{"id":2309,"date":"2009-10-06T11:10:49","date_gmt":"2009-10-06T09:10:49","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=2309"},"modified":"2010-11-21T21:58:10","modified_gmt":"2010-11-21T21:58:10","slug":"il-cristiano-afferma-la-sua-identita%e2%80%99-nel-dialogo-con-la-comunita%e2%80%99-degli-uomini","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/conferenze-e-dibattiti-2\/il-cristiano-afferma-la-sua-identita%e2%80%99-nel-dialogo-con-la-comunita%e2%80%99-degli-uomini\/","title":{"rendered":"IL CRISTIANO AFFERMA LA SUA IDENTITA\u2019 NEL DIALOGO CON LA COMUNITA\u2019 DEGLI UOMINI"},"content":{"rendered":"<p><strong>Relazione di Luigi Accattoli<br \/>\nal Convegno nazionale- Assemblea generale<br \/>\ndelle Comunit\u00e0 di vita cristiana sul tema<br \/>\nLAICI IN DIALOGO. L\u2019ORIGINALITA\u2019 CRISTIANA<\/strong><\/p>\n<p><strong>Frascati domenica 29 aprile 2007<\/strong><\/p>\n<p><em>Parte prima<\/em><\/p>\n<p>La mia opzione \u2013 come appare dal titolo che ho dato alla relazione \u2013 \u00e8 per una identit\u00e0 dialogante. Come a individuare una via di mezzo tra chi \u2013 poniamo &#8211; dialoghi senza cura dell\u2019identit\u00e0 e chi si mostri geloso dell\u2019identit\u00e0 ma trascuri il dialogo.<br \/>\nGi\u00e0 con la scelta di questo linguaggio uno mostra di ispirarsi al Concilio Vaticano II e a Paolo VI, al dialogo con tutta l\u2019umanit\u00e0 di Giovanni Paolo II, ma anche a Benedetto XVI che da cardinale dialogava con Habermas, Adornato, Pera, Flores d\u2019Arcais e da papa ha ricevuto Hans Kueng e Oriana Fallaci.<br \/>\nMa chiarisco subito che io intendo riferirmi \u2013 come a fonte \u2013 anche al cardinale Camillo Ruini, che una volta \u2013 era il 2 dicembre del 2005 e palava al <em>VII Forum del Progetto culturale della Chiesa italiana<\/em> \u2013 avanz\u00f2 una \u201cproposta\u201d sdrammatizzante alla controparte \u201claica\u201d in merito alla polemica sugli interventi della Chiesa nella vita pubblica, proposta che potremmo definire come \u201cdialogo e competizione nella reciproca accettazione democratica\u201d: \u201c<em>Affidarsi al libero confronto delle idee, rispettandone gli esiti democratici pure quando non possiamo condividerli. I fautori del relativismo<\/em> <em>continueranno a pensare che in certi casi siano stati violati i \u2018diritti di libert\u00e0\u2019, mentre i sostenitori di un approccio collegato all\u2019essere dell\u2019uomo continueranno a ritenere che in altri casi siano stati violati diritti fondati sulla natura, ma non vi sar\u00e0 motivo di accusarsi reciprocamente di oltranzismo antidemocratico<\/em>\u201d.<br \/>\nIn coda a questa premessa, per fissare in un\u2019immagine quanto detto fino a qui, citer\u00f2 il solo titolo di un volume su Benedetto Calati appena pubblicato dalla EDB, scritto da Grazia Paris, che \u00e8 intitolato \u201c<em>Uomo di Dio \/ amico degli uomini<\/em>\u201d. Ecco, quello sarebbe il mio ideale.<br \/>\nTratter\u00f2 il tema narrativamente, riferendo della mia esperienza di cristiano che lavora da pi\u00f9 di trent\u2019anni nei giornali laici. Per questa via prover\u00f2 a precisare la mia posizione. Dedicher\u00f2 poi il secondo momento della conversazione alle questioni di attualit\u00e0: applicher\u00f2 cio\u00e8 la mia regola di comportamento all\u2019attuale dibattito italiano sulla laicit\u00e0, sulla presunta interferenza della Chiesa nella lotta politica e sulla responsabilit\u00e0 dei politici cattolici.