{"id":221,"date":"2006-10-22T21:56:03","date_gmt":"2006-10-22T20:56:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=221"},"modified":"2008-09-22T20:31:03","modified_gmt":"2008-09-22T19:31:03","slug":"islam-tra-noi-nella-kasbha-di-mazara-sognando-una-nuova-convivenza","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/collaborazione-a-riviste\/islam-tra-noi-nella-kasbha-di-mazara-sognando-una-nuova-convivenza\/","title":{"rendered":"Islam tra noi: nella Kasbha di Mazara sognando una nuova convivenza"},"content":{"rendered":"<p>Una felice puntata a Mazara del Vallo per una conferenza e l\u2019amicizia che ne \u00e8 venuta con un giovane teologo, don Vito Impellizzeri, mi aiutano a narrare una vicenda di creativo rapporto con gli immigrati musulmani, forse pi\u00f9 significativa di quante ne avevo raccolte nel volume <em>Islam. Storie italiane di buona convivenza<\/em> (EDB 2004). Essa si annoda intorno a un trentenne di buone spalle e buono spirito che fa da mediatore naturale tra tunisini e italiani, essendo egli di sangue misto e si irradia in una variet\u00e0 di iniziative per l\u2019avvicinamento che la comunit\u00e0 ecclesiale sta sperimentando, calamitata dall\u2019esempio di quel mediatore, che si chiama Paolo Ayed.<br \/>\nIl momento pi\u00f9 vivo della visita a Mazara del Vallo \u00e8 stato il giro nel quartiere della Kasbha, come ormai lo chiamano tutti: cio\u00e8 della zona pi\u00f9 povera del centro storico, abitata dagli arabi conquistatori nel medioevo e ripopolata lungo l\u2019ultimo ventennio dagli immigrati tunisini, poi che i mazaresi l\u2019avevano quasi abbandonata, dopo il terremoto del 1968 (quello del Belice). &#8220;Dovrebbe vedere la citt\u00e0 vecchia, ma andarci da solo \u00e8 pericoloso&#8221; m\u2019avevano detto gli organizzatori dell\u2019incontro, che infine mi hanno affidato alla guida di Paolo.<\/p>\n<p><strong>Paolo Ayed un mediatore di sangue misto<\/strong><br \/>\nLa visita \u00e8 stata un\u2019esperienza forte, sia per la conoscenza delle singolarit\u00e0 urbanistiche di quel quartiere \u2013 caratterizzato da vicoli a fondo cieco, archi e cortili chiusi \u2013 sia per il rapporto di Paolo con i nuovi abitanti: egli parla il loro stesso dialetto arabo, li chiama per nome, per nome viene da tutti salutato: ci\u00f2 che poteva essere pericoloso diventa \u2013 grazie a lui \u2013 fruttuoso.<br \/>\nPaolo Ayed \u00e8 figlio di Mahmoud Ayed e Vincenza Angrisano. Negli anni dell\u2019Universit\u00e0 ha un\u2019esperienza di volontariato \u2013 con un gruppo di disabili \u2013 che l\u2019avvicina al cristianesimo: chiede di essere battezzato nel 2001, poco pi\u00f9 di un anno dopo viene cresimato. Un pomeriggio viene chiamato per caso a fare da guida turistica alla Kasbha e in Cattedrale. Scopre una forte passione per l\u2019arte e per la inter-cultura della citt\u00e0 di Mazara, che pi\u00f9 non l\u2019abbandona.<br \/>\nL\u2019origine tunisina gli permette un &#8220;accesso completo&#8221; alla Kasbha. Valorizza i suoi rapporti di conoscenza permettendo con una semplicit\u00e0 disarmante lo scambio e l\u2019incontro fra i turisti, alcune volte anche mazaresi!, e i tunisini-magrebini, che ormai attendono quelle visite con un atteggiamento di delicata ospitalit\u00e0.<br \/>\n&#8220;Passeggiare con Paolo alla kasbha \u2013 racconta don Vito, che fu presente anche al mio &#8220;giro&#8221; \u2013 significa essere salutati da tutti, significare &#8220;accarezzare&#8221; i bimbi tunisini, che ancora giocano lungo la strada, pu\u00f2 significare bere un th\u00e8 nei circoli tunisini e chiacchierare in italo-arabo con gli uomini, assistere alla lavorazione dei tappeti presso l\u2019unica cooperativa femminile tunisina della citt\u00e0. Paolo \u00e8 un passpartout inter-culturale&#8221;.<br \/>\nAd affiancare Paolo in questa attivit\u00e0 di pontiere tra tunisini e mazaresi c\u2019\u00e8 un volontario internazionale con esperienza in Kosovo (2001-2003), Vincenzo Bellomo, mazarese di nascita, 25 anni, oggi attivo nella Comunit\u00e0 vocazionale diocesana e nell\u2019\u00e9quipe del dialogo.