{"id":1797,"date":"2009-07-21T20:23:26","date_gmt":"2009-07-21T18:23:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=1797"},"modified":"2009-07-21T20:23:26","modified_gmt":"2009-07-21T18:23:26","slug":"penso-bene-di-questa-folla","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/collaborazione-a-riviste\/penso-bene-di-questa-folla\/","title":{"rendered":"Penso bene di questa folla"},"content":{"rendered":"<p>La folla del passeggio romano, nella quale mi immergo felice.<br \/>\nQuella della spiaggia di Santa Marinella, che frequento da otto anni con buon divertimento dei figli pi\u00f9 piccoli.<br \/>\nQuella degli stadi che non conosco, ma che le settimane dei mondiali mi hanno variamente avvicinato.<br \/>\nQuella di San Giovanni Rotondo, che ho rivisto ingigantita dopo la canonizzazione di padre Pio: un poco la capisco, ma vorrei amarla di pi\u00f9.<br \/>\nEccomi a una finestra della sede romana del <em>Corriere della sera<\/em> a osservare, con un gruppo di colleghi, il passeggio domenicale su via del Corso. Nulla mi piace come guardare la gente in festa. Considero un dono della professione giornalistica la quantit\u00e0 di folle che mi ha fatto attraversare.<br \/>\n<em>&#8220;Guarda che folla di cretini&#8221;,<\/em> dicono invece i colleghi: <em>&#8220;Abbigliati e inquadrati dal lavoro e dalla televisione, leggono tutti nelle stesse settimane<\/em> Il Signore degli anelli <em>eppure ognuno si crede un dio&#8221;.<\/em><br \/>\nUno dei colleghi mi legge in faccia la contrariet\u00e0 con cui li ascolto e prova a correggere il tiro: <em>&#8220;Forse \u00e8 diversa la gente che va in chiesa la domenica. L\u00e0 ascoltano altre parole. Ma la folla del passeggio \u00e8 insopportabile. Le ragazze con l&#8217;anello all&#8217;ombelico, i ragazzi con il codino. Quelle ragazze poi vanno dai maghi a farsi spennare e i maschi vanno dalle prostitute nigeriane, come fosse la festa dell&#8217;eros&#8221;.<\/em><br \/>\nAzzardo che ognuno \u00e8 un mistero e che i comportamenti stolti non dicono l&#8217;intimo delle persone.<br \/>\n<em>&#8220;Tu parli cos\u00ec<\/em> &#8211; osserva un collega &#8211; <em>perch\u00e9 sei cattolico, ma credo proprio che ti sbagli! Vedi il Corso pieno e pensi a quando lo riempivano i ragazzi della Giornata mondiale della giovent\u00f9. Ma bada che c&#8217;\u00e8 un abisso. Quelli erano allegri, questi sono tutti uguali&#8221;.<\/em><br \/>\n<em>&#8220;I ragazzi del papa<\/em> &#8211; dice un altro &#8211; <em>erano belli, ma sono finiti subito. Ogni tanto vado alla mia parrocchia e vedo tante persone anziane. Anche nelle chiese ormai i giovani sono pochi&#8221;.<\/em><\/p>\n<p><strong>Anche questo popolo<br \/>\nappartiene al Signore<\/strong><br \/>\nSono sceso a passeggiare tra la gente, finch\u00e9 ho trovato la giusta risposta ai miei colleghi tardo-sessantottini, quella che il Signore d\u00e0 a Giona, che nutriva per Ninive sentimenti simili ai loro per la folla romana: <em>&#8220;Non dovrei aver piet\u00e0 di Ninive, quella grande citt\u00e0, nella quale sono pi\u00f9 di centoventimila persone, che non sanno distinguere fra la mano destra e la sinistra?&#8221;<\/em> (<em>Genesi<\/em> 4,11).<br \/>\nCapisco l&#8217;intenzione di critica sociale dei colleghi, ma sto dalla parte della gente pi\u00f9 semplice e magari pi\u00f9 cretina e persino pi\u00f9 farabutta! Io voglio bene all&#8217;umanit\u00e0 del passeggio domenicale e sono certo che nessuno si salva se non si salvano loro.<br \/>\nCredo che proprio nella folla metropolitana il cristiano comune sia chiamato a realizzare una presenza fraterna, dello stesso segno di quella tentata da Charles de Foucauld tra gli abitanti del deserto.<br \/>\nAnche la folla della citt\u00e0 mondiale \u00e8 indisponibile ai messaggi proclamati, esattamente come i <em>tuareg<\/em> musulmani. Ma anch&#8217;essa \u00e8 sensibile al segno della fraternit\u00e0. E lo merita, certamente.