{"id":19581,"date":"2017-03-30T21:26:34","date_gmt":"2017-03-30T19:26:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=19581"},"modified":"2017-03-30T21:26:34","modified_gmt":"2017-03-30T19:26:34","slug":"la-carita-testimonianza-di-misericordia","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/conferenze-e-dibattiti-2\/la-carita-testimonianza-di-misericordia\/","title":{"rendered":"La Carit\u00e0 testimonianza di misericordia"},"content":{"rendered":"<p><strong><\/p>\n<p><\/strong><\/p>\n<p>per gli incontri mensili dell\u2019Anno Giubilare<br \/>\npromossi dalla Parrocchia dell\u2019Immacolata<br \/>\nVia degli Etruschi 36<br \/>\nGioved\u00ec 7 aprile 2016 \u2013 ore 21.00<\/p>\n<p><em>Conferenza di Luigi Accattoli<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Misericordiae Vultus 9: la misericordia nella Sacra Scrittura \u00e8 la parola-chiave per indicare l\u2019agire di Dio verso di noi. Egli non si limita ad affermare il suo amore, ma lo rende visibile e tangibile. L\u2019amore, d\u2019altronde, non potrebbe mai essere una parola astratta. Per sua stessa natura \u00e8 vita concreta: intenzioni, atteggiamenti, comportamenti che si verificano nell\u2019agire quotidiano. La misericordia di Dio \u00e8 la sua responsabilit\u00e0 per noi. Lui si sente responsabile, cio\u00e8 desidera il nostro bene e vuole vederci felici, colmi di gioia e sereni. \u00c8 sulla stessa lunghezza d\u2019onda che si deve orientare l\u2019amore misericordioso dei cristiani. Come ama il Padre cos\u00ec amano i figli. Come \u00e8 misericordioso Lui, cos\u00ec siamo chiamati ad essere misericordiosi noi, gli uni verso gli altri.<\/p>\n<p>13.?Vogliamo vivere questo Anno Giubilare alla luce della parola del Signore:\u00a0Misericordiosi come il Padre.<\/p>\n<p>15.?\u00c8 mio vivo desiderio che il popolo cristiano rifletta durante il Giubileo sulle\u00a0opere di misericordia\u00a0corporale e\u00a0spirituale:<em> dare da mangiare agli affamati, dare da bere agli assetati, vestire gli ignudi, accogliere i forestieri, assistere gli ammalati, visitare i carcerati, seppellire i morti. E non dimentichiamo le opere di\u00a0misericordia spirituale: consigliare i dubbiosi, insegnare agli ignoranti, ammonire i peccatori, consolare gli afflitti, perdonare le offese, sopportare pazientemente le persone moleste, pregare Dio per i vivi e per i morti.<\/em><\/p>\n<p>Le tratteremo cercando di interpretarle, di \u201ctradurle\u201d, nel concreto della vita di oggi, dove ognuna di esse comporta applicazioni fino a ieri sconosciute. Papa Francesco \u00e8 un maestro di questa attualizzazione, che svolge abitualmente con i gesti che accompagnano la sua predicazione e che propone specificamente in questo tempo giubilare con i \u201cVenerd\u00ec della misericordia\u201d, cio\u00e8 con le visite a persone che sono nel bisogno che compir\u00e0 un venerd\u00ec al mese lungo l\u2019Anno Santo.<\/p>\n<p>Il 15 gennaio ha visitato una \u201cCasa di riposo per anziani\u201d e una \u201cCasa per malati in stato vegetativo\u201d; il 26 febbraio ha incontrato i 55 ospiti di una \u201cComunit\u00e0 terapeutica\u201d per il recupero dei tossicodipendenti fondata da don Mario Picchi e che si trova a Castel Gandolfo; il 24 marzo, gioved\u00ec santo, ha lavato i piedi a 12 ospiti del centro profughi di Castelnuovo di Porto. Il 16 aprile andr\u00e0 nell\u2019isola di Lesbo: ecco quattro o cinque opere che la tradizione non conosceva. Fino a ieri non c\u2019erano la droga e i malati in stato vegetativo, fino all\u2019altro ieri non c\u2019erano le case di risposo, fino agli ultimissimi decenni non c\u2019era