{"id":2391,"date":"2009-10-19T18:17:17","date_gmt":"2009-10-19T16:17:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=2391"},"modified":"2011-08-07T13:55:19","modified_gmt":"2011-08-07T11:55:19","slug":"emilio-gandolfo-%e2%80%9cl%e2%80%99anima-mia-non-sono-io%e2%80%9d","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/cerco-fatti-di-vangelo\/nuovi-martiri\/b-martiri-della-carita\/emilio-gandolfo-%e2%80%9cl%e2%80%99anima-mia-non-sono-io%e2%80%9d\/","title":{"rendered":"Emilio Gandolfo. \u201cL\u2019anima mia non sono io\u201d"},"content":{"rendered":"<p>Emilio Gandolfo: un uomo d\u2019oro, un gran prete e forse un martire della carit\u00e0. Ma anche un cristiano che pensava la fede e dunque un teologo e come tale autore di un testo sulla risurrezione dei corpi \u2013 <em><a href=\"http:\/\/web.tiscali.it\/donemilio\/\">La carne gloriosa e santa<\/a><\/em>, pubblicato postumo dagli amici nel 2000\u00a0\u2013 che costituisce un aiuto a credere oggi nella vita eterna. Forse dei balordi, o degli immigrati allo sbando l\u2019hanno ucciso il 2 dicembre 1999 a coltellate, nella sua casa di Vernazza, La Spezia, che non chiudeva a nessuno.<br \/>\nAveva 80 anni, si era ritirato a fare il parroco nella terra d\u2019origine sette anni prima. Aveva insegnato per vent\u2019anni al liceo Virgilio di Roma, aveva mantenuto legami personali forti e sapienti con tanti che gli erano stati alunni e da ogni dove d\u2019estate andavano a Vernazza a sentire le sue omelie. Lui mandava loro due lettere all\u2019anno, per Natale e Pasqua. Era stato consigliere ecclesiastico dell\u2019Ambasciata d\u2019Italia presso la Santa Sede. Tante volte aveva accompagnato gruppi di pellegrini in Terra Santa. Aveva tradotto Gregorio Magno per Citt\u00e0 Nuova.<br \/>\nHa detto di lui \u2013 al collega Alberto Bobbio, di <em>Famiglia cristiana<\/em> \u2013 il professore di storia Beppe Igniesti, che fu suo alunno: \u201cPoteva starsene a Roma a studiare. Ha frequentato i diplomatici. Eppure mai si \u00e8 lasciato sedurre, da nessuno. Gli interessava solo il Vangelo\u201d.<br \/>\nIo don Emilio l\u2019 avevo incontrato quand\u2019era consulente all\u2019ambasciata ma non mi ero accorto di lui. Era troppo timido per quel lavoro. Io cercavo notizie e lui non ne aveva e quando le aveva si nascondeva. Si offriva a tutti davvero disarmato, ma lo capiva solo chi l\u2019amava. Quando lessi la notizia della morte sul mio terminale, mi son detto: ma guarda questo prete, io ne ho conosciuto uno che aveva un nome simile e che viveva a Roma&#8230; Solo quando ho visto la foto l\u2019ho riconosciuto.<br \/>\nCinque mesi dopo la sua morte mi capit\u00f2 di fare un&#8217;operazione a una gamba, con abbondante asportazione del \u201cmuscolo tensore della fascia lata\u201d per timore di un sarcoma e mentre ero bloccato dai drenaggi lessi <em>La carne gloriosa e santa<\/em>. In quell\u2019ultima e pi\u00f9 libera parola sul corpo, che quel saggio prete aveva maturato nella sua lunga mansuetudine celibataria, trovai interpretata la mia brama di vita risvegliata dal bisturi tagliente.<br \/>\nQuelle brevi pagine mi resero comprensibile un verso abbagliante del <em>Paradiso<\/em> di Dante che prima mi abbagliava soltanto: quello che mette in scena il \u201cdisio de\u2019 corpi morti\u201d che fa fremere i beati quando Salomone nomina \u2013 nel canto XIV \u2013 la risurrezione della carne. Ora lo sento mio quel \u201cdisio\u201d. Sento che Dante ha parlato anche a mio nome, cio\u00e8 a nome di tutti.<br \/>\nRiporto la parafrasi dei versi 34-66 di quel canto, come don Emilio l\u2019adatta alla sua commossa celebrazione dell\u2019attesa della risurrezione. In essi Salomone risponde a Dante, che vuol sapere se la luce dei beati durer\u00e0 quando riavranno i corpi:<br \/>\n\u201c<em>Rivestita che avremo la nostra carne gloriosa e santa, la nostra persona, restituita alla sua integrit\u00e0, &#8216;pi\u00f9 grata fia (sar\u00e0 pi\u00f9 gradita a Dio e, insieme, pi\u00f9 raggiante di gratitudine) per esser tutta quanta&#8217;, cio\u00e8 intera, completa. Crescer\u00e0 la grazia che il Sommo Bene ci dona per vedere lui. E, crescendo la visione, crescer\u00e0 l\u2019ardore di carit\u00e0 che nasce da tale visione. Cos\u00ec quel fulgore, che ora ci circonda, crescer\u00e0 quando saremo rivestiti di quella carne che al momento la terra ricopre<\/em>\u201d. Ed ecco che a sentire della carne loro \u201cche tutto d\u00ec la terra ricoperchia\u201d, questi beati spiriti del Paradiso, in coro, fulminei, quasi non aspettassero altro, manifestano il \u201cdisio de\u2019 corpi morti\u201d, prorompendo in un \u201camen\u201d di giubilo.