{"id":19559,"date":"2017-03-30T21:13:27","date_gmt":"2017-03-30T19:13:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=19559"},"modified":"2017-03-30T21:13:54","modified_gmt":"2017-03-30T19:13:54","slug":"il-perdono-degli-uccisori-dei-parenti-nellitalia-degli-ultimi-cinquantanni-una-straordinaria-fioritura","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/conferenze-e-dibattiti-2\/il-perdono-degli-uccisori-dei-parenti-nellitalia-degli-ultimi-cinquantanni-una-straordinaria-fioritura\/","title":{"rendered":"Il perdono degli uccisori dei parenti nell\u2019Italia degli ultimi cinquant\u2019anni. Una straordinaria fioritura"},"content":{"rendered":"<p>Sar\u00e0 una presentazione narrativa &#8211; giornalistica &#8211; basata sulle mie inchieste riguardanti il perdono nei fatti di mafia e di terrorismo ma anche negli omicidi comuni, che ho condotto per i tre volumi &#8220;Cerco fatti di Vangelo&#8221; (il primo pubblicato dalla SEI nel 1995, gli altri due dalla EDB nel 2011 e nel 2012).<\/p>\n<p>Rapida presentazione di nove storie di perdono e pi\u00f9 ampia di una decima, riguardanti tutte il perdono per l\u2019uccisione dei parenti.<\/p>\n<p>Giovanni Bachelet che dichiara a nome della famiglia di perdonare i terroristi che hanno ucciso il suo pap\u00e0 Vittorio, pur riconoscendo la necessit\u00e0 che la giustizia faccia il suo corso (1980).<\/p>\n<p>Stella Tobagi che perdona gli uccisori del marito Walter e li visita in carcere e fa da testimone per le nozze di uno di loro (1980).<\/p>\n<p>Bianca Taliercio per il padre Giuseppe (1981), Agnese Borsellino per il marito Paolo (1982).<\/p>\n<p>I casi di perdono nelle vicende del terrorismo e della mafia sono molto pi\u00f9 numerosi, mi limito a richiamare questi per il loro carattere esemplare. Ma uno pu\u00f2 obiettare che si tratta di famiglie particolari, preparate, non rappresentative della nostra comune umanit\u00e0. E allora cito altri casi in cui il miracolo del perdono \u00e8 attestato in famiglie del tutto comuni e di fronte a delitti della criminalit\u00e0 comune.<\/p>\n<p>Le sorelle di Pietro Maso, che uccide i genitori nel 1991 e loro \u2013 Laura e Nadia \u2013 che non l\u2019abbandonano nel suo carcere ma lo frequentano e contribuiscono alla sua redenzione.<\/p>\n<p>Margherita Coletta, una delle vedove dei carabinieri morti a Nassiriya (2003).<\/p>\n<p>Recentemente su questa frontiera abbiamo conosciuto Carlo Castagna: il \u201cpap\u00e0 Castagna\u201d di Erba, marito padre e nonno di tre delle quattro vittime di quella strage (2006), che afferma l\u2019intenzione di perdonare appena apprende il fatto e la conferma quando vengono arrestati e condannati i colpevoli.<\/p>\n<p>Teresina Natalino di Lametia Terme che ha parole di piet\u00e0 per il tunisino responsabile della morte del marito che ha travolto con la sua automobile (2010).<\/p>\n<p>Carolina Porcaro, di Sovico, Monza, che fa leggere un suo appello a rapporti non violenti tra i giovani durante la messa di addio per il figlio diciottenne ucciso da un coetaneo in una rissa da bar (agosto 2011).<\/p>\n<p>E\u2019 dell\u2019estate 2014 la costituzione a Grosseto di un\u2019associazione per il recupero di ragazzi violenti fondata dalla vedova di un poliziotto e dalla mamma del ragazzo che l\u2019uccise nel 2011: le due donne si chiamano Claudia Francardi e Irene Sisi.<\/p>\n<p>Il fatto che merita una pi\u00f9 ampia narrazione \u00e8 quello di cui \u00e8 protagonista Romolo Rampini di San Giovanni Incarico, Frosinone, che fa una preghiera di perdono alla messa di addio dei genitori e della sorella uccisi da un pazzerello del paese nel 1984; e che io ho avuto modo di rintracciare e di intervistare per il mio volume Cerco fatti di Vangelo 2 (EDB 2011). Egli a distanza di 26 anni conferma la scelta compiuta allora e afferma che quella scommessa sulla parola di Ges\u00f9 l\u2019ha accompagnato in tutti questi anni e su di essa intende basare le scelte educative che viene compiendo nei confronti dei figli.