{"id":2421,"date":"2009-10-23T13:15:42","date_gmt":"2009-10-23T11:15:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=2421"},"modified":"2010-12-23T10:17:02","modified_gmt":"2010-12-23T10:17:02","slug":"caterina-chinnici-%e2%80%9cil-perdono-ci-ha-dato-serenita%e2%80%9d","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/cerco-fatti-di-vangelo\/3-il-perdono-degli-uccisori-dei-parenti\/b-mafia-camorra-%e2%80%98drangheta\/caterina-chinnici-%e2%80%9cil-perdono-ci-ha-dato-serenita%e2%80%9d\/","title":{"rendered":"Caterina Chinnici: \u201cIl perdono ci ha dato serenit\u00e0\u201d"},"content":{"rendered":"<p>Rocco Chinnici, giudice a Palermo, viene ucciso dalla mafia a 58 anni, il 28 luglio 1983. Insieme a lui, l\u2019autobomba che esplode sotto la sua abitazione, in via Pipitone Federico, uccide anche due uomini della scorta e il portiere dello stabile. La sposa Tina e i figli Caterina, Elvira e Giovanni negli anni \u201cmaturano\u201d \u2013 come racconta in questa intervista del 2000 Caterina \u2013 \u201cla scelta del perdono\u201d.<br \/>\n<em>\u201cAl perdono siamo arrivati nel tempo, non nell\u2019immediatezza, quando prevalse la difficolt\u00e0 ad accettare quella morte cos\u00ec crudele. La rabbia che essa determin\u00f2 non ci consentiva di perdonare. Ci siamo arrivati attraverso un percorso di sofferenza, ma ci siamo arrivati gi\u00e0 da tempo e questa rimane \u2013 da allora \u2013 la decisione mia e di tutta la famiglia.<\/em><br \/>\n<em>\u201cL\u2019incidenza della fede \u00e8 stata fondamentale per il nostro percorso, che ha avuto due momenti. Il primo \u00e8 quello dell\u2019accettazione della morte di mio padre, fino a non vederla pi\u00f9 come un fatto crudele e ingiustificato, ma come qualcosa che lui stesso aveva accettato. Mio padre sentiva il suo lavoro come una missione e nel tempo si era reso conto di correre dei rischi. Li aveva accettati per portare avanti la sua missione. La riflessione sul fatto che egli per primo aveva accettato il rischio ha consentito anche a noi di accettare il suo sacrificio. Poi \u00e8 venuto il momento della fede \u2013 quella fede che egli ci aveva trasmesso \u2013 che ci ha consentito di fare la scelta del perdono.<\/em><br \/>\n<em>\u201cSono convinta che mio padre avrebbe condiviso la nostra scelta. Penso anzi che egli per primo ci avrebbe indirizzato a essa, perch\u00e9 era un uomo di profonda religiosit\u00e0 e i valori che professiamo ci vengono anche dai suoi insegnamenti.<\/em><br \/>\n<em>\u201cAbbiamo tenuto riservata la scelta del perdono perch\u00e9 \u00e8 una decisione intima, personale. Come del resto abbiamo sempre considerato privata e solo nostra tutta la vicenda della morte di mio padre. E forse anche questo atteggiamento ci viene dal suo modo di essere, che era molto riservato. Il perdono \u00e8 dunque un fatto solo nostro, ma che ci ha dato serenit\u00e0 per affrontare tutto quello che \u00e8 venuto dopo la sua morte. E a me consente di svolgere il mio lavoro di magistrato con serenit\u00e0 e obbiettivit\u00e0\u201d.<\/em><br \/>\nCos\u00ec parlava Caterina Chinnici in un\u2019intervista per il Tg1 raccolta da Vincenzo Morgante e parzialmente trasmessa il 12 marzo 2000, \u201cGiornata del perdono\u201d. Ascoltai alcune delle sue parole al termine della diretta per la celebrazione penitenziale che Giovanni Paolo II presiedette quel giorno in San Pietro e mi procurai il nastro completo della conversazione. La trascrissi e chiesi a Caterina l\u2019autorizzazione a pubblicarla. E\u2019 un documento prezioso. Non c\u2019\u00e8 niente di scontato, n\u00e9 di compiaciuto nelle sue parole: c\u2019\u00e8 la fatica e la serenit\u00e0 della via cristiana percorsa da tutta una famiglia in un riserbo durato anni.<br \/>\nCaterina Chinnici \u00e8 magistrato come il pap\u00e0 (ma nel 2009 entra come assessore della famiglia nella giunta regionale Lombardo) e afferma che la scelta del perdono l\u2019ha aiutata nella conduzione del suo lavoro. Questa veduta incarnata del \u201cperdono\u201d cristiano \u00e8 istruttiva: a esso non si arriva generalmente sull\u2019onda dell\u2019emozione (le parole dette a un microfono, il giorno della tragedia, possono rivelarsi fragili), ma una volta che ci siamo arrivati esso influenza il resto della vita.<br \/>\nCaterina in questa intervista parla a nome della famiglia. Gi\u00e0 la mamma Chinnici, Tina, aveva accennato a questa coralit\u00e0 familiare in un\u2019intervista di quindici anni prima a un altro collega, Gigi Moncalvo (<em>Il coraggio di sfidare la mafia<\/em>, Paoline 1986, pp. 67-102): \u201c<em>Mio marito era molto religioso. La fede ha aiutato anche noi a superare una vicenda come quella che si \u00e8 abbattuta sulla nostra famiglia<\/em>\u201d.<br \/>\nSull\u2019atteggiamento di Rocco Chinnici davanti alla morte, abbiamo queste parole, dette a un giornalista poco prima dell\u2019attentato che l\u2019uccise: \u201c<em>Sa perch\u00e9 non possono nulla contro di me? La cosa peggiore che pu\u00f2 accadere \u00e8 di essere ucciso, e io non ho paura della morte. La mia vita l\u2019ho fatta, ho lavorato onestamente e a questo punto lascerei tutti sistemati. Se mi devono ammazzare vorrei che lo facessero dopo la laurea di Elvira e di Giovanni<\/em>\u201d (ivi, p, 85). Non vide la laurea dei due: al momento della morte aveva potuto festeggiare soltanto quella di Caterina, la figlia maggiore.<\/p>\n<p><strong>[Aggiornamento ottobre 2009 da <em>Eco di San Gabriele<\/em> del settembre 2000]<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Rocco Chinnici, giudice a Palermo, viene ucciso dalla mafia a 58 anni, il 28 luglio 1983. 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