il fenomeno dei richiedenti asilo come noi oggi lo conosciamo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<ol>\n<li><strong>Dare da mangiare agli affamati<\/strong><\/li>\n<li><strong>Dare da bere agli assetati<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>Metto insieme i due soccorsi primari ai bisognosi: mangiare e bere. Oggi la fame e la sete sono drammi del Sud del mondo, che arrivano tra noi con i profughi e gli immigrati \u2013 e per aiutarci a fare fronte a questa sfida epocale ci \u00e8 stato dato un Papa del Sud del mondo.<\/p>\n<p>La Chiesa dei poveri che gi\u00e0 si affaccia nelle parole di Giovanni XXIII (1962) e la sequela del \u201cCristo povero\u201d che fa capolino al paragrafo 41 della costituzione conciliare <em>Lumen Gentium<\/em> (1964); la scelta dei poveri compiuta dalla Conferenza degli episcopati latino-americani a Medellin (1968): da quelle premesse e sorgenti \u00e8 venuto una rinnovata esperienza ecclesiale, anche martiriale, dell\u2019imitazione del Cristo povero che ha portato all\u2019elezione del Papa argentino. Dal Papa argentino \u00e8 venuta la <em>Laudato si\u2019<\/em> (2016) che tratta insieme del grido della terra e dei poveri del pianeta che si trovano privati di cibo e di acqua.<\/p>\n<p>Dare da bere: in certe situazioni anche un bicchiere d\u2019acqua \u00e8 opera di misericordia. Dice Ges\u00f9 in Matteo 10: <em>C<\/em><em>hi avr\u00e0 dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli non perder\u00e0 la sua ricompensa<\/em>. Cos\u00ec in antico, ma anche ieri con i deportati della seconda guerra mondiale e di ogni aggressione bellica e oggi con i migranti sui barconi ai quali vengono lanciate taniche d\u2019acqua dagli elicotteri e con quelli che attraversano i deserti e che persone misericordiose riforniscono d\u2019acqua con vari espedienti.<\/p>\n<p>Ma io che posso fare? Sgombriamo subito il campo da questa obiezione che viene suggerita dalla pigrizia e dal perbenismo, e che vale per tutte le sette opere: io devo fare \u2013 e se non posso fare di persona, aiuter\u00f2 chi fa. Trattare con un barbone ulceroso che non si vuole curare richiede qualche preparazione, ma io posso segnalare il suo bisogno, procurare il contatto con l\u2019ambulatorio, accompagnare in automobile il barbone e il suo soccorritore. Portarlo a un ricovero e dire all\u2019albergatore: <em>Abbi cura di lui; ci\u00f2 che spenderai in pi\u00f9 te lo pagher\u00f2 al mio ritorno<\/em>.<\/p>\n<p>Nel fare \u2013 poi \u2013 o nell\u2019aiuto a chi fa, dovremmo attenerci ad alcuni criteri minimi perch\u00e9 sia un\u2019opera e non un gioco, o un passatempo a nostro conforto psicologico. Ne indico tre.<\/p>\n<p>Primo: che si tratti di qualcosa che costa, che vale, che chiede tempo; e non di qualcosa di superfluo. Dare un euro al mendicante, portare i vestiti usati in parrocchia, comprare le rose al venditore che va per ristoranti non sono opere. Per intendere che cosa vale e che cosa no, possiamo prendere a misura il tempo che gli dedichiamo e il lavoro che potremmo svolgere in esso: da un\u2019ora a una giornata, tanto per intenderci. Sotto l\u2019ora di tempo non potremo chiamarla \u201copera\u201d.<\/p>\n<p>Secondo: che sia una via di avvicinamento al bisognoso, un\u2019occasione di contatto, se possibile di conoscenza, di coinvolgimento. Dice Francesco: <em>Quando fai l\u2019elemosina guardi negli occhi, tocchi la mano, chiedi il nome di colui al quale fai l\u2019elemosina? Se non lo hai toccato non lo hai incontrato<\/em>. Potresti chiedergli se ha dei figli, da dove viene, di che altro avrebbe bisogno, se crede in Dio, se prega, se pu\u00f2 pregare con te.