<\/p>\n<p>L\u2019attestazione del perdono nella nostra vita pubblica \u00e8 un dono dello Spirito per la nostra epoca. Frequente oggi pi\u00f9 che in passato. Dunque un dono rivelatore che pu\u00f2 aiutarci a intendere la nostra situazione spirituale. Un dono che ha aiutato la nostra societ\u00e0 a non imbarbarirsi nelle prove difficili che ha affrontato con il terrorismo, l\u2019esplodere della criminalit\u00e0 organizzare, il montare della criminalit\u00e0 comune e di quella minuta legata alla droga e all\u2019immigrazione.<\/p>\n<p>Quando sentiamo domandare nei telegiornali, da giornalisti rozzi, \u201clei perdona\u201d insieme alla deprecazione per quella banalizzazione di un cammino e una decisione che esige tempo e silenzio \u2013 insieme dicevo a quella ragionevole reazione dovremmo anche avvertire il significato di quella domanda grossolana: essa non verrebbe posta se quel giornalista ignorantissimo non avesse percepito che il perdono \u00e8 evento raro e dirompente. E quella percezione egli l\u2019ha avuto perch\u00e9 i cristiani d\u2019Italia hanno rimesso in onore con la loro testimonianza il comandamento evangelico del perdono nell\u2019Italia di oggi.<\/p>\n<p>\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026.<\/p>\n<p><strong>C&#8217;\u00e8 un potere nel perdono<br \/>\n<\/strong>scelto da Luigi Accattoli | 10 febbraio 2014<br \/>\n&#8220;Dopo la morte di mio padre \u00e8 arrivata la rabbia, forte come un&#8217;onda d&#8217;urto. Mamma per prima ha scelto il perdono. Non c&#8217;\u00e8 impotenza nel perdono, ma un grande potere. E&#8217; stata mamma ad arrivarci. La fede ci ha consentito di seguirla&#8221;<br \/>\ndi Caterina Chinnici<br \/>\nCaterina Chinnici &#8211; figlia primogenita di Rocco Chinnici, ucciso dalla mafia nel luglio del 1983 &#8211; racconta nel libro\u00a0<a href=\"http:\/\/www.sanpaolostore.it\/cosi-lieve-tuo-bacio-sulla-fronte-caterina-chinnici-9788804636564.aspx?Referral=vinonuovo\">\u00c8 cos\u00ec lieve il tuo bacio sulla fronte<\/a>\u00a0(Mondadori 2013, pp. 129, euro 16,50) la storia della sua famiglia prima e dopo quell&#8217;attentato. Nel capitolo decimo narra la &#8220;scelta difficilissima&#8221; del perdono, anzi della &#8220;promessa del perdono&#8221; che va &#8220;rinnovata ogni giorno&#8221;. &#8220;\u00c8 arrivata la rabbia, forte come un&#8217;onda d&#8217;urto&#8221; si legge alle pagine 94-97 da cui prendo le frasi essenziali: &#8220;Mamma per prima ha scelto il perdono. Non c&#8217;\u00e8 impotenza nel perdono, ma un grande potere. Continuare a subire quello che \u00e8 accaduto senza poter far nulla: questa \u00e8 rabbia. Nulla la cura, nulla che venga dall&#8217;esterno. Cos\u00ec, per\u00f2, non si pu\u00f2 vivere. La rabbia \u00e8 un castigo: ha sempre fame, chiede attenzione, in cambio non restituisce nulla. \u00c8 anche lei una mala pianta: soffoca le cose buone, allontana da Dio, da se stessi. A pap\u00e0 non sarebbe piaciuta. Aveva accettato di mettere a repentaglio la propria vita e scelto di vivere fino in fondo il suo impegno civile: ora toccava a noi accettare la sua morte. \u00c8 stata mamma ad arrivarci. Grazie alla sua fede, al suo immutato sguardo buono, comprensivo, sul mondo e sulla gente. Ci ha detto che le persone che hanno deciso e determinato la morte di pap\u00e0 evidentemente non potevano avere umanit\u00e0. La fede ci ha consentito di seguirla&#8221;. Un abbraccio a Caterina, magistrato come il pap\u00e0, coraggiosa come il pap\u00e0 e come la mamma.