<br \/>\nParto da una battuta del padre Livio di <em>Radio Maria<\/em>: \u201cQuando sfoglio al mattino la <em>Repubblica<\/em> e il <em>Corriere della Sera<\/em> a ogni pagina che giro sento il sibilo del serpente\u201d. Eppure io in quei due giornali ho vissuto e vivo la mia intera attivit\u00e0 professionale. Si direbbe dunque che il padre Livio sia per l\u2019identit\u00e0 mentre io sarei per il dialogo.<br \/>\nAltro spunto descrittivo. Pippo Corigliano, il portavoce dell\u2019Opus Dei in Italia, quand\u2019eravamo ambedue giovani mi chiedeva \u201cSpiegami come fa un cristiano a lavorare alla <em>Repubblica<\/em>\u201d. Ed ecco Joaquin Navarro-Valls, anche lui dell\u2019Opus Dei, che oggi collabora alla <em>Repubblica<\/em> e mi dice: \u201cSo bene che vi sono amici che vorrebbero che i cristiani stessero inquadrati tutti in un posto e vestiti possibilmente tutti allo stesso modo\u201d.<br \/>\nAssegneremo dunque Pippo Corigliano alla squadra dell\u2019identit\u00e0 e Navarro-Valls a quella del dialogo? Dobbiamo stare noi cristiani tutti da una parte, o dobbiamo mescolarci come lievito alla pasta? Dobbiamo difendere a ogni costo il crocifisso nei luoghi pubblici, muovere ogni possibile opposizione all\u2019Islam, fare quadrato contro le coppie di fatto; o dovremmo andare incontro e venire a patti, cercare la convivenza e la collaborazione con ogni diverso?<br \/>\nVorrei sparigliare i giochi proponendo \u2013 sulla base della mia esperienza \u2013 un atteggiamento che sia insieme libero e fedele, geloso dell\u2019identit\u00e0 e dei simboli, ma insieme disponibile ad abitare ogni ambiente e a convivere con ogni interlocutore.<br \/>\nFaccio subito un esempio di questo sparigliamento: il cristiano dovr\u00e0 allearsi con i teocon \u2013 tipo Oriana Fallaci, o Giuliano Ferrara, o Marcello Pera \u2013 che difendono l\u2019identit\u00e0 cristiana senza essere cristiani, o devono rifuggirli e cercare magari un\u2019alleanza pragmatica con chi rifiuta le radici cristiane ma compie opzioni sociali naturaliter cristiane, come i sindacati dei lavoratori o il movimento per la pace?<br \/>\nIo dico che possiamo stare con gli uni e con gli altri! Possiamo allearci con i teocon per difendere il crocifisso e con i pacifisti per predicare la pace. Ma in nessun caso \u2013 io credo \u2013 dovrebbe esserci lecito il nascondimento, a meno che non ci veniamo a trovare in una situazione di persecuzione.<br \/>\nOggi in Italia si parla abusivamente di persecuzione dei cristiani. Magari sar\u00e0 dileggio, ma non \u00e8 persecuzione. La tentazione del nascondimento la vedo invece crescente, lungo i decenni della mia esperienza professionale, tant\u2019\u00e8 che negli ultimi anni ho deciso \u2013 come risposta mia personale alla disputa sul crocifisso nei luoghi pubblici \u2013 di appendere un crocifisso alla parete dietro la mia scrivania al <em>Corriere della Sera<\/em>.<br \/>\nIo sono per la presenza del crocifisso tutte le volte che essa \u00e8 convintamente richiesta dalla maggioranza dei viventi in quel luogo. Sono contrario a che siano i cristiani stessi a farsi promotori della rimozione. Sono per l\u2019appello alla regola della maggioranza nelle decisioni in materia. Vorrei che i singoli cristiani si impegnassero nell\u2019opera di convincimento di colleghi e amici quando si deve prendere quella decisione.