{"id":26488,"date":"2021-04-21T19:50:36","date_gmt":"2021-04-21T17:50:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=26488"},"modified":"2026-03-30T22:51:04","modified_gmt":"2026-03-30T20:51:04","slug":"luigi-accattoli-il-padre-nostro-e-il-desiderio-di-essere-figli","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/benvenuti-nel-sito\/luigi-accattoli-il-padre-nostro-e-il-desiderio-di-essere-figli\/","title":{"rendered":"Luigi Accattoli. Il Padre nostro e il desiderio di essere figli"},"content":{"rendered":"\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp; <em>Vademecum di un giornalista per abitare a lungo nella preghiera di Ges\u00f9<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp; Edizioni Dehoniane \u2013 Bologna 2005 \u2013 pp. 72 \u2013 euro 6.50<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>&nbsp;&nbsp; Prefazione<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Raramente e forse mai mi trovo a casa mia come quando prego il <em>Padre nostro<\/em>. Mi riprometto ogni volta di dimorare in esso lungamente, pi\u00f9 di quanto d\u2019ordinario non me lo permettano il mestiere di giornalista e l\u2019anima vagabonda che me l\u2019ha fatto scegliere. Ma torno sempre volentieri a questa preghiera e invito chi incontro e chi pi\u00f9 amo a visitarla con me, come faccio con gli amici e i parenti che capitano a Roma e che accompagno a vedere via Giulia, o la Domus Aurea.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Questo libretto \u00e8 la mia guida al <em>Padre nostro<\/em>, maturata negli anni. Non ha pretese ed \u00e8 anzi vergognosa di s\u00e9, ben sapendo che la preghiera di Ges\u00f9 \u00e8 stata commentata nei secoli dai pi\u00f9 grandi tra i Padri, i teologi e i santi. Ma come pu\u00f2 risultare invitante, per chi viene a Roma la prima volta, visitarla in compagnia di chi ci abita, cos\u00ec il lettore di questo libretto pu\u00f2 trovare qui \u2013 per un primo accostamento al grande testo \u2013 la parola semplice di un cristiano comune, che gliene d\u00e0 un ragguaglio minimo nella lingua di oggi.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Racconto la mia esperienza della preghiera di Ges\u00f9 con il linguaggio e i mezzi poveri del giornalista: riferendo pareri, unendo le emozioni ai dati conoscitivi, tenendo d\u2019occhio il mondo d\u2019oggi e la vita quotidiana in esso. E\u2019 in questa vita d\u2019oggi che il <em>Padre nostro<\/em> mi fa la migliore compagnia e io qui provo a far girare \u2013 come posso \u2013 la notizia.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp; Il <em>Padre nostro<\/em> mi fa felice, anzi mi esalta perch\u00e8 raccoglie in sette domande la somma dei miei desideri. Perch\u00e9 mi autorizza a parlare a Dio chiamandolo \u201cpadre\u201d, e con ci\u00f2 mi chiama a diventare figlio e fratello d\u2019ognuno. Perch\u00e9 mi garantisce che tutto questo non \u00e8 un\u2019illusione, dal momento che quelle parole ci furono dettate da Ges\u00f9, che mise in esse la sostanza della sua preghiera e la fece nostra.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Siccome le parole di Ges\u00f9 sono efficaci e operano quello che significano \u2013 come dicono i teologi \u2013 posso avere fiducia che ogni mio attraversamento della grande preghiera operi in me un qualche mutamento. Che io ne esca, ogni volta, minimamente migliorato.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; La preghiera di Ges\u00f9 propone come prima e pi\u00f9 importante invocazione quella che il Padre manifesti se stesso agli uomini e alle donne della nostra epoca e che costoro accettino la sua manifestazione: <em>sia santificato il tuo nome<\/em>. Una richiesta che basterebbe da sola a farmi pazzo di gioia, e un poco mi fa impazzire ogni giorno, comunicandomi la certezza che il problema dei problemi, cio\u00e8 quello della fede nella nostra epoca, \u00e8 nel cuore del Padre, dove torniamo a metterlo a dimora incessantemente, quanti siamo a invocarlo.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Subito dopo il <em>Padre nostro<\/em> mi spinge a chiedere \u2013 e cio\u00e8 ad affrettare, che \u00e8 interesse d\u2019ognuno \u2013 la venuta del Regno, vale a dire il compimento dei tempi e il ritorno di Cristo: <em>venga il tuo Regno<\/em>. Da tempo credo di vivere per quell\u2019affrettamento.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Propone poi che io faccia mio il progetto del Padre che vuole salvi tutti i suoi figli: <em>sia fatta la tua volont\u00e0<\/em>. E io, se mi capisco, non voglio altro!<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Chiede per me e per tutti il nutrimento e gli altri beni che ci sono necessari ogni giorno, sulla terra: <em>dacci oggi il nostro pane quotidiano<\/em>. Un padre che deve sfamare i figli non fatica a fare sue queste parole.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Invoca il perdono di cui ho bisogno e mi impegna a perdonare chi mi avesse offeso: <em>rimetti a noi i nostri debiti<\/em>. Con gli anni si impara a cercare la misericordia.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Implora che sia tenuta lontana da me e da tutti la tentazione di non credere e il Satana che la propone: <em>non ci indurre in tentazione<\/em> e <em>liberaci dal Male<\/em>. Io oggi l\u2019Avversario lo sento.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Nel <em>Padre nostro<\/em> trovo dunque tutto ci\u00f2 che davvero importa. Quanto pi\u00f9 mi \u00e8 necessario e quanto pi\u00f9 desidero. Invocato in ordine di importanza. Consegnato a parole scelte per noi da Ges\u00f9 e capaci di ispirare il nostro linguaggio, di modellare i nostri sentimenti e di guidare la nostra vita.