<\/p>\n<p>\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026<\/p>\n<p><strong>Teresina Natalino: \u201cQuel marocchino io lo perdono\u201d<\/strong><\/p>\n<p>\u201cS\u00ec, io lo perdono. Se fosse vivo, Fortunato direbbe lui stesso ai suoi ragazzi: adesso calma, non cercate la vendetta, non seminate odio e discordia nel paese. Sapete, io in classe a Gizzeria ho tanti alunni marocchini, tanti bambini che spero presto di rivedere e di poter riabbracciare. Ecco voglio adesso dir loro che il mio bene non \u00e8 mutato e torner\u00f2 in classe senza rancore, con la voglia intatta di dialogare ancora. Noi eravamo una grande famiglia. Unita, anzi unitissima. Abbiamo cresciuto figli (Alessandro e Chiara, ndr) nella fede cristiana. Ed \u00e8 per questo che dico che la morte oggi non \u00e8 riuscita a spezzare questo vincolo, io credo anzi che Fortunato dal cielo continuer\u00e0 ad accompagnarci ogni giorno che resta nel nostro cammino terreno. Adesso mi aspetto che la giustizia faccia il suo corso, naturalmente, perch\u00e9 io credo nella legge e credo che vada sempre rispettata. Per\u00f2 quello che m\u2019importa veramente non \u00e8 tanto che il ragazzo marocchino venga punito, quanto piuttosto che egli capisca, che si renda conto, che impari qualcosa da tutto il male che ha fatto. Non conta la pena. Conta l\u2019educazione\u201d.<\/p>\n<p>Sono parole di Teresina Natalino, moglie di Fortunato Bernardi, insegnante di ginnastica ucciso insieme ad altri sei ciclisti domenica 5 dicembre 2010, a Lamezia Terme, da un immigrato marocchino di 21 anni che li ha travolti con la sua automobile.<\/p>\n<p>\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026.<\/p>\n<p><strong>Loll\u00f2 Cartisano e il carceriere che chiede perdono alla famiglia<\/strong><\/p>\n<p>\u201cSono uno dei carcerieri di vostro marito io sono di fronte a Dio pentito devo dire una cosa importante per la mia coscienza mi sono pentito della mia azione ho fatto voto con Dio dopo della mia salute\u00a0[dopo che la mia salute se n\u2019\u00e8 andata]\u00a0ho capito tante cose della vita e capisco la vostra sofferenza quindi non riesco a tenermi questo peso voglio che almeno potete avere le ossa di vostro marito\u201d: \u00e8 l\u2019attacco di una lettera che uno dei carcerieri di Loll\u00f2 Cartisano \u2013 fotografo di Bovalino, sequestrato il 22 luglio 1993 e mai pi\u00f9 ritrovato \u2013 scrive alla vedova del rapito per chiedere perdono e indicare il luogo della sepoltura. Non ne conosciamo l\u2019autore, dalla lettera si comprende che era malato, forse morente, e invocava il perdono di Dio e degli uomini. La sua lettera \u00e8 un documento della piet\u00e0 cristiana ai nostri giorni: come essa possa risvegliarsi nel cuore di un fuorilegge e dare un segno di s\u00e9 anche a chi quel fuorilegge ha colpito a morte.<\/p>\n<p>Quella lettera andrebbe letta nel dialetto dell\u2019Aspromonte in cui fu scritta a macchina, con tante cancellature ed errori di battitura, senza segni di interpunzione, da qualcuno che non sapeva scrivere a macchina e non sapeva l\u2019italiano: \u201cSono unu ricarcereri i vostru maritu io sono difronte a diu pentitu ra me azzioni o votato con diu\u2026\u201d. La riporto tradotta, mettendo tra parentesi quadre alcune note interpretative.