<br \/>\nIl modello per l\u2019atteggiamento fedele e libero che sto proponendo io lo vedo in Giovanni Paolo II: egli ebbe a lodare pubblicamente il movimento per la pace e a felicitarsi con i non credenti che si univano alle giornate di \u201cdigiuno e di preghiera\u201d che indiceva a tale scopo; allo stesso modo era un tenace avvocato delle organizzazioni sindacali e spronava \u2013 per esempio \u2013 i sindacati italiani, che trovava troppo moderati, a battersi per la piena occupazione; dunque non aveva alcuna difficolt\u00e0 a imparentare la sua azione a quella dei liberals e della sinistra; ma contemporaneamente svolgeva una predicazione altrettanto tenace sui temi \u201ceticamente sensibili\u201d e si mostrava riconoscente a chi faceva valere sul piano politico quelle preoccupazioni. Non ebbe remore a lodare il presidente Bush per le posizioni sull\u2019aborto, dopo averlo tanto criticato per quelle sulla guerra. Si appoggiava alla politica francese per il Medio Oriente, ma era severissimo riguardo alla posizione del presidente Chirac contraria all\u2019inserimento della menzione delle \u201cradici cristiane\u201d nella costituzione europea.<br \/>\nTermino la prima parte della mia parlata con l\u2019immagine di Giovanni Paolo II appoggiato al bastone che fa visita al nostro Parlamento riunito in seduta comune a Montecitorio il 14 novembre 2002: egli parla di pace, giustizia e gesto di clemenza nelle carceri e gli batte le mani la sinistra; poi parla di vita, famiglia, libert\u00e0 educativa e gli applausi vengono dalla destra. Ebbene \u00e8 fedele e libero e spariglia i giochi chi le mani le batte sempre.<\/p>\n<p><em>Parte seconda<\/em><\/p>\n<p>Ad apertura della seconda parte della mia relazione vorrei richiamare alcuni testi del Vaticano II che contengono indicazioni illuminanti per la nostra materia. Il primo riguarda la legittimit\u00e0 del pluralismo politico dei credenti, che non solo \u00e8 di fatto realizzato nella vita delle comunit\u00e0 cattoliche e di fatto normalmente accettato dalle autorit\u00e0 della Chiesa, ma \u00e8 anche formalmente affermato nei documenti conciliari.<br \/>\nLeggiamo per esempio al paragrafo 75 della <em>Gaudium et Spes<\/em>: \u201c<em>In ci\u00f2 che concerne l\u2019organizzazione delle cose terrene, i cristiani devono ammettere la legittima molteplicit\u00e0 e diversit\u00e0 delle opzioni temporali e rispettare i cittadini che, anche in gruppo, difendono in maniera onesta il loro punto di vista<\/em>\u201d.<br \/>\nMa insieme al legittimo pluralismo, il Concilio afferma anche il diritto della Chiesa a proporre il proprio insegnamento. Ecco un brano del paragrafo 76 della stessa <em>Gaudium et Spes<\/em> che potrebbe essere usato per respingere l\u2019accusa di interferenza in politica che oggi viene mossa ai nostri vescovi o allo stesso Benedetto XVI: \u201c<em>Sempre e dovunque, e con vera libert\u00e0, \u00e8 diritto della Chiesa predicare la fede e insegnare la propria dottrina sociale, esercitare senza ostacoli la propria missione tra gli uomini e dare il proprio giudizio morale, anche su cose che riguardano l\u2019ordine politico, quando ci\u00f2 sia richiesto dai diritti fondamentali della persona e dalla salvezza delle anime<\/em>\u201d.<br \/>\nIn un altro paragrafo della <em>Lumen Gentium<\/em>, il 36, troviamo affermato un diritto dei laici impegnati in politica che \u00e8 ora di bruciante attualit\u00e0, nel mezzo della disputa su <em>Dico<\/em> e famiglia che tanto ci occupa in questi mesi, e si tratta del diritto dei politici cattolici a esercitare la loro specifica responsabilit\u00e0 in base al principio dell\u2019autonomia delle realt\u00e0 terrene: \u201c<em>Come infatti si deve riconoscere che la citt\u00e0 terrena, legittimamente dedicata alle cure secolari, \u00e8 retta da propri principi, cos\u00ec a ragione \u00e8 rigettata l\u2019infausta dottrina che pretende di costruire la societ\u00e0 senza alcuna considerazione per la religione e impugna ed elimina la libert\u00e0 religiosa dei cittadini<\/em>\u201d.