<br \/>\nRientrato a Mazara dal Kossovo, lavora per l\u2019integrazione delle &#8220;seconde generazioni&#8221; degli immigrati tunisini, figli di pescatori tunisini di Mazara. Nasce cos\u00ec il centro di aggregazione giovanile <em>Voci del Meditteraneo<\/em>, che diventa un punto di riferimento per i giovani non solo immigrati \u2013 sono 150 iscritti \u2013 della citt\u00e0 e che ha come obiettivo non solo quello di garantire uno spazio ricreativo alternativo ai vicoli abbandonati del centro storico, ma anche quello di animazione culturale.<\/p>\n<p><strong>Feste per l\u2019incontro a base di cibi e musica<\/strong><br \/>\nPer valorizzare la citt\u00e0 vecchia, ma anche per mostrare il portato culturale delle famiglie immigrate che la abitano, il Centro ha gi\u00e0 organizzato due feste ben riuscite, in particolare per gli scambi culinari e musicali. &#8220;Sorprendeva \u2013 dice don Vito \u2013 vedere l\u2019impegno delle famiglie immigrate, a partire dai ragazzi, per mettere tutto in ordine dopo la festa&#8221;.<br \/>\nNel 2003 \u2013 con il progetto della Caritas Italiana <em>Itaca sud. Itinerari di sperimentazione dell\u2019integrazione di famiglie immigrate<\/em> \u2013 Vincenzo estende la sua attivit\u00e0 all\u2019intera Sicilia e alla Calabria. Ora si prepara a ripartire, con un accordo fra CEI (ufficio missionario) &#8211; Mazara (diocesi) Tunisi (diocesi) Gerusalemme (sacerdote di Verona), andr\u00e0 in Terra Santa e in Tunisia per lo studio della lingua e della cultura araba, per poter dare domani, a Mazara, un apporto competente al dialogo e all\u2019integrazione. Il 21 ottobre ricever\u00e0 dal vescovo il &#8220;mandato missionario&#8221; per questa andata in avanscoperta.<br \/>\nLe esperienze di Paolo e Vincenzo ne stanno animando altre, a raggio sempre pi\u00f9 vasto. Il 22 ottobre si terr\u00e0 la prima &#8220;festa del ciao&#8221; di Acr alla Khasba con i bimbi tunisini: &#8220;il ciao parola di dialogo interculturale e interreligioso&#8221;. Sono in programma per l\u2019autunno piccoli percorsi di amicizia e di scambio tra famiglie mazaresi e tunisine, chiamati &#8220;operazione terrazza&#8221;. E\u2019 allo studio \u2013 tra il Centro <em>Voci del Meditteraneo<\/em> e le scuole superiori di Mazara \u2013 uno spettacolo interculturale, dove la musica e l\u2019arte siano esperienze di integrazione. Si pensa \u2013 come modello \u2013 al <em>Gobbo di Notre Dame<\/em>.<\/p>\n<p><strong>Forse domani una cattedra del dialogo <\/strong><br \/>\nMa don Vito sogna la realizzazione di una <em>Cattedra del dialogo<\/em> a Mazara: &#8220;Siamo al II anno di una scuola di formazione al pluralismo interculturale e interreligioso, con collaboratori che vengono dalla Gregoriana, dall\u2019Universit\u00e0 di Palermo, dal Centro Arrupe&#8221;.<br \/>\nVito ha studiato a Roma e insegna allo studio teologico di Palermo, ma viene da Pantelleria e sa attendere che i semi crescano: &#8220;Sono nato in una piccola isola, che ti insegna la pazienza, il limite, l\u2019imprevisto. Chi viene dalla Sicilia (che per me \u00e8 gi\u00e0 quasi il continente) si arrabbia se non pu\u00f2 lasciare l\u2019isola per un improvviso temporale: adesso che faccio? e i miei impegni&#8221;?<br \/>\nTrovo in don Vito, in Paolo, in Vincenzo e nei loro amici \u2013 conosciuti troppo in fretta ma subito amati \u2013 l\u2019umilt\u00e0 di chi sperimenta la penuria e l\u2019audacia di chi guarda lontano. Ascoltandoli immagino che Mazara (pare sia la citt\u00e0 italiana con la pi\u00f9 alta presenza araba: uno su cinque) potrebbe essere domani un faro nel processo di integrazione.<br \/>\nLa mia passeggiata per la Kasbha di Mazara era avvenuto un luminoso pomeriggio dello scorso maggio, ma \u00e8 stato in agosto che ho potuto perfezionare l\u2019informazione su quanto stanno covando gli amici mazaresi ed \u00e8 stato durante un giro della Sicilia a met\u00e0 tra la vacanza e lo stage aziendale, mirato alla ricerca di segni antichi e nuovi della presenza islamica. Durante quel giro ho scoperto un segno antico che pi\u00f9 di altri mi ha emozionato, soprattutto per la sorpresa di trovarlo a Segesta, nella parte alta della zona archeologica: dico &#8220;scoperto&#8221; perch\u00e9 quel segno non c\u2019era nel 1992, l\u2019ultima volta che ero stato su quella collina. Si tratta della segnalazione, sul monte Barbaro, dei resti di una moschea e di un cimitero islamico.