{"id":23796,"date":"2019-12-04T21:29:07","date_gmt":"2019-12-04T20:29:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=23796"},"modified":"2019-12-04T21:29:07","modified_gmt":"2019-12-04T20:29:07","slug":"presentazione-di-luigi-accattoli","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/prefazioni-e-capitoli\/presentazione-di-luigi-accattoli\/","title":{"rendered":"PRESENTAZIONE di Luigi Accattoli"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Sono nato mezzo secolo fa nella campagna tra Recanati e Osimo: a Loreto a piedi \u2013 per la festa della \u201cVenuta\u201d \u2013 ci andavo da bambino, quando le strade erano bianche. E ricordo l\u2019ultima volta che ci andammo con il birroccio tirato dalle mucche. Poi il mondo si riempi di moto e di auto, che fecero dimenticare il pellegrinaggio a piedi. Che oggi per\u00f2 viene riscoperto, perch\u00e8 ci\u00f2 che resta nel cuore degli uomini pu\u00f2 essere che torni \u2013 un giorno \u2013 nella loro vita. E qualcuno aspetta che tornino anche i focaracci, ad accompagnare la preghiera dei semplici.<\/p>\n<p>Quell\u2019ultimo viaggio con il birroccio \u00e8 uno dei miei primi ricordi: avr\u00f2 avuto tre o quattro anni, sar\u00e0 stato il 1946 o 1947.<\/p>\n<p>Si partiva che era ancora buio e questa era gi\u00e0 un\u2019avventura. Si saliva tutti insieme, come per andare al mulino o alla festa di Sant\u2019Antonio. Gli uomini seduti sulle sponde, le donne e i bambini dentro, su una cassetta dell\u2019uva rovesciata con sopra una coperta da cavallo. Se io avevo tre anni, c&#8217;erano un fratello di cinque e una sorella di due e altri quattro fratelli pi\u00f9 grandi, ma non cos\u00ec grandi da andare da soli.<\/p>\n<p>E si stava a messa, anzi a due messe, e si andava dalla zia suora \u2013 c\u2019\u00e8 ancora, suor Maria Eufrasia, del Rifugio San Giuseppe \u2013 le portavamo le uova, lei ci dava la colazione e un pezzo di cioccolato. Una bambolina alle femminucce, un coltellino ai maschietti. Una volta ci regal\u00f2 a tutti insieme una boccia di vetro con dentro la Madonnina, di quelle che fanno la neve a rovesciarla.<\/p>\n<p>Durante le messe, il birroccio veniva parcheggiato nella zona di Porta Marina, davanti al convento della zia: toccava al babbo e al fratello pi\u00f9 grande darsi il cambio per non lasciare le mucche e non perdere la messa. Alle bancarelle non si comprava niente, al massimo una carruba per ogni figlio. Ho visto che le vendono ancora, ma chiss\u00e0 se ci sono pi\u00f9 bambini poveri davvero, capaci poi di sognarle \u2013 quelle carrube \u2013 per un anno o una vita. Le ho ritrovate ultimamente sul Gargano, erano buone e le ho portate ai miei figli, ma non le hanno volute.<\/p>\n<p>Salutata la suora, si ripartiva. Sono appena otto chilometri, ma il passo era lento.<\/p>\n<p>Ad andare a Loreto con il birroccio, i contadini pi\u00f9 vicini che non avevano la cavalla credo che abbiano continuato fin verso il 1950. Quando ne parlo con amici e parenti, quel mio ricordo scatena meraviglie. Ma io ho particolari cosi vivi, di quelle sbirrocciate, che tutti si arrendono al mio ricordo. Ed \u00e8 stato un regalo trovare in questo volume \u2013 tra le mille curiosit\u00e0 raccontate da Claudio Principi: lo immagino come un lieto cantastorie \u2013 un cos\u00ec vivo ricordo della \u201csterza de Mengr\u00e9\u201d e delle sue affollate partenze per Loreto.<\/p>\n<p>Dopo il \u201850 la scena cambia. E a Loreto mi \u00e8 capitato di andarci anche col \u201cc\u00e0mio de Stor\u00e0\u201d: il birroccio era un mezzo di trasporto familiare, il camion invece era collettivo come la sterza. Si mettevano insieme pi\u00f9 famiglie per pagare il camionista. Che alzava la cerata a coprire dalla polvere e metteva tutti a sedere su panche di legno lungo le sponde. Ma noi piccoli si sguazzava al centro del cassone.