{"id":1572,"date":"2009-06-06T18:10:04","date_gmt":"2009-06-06T16:10:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=1572"},"modified":"2009-06-06T18:11:40","modified_gmt":"2009-06-06T16:11:40","slug":"%e2%80%9cvado-in-chiesa-ma-non-faccio-la-comunione%e2%80%9d","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/collaborazione-a-riviste\/%e2%80%9cvado-in-chiesa-ma-non-faccio-la-comunione%e2%80%9d\/","title":{"rendered":"\u201cVado in chiesa ma non faccio la comunione\u201d"},"content":{"rendered":"<p><strong>Tipologia dei messalizzanti astemi &#8211; 1<\/strong><\/p>\n<p>&#8220;<em>Assisto con deferenza alla messa ma non partecipo. Per farlo bisogna saper pregare e io non sono capace<\/em>&#8220;: queste parole dette da Giuliano Ferrara il 24 febbraio a un cronista del <em>Corsera<\/em> mi hanno provocato a interrogarmi sui tanti che assistono e non partecipano: non fanno la comunione, non aprono bocca e sembrano non pregare; ma a volte fanno l&#8217;offerta e scambiano la pace se qualcuno gli porge la mano.<br \/>\nNe \u00e8 venuta una piccola inchiesta tra gli amici che mi ha aiutato ad ampliare la tipologia dei messalizzanti astemi: persone che non si ritengono credenti o non si considerano degne, che non si confessano &#8211; per le ragioni pi\u00f9 varie &#8211; e dunque non si comunicano, che hanno dei conti in sospeso con la Chiesa o sono disorientate da quello che dicono i preti, che sono l\u00ec per un incarico pubblico o per accompagnare qualcuno. Studiandole mi sono innamorato di loro e mi sono detto che forse ci precederanno nel Regno.<\/p>\n<p><strong>Canto e prego <\/strong><br \/>\n<strong>ma non prendo l&#8217;ostia<\/strong><br \/>\nHo cercato i loro volti partendo dall&#8217;assemblea domenicale che frequento. Ecco il marito di una catechista che c&#8217;\u00e8 sempre quando c&#8217;\u00e8 lei. Lei davanti con i ragazzi a guidare canti e letture, lui a met\u00e0 della navata e sempre in piedi davanti a una colonna con il &#8220;Messaggero&#8221; in tasca. Non si muove da l\u00ec finch\u00e9 non \u00e8 ora di uscire.<br \/>\nSimile e diverso \u00e8 un dirigente industriale in pensione &#8211; molto noto &#8211; che non parla con nessuno, arriva nel momento preciso in cui il coro intona il canto di ingresso ed esce appena ricevuta la benedizione. Un giorno gli ho chiesto come mai venisse alla mia chiesa abitando lontano e mi ha risposto: &#8220;Perch\u00e8 qui mi sono sposato&#8221;. Da quando la moglie \u00e8 morta, qualche anno addietro, viene a messa dove lei un giorno l&#8217;aveva condotto. Fa l&#8217;offerta, si siede sempre allo stesso banco, segue sul foglietto togliendosi gli occhiali ma non pronuncia parole e non fa la comunione.<br \/>\nQuest&#8217;uomo che viene nella chiesa che fu della moglie e l&#8217;altro che viene nella chiesa dove la moglie fa la catechista mi ricordano le parole di Paolo: &#8220;Il marito non credente viene reso salvo dalla moglie credente&#8221; (<em>1Corinti <\/em>7, 14). Li ho ritratti in poche parole nel mio blog e ho chiesto agli amici di segnalarmi figure simili. Perch\u00e9 &#8211; scrivevo &#8211; mi appassiona capire i cristiani marginali, muti, non comunicanti. Non \u00e8 poco quello che trovo in loro.<br \/>\nCos\u00ec mi ha risposto un visitatore del blog: <em>Sono anch&#8217;io un non credente che va a messa ogni domenica. Canto e prego, ma non faccio la comunione perch\u00e9 non sum dignus ut intres sub tectum meum, con l&#8217;anima bloccata dai tanti dubbi che sono &#8211; ancora &#8211; pi\u00f9 forti della fede (ma non della speranza e dell&#8217;amore). Il post mi ha commosso: perch\u00e9 mi sento bloccato a terra, nel cammino fra Gerusalemme e Gerico, e dietro a quelle parole ho sentito uno sguardo da buon samaritano<\/em>.<br \/>\nUn altro visitatore ha descritto cos\u00ec la partecipazione asciutta degli uomini del suo paese alla messa mattutina del 2 novembre quand&#8217;egli faceva il chierichetto: <em>Solo quel giorno il duomo era sempre pieno alla prima messa del mattino, di uomini soprattutto, che non prendevano posto nei banchi ma restavano in piedi, in fondo o appoggiati alle colonne. Fermi per tutto il tempo, non dicevano niente, non partecipavano alle preghiere e ai canti, s&#8217;inginocchiavano solo all&#8217;elevazione. Dopo la benedizione, un segno di croce rapido e via quasi tutti al lavoro dei campi<\/em>.