<\/p>\n\n\n\n<h1 class=\"wp-block-heading\">&nbsp;&nbsp; Osiamo dire: Padre nostro<\/h1>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; \u201cIl Signore ci ha donato il suo Spirito. Con la fiducia e la libert\u00e0 dei figli, osiamo dire: Padre nostro\u201d: \u00e8 la pi\u00f9 bella tra le quattro \u201cmonizioni\u201d con cui la liturgia romana introduce alla recita comunitaria del <em>Padre nostro<\/em>. Osiamo: perch\u00e9 \u00e8 invocazione audace. E deve essere audace, altrimenti non tocca il Padre, n\u00e9 noi, n\u00e9 il mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Audace con il Padre: che non abbiamo timore di chiamare \u201cpap\u00e0\u201d, nonostan\u00adte che egli stia in cielo e noi sulla terra. Audace con noi: che, dichiarandoci figli e \u2013 dunque \u2013 fratelli, ci assumiamo una respon\u00adsabilit\u00e0 sconfinata come la paternit\u00e0 divina e la fratellanza umana. Audace con il mondo: perch\u00e9 diciamo \u201cPa\u00addre nostro\u201d a nome di tutti, compresi quelli che non pregano e quelli che non voglio\u00adno pregare. Noi diciamo \u201cPadre nostro\u201d anche a no\u00adme degli atei dichiarati. \u00c8 un&#8217;audacia enorme. E non possiamo non compierla.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Supponiamo di essere sette figli. Appunto io ho avuto quattro fratelli e due sorelle: la pi\u00f9 grande e la pi\u00f9 piccola. \u00c8 sempre be\u00adne, accennando alle cose del <em>Padre nostro<\/em>, partire dal\u00adla verit\u00e0. Dunque siamo sette figli. Uno non ricono\u00adsce il pap\u00e0 e la mamma: non li chiama per nome, non li vuole vedere, scappa da casa. Gli altri sei avranno il dovere \u2014 io pen\u00adso, perch\u00e9 nella mia casa questo non \u00e8 capitato \u2014 di amare i vecchi e di chiamarli per nome e di vederli con occhio di figli anche per conto di quello che non lo vuole fare. E non tanto avranno il dovere, quanto piuttosto vorranno e, meglio anco\u00adra, faranno prima di rendersene conto, d&#8217;istinto, di necessit\u00e0. Cos\u00ec dalla parabola piccola della vita no\u00adstra dobbiamo apprendere il mistero grande dell&#8217;in\u00adcredulit\u00e0 di questo secolo. E di ci\u00f2 che essa significa davanti al Signore. Cio\u00e8 per la nostra preghiera. Que\u00adsta \u00e8 l&#8217;audacia con i fratelli.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Ma ci dovr\u00e0 essere anche un&#8217;audacia verso di noi: chiamare Dio con il nome di Padre vuol dire considerare noi stessi come figli. Noi e tutti i nostri fratelli. Un\u2019audacia dunque che tende a estendersi, fino ad abbracciare, per esempio, i morti.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Per i carissimi morti saremmo capaci di qualsiasi cosa. Forse avremmo potuto ac\u00adcettare di morire al posto di qualcuno, o qualcuna. E dunque accette\u00adremo di prendere il loro posto nell&#8217;invocazione. Pi\u00f9 pren\u00addiamo il posto di altri nell&#8217;invocazione al Padre, pi\u00f9 la nostra preghiera diventa audace e si moltiplica la nostra responsabilit\u00e0. Eppure come non farlo? Chi dovrebbe pregare a nome delle sorelle e dei fratelli morti? Noi, i fratelli superstiti, le sorelle che sono an\u00adcora qui. Dichiarandoci figli anche a loro nome moltiplichiamo la nostra responsabilit\u00e0. L\u2019amore al Padre dovr\u00e0 lievitare fino alla piena rappresentan\u00adza nostra e di tutte le creature che abbiamo preso su di noi.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Infine l&#8217;audacia verso il Padre: non la so spiega\u00adre, ma sento che ci deve essere. \u201cOsiamo dire\u201d: \u00e8 gi\u00e0 audace di suo la preghiera di Ges\u00f9. Chiamare \u201cpap\u00e0\u201d il creatore del cielo e della terra. Chiedergli il Regno e il pane. Il <em>Padre nostro<\/em> come il luogo della libert\u00e0 di parola nei confronti di Dio.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Ma ecco che a tale audacia originaria noi \u2013 cristiani di oggi \u2013 siamo chiamati ad aggiungerne un&#8217;altra, come a voler costringere il Signore che in\u00advochiamo a divenire e mostrarsi realmente padre di tutti: vivi e morti, oranti e atei. \u201cL&#8217;uomo deve gri\u00addare a Dio e chiamarlo padre fino a che diventi suo padre\u201d, dice una massima chassidica. I tempi esigenti che vivia\u00admo ci chiedono un ampliamento della nostra invoca\u00adzione: dobbiamo gridare a Dio e chiamarlo padre fi\u00adno a che diventi padre di tutte le creature che da lui sono venute e che di lui si sono dimenticate. Fino a che diventi loro padre e a loro come tale si manifesti.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Padre di noi tutti, credenti, mal credenti e non credenti. Dei registi Bellocchio e Almodovar, che mettono tanta passione nell\u2019accusare l\u2019educazione cattolica fino a convincersi d\u2019essere atei. E dei nostri figli ventenni, che arrivano senza alcuno sforzo a quella stessa conclusione. Per quanti ritengono di essere atei, noi siamo chiamati a credere, al posto loro, che Dio gli \u00e8 padre e li ama come ama noi. E dobbiamo invocarlo a nome loro. Cio\u00e8 non soltanto dicendogli: provvedi a loro. Ma pi\u00f9 ampiamente: prov\u00advedi a noi tutti, ch\u00e9 tutti siamo smarriti.