<br \/>\nOgnuno vorrebbe essere felice. Tutti vorrebbero vivere per sempre. Ognuno e tutti cercano chi li ami. Attendono un segno e un senso, un miglioramento, una salvezza, magari senza sapere da chi.<br \/>\nIl cristiano ha la missione di dire a queste persone il nome e la parola di Ges\u00f9. Ma potr\u00e0 dirli con pieno significato e potr\u00e0 essere inteso, se parler\u00e0 la lingua dei suoi interlocutori. Cio\u00e8 se vivr\u00e0 la loro vita e se avr\u00e0 in s\u00e9 i loro sentimenti. Ecco perch\u00e9 non mi stacco, neanche un momento, dalla folla del passeggio domenicale!<br \/>\nAppartengo a quella folla e penso bene di essa. Voglio appartenere e voglio pensare bene.<br \/>\n<em>&#8220;Io ho un popolo numeroso in questa citt\u00e0&#8221;<\/em>, dice il Signore a Paolo (<em>Atti<\/em> 18,10), quando gli ordina di restare a Corinto, immagine perfetta della citt\u00e0 mondiale. Anche questa folla romana appartiene al Signore. \u00c8 il suo popolo numeroso in questa citt\u00e0. Figli di Dio e suo popolo sono tutti gli uomini e non solo quelli che vanno in chiesa la domenica.<br \/>\nQuelli che andiamo in chiesa ci andiamo a nome di tutti. Ci andiamo per ritrovarci nel Signore e per ascoltare le parole necessarie a darne la notizia alla comune umanit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Come se il popolo<br \/>\nnon fosse la Chiesa<\/strong><br \/>\nNon dobbiamo staccare mai, neanche per ragionamento, la Chiesa dal popolo. Lo si potrebbe fare solo supponendo che il popolo non sia la Chiesa, che \u00e8 ipotesi assurda: <em>&#8220;Quasi populus non sit Ecclesia&#8221;<\/em> (Erasmo da Rotterdam, <em>Dulce bellum inexpertis,<\/em> 14). Se valeva per Erasmo, dovrebbe valere due volte per noi, dopo la <em>Lumen gentium<\/em> e la dottrina del popolo di Dio.<br \/>\nPer che cosa ci \u00e8 stata data quella dottrina se non per farci avvertiti &#8211; alla vigilia della grande secolarizzazione &#8211; che diminuendo il popolo Chiesa non diminuisce il popolo di Dio? Che Dio ha un popolo numeroso in ogni citt\u00e0, destinato a riconoscersi tale, se ancora non lo sa?<br \/>\nMa il popolo che nominava Erasmo era un popolo cristiano! E il nostro invece che sar\u00e0? \u00c8 ugualmente battezzato. Pratica meno i sacramenti, ma di pi\u00f9 la carit\u00e0. Per una parte di loro si pu\u00f2 dire che non hanno ancora ricevuto il Vangelo, ma la cosa non era diversa mezzo millennio addietro! E comunque <em>&#8220;coloro che non hanno ancora accolto il Vangelo, sono ordinati al popolo di Dio in vari modi&#8221;<\/em> (<em>Lumen gentium,<\/em> n. 16; <em>EV<\/em> 1\/326).<br \/>\nIl codino, l&#8217;ombelico di fuori e l&#8217;anello sull&#8217;ombelico: non li vedo male. Direi che li amo.<br \/>\nLa ragazza che va dal mago e il ragazzo che si paga una prostituta di colore, certo in questo non li lodo! Cercano qualcosa che non sanno.<br \/>\nVoglio pensare bene non perch\u00e9 sono ingenuo, ma per andare oltre l&#8217;apparenza. I vestiti, la lingua, l&#8217;ombelico e la prostituta ci dicono la pelle e non l&#8217;anima di questa umanit\u00e0.<br \/>\nLa fede cristiana mi dice che in ogni uomo c&#8217;\u00e8 l&#8217;immagine di Dio e che quell&#8217;immagine pu\u00f2 essere risvegliata e quell&#8217;uomo pu\u00f2 &#8211; misteriosamente &#8211; giungere a un&#8217;intimit\u00e0 assoluta con Dio.<br \/>\nOgni uomo confina con Dio. Dove finisce la creatura inizia il creatore. E ognuno \u00e8 capace di contenere Dio. S\u00ec, di ospitarlo. Di lasciarsi abitare.<\/p>\n<p><strong>La folla degli stadi<br \/>\ne quella di padre Pio<\/strong><br \/>\nAnch&#8217;io ho avuto a <em>soffrire<\/em> nelle settimane dei mondiali di calcio. Non per la sorte dell&#8217;Italia, ma vedendo persone che andavano in ansia, anche vicino a me e altre che piangevano sconsolate in televisione. Prima i nostri. Poi folle intere di coreani e di tedeschi.<br \/>\nIl collega d&#8217;ufficio che al goal di Ronaldo corre per le stanze gridando <em>&#8220;Dio esiste&#8221;<\/em> direi che lo capisco. Ma proprio non lo capivo, quello stesso collega, quando rischiava l&#8217;infarto perch\u00e9 l&#8217;Inter perdeva male lo scudetto, in casa nostra, il maggio scorso.