{"id":16266,"date":"2015-04-30T09:52:27","date_gmt":"2015-04-30T07:52:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=16266"},"modified":"2015-04-30T09:52:27","modified_gmt":"2015-04-30T07:52:27","slug":"rienzo-colla-nel-contesto-storico-e-teologico-del-concilio-vaticano-ii","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/conferenze-e-dibattiti-2\/rienzo-colla-nel-contesto-storico-e-teologico-del-concilio-vaticano-ii\/","title":{"rendered":"Rienzo Colla nel contesto storico e teologico del Concilio Vaticano II"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p><i>Biblioteca Bertoliana \u2013 Vicenza \u2013 27 novembre 2014<\/i><\/p>\n<p>Ritengo che il maggior interesse per il lavoro editoriale di Rienzo Colla in riferimento al Vaticano II sia da cercare nel primo decennio di attivit\u00e0 della Locusta: cio\u00e8 nel ruolo di anticipazione della tematica conciliare svolto dalla piccola editrice vicentina e in quello di accompagnamento della prima fase dell\u2019assiste ecumenica. Non che non vi sia altro di interessante, in rapporto al Concilio, nella produzione locustiana degli anni seguenti, ma si tratter\u00e0 per lo pi\u00f9 dello sviluppo di tematiche gi\u00e0 presenti nei titoli e negli autori del primo decennio. Rienzo Colla resta per tutti i quarant\u2019anni seguenti della sua attivit\u00e0 un cultore dell\u2019eredit\u00e0 conciliare, ma vi resta nell\u2019attitudine di colui che ne fu anticipatore e con un\u2019attenzione privilegiata ai temi di quell\u2019anticipazione.<\/p>\n<p>Un\u2019anticipazione che porta il nome di don Primo Mazzolari (1890-1959): \u00e8 per pubblicare un suo testo \u2013 <i>La parola che non passa<\/i> \u2013 che la Locusta nasce nel 1954. L\u2019editrice continuer\u00e0, nei cinquant\u2019anni seguenti, la divulgazione dei testi di don Mazzolari, che fu l\u2019ispiratore di quasi tutti temi dell\u2019anticipazione che si diceva: ma gi\u00e0 al termine del 1963 (quando a Roma si concludeva la seconda sessione conciliare), la Locusta aveva pubblicato undici testi diversi di don Primo. Nel suo mezzo secolo di attivit\u00e0 (dal 1954 al 2004) l\u2019editrice arriver\u00e0 a pubblicare 57 volumetti che hanno come autore Mazzolari pi\u00f9 altri sette nei quali Mazzolari figura come prefatore e ancora nove dei quali \u00e8 coautore. Infine nel catalogo vi sono sette volumetti a lui \u2013 o anche a lui \u2013 dedicati: gli autori vanno da Giacomo Lercaro a Carlo Bo. Dunque in totale sono 80 volumetti \u2013 un quarto dell\u2019intero catalogo \u2013 che hanno il parroco di Bozzolo come autore o come oggetto della trattazione.<\/p>\n<p>La precorritrice rispondenza al Concilio delle tematiche mazzolariane va vista come uno degli elementi che garantiranno il mantenimento della produzione locustiana nel solco conciliare. Ma vi sono altre due lezioni mazzolariane che aiuteranno a mantenere attivo nei decenni quel particolare dna \u201cconciliare\u201d che all\u2019editrice era stato trasmesso dall\u2019amicizia del suo promotore con il parroco di Bozzolo: l\u2019occhio ai \u201clontani\u201d e la \u201cfedelt\u00e0\u201d alla Chiesa. Mazzolari instrad\u00f2 verso il largo mondo fin dall\u2019inizio la prodigiosa \u2013 quasi sensitiva \u2013 curiosit\u00e0 umana e culturale di Rienzo invitandolo a \u201cleggere sempre con larghezza, specialmente i lontani\u201d (<i>Lettere a un amico<\/i>, La Locusta, Vicenza 1976, p. 15). Mazzolariana \u00e8 poi sempre restata la libera fedelt\u00e0 di cattolico del nostro editore, come ebbe ad attestare in un\u2019intervista: \u201cCredo che se sono rimasto nella Chiesa \u00e8 stato per don Primo\u201d (<i>Gli anni della Locusta<\/i>, Biblioteca civica Bertoliana, Vicenza 1986, p. 44).