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Il <em>Padre nostro<\/em> \u00e8 un testo straordinario in ogni parola, ma la sua pi\u00f9 grande meraviglia \u00e8 fuori di esso e sta nel fatto che ci \u00e8 stato insegnato da Ges\u00f9 e che noi lo possiamo pregare con lui.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Di suo questa preghiera potrebbe benissimo essere pronunciata da un ebreo \u2013 quasi tutte le invocazioni che la compongono sono rintracciabili nella Bibbia ebraica \u2013 o da un musulmano, o da un deista, purch\u00e8 professi la fede in un Dio unico. Ma allo stesso tempo, questa \u00e8 una preghiera totalmente cristiana: specifico del cristiano, suo privilegio incomparabile, \u00e8 di dirlo \u2013 il <em>Padre nostro<\/em> \u2013 con Ges\u00f9, unendo alla sua la nostra voce, conformando il nostro sentimento al suo.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Le sette domande il cristiano le interpreta come sintesi e specchio delle parole che sugli stessi argomenti sono dette da Ges\u00f9 nei Vangeli. L\u2019intera preghiera l\u2019attraversa \u2013 e non finisce di appassionarsi a questo attraversamento \u2013 rivivendo l\u2019avventura di Ges\u00f9 sulla terra: che dialoga con il Padre, che ce lo presenta come \u201cPadre mio e padre vostro\u201d, che ci dice come il nome pi\u00f9 appropriato con cui rivolgerci al suo Dio \u00e8 quello di Padre, che ci sollecita ad affrettare il Regno del Padre suo, che ci rivela come la volont\u00e0 fondamentale di questo Padre sia che nessuno dei suoi figli vada perduto, che rimette alla sua provvidenza il pane di cui abbiamo bisogno ogni giorno e la misericordia e l\u2019aiuto contro le tentazioni e la liberazione dal male e dal principe del male. Mentre ripete le parole che gli sono state insegnate da Ges\u00f9, il cristiano lo rivede che caccia i demoni, che guarisce i malati, che invita a vigilare contro le tentazioni, che ha piet\u00e0 della folla affamata e dice ai discepoli: \u201cDate loro voi stessi da mangiare\u201d (<em>Matteo<\/em> 14, 16). Lo rivede che prega il Padre nell\u2019Orto e che l\u2019invoca dalla croce.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; \u201cIl <em>Padre nostro<\/em> \u00e8 la sintesi di tutto il Vangelo\u201d, scrive gi\u00e0 Tertulliano nel secondo secolo. E il cardinale Giacomo Lercaro, quando progetta una riforma della \u201cChiesa di Bologna\u201d, tra il 1965 e il 1968, immagina un\u2019assemblea di battezzati, come organo plenario della comunit\u00e0, alla quale si viene ammessi recitando, come credenziale di appartenenza, il <em>Credo<\/em> o il <em>Padre nostro<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; E\u2019 con questo spirito, di chi nel <em>Padre nostro<\/em> trova il tutto dei Vangeli, che qui proviamo a percorrerlo entusiasti e riconoscenti.<\/p>\n\n\n\n<h1 class=\"wp-block-heading\">&nbsp;&nbsp; Padre nostro che sei nei cieli<\/h1>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; \u201cNostro\u201d: cio\u00e8 di noi vivi, tutti quanti siamo nel mondo e di loro \u2014 la maggioranza \u2014 che sono mor\u00adti e di quelli che verranno.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Sorpresa nel trovare che la preghiera di Ges\u00f9 non ha un&#8217;invocazione per i morti. Il popolo cristiano prega soprattutto per i morti e mette al centro di tale preghiera il <em>Padre nostro<\/em>, ma essa non nomina i morti.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; In proposito ho condotto \u2013 negli anni \u2013 una specie di disputa senza parole con Giuseppe Dossetti. Una disputa che part\u00ec da Sorrento, nel settembre del 1986. Ero laggi\u00f9 per la settimana di aggiornamento dell&#8217;Universit\u00e0 cattoli\u00adca. C\u2019era tra i relatori \u2013 ed era una rarit\u00e0 \u2013 il monaco di Monteveglio, che poco si faceva vedere in pubblico. Noi giornalisti gli chiedemmo un incontro, che non accett\u00f2. Ma intanto preparavamo le domande. I colleghi volevano interrogarlo sul Con\u00adcilio, il Sinodo, il papa e la politica. Io gli volevo chiedere \u2014 a lui che si era fatto monaco per pregare sempre \u2014 come mai Ges\u00f9 non ci avesse insegnato a pregare per i morti. Ero motivato a quella domanda perch\u00e9 una volta l\u2019avevo udito affermare che nel Padre nostro era raccolta ogni possibile invocazione.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; La risposta a quella domanda inespressa mi venne dallo stesso Dossetti quattro anni pi\u00f9 tardi, quando mi mand\u00f2 a dire da Gerico \u2013 dopo la morte della persona che mi era pi\u00f9 cara \u2013 \u201cnon pregare per lei, ma prega con lei\u201d. Ho capito allora che il <em>Padre nostro<\/em> \u00e8 preghiera adattissima da pregare non per i morti, ma insieme a loro.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Non avendo il <em>Padre nostro<\/em> un&#8217;invocazione per i morti, io insisto sulle due parole iniziali. E dico \u201cPadre\u201d anche a nome dei morti. Lo dico a nome dell&#8217;u\u00admanit\u00e0, che \u00e8 fatta di quelli che vivono ora, che sono vissuti e che vivranno. Tutta l&#8217;umanit\u00e0 \u2014 anche quel\u00adla possibile, anche i figli mai nati, morti con le donne che li portavano dentro \u2014 \u00e8 figlia del Padre. E ho detto male, distinguendo tra quelli che vivono e quelli che sono vissuti, o vivranno. Dovrei invece parlare di tutte le creature viventi. Che viventi sono anche i morti, se la nostra fede non \u00e8 bugiarda.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; E come sento vicini i morti, quelli che mi sono vissuti accanto e tutti gli sconosciuti, quando dico \u201cPadre nostro\u201d! Li sen\u00adto vicini a me come certamente sono vicini a te, Pa\u00addre di tutti.