<br \/>\nAutonomia dunque senza negazione del momento religioso e del suo apporto alla convivenza civile. Appare ben chiaro come il magistero conciliare ci inviti alla difesa dell\u2019autonomia della politica senza farne una realt\u00e0 a s\u00e9, incomunicabile e nemica rispetto alla vocazione religiosa dell\u2019uomo. Un altro brano dello stesso paragrafo ci aiuta a guardare con serenit\u00e0 ai rapporti interni alla comunit\u00e0 cattolica dove pure va difesa la responsabile autonomia dei politici: \u201c<em>I pastori considerino attentamente e con paterno affetto in Cristo le iniziative, le richieste e i desideri proposti dai laici e, infine, rispettino e riconoscano quella giusta libert\u00e0 che a tutti compete nella citt\u00e0 terrestre<\/em>\u201d.<br \/>\nVenendo ora all\u2019applicazione di questi principi all\u2019attuale dibattito italiano su fede e politica dir\u00f2 qualcosa del referendum sulla fecondazione assistita, che si tenne nella primavera del 2005 e poi qualcosa anche sulla tempesta di queste settimane riguardante il disegno di legge sulle convivenze, denominato <em>Dico<\/em>.<br \/>\nAl referendum sulla legge 40 ho scelto il \u201cnon voto\u201d. La mia scelta \u00e8 venuta dunque a coincidere con l\u2019indicazione dell\u2019episcopato che era motivata da un\u2019intenzione di prudenza su una frontiera difficile: la legge 40 non \u00e8 \u201cnostra\u201d ed ha aspetti che non condividiamo, ma essa ha posto un freno all\u2019arbitrario \u201cfai da te\u201d ed appena entrata in vigore, \u00e8 bene dunque attendere che sia messa alla prova prima di valutare un\u2019eventuale sua revisione in qualsiasi direzione.<br \/>\nHo scelto come voleva l\u2019episcopato ma avrei preferito che non ci fosse un\u2019indicazione magisteriale che arrivava a indicare addirittura lo strumento tecnico per l\u2019affermazione di una scelta \u201cpolitica\u201d. Allora come oggi all\u2019episcopato io chiedo il richiamo ai principi, l\u2019indicazione valoriale Richiamo e indicazione certamente concreti, ma restando sul piano dei valori, senza scendere su quello politico e tecnico. Per intenderci: va difesa la vita e al momento ci\u00f2 comporta che si difenda questa legge, o meglio la linea di compromesso su cui ci si \u00e8 attestati con la sua approvazione. Se poi ci\u00f2 si debba fare con un ritocco in Parlamento, o andando al referendum, scegliendo in esso il \u201cnon voto\u201d o votando \u201cno\u201d, ecco tutto questo dovrebbe essere lasciato alla responsabile autonomia dei cattolici impegnati in politica e degli elettori cattolici.<br \/>\nLo stesso mi sento di affermare oggi sui <em>Dico<\/em>. \u201c<em>Difendo Rosy Bindi ma non difendo i Dico\u201d <\/em><em>ho scritto all\u2019inizio di questo mese nel mio blog, scatenando un gran dibattito tra i visitatori. Difendo cio\u00e8 la sua responsabilit\u00e0 di ministro di valutare laicamente e autonomamente le esigenze del bene comune, secondo una conoscenza delle questioni e una percezione delle opportunit\u00e0 politiche che solo lei pu\u00f2 avere, ma rivendico insieme la mia responsabilit\u00e0 di giornalista e di padre di famiglia nei confronti della spinosa e grave materia delle convivenze.