<\/p>\n<p>Morto Mazzolari il 12 aprile 1959 \u2013 a Concilio appena annunciato \u2013 la Locusta continuer\u00e0 per la strada imboccata avendo a guida la sua viva eredit\u00e0 e il vivente consiglio di suoi amici da Rienzo incontrati nella collaborazione ad \u201cAdesso\u201d (che va dal 1950 al 1954) e nella fattiva \u2013 e anche postuma \u2013 ricezione di ogni indicazione che gli venisse o gli fosse venuta dall\u2019indiscusso maestro.<\/p>\n<p>Nessun nome splende come quello di Mazzolari nel firmamento locustiano, ma un\u2019analoga funzione fondativa e di permanenza nei decenni la svolge don Divo Barsotti (1914-2006): nel dopo-concilio la Locusta continuer\u00e0 \u2013 anzi intensificher\u00e0 \u2013 la pubblicazione di testi di don Divo, che nell\u2019insieme dei 50 anni di attivit\u00e0 saranno nove (il prete fiorentino sar\u00e0 l\u2019autore pi\u00f9 presente nel catalogo dell\u2019editrice dopo Mazzolari: il primo volumetto \u00e8 del 1958, l\u2019ultimo del 1998); ma gi\u00e0 al termine del 1963 i testi barsottiani erano due. E anche Barsotti \u00e8 ispiratore dell\u2019attesa di novit\u00e0 che sbocca nel Concilio.<\/p>\n<p>Quello che vale <i>ad exemplum<\/i> per Mazzolari e Barsotti vale variamente per altri autori della Locusta: gi\u00e0 alla fine della prima sessione del Vaticano II c\u2019erano tra loro Nazzareno Fabbretti, David Maria Turoldo, Sirio Politi, Giulio Bevilacqua, Giuseppe Lazzati, Ernesto Balducci, Carlo Carretto, Adriana Zarri, Wladimiro Dorigo, Nando Fabro, Valerio Volpini (li ho elencati in ordine di pubblicazione). Senza contare i non italiani e i non cristiani: Georges Bernanos, Mahatma Gandhi, Emmanuel Mounier, Thomas Merton, Jacques Maritain, Karl Rahner (elencati in ordine di pubblicazione).<\/p>\n<p>Nei decenni seguenti vi saranno molti ampliamenti dell\u2019area conciliare, ma sento di poter azzardare l\u2019affermazione che nulla di sostanziale \u2013 che riguardi il Concilio \u2013 entra nel catalogo a partire dal 1964 che non vi fosse gi\u00e0 nominalmente o prefigurato come tipo: Umberto Vivarelli, Mario Rossi, Fabrizio Fabbrini, Lorenzo Milani, Giovanni Vannucci, Salvatore Baldassarri, Raniero La Valle, Giacomo Lercaro, Italo Mancini, Carlo Bo, Emilio Guano, Sergio Pignedoli, Paolo Giuntella, Giancarlo Zizola, Giuseppe De Luca, Gianfranco Ravasi, Enrico Bartoletti, Arturo Carlo Jemolo (elencati in ordine di pubblicazione) vi entrano dopo quella data ma vi arrivano \u2013 si direbbe \u2013 per filiazione o per ricongiungimento familiare.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 nello scorrere i nomi, risulta chiaro un metodo: Rienzo Colla non procede con specifici criteri editoriali, ma sonda e acquisisce autori e territori per esplorazione personale e contagio amicale; e tale metodo non muta con il passaggio dall\u2019attesa alla memoria del Concilio. Mazzolari e Barsotti sono conoscenze personali e secondo questo modulo va letto l\u2019ingresso di nomi legati all\u2019ambiente dell\u2019Azione Cattolica conosciuto da Rienzo nel suo lavoro presso la presidenza nazionale negli anni di Vittorino Veronese (vanno ricondotti a questo filone i nomi di Carlo Carretto, Adriana Zarri, Mario Rossi), come dei nomi del cattolicesimo fiorentino conosciuto attraverso Barsotti e di quello milanese calamitato da Mazzolari. Con lo stesso metodo Colla acquista familiarit\u00e0 negli anni con gli ambienti genovesi (qui la via maestra \u00e8 quella della rivista \u201cIl Gallo\u201d: sentiremo oggi pomeriggio da Paolo Zanini che la prima lettera di Colla a Fabro \u00e8 del 1950) e bolognesi.