<\/p>\n<p>Terzo: fin dove arrivare, quanti aiutare? Non porsi regole facilmente osservabili ma seguire un criterio di progressivo avvicinamento all\u2019ideale evangelico: <em>Siate misericordiosi come il Padre vostro \u00e8 misericordioso<\/em> (Luca 6, 36). Oggi qualcosa pi\u00f9 di ieri. Quest\u2019anno un passo in pi\u00f9 rispetto all\u2019anno scorso.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<ol start=\"3\">\n<li><strong>Vestire gli ignudi<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>Vediamo nei telegiornali il profugo e il naufrago coperti con giacche e giubbotti dai soccorritori, che in casi estremi se ne spogliano per coprire chi esce bagnato dall\u2019acqua.<\/p>\n<p>Con l\u2019arrivo tra noi di tanti profughi e immigrati siamo tornati a sperimentare il bisogno del vestimento: a vederlo con gli occhi a fargli fronte.<\/p>\n<p>Altra attualit\u00e0 di quest\u2019opera: in tante parrocchie e centri Caritas sono stati realizzati dei \u201cservizi docce\u201d dove si offre ai senzatetto sia la possibilit\u00e0 di lavarsi, sia un cambio di biancheria.<\/p>\n<p>Il Papa a San Pietro, al margine del Colonnato di destra, ha fatto realizzare una barbieria, oltre al servizio docce. E l\u2019ha fatta realizzare all\u2019elemosiniere: l\u2019elemosina deve farsi creativa.<\/p>\n<p>Non limitiamoci dunque a portare i vestiti usati ai centri di raccolta: quello \u00e8 piuttosto un gesto utile a noi che abbiamo gli armadi pieni. Lo faremo, ma sapendo che non costa e non \u00e8 un\u2019opera.<\/p>\n<p>Offriamoci di lavorare nel dispensario. In questo degli abiti come in quello dei cibi. Diamo una mano per risistemare quei vestiti, per distribuirli. Conversiamo con chi viene a cercarli. Facciamo domande che mirino alla vita, oltre la scelta del giusto capo di vestiario.<\/p>\n<p>Facciamo in modo che si sentano liberi e rispettati nel diritto di scegliere l\u2019indumento o il cibo che preferiscono. Che abbiano la possibilit\u00e0 di specchiarsi quando provano un abito. Che possano provarne pi\u00f9 d\u2019uno.<\/p>\n<p>Se avremo pazienza con il povero almeno quanta ne ha un commesso di un negozio con il cliente, o un cameriere di un ristorante, allora possiamo dire che la nostra \u00e8 un\u2019opera e che stiamo \u201cvestendo\u201d gli ignudi, o \u201csfamando\u201d gli affamati.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<ol start=\"4\">\n<li><strong>Accogliere i forestieri<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>\u201cOspitare i pellegrini\u201d si diceva una volta quand\u2019era raro che arrivasse tra noi uno sconosciuto.<\/p>\n<p>\u201cOspitare i rifugiati\u201d \u00e8 il titolo che abbiamo dato, nella mia parrocchia romana, al gruppo che abbiamo costituito per aiutare il parroco a dare attuazione all\u2019impegno chiesto dal Papa di accogliere una famiglia di rifugiati.<\/p>\n<p>Le forme e le parole sono tante ma la realt\u00e0 \u00e8 una: dare un ricovero a chi \u00e8 senza casa e spesso anche senza patria.<\/p>\n<p>Ogni cristiano dovrebbe ingegnarsi a trovare un suo ruolo nella risposta a questa sfida epocale. Ci sono da adattare dei locali, c\u2019\u00e8 bisogno di un elettricista, di un idraulico, di un falegname, di un imbianchino. Si devono raccogliere fondi. Questi ospiti devono essere accolti materialmente ma anche familiarmente: c\u2019\u00e8 bisogno di chi parli la loro lingua, di chi li aiuti ad apprendere la nostra lingua, di chi si occupi dei bambini e dei malati che sono tra loro.