<\/p>\n<p>Poco dopo, sar\u00e0 stato il 1955, babbo compr\u00f2 un Galletto, che era una moto Guzzi 125. In casa eravamo otto, il Galletto faceva due viaggi e i ragazzi andavano in bicicletta. Ce n\u2019erano due di biciclette in casa e bisognava andare a due a due. Le biciclette le lasciavamo da Frescarelli, un contadino amico che aveva casa sotto Montereale, dalla parte del Musone. Perch\u00e9 da li era comodo prendere uno stradello che faceva da scorciatoia. Ma soprattutto perch\u00e9 si temeva che a Loreto la bicicletta potesse essere rubata. In quei tempi beati pare che nessuno temesse il furto tranne che quando passavano gli zingari e quando si andava a Loreto. In questo volume l\u2019ottimo Principi racconta e spiega questa come ogni altra leggenda.<\/p>\n<p>Infine l&#8217;automobile dello zio Rico: una gloriosa Balilla, l\u2019unica del parentado e della contrada, sulla quale \u2013 non so come \u2013 salivamo tutti.<\/p>\n<p>Ho raccontato il rapido passaggio dal pellegrinaggio familiare a piedi a quello in automobile. Restava intatta, in ogni fase di quel passaggio, l\u2019idea che comunque a Loreto bisognava andarci tutti, con qualsiasi mezzo e magari un pochi a piedi e un pochi col Galletto. Poi l\u00e0 ci si ricongiungeva e si andava tutti insieme dalla zia e i genitori controllavano se i ragazzi si erano confessati.<\/p>\n<p>Ma il ricordo pi\u00f9 forte legato al pellegrinaggio a Loreto \u00e8 un altro: non di me pellegrino, ma di un vagabondo e barbone che pellegrinava tutta la vita sulla direttrice Roma-Loreto, via Assisi. Anche lui appartiene ai miei primi ricordi. Lo vedo vecchio e storto, con una sacca dove metteva i tozzi di pane e ogni cosa. Portava un bastone.<\/p>\n<p>Luigi aveva sempre i pidocchi. A casa nostra ci dormiva: d\u2019inverno nella stalla, d\u2019estate sull\u2019aia, su una forcata di paglia. I nostri genitori erano pi\u00f9 contenti se passava d\u2019estate: lo ospitavano volentieri, ma non lo lasciavano entrare in casa e della stalla erano gelosi quanto della casa.<\/p>\n<p>I sacchi con cui si copriva poi li sotterravamo per spurgarli dai pidocchi, la paglia la bruciavamo. Noi piccoli non dovevamo stargli attorno, ma potevamo portargli da mangiare.<\/p>\n<p>\u00c8 stato forse l\u2019ultimo pellegrino mendicante della storia marchigiana. Almeno credevo cos\u00ec, ma una volta che l\u2019ho detto in pubblico mi hanno corretto, assicurando che ce ne sono anche oggi. Cio\u00e8 ce n\u2019\u00e8 ancora uno: si vede che in quest&#8217;epoca straniera i vagabondi di Dio possono continuare a esistere, ma solo uno per volta.<\/p>\n<p>Lo ricordo bene questo Luigi, come figura, con la barba e i sandali legati con lo spago. Ma non ricordo nessuna sua parola, ricordo solo che parlava, parlava. Forse non parlava con noi. Passava due volte all\u2019anno.<\/p>\n<p>L\u2019ultima volta che pass\u00f2, io avr\u00f2 avuto dieci anni, sar\u00e0 stato il 1953: stava per arrivare la televisione e lui si affrett\u00f2 ad andarsene. Con questo vagabondo finiva un\u2019epoca.<\/p>\n<p>La figura di Luigi mi \u00e8 servita per capire, al liceo, la \u201cMadonna dei pellegrini\u201d del Caravaggio, detta appunto \u201cNostra Signora di Loreto\u201d, che si trova nella chiesa di Sant\u2019Agostino a Roma: i due pellegrini cenciosi, con i piedi consumati e sporchi in primo piano e quella Madonna che \u00e8 una donna vera con il bambino in braccio, sulla porta di casa.