<\/p>\n<p>I bolognesi sono gli ultimi tra i focolari conciliari italiani a entrare nel catalogo locustiano: Baldassarri, La Valle, Lercaro arrivano insieme nel 1969. E anche in questa tempistica del ritardo c\u2019\u00e8 un significato: Rienzo aggancia il laboratorio bolognese quando questo entra in sofferenza (le prime difficolt\u00e0 di rapporto dei bolognesi con la Curia montiniana sono segnalate dalle dimissioni di La Valle dalla direzione del quotidiano \u201cL\u2019Avvenire d\u2019Italia\u201d, che sono del 1\u00b0 agosto 1967). Si direbbe che le antenne lunghe della Locusta si attivino con straordinaria prontezza nell\u2019esplorazione di ambienti e personaggi non appena questi mostrano un qualche segno di penalizzazione per essersi scostati dall\u2019ufficialit\u00e0 e dalla gestione maggioritaria dell\u2019esistente; mentre le antenne brevi continuano nella laboriosa tessitura di trame gi\u00e0 ordite.<\/p>\n<p>Segnalo complessivamente tre momenti meglio distinguibili dell\u2019avventura locustiana in riferimento al Concilio: l\u2019audace anticipazione, l\u2019entusiastico accompagnamento della fase nascente, la cura di altre piante di quel vivaio non appena esse entrano in sofferenza.<\/p>\n<p>Anche la quantit\u00e0 di titoli pubblicati negli anni rimanda a questo climax conciliare. Dopo la stagione eroica degli anni \u201950 (si pu\u00f2 dire che non vi sia nessuno dei tredici volumetti editi tra il 1954 e il 1959 che non sia incappato in censure e moniti: Mazzolari, Fabbretti, Barsotti, Turoldo, Bernanos sono i nomi che sollevano le maggiori riserve), dove i titoli non erano mai stati pi\u00f9 di quattro in un anno, con il Concilio e con il Pontificato montiniano la Locusta va incontro a un vento ogni anno pi\u00f9 favorevole. Escono sette titoli nel 1960, dieci nel 1961, dodici nel 1962 e nel 1963, quindici nel 1964 e ancora quindici \u2013 che resta il record \u2013 nel 1967.<\/p>\n<p>Aggiungo un riferimento personale che aiuta a intendere il metodo Colla e l\u2019arte da lui seguita nel cercare interlocutori e nell\u2019attendere che maturi la decisione di ognuno di loro a pubblicare con lui.<\/p>\n<p>Se io parlo qui oggi \u00e8 perch\u00e9 sono autore di uno dei 326 titoli della Locusta. Il mio volumetto \u00e8 tardo: contrassegnato dal numero progressivo 299, appare nel 1996. Rienzo mi aveva scritto dopo aver letto un mio libretto pubblicato altrove e sei anni pi\u00f9 tardi mi chiese di fargliene un altro \u201ccome pare a te\u201d per la Locusta. Lo misi in contatto con miei amici vicentini che non l\u2019avevano mai incontrato: frequentandolo non potevi non chiederti come riuscisse a essere cos\u00ec solitario e insieme cos\u00ec collegato con tante persone pensanti. Venne a sentirmi in occasione di una mia conferenza in Vicenza, presso il Meic (Movimento ecclesiale di impegno culturale) e ci vedemmo a casa di conoscenti suoi e miei.<\/p>\n<p>Il volumetto che misi insieme per lui s\u2019intitola\u00a0\u201cCento preghiere italiane di fine millennio\u201d.\u00a0Conservo sei lettere di Rienzo scritte a mano, con quella grafia minuta e quell\u2019inchiostro pallido che dovevi decifrare, come dovevi aprire con il tagliacarte le pagine dei suoi libretti. La prima \u00e8 del 1989: aveva letto un mio testo intitolato \u201cLa speranza di non morire\u201d (Paoline 1988) e mi ringraziava per \u201cil bene\u201d che ne aveva cavato e per avervi incontrato \u201cla segnalazione di due libretti locustiani\u201d. Gli risposi elencando una ventina di titoli della Locusta divenuti miei libri del comodino. Egli me ne invi\u00f2 altri e cos\u00ec fece poi a ogni contatto.<\/p>\n<p>Preparai quell\u2019antologia di preghiere e questa fu la sua reazione: \u201cHo letto il tuo dattiloscritto, mi \u00e8 piaciuto molto. Credo sia adattissimo a La Locusta, che per\u00f2 \u00e8 sempre piccola e povera. Forse il tuo lavoro meritava un editore pi\u00f9 importante\u201d. Aveva voluto il dattiloscritto per posta e per posta mi invi\u00f2 le bozze. Gli avevo proposto di accelerare con l\u2019invio di un dischetto, come gi\u00e0 si usava, ma mi aveva risposto: \u201cIo non capisco nulla di queste cose\u201d.