{"id":2070,"date":"2009-09-30T16:59:16","date_gmt":"2009-09-30T14:59:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=2070"},"modified":"2009-10-06T11:26:48","modified_gmt":"2009-10-06T09:26:48","slug":"in-memoria-di-rienzo-colla-che-si-cibava-di-locuste","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/collaborazione-a-riviste\/in-memoria-di-rienzo-colla-che-si-cibava-di-locuste\/","title":{"rendered":"Rienzo Colla che si cibava di locuste"},"content":{"rendered":"<p><strong>L\u2019avventura di un editore coraggioso<\/strong><br \/>\nRienzo Colla, fondatore nel 1954 della Locusta, \u00e8 morto sabato 18 luglio all\u2019ospedale San Bortolo di Vicenza: aveva 88 anni ed era solo come solo era vissuto, orso e gentile, bambino ogni giorno della vita. Lo incrociai per sua iniziativa: mi scrisse dopo aver letto un mio libro e sei anni pi\u00f9 tardi mi chiese di fargliene un altro \u201ccome pare a te\u201d per La Locusta. Lo feci conoscere a miei amici vicentini che non l\u2019avevano mai incontrato. Venne a sentirmi in occasione di una mia conferenza in Vicenza, presso il Meic e ci vedemmo a casa di conoscenti suoi e miei.<br \/>\nIl volumetto che misi insieme per lui e che egli pubblic\u00f2 nel 1996 nell\u2019unica collana della sua Casa Editrice, con sovraccoperta velina e pagine intonse, si intitola <em>Cento preghiere italiane di fine millennio. <\/em>Qui racconto come nacque tra me e lui quel libretto \u2013 che nel catalogo \u00e8 al numero progressivo 299, su un totale di 325 \u2013 e dico qualcosa di ci\u00f2 che La Locusta ha rappresentato per me e forse per la mia generazione. Do anche un\u2019occhiata agli argomenti e agli autori assemblati in quel catalogo da Rienzo in mezzo secolo di solitario fervore.<\/p>\n<p><strong>Scriveva tutto a mano <\/strong><br \/>\n<strong>e non si arrese al computer<\/strong><br \/>\nConservo cinque lettere di Rienzo scritte a mano, con grafia minuta e inchiostro pallido che devi decifrare, come dovevi aprire con il tagliacarte le pagine dei suoi libretti. La prima \u00e8 del 1989: aveva letto un mio testo intitolato <em>La speranza di non morire<\/em> e mi ringraziava per \u201cil bene\u201d che ne aveva cavato e per avervi incontrato \u201cla segnalazione di due libretti locustiani\u201d. Gli risposi elencando una ventina di titoli della Locusta divenuti miei libri del comodino. Egli me ne invi\u00f2 altri e cos\u00ec fece poi a ogni contatto.<br \/>\nPreparai quell\u2019antologia di preghiere e questa fu la sua reazione: \u201cHo letto il tuo dattiloscritto, mi \u00e8 piaciuto molto. Credo sia adattissimo a La Locusta, che per\u00f2 \u00e8 sempre piccola e povera. Forse il tuo lavoro meritava un editore pi\u00f9 importante\u201d. Aveva voluto il dattiloscritto per posta e per posta mi invi\u00f2 le bozze. Gli avevo proposto di accelerare con l\u2019invio di un dischetto, come gi\u00e0 si usava, ma mi aveva risposto: \u201cIo non capisco nulla di queste cose\u201d.<br \/>\nPubblicato il libretto mi informava con garbo: \u201cVa bene e fa bene\u201d. Mi assicurava di aver \u201craccomandato alle messaggerie cattoliche (Mescat) di Milano, che riforniscono anche le librerie di Roma, di fare un buon lavoro\u201d. L\u2019incontro avvenne all\u2019inizio del 2000. Rienzo non finiva di farmi domande sul papa e sulle librerie di Roma. Rispondendo a una mia lettera successiva all\u2019incontro mi dava un\u2019eco entusiasta della nostra conversazione: \u201cE\u2019 stata una gioia trovarci. Ti ringrazio tanto, anche per le notizie\u201d.