<\/p>\n<p><strong>Una moschea a Segesta<\/strong><strong>poco sopra il teatro greco<\/strong><br \/>\nNon credevo a quello che leggevo sul pannello in vetro e alluminio! Insomma a Segesta non abbiamo da esultare soltanto per il teatro che d\u00e0 verso il mare e per l\u2019incantevole tempio con colonne senza scanalature, ma anche per il ritrovamento, maturato lungo l\u2019ultimo decennio, di un insediamento musulmano databile al XII secolo e cio\u00e8 in piena epoca normanna, qualche decennio dopo la cacciata militare degli arabi, quando lass\u00f9 si rifugiarono i contadini decisi a resistere alla forzosa riconversione al cristianesimo, come forzosa era stata \u2013 due secoli prima \u2013 la loro conversione all\u2019Islam. Si rifugiarono in un luogo da tempo abbandonato, dopo che era stato sicano, greco, romano e bizantino. Infine i vandali l\u2019avevano devastato e dopo secoli di abbandono risorse come <em>Qual\u2019at Barbari<\/em>, <em>Calatabarbaro<\/em> in siciliano.<br \/>\nQuesto nome non aveva una chiara interpretazione fino a che gli archeologi, l\u2019altro ieri, non hanno rimesso in luce le mura perimetrali di una moschea, identificata come tale per la presenza della <em>qibl\u00e0<\/em>, cio\u00e8 la nicchia che indica la direzione della Mecca. Accanto un cimitero dove i sepolti erano posti in &#8220;posizione laterale con il volto verso la Mecca&#8221;. Com\u2019\u00e8 pensabile che una comunit\u00e0 musulmana a dominante indigena abbia la forza di costruire una moschea forse mezzo secolo dopo la cacciata degli arabi (la caduta di Noto, ultima piazzaforte, \u00e8 del 1091)?<br \/>\nSappiamo che la presenza musulmana in Sicilia cessa soltanto con Federico II (egli muore nel 1250), quando infine tutti i musulmani superstiti alla riconversione vengono trasferiti a Lucera di Puglia. Pu\u00f2 essere che su un monte desolato, alcuni &#8220;giapponesi&#8221; dell\u2019Islam abbiano trovato \u2013 magari per cent\u2019anni \u2013 un loro habitat relativamente indisturbato? I dotti ricostruttori delle stratificazioni di civilt\u00e0 messe in luce dagli archeologi dicono di s\u00ec e a me piace crederlo. Chi volesse verificare vada ai capitoli <em>La moschea<\/em> e <em>Il cimitero islamico<\/em> del volume <em>Segesta<\/em> de <em>La  Medusa<\/em> editore (Marsala 2005).<\/p>\n<p><strong>Meticciato architettonico per culture separate<\/strong><br \/>\nIo trovo avvincente quella successione, tra le pietre di Segesta, delle genti indigene, greche,  paleocristiane, arabe e normanne. Qualcosa che richiama il palinsesto di civilt\u00e0 attestato dalle colonne e dalle mura della cattedrale di Siracusa, che furono tempio di Athena e chiesa e moschea e di nuovo chiesa. Meraviglie del meticciato architettonico e urbanistico siciliano, che nella Kasbha di Mazara fa da sfondo a una vivente avventura di uomini d\u2019Africa e di Sicilia che tornano a convivere in una citt\u00e0 che gi\u00e0 abitarono in grande conflitto e paiono timorosi all\u2019incontro, ma ad esso sono chiamati.<br \/>\n<strong><br \/>\nLuigi Accattoli<\/strong><br \/>\nDa <em>Il Regno<\/em> 16\/2006<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una felice puntata a Mazara del Vallo per una conferenza e l\u2019amicizia che ne \u00e8 venuta con un giovane teologo, don Vito Impellizzeri, mi aiutano a narrare una vicenda di&#8230;<\/p>\n<div class=\"more-link-wrapper\"><a class=\"more-link\" href=\"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/collaborazione-a-riviste\/islam-tra-noi-nella-kasbha-di-mazara-sognando-una-nuova-convivenza\/\">Read More<span class=\"screen-reader-text\">Islam tra noi: nella Kasbha di Mazara sognando una nuova convivenza<\/span><\/a><\/div>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":9,"menu_order":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","template":"","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"class_list":["post-221","page","type-page","status-publish","hentry","excerpt"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/221","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=221"}],"version-history":[{"count":0,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/221\/revisions"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/9"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=221"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}