{"id":23525,"date":"2019-10-10T20:34:42","date_gmt":"2019-10-10T18:34:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=23525"},"modified":"2019-10-10T20:34:42","modified_gmt":"2019-10-10T18:34:42","slug":"introduzione-al-volumetto-2019-del-premio-castelli","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/conferenze-e-dibattiti-2\/introduzione-al-volumetto-2019-del-premio-castelli\/","title":{"rendered":"Introduzione al volumetto 2019 del Premio Castelli"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p>I partecipanti a questa edizione del Premio Castelli, dodicesima della serie, sono stati 101: uno sguardo alle edizioni recenti ci segnala che sono meno numerosi rispetto ai 196 del 2017, ai 166 del 2016, ai 123 del 2018, ai 116 del 2015. Tuttavia la qualit\u00e0 dei testi \u00e8 apparsa buona ai membri della Giuria e pu\u00f2 essere che la formulazione del tema, impegnativa e tendente al teorico, \u201cRiconoscere l\u2019umanit\u00e0 in s\u00e9 e negli altri per una nuova convivenza\u201d, abbia intimorito una fascia di potenziali partecipanti.<\/p>\n<p>Il riconoscimento d\u2019umanit\u00e0 talora sorprende, affiorando nelle situazioni anche meno propizie, come potrebbe sembrare quella del carcere; e pu\u00f2 capitare che sia proprio la prova del carcere a favorire quel riconoscimento: l\u2019attestano molti tra i lavori che abbiamo ricevuto per questa edizione del premio.<\/p>\n<p>Il testo che ha vinto il secondo premio argomenta cos\u00ec la riscoperta dei \u201crapporti di buon vicinato\u201d quando due detenuti si incontrano davvero \u201crompendo il muro della finzione\u201d: \u201cLa condizione obbligata del carcere fa fare passi molto veloci sulla via della reciproca conoscenza e dell&#8217;intesa. La costrizione non \u00e8 pi\u00f9 un limite, ma una via per scoprire le cose come stanno, le emozioni profonde, la verit\u00e0. Star sulla stessa barca diventa molto pi\u00f9 che un modo di dire e la condivisione cresce esponenzialmente\u201d.<\/p>\n<p>Vari tra i testi che sono entrati nei dieci \u201csegnalati\u201d e qui pubblicati indicano l\u2019aiuto al recupero d\u2019umanit\u00e0 che \u00e8 venuto ai loro autori dall\u2019esempio ricevuto dai volontari. Cio\u00e8 da un\u2019umanit\u00e0 che \u201csi avvicina a quanti hanno sbagliato dandogli un\u2019altra possibilit\u00e0\u201d. E in tale avvicinamento c\u2019\u00e8 spesso il seme di una futura fratellanza: \u201cperch\u00e9 l&#8217;Umanit\u00e0 \u00e8 qualcosa che ognuno riconosce, senza dubbi, quando la scopre negli occhi dell\u2019altro e ne rimane contaminato\u201d, conclude il lavoro intitolato \u201cEroi\u201d.<\/p>\n<p>Il riferimento agli occhi come specchio d\u2019umanit\u00e0 lo troviamo anche in \u201cMisero et cordis\u201d, un altro dei dieci testi segnalati: \u201cPian piano, troviamo negli occhi del compagno la nostra stessa solitudine, la nostra stessa sofferenza. E, dai meandri della mente, riaffiora la misericordia: mai, come in queste situazioni, ci riconosciamo l\u2019un l\u2019altro: questo \u00e8 il mio prossimo\u201d.<\/p>\n<p>Un terzo tra i lavori segnalati, intitolato \u201cUmanit\u00e0\u201d, individua l\u2019aiuto che pu\u00f2 venire dal carcere nella caduta forzata che in esso si realizza di ogni distinzione sociale, accompagnata dalla scoperta che \u201ctutti siamo uguali in questo mondo\u201d: \u201cIl carcere ti fa riavvolgere il nastro dei tuoi giorni ed oltre a farti lavorare su te stesso, ti fa rispolverare un senso di umanit\u00e0 che non ricordavi pi\u00f9. L&#8217;umanit\u00e0 diventa il sentimento di fratellanza che unisce etnie diverse, religioni diverse, caratteri diversi senza nessun pregiudizio, che probabilmente avresti avuto in libert\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>Molti dei lavori pervenuti segnalano l\u2019apparente paradosso che \u201cproprio qui, in questo luogo considerato senza vita\u201d avvengano scoperte dell\u2019umano che mai si erano profilate negli anni di libert\u00e0. In particolare \u2013 dice uno \u2013 la scoperta che \u201cl\u2019umanit\u00e0 \u00e8 la dimora di tutti\u201d. Nel carcere \u2013 osserva un altro \u2013 \u201cvedi realt\u00e0 che fuori non avevi mai visto\u201d e quella vista ti chiama a un ampliamento inaspettato del riconoscimento d\u2019umanit\u00e0.