{"id":1809,"date":"2009-07-22T15:34:10","date_gmt":"2009-07-22T13:34:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=1809"},"modified":"2019-12-03T18:34:18","modified_gmt":"2019-12-03T17:34:18","slug":"ricordo-di-mamma-adele","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/benvenuti-nel-sito\/ricordo-di-mamma-adele\/","title":{"rendered":"Ricordo di mamma Adele"},"content":{"rendered":"<p><strong>La rivedo che mi d\u00e0 cose buone da magiare<\/strong><br \/>\nLa mia mamma &#8211; Saracini Adele, detta Delina &#8211; se ne \u00e8 andata a 97 anni. &#8220;E&#8217; partita serenamente &#8211; dice mio fratello Sergio, che l&#8217;assisteva &#8211; come facendo un sospiro&#8221;.<br \/>\nAveva sempre goduto buona salute, ma da una decina d&#8217;anni non camminava e da due era un po&#8217; svanita.<br \/>\nEro da lei il giorno che compiva 97 anni e faticava a riconoscermi. La salutavo, le dicevo che ero andato a trovarla e lei mi chiedeva &#8220;che lavoro fai&#8221;, rispondevo &#8220;il giornalista&#8221; e lei pronta: <em>&#8220;Io ho un figlio giornalista, che sta a Roma&#8221;<\/em>. Le dicevo &#8220;mamma, sono io&#8221; e mi guardava perplessa.<br \/>\nRicordava ancora le cose lontane, ma dimenticava quello che stava dicendo e un poco &#8211; mi avvedo &#8211; sto facendo la stessa cosa con la memoria di lei, in queste prime settimane dopo la sua partenza. Sempre pi\u00f9 spesso la rivedo com&#8217;era un tempo e non nell&#8217;immagine tribolata degli ultimi tempi.<br \/>\nLa ricordo\u00a0 con una cesta di vimini in testa, che porta il mangiare pei campi, agli uomini che mietono, o arano, o falciano il fieno. E io piccolino accanto a lei, che porto il brocchetto dell&#8217;acqua, o un fiasco di vino.<\/p>\n<p><strong>La povert\u00e0 era grande<\/strong><br \/>\n<strong>in quell&#8217;Italia contadina<\/strong><br \/>\nOppure la rivedo con una cesta a quel modo, in bilico sulla testa, con dentro polli e\u00a0 conigli legati alle gambe, che va al mercato. Faceva anche otto chilometri, con quel peso e i figli dietro, per andare a piedi fino a Recanati, dalla campagna dove eravamo e dove ha finito i suoi giorni. Gli ultimi tempi non sapeva pi\u00f9 dove si trovasse, e ogni tanto diceva &#8220;portami a casa mia&#8221;.<br \/>\nPer ricordare la fatica della vita &#8211; e lamentarsene, quando le gambe non la portavano pi\u00f9 &#8211; tornava a raccontare quelle camminate: <em>&#8220;Tu lo sai che cos&#8217;era!&#8221;<\/em> Non lo diceva per fare la vittima, ma per segnalare la forza di cui aveva goduto, per tanti anni. E ci insisteva per il timore che nessuno ormai capisse quanto aveva combattuto, lungo la vita.<br \/>\nLa rivedo che mi consola, piccolissimo e piangente perch\u00e9 la maestra aveva detto di portare una gomma e io non l&#8217;avevo. La povert\u00e0 era grande, in quell&#8217;Italia contadina, ancora senza luce elettrica nelle campagne marchigiane, a cavallo degli anni quaranta e cinquanta. Ed eccola festosa che porta a ognuno dei figli una caramella, al rientro dal mercato.<br \/>\nAlla messa si andava tutti insieme e anche l\u00ec era una festa se ci comprava un biscotto. Lo stesso gesto bello di chi d\u00e0 ai figli una cosa buona &#8211; che Ges\u00f9 loda in <em>Luca<\/em> 11 &#8211; glielo vedo compiere le cento volte, tenendo in mano un fico sbucciato, o una mela , o un grappolo d&#8217;uva, o la pizza appena cotta nel forno.