<\/p>\n<p>Pubblicato il libretto mi informava con garbo: \u201cVa bene e fa bene\u201d. Mi assicurava di aver \u201craccomandato alle messaggerie cattoliche (Mescat) di Milano, che riforniscono anche le librerie di Roma, di fare un buon lavoro\u201d. In verit\u00e0 nelle librerie di Roma e di tutta la penisola nessuno riusciva a trovare il mio libretto: i metodi di diffusione cari a Rienzo erano restati quelli degli anni \u201950, travolti senza che se n\u2019avvedesse \u2013 direi \u2013 dalle novit\u00e0 intervenute nel commercio librario in particolare agli inizi degli anni \u201980 con l\u2019esplosione del mercato pubblicitario.<\/p>\n<p>L\u2019incontro che avemmo \u2013 l\u2019unico della nostra relazione \u2013 fu all\u2019inizio del 2000. Rienzo non finiva di farmi domande sul Papa, sull\u2019Azione Cattolica e sulle librerie di Roma. Rispondendo a una mia lettera successiva a quell\u2019appuntamento mi dava un\u2019eco entusiasta della nostra conversazione: \u201cE\u2019 stata una gioia trovarci. Ti ringrazio tanto, anche per le notizie\u201d.<\/p>\n<p>Il minimo contatto intrattenuto da Rienzo con me \u2013 contatto da editore ad autore ma non solo, in quanto lo condusse fin dal primo momento anche come contatto amicale e di ambiente \u2013 non avrebbe alcun interesse in questa sede se non fosse chiaro a me e credo anche a chi mi ascolta che quello seguito nel mio caso era il metodo con cui il nostro editore entrava abitualmente in relazione con le persone e con il quale procedeva, ad amicizia consolidata, a proporre la pubblicazione di un testo nella Locusta.<\/p>\n<p>Trattava insomma di persona con gli autori, che andava scoprendo con un suo metodo che era fatto pi\u00f9 di ruminazione monastica di quanto leggeva che di vaglio della produzione dell\u2019industria culturale. Traduceva, leggeva i manoscritti e li consegnava in tipografia, impacchettava con lo spago, scriveva a mano gli indirizzi e faceva le spedizioni dei volumetti portandoli di persona all\u2019ufficio postale. Faceva gli onori di casa se capitavi a Vicenza: da solo era tutta la Locusta.<\/p>\n<p>Quando i curatori dell\u2019archivio della Locusta avranno completato l\u2019inventario del vasto carteggio di Rienzo Colla si potr\u00e0 verificare l\u2019ipotesi che mi sento di azzardare e di suggerire come pista di ricerca: che la maggioranza dei contatti su cui \u00e8 stata costruita la cinquantennale attivit\u00e0 della creativa editrice sono stati avviati da lettere scritte da Rienzo a interlocutori a lui noti per relazioni amicali o conosciuti leggendo. Forse si potr\u00e0 anche verificare che spesso le proposte venute da altri hanno trovato difficolt\u00e0 a essere accettate da Rienzo. Egli, come sappiamo gi\u00e0 da varie testimonianze, era molto selettivo nella scelta dei temi e degli autori e difficilmente accettava proposte che non gli risultassero familiari o che non avesse lungamente meditato.<\/p>\n<p>Sappiamo che prendono avvio da lettere di Rienzo Colla sia l\u2019amicizia con don Primo Mazzolari sia quelle con don Divo Barsotti, con Nando Fabro, con don Italo Mancini, con il cardinale Martini, con Enzo Bianchi. Abbiamo davanti a noi un cinquantennio di solitario fervore intellettuale vissuto in sostanziale nascondimento da un dotatissimo tessitore di relazioni a distanza: cos\u00ec appare \u2013 a guardarla in prospettiva \u2013 la parabola culturale e umana della Locusta.