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; \u201cSi riuniscono nel cimitero per la preghiera\u201d, mi capit\u00f2 anni addietro di leggere in un dossier di Sergio Mercanzin sui cristiani in URSS, nel paragrafo dedicato ai \u201ccattolici tedeschi\u201d gi\u00e0 appartenenti alla \u201cRepubblica socialista sovieti\u00adca autonoma dei tedeschi del Volga\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Verit\u00e0 del <em>Padre nostro<\/em> recitato tra le tombe. L&#8217;ho sentita a Bagnolo di Recanati, un pri\u00admo novembre: c&#8217;era la messa in mezzo al cimitero. Che era pieno di gente. C&#8217;era il sole. Ed era una pre\u00adghiera di tutto quel popolo, vivi e morti, numerosi come mai. Ogni gruppo familiare accanto alle proprie tombe. Il parroco aveva smesso la tradizione di quella messa al cimitero. Ma la gente l&#8217;ha rivoluta. Chi ha detto che il popolo cristiano, dove ancora \u00e8 popolo, non abbia pi\u00f9 il senso della fede?<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Ricordo l\u2019ultimo incontro con Herman Haering, nell\u2019abbazia di Gars Am Inn, in Baviera, passata ai Redentoristi. Mi fece visitare la grande chiesa e il cimitero dei monaci, accosto al muro esterno e mi indic\u00f2 la tomba che si era scelta: \u201cCos\u00ec continuer\u00f2 a partecipare alla liturgia dei miei confratelli\u201d. Ho riascoltato quelle parole tutte le volte che mi \u00e8 capitato di visitare chiese con tombe nella cripta, o sotto il pavimento, o su un fianco, o intorno all\u2019abside.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Sono cos\u00ec le chiese di montagna: il popolo entra in esse passando tra le tombe e prega insieme ai suoi morti. Le comunit\u00e0 dell\u2019antica Roma, che pregavano nelle catacombe. I papi sepolti nelle grotte vaticane: Giovanni Paolo I che continua a partecipare alle liturgie di Giovanni Paolo II.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; La Lavra delle Grotte a Kiev, dove i credenti ortodossi pregano con i padri dell\u2019Ortodossia. I monaci \u2013 mi spiegava l\u2019accompagnatore, che andava toccando a una a una le tombe, con la mano e con la fronte \u2013 vissero nelle Grotte solo nei primissimi tempi ed esse pi\u00f9 tardi, edificati i monasteri, divennero luoghi di sepoltura, dove i discepoli amavano passare lunghe ore in orazione, in compagnia dei maestri dai quali avevano appreso l\u2019arte della preghiera.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Dossetti sepolto nel cimitero di Casaglia, dove continua a pregare con la sua comunit\u00e0 e con i \u201cpoveri morti di Montesole\u201d, ai quali volle accompagnarsi gi\u00e0 da vivo.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Francesco che riposa sotto le sue basiliche ad Assisi. Escriv\u00e0 de Balaguer nella casa madre dell\u2019Opus, con il prelato suo successore che va a pregare con lui prima di prendere decisioni. E quel malato di AIDS che il cardinale Hume riusc\u00ec a far seppellire, come il poveretto aveva chiesto, sotto il pavimento della cattedrale di Westminster.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Non ci deve inquietare il fatto che siamo in pochi a pregare. Anche se fosse vero che oggi l&#8217;umanit\u00e0 in\u00advoca il Padre meno di ieri. Non lo sappiamo: la vera invocazione avviene nel segreto del cuore. E il cuore dell&#8217;essere umano oggi \u00e8 segreto come ieri.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Sembre\u00adrebbe che oggi tutto sia pubblicit\u00e0, ma non \u00e8 vero. L&#8217;invadenza del mercato non ha fatto scom\u00adparire la fede, ma l&#8217;ha fatta rifugiare nell&#8217;intimo dei cuori. Questa \u00e8 forse la chiave per comprendere la condi\u00adzione spirituale dell&#8217;uomo moderno. Ma anche se io mi sbagliassi, anche se davvero fossero pochi e meno che mai oggi gli uomini capaci di inginocchiarsi per invocare il Si\u00adgnore, questa solitudine non ci dovrebbe turbare. Fos\u00adsimo anche soltanto dieci, o due, potremmo sempre dire a nome di tutti \u00abPadre nostro\u00bb. Sento che \u00e8 le\u00adcito invocare il Padre per conto di chi non lo fa mai. Sento che la prima risposta alla diminuzione dei cre\u00addenti dovrebbe essere questo allargamento della pre\u00adghiera e delle sue responsabilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Quando uno dice la verit\u00e0, parla a nome di tutti. Lo sente un padre per i figli, contento che uno di loro indovini l&#8217;animo suo. Non l&#8217;ammetter\u00e0 il Padre che \u00e8 nei cieli, che in\u00advi\u00f2 il figlio a insegnarci l&#8217;intestazione giusta di ogni preghiera: \u201cPadre nostro\u201d?<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; La paternit\u00e0 di Dio, la nostra familiarit\u00e0 con lui autorizzata da Ges\u00f9, che ci ha detto di chia\u00admarlo, come lui faceva, \u201cabb\u00e0\u201d, cio\u00e8 \u201ccaro padre\u201d, \u201cbabbo caro\u201d, \u201cpap\u00e0\u201d. Ecco il cuore della fede cristiana. Ecco il messaggio centrale del Nuovo Testamento. E tutto \u00e8 cos\u00ec semplice: \u00e8 il <em>Padre nostro<\/em> che pu\u00f2 riempire le nostre giornate. Le code, i viaggi, le anticamere, i mo\u00admenti di solitudine. Per quanto tutto possa andare di traverso, il cristiano non perde mai tempo. Non dispera mai. Pu\u00f2 sempre pregare.