<br \/>\nLo stesso visitatore segnalava una pagina di Luigi Meneghello contenuta nel romanzo autobiografico <em>Libera nos a Malo<\/em> (BUR 1963): &#8220;Il matrimonio cristiano \u00e8 una specie di missione in partibus: il maschio \u00e8 naturalmente pagano, e tocca alla sposa cristiana non tanto convertirlo quanto salvargli l&#8217;anima (&#8230;) prendere i maschi di petto sarebbe assurdo, come voler spiegare l&#8217;algebra ai cannibali; ma fin che c&#8217;\u00e8 donne c&#8217;\u00e8 speranza&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Confessarsi <\/strong><br \/>\n<strong>almeno una volta all&#8217;anno<\/strong><br \/>\nNelle campagne era cos\u00ec, toccava alla moglie salvare il marito, non c&#8217;\u00e8 che dire. Ma fuori come siamo dalla civilt\u00e0 contadina ci \u00e8 nota anche l&#8217;altra faccia dell&#8217;avventura cristiana che l&#8217;apostolo Paolo aveva ben messo nel conto: &#8220;La moglie non credente viene resa salva dal marito credente&#8221; (<em>ivi<\/em>).<br \/>\nUn collega mi riferisce di una sua familiare che va a messa ma non fa la comunione: ha difficolt\u00e0 a confessarsi e non se la sente di prendere l&#8217;ostia senza avere prima il perdono dal sacerdote. Se le segnalano un prete amico c&#8217;\u00e8 l&#8217;imbarazzo dell&#8217;eccessiva confidenza, se le propongono un estraneo teme di non essere capita.<br \/>\nIl padre Alfio Filippi dice di capire chi in chiesa se ne sta silenzioso e in disparte &#8220;perch\u00e9 sia la religione sia l&#8217;interiorit\u00e0 religiosa si esprimono nel bisogno di stare da soli con se stessi, con il proprio vissuto e con Dio&#8221;. Filippi ama i pellegrinaggi e domanda: &#8220;Che cos&#8217;\u00e8 il lungo &#8216;camino&#8217; a piedi verso Santiago de Compostela se non il segno di una religiosit\u00e0 forte, interiore, bisognosa di dirsi silenziosamente, chiamando in causa dentro di s\u00e9 Dio, gli altri e il s\u00e9 profondo?&#8221;<br \/>\nEnrico Peyretti mi ricorda una confidenza fatta da Giuseppe Saragat (quando non era ancora presidente della Repubblica) al vescovo dell&#8217;Azione cattolica Franco Costa: andava a messa mettendosi dietro una colonna e pensando alla moglie morta. Sempre Peyretti scriveva su <em>Rocca<\/em><em>, nel fascicolo del 1\u00b0 febbraio, questa variante alla parabola del pubblicano e del fariseo: <\/em><em>Dall&#8217;alto del tempio, Dio sugger\u00ec al fariseo soddisfatto: \u00abPer favore, figliolo caro, mi fai piet\u00e0, e ti voglio aiutare: vai un momento a peccare, senza far male a nessuno: fai qualcosa che ti faccia sembrare un ladro, un ingiusto, un adultero, un pubblicano. Per una settimana, salta i tuoi digiuni, per una volta non pagare le decime. Poi torna qui, fermati un momento sulla soglia, rivolgi gli occhi a te pi\u00f9 che al cielo, e vedrai che ti nascer\u00e0 dal petto una preghiera pi\u00f9 giusta e pi\u00f9 lieta di questo tuo superbo ringraziamento che non mi fa arrabbiare, ma mi fa ridere\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><strong>Chi votava comunista <\/strong><br \/>\n<strong>e chi prende la pillola<\/strong><br \/>\nDall&#8217;Eremo di Caresto (Pesaro), che ricordo come una &#8220;locanda del Samaritano&#8221; per i feriti della vita coniugale, mi segnalano una quantit\u00e0 di casi: &#8220;Ci sono tanti che vanno a messa perch\u00e9\u00a0\u00e8 un dovere ma non fanno la comunione perch\u00e9 i preti hanno detto (soprattutto in passato) che\u00a0non era\u00a0 necessario, anzi si rischiava\u00a0di fare peccato se non la facevi proprio bene. Anche\u00a0sul rispondere ad alta voce:\u00a0ma non dicevano che il popolo andava ad assistere alla Messa?<br \/>\n&#8220;Un&#8217;altra categoria sono quelli che &#8216;cascano&#8217;\u00a0sotto il tiro delle leggi\u00a0della Chiesa: chi votava\u00a0comunista, chi prende\u00a0la pillola,\u00a0chi \u00e8 risposato (ma poi dentro di s\u00e8 sono &#8216;convintissimi&#8217; che non hanno fatto peccato),\u00a0chi \u00e8 separato e magari non sa che la potrebbe fare, chi &#8216;gli scappa&#8217;\u00a0qualche\u00a0bestemmia e tutt&#8217;oggi la bestemmia \u00e8 al primo posto tra i peccati\u00a0confessati&#8221;.<br \/>\nQuanto ai separati anche a me \u00e8 capitato pi\u00f9 volte di sentirmi interrogare da persone abbandonate dal partner che davano per scontata la propria esclusione: &#8220;Ma ti pare giusto che una come me non possa fare la comunione?