{"id":2470,"date":"2009-10-28T19:48:48","date_gmt":"2009-10-28T18:48:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=2470"},"modified":"2009-10-28T19:48:48","modified_gmt":"2009-10-28T18:48:48","slug":"quintino-eremita-e-pellegrino-%e2%80%9cpoco-importa-se-la-gente-mi-dice-pazzo%e2%80%9d","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/cerco-fatti-di-vangelo\/17-eremiti-e-pellegrini-del-terzo-millennio\/quintino-eremita-e-pellegrino-%e2%80%9cpoco-importa-se-la-gente-mi-dice-pazzo%e2%80%9d\/","title":{"rendered":"Quintino eremita e pellegrino: \u201cPoco importa se la gente mi dice pazzo\u201d"},"content":{"rendered":"<p>Il personaggio con cui apro il capitolo potrebbe essere presentato come il tipo ideale degli eremiti e dei pellegrini italiani in et\u00e0 contemporanea: si tratta di un prete eremita che vive sul Monte Fumaiolo (tra Romagna e Toscana), pellegrina a piedi per varie mete e infine, con un compagno, raggiunge Lourdes e \u2013 su richiesta del vescovo \u2013 scrive una vivace relazione in cui narra \u201cquanto vissi in quei giorni lunghi e brevi nello stesso tempo\u201d. Facciamo la sua conoscenza attraverso le sue parole.<br \/>\n\u201c<em>Preferirei tacere, per quel senso di geloso riserbo che ciascuno prova in quel che riguarda i suoi rapporti personali con Dio<\/em>\u201d cos\u00ec inizia la \u201cRelazione dattiloscritta del pellegrinaggio a Lourdes (11 ottobre &#8211; 28 novembre 1962) presentata al Suo Vescovo\u201d che si pu\u00f2 leggere nel <a href=\"http:\/\/www.donquintinosicuro.com\/Pellegr.%20a%20Lourdes.htm\">sito<\/a> curato dagli amici di Quintino.<br \/>\nVorrebbe tacere anche il voto che fu all\u2019origine del pellegrinaggio, ma il vescovo gli ha chiesto di dire tutto: \u201c<em>Perch\u00e9 a Lourdes? Perch\u00e9 la mia vocazione si era manifestata decisiva per mezzo suo: una visione di Lourdes col fascino che da quel prodigio soprannaturale emana, ne era stato il motivo determinante (&#8230;) Da allora la promessa che, se avessi portato a termine la mia vocazione, sarei andato pellegrino a dirle grazie l\u00e0, ai piedi della grotta sulla terra da lei prediletta<\/em>\u201d.<br \/>\nTutti gli eventi legati ai due mesi di pellegrinaggio \u2013 va a Lourdes camminando e rientra in autostop \u2013 li interpreta come un segno della Provvidenza: \u201c<em>Chi, se non la bont\u00e0 del Padre, poteva inviare all\u2019eremo, qualche tempo prima della partenza, il buon Vincenzo, che sarebbe stato il semplice, mite e buon compagno del mio pellegrinaggio?<\/em>\u201d Si tratta di Vincenzo Militello, che sar\u00e0 custode dell\u2019eremo dopo la morte di Quintino e morir\u00e0 nel 2006. Riferir\u00e0 che don Quintino dopo la messa alla Grotta di Lourdes ebbe a dirgli: \u201c<em>Vivere o morire \u00e8 la stessa cosa, quando siamo nel Signore<\/em>\u201d.<br \/>\nLa tenuta dei pellegrini \u00e8 rigorosamente evangelica: \u201c<em>Con Vincenzo stabilimmo le condizioni di viaggio e si decise che avremmo portato con noi l\u2019indispensabile quanto a indumenti; tanto da essere presentabili ovunque si passava. Ma nello zaino, che pur pesava abbastanza, poco fu messo. Cibo? Nulla. Denaro? Nulla. Scarpe ai piedi, s\u00ec. La carit\u00e0 dei fratelli ce le aveva fornite ma, per la verit\u00e0 non tanto comode<\/em>\u201d. La verit\u00e0 \u00e8 che Quintino all\u2019eremo non porta scarpe e cammina a piedi nudi sia sui sassi sia sulla neve: e si sa bene che chi va scalzo non trova comoda nessuna scarpa. N\u00e9 si trattava delle scarpe da trekking che usano oggi i pellegrini metropolitani: egli \u00e8 un loro precursore ma segue la foggia antica.