<\/p>\n<p><em>Come la carne gloriosa e santa<\/em><br \/>\n<em>fia rivestita, la nostra persona<\/em><br \/>\n<em>pi\u00f9 grata fia per esser tutta quanta (\u2026)<\/em><\/p>\n<p><em>Tanto mi parver s\u00f9biti e accorti<\/em><br \/>\n<em>e l\u2019uno e l\u2019altro coro a dicer \u00abAmme!\u00bb,<\/em><br \/>\n<em>che ben mostrar disio d\u2019i corpi morti:<\/em><\/p>\n<p><em>forse non pur per lor, ma per le mamme,<\/em><br \/>\n<em>per li padri e per li altri che fuor cari<\/em><br \/>\n<em>anzi che fosser sempiterne fiamme.<\/em><\/p>\n<p>Rileggendo Dante mentre ero dolorante sul letto, mi sono avveduto che anch\u2019io \u2013 come i beati della <em>Commedia<\/em> \u2013 ridesidero il mio corpo, dopo quel taglio. E penso a come starebbe \u201caccorto\u201d ora don Emilio se ascoltasse questo ragionamento.<br \/>\nDopo la sua morte gli amici hanno trovato questo testo, quasi pronto, nel computer. Alcune correzioni le aveva fatte pochi giorni prima. E si sa che le ultime parole di un uomo in noi durano di pi\u00f9.<br \/>\nCon questa sua proiezione in morte sul mistero della risurrezione, don Emilio ci dice qualcosa di attuale riguardo al corpo: s\u00ec, proprio lui, che era cos\u00ec schivo. Ci invita a considerarlo importante in Dio, a riattenderlo gi\u00e0 da ora nella sua rinnovata integrit\u00e0, segnalandoci che \u201cnon \u00e8 sufficiente l\u2019immortalit\u00e0 dell&#8217;anima\u201d a dire la nostra speranza di vita.<br \/>\nEcco la pi\u00f9 importante tra le citazioni che aveva raccolto a sostegno della sua intuizione, tratta dal <em>Commento alla prima lettera di Paolo ai Corinti<\/em> di Tommaso d\u2019Aquino, capitolo 15: \u201c<em>L\u2019uomo naturalmente aspira alla salvezza di se stesso, ma essendo l\u2019anima parte dell\u2019uomo, non \u00e8 tutto l\u2019uomo e l\u2019anima mia non sono io (anima mea non est ego); per cui, anche se l\u2019anima nell\u2019altra vita raggiunge la salvezza, non sono io che la raggiungo<\/em>\u201d.<br \/>\nMa che cosa ci voleva dire conclusivamente don Emilio mettendo insieme Tertulliano (\u201c<em>caro salutis cardo<\/em>\u201d: la carne \u00e8 il cardine della salvezza), Ignazio e Ireneo, i racconti delle risurrezioni evangeliche e i salmi pregati ogni giorno, Tommaso d\u2019Aquino e l\u2019amatissima <em>Commedia<\/em> di Dante?<br \/>\nNon ha avuto il tempo di scriverlo, ma io credo d\u2019aver capito che volesse puntare a proporre l\u2019<em>attesa della risurrezione della carne<\/em> come l\u2019articolo del Credo pi\u00f9 attuale oggi, rispondente all\u2019ansia di vita intera dell\u2019epoca. E non come attesa degli spiriti dell\u2019oltretomba, ma come attesa nostra sulla terra. E forse ancora ci voleva fare avvertiti che l\u2019uomo d\u2019oggi, divenuto cos\u00ec audace e libero nelle sue aspettative, pi\u00f9 non s\u2019acquieta \u2013 anzi neanche si interessa \u2013 a un aldil\u00e0 senza il corpo. Che la sua brama di vita pretende il riscatto pieno della carne. E che questa pretesa \u00e8 fondata nella Scrittura ed \u00e8 affermata nel Credo e va riscoperta a misura della cultura odierna.<br \/>\nTra gli autori che l\u2019incoraggiavano a cercare in questa direzione, don Emilio aveva messo anche Teresa di Lisieux, con questo motto felice: \u201c<em>In Paradiso non ci saranno sguardi indifferenti<\/em>\u201d.<br \/>\nL\u2019ansia orante di don Emilio, calamitata dall\u2019attesa della risurrezione, traspare da ogni pagina della sua ricerca: dalla prima in cui afferma che alla brama di vita dell\u2019uomo non basta l\u2019immortalit\u00e0 dell\u2019anima, all\u2019ultima dove confida, con il <em>Salmo 16<\/em>, che \u201c<em>anche la mia carne risposa nella speranza<\/em>\u201d.<br \/>\nE ora una conclusione in cui non mi ispiro pi\u00f9 a don Emilio, ma vado sulle mie gambe: il \u201cdisio de\u2019 corpi morti\u201d, cio\u00e8 l\u2019attesa della risurrezione della carne, \u00e8 la forma pi\u00f9 diretta, pi\u00f9 universalmente umana, dell\u2019attesa del Regno. In esso si esprime al pi\u00f9 alto grado il gemito della creazione verso il proprio compimento. Quel desiderio va crescendo e innervando il pianeta e il cosmo, a misura che le generazioni sottomettono la terra e alla terra si riconsegnano. A esso partecipano tutte le creature umane, infine unite in un\u2019unica invocazione. Tutte, che sappiano o no concludere la loro preghiera con il nome di Cristo, nel quale soltanto c\u2019\u00e8 salvezza.<\/p>\n<p><strong>(Rielaborazione dell\u2019ottobre 2009 da due testi pubblicati sul <em>Regno<\/em>, 4 e 18\/2000)<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Emilio Gandolfo: un uomo d\u2019oro, un gran prete e forse un martire della carit\u00e0. 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