<br \/>\nBisognava accontentarsi di una piccola fetta di salame come merenda e, perch\u00e9 bastasse, ci dovevi mangiare insieme un&#8217;intera fetta di pane. <em>&#8220;Mangiaci il pane&#8221;<\/em> era la raccomandazione abituale a tavola.<br \/>\nCon quella fame, si dovevano spolpare con grande cura i piccoli ossi del pollo e del coniglio. Maestro in questo era il babbo, che dal femore del lepre &#8211; lui era cacciatore &#8211; ricavava un bocchino per fumare le sigarette.<br \/>\nI miei figli si divertono a vedere come ripulisco gli ossetti di un piccione, quando capita. Io so da dove viene la mia sobriet\u00e0.<br \/>\nLa ricordo &#8211; la mamma &#8211; che viene a Firenze, nel maggio del 1970, al mio giuramento di recluta, nel battaglione dei <em>Lupi di Toscana<\/em>. Le piacque la parata. Ancora di pi\u00f9 il pranzo al sacco, al piazzale Michelangelo.<\/p>\n<p><strong>Il luned\u00ec andava a scuola<\/strong><br \/>\n<strong>e il marted\u00ec badava alle pecore<\/strong><br \/>\nLei non ha mai guidato nulla e non andava neanche in bicicletta. Ma le piaceva viaggiare, quel poco che ha potuto farlo. Quando venne a Roma per il mio matrimonio, nel 1973, era raggiante e rientrata a casa mi diceva al telefono che quel viaggio di pi\u00f9 non avrebbe potuto piacerle: <em>&#8220;Sono tornata bella contenta e soddisfatta&#8221;<\/em>. Nel suo dialetto &#8220;bella contenta&#8221; voleva dire &#8220;del tutto contenta&#8221;. Tipo: &#8220;metti questa maglia che stai bello caldo&#8221;.<br \/>\nDella donna che fu e della vita che fece prima che io la vedessi so soltanto quel poco che raccontava. Ma \u00e8 un poco che una volta fu tantissimo, nel mio bagaglio e forse ha ancora un peso decisivo nel mio giudizio delle cose.<br \/>\nSapeva leggere e scrivere, quel poco che le serviva, ma con sicurezza. Aveva imparato frequentando a giorni alterni le prime tre classi elementari: un giorno con le pecore e un giorno a scuola, quando alle pecore badava un cuginetto, il quale a scuola ci andava il giorno dopo. Alla sera, in casa, si scambiavano i compiti.<br \/>\nHa attraversato il secolo senza prestargli attenzione, vivendo le guerre e i cambiamenti politici e le novit\u00e0 d&#8217;ogni genere con la distrazione dei semplici, che passavano la vita in mezzo ai campi e avevano sempre qualcosa di pi\u00f9 urgente da fare, piuttosto che stare a sentire le chiacchiere di chi tornava dal militare, o di chi passava a vendere il sapone e a comprare le uova, o di chi aveva imparato ad ascoltare la radio a cuffia. Il babbo era tra costoro e gi\u00e0 a quel modo ascoltava <em>Radio Londra<\/em> durante la guerra e le raccontava i fatti. Lei ascoltava con rispetto, ma senza partecipazione, come fossero cose che non la riguardavano veramente.<br \/>\nRicordo che la morte di Stalin (1953), <em>&#8220;\u00e8 morto Baffone&#8221; <\/em>e quella di De Gasperi (1954), <em>&#8220;quello s\u00ec che era un galantuomo&#8221;<\/em>, furono commentate la prima volta &#8211; ma distaccatamente &#8211; con il pollivendolo che passava due volte la settimana.<\/p>\n<p><strong>Quando venne a Recanati <\/strong><br \/>\n<strong>la principessa Maria Jos\u00e8<\/strong><br \/>\nQuelle erano notizie da uomini. Lei, come donna, era stata sfiorata dalla grande storia solo una volta, quando la principessa Maria Jos\u00e8 e il principe Umberto erano venuti a Recanati e si erano affacciati al balcone del comune. La mia mamma era l\u00e0 sotto, con un cappello di paglia nuovo e un foulard tricolore. Che anno sar\u00e0 stato? Nella storia popolare non ci sono date, ma ragguagli fattuali. E&#8217; stato dopo <em>la spagnola<\/em> (1918-1920), o <em>nell&#8217;anno del nevone<\/em> (1929). Oppure: <em>era l&#8217;anno dell&#8217;asiatica<\/em> (1957), o <em>l&#8217;anno santo<\/em>.