<\/p>\n<p>Era gi\u00e0 molto che Luigi mi aiutasse a capire i pellegrini del Caravaggio. Ma non era tutto. Mi ha aiutato pi\u00f9 tardi \u2013 e mi spinge ancora oggi \u2013 a tentare di capire qualcosa dello straordinario figlio e santo d\u2019Europa \u2013 venuto dalla Francia \u2013 che \u00e8 Benedetto Giuseppe Labre, che girava i santuari del continente e passava sempre a Loreto e da Loreto andava a Roma: se riusciremo a parlarne ai nostri figli, di questo \u201cgirovago e mendicante di Dio\u201d (cos\u00ec lo chiamano le <em>Litanie maggiori<\/em> di Bose), vorr\u00e0 dire che non tutto \u00e8 perduto.<\/p>\n<p>Giuseppe Benedetto \u2013 che fu un dono grande di Dio all\u2019inizio dell\u2019et\u00e0 moderna e la leg\u00f2 all\u2019antica \u2013 muore a Roma a 35 anni, il gioved\u00ec santo del 1783. \u00c8 sepolto nella chiesa della Madonna dei Monti e io \u2013 che abito da quelle parti \u2013 vado a trovarlo perch\u00e9 m\u2019insegni qualcosa di quel suo camminare per l\u2019Europa, senza vedere niente \u2013 pare che non amasse guardare in giro, gli studiosi lo definiscono \u201ceremita pellegrino\u201d \u2013 eppure tenendo unita l\u2019anima del continente.<\/p>\n<p>Aveva 25 anni quando venne la prima volta a Roma: e lo fece passando per Loreto. Gir\u00f2 tutti i santuari d&#8217;Europa, ma il primo e l&#8217;ultimo della sua ininterrotta peregrinazione fu Loreto. Il suo percorso preferito era Loreto-Assisi-Roma. E Assisi-Loreto furono anche le m\u00e8te del pellegrinaggio di Giovanni XXIII alla vigilia del Vaticano Il. Oggi che si pensa di rilanciare Loreto come m\u00e8ta di pellegrinaggio giovanile, si dovrebbe riscoprire questo itinerario.<\/p>\n<p>I biografi raccontano che Benedetto Giuseppe amava lasciare le vie maestre e andare per campi e casolari. Egli a Loreto ci venne undici volte e mi sarebbe piaciuto venire a sapere che passava proprio dalle mie parti, venendo da Roma: per Settefinestre e Quattrobotti e il Gatto Nero e gli Archi. Se ci passava il barbone Luigi poteva darsi che ci fosse passato anche Benedetto Giuseppe.<\/p>\n<p>E invece ho potuto leggere nell\u2019Appendice C del libro di Principi che a Loreto l\u2019eremita perveniva dopo aver percorso la Valle del Chienti ed aver pernottato addirittura sotto un porticato della piazza principale di Montolmo.<\/p>\n<p>Bisogner\u00e0 parlarne \u2013 di Benedetto Giuseppe e di tutti i pellegrini di ieri \u2013 ai ragazzi del \u201cPellegrinaggio a piedi Macerata-Loreto\u201d, riproposto da Comunione e Liberazione. Ho fatto una volta con loro quella camminata nella notte, tra i campi di grano, ritrovando tanto di ci\u00f2 che credevo perduto: le mie andate a Loreto col birroccio e il barbone Luigi e la memoria di Benedetto Giuseppe, cercatore folle della misericordia del Signore, che la cerc\u00f2 anche per le nostre strade.<\/p>\n<p>I ragazzi del pellegrinaggio e ogni altro innamorato di Loreto potranno intanto leggere con frutto e con spasso questa \u201crammemorazione\u201d e \u201cpedestre ricognizione\u201d del vecchio modo di pellegrinare a Loreto, che Claudio Principi ha messo insieme con amore e con studio. Principi l\u2019ha vissuto il vecchio pellegrinaggio e l\u2019ha indagato sotto ogni aspetto e qui lo racconta intero, procedendo lentamente, com\u2019era lento il passo di chi andava a piedi e aveva tempo per raccontare. Ed \u00e8 bene che sia venuto per tempo questo racconto, quando ci sono ancora tanti che a Loreto ci sono andati \u201cun poco a piedi e un poco camminando\u201d, ma quando gi\u00e0 per i pi\u00f9 il mondo di quei pellegrinaggi appare perduto e inimmaginabile.