<\/p>\n<p><strong>\u201cMi colp\u00ec questo insetto <\/strong><br \/>\n<strong>che si faceva mangiare\u201d<\/strong><br \/>\nTrattava di persona con gli autori, che andava scoprendo con un suo metodo che era fatto pi\u00f9 di ruminazione monastica di quanto leggeva che di vaglio dell\u2019industria culturale. Traduceva, leggeva i manoscritti e li consegnava in tipografia, impacchettava con lo spago, scriveva a mano gli indirizzi e faceva le spedizioni dei volumetti portandoli di persona all\u2019ufficio postale: da solo era tutta La Locusta.<br \/>\n\u201c<em>Mentre pensavo al nome da dare all\u2019editrice mi capit\u00f2 di aprire il Vangelo, per trarne ispirazione. Era Matteo, capitolo tre, versetto quattro, dove parla di Giovanni Battista che mangiava locuste e miele selvatico. Mi colp\u00ec l\u2019immagine di questo insetto che non mangiava, ma si faceva mangiare<\/em>\u201d: cos\u00ec narrava la scelta del nome in un\u2019intervista nel cinquantesimo della Casa.<br \/>\nLa riservatezza di Rienzo \u00e8 restata proverbiale tra chi lo conobbe e le sue vicende sono conosciute solo per squarci. Figlio di un sarto vicentino, fu studente di lettere all\u2019Universit\u00e0 di Roma negli anni della guerra ed ebbe un ruolo nella resistenza romana. A Roma insegn\u00f2 e fece il giornalista. Nel 1942 collaborava alla <em>Domenica illustrata<\/em> dei Paolini dove \u2013 lettore onnivoro \u2013 teneva una rubrica intitolata \u201cPanorama letterario\u201d. Nel 1947-49 lavorava al <em>Bollettino Stampa della presidenza generale dell\u2019ACI<\/em>.<br \/>\nAnnarita Bartoli, vicentina, che gli fu vicina negli anni novanta, ricorda d\u2019averne avuto qualche confidenza impegnativa sul ruolo di \u201cstaffetta\u201d che svolse nella resistenza e su episodi nei quali \u201crischi\u00f2 la vita\u201d. Giovanni Tassani che ha curato per La Locusta il volumetto di Franco Rodano <em>Lettere dalla Valnerina<\/em> (1986) ricorda che Rienzo accett\u00f2 con entusiasmo la proposta di quella pubblicazione, narrando di aver conosciuto Rodano negli ambienti della resistenza romana: \u201cEro anch\u2019io nel movimento\u201d. Nel volumetto <em>Lettere alla Locusta<\/em> (1992) c\u2019\u00e8 una lettera di Rodano datata 1955 che ringrazia Rienzo per avergli inviato <em>La parola che non passa<\/em> di Mazzolari e rievoca la vecchia amicizia: \u201cMi ha fatto piacere rivedere i tuoi caratteri\u201d.<\/p>\n<p><strong>Si forma alla scuola <\/strong><br \/>\n<strong>di don Primo Mazzolari<\/strong><br \/>\nLa Locusta nasce nel 1954 per pubblicare Mazzolari, che in quel momento non trovava editori, a partire dai volumetti <em>La parola che non passa<\/em> e <em>Tu non uccidere <\/em>che nella prima edizione usc\u00ec anonimo. Egli era motivato a impegnarsi al fianco di Mazzolari per averlo conosciuto dagli scritti e per lettera fin da quando aveva 18 anni (la prima lettura era stata <em>La via crucis del povero<\/em>, pubblicata dall\u2019editore Gatti di Brescia nel 1939) e dall\u2019essere poi diventato un collaboratore di <em>Adesso<\/em>.<br \/>\nL\u2019aver pubblicato testi di Mazzolari cost\u00f2 a Rienzo \u2013 rientrato a Vicenza dopo il servizio militare, svolto a 30 anni \u2013 una grave rottura con il vescovo Carlo Zinato, che anche per questo non lo volle prete. Di nuovo mancano referenze precise. Del travaglio vocazionale di Rienzo si hanno una ventina di echi nelle 147 lettere che gli furono inviate da Mazzolari tra il 1939 e il 1959 (<em>Lettere a un amico<\/em>, La Locusta 1976). Si comprende che buss\u00f2 a pi\u00f9 porte, per quasi un ventennio: dal seminario diocesano di Vicenza all\u2019Oratorio dei Filippini. And\u00f2 a chiedere lumi nel 1957 a don Sergio Pignedoli \u2013 il futuro cardinale \u2013 che lavorava nella Curia romana, munito di una lettera di presentazione di Mazzolari: \u201cDa anni \u00e8 in tribolazione per torti che non mi sembrano di gran peso se il pi\u00f9 grosso \u00e8 quello di essere amico di don Mazzolari\u201d (ivi, p. 170).