<\/p>\n<p>Dopo il brano riportato sopra, la lettera cos\u00ec continua: \u201cQuesti\u00a0 giorni sono andato nel posto a vedere il punto preciso dov\u2019era ed ho scavato\u00a0 in quel punto preciso e ho trovato le ossa di vostro marito ed ho preso un osso per essere pi\u00f9 sicuro e ho graffiato [fatto un segno] sopra una pietra e l\u2019ho messa al posto dov\u2019era voglio da voi una promessa che mi mandate un messaggio sul giornale che mi avete perdonato anche per come abbiamo trattato voi signora che una cosa ingiusta Dio solo pu\u00f2 sapere del mio pentimento volevo anche dirvi che io sto rischiando assai perch\u00e9 sto facendo di testa mia voglio dirvi per\u00f2 che non abbiamo fatto del male a vostro marito tutto ad un tratto ci \u00e8 morto non per colpa nostra ma fu una disgrazia avevamo paura e l\u2019abbiamo lasciato con poca terra di sopra dopo poco tempo siamo andati l\u00ec vicino e l\u2019abbiamo sotterrato per bene e allora vi dico dove si trova dovete salire da\u00a0 Natile vecchio [paesino alle pendici dell\u2019Aspromonte, nell\u2019entroterra reggino] andate a\u00a0 Pietra Cappa [Comune di Sal Luca, capoluogo della \u2018ndrangheta] scendendo verso il mare percorrete 300 metri circa dovete seguire [una] striscia [di terreno] e dovete arrivare ad acqua dabatu [una localit\u00e0?] e dovete arrivare ad una scaletta che attraversa la striscia e vedrete una busta di plastica attaccata l\u00e0 vicino ad un filo di ferro spinato arrivato l\u00e0 vi dovete affacciare\u00a0 come per guardare i rocchi di san pietro [una localit\u00e0?]\u00a0 vedrete che ci sono illici e broeri [lecci e brughiera] voi dovete proseguire illici illici e broeri\u00a0 tagliati con l\u2019ascia fino ad arrivare ad un ramo di broera secca messa l\u00e0 tra due lati [riparata] da viti e vedrete l\u00e0 vicino pietre tra cui una\u00a0 grossa pietra che \u00e8 coperta di muschio l\u00e0 sotto ci sono le ossa di vostro marito io per\u00f2 vi supplico di perdonarmi quando vi vedo a Bovalino ne voi ne i vostri figli oso guardarvi in faccia e vi dico di perdonarmi\u201d.<\/p>\n<p>Seguendo le istruzioni del pentito l\u2019ispettore di Polizia Raffaele La Bella trova le ossa di Loll\u00f2 il 25 giugno 2003: \u00abEro in ginocchio per terra. Scavavo con le mani. Non avevo altro. Poi, improvvisamente, sento che la terra diventa pi\u00f9 morbida. Capisco che ci siamo. Ed ecco comparire un osso. Avevo trovato il corpo di Loll\u00f2 Cartisano. Ero gi\u00e0 in ginocchio e allora mi sono fatto il segno della Croce e ho pregato\u00bb.<\/p>\n<p>Un mese dopo, il 23 luglio, alcuni quotidiani \u2013 tra i quali Avvenire \u2013 pubblicano una lettera di risposta di Deborah Cartisano intitolata\u00a0Carceriere di mio padre vorrei perdonarti:<\/p>\n<p>\u201cCameriere di mio padre, io vorrei incontrarti (\u2026). Tu ci chiedi perdono, davanti a Dio e davanti agli uomini. Non ci \u00e8 stato restituito nostro padre vivo, ma ora tu ci restituisci, insieme con le sue povere ossa, una certezza nuova: quella che la sua vita non \u00e8 stata immolata invano. La sua vita, unita a questi dieci interminabili anni del nostro patire, \u00e8 stata offerta perch\u00e9 nel cuore stesso di un carceriere di \u2018ndrangheta potesse nascere questa sete di perdono. Il coraggio di chiedere perdono. Questo coraggio comporta una vera forza di conversione, per condurre a un reale cambiamento di vita, che porta ad assumersi le proprie responsabilit\u00e0 di fronte a Dio e di fronte alla legge. Questo coraggio ti permetter\u00e0 di poter guardare negli occhi i tuoi figli, di liberarli dal giogo della affiliazione mafiosa. E non dovranno pi\u00f9 vergognarsi per te. Mi piace pensare che mio padre, prima di morire abbia parlato con te, che le sue parole siano penetrate in profondit\u00e0 nella tua anima, che durante questi dieci anni abbiano maturato intimamente la tua capacit\u00e0 \u2013 oggi \u2013 di chiedere perdono (\u2026). lo prego Dio intensamente di riuscire a perdonarti dal profondo del cuore. So che la forza del perdono \u00e8 la sola che pu\u00f2 produrre conversione. Voglio arrivare a dire: S\u00ec, io ti perdono, ed \u00e8 per me anche una sofferta, intensa consolazione il riuscire a perdonare\u201d.