{"id":2246,"date":"2009-10-01T15:14:37","date_gmt":"2009-10-01T13:14:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=2246"},"modified":"2009-10-01T15:15:43","modified_gmt":"2009-10-01T13:15:43","slug":"don-cyrille-ruandese-scampa-al-genocidio-e-predica-il-perdono","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/cerco-fatti-di-vangelo\/3-il-perdono-degli-uccisori-dei-parenti\/c-terrorismo\/don-cyrille-ruandese-scampa-al-genocidio-e-predica-il-perdono\/","title":{"rendered":"Don Cyrille ruandese scampa al genocidio e predica il perdono"},"content":{"rendered":"<p>\u201cMi hanno arrestato, legato e torturato, come si tortura un uomo condannato a morte. Poi, insieme ad altri, mi hanno portato su una collina per fucilarmi. Era l\u2019aprile del 1994 e avevo solo 25 anni. Ero al secondo anno di teologia, nel seminario di Byumba, in Rwanda.<br \/>\n\u201cLa mia colpa era di appartenere all\u2019etnia Hutu e la mia condanna a morte veniva dal fatto che ero incappato in un gruppo di Tutsi. Era in corso quello che \u00e8 stato chiamato \u2018genocidio del Rwanda\u2019, che \u00e8 stata una tragedia \u2013 se possibile \u2013 ancora pi\u00f9 spaventosa di come l\u2019avete capita voi in Europa: o meglio, pi\u00f9 complessa di come vi \u00e8 stata presentata.<br \/>\n\u201cSi \u00e8 trattato insieme di una guerra tribale e di una guerra civile, ci sono stati morti sia tra gli Hutu, sia tra i Tutsi. Hutu e Tutsi facevano parte insieme delle truppe in rivolta e di quelle che reprimevano la rivolta. Voglio dire che non \u00e8 stato solo un fatto di sangue tra due etnie, ma una lotta di potere che ha sfruttato anche la rivalit\u00e0 tra i due popoli, che \u00e8 antica di secoli.<br \/>\n\u201cIo sono stato preso durante le vacanze di Pasqua, mentre rientravo al seminario dal campo profughi dov\u2019ero andato a incontrare la mia famiglia.<br \/>\n\u201cIn due mi portano all\u2019esecuzione su un piccolo rialzo del terreno, davanti a una fossa coperta da rami d\u2019albero, dove gi\u00e0 erano ammassati altri che erano stati fucilati. Li imploro: potete lasciarmi dire l\u2019ultima preghiera sotto questo cielo? Dicevo cos\u00ec mentre caricavano le armi.<br \/>\n\u201cIn ginocchio, nudo davanti al mitra, ho pregato il Signore. Gli ho chiesto di perdonarmi e di accogliermi nel suo Regno. Ho pianto. Le mie non erano solo lacrime di paura: sarei morto prima di diventare sacerdote.<br \/>\n\u201cHanno sparato. Sono stato colpito al collo e alla schiena. Invece di cadere in avanti, dentro la fossa con gli altri uccisi, sono caduto all\u2019indietro e sono rotolato gi\u00f9 per il pendio e mi sono ritrovato dentro un ruscello: ero vivo, perdevo sangue e avevo ancora le mani legate.<br \/>\n\u201cPensavo di poter camminare solo per pochi metri, invece ho continuato per tre ore, lungo la strada ho trovato un ragazzo che mi ha slegato le mani e infine ho raggiunto il seminario, situato in una localit\u00e0 che si chiama Rwesero.<br \/>\n\u201cQui mi aspettava un secondo incontro con la morte, questa volta la morte degli altri: i professori, le suore, i miei compagni, tutti erano stati uccisi. Pi\u00f9 di venti corpi sparsi qua e l\u00e0. Tra loro ci sarei stato anch\u2019io se non fossi stato arrestato e \u2018fucilato\u2019 altrove! In quel momento ho capito d\u2019essere scampato non a una ma a due stragi.<br \/>\n\u201cUn sacerdote che era venuto a cercare le ostie consacrate e i libri mi ha trovato l\u00ec, tutto insanguinato e mi ha salvato. Mi ha caricato sulla sua macchina, coprendomi con dei cartoni perch\u00e9 i militari, che lo avevano visto guidare da solo all\u2019andata, non mi scoprissero e non ci uccidessero tutti e due.<br \/>\n\u201cMa tutto and\u00f2 liscio fino all\u2019ospedale dei barnabiti, dove sono stato curato. L\u00ec ho anche conosciuto Nonna Amelia, un\u2019anziana missionaria veronese che stava portando fuori dal Rwanda una decina di bimbi orfani. Mi prese con s\u00e9 in quella fuga per la vita verso l\u2019Uganda.