<br \/>\nPer un certo periodo deve aver vestito l\u2019abito dei Filippini. \u201cSei cos\u00ec discreto nel parlare di te che non so a che punto ti trovi, se con l\u2019abito o no\u201d gli scrive Mazzolari nell\u2019ultima delle lettere in cui ne tratta (ivi, p. 181). La decisione di non poterlo accettare nel seminario di Vicenza gli fu forse comunicata dal vescovo Zinato nel 1956. Di poco posteriore \u00e8 una lettera consolatoria di Aldo Capitini: \u201cCapisco il tuo dolore per la non vestizione. Ma tu ed io abbiamo fede in Dio, e chiss\u00e0 tu non debba un giorno ringraziarlo anche di questo\u201d (<em>Lettera a La Locusta<\/em>, p.46).<\/p>\n<p><strong>Con il Concilio arriva a pubblicare <\/strong><br \/>\n<strong>quindici titoli in un anno<\/strong><br \/>\nMi sono fatto l\u2019idea che oltre alla posizione libera di Rienzo, facesse ostacolo alla \u201cvestizione\u201d il suo carattere solitario. Don Mazzolari ha pi\u00f9 volte l\u2019aria di incoraggiarlo a trovare la sua via nell\u2019impegno laicale e nel lavoro di editore: \u201cLe strade del bene sono tante. Penso che il Signore te l\u2019abbia gi\u00e0 indicata\u201d (<em>Lettere a un amico<\/em>, p. 177). E in altra occasione: \u201cLa Locusta non \u00e8 bene che muoia. Per farla vivere il Signore ti ha chiuso nella sua necessit\u00e0\u201d (ivi, p. 163).<br \/>\nDopo la stagione eroica degli anni \u201950 (si pu\u00f2 dire che non vi sia nessuno dei tredici volumetti editi tra il 1954 e il 1959 che non sia incappato in censure e moniti: Mazzolari, Fabbretti, Barsotti, Turoldo, Bernanos sono i nomi che sollevano le maggiori riserve) , con il Concilio e con il pontificato montiniano La Locusta va incontro a un vento ogni anno pi\u00f9 favorevole. Escono sette titoli nel 1960, dieci nel 1961, dodici nel 1962 e nel 1963, quindici nel 1964 e ancora quindici \u2013 che resta il record \u2013 nel 1967. Negli anni settanta \u2013 con la fase calante del pontificato montiniano \u2013 i volumetti scendono sotto i dieci l\u2019anno, ma sono di nuovo dodici nel 1980 e undici nel 1981. La media riscende a 4-5 volumetti l\u2019anno negli anni novanta. Ne escono ancora quattro nel 2001, due nel 2002 e nel 2003, uno nel 2004: l\u2019anno in cui Rienzo non \u00e8 pi\u00f9 in grado di correggere le bozze e La Locusta cessa le pubblicazioni.<br \/>\nCon l\u2019arrivo a Vicenza del vescovo Arnoldo Onisto nel 1971 (7 suoi testi di amichevole apprezzamento sono nel volumetto <em>Lettere alla Locusta<\/em>) cessano le traversie ecclesiastiche. Il successore di Onisto, Pietro Nonis, scrive nel 2002 la prefazione a <em>Un vescovo<\/em> di Victor Hugo, tratto dal primo capitolo de<em> I Miserabili<\/em>. Sar\u00e0 Nonis a celebrare la messa di addio per Rienzo e a salutarlo con una calda omelia il 21 luglio.<\/p>\n<p><strong>La medaglia d\u2019oro <\/strong><br \/>\n<strong>gliela rubano gli zingari<\/strong><br \/>\nUn riconoscimento dalla citt\u00e0 di Vicenza Rienzo l\u2019ebbe nel 1984, quando gli fu data \u2013 dalla Giunta comunale \u2013 una medaglia d\u2019oro \u201cper la trentennale attivit\u00e0 di editore\u201d. Ne fu felice ma ne parlava con scherzosa ironia: \u201cPensa che poi mi sono entrati gli zingari in casa e quella medaglia me l\u2019hanno portata via\u201d. Sempre negli anni \u201980 il vescovo Onisto lo volle nel Sinodo diocesano.<br \/>\nNel 1986 la Biblioteca Bertoliana gli dedic\u00f2 una mostra e pubblic\u00f2 un volume intitolato <em>Gli anni de \u201cLa Locusta\u201d (1954-1986)<\/em> con testi di Carlo Bo, Valerio Volpini, Nazareno Fabbretti, David Maria Turoldo, Giovanni Battista Zilio. In quel volume era compreso un catalogo ragionato dei 253 titoli della Locusta apparsi fino ad allora. Il curatore del catalogo, Albino Morello, ha recentemente integrato quel suo lavoro preparando un catalogo completo e ancora inedito della Locusta, che ho potuto consultare per questo mio ricordo.