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Da quando l\u2019esperienza della paternit\u00e0 e quella della morte hanno dato inten\u00adsit\u00e0 alla mia invocazione \u201cPadre nostro\u201d, ho saputo con sicurezza che in quelle due prime parole della preghiera di Ge\u00ads\u00f9 c&#8217;era tutta la sua e la nostra preghiera. Una volta compreso questo elemento, si potrebbe andare in gi\u00adro per il mondo dicendo <em>Padre nostro<\/em> e la no\u00adstra missione di cristiani sarebbe completa. Ma ho poi cercato di in\u00adformarmi e ho trovato che non sono necessarie ambedue le parole iniziali \u201cPadre nostro\u201d a espri\u00admere tutta la nostra invocazione, ma ne basta una: abb\u00e0, padre. E ho appreso che in Matteo la preghiera di Ges\u00f9 inizia con le parole \u201cPadre nostro\u201d, mentre in Luca inizia con la sola parola \u201cPadre\u201d, che potreb\u00adbe essere tradotta \u201cPadre mio\u201d. E che probabilmente la formula pi\u00f9 antica \u00e8 quella di Luca, che ci d\u00e0, sia nel vocativo iniziale che in tutta la preghiera, una for\u00admula pi\u00f9 breve, contenuta tutta in quella di Matteo.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; \u201cPadre nostro che sei nei cieli\u201d sarebbe l&#8217;amplia\u00admento liturgico e corale della formula iniziale e indi\u00adviduale pronunciata da Ges\u00f9: \u201cpadre\u201d, l&#8217;\u201dabb\u00e0\u201d aramaico, che era la voce familiare con cui i bambini si rivolgevano ai pap\u00e0. Ecco che cosa scrive l&#8217;esegeta pro\u00adtestante Joachim Jeremias: \u201cE\u2019 essenziale intendere esattamente l&#8217;invocazione al \u2018Padre\u2019 posta all&#8217;ini\u00adzio, poich\u00e9 essa racchiude in s\u00e9 tutta la preghiera. Sol\u00adtanto chi ha compreso l&#8217;appellativo iniziale pu\u00f2 real\u00admente pregare il <em>Padre nostro<\/em> (&#8230;) Per i discepoli do\u00advette essere una cosa sconvolgente che Ges\u00f9 desse loro nel <em>Padre nostro<\/em> l&#8217;autorizzazione di dire \u2018ab\u00adb\u00e0\u2019 come faceva lui. Questa \u00e8 l&#8217;invocazione decisi\u00adva del <em>Padre nostro<\/em>. Con tale autorizzazione Ges\u00f9 rende i discepoli partecipi dei suoi privilegi di figlio e garantisce loro l&#8217;appartenenza al nuovo popolo di Dio (&#8230;). Incominciamo dunque a capire, gi\u00e0 da que\u00adsta prima parola, perch\u00e9 secondo la Chiesa primitiva la recita del <em>Padre nostro<\/em> non fosse permessa a tutti (&#8230;). Le antiche liturgie cristiane mostravano d&#8217;esser conscie della grandezza di questo dono, quando premisero alla preghiera del Signore le parole: \u2018Noi osia\u00admo dire: Padre nostro\u2019\u201d (<em>Il messaggio centrale del Nuovo Testamento<\/em>, Paideia, Brescia 1968).<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Questo sarebbe, secondo Jeremias, \u201cil testo pre\u00adsumibilmente pi\u00f9 antico\u201d del <em>Padre nostro<\/em>, \u201cnella re\u00addazione breve di Luca, ma con le piccole varianti del testo di Matteo\u201d (ivi, p. 125):<\/p>\n\n\n\n<p><em>Padre mio,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>sia santificato il tuo nome.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Il tuo regno venga.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Il nostro pane per domani<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>dacci oggi.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>E rimetti i nostri debiti,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>come anche noi,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>pronunciando queste parole,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>rimettiamo ai nostri debitori<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>e non permettere che noi<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>soccombiamo nella tentazione.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Lo riporto perch\u00e9 per me \u00e8 stato utile \u2014 nella mia riscoperta della preghiera di tutti i giorni \u2014 l\u2019ascolto di un testo un po&#8217; diverso: non tanto per le informazio\u00adni sulla sua maggiore antichit\u00e0 e vicinanza all&#8217;inse\u00adgnamento di Ges\u00f9 e non solo per la variante \u201cPadre mio\u201d (che considero un&#8217;informazione preziosa), ma soprattutto per l&#8217;aiuto a riudire le parole, liberate dall&#8217;abitudine della formula mandata a memoria. Una volta che le ho riascoltate, sono tornato alla formula della memoria, che era ridivenuta viva. Racconto tut\u00adto questo perch\u00e9, nella grande impresa dell&#8217;orazione, anche la minima esperienza di un uomo ignorante co\u00adme me pu\u00f2 essere d&#8217;aiuto. Se non altro a chi soffre di altrettanta ignoranza.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Vantaggio della paternit\u00e0 umana secondo la car\u00adne: essa ci aiuta a sentire per intero il senso dell&#8217;in\u00advocazione \u201cPadre nostro\u201d. L&#8217;essere figli, che \u00e8 espe\u00adrienza universale, ci aiuta a pronunciare con piena avvertenza quelle parole, che altrimenti sarebbero per noi una formula magica. L&#8217;essere padri e madri ci permette di intuire il suono che esse hanno nel cuore del Signore. Que\u00adsta che ho appena scritto \u00e8 forse una frase senza si\u00adgnificato. Eppure qualcosa intendevo dire. Proviamo a metterla cos\u00ec: l&#8217;esperienza della figliolanza e della paternit\u00e0 ci aiuta a pronunciare le parole \u201cPadre no\u00adstro\u201d con tutti i sentimenti.