<\/p>\n<p>Leggendaria \u00e8 la riservatezza sempre mantenuta dal nostro nella conduzione di tali rapporti, che conosciamo solo per squarci. \u201cSei cos\u00ec discreto nel parlare di te che non so a che punto ti trovi, se con l\u2019abito o no\u201d gli scrive Mazzolari nell\u2019ultima delle lettere in cui accenna alla tribolata vicenda vocazionale di Rienzo (<i>Lettere a un amico<\/i>, cit., p. 181). Ma non \u00e8 la discrezione di chi rinuncia a esplorare e comunicare. Egli conduce con riservatezza una rete di audaci contatti d\u2019anima e di cultura, magari lenti ma coinvolgenti: si potrebbe forse descrivere cos\u00ec il paradosso della sua tenace esplorazione amicale del momento storico che si \u00e8 trovato a vivere.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un personaggio e un momento della vicenda umana del nostro Rienzo che possono forse aiutarci a mettere a fuoco gli ossimori di audace riservatezza e di tempestiva lentezza che hanno caratterizzato i suoi rapporti d\u2019amicizia e di lavoro: l\u2019uomo \u00e8 Franco Rodano (1920-1983) e il momento \u00e8 quello dell\u2019occupazione tedesca di Roma: settembre 1943-giugno 1944.<\/p>\n<p>Rienzo, figlio di un sarto vicentino, dopo gli studi liceali a Vicenza si iscrive alla Facolt\u00e0 di Lettere dell\u2019Universit\u00e0 di Roma \u2013 credo nel 1939 \u2013 e a Roma \u00e8 negli anni della guerra. Dal 1940 inizia anche a seguire i corsi di teologia alla Gregoriana. Nel 1942 collabora da Roma alla \u201cDomenica illustrata\u201d dei Paolini. Nei mesi dell\u2019occupazione tedesca \u00e8 a contatto con Franco Rodano che era allora animatore del \u201cMovimento dei Cattolici Comunisti\u201d. Poco fino a oggi sappiamo dell\u2019attivit\u00e0 svolta in quei mesi dal nostro, che quasi mai \u2013 a quanto risulta fino a oggi \u2013 ebbe a parlare o a scrivere di quell\u2019unica esperienza politica della sua vita, che tuttavia mai ripudi\u00f2, continuando anzi segretamente a coltivare negli anni la lezione che ne aveva tratto e arrivando nel 1986, dopo oltre quattro decenni, a pubblicare nella Locusta un testo di Rodano: <i>Lettere dalla Valnerina<\/i>, proposto da Giovanni Tassani, con prefazione di Piero Pratesi (1925-2000).<\/p>\n<p>Annarita Bartoli, amica vicentina che fu vicina a Rienzo negli anni novanta, ricorda d\u2019averne avuto qualche confidenza impegnativa sul ruolo di \u201cstaffetta\u201d che svolse nella resistenza romana e su episodi nei quali \u201crischi\u00f2 la vita\u201d. Michela Bellenzier, che ascolteremo oggi pomeriggio, mi diceva ieri che lavorando alla sua tesi di laurea <i>La Locusta e la cultura cattolica italiana (1954-1990) <\/i>[Universit\u00e0 degli Studi di Genova, a.a. 1990\/1991] ebbe da Rienzo la confidenza riguardo a un \u201cbreve periodo\u201d di carcere, per quell\u2019attivit\u00e0, fatto a Regina Coeli alla viglia della liberazione di Roma (dunque nella primavera del 1944).<\/p>\n<p>E\u2019 verosimile che un giorno, esplorati per intero gli archivi e i carteggi, sapremo di pi\u00f9 su quel periodo; ma valga al momento questo spunto dell\u2019amicizia con Rodano che ci segnala l\u2019attitudine di Rienzo a lunghe, lunghissime maturazioni di idee e di rapporti e pu\u00f2 aiutare a intendere la genesi del suo apporto di editore alla preparazione e alla divulgazione delle novit\u00e0 che vanno sotto il nome del Vaticano II: un apporto dato da chi ha antenne sempre vigili ma non si lascia guidare dalla fretta. Rienzo frequenta Rodano negli anni romani (sono coetanei, essendo nato Rodano nell\u2019agosto del 1920 e Colla nel marzo del 1921), mantiene il contatto nella stagione in cui l\u2019amico \u00e8 colpito da \u201cinterdetto\u201d per aver aderito al Partito Comunista Italiano (nel volumetto <i>Lettere alla Locusta<\/i>, che \u00e8 del 1992, la lettera numero 12 \u00e8 di Franco Rodano e ha la data del 23 agosto del 1955: l\u2019interdetto \u00e8 del 1949 e gli sar\u00e0 tolto soltanto da Giovanni XXIII, nel 1959), arriva a pubblicarne un testo nel 1986. Rodano era morto tre anni