<\/p>\n<p>Il gruppo che si \u00e8 costituito nella mia parrocchia si \u00e8 anche impegnato a invitare queste persone nelle case il sabato e la domenica, per aiutarle ad ambientarsi, per farle sentire in famiglia.<\/p>\n<p>Per farle sentire in famiglia occorre rispondere anche a qualche aspettativa che non sia solo materiale e di prima necessit\u00e0. Il Papa ha invitato i senzatetto a visitare la Sistina, ha offerto loro un concerto e uno spettacolo teatrale, una gita a Torino per la Sindone.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<ol start=\"5\">\n<li><strong>Assistere gli ammalati<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>Quest\u2019opera era detta anche \u201ccurare gli infermi\u201d: cambia la dicitura perch\u00e9 ora gli infermi li cura il sistema sanitario nazionale.<\/p>\n<p>Ma c\u2019\u00e8 anche chi \u00e8 senza assistenza e ci sono ora anche nelle nostre citt\u00e0 dei dispensari farmaceutici dove medici volontari curano immigrati \u2013 magari clandestini \u2013 che sono senza assistenza medica e ovviamente senza denaro.<\/p>\n<p>Possiamo indicare tre livelli, o tappe, di quest\u2019opera: quella familiare, dell\u2019assistere in casa propria anziani e malati e la chiameremo \u201copera di misericordia familiare\u201d; quella dell\u2019assistenza, o anche visita, o compagnia offerta al malato e all\u2019anziano nel suo domicilio; infine quella del volontariato ospedaliero, o presso comunit\u00e0 di accoglienza per malati o loro familiari.<\/p>\n<p>E\u2019 una fascia di bisogni e di possibili risposte molto ampia e varia: dalla conversazione con l\u2019anziano solo all\u2019assistenza dei malati di Aids, all\u2019accompagnamento dei tossici sulla via del riscatto, all\u2019accoglienza dei malati psichici dimessi dagli ospedali.<\/p>\n<p>Il Papa oggi 26 febbraio, come dicevo, \u00e8 andato dai tossici: possiamo assimilarli ai malati.<\/p>\n<p>Questo dei malati e dei sofferenti a loro assimilabili \u00e8 un settore di esercizio della carit\u00e0 che non ha confini e che abbisogna di ogni apporto. La Chiesa come ospedale da campo, dice Francesco per aiutarci a intendere l\u2019attesa dell\u2019umanit\u00e0 bisognosa.<\/p>\n<p>Ma uno che non ha preparazione, che ha solo buona volont\u00e0 e del tempo a disposizione, poniamo perch\u00e9 \u00e8 in pensione, che potrebbe fare? Inizier\u00e0 dalle persone che ha intorno. Un anziano solo che abita a pochi metri da casa tua. Gli fai visita. L\u2019aiuti a uscire. Gli leggi un libro. L\u2019accompagni in libreria o al cinema. Tieni i contatti con il medico o il parroco. L\u2019accompagni in chiesa o sei l\u00ec con lui quando il diacono gli porta l\u2019Eucarestia. Fai con lui la comunione. Fai famiglia con chi non ha famiglia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<ol start=\"6\">\n<li><strong>Visitare i carcerati<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>Quest\u2019opera di misericordia oggi \u00e8 quasi impossibile. Rispetto al tempo di Ges\u00f9, \u00e8 verosimile \u2013 anzi \u00e8 certo \u2013 che oggi le carceri siano migliori per ogni aspetto tranne che per questo: allora uno poteva visitare chi era in carcere, altrimenti Ges\u00f9 non avrebbe detto <em>ero in carcere e mi avete visitato<\/em>, mentre oggi l\u2019impresa \u00e8 fuori dalla portata di un comune cittadino.<\/p>\n<p>Aiutavo un ragazzo che \u00e8 finito in carcere per la droga e mi sono reso conto di quanto sia difficile fare visita a un carcerato. \u201cHa gi\u00e0 avuto tre visite in un mese e non pu\u00f2 averne un\u2019altra\u201d. \u201cLei non \u00e8 un parente e non \u00e8 neanche assistente sociale\u201d. \u201cPer una ragione disciplinare gli sono state bloccate le visite\u201d.