<\/em><br \/>\nMi era piaciuta l\u2019idea formulata nel programma dell\u2019Unione di riconoscere i diritti dei conviventi senza creare l\u2019istituto delle convivenze. Ma poi si \u00e8 andati a un disegno di legge del Governo che forse di fatto quelle convivenze le riconosce: era necessario questo passo? Magari un parlamentare dell\u2019Ulivo dir\u00e0 che era \u201cpoliticamente\u201d necessario e io rispetto questa opinione, in forza della responsabilit\u00e0 propria del politico che si esercita nella mediazione. Ma io non sono un politico e da giornalista dico che in tale delicatissima materia sarebbe stato preferibile \u2013 direi anzi obbligante \u2013 che si cercasse una pi\u00f9 larga convergenza. Il presidente Romano Prodi oggi afferma che in materia di legge elettorale una maggioranza non pu\u00f2 fare e disfare senza tener conto dell\u2019opposizione e allora io dico: il destino della famiglia e dei conviventi non \u00e8 altrettanto importante?<br \/>\nMagari poteva risultare che anche andando a una larga intesa si arrivasse a formulare una legge che \u201ccomunque\u201d un vescovo \u2013 come ogni cittadino timoroso dell\u2019indebolimento della famiglia \u2013 avrebbe giudicato \u201cinaccettabile e pericolosa\u201d, ma almeno in qual caso sarebbe risultato lampante lo stato di necessit\u00e0 politica in cui quella soluzione era stata adottata. Ora invece si pu\u00f2 dire che ogni tentativo per trovare un\u2019alternativa sia stato fatto? Io credo di no, non essendo stata esperita la via dell\u2019intesa con l\u2019opposizione. Una via che a mio parere si pu\u00f2 e si deve ancora tentare nella Commissione Giustizia del Senato, dove si stanno discutendo le dieci proposte giacenti e in ogni sede.<br \/>\nLa mia conclusione \u00e8 un invito a una lettura positiva e sapienziale della situazione ecclesial-politica che stiamo vivendo. Il passaggio dall\u2019unit\u00e0 politica dei cattolici nella Dc all\u2019attuale pluralismo conclamato \u00e8 recente \u2013 appena un tredici-quattordici anni \u2013 ed \u00e8 avvenuto, mi pare, senza grandi traumi e senza che nessuno si sia arrogato la pretesa di una rappresentanza globale dei cattolici. Anche da parte dei pastori vi \u00e8 stata saggezza e nessuno di loro mette in discussione la legittimit\u00e0 della presenza cattolica in ambedue gli schieramenti.<br \/>\nOccorre crescere in questa esperienza, acquisendo una sempre maggiore capacit\u00e0 di penetrazione a mo\u2019 di lievito negli schieramenti in cui si opera e \u2013 via via \u2013 una migliore attitudine al confronto sulle scelte politiche all\u2019interno alla comunit\u00e0 ecclesiale.<br \/>\nI papi \u2013 da Paolo VI a oggi \u2013 ci esortano a realizzare una migliore e maggiore presenza cristiana sulla scena pubblica, anche politica. Di volta in volta gli interpreti e gli esecutori di tale richiamo propongono aggiustamenti e formule che ci possono piacere o anche dispiacere, ma la linea \u00e8 coerente e chiara, da Benelli e Bartoletti a Ballestrero e Caporello, a Poletti e Ruini, a Bertone e Bagnasco.<br \/>\nUn giorno la distinzione dei ruoli tra pastori e laici impegnati in politica sar\u00e0 pi\u00f9 chiara. Possiamo affrettarne la chiarificazione assumendo senza timidezze e per intero la nostra responsabilit\u00e0 laicale e aiutando \u2013 se necessario \u2013 la Gerarchia a fare un passo indietro rispetto all\u2019attuale frequente pronunciamento. Ci\u00f2 sar\u00e0 possibile quando il passo indietro non vorr\u00e0 dire latitanza, ma spazio al protagonismo laicale.<\/p>\n<p><strong>Luigi Accattoli<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Relazione di Luigi Accattoli al Convegno nazionale- Assemblea generale delle Comunit\u00e0 di vita cristiana sul tema LAICI IN DIALOGO. 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