<b>il grande Paolo VI\u201d<\/b><\/p>\n<p>Francesco ricorda spesso Montini \u201ccon affetto e con ammirazione\u201d. Lo qualifica abitualmente come \u201cil grande Paolo VI\u201d. Ha usato questa espressione almeno undici volte: il 25 aprile, il 1\u00b0 giugno, il 22 giugno (due volte) 2013; il 29 gennaio, il 16 giugno (due volte), il 25 giugno, il 26 luglio, il 19 ottobre (due volte) 2014. Una volta lo ha detto \u201cgrande protagonista del dialogo ecumenico\u201d (25 gennaio 2014), un\u2019altra \u201cgrande timoniere del Concilio\u201d (19 ottobre 2014).<\/p>\n<p>Lo dico in breve: Francesco ha favorito la beatificazione di Paolo VI (senza la sua spinta l\u2019accertamento del miracolo non sarebbe stato cos\u00ec rapido), ne richiama come \u201cinsuperato\u201d l\u2019insegnamento sull\u2019evangelizzazione e sul \u201cservizio all\u2019uomo\u201d, ne riprende il programma riformatore.<\/p>\n<p>Bisogna dire che un Papa si richiama sempre ai predecessori. Oggi poi vige una regola non scritta \u2013 che io non apprezzo \u2013 che vuole che ogni Papa si faccia proclamatore della santit\u00e0 dei predecessori. E vediamo che Francesco non resta indietro in questa corsa.<\/p>\n<p>Che un Papa evochi i predecessori \u00e8 secondo i riti. Conviene dunque individuare le ragioni per cui nomina l\u2019uno o l\u2019altro.<\/p>\n<p>Francesco si richiama a Giovanni XXIII come al \u201cPapa della docilit\u00e0 allo Spirito Santo\u201d, che ha saputo essere \u201caudace\u201d nell\u2019ascoltarlo, senza cedere al timore del nuovo di cui lo Spirito \u00e8 portatore (omelia della canonizzazione, 27 aprile 2014). \u201cNon abbiate paura dei rischi, come lui non ha avuto paura\u201d aveva detto ai bergamaschi il 3 giugno 2013, nel cinquantesimo della morte di Roncalli<span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Tahoma, serif;\"><span style=\"font-size: small;\">.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p>Continuando il raffronto con i predecessori, potremmo dire che la \u201cgrammatica della semplicit\u00e0\u201d di Francesco si specchia in quella di Giovanni Paolo I.<\/p>\n<p>La sua azione di missionario del mondo e di predicatore della pace si richiama a quella che in tale campi fu svolta da Giovanni Paolo II. Nell\u2019omelia della canonizzazione l\u2019ha qualificato come \u201cil papa della famiglia\u201d (27 aprile 2014): immagino che al termine dell\u2019anno sinodale che stiamo vivendo capiremo tutta l\u2019intenzione di questo appellativo.<\/p>\n<p>Il richiamo di Francesco a Benedetto XVI \u00e8 sul piano della teologia dell\u2019amore (enciclica <i>Deus caritas est<\/i>, 2006): mettendo la sua parola tematica \u201cmisericordia\u201d al posto di quella di Papa Ratzinger che era \u201camore-caritas\u201d, troviamo frequenti risonanze.<\/p>\n<p>Ma direi che tra questi Papi ultimi, il richiamo di Bergoglio a Montini sia pi\u00f9 corposo rispetto a ogni altro e non sia solo simbolico, linguistico o di immagine: riguarda i contenuti della predicazione e le modalit\u00e0 del governo.<\/p>\n<p><b>Primato dell\u2019evangelizzazione <\/b><\/p>\n<p><b>e servizio all\u2019uomo<\/b><\/p>\n<p>In particolare segnalo due richiami tematici e uno fattuale. I due tematici riguardano l\u2019evangelizzazione e il servizio all\u2019uomo, quello fattuale riguarda la trincea delle riforme.