<br \/>\nIo vorrei che lo sport fosse festa e nient&#8217;altro. Ma le folle inermi dei mondiali mi segnalano che non si d\u00e0 gioia senza pena.<br \/>\nPi\u00f9 difficile, per uno come me, \u00e8 la folla di San Giovanni Rotondo. Non la folla direi, ma quell&#8217;altoparlante che continuamente diffonde musica, canti, esortazioni. E tutte quelle bancarelle, medaglie, rosari, bocce con l&#8217;effetto neve, boccette con il profumo.<br \/>\nUna signora di mia conoscenza dice d&#8217;aver sentito il profumo di padre Pio, <em>&#8220;come di violette&#8221;,<\/em> mentre era in casa da sola alla vigilia della canonizzazione. Sentendo che vado a San Giovanni Rotondo mi chiede di verificare se <em>&#8220;vendono il profumo di padre Pio&#8221;.<\/em><br \/>\nE s\u00ec che lo vendono: <em>&#8220;Essenza di rosa. Prima c&#8217;era anche in versione spray, ma costava troppo, anche trenta euro, mentre questa la vendiamo a cinque euro&#8221;.<\/em> Acquisto la boccetta e telefono alla signora: <em>&#8220;Dunque lo vendono! E pensare che mi prendevano in giro, quando dicevo che l&#8217;avevo sentito!&#8221;<\/em><br \/>\nProvo a spiegare che \u00e8 un qualsiasi profumo di rosa, che non ha nulla a che fare con padre Pio: <em>&#8220;Ma allora perch\u00e9 lo vendono?&#8221;.<\/em> La signora cerca il miracolo e non sar\u00f2 certo io a chiarirle la faccenda.<br \/>\nTorno a Roma ed eccomi dall&#8217;ambasciatore del Cile presso la Santa Sede, Maximo Pacheco Gomez, che d\u00e0 un pranzo in onore di Navarro-Valls. Chiedo all&#8217;ambasciatore come abbia rappresentato al suo governo l&#8217;importanza della canonizzazione di padre Pio e mi risponde che non gli \u00e8 stato difficile, perch\u00e9 &#8211; da giovane &#8211; conobbe il nuovo santo.<br \/>\nEra in Italia, con una borsa per studi internazionali, quando gli venne curiosit\u00e0 di vederlo. A San Giovanni Rotondo gli dissero che non poteva incontrarlo altrimenti che confessandosi da lui. Si mise in fila e sent\u00ec dirsi: questi sono i tuoi peccati, questa \u00e8 la tua penitenza. <em>&#8220;I miei peccati erano in verit\u00e0 di pi\u00f9, ma quelli non li potevo negare e accettai la penitenza&#8221;,<\/em> conclude con finezza l&#8217;ambasciatore.<\/p>\n<p><strong>Ho misericordia di questa folla<\/strong><br \/>\nLa gente cerca il miracolo, oggi come al tempo di Ges\u00f9. Si direbbe che duemila anni di cristianesimo non abbiano scalfito l&#8217;atteggiamento di partenza. Io ci vedo un&#8217;altra ragione per ritenere che siamo solo agli inizi dell&#8217;avventura cristiana sulla terra.<br \/>\n<em>&#8220;Ges\u00f9 non disprezzava la gente che lo cercava per i miracoli&#8221;,<\/em> mi dice il padre Raniero Cantalamessa, che intervisto per il <em>Corriere della sera<\/em> il giorno della canonizzazione.<br \/>\nIo non corro il rischio di disprezzare chi cerca i miracoli. Mio padre &#8211; contadino marchigiano &#8211; andava da padre Pio ogni volta che aveva un problema di salute.<br \/>\nNon corro il rischio di disprezzare nessuna folla, ma devo imparare a tenere insieme la folla del passeggio romano, che mi rappresenta la citt\u00e0 mondiale, con quella della spiaggia, cos\u00ec ingenuamente assetata di felicit\u00e0 e con quella degli stadi, che soffre per nulla e infine con quella di San Giovanni Rotondo che cerca i miracoli. Tutte queste folle poi le devo mettere con quelle dei Vangeli, delle quali egli sempre <em>sent\u00ec compassione<\/em> (<em>Matteo<\/em> 14,14).<\/p>\n<p><strong>Luigi Accattoli<\/strong><br \/>\nDa <em>Il Regno <\/em>14\/2002<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La folla del passeggio romano, nella quale mi immergo felice. Quella della spiaggia di Santa Marinella, che frequento da otto anni con buon divertimento dei figli pi\u00f9 piccoli. 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