<\/p>\n<p>La lettera del carceriere non \u00e8 stata mai pubblicata per intero. Io ne ho avuto una fotocopia dalla famiglia Cartisano tramite il collega Antonio Maria Mira. Mi ha aiutato a tradurla Pasquale Vilardi, reggino doc. La lettera di Deborah la si pu\u00f2 leggere\u00a0<a href=\"http:\/\/www.stimmatini.it\/missioni\/ilmissio\/03\/09\/calabria.htm\">qui<\/a>, introdotta da una riflessione del vescovo Giancarlo Bregantini. Le parole dell\u2019ispettore La Bella le ho prese da\u00a0Avvenire\u00a0del 24 luglio 2011.<\/p>\n<p>\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026..<\/p>\n<p><strong>Emilia Catalano: \u201cPer i mafiosi chiedo il perdono di Dio\u201d<\/strong><\/p>\n<p>Emilia Catalano \u00e8 la mamma di Agostino Catalano, caposcorta di Paolo Borsellino, ucciso a Palermo con il magistrato e altri quattro agenti di scorta il 19 luglio 1992. Questo \u00e8 l\u2019appello che rivolge agli uomini della mafia quando ha quasi 80 anni, nell\u2019aprile del 2004, nella cattedrale di Palermo, durante la \u201cPasqua dello studente\u201d presieduta dal cardinale Salvatore De Giorgi:<br \/>\n\u201cOggi con la stessa emozione e con le stesse lacrime che hanno bagnato il mio dolore lancio il mio appello a tutti coloro che sono armati di odio, di vendetta, di bombe: arrendetevi all\u2019amore di Dio, affidate la vostra vita a Ges\u00f9 che \u00e8 risorto. Convertitevi, voi criminali, voi che non avete il timore di Dio. Basta con l\u2019odio, ritornate ad avere un cuore semplice e buono, ritornate al cuore di Maria. Mettetevi nelle mani di Dio e confidate nel suo perdono. Per i mafiosi di tutti i tempi chiedo il perdono di Dio, perch\u00e9 solo lui pu\u00f2 mettere pace nei loro cuori e nella loro vita.\u201d<br \/>\nIntervistata da\u00a0Avvenire, Emilia parl\u00f2 allora del suo impegno pedagogico, nelle scuole e nelle associazioni, per allontanare i ragazzi dalla seduzione mafiosa: \u201cDa casalinga sono diventata battagliera\u201d. \u201cPer quanti sforzi faccia \u2013 disse ancora \u2013 non mi riesce bene dire \u2018vi perdono\u2019. Agostino ha lasciato tre figli che erano orfani di madre e che non hanno ancora superato il trauma subito. Il perdono dovr\u00e0 arrivare da Dio e io spero in cuor mio di ricevere anche questo grande dono. Se si pentissero davvero, allora Dio li perdonerebbe. Non dimentichiamoci che il Signore ha perdonato chi lo ha messo in croce. Ma ci vuole la conversione del cuore\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019intervista e l\u2019appello sono nell\u2019Avvenire\u00a0dell\u201911 aprile 2004 a p. 11: \u201cHanno ucciso mio figlio. Chiedo perdono per loro\u201d.<\/p>\n<p>\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sar\u00e0 una presentazione narrativa &#8211; giornalistica &#8211; basata sulle mie inchieste riguardanti il perdono nei fatti di mafia e di terrorismo ma anche negli omicidi comuni, che ho condotto per&#8230;<\/p>\n<div class=\"more-link-wrapper\"><a class=\"more-link\" href=\"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/conferenze-e-dibattiti-2\/il-perdono-degli-uccisori-dei-parenti-nellitalia-degli-ultimi-cinquantanni-una-straordinaria-fioritura\/\">Read More<span class=\"screen-reader-text\">Il perdono degli uccisori dei parenti nell\u2019Italia degli ultimi cinquant\u2019anni. 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