<\/p>\n<p>Da quella minima esperienza \u00e8 nato un mio impegno duraturo con le carceri: sono nella giuria di un premio di scrittura per detenuti, il \u201cPremio Castelli\u201d promosso dalla Societ\u00e0 di San Vincenzo de\u2019 Paoli, che una volta all\u2019anno mi porta in un carcere per la premiazione; e che lungo l\u2019anno mi impegna a leggere e valutare insieme agli altri giurati 200-300 lavori che ci vengono inviati dai concorrenti.<\/p>\n<p>Per questa via ho qualche conoscenza del mondo carcerario e in base a essa affermo che se non sei un volontario delle carceri abilitato come tale a fare visita ai detenuti, o a partecipare a qualche programma che li coinvolga, puoi adoperarti al sostegno dei volontari che dispongono di tale abilitazione. E procurerai denaro, libri, materiale didattico, vestiti e cibi per le loro attivit\u00e0 e le loro feste. Puoi anche offrirti di tenere una corrispondenza epistolare con un detenuto.<\/p>\n<p>Ci sono tante esigenze nelle carceri alle quali dare risposta e pi\u00f9 ancora ce ne sono per il dopo carcere: chi esce dal carcere e non ha una famiglia, non ha un ambiente. Anche per quest\u2019opera di misericordia post-carceraria esistono comunit\u00e0 e gruppi di volontariato con i quali collaborare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<ol start=\"7\">\n<li><strong>Seppellire i morti<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>Questa \u00e8 l\u2019opera di misericordia che oggi risulta pi\u00f9 fuori epoca, almeno nel senso diretto del prendere un morto e scavargli una fossa piantandovi sopra una croce. Da quando Napoleone ha regolamentato le sepolture, al cittadino non \u00e8 data facolt\u00e0 di seppellire nessuno.<\/p>\n<p>Vi sono ovviamente situazioni straordinarie. E\u2019 divenuto famoso un falegname di Lampedusa che fa bare e croci per seppellire i corpi dei migranti restituiti dalle onde. E tutti abbiamo visto il corpo di un bambino iracheno \u2013 Aylan Kurdi \u2013 raccolto su una spiaggia turca da un militare, e altri casi simili.<\/p>\n<p>Ma nell\u2019ordinario, che possiamo fare in obbedienza a quest\u2019opera di misericordia?<\/p>\n<p>Stare sempre dalla parte dei seppellitori e di chi \u2013 nel mondo \u2013 si batte per onorare di sepoltura i morti. Quando sentiamo che \u00e8 troppo costoso recuperare i morti che sono dentro una nave affondata, poniamo. O quando nasce una polemica sul diritto degli immigrati a essere accolti nei nostri cimiteri e si propone per loro una sistemazione alternativa. O quando c\u2019\u00e8 da affrontare una spesa per riportare uno di questi morti al suo paese, dalla sua gente.<\/p>\n<p>Aiutare i giovani e i bambini a intendere il culto dei morti che \u00e8 proprio del cristianesimo.<\/p>\n<p>Se non possiamo partecipare a un funerale, proporre ai parenti del defunto una visita di gruppo alla sua tomba, o la partecipazione comunitaria \u2013 noi e loro \u2013 a una messa in memoria di quel parente o amico.<\/p>\n<p>Fare il possibile per essere presenti alle esequie di persone che non hanno accompagnatori nel loro ultimo viaggio. No ai funerali ai quali si va per farsi vedere. S\u00ec a quelli ai quali non va nessuno.<\/p>\n<p>Nella preghiera tradizionale per i morti c\u2019era sempre quella \u201cper i morti di cui non si ricorda nessuno\u201d: quella preghiera la possiamo attualizzare cos\u00ec: curandoci dei morti e delle tombe dimenticate.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Conclusione<\/strong><\/p>\n<p>Concludo con una riflessione sulla parabola evangelica del giudizio finale: <em>Avevo fame e mi avete dato da mangiare, avevo sete e mi avete dato da bere<\/em>. In essa i \u201cgiusti\u201d dicono <em>Signore quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare?<\/em> Sembrerebbe cio\u00e8 che il merito di quell\u2019opera non sia legato alla fede cristiana, tant\u2019\u00e8 che l\u2019acquisisce chi non sa di Cristo. Ovvero: ci viene detto che tocca la carne di Cristo anche chi opera il bene senza pensare a Dio. Vuol dire che dobbiamo restare su questo piano del soccorso materiale, o siamo chiamati a un completamento in Cristo di quell\u2019opera?<\/p>\n<p>Il soccorso per solidariet\u00e0 da uomo a uomo \u2013 <em>Un samaritano che passava di l\u00e0 lo vide e ne ebbe compassione<\/em> \u2013 \u00e8 sufficiente e salva anche chi non sa di Cristo. Ma noi che sappiamo, dovremmo condurre quell\u2019opera in modo che essa possa culminare nell\u2019invocazione del nome del Signore, ogni volta che ci\u00f2 sia possibile.<\/p>\n<p><em>Il cristiano sa quando \u00e8 tempo di parlare di Dio e quando \u00e8 giusto tacere di Lui e lasciar parlare solamente l\u2019amore. Egli sa che Dio \u00e8 amore (cfr\u00a01 Gv\u00a04, 8) e si rende presente proprio nei momenti in cui nient\u2019altro viene fatto fuorch\u00e9 amare<\/em>: cos\u00ec Benedetto XVI nell\u2019enciclica \u201cDeus caritas est\u201d (2006) al paragrafo 31.<\/p>\n<p>Ci \u00e8 dunque lecito e anche doveroso chiedere a colui che soccorriamo se crede, se prega e se accetta di pregare con noi. Ma se questo non ci \u00e8 dato, perch\u00e9 colui \u00e8 ateo, o professa un\u2019altra religione, o non parla nessuna lingua da noi conosciuta, la nostra opera sar\u00e0 comunque piena avendo espresso misericordia e dunque avendo gi\u00e0, a suo modo, detto il nome di Dio. Nome che appunto \u00e8 misericordia, cio\u00e8 amore.<\/p>\n<p><em>Il nome di Dio \u00e8 Misericordia<\/em> \u00e8 il titolo del volumetto di Papa Francesco con Andrea Tornielli pubblicato un mese fa dall\u2019editore Piemme. Titolo che \u00e8 preso da un testo di Papa Benedetto, che Francesco cita a pagina 23. Un prestito di parole che sta a dire la continuit\u00e0 essenziale tra i due Papi, pur in tanta diversit\u00e0 di parola e di azione: continuit\u00e0 tra la teologia dell\u2019amore di Benedetto e la pastorale della misericordia di Francesco.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>per gli incontri mensili dell\u2019Anno Giubilare promossi dalla Parrocchia dell\u2019Immacolata Via degli Etruschi 36 Gioved\u00ec 7 aprile 2016 \u2013 ore 21.00 Conferenza di Luigi Accattoli \u00a0 Misericordiae Vultus 9: la&#8230;<\/p>\n<div class=\"more-link-wrapper\"><a class=\"more-link\" href=\"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/conferenze-e-dibattiti-2\/la-carita-testimonianza-di-misericordia\/\">Read More<span class=\"screen-reader-text\">La Carit\u00e0 testimonianza di misericordia<\/span><\/a><\/div>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":5506,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"class_list":["post-19581","page","type-page","status-publish","hentry","excerpt"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/19581","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=19581"}],"version-history":[{"count":1,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/19581\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":19582,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/19581\/revisions\/19582"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/5506"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=19581"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}