<br \/>\n\u201cSull\u2019aereo della Croce Rossa che partiva per l\u2019Italia c\u2019erano ancora quattro posti liberi e vi salimmo io e altri tre seminaristi che avevano aiutato Nonna Amelia a portare in salvo quegli orfani. Sono atterrato a Bergamo il 27 aprile del 1994.<br \/>\n\u201cNuovo paese e nuova vita, ma il sogno era sempre quello: diventare sacerdote. Passo per il PIME di Milano e poi finisco all\u2019Universit\u00e0 Urbaniana di Roma e \u2013 attraverso il rettore \u2013 entro in contatto con don Guido Todeschini, direttore di <em>Telepace<\/em>, al quale racconto tutta la mia storia, chiedendogli se era possibile aiutarmi economicamente per continuare gli studi. <em>Telepace<\/em> \u00e8 un\u2019emittente televisiva nata a Verona e che ora trasmette in tutta Italia e anche fuori. E\u2019 caratterizzata dal non avere pubblicit\u00e0 e dall\u2019essere sostenuta da quelli che la guardano e partecipano alle iniziative di carit\u00e0 che il direttore propone nelle trasmissioni di dialogo con gli spettatori.<br \/>\n\u201cDon Guido mi offre una borsa di studio sostenuta dai benefattori di <em>Telepace<\/em>. Arrivo a prendere la licenza all\u2019Istituto biblico.<br \/>\n\u201cLe sventure della mia famiglia non erano terminate. La guerra civile e tribale ha avuto lunghe code nel mio paese e due anni pi\u00f9 tardi dodici miei parenti sono stati massacrati, nel luogo dove si erano rifugiati.<br \/>\n\u201cAlla mia ordinazione nel duomo di Verona, il 26 giugno del 1999, era presente l\u2019unico fratello che mi era rimasto, scampato come me dalle stragi che avevano devastato il mio paese. Era rimasto nascosto per non farsi ammazzare e per un anno mi aveva scritto firmandosi con il nome di un amico.<br \/>\n\u201cE\u2019 stato da quelle lettere che ho saputo che cosa era successo alla mia famiglia. Quando ho scoperto che si trattava di mio fratello ho fatto in modo che mi potesse raggiungere in Italia.<br \/>\n\u201cPer la mia ordinazione ho scelto come motto un versetto del <em>Salmo<\/em> 121: <em>Chieder\u00f2 per te il bene<\/em>. L\u2019ho scelto pensando a quanti mi avevano voluto bene ma anche a quel fratello che su quella collina mi aveva sparato, forse per uccidermi, o \u2013chiss\u00e0 \u2013 mirando male per lasciarmi vivo.<br \/>\n\u201cDurante il rito dell\u2019ordinazione ho raccontato la storia della mia salvezza e ho fatto piangere tutta la gente che era in cattedrale, compreso il vescovo Flavio Roberto Carraro e anche quelli che seguivano per televisione. E pensare che io per quei fatti non avevo mai pianto.<br \/>\n\u201cQuelli che hanno ucciso i miei parenti e volevano, o credevano di aver ucciso anche me, io li voglio aspettare nel perdono e li voglio incontrare un giorno nel Signore. Questo \u00e8 il mio modo di ricordare quell\u2019anno terribile per il mio popolo, quando in un centinaio di giorni morirono forse un milione di persone\u201d.<\/p>\n<p><strong>Luigi Accattoli <\/strong><br \/>\nda <em>La voce di Padre Pio<\/em> marzo 2006<\/p>\n<p><strong>nota<\/strong><br \/>\n<em>Ho conosciuto don Cyrille Niyonzima da una trasmissione di <\/em>Telepace<em>, ho avuto il suo numero di telefono da don Guido Todeschini e per telefono l\u2019ho intervistato. Egli oggi fa il prete presso una parrocchia del viterbese. Amerebbe tornare in Rwanda, ma per ragioni di sicurezza \u00e8 costretto a restarne lontano. Sempre per ragioni di sicurezza non ha potuto fornire foto da pubblicare con questo articolo<\/em>. (<em>L. Acc.<\/em>)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cMi hanno arrestato, legato e torturato, come si tortura un uomo condannato a morte. Poi, insieme ad altri, mi hanno portato su una collina per fucilarmi. 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