<\/p>\n<p>Principi ci accompagna con il suo racconto dalla partenza per Loreto fino al ritorno a casa e trova modo di riferire le leggende, i proverbi, gli aneddoti, le superstizioni, le storielle birbone e tutto insomma di quei pellegrinaggi e di quanto riguarda il nostro Santuario. Forse le pagine pi\u00f9 belle sono quelle sui focaracci che si facevano fuori delle cinque porte di Montolmo, patria dell\u2019autore: e si sente che il Nostro era tra i banditelli che cercavano la legna e provavano a rubarla ai rioni avversari e tra quelli che facevano a gara il giro delle mura, durante il fuoco, per vedere quale dei cinque fal\u00f2 fosse destinato a vincere per durata.<\/p>\n<p>Ci informa anche di prima mano sull\u2019erba della Madonna, che si raccoglie il 15 agosto e che a casa mia raccoglievamo prima che sorgesse il sole. Ma che erba era ed \u00e8? Principi ha chiesto ad un contadino di raccoglierla \u201cquest\u2019anno\u201d ed ha scomodato la Facolt\u00e0 di Botanica e di Ecologia di Camerino per individuarla con sicurezza ed ecco che finalmente sappiamo che si tratta di due erbe: la Misopates orontium e la Stachys annua.<\/p>\n<p>Mi hanno incantato \u2013 in questo libro \u2013 i focaracci e l\u2019erba della Madonna, ma anche la storia della meravigliosa fanciulla chiamata \u201cMadonna dell\u2019Oliva\u201d e del ciabattino Madunn\u00ec. Infine la \u201csterza de Mengr\u00e9\u201d parte da Montolmo, e veniamo informati sui pericoli del viaggio e il dazio che si pagava per entrare a Loreto con qualcosa da mangiare e finalmente siamo nella Santa Casa.<\/p>\n<p>Ed ecco un nuovo incantamento su come la diceria della gente spiegava il colore nero della statua della Vergine: per il nero fumo delle candele; perch\u00e9 gi\u00e0 era nera Lei, Maria in vita; a motivo che era poverella non aveva il camino e tutto il fumo del fuoco Le andava in faccia; perch\u00e9 veniva dalla Morea ed era quindi mora; perch\u00e9 si spavent\u00f2 e divenne nera durante la traversata dell\u2019Adriatico. Io sono per quest\u2019ultima spiegazione e mi diverte l\u2019immaginazione maliziosa dei popolani che l\u2019inventarono, attribuendo quel nero misterioso all\u2019imprudenza che ebbe la Madonna di affacciarsi dalla porticella della Santa Casa mentre volava sul mare.<\/p>\n<p>Il volume \u2013 grazie anche alle appendici documentarie \u2013 ci d\u00e0 molte altre informazioni. Ma queste pi\u00f9 gustose volevo richiamare come invito a una lettura che \u00e8 innanzitutto divertente.<\/p>\n<p><strong>Luigi Accattoli<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Sono nato mezzo secolo fa nella campagna tra Recanati e Osimo: a Loreto a piedi \u2013 per la festa della \u201cVenuta\u201d \u2013 ci andavo da bambino, quando le strade&#8230;<\/p>\n<div class=\"more-link-wrapper\"><a class=\"more-link\" href=\"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/prefazioni-e-capitoli\/presentazione-di-luigi-accattoli\/\">Read More<span class=\"screen-reader-text\">PRESENTAZIONE di Luigi Accattoli<\/span><\/a><\/div>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":109,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"class_list":["post-23796","page","type-page","status-publish","hentry","excerpt"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/23796","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=23796"}],"version-history":[{"count":1,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/23796\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":23797,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/23796\/revisions\/23797"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/109"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=23796"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}