<br \/>\nLa narrazione della gran fatica \u00e8 gioiosa: \u201c<em>E partimmo. L\u2019intima grande gioia del momento della partenza non ci abbandon\u00f2 pi\u00f9 e le giornate si susseguirono attraverso citt\u00e0, paesi, campagne, colli, pianure, mare dell&#8217;Italia nostra prima. Oh, il bel mare della nostra Liguria! Oh, quella costa azzurra, lasciata la quale ci si present\u00f2 la terra di Francia in varie sue citt\u00e0, ma anche in tanti angoli remoti e in paesi solitari con la visione di montagne e di valli<\/em>. <em>E noi andammo, andammo sempre, da mane a sera, sotto il sole splendente e nelle giornate grigie, sotto la pioggia pesante e il nevischio pungente: tutto provammo di quanto il clima offre in autunno inoltrato e in un precoce inverno. Infatti a Lourdes trovammo tutto bianco sotto il manto della neve. Le nostre giornate ebbero un ritmo costante. Levata a buonissima ora, S. Messa, poi in viaggio e di nuovo sosta al cader del giorno. Ove sostammo? Canoniche, seminari, una Casa di Missione, case amiche dei parroci, albergo, ospedale. Ovunque buona accoglienza e ospitalit\u00e0 generosa. Ogni sera avemmo il necessario ristoro e il letto per riposare il fisico stanco. Ogni mattina la possibilit\u00e0 di celebrare, poi una buona colazione e spesso il pacchetto di viveri per la giornata e spesso ancora non scarso, non troppo povero, perch\u00e9 ci fu chi aggiunse anche vino generoso e tavolette di cioccolata<\/em>\u201d.<br \/>\nUna sera sono ospitati in un albergo, un\u2019altra in una stalla e i due alloggi diventano materia di una nuova \u201cleggenda aurea\u201d: \u201c<em>La bont\u00e0 del Padre ebbe tratti, carezze, volti delicatissimi. Quante emozioni ci fece gustare. Un ricordo, ad esempio: fummo anche in albergo, come dissi, ci fu posto per noi tanto piccoli e tanto poveri! E per Lui, cos\u00ec grande, nell\u2019albergo non c\u2019era stato posto. Il servo, veramente, non pu\u00f2 essere da pi\u00f9 del padrone, ma talvolta, considerato non pi\u00f9 servo, ma amico, penetra nell\u2019intimit\u00e0 del suo Signore. E una sera anche noi, privi di ogni altro ricovero, fummo ospitati in una stalla. L\u00e0 fummo ricevuti, il nostro letto fu un po\u2019 di paglia e a riscaldarci bast\u00f2 il tepore che dalle bestie emanava. Nella stalla non ci manc\u00f2 un pezzo di pane ben condito e una bottiglia di vino in pi\u00f9, quali offerte del pastore generoso. Posso assicurare che quella fu per me una delle notti pi\u00f9 riposanti<\/em>\u201d.<br \/>\nA tratti il racconto sembra trasportarci nella <em>Via Lattea<\/em> di Bu\u00f1uel che sar\u00e0 girato sei anni dopo, cio\u00e8 in un mondo in bilico tra eredit\u00e0 contadina e sfrecciare di automobili sull\u2019asfalto: \u201c<em>Che dire della macchina lussuosa che si ferma per invitarci a salire e, spiegato il diniego, il signore sorpreso e commosso offre una bottiglia di vino prelibato, specialit\u00e0 del luogo? Altra macchina, che si ferma pi\u00f9 avanti, e una gentile signorina che dice: \u2018Non volete salire? Accettate almeno un po\u2019 di denaro, vi servir\u00e0!\u2019 E quante volte ancora incontriamo passanti che si fermano, si informano, poi offrono chi una cosa e chi l\u2019altra. E noi, in quest\u2019atmosfera benefica, si continuava ad andare sempre pi\u00f9 fidenti, sempre pi\u00f9 gioiosi, nonostante la continua fatica, nonostante che il maltempo tentasse di minare la nostra perseveranza. Eravamo fidenti perch\u00e9 a sera il Padre ci dava la possibilit\u00e0 di asciugare gli indumenti talvolta letteralmente inzuppati e di riscaldare le membra intirizzite. Poteva essere un elemento di termosifone o una modesta ma calorosa stufa<\/em>\u201d.<br \/>\nQuel solitario cammino si popola di presenze nella memoria dell\u2019eremita pellegrino: \u201c<em>Partimmo soli, io e Vincenzo, ma fu ininterrotto il contatto con i fratelli\u201d. <\/em>Anche la meta \u00e8 descritta pi\u00f9 attraverso gli incontri che nel \u201cgaudio interiore\u201d della preghiera alla Grotta: \u201c<em>E finalmente Lourdes! Anche l\u00e0 il godimento dello spirito \u00e8 completato dalla carit\u00e0 di chi ci ospita e di chi si incontra. Siamo partiti sprovvisti di tutto e non abbiamo mai mancato del necessario. Dir\u00f2 di pi\u00f9: siamo tornati con qualche moneta sonante, sempre frutto della carit\u00e0 dei fratelli, cui il Padre ogni giorno e ogni momento suggeriva qualcosa per noi<\/em>\u201d.<br \/>\nAnche il rientro in autostop \u00e8 un segno dei tempi andati, quando non c\u2019era la paura di prendere su due \u201cbarboni\u201d che abbiamo oggi: \u201c<em>Al momento del ritorno \u00e8 un passaggio continuo di macchine. Una dopo l\u2019altra si ferma per invitarci a salire<\/em>\u201d.