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Padre cinque volte, sperimento ogni giorno \u2013 da quasi trent\u2019anni \u2013 la felicit\u00e0 di essere chiamato \u201cpap\u00e0\u201d e anche \u201cpadre\u201d e \u201cpater\u201d in latino, quando i ragazzi vogliono scherzare. Una figlia laureata in lingue e con la passione per i dialetti italiani mi dice \u201cpap\u00e0\u201d in inglese, in russo, in siciliano. E tutti mi dedicano le varianti infantili e gergali che fioriscono in ogni famiglia: papi, papo, papone, pa\u2019, daddy, babbo. A me piacciono, queste varianti e ogni tanto mi chiedo se riuscir\u00f2 mai a comprendere fino in fondo la fortuna che ho avuto ad avere figli che mi vogliono bene, ad averli a lungo con me, a sentirli che mi chiamano, mi chiedono aiuto e consiglio, mi invitano a spiegare questo e quello.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Il fatto che mi piace essere chiamato con nomi diversi, mi provoca a usare le varianti del vocativo iniziale della preghiera di Ges\u00f9 nella mia invocazione: dopo tutta l\u2019esaltazione che mi d\u00e0 \u2013 come dicevo \u2013 l\u2019invocazione \u201cPadre nostro\u201d, mi esalto ancora di pi\u00f9 dicendo \u201cPadre mio\u201d, o semplicemente \u201cPadre\u201d. Ed eccomi a sperimentarli a turno, tutti questi vocativi iniziali, godendoli come i nomi che si danno nell\u2019amore.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Capita che i cristiani mostrino un&#8217;aria mortifica\u00adta, a motivo dei tempi avversi. Ma non dovrebbero, se solo ricordassero che Ges\u00f9 ha insegnato loro a par\u00adlare al Padre. Che \u00e8 tale nella buona e nella cattiva sorte. Anzi parlare al Padre fa buona ogni sorte: \u201cSia\u00admo afflitti, ma sempre lieti; poveri, ma facciamo ric\u00adchi molti; gente che non ha nulla e invece possedia\u00admo tutto!\u201d (<em>2 Corinti<\/em> 6,10). E non c\u2019\u00e8 posto \u2013 parrebbe \u2013 per l\u2019angoscia, nella vocazione cristiana, che comporta sempre la confidenza con il Padre: \u201cNon angustiatevi per nulla, ma in ogni necessit\u00e0 esponete a Dio le vostre richieste, con preghiere, suppliche e ringraziamenti; e la pace di Dio, che sorpassa ogni intelligenza, custodir\u00e0 i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Ges\u00f9\u201d (<em>Filippesi<\/em> 6, 6-7).<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; La preghiera di Ges\u00f9 costituisce anche una riserva ecumenica: cio\u00e8 una risorsa di unit\u00e0 tra i cristiani che non viene mai meno, neanche quando la divisione delle Chiese si fa istituzionale e divide le assemblee liturgiche.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Il <em>Padre nostro<\/em> recitato nelle assemblee ecumeniche, quello pregato insieme da Giovanni Paolo II e dall\u2019arcivescovo ortodosso Cristodulos ad Atene, il 4 maggio del 2001 e quello che il papa ha intonato con il vescovo luterano di Presov, in Slovacchia, il 2 luglio del 1995: sono segni di fraternit\u00e0 ritornante, a sormontare l\u2019inimicizia accumulata nei secoli.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Chiss\u00e0 che un giorno il <em>Credo<\/em> non basti a fare l\u2019unit\u00e0 della dottrina e il <em>Padre nostro<\/em> quella dell\u2019orazione tra tutti i cristiani. Credo che sia giusto sperarlo.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; \u201cL\u2019espressione \u2018che sei nei cieli\u2019 non indica un luogo, ma la maest\u00e0 di Dio e la sua presenza nel cuore dei giusti. Il cielo, la casa del Padre, costituisce la patria vera, verso la quale siamo in cammino e alla quale gi\u00e0 apparteniamo\u201d: cos\u00ec leggo al paragrafo 2802 del <em>Catechismo della Chiesa cattolica<\/em>, che ha \u2013 nella sezione seconda della parte quarta \u2013 un bel commento al <em>Padre nostro<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; I cieli non sappiamo come pensarli. \u201cVorrei capire, con i miei occhi mortali, come ci si vedr\u00e0 dopo. Se ci fosse luce sarebbe bellissimo\u201d: cos\u00ec scrive Aldo Moro nell&#8217;ultima lettera dal carcere, salutando \u2014 prima dell\u2019\u201cesecuzione\u201d (8 maggio 1978) \u2014 la \u201cdolcissima Noretta\u201d. Credo sia la pi\u00f9 bella preghiera dei nostri anni oscuri, questa invocazione alla luce dal car\u00adcere delle Brigate Rosse. Credo che quelle parole siano grandi. Da anni sono per me il primo aiuto nella meditazione sulla luce come sguardo del Padre.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Una bambina di tre anni cercava la mamma, che era partita per sempre. Il pap\u00e0 le diceva \u201cla mamma \u00e8 in cielo\u201d. La bambina correva alla finestra, si faceva prendere in braccio e la cercava, con il pap\u00e0, guardando sopra i tetti.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; La cercavano a lungo e insieme dicevano: \u201cPadre nostro che sei nei cieli, fai tu compagnia alla nostra mamma\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Non sappiamo \u2013 \u00e8 vero \u2013 come guardare al Padre che \u00e8 nei cieli. Ma sappiamo come parlargli, grazie alle parole che Ges\u00f9 ci ha insegnato.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Non possiamo vedere il Padre che \u00e8 nei cieli. Il cristiano accetta questo limite, ma non si ferma a esso: tenendo per mano il fratello Ges\u00f9, volge con decisione lo sguardo al mistero.