&#8221; E si trattava di persone per altri aspetti della vita assai bene informate.<\/p>\n<p><strong>I ragazzi conviventi <\/strong><br \/>\n<strong>si mettono all&#8217;ultimo banco<\/strong><br \/>\nAncora da Caresto mi segnalano il caso serio dei giovani, soprattutto fidanzati:\u00a0&#8220;Ovviamente loro sono convintissimi che fare l&#8217;amore, alzare\u00a0il gomito, fumare spinelli, litigare\u00a0con i genitori non c&#8217;entra con Dio ma\u00a0i genitori fanno le prediche e i\u00a0preti la fanno tanto\u00a0lunga, meglio stare alla larga&#8221;.<br \/>\nUn visitatore del blog mi racconta che conosce due ragazzi che convivono e vanno in chiesa mettendosi come\u00a0il pubblicano all&#8217;ultimo banco, mentre tanti li guardano con sufficienza.<br \/>\nCaresto infine segnala &#8220;quella\u00a0fetta\u00a0di popolazione che ha i suoi problemi, le sue\u00a0pene, le sue\u00a0tristezze; ha il cuore gonfio e\u00a0non gli va di cantare o rispondere o fare\u00a0gesti di apertura, risalire\u00a0la navata per fare la comunione&#8221;. Non\u00a0perch\u00e9 pensino che quelle cose non abbiano valore, magari in altri momenti lo hanno fatto\u00a0volentieri, ma quel giorno no:\u00a0&#8220;Sono arrabbiati col Signore, o col mondo e pregano come\u00a0gli riesce, senza dare nell&#8217;occhio.\u00a0Con quella pena potrebbero anche sbottare\u00a0in un gran pianto e proprio non gli va di farsi vedere\u00a0da\u00a0tutti&#8221;.<br \/>\nA me piace pregare ad alta voce. Lo vedo un poco come prendere per mano la mia donna quando sono per via e guardo con tenerezza a chi ama o prega di nascosto.<\/p>\n<p><strong>Beati quanti gridano <\/strong><br \/>\n<strong>nel silenzio del cuore<\/strong><br \/>\nPaolo Nepi, che insegna filosofia morale alla terza Universit\u00e0 di Roma pensa che &#8220;il fatto di andare in chiesa senza partecipare alla preghiera possa nascondere anche un grande equivoco, forse una sottile e inconsapevole presunzione: che pregare significhi aver da dire qualcosa di interessante, come se il colloquio con il Signore fosse un dialogo con un personaggio importante e non parole da dire con la semplicit\u00e0 del bambino, che non confida minimamente sulla bellezza del suo linguaggio, ma solo sulla sincerit\u00e0 della sua richiesta&#8221;.<br \/>\nLa scrittrice Espedita Fisher (<em>Claustrali<\/em>, Castelvecchi 2007) mi manda un&#8217;esclamazione che faccio mia a conclusione di questa prima puntata dell&#8217;inchiesta sui praticanti inappetenti: <em>Beati i cuori e le menti che accolgono l&#8217;Eucarestia e il segno della pace, ma beati pure coloro che si sottraggono a un gesto meccanico evitando di offendere il Creatore con la loro noncuranza. E beati quanti gridano nel silenzio del cuore: &#8220;resto muto perch\u00e9 non sono degno di parlare, perch\u00e9 non comprendo&#8221;.<\/em><\/p>\n<p><strong>Luigi Accattoli<\/strong><br \/>\nDa <em>Il Regno <\/em>6\/2008<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tipologia dei messalizzanti astemi &#8211; 1 &#8220;Assisto con deferenza alla messa ma non partecipo. Per farlo bisogna saper pregare e io non sono capace&#8220;: queste parole dette da Giuliano Ferrara&#8230;<\/p>\n<div class=\"more-link-wrapper\"><a class=\"more-link\" href=\"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/collaborazione-a-riviste\/%e2%80%9cvado-in-chiesa-ma-non-faccio-la-comunione%e2%80%9d\/\">Read More<span class=\"screen-reader-text\">\u201cVado in chiesa ma non faccio la comunione\u201d<\/span><\/a><\/div>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":9,"menu_order":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","template":"","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"class_list":["post-1572","page","type-page","status-publish","hentry","excerpt"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/1572","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1572"}],"version-history":[{"count":2,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/1572\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1574,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/1572\/revisions\/1574"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/9"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1572"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}