<\/p>\n<p>Parlando a un pellegrinaggio bresciano nel 50\u00b0 dell\u2019elezione di Montini, Francesco afferma il 22 giugno 2013 che l\u2019esortazione apostolica\u00a0\u201cEvangelii nuntiandi\u201d (1975) \u201c\u00e8 il documento pastorale pi\u00f9 grande che \u00e8 stato scritto fino a oggi\u201d; e ne segnala l\u2019invito ad \u201cannunciare il Vangelo all\u2019uomo di oggi, con misericordia, con pazienza, con coraggio, con gioia\u201d. In quella stessa occasione parla di Montini interprete \u201cdell\u2019attenzione del Concilio per l\u2019uomo contemporaneo\u201d e suggeritore dell\u2019aspirazione a una Chiesa che \u201cserve l\u2019uomo, ama l\u2019uomo, crede nell\u2019uomo\u201d.<\/p>\n<p>Sull\u2019insegnamento di Paolo VI in merito al \u201cservizio all\u2019uomo\u201d due sono i testi montiniani che Francesco richiama in pi\u00f9 occasioni: il discorso del 7 dicembre 1965 a chiusura del Vaticano II (lo cita al pellegrinaggio bresciano di cui parlavo qui sopra) e il paragrafo 90 dell\u2019<i>Ecclesiam Suam<\/i>, dove pure si parla di \u201cservizio\u201d all\u2019uomo (lo cita il 10 maggio 2014 alla Conferenza italiana degli Istituti secolari).<\/p>\n<p>Tornando alla EN, segnalo che Francesco la cita 13 volte nella \u201cEvangelii gaudium\u201d e l\u2019aveva evocata nel famoso intervento in congregazione generale prima del Conclave che, si dice, gli avrebbe aperto la via all\u2019elezione: \u201cPensando al prossimo Papa, c\u2019\u00e8 bisogno di un uomo che\u00a0aiuti la Chiesa a uscire da se stessa verso la periferia esistenziale dell\u2019umanit\u00e0, in modo da essere madre feconda della\u00a0\u2018dolce e confortante gioia di evangelizzare\u2019\u201d. Quest\u2019ultima espressione \u00e8 presa dal paragrafo 75 della \u201cEvangelii nuntiandi\u201d e da essa \u2013 e dalla <i>Gaudete in Domino<\/i> (l\u2019ultima esortazione di Paolo VI che ha la data del 9 maggio 1975) \u2013 Francesco ricaver\u00e0 il titolo della <i>Evangelii gaudium<\/i>.<\/p>\n<p><b>Il documento pastorale <\/b><\/p>\n<p><b>del post-Concilio<\/b><\/p>\n<p>Richiami privilegiati alla EN come a un testo \u201cnon ancora superato\u201d si ritrovano in molti discorsi di Francesco, come gi\u00e0 nei testi del cardinale Bergoglio: 27 luglio (ai vescovi del Brasile), 13 giugno 2013 (al Consiglio della Segreteria del Sinodo); 26 luglio (visita a Caserta), 19 ottobre 2014 (angelus della beatificazione).<\/p>\n<p>Una viva spiegazione di questa passione per la EN Francesco l\u2019ha data in apertura del <i>Convegno ecclesiale della diocesi di Roma<\/i>, 16.06.2014: \u201cMi \u00e8 piaciuto tanto che tu, don Gianpiero, abbia menzionato l\u2019EN. Anche oggi \u00e8 il documento pastorale pi\u00f9 importante, che non \u00e8 stato superato, del post-Concilio. Dobbiamo andare sempre l\u00ec. E\u2019 un cantiere di ispirazione quell\u2019esortazione apostolica. E l\u2019ha fatta il grande Paolo VI, di suo pugno. Perch\u00e9 dopo quel Sinodo non si mettevano d\u2019accordo se fare un&#8217;esortazione, se non farla; e alla fine il relatore \u2013 era san Giovanni Paolo II \u2013 ha preso tutti i fogli e li ha consegnati al papa, come dicendo: \u2018Arrangiati tu, fratello\u2019. Paolo VI ha letto tutto e, con quella pazienza che aveva, cominci\u00f2 a scrivere. E\u2019 proprio, per me, il testamento pastorale del grande Paolo VI\u201d.