{"id":2403,"date":"2009-10-21T13:43:56","date_gmt":"2009-10-21T11:43:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=2403"},"modified":"2009-10-21T13:43:56","modified_gmt":"2009-10-21T11:43:56","slug":"marta-e-marco-dal-ciad-alla-periferia-di-milano","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/cerco-fatti-di-vangelo\/10-coppie-in-missione-come-aquila-e-priscilla\/marta-e-marco-dal-ciad-alla-periferia-di-milano\/","title":{"rendered":"Marta e Marco dal Ciad alla periferia di Milano"},"content":{"rendered":"<p>\u201c<em>Grazie di aver voluto vivere come noi. Grazie di aver abitato nelle nostre case, di aver mandato i vostri figli a scuola con i nostri, grazie di essere venuta con me al dispensario per le visite prenatali<\/em>\u201d: cos\u00ec una mamma africana morente di Aids saluta Marta Ragaini, missionaria con il marito Marco in Ciad per sei anni (1995-2001) e oggi collaboratori di un parroco nella periferia milanese.<br \/>\nLe parole di quella mamma sono \u201cil dono pi\u00f9 prezioso\u201d che questa coppia ha riportato dagli anni passati in missione, insieme a un \u201cmandato\u201d ricevuto durante la celebrazione di addio nella chiesa parrocchiale di Sao, a N\u2019Djamena, capitale del Ciad. Dopo la predica salutano con riconoscenza i cristiani che li hanno \u201caccolti e fatti crescere nella fede\u201d e in risposta va al microfono il responsabile di una comunit\u00e0 di base che li ringrazia \u00ab<em>non tanto per quello che avete fatto, ma per il modo in cui vi siete inseriti tra noi, condividendo la nostra vita<\/em>\u00bb. E fino qui siamo sulla stessa corda della mamma morente, ma al ringraziamento segue un inaspettato \u201cmandato di ritorno\u201d: \u00ab<em>Sappiamo che siete venuti nel Ciad mandati dalla vostra Chiesa di Milano e portando le ricchezze dei cristiani del vostro paese. Ora vorremmo che il vostro rientro in Italia avvenisse con un invio della Chiesa di N\u2019Djamena: andate a portare alla vostra gente le belle cose che il Vangelo ha operato in mezzo a noi<\/em>\u00bb.<br \/>\n\u201cPer noi \u2013 dicono oggi Marta e Marco \u2013 quel saluto \u00e8 stato determinante per aiutarci a concepire il rientro non solo come un ritorno a casa, ma come una <em>nuova partenza<\/em> e un <em>nuovo mandato missionario<\/em>\u201d.\u00a0E infatti la loro avventura di famiglia in missione non \u00e8 cessata con il rimpatrio.<br \/>\nA N\u2019Djamena erano arrivati nel gennaio 1995, in collegamento con il \u201cCentro fraternit\u00e0 missionarie di Piombino\u201d: un gruppo spontaneo che coordina le coppie missionarie che partono da varie citt\u00e0 italiane. Laggi\u00f9 incontrano don Aldo Farina, prete milanese con il quale avevano gi\u00e0 abbozzato \u2013 durante un suo rientro in Italia \u2013 un \u201cprogetto di vita\u201d: un appunto scritto sulle modalit\u00e0 della loro presenza in missione, tendente alla formazione di una piccola ma reale \u201cfraternit\u00e0 corresponsabile\u201d, che \u201cspende tempo nella preghiera, nella <em>lectio<\/em> e nel confronto comunitari\u201d e che \u201cvive sobriamente in mezzo alla gente del posto\u201d, facendosi accogliere senza la fretta dei risultati.<br \/>\nDopo alcuni mesi di ambientazione la \u201cfraternit\u00e0\u201d prende la responsabilit\u00e0 di una parrocchia nascente e negli anni successivi si allarga, con l\u2019arrivo di un\u2019altra coppia \u2013 Emanuela e Paolo Simone, entrambi medici, con il figlio Giovanni \u2013 e di due preti. Cresce anche la loro famiglia, con la nascita di Irene (1996) e di Luca (1998). Al momento del rientro in Italia Marta sar\u00e0 incinta di un terzo figlio, Francesco (2001).<br \/>\nLa \u201cfraternit\u00e0\u201d irrobustita dai nuovi arrivi si prende cura di una seconda parrocchia confinante con la prima. Paolo ed Emanuela svolgono attivit\u00e0 medico-professionali con i bambini e i malati di Aids. Cos\u00ec i due descrivono l\u2019esperienza l\u00ec maturata: \u201c<em>Le scelte individuali si fanno stile comunitario; le sensibilit\u00e0 maschili e femminili, di celibi e di sposati, di laici e di preti, non restano \u2018pallini\u2019 personali ma danno maggiore completezza alla riflessione<\/em>\u201d.<br \/>\nTornati a Milano i due custodiscono nel cuore \u201cun\u2019esperienza di Chiesa viva, coraggiosa, fresca\u201d, che vorrebbero trasmettere alla comunit\u00e0 di provenienza. Ne parlano al vicario generale della diocesi, Giovanni Giudici \u2013 ora vescovo di Pavia \u2013 che li aveva visitati pi\u00f9 volte in Ciad e si dicono disponibili a continuare un\u2019esperienza di vita comune a servizio di una parrocchia. Il vicario propone loro la parrocchia della Pentecoste, nel quartiere Quarto Oggiaro, alla periferia nord-ovest di Milano, dove il parroco sta cercando una famiglia con cui iniziare un\u2019esperienza di vita comunitaria.\u00a0Dal settembre 2001 abitano nella canonica di quella piccola parrocchia, provvisoriamente ospitata all\u2019interno di un ex asilo comunale preso in affitto. Fanno vita e lavori normali: lui in una casa editrice, lei in una cooperativa sociale. Si occupano dei figli e per quanto possibile tengono \u201cla porta aperta\u201d alle persone che passano in parrocchia. Con il parroco si vedono al mattino per le Lodi e la sera per la cena. Una volta alla settimana si trovano per la <em>lectio divina<\/em> e un sabato mattina al mese per un incontro \u201cpi\u00f9 approfondito\u201d. In parrocchia si occupano delle famiglie che chiedono il battesimo per i figli.<br \/>\nTra l\u2019Africa e la periferia di Milano la loro \u201cvita comune con dei preti\u201d dura ormai da 14 anni. \u201c<em>Il frutto che ci pare di cogliere<\/em> \u2013 confidano all\u2019intervistatore \u2013 <em>\u00e8 la scoperta di come queste due vocazioni, matrimoniale e sacerdotale, possano arricchirsi a vicenda, senza confusioni e clericalizzazioni. Sempre pi\u00f9 cogliamo quanti luoghi di sequela e di annuncio vi siano nella nostra vita quotidiana di coppia, di famiglia, di cittadini. In questo ci sentiamo aiutati dall\u2019esperienza africana di piccole comunit\u00e0 cristiane che non sono preoccupate di essere minoranza, non cedono al lamento o allo scoraggiamento per le difficolt\u00e0 in cui vivono ma cercano di farsi \u2018lievito nella pasta\u2019.\u00a0Ci sembra in questo modo di onorare, almeno un poco, il mandato ricevuto a N\u2019Djamena: di portare in Italia qualcosa di quella \u2018Chiesa-famiglia\u2019 che \u00e8 l\u2019immagine scelta dal Sinodo Africano del 1994 per definire il volto della comunit\u00e0 cristiana<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>(Ottobre 2009)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cGrazie di aver voluto vivere come noi. 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