{"id":2462,"date":"2009-10-27T18:41:42","date_gmt":"2009-10-27T17:41:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=2462"},"modified":"2009-10-27T18:41:42","modified_gmt":"2009-10-27T17:41:42","slug":"eva-cannas-%c2%ababbiamo-scelto-la-strada-della-legge-e-del-perdono%c2%bb","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/cerco-fatti-di-vangelo\/3-il-perdono-degli-uccisori-dei-parenti\/a-faida-sarda\/eva-cannas-%c2%ababbiamo-scelto-la-strada-della-legge-e-del-perdono%c2%bb\/","title":{"rendered":"Eva Cannas: \u00abAbbiamo scelto la strada della legge e del perdono\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>Le uccidono i fratelli Graziano e Serafino e lei, Eva, convince la famiglia a rinunciare alla vendetta e a denunciare gli assassini. Ha 22 e 23 anni quando perde i due fratelli. E ne ha 36 anni e fa l\u2019insegnante quando legge questa \u201ctestimonianza di perdono\u201d (cos\u00ec fu annunciata dal vescovo Melis) il 19 ottobre 1985, parlando allo stadio di Nuoro, davanti al Papa in visita alla citt\u00e0.<br \/>\n<em>Santit\u00e0, le parlo come donna barbaricina che ha subito gli effetti tragici della violenza: due fratelli uccisi in soli venti mesi! La mia famiglia, scegliendo la strada della legge e del perdono, ha infranto le regole di un codice non scritto ma, per tacito consenso, osservato quasi con scrupolo da molti. <\/em><br \/>\n<em>Sono comprensibili le reazioni e i sentimenti che si provano in simili dolorose circostanze, ma a tutte le famiglie come la mia, profondamente toccate negli affetti pi\u00f9 cari, vorrei dire di non lasciarsi trascinare dall\u2019odio, ma di saperlo dominare. Noi familiari delle vittime, rassegnati nel dolore e sostenuti dalla fede, dobbiamo avere la forza di perdonare. Alla dialettica della \u201cbalentia\u201d alimentata dall\u2019orgoglio e dal rancore, vogliamo sostituire una disciplina interiore nuova, la cui tutela non \u00e8 affidata n\u00e9 ai giudici, n\u00e9 ad altri poteri dello Stato, ma agli educatori, alla famiglia, alla Chiesa e alla scuola. Pi\u00f9 delle ire incontrollate e cieche sono efficaci la saggezza e la pazienza, pi\u00f9 dell\u2019odio e delle offese \u00e8 l\u2019amore del prossimo ad avere ragione delle resistenze e degli ostacoli.<\/em><br \/>\n<em>L\u2019impegno di noi cristiani \u00e8 di lavorare comunitariamente per salvare l\u2019uomo, difenderne i diritti e la dignit\u00e0 tanto spesso minacciata nei suoi valori. Il mondo per\u00f2 non pu\u00f2 diventare migliore se ognuno di noi non diventa migliore. Apriamo le porte del cuore al bene e alla fratellanza, perch\u00e9 questi valori sono i soli capaci di garantire un rinnovamento dell\u2019umanit\u00e0, all\u2019insegna della libert\u00e0 e della pace. In questa nostra storia costellata di drammi e di delitti efferati, che sembrano superare ogni limite dell\u2019umana sopportazione, abbiamo tanto bisogno di pace. Essa non sta nelle pergamene e negli archivi, ma nell\u2019intimo dei nostri cuori: dobbiamo conoscerla, volerla e amarla, perch\u00e9 non \u00e8 vilt\u00e0 n\u00e9 debolezza, ma \u00e8 la legge del progresso, \u00e8 l\u2019ordine terminale dei grandi sforzi della civilt\u00e0. <\/em><br \/>\n<em>Una pace senza clemenza non pu\u00f2 dirsi tale. Una pace satura di vendetta non pu\u00f2 essere vera. Essa si completa col perdono che cancella le insolubili questioni di \u201cprestigio\u201d, chiede al vincitore il sacrificio del proprio orgoglio e al vinto la capacit\u00e0 di accettare l\u2019umiliazione subita, rendendo cos\u00ec possibile l\u2019amicizia tra gli uomini.<\/em><br \/>\n<em>Il mio vuol essere un grido di speranza e mi auguro, Santo Padre, che la vostra visita possa trasformarlo in realt\u00e0 concreta, con la santa benedizione che Vostra Santit\u00e0 ci dar\u00e0 e che umilmente imploro anche per me, per i miei cari e per quanti soffrono per la mancanza d\u2019amore.