<br \/>\nEgli \u00e8 stato eremita nel cammino e sar\u00e0 d\u2019ora in poi pellegrino nell\u2019eremo, come ci assicura la chiusa luminosa della relazione: \u201c<em>Ora sono a S. Alberico. L\u2019eremo in quest\u2019eccezionale inverno \u00e8 tutto sommerso in un grigiore gelido, ma il ricordo vivo del mio recente pellegrinaggio \u2013 e non questo soltanto s\u2019intende \u2013 spesso lo illumina e lo riscalda<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Quintino Sicuro nasce a Melissano, Lecce, nel 1920 e muore di infarto a 48 anni nel 1968 sul monte Fumaiolo. A 19 anni si arruola nel Corpo della Guardia di Finanza diventando, nel 1946, vicebrigadiere. Ma l\u2019anno dopo lascia la divisa e la fidanzata Silvia (si narra che la separazione sia stata consensuale), prende il saio dei Frati minori francescani ed entra in un convento di Ascoli Piceno. Ma la vita del convento gli appare lontana dalla radicalit\u00e0 evangelica che va cercando e nel 1949 inizia l\u2019esperienza del silenzio e della solitudine che lo porter\u00e0 prima nell\u2019eremo di Montegallo (Ascoli Piceno) e poi in quello della Madonna del Faggio sul Monte Carpegna (Pesaro). In quella fase cos\u00ec giustifica la sua scelta in una lettera alla mamma: \u201c<em>Poco importa se la gente mi dice pazzo. Basta che piaccia all\u2019Amore<\/em>\u201d. Al terzo eremo, quello definitivo di \u00a0Sant\u2019Alberico (Forl\u00ec), arriva nel 1954, accolto dal vescovo di Sarsina Carlo Bandini che in un libro racconter\u00e0 la vita e raccoglier\u00e0 gli scritti di questo amico e discepolo: <em>Don Quintino Sicuro: Guardia di Finanza ed eremita di Sant\u2019Alberico<\/em> (a cura del Corriere Cesenate 1994: quarta edizione di un testo apparso nel 1970, con diverso titolo e presso altro editore).<br \/>\nDa subito Quintino abbina alla vocazione eremitica quella del pellegrino. Nell\u2019Anno Santo 1950 va a piedi da Montegallo a Roma, lungo la via Salaria, per assistere in piazza San Pietro alla proclamazione del Dogma dell\u2019Assunta. Nel 1952 sempre da Montegallo raggiunge camminando Melissano, nel Salento, per assistere la mamma che morir\u00e0 l\u2019anno seguente. Nel 1955 va a piedi da Sant\u2019Alberico a Firenze, volendo avviare gli studi per diventare sacerdote. Li proseguir\u00e0 a Roma e a Bologna, dove nel 1960 riceve la tonsura e il diaconato dal cardinale Giacomo Lercaro. E\u2019 prete nel 1961. Ricostruisce e amplia l\u2019antico eremo di Sant\u2019Alberico e ne fa un centro di accoglienza e di spiritualit\u00e0. L\u00ec \u00e8 sepolto, in una tomba nella roccia che egli stesso aveva scavato. La causa per farlo santo \u00e8 stata avviata nel 1985 dal Vescovo di Cesena-Sarsina ed \u00e8 passata a Roma nel 1993.<\/p>\n<p><strong>[Ottobre 2009]<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il personaggio con cui apro il capitolo potrebbe essere presentato come il tipo ideale degli eremiti e dei pellegrini italiani in et\u00e0 contemporanea: si tratta di un prete eremita che&#8230;<\/p>\n<div class=\"more-link-wrapper\"><a class=\"more-link\" href=\"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/cerco-fatti-di-vangelo\/17-eremiti-e-pellegrini-del-terzo-millennio\/quintino-eremita-e-pellegrino-%e2%80%9cpoco-importa-se-la-gente-mi-dice-pazzo%e2%80%9d\/\">Read More<span class=\"screen-reader-text\">Quintino eremita e pellegrino: \u201cPoco importa se la gente mi dice pazzo\u201d<\/span><\/a><\/div>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":2135,"menu_order":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","template":"","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"class_list":["post-2470","page","type-page","status-publish","hentry","excerpt"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/2470","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2470"}],"version-history":[{"count":2,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/2470\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2473,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/2470\/revisions\/2473"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/2135"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2470"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}