<br \/>\nIn 50 anni di attivit\u00e0 la Locusta ha pubblicato 57 volumetti che hanno come autore Primo Mazzolari pi\u00f9 altri 7 nei quali Mazzolari figura come prefatore e ancora 9 dei quali \u00e8 coautore. Infine nel catalogo vi sono 7 volumetti a lui \u2013 o anche a lui \u2013 dedicati: gli autori vanno da Giacomo Lercaro a Carlo Bo. Dunque in totale sono 80 volumetti \u2013 un quarto del totale \u2013 che lo vedono come autore o soggetto della trattazione.<br \/>\nMazzolari instrad\u00f2 fin dall\u2019inizio la prodigiosa \u2013 quasi sensitiva \u2013 curiosit\u00e0 umana e culturale di Rienzo invitandolo a \u201cleggere sempre con larghezza, specialmente i lontani\u201d (<em>Lettere a un amico<\/em>, p. 15). Mazzolariana \u00e8 sempre restata la sua libera fedelt\u00e0 di cattolico, come ebbe a dire in un\u2019intervista: \u201c<em>Credo che se sono rimasto nella Chiesa \u00e8 stato per don Primo<\/em>\u201d (<em>Gli anni della Locusta<\/em>, p. 44).<\/p>\n<p><strong>Fa dodici ristampe <\/strong><br \/>\n<strong>dei \u201cPensieri di Gandhi\u201d<\/strong><br \/>\nDopo la morte di Mazzolari nel 1959 (siamo nel cinquantenario!) Rienzo si lascia guidare dal Concilio e non si smarrisce quando la contestazione e l\u2019industria culturale lo lasciano isolato, come un faro su una rupe. La scelta dei mezzi poveri gli permette di affrontare una lunga marcia \u2013 nel segno dell\u2019approfondimento \u2013 che supera il mezzo secolo di presenza nelle librerie e che lo porta a doppiare il millennio, lasciando un\u2019impronta facilmente riconoscibile nell\u2019anima di tre generazioni.<br \/>\nLa Locusta ha sempre lavorato in perdita. Ma un successo di nicchia l\u2019ha avuto e non solo per la fedelt\u00e0 ottenuta da tanti negli anni, ma anche per la continua ristampa di alcuni testi chiave, che sarebbe istruttivo censire. Ebbero cinque ristampe di duemila copie per volta: <em>La parola che non passa<\/em> (1954), <em>La parola ai poveri<\/em> (1960), <em>Della tolleranza<\/em> (1960) e <em>La Pasqua<\/em> (1964) di don Mazzolari; <em>Pensieri dal Diario<\/em> (1963) di Papa Giovanni; <em>Perch\u00e9 non possiamo non dirci cristiani<\/em> (1966) di Benedetto Croce; <em>Mia terra addio<\/em> (1980) e <em>Lettera di Natale<\/em> (1992) di Davide Maria Turoldo; <em>Pensieri disordinati sull\u2019amore di Dio<\/em> (1982) di Simone Weil. Arriv\u00f2 a sei ristampe <em>Tu non uccidere<\/em> (1955) di don Mazzolari; a otto <em>La parrocchia<\/em> di don Mazzolari (1957) e <em>Poesie sul Natale<\/em> (1964). A undici <em>Il Natale<\/em> di Mazzolari (1963). Il record non \u00e8 di un testo mazzolariano, ma de <em>I Pensieri di Gandhi <\/em>(1960), che hanno assommato dodici ristampe.<\/p>\n<p><strong>Come la manna <\/strong><br \/>\n<strong>le locuste sono un cibo di giornata<\/strong><br \/>\nMazzolari, Turoldo, Papa Giovanni, Gandhi, Croce e Weil: le ristampe tracciano un microcosmo esemplare del mondo della Locusta. Croce \u00e8 il grande interlocutore laico ed ecco che nel catalogo figurano \u2013 in ordine di apparizione \u2013 Plotino, Goethe, Andr\u00e9 Gide, Umberto Saba, Pier Paolo Pasolini, Mario Soldati, Federico Garcia Lorca, Camilla Cederna, Alberto Moravia, Victor Hugo.<br \/>\nLe locuste sono un cibo di giornata, un po\u2019 come la manna, ma Rienzo Colla non disdegnava i classici e ha pubblicato Eckhart, Barth, Rilke, Silesio, Zanella, Angela da Foligno, Bernardo da Chiaravalle, Pascal, Goethe, Fogazzaro, Donne, Newman, Buonaiuti, Romano il Melode, Efrem Siro, Dostoevskij, Giovanni della Croce (anche questi citati secondo l\u2019ordine di ingresso nel catalogo).