<\/p>\n<p>Qualcuno osserva che un aiuto in tale direzione pu\u00f2 venire dalla caduta dell\u2019orgoglio e della tendenza a giudicare, caduta che pu\u00f2 essere favorita dall\u2019esperienza del carcere. O dall\u2019avvertenza di un soccorso ricevuto nel bisogno \u2013 da una guardia, da un compagno, da un educatore \u2013 che diviene molla a soccorrere altri bisognosi.<\/p>\n<p>Due tra i concorrenti segnalano come le tante privazioni del carcere possano insegnare a \u201cguardare il mondo con gli occhi di un bambino\u201d, cio\u00e8 con l\u2019atteggiamento di chi ha \u201cbisogno degli altri\u201d: una condizione di povert\u00e0 e debolezza che facilita la reciproca accettazione e dunque la ricerca d\u2019una nuova convivenza.<\/p>\n<p>Colpisce nei lavori di questa edizione la comparsa insistita di un tema che mai avevamo riscontrato gli altri anni: la segnalazione dei rischi che possono venire dai social e \u2013 pi\u00f9 in generale \u2013 dalla comunicazione digitale. Sono tredici i concorrenti che svolgono questo richiamo. Uno di essi ha ottenuto il secondo premio e un altro \u00e8 tra i segnalati.<\/p>\n<p>Il testo che ha avuto il secondo premio, \u201cRiscoprire i rapporti di buon vicinato\u201d, svolge un sottile paragone tra le identit\u00e0 fittizie indotte dai social e quelle favorite dalla reclusione. Osserva che in carcere spesso \u201cl\u2019umanit\u00e0 che ciascuno porta in s\u00e9 si occulta dietro clich\u00e9 comportamentali\u201d e argomenta che \u201cforse proprio questo specifico aspetto ha significative somiglianze con il \u2018fuori\u2019; in carcere non c&#8217;\u00e8 Internet per nascondere la propria identit\u00e0 fino al punto da crearne una del tutto fittizia, ma lo si fa ugualmente, generando formalismi vuoti\u201d.<\/p>\n<p>Il testo \u201cIl regalo di un sorriso\u201d, che \u00e8 tra i segnalati, vede nei social il volano del livellamento universale delle individualit\u00e0: \u201cOggi ogni aspetto della vita sociale \u00e8 gestito da connessioni alla \u2018rete\u2019, e pi\u00f9 queste sono veloci, pi\u00f9 ci sentiamo in grado di affrontare nuove sfide e varcare nuovi orizzonti. Le parole sono sostituite da messaggi e foto e, tramite queste, ci auto-sponsorizziamo con il prossimo [\u2026]. Tutti sono simili a tutti. Tutti sanno tutto di tutti\u201d.<\/p>\n<p>Generalmente il lamento dei nostri concorrenti verso il digitale \u00e8 generico, pi\u00f9 o meno rispondente a quello che ascoltiamo ogni giorno nello scompartimento di un treno. C\u2019\u00e8 chi attribuisce al \u201ccontinuo bombardamento di messaggi\u201d la \u201cspinta a non prestare ascolto agli altri\u201d. Un altro afferma che l\u2019uso dei social produce un calo delle relazioni. Un terzo dice con altre parole lo stesso concetto: \u201cLa tecnologia della comunicazione allontana le persone le une dalle altre\u201d. Un quarto azzarda che \u201cle reti sociali controllano negativamente la nostra vita\u201d.<\/p>\n<p>Com\u2019\u00e8 generica la denuncia, generici sono anche i rimedi al cattivo influsso del digitale. Uno dei concorrenti invita a diffidare dai social che \u201cdovrebbero accorciare le distanze ma in realt\u00e0 ci rendono sempre pi\u00f9 distanti gli uni dagli altri\u201d. Un altro segnala l\u2019urgenza di \u201crichiamare chi si isola troppo nella Rete\u201d e di \u201cricordargli che i veri rapporti sono quelli personali, fatti di sguardi, di strette di mano, di emozioni e sensazioni, di relazioni che nascono tra esseri viventi e non solo dietro una tastiera\u201d. Un terzo d\u00e0 ai giovani il rassegnato consiglio di lasciare il cellulare e di \u201cscrivere una bella lettera\u201d, o di \u201candare di persona a trovare colui a cui si vuole dire qualcosa, mettendoci la faccia\u201d.