<\/p>\n<p>Se volessimo un\u2019immagine riassuntiva di questo centrale richiamo di Francesco a Paolo VI, potremmo dire che Paolo afferma il primato dell\u2019evangelizzazione e Francesco interpreta quel primato come priorit\u00e0 dell\u2019uscita missionaria. Pi\u00f9 puntualmente: in Paolo VI abbiamo l\u2019affermazione dottrinale del primato dell\u2019evangelizzazione su ogni altro momento della vita della Chiesa, mentre in Francesco troviamo la priorit\u00e0 \u201cparadigmatica\u201d, che \u00e8 insieme teorica e pratica, dell\u2019uscita missionaria rispetto a ogni altra urgenza apostolica (ne parla il 28 luglio 2013 al Comitato del CELAM, a Rio de Janeiro). Non che Paolo VI non mirasse a stimolare le comunit\u00e0 locali a tradurre quell\u2019affermazione dottrinale in prassi pastorale: la scelta religiosa dell\u2019ACI e i programmi della CEI sull\u2019evangelizzazione ne sono state due applicazioni pratiche italiane, direttamente ispirate dal papa bresciano. Ma oggi vediamo affermata dal papa argentino l\u2019intenzione di tirare, dal paradigma dell\u2019uscita, applicazioni riformatrici universali e di sistema.<\/p>\n<p><b>Dopo mezzo secolo <\/b><\/p>\n<p><b>di apnea riformatrice<\/b><\/p>\n<p>Quanto alle riforme e al governo, il richiamo \u00e8 nei fatti: Francesco riprende il programma riformatore che fu di papa Montini, che Montini ferm\u00f2 nel biennio 1967-1968 temendo una divisione della compagine ecclesiale, e che ora Bergoglio riprende l\u00e0 dove Montini l\u2019aveva fermato. Lo vediamo nell\u2019anno del Sinodo, al quale ci ha condotti senza proclami: la convocazione di due assemblee tra loro collegate e la previsione di un intero anno di consultazione globale configurano \u2013 o prefigurano \u2013 una riforma dell\u2019istituto sinodale.<\/p>\n<p>Dalla prima assemblea \u2013 convocata da Paolo VI all\u2019indomani del Vaticano II, nel 1967, in accoglimento di un voto conciliare \u2013 a quella del 2012, questo strumento principe della collegialit\u00e0 non evolve e resta celebrativo; dopo 25 assemblee fotocopia, se cos\u00ec possiamo dire, ecco che abbiamo appena assistito alla 26ma che per prima segna una vera novit\u00e0. E\u2019 come se Montini \u2013 che pure aveva previsto un perfezionamento nel tempo dell\u2019istituzione Sinodo: \u201c<i>successu temporis, perfectiorem usque formam assequi poterit<\/i>\u201d \u2013 avesse tenuto la prima assemblea e ora Francesco abbia tenuto la seconda, dopo 47 anni, mezzo secolo, di apnea riformatrice. Lo stesso \u2013 io credo \u2013 si potrebbe dire per la riforma della Curia, delle finanze, del rapporto tra il papa e gli episcopati.<\/p>\n<p><b>Cos\u00ec si fa discepolo <\/b><\/p>\n<p><b>del papa bresciano <\/b><\/p>\n<p>Forse in epoca moderna nessun papa \u00e8 stato di insegnamento ai successori quanto Paolo VI, sia per il governo della Chiesa, sia per l\u2019immagine papale. Papa Luciani appena eletto ne ricord\u00f2 la \u201ccultura\u201d, Giovanni Paolo II lo chiam\u00f2 \u201cpadre e maestro\u201d, Benedetto ha definito \u201cquasi sovrumano\u201d il suo \u201cmerito\u201d nei riguardi del Vaticano II.<\/p>\n<p>In nulla o quasi i successori hanno osato imboccare vie che fossero realmente nuove rispetto a quelle prima esplorate e poi battute da papa Montini. Solo Francesco se ne distacca, sia nel governo sia nella definizione dell\u2019immagine papale (dalle vesti all\u2019appartamento). Ma anche il papa argentino si fa discepolo del papa bresciano e in ci\u00f2 che pi\u00f9 conta: cio\u00e8 ponendolo a ispiratore della propria chiamata al governo collegiale, all\u2019uscita missionaria, al servizio all\u2019uomo.<\/p>\n<p><b>Luigi Accattoli<\/b><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\">www.luigiaccattoli.it<\/a><\/p>\n<p><i>Il Regno attualit\u00e0 20\/2014<\/i><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Due parole d\u2019ordine e il testimone delle riforme Con Bergoglio si torna a Montini? 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