<br \/>\nSe quella visita dei principi di Casa Savoia a Recanati avvenne nel 1930 (\u00e8 l&#8217;anno del matrimonio di Maria Jos\u00e8 con Umberto), la mia mamma era sui 23 anni: che darei per vederla a quell&#8217;et\u00e0! Mi incanto a pensare come sar\u00e0 stata bella, mentre gridava &#8220;viva l&#8217;Italia&#8221; sotto il sole.<br \/>\nAveva conservato un attaccamento emotivo a Maria Jos\u00e8, sua coetanea, che \u00e8 morta tre anni prima di lei. Raccontava &#8211; un tempo &#8211; d&#8217;avere gli stessi anni dell&#8217;ultima regina d&#8217;Italia, ma ultimamente, quando la sua memoria si era arresa, se le dicevo che la televisione stava parlando di &#8220;Maria Jos\u00e8, che ha 93 anni come voi&#8221;, mi domandava incredula: <em>&#8220;Io ho tutti quegli anni?&#8221;<\/em><br \/>\nDi anni santi, vivendo tanto, ne ha visti sei, tra ordinari (1925, 1950, 1975, 2000) e straordinari (1933 e 1983). Ma quando diceva &#8220;l&#8217;anno santo&#8221; intendeva quello del 1950, occasione di un memorabile pellegrinaggio, in vista del quale il babbo aveva costruito una cassetta di legno, che doveva servire come valigia e lei aveva fatto venire in casa la nipote Elena alla quale aveva affidato i figli pi\u00f9 piccoli. Tra i quali ero io, che avevo sei anni e ancora mi vedo in giro per il campo &#8211; con quella cugina &#8211; a raccogliere meloni e angurie.<br \/>\nRaccontava d&#8217;aver visto le catacombe e di aver fatto la Scala santa, ma di non essere voluta salire sulla cupola di San Pietro, dove invece era andato il babbo, entrando &#8220;dentro la palla&#8221;. Cosa che non si poteva fare pi\u00f9 gi\u00e0 nel 1966, quando io salii la prima volta sulla cupola.<\/p>\n<p><strong>Era sveglia<\/strong><br \/>\n<strong>e si interessava a tutto<\/strong><br \/>\nMigliorati i trasporti, a Roma \u00e8 tornata per gli anni santi del 1975 e del 1983 e io ero l\u00e0, le due volte, a guidarla alle catacombe e persino alla Sistina. Era sveglia e si interessava a tutto. Continuava a dire: <em>&#8220;Che testa che hai a ricordarti tutte queste cose!&#8221;<\/em><br \/>\nMa il vero luogo del suo pellegrinaggio era Loreto, dov&#8217;era abituata ad andare a piedi, da ragazza e dove l&#8217;attirava la presenza di una sorella suora e dove noi figli abbiamo continuato a portarla, in automobile, finch\u00e8 \u00e8 stata in grado di scendere le scale di casa.<br \/>\nPerse il marito quando aveva 54 anni ed \u00e8 vissuta altri 43 anni da sola. Gran peso della famiglia, nella prima parte della vita, con sette figli da sfamare e vestire. E grande solitudine dopo, ma affrontata con la stessa grinta con cui aveva combattuto la battaglia della fame e dei vestiti.<br \/>\nPerch\u00e9 ho raccontato la storia della mamma?<br \/>\nPerch\u00e9 era la mia.<br \/>\nPerch\u00e9 \u00e8 morta da cristiana, dopo una lunga vita cristiana, con i sacramenti avuti in un momento di vera lucidit\u00e0, quasi un regalo inaspettato che le era arrivato con la febbre che l&#8217;ha tormentata per due settimane.<br \/>\nPerch\u00e9 cristianamente \u00e8 stata assistita in casa, per un decennio, da mio fratello Sergio e da mia cognata Anna.<br \/>\nPerch\u00e9 \u00e8 stata vegliata, in casa, con i parenti e il vicinato di un tempo, oggi disperso, ma allertato grazie ai telefonini e ai manifesti. Un nugolo di gente semplice come lei e cristiana come lei.