<\/p>\n<p>Ma abbiamo letto, nei lavori in concorso, anche osservazioni puntuali riferite al proprio vissuto. Uno dei concorrenti indica tra le cause della propria devianza \u201cle relazioni telematiche che non si svolgevano quasi mai a quattr\u2019occhi\u201d. Un altro \u00e8 tentato di dare tutte le colpe allo smartphone e giura che mai pi\u00f9 \u201csprecher\u00e0 un solo istante a far divorare le sue sensazioni da quel diabolico congegno\u201d. Un terzo osserva che \u201conline e sui social appare pi\u00f9 evidente il fenomeno, che c\u2019\u00e8 sempre stato, di chi prende coraggio e spavaldit\u00e0 a insultare quand\u2019\u00e8 sicuro di non essere visto\u201d.<\/p>\n<p>Un concorrente descrive con efficacia la difficolt\u00e0 che le \u201camicizie\u201d della Rete incidano sulla vita reale: \u201cLa quasi totalit\u00e0 delle persone utilizzano un like per condividere un bisogno o una richiesta di aiuto, mentre solo una sparuta minoranza ha l\u2019umilt\u00e0 di trasformare quel like in un gesto di vera solidariet\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>Colpisce questa attenzione al digitale da parte dell\u2019umanit\u00e0 delle carceri che \u00e8 generalmente impedita dall\u2019usarlo. In qualche caso si avverte dietro ai fuggevoli accenni un\u2019esperienza recente, maturata da chi \u00e8 in carcere da poco tempo. Ed \u00e8 il caso di uno dei concorrenti che racconta come gli sia stato necessario \u201coltre un mese dall\u2019arresto per levarmi le paranoie di non avere il cellulare\u201d. Ma pi\u00f9 frequente \u00e8 l\u2019impressione di un apprendimento indiretto di questa realt\u00e0, forse attraverso i contatti con i familiari, ma soprattutto attraverso la lettura e l\u2019ascolto della televisione.<\/p>\n<p>Il fatto che tanta attenzione al digitale nei lavori in concorso si sia manifestata quest\u2019anno e non fosse comparsa prima, induce a ipotizzare che stia lievitando nella societ\u00e0 italiana una percezione collettiva dei fenomeni digitali, veicolata principalmente \u2013 si pu\u00f2 immaginare \u2013 dalla cronaca su vicende di plagio, di dipendenza, di violenza, di vendetta, di suicidio a seguito di fissazioni e irretimenti legati all\u2019abuso dei social. Quella percezione \u00e8 ormai pervasiva e non trova pi\u00f9 un reale ostacolo neanche nelle mura delle carceri.<\/p>\n<p>Come Giuria abbiamo ancora una volta ammirato la capacit\u00e0 di coinvolgimento soggettivo dei concorrenti in elaborati che sono anche revisioni di vita. Presi nel loro insieme i lavori che abbiamo letto costituiscono un\u2019affermazione corale, si direbbe una protesta, che \u201cl\u2019umanit\u00e0 ha bisogno di prossimit\u00e0\u201d, come si esprime uno dei concorrenti. E\u2019 significativa questa protesta che ci arriva da chi \u00e8 ostacolato in ogni esperienza di prossimit\u00e0. A tutti i concorrenti che si sono messi in gioco vorremmo dire il nostro grazie, che indirizziamo innanzitutto a quanti hanno attestato che prossimit\u00e0 inaspettate e inattesi recuperi d\u2019umanit\u00e0 possono maturare anche nell\u2019universo carcerario.<\/p>\n<p><strong>Luigi Accattoli<\/strong><\/p>\n<p>presidente della Giuria<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; I partecipanti a questa edizione del Premio Castelli, dodicesima della serie, sono stati 101: uno sguardo alle edizioni recenti ci segnala che sono meno numerosi rispetto ai 196 del&#8230;<\/p>\n<div class=\"more-link-wrapper\"><a class=\"more-link\" href=\"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/conferenze-e-dibattiti-2\/introduzione-al-volumetto-2019-del-premio-castelli\/\">Read More<span class=\"screen-reader-text\">Introduzione al volumetto 2019 del Premio Castelli<\/span><\/a><\/div>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":5506,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"class_list":["post-23525","page","type-page","status-publish","hentry","excerpt"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/23525","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=23525"}],"version-history":[{"count":1,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/23525\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":23526,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/23525\/revisions\/23526"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/5506"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=23525"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}