<\/p>\n\n\n\n<h1 class=\"wp-block-heading\">&nbsp;&nbsp; Sia santificato il tuo nome<\/h1>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; \u201cSia santificato il tuo nome\u201d \u00e8 stata per me la pi\u00f9 difficile a intendere tra le invocazioni del <em>Padre nostro<\/em>, ma so da tempo che \u00e8 la pi\u00f9 importante e che non \u00e8 un caso se Ges\u00f9 l\u2019ha posta per prima. Su di essa mi sono dunque impegnato, negli anni. Ho provato a ridurre la difficolt\u00e0 sperimentando \u2013 alla buona \u2013 qualche variante della traduzione: \u201csia benedetto il tuo nome\u201d, o \u201csia lodato\u201d. Qualcosa ho guadagnato per questa via: il tuo nome \u2013 cio\u00e8 tu, Padre \u2013 sia da tutti onorato e non bestemmiato.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Poi ho cercato di aiutarmi con i commenti alla Bibbia, in modo da cogliere pi\u00f9 a fondo quel verbo \u201csantificare\u201d, che \u00e8 cos\u00ec arduo al nostro orecchio. Anche studiando ho fatto qualche acquisto. Ho inteso che veniva invocato non tanto un riconoscimento pubblico e generico di Dio, ma come uno svelamento del suo volto, da lui stesso operato, nella storia e nella vita dell\u2019umanit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Infine ho cercato una via tutta mia, che non aboliva gli acquisti delle prime due, ma li completava. Su questa via cammino ancora e quell\u2019invocazione l\u2019intendo come una supplica a Dio perch\u00e9 torni a manifestarsi come Padre all\u2019umanit\u00e0 di oggi, che rischia di smarrire il senso di quella paternit\u00e0. Sia cio\u00e8 manifestato e da tutti riconosciuto il tuo nome, che \u00e8 quello di Padre. Il tuo essere Padre.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Per primo \u2013 ovviamente \u2013 deve essere posto il significato che poteva avere sulla bocca di Ges\u00f9 l\u2019espressione \u201csia santificato il tuo nome\u201d. Ges\u00f9, quando la formul\u00f2, doveva avere nell\u2019orecchio un passo del profeta Ezechiele, che mette queste parole in bocca al Signore Dio: \u201cSantificher\u00f2 il mio nome grande, disonorato fra le genti, profanato da voi in mezzo a loro. Allora le genti sapranno che io sono il Signore, quando mostrer\u00f2 la mia santit\u00e0 in voi davanti ai loro occhi (\u2026) Vi dar\u00f2 un cuore nuovo, metter\u00f2 dentro di voi uno spirito nuovo, toglier\u00f2 da voi il cuore di pietra e vi dar\u00f2 un cuore di carne. Porr\u00f2 il mio spirito dentro di voi e vi far\u00f2 vivere secondo i miei precetti e vi far\u00f2 osservare e mettere in pratica le mie leggi. Abiterete nella terra che io diedi ai vostri padri, voi sarete il mio popolo e io sar\u00f2 il vostro Dio\u201d (36, 22-28).<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Questo passo del profeta Ezechiele \u00e8 utile anche per intendere la terza domanda del <em>Padre nostro<\/em>, quella che dice \u201csia fatta la tua volont\u00e0\u201d: perch\u00e9 la volont\u00e0 del Padre si affermi sulla terra, com\u2019essa vige nel cielo, occorre che l\u2019iniziativa parta dal Padre stesso, che muti il cuore degli uomini e li porti a vivere secondo \u2013 appunto \u2013 la sua volont\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Ma restiamo alla domanda riguardante la santificazione del nome. Nel linguaggio biblico il nome tende a identificarsi con il nominato e dunque il nome di Dio \u00e8 Dio stesso e di Dio rivela l\u2019identit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Ges\u00f9 ci ha appena detto che il nome del suo Dio \u00e8 quello di Padre e ora ci invita a chiedergli di \u201csantificare\u201d quel nome, cio\u00e8 di manifestarlo come santo. Ci invita a chiedere al Padre di manifestarsi in pienezza nella sua divinit\u00e0, vale a dire nella sua santit\u00e0 e nella sua gloria (che nel linguaggio biblico sono sinonimi), in modo che l\u2019umanit\u00e0 lo possa accogliere.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Un prete amico \u2013 don Mario Albertini, che frequento dagli anni della Fuci \u2013 ha formulato cos\u00ec la sua interpretazione della prima domanda del <em>Padre nostro<\/em>: \u201cNel chiedere che il nome del Padre sia santificato, rivolgiamo il pensiero alla rivelazione definitiva che Dio dar\u00e0 di se stesso, di Padre che dona la vita e la gioia. Avverr\u00e0 alla fine dei tempi, ma gi\u00e0 egli si rivela Padre nella storia dell\u2019umanit\u00e0 e nella vita di ciascuno. Dicendo \u2018sia santificato il tuo nome\u2019 gli diciamo: tocca a te manifestarti come Padre! Certo, come e quando vorrai tu, ma manifestati!\u201d (nell\u2019opuscolo pro manuscripto <em>Pensieri di meditazione sul Padre nostro<\/em>, senza data, p. 6).<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp; Don Mario \u00e8 un amante del <em>Padre nostro<\/em> e queste sue parole mi paiono le pi\u00f9 indovinate che io abbia letto sulla prima domanda della preghiera di Ges\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Avendo trovato in Tommaso d\u2019Aquino l\u2019idea che questa \u2013 \u201csia santificato il tuo nome\u201d \u2013 era la domanda pi\u00f9 importante del <em>Padre nostro<\/em> (egli ritiene che le sette domande ci siano state proposte da Ges\u00f9 in ordine di priorit\u00e0: <em>Summa theologiae<\/em> II-II, 83, 9), mi sono interrogato a lungo su di essa e credo d\u2019averla intesa, almeno un poco. Quanto basta per considerare avviata la mia indagine.