<br \/>\nPerch\u00e9 sono convinto che ogni vita meriti d&#8217;essere narrata. Anche la pi\u00f9 nascosta.<br \/>\nLei &#8211; <em>Adele Saracini Accattoli<\/em> &#8211; non aveva mai visto il suo nome stampato e molto si sarebbe meravigliata di vedere le partecipazioni al lutto che sono apparse sul <em>Corriere della Sera<\/em> di sabato 7 agosto.<br \/>\nAncora di pi\u00f9, probabilmente, si sarebbe meravigliata a leggere questo mio ricordo, ma forse non le sarebbe dispiaciuto, perch\u00e9 dice la sua forza: sapeva di averla e ne era grata.<br \/>\nQuesto ricordo completa un&#8217;altra puntata di questa rubrica, che le avevo dedicato nell&#8217;aprile del 2001, riferendo la sua lamentazione sul fatto che pregava, ma non era esaudita: <em>&#8220;Fammi camminare o fammi morire&#8221;<\/em>.<br \/>\nNonostante la ribellione, simile a quella di Giobbe, ha continuato a pregare con noi figli, quando prendevamo l&#8217;iniziativa. Mi auguro di avere la sua perseveranza.<\/p>\n<p><strong>In lei vedo ogni mamma<br \/>\nche soccorre i figli<\/strong><br \/>\nL&#8217;immagine che vorrei fissare di lei, come in una foto,\u00a0 \u00e8 quella che ho detto all&#8217;inizio, quando la descrivevo che dava cose buone ai figli. Ognuno &#8211; in quell&#8217;immagine &#8211; pu\u00f2 ritrovare la propria mamma. Quando sono in pace, la cerco in quell&#8217;atteggiamento. E la riamo in tanti gesti che un poco avevo dimenticato.<br \/>\nEccola che mi d\u00e0 una fetta di pane con sopra lo zucchero.<br \/>\nTutta felice mi mette davanti un piatto di riso, un giorno che avevo mal di pancia e non ero potuto andare a un pranzo di nozze.<br \/>\nInfila nella mia tasca una moneta, di nascosto da tutti, perch\u00e9 possa comprare quella gomma che non avevo e per la quale piangevo.<br \/>\nViene verso di me con un uovo appena raccolto e me lo d\u00e0 avendoci fatto un piccolo buco perch\u00e9 io lo possa bere, caldo com&#8217;\u00e8.<br \/>\nPulisce sul suo grembiule un cetriolo e me lo d\u00e0 a magiare, mentre innaffiamo l&#8217;orto.<br \/>\nIn lei vedo le mamme che danno cose buone ai figli. E altro non cerco.<\/p>\n<p><strong>Luigi Accattoli<\/strong><br \/>\nDa<em> Il Regno <\/em>16\/2004<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La rivedo che mi d\u00e0 cose buone da magiare La mia mamma &#8211; Saracini Adele, detta Delina &#8211; se ne \u00e8 andata a 97 anni. &#8220;E&#8217; partita serenamente &#8211; dice&#8230;<\/p>\n<div class=\"more-link-wrapper\"><a class=\"more-link\" href=\"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/benvenuti-nel-sito\/ricordo-di-mamma-adele\/\">Read More<span class=\"screen-reader-text\">Ricordo di mamma Adele<\/span><\/a><\/div>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":108,"menu_order":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","template":"","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"class_list":["post-1809","page","type-page","status-publish","hentry","excerpt"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/1809","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1809"}],"version-history":[{"count":5,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/1809\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":23795,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/1809\/revisions\/23795"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/108"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1809"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}