prima e il testo era gi\u00e0 apparso a puntate negli anni 1971-1972 su \u201cSettegiorni\u201d e negli anni 1974-1975 sulla \u201cRivista Trimestrale\u201d, ma il volumetto della Locusta non costituiva una pura riproposta editoriale di scritti vecchi ormai di un quindicennio, perch\u00e9 quelle \u201clettere\u201d erano apparse con lo pseudonimo Ignazio Saveri e ora la Locusta le ripubblicava con il nome di Rodano e venivano dunque a costituire il pieno svelamento dell\u2019apporto tribolato e mal accolto che quel pedagogo politico aveva dato al dibattito ecclesiale italiano in vista di \u201cuna definizione adeguata della nostra attuale identit\u00e0 di cattolici\u201d (<i>Lettere dalla Valnerina<\/i>, p. 89). Ho frequentato casa Rodano e ho collaborato a \u201cSettegiorni\u201d nei mesi delle prime \u201clettere\u201d rodaniane e so bene come confliggevano il suo desiderio di prendere la parola e il suo scrupolo che lo portava all\u2019uso di pseudonimi, non sentendosi libero di poterlo fare alla luce del sole. N\u00e9 potremo dargli torto accusandolo magari di un eccesso di prudenza, se teniamo conto dell\u2019interruzione di quella pubblicazione su \u201cSettegiorni\u201d, deciso dalla direzione della rivista dopo le prime sei puntate, in risposta alle proteste venute dal mondo cattolico, come racconta Pratesi nella prefazione all\u2019edizione locustiana.<\/p>\n<p>Guardando la scena col senno di poi \u00e8 come se Rodano (che mai in vita volle prendere parte direttamente al dibattito ecclesiale) avesse affidato al vecchio amico un messaggio in bottiglia da far valere a futura memoria. Forse nessuno o comunque ben pochi nella nostra storia recente ha dato dimostrazione di tanta prontezza nell\u2019intuire il nuovo e di tanta tenuta nel coltivarlo segretamente, fino alla sua piena maturazione, come \u00e8 stato capace di fare Rienzo Colla.<\/p>\n<p><b>Scheda del relatore<\/b><\/p>\n<p>Luigi Accattoli, nato a Recanati nel 1943, vive a Roma. Giornalista prima della \u201cRepubblica\u201d e poi del \u201cCorriere della Sera\u201d, ha pubblicato con la Locusta il volumetto <i>Cento preghiere italiane di fine millennio<\/i> (1996). Per la rivista bolognese \u201cIl Regno\u201d ha pubblicato due testi su Rienzo Colla e la Locusta: <i>In memoria di Rienzo Colla che si cibava di locuste<\/i>, 16\/2009; <i>Colla Rodano Mazzolari e Barsotti<\/i>, 22\/2014.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Biblioteca Bertoliana \u2013 Vicenza \u2013 27 novembre 2014 Ritengo che il maggior interesse per il lavoro editoriale di Rienzo Colla in riferimento al Vaticano II sia da cercare nel&#8230;<\/p>\n<div class=\"more-link-wrapper\"><a class=\"more-link\" href=\"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/conferenze-e-dibattiti-2\/rienzo-colla-nel-contesto-storico-e-teologico-del-concilio-vaticano-ii\/\">Read More<span class=\"screen-reader-text\">Rienzo Colla nel contesto storico e teologico del Concilio Vaticano II<\/span><\/a><\/div>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":5506,"menu_order":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","template":"","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"class_list":["post-16266","page","type-page","status-publish","hentry","excerpt"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/16266","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=16266"}],"version-history":[{"count":1,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/16266\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":16267,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/16266\/revisions\/16267"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/5506"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=16266"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}