{"id":2450,"date":"2009-10-27T18:30:06","date_gmt":"2009-10-27T17:30:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=2450"},"modified":"2009-10-27T18:30:06","modified_gmt":"2009-10-27T17:30:06","slug":"elisa-e-nuccio-vadava-%e2%80%9cquattro-dalla-pancia-e-quattro-dal-cuore%e2%80%9d","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/cerco-fatti-di-vangelo\/12-madri-e-padri-di-vocazione\/elisa-e-nuccio-vadava-%e2%80%9cquattro-dalla-pancia-e-quattro-dal-cuore%e2%80%9d\/","title":{"rendered":"Elisa e Nuccio Vadav\u00e0: \u201cQuattro dalla pancia e quattro dal cuore\u201d"},"content":{"rendered":"<p><em>Ho conosciuto Elisa e Nuccio Vadav\u00e0 nell\u2019ottobre del 2000 a Reggio Calabria, a un convegno di famiglie dove ero relatore. A tavola ho chiesto loro di raccontarmi la bella avventura degli otto figli: i quattro che hanno generato e gli altri che hanno accolto. Ho tolto dalle due interviste le mie domande, lasciando tutto lo spazio al loro racconto. <\/em><\/p>\n<p>NUCCIO. \u201cElisa ed io viviamo a Reggio Calabria con quattro figli nostri, tutti maschi e quattro che abbiamo accolto: tre femmine e un maschio. Il pi\u00f9 grande, che \u00e8 nostro, ha 22 anni e la pi\u00f9 piccola degli adottivi, Silvana, ne ha tre.<br \/>\n\u201cSiamo sposati da 23 anni, ma gi\u00e0 prima del matrimonio avevamo fatto tutti e due esperienze forti di condivisione: lei con minori in difficolt\u00e0, io con giovani disabili. Fu per noi naturale vivere accanto a una comunit\u00e0 di Agape (nata dall\u2019insegnamento di don Italo Calabr\u00f2) che ospitava otto giovani disabili e collaborare con essa. Avemmo cos\u00ec tre esperienze di accoglienza in casa di giovani disabili, che restarono con noi uno o due anni ciascuno.<br \/>\n\u201cLa svolta venne con una bambina, che \u00e8 ora maggiorenne e che avemmo in affidamento quando aveva quattro anni, portatrice di handicap e con gravi problemi familiari. Ha molto recuperato e oggi &#8211; di fatto &#8211; \u00e8 una nostra figlia.<br \/>\n\u201cPoi \u00e8 venuta una bambina Down, Patrizia, che era destinata a finire in un istituto e che ora ha 13 anni. Non resistemmo a prenderla con noi: mia moglie l\u2019ha definito \u2018un parto del cuore\u2019. Poi ancora Silvana, altra bimba Down, che \u00e8 venuta da noi in affidamento preadottivo nel 1999 e ci ha ringiovaniti tutti con il suo sorriso. E infine l\u2019ultimo arrivato, il dicembre scorso: Giuseppe, che ha 14 anni, colpito da tetraparesi spastica e che \u2013 dall\u2019et\u00e0 di tre anni \u2013 viveva in istituto.<br \/>\n\u201cUna grande forza ci viene dal sostegno che abbiamo dai nostri figli naturali, che coccolano straordinariamente le sorelline adottive. Ma la forza pi\u00f9 grande ci viene dal Vangelo e dalla decisione di viverlo nella quotidianit\u00e0. Tanto da poter ringraziare perch\u00e8 \u2013 nonostante ogni possibile stanchezza \u2013 mai ci \u00e8 capitato di vivere con amarezza queste nostre scelte\u201d.<\/p>\n<p>ELISA. \u201cUn giorno uno dei nostri figli naturali, che aveva quattro anni, disse a Patrizia, una delle figlie adottive, che non era venuta dalla pancia della mamma. Preoccupata Patrizia mi chiese: \u201cE\u2019 vero che anch\u2019io sono nata dalla tua pancia?\u201d Mi venne spontaneo rispondere: \u201cTutti e due siete nati da me: lui dalla pancia e tu dal cuore\u201d. Questa risposta fu una bella ispirazione, perch\u00e9 mi permetteva di dire la verit\u00e0 dell\u2019anima senza tradire la verit\u00e0 biologica.<br \/>\n\u201cDavvero i figli accolti sono per noi alla pari con i figli generati. Dir\u00f2 anzi che le quattro maternit\u00e0 adottive sono state per me pi\u00f9 forti e pi\u00f9 alte di quelle biologiche.<br \/>\n\u201cVorrei gridare a ogni mamma, a ogni coppia: fate questa esperienza! Non dovete aver paura di osare troppo: pensate che in tanti anni non abbiamo avuto nessun problema serio nella vita di coppia! E soprattutto nessun problema di coppia \u00e8 venuto dai piccoli che abbiamo accolto: il nostro amore cresce ogni volta che facciamo in modo che siano gli altri il nostro problema!<br \/>\n\u201cIl mio nome di ragazza \u00e8 Elisa Bretscher: mio padre era un pastore evangelico svizzero, venuto a Reggio Calabria \u2013 con la mamma, anche lei svizzera \u2013 come missionario. Quasi quarant\u2019anni fa pap\u00e0 e mamma iniziarono ad accogliere bambini in difficolt\u00e0. Da qui venne una casa famiglia e infine un istituto con una trentina di piccoli: l\u00ec feci la mia prima esperienza di condivisione!<br \/>\n\u201cVerso i vent\u2019anni conobbi Nuccio, che aveva gi\u00e0 fatto un\u2019esperienza di convivenza con giovani disabili. Eravamo dunque preparati a incontrarci \u2013 per cos\u00ec dire \u2013 andando incontro agli altri. Appena sposati capimmo che il nostro doveva essere un amore per gli altri. E la riprova \u00e8 venuta da ciascuna delle decisioni di accoglienza che abbiamo preso: ogni volta che aprivamo la nostra casa a una nuova creatura, il nostro amore cresceva!<br \/>\n\u201cAncora oggi siamo cos\u00ec entusiasti e decisi da fare meraviglia a noi stessi. Certo ci sono gli interrogativi: ma che stiamo facendo, che sar\u00e0 dei nostri figli? Il dono \u00e8 pi\u00f9 grande di ogni domanda e tutto procede bene.<br \/>\n\u201cLa gioia pi\u00f9 grande, come mamma, io la provo quando vedo questi piccoli che rinascono al calore del nostro affetto. Quando si sentono amati rifioriscono, ritrovano la voglia di vivere. E\u2019 un vero battesimo, inteso come rinascita. Di Patrizia, che aveva problemi seri per sopravvivere, un medico disse: questa bambina vuole vivere perch\u00e9 si sente amata!<br \/>\n\u201cNei momenti difficili mi sento presa in braccio da Dio e questo vorrei far sentire agli altri, a questi piccoli, prendendoli in braccio. La paternit\u00e0 di Dio che sperimento continuamente, me la sento dentro come maternit\u00e0!\u201d<\/p>\n<p><strong>Dall\u2019<em>Eco di San Gabriele<\/em> \u2013 febbraio 2001<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho conosciuto Elisa e Nuccio Vadav\u00e0 nell\u2019ottobre del 2000 a Reggio Calabria, a un convegno di famiglie dove ero relatore. 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