<\/em><br \/>\nEro a Nuoro, tra i giornalisti che seguivano la visita del Papa quel giorno in cui Eva par\u00f2 cos\u00ec. \u201cCapelli neri tagliati corti, viso emozionato ma voce forte, ha letto la sua testimonianza di perdono con la stessa decisione con la quale a suo tempo aveva denunciato gli assassini ed era andata a testimoniare in tribunale, ottenendo che fossero condannati\u201d: cos\u00ec la descrissi sul \u201cCorriere della Sera\u201d del 20 ottobre 1985.<br \/>\nLa chiamata al perdono era venuta dal vescovo Giovanni Melis Fois (morto a 92 anni il 3 settembre 2009), che alla messa di saluto per il primo dei fratelli uccisi aveva detto alla famiglia impietrita: \u201cPiangete, ma promettete che non solleverete la mano per vendicarvi\u201d. Era un impegno che il vescovo Melis chiedeva sempre ai parenti degli ammazzati. E mi raccont\u00f2, in quell\u2019occasione, quest\u2019episodio drammatico, capitatogli con una famiglia che aveva avuto, come quella di Eva, due figli ammazzati: \u201cDopo la morte del primo chiesi l\u2019impegno a rinunciare alla vendetta. Rinunciarono. Ma quando mor\u00ec il secondo e andai a casa loro, il padre senza una lacrima, rigido e asciutto, mi disse: \u2018Forse se avevo vendicato subito il primo figlio, questo secondo non sarebbe morto\u2019\u201d.<br \/>\nCon Eva ho parlato al telefono dieci anni pi\u00f9 tardi, volendo io ricostruire le vicende del perdono cristiano nell\u2019ambiente della faida sarda. Mi ha confermato la scelta del perdono, mi ha dato buone indicazioni per rintracciare altre testimonianze di perdono e mi ha mandato il discorso che aveva svolto a Cascia il 21 maggio 1994 in occasione del premio Santa Rita, che le fu assegnato con la motivazione<em> Per il perdono agli uccisori dei fratelli e l\u2019impegno sociale per la pace<\/em>.<br \/>\nIn esso, rispetto alla testimonianza davanti al Papa, c\u2019\u00e8 l\u2019aggiunta dell\u2019aggettivo \u201ccristiano\u201d alla parola \u201cperdono\u201d: \u201cla strada della legge e del perdono cristiano\u201d. E mi pare bella questa precisazione: andiamo ormai a tempi in cui va rimesso in onore il termine \u201ccristiano\u201d, in una societ\u00e0 che ogni giorno di pi\u00f9 torna pagana. Nella testimonianza di Cascia c\u2019\u00e8 anche un eco di ci\u00f2 che comport\u00f2 per lei aver parlato pubblicamente di perdono, addirittura in presenza del vescovo di Roma: \u201c<em>Dichiarare pubblicamente il perdono, nella nostra realt\u00e0, diviene un evento addirittura clamoroso, per molti paradossale, contrario cio\u00e8 alla comune opinione<\/em>\u201d. C\u2019\u00e8 infine questo approfondimento, dove si sente la donna cristiana che fa memoria ogni giorno dei fratelli uccisi e degli uccisori condannati: \u201c<em>Io credo che il perdono sia il contributo pi\u00f9 alto che il cristiano possa dare alla costruzione di una societ\u00e0 migliore. Anche se non bisogna dimenticare chi giace sul ciglio di una strada in una pozza di sangue, il sequestrato umiliato e vilipeso e tutte le vittime di qualsiasi forma di violenza, non bisogna dimenticare nemmeno chi giace, per essersi macchiato magari di colpe gravissime, in un carcere senza luce di umanit\u00e0 e di speranza<\/em>\u201d. Forse verremo rifatti \u2013 noi uomini violenti \u2013 dalle nostre sorelle che conservano tutte queste cose nel loro cuore.<\/p>\n<p>[<strong>Aggiornamento dell\u2019ottobre 2009 al paragrafo dedicato a Eva Cannas nel volume <em>Cerco fatti di Vangelo<\/em>, San Paolo 1995, pp. 58s e 289s<\/strong>]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le uccidono i fratelli Graziano e Serafino e lei, Eva, convince la famiglia a rinunciare alla vendetta e a denunciare gli assassini. 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