<br \/>\nGli autori pi\u00f9 pubblicati sono Divo Barsotti con 9 titoli, Cesare Angelini con 7, David Maria Turoldo con 6, Jacques Maritain con 5. Hanno avuto quattro titoli a testa: Thomas Merton, Charles P\u00e9guy, Umberto Vivarelli, Domenico Giuliotti, Giovanni Papini. La presenza di Giuliotti e Papini in una biblioteca a orientamento militante e innovatore sta a dire che la militanza per Rienzo contava pi\u00f9 dell\u2019innovazione. Tre titoli (citando solo i nomi noti): Nazareno Fabbretti, Valerio Volpini, Lorenzo Milani, Raimundo Panikkar, Carlo Bo, Clemente Rebora. Due titoli (sempre fermandoci ai noti): Georges Bernanos, Emmanuel Mounier, Karl Rahner, Nando Fabro, Martin Luther King, Italo Mancini, Rainer Maria Rilke, Biagio Marin, Simone Weil.<\/p>\n<p><strong>Un seminatore di idee <\/strong><br \/>\n<strong>amante dei poeti<\/strong><br \/>\nTra chi compare solo una volta ma non pu\u00f2 essere taciuto, troviamo (sempre in  ordine di apparizione nel catalogo e limitandomi ai nomi che fino a qui non ho citato per altri motivi): Sirio Politi (il primo prete operaio italiano), Giulio Bevilacqua, Giuseppe Lazzati, Ernesto Balducci, Carlo Carretto, Adriana Zarri, Wladimiro Dorigo, Paolo VI (<em>Il Papa in Terra Santa<\/em>, 1964), Mario Rossi, L\u00e9on Bloy, Igino Righetti, Romano Guardini, Fran\u00e7ois Mauriac, Giovanni Vannucci, Mario Castelli, Julien Green, Heinrich Boell, Ivan Illich, Marc Oraison, Salvatore Baldassarri, Raniero La Valle, Thomas Eliot, Margherita Guidacci, Emilio Guano, Sergio Pignedoli, Giancarlo Zizola, Paolo Giuntella, Giuseppe De Luca, Edith Stein, Graham Greene, Ren\u00e8 Voillaume, Andrej Sinjavskij, Gianfranco Ravasi, Enrico Bartoletti, Arturo Carlo Jemolo.<br \/>\nNotevole \u00e8 l\u2019attenzione de La Locusta ai poeti sia famosi sia sconosciuti. Il volumetto <em>Lettere alla Locusta<\/em> ha vivissimi testi di Rebora e Pasolini, Barile e Betocchi, Caproni e Govoni, Barolini e Quasimodo. Anche grazie al lavoro su questo versante Rienzo \u00e8 risultato uno dei seminatori di idee pi\u00f9 costanti che abbiamo avuto in Italia nella seconda met\u00e0 del secolo scorso. I suoi piccoli libri sono stati tra le cose belle che ho incontrato lungo i decenni della mia vita.<\/p>\n<p><strong>Luigi Accattoli<\/strong><br \/>\nda<em> Il Regno<\/em> 16\/2009<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019avventura di un editore coraggioso Rienzo Colla, fondatore nel 1954 della Locusta, \u00e8 morto sabato 18 luglio all\u2019ospedale San Bortolo di Vicenza: aveva 88 anni ed era solo come solo&#8230;<\/p>\n<div class=\"more-link-wrapper\"><a class=\"more-link\" href=\"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/collaborazione-a-riviste\/in-memoria-di-rienzo-colla-che-si-cibava-di-locuste\/\">Read More<span class=\"screen-reader-text\">Rienzo Colla che si cibava di locuste<\/span><\/a><\/div>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":9,"menu_order":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","template":"","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"class_list":["post-2070","page","type-page","status-publish","hentry","excerpt"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/2070","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2070"}],"version-history":[{"count":4,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/2070\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2313,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/2070\/revisions\/2313"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/9"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2070"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}