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Forse l\u2019intera vita del cristiano pu\u00f2 essere guardata come un\u2019interminata ricerca del <em>Padre nostro<\/em>: una ricerca che ovviamente non si limita al significato delle parole, ma che tende a realizzare una progressiva rispondenza dei nostri desideri e della nostra vita alle sette domande che compongono la preghiera di Ges\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<h1 class=\"wp-block-heading\">&nbsp;&nbsp; Venga il tuo Regno<\/h1>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; \u201cVenga il tuo Regno\u201d \u00e8 per me la pi\u00f9 cara tra le invocazioni del <em>Padre nostro<\/em>, quella che apre sul futuro. Lo Spirito che rinnova la faccia della terra, il Signore che torna, il Regno che viene.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Non dobbiamo lasciarci fuorviare dalle interpretazioni riduttive e devozionali di questa domanda, come se essa invece del ritorno di Cristo invocasse semplicemente un accrescimento del nostro attaccamento al Signore: chiede anche quello, ovviamente, ma come portato della prima richiesta, che riguarda l\u2019affrettamento della venuta del Regno.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Chi restasse dubbioso di fronte a questa affermazione, creda al <em>Catechismo della Chiesa cattolica<\/em>, che al paragrafo 2859 afferma: \u201cCon la seconda domanda la Chiesa guarda principalmente al ritorno di Cristo e alla venuta finale del Regno di Dio. Ma prega anche per la crescita del Regno di Dio nell\u2019oggi delle nostre vite\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Quante volte ho sentito dire che si tratta del Regno che \u00e8 dentro di noi! Cos\u00ec come ho sentito interpretare al ribasso \u201csia santificato il tuo nome\u201d come se si trattasse di un\u2019invocazione contro la bestemmia, e \u201csia fatta la tua volont\u00e0\u201d come se riguardasse il rispetto dei comandamenti, e \u201cnon ci indurre in tentazione\u201d come se fosse una messa in guardia dall\u2019erotismo! Che sono significati presenti e possibili, ma secondari: non sono il significato, quello da cercare per primo e senza il quale non si intendono gli altri.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Di interpretazioni al ribasso, addomesticate e moralistiche \u00e8 piena la predicazione e la tradizione devozionale. E\u2019 pieno lo stesso linguaggio religioso. Uscirne \u00e8 difficile ma necessario, se vogliamo fare nostri i sentimenti di Ges\u00f9 e non quelli della pia tradizione.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Il <em>Padre nostro<\/em> che risuona nella pienezza evangelica delle sette domande \u00e8 uno scatenamento del desiderio infinito di Dio e di tutto. Il <em>Padre nostro<\/em> devozionale funziona d\u2019abitudine come un sonnifero.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; \u201cVenga il tuo Regno\u201d sta a dire che il cristiano dovrebbe avere il cuore nel futuro. Sentire l&#8217;alba del domani. Il suo sentimento do\u00adminante dovrebbe essere il sentimento del tempo. Dovrebbe vivere la vicinanza al creato \u2014 che \u00e8 tutto in attesa \u2014 co\u00adme uno sposo vive accanto alla sua donna incinta. Per\u00adch\u00e9 tutta la creazione geme nelle doglie. Dovrebbe sentire il Regno che viene come la mamma in attesa sente crescere dentro di s\u00e9 la nuova creatura. Dovreb\u00adbe sapere che ogni istante \u00e8 gravido di futuro. \u00abNo hay un istante que no est\u00e9 cargado como un arma\u00bb dice Borges (non c&#8217;\u00e8 un istante che non sia carico co\u00adme un&#8217;arma: in <em>Doomsday<\/em>, cio\u00e8 \u201cGiorno del Giudizio\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Persino la morte dovremmo sentirla come semi\u00adna. Tutti i nostri morti torneranno a noi, dopo essere caduti co\u00adme semi nel terreno. Germineranno con il Regno.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Quanta tristezza in casa tutte le volte che sono morti i piccoli animali dei bambini: la rondine di Valentino, il criceto di Agnese, i pesci di Beniamino e di Matilde, le tartarughine di Miriam. Le figlie piangevano e io leggevo Qoh\u00e8let 3,18-22: \u00abRi\u00adguardo ai figli dell&#8217;uomo mi sono detto: Dio vuol pro\u00advarli e mostrare che essi di per s\u00e9 sono come bestie. Infatti la sorte degli uomini e quella delle bestie \u00e8 la stessa; come muoiono queste muoiono quelli; c&#8217;\u00e8 un solo soffio vitale per tutti. Non esiste superiorit\u00e0 del\u00adl\u2019uomo rispetto alle bestie, perch\u00e9 tutto \u00e8 vanit\u00e0. Tutti sono diretti verso la medesima dimora: tutto \u00e8 venuto dalla polvere e tutto ritorna nella polvere. Chi sa se il soffio vitale dell&#8217;uomo salga in alto e se quello delle bestie scenda in basso nella terra?<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Signore, tu hai detto che i morti tor\u00adneranno e io credo alla tua parola. \u201cVenga il tuo Regno\u201d lo dico anche a nome loro. E mi ingegno a vivere \u201cattendendo e affrettando la venuta del giorno di Dio\u201d (<em>2 Pietro <\/em>3, 12). Aspettando \u201cla risurrezione dei morti e la vita del mondo che verr\u00e0\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Non pu\u00f2 essere banale la vita di chi ogni giorno mormora \u00abvenga il tuo Regno\u00bb, credendo che il Re\u00adgno viene. Anche l&#8217;uomo pi\u00f9 sedentario e grigio, con quelle parole si sente membro di una congiura cosmi\u00adca. Esse sono lo strappo attraverso cui prende vento la vita.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; L\u2019attesa del Regno lie\u00advita queste giornate basse. Il misterioso fatto di essere qui. Di essere vivo. Il mistero colorato delle donne. La loro fecondit\u00e0. La luce che le mostra. I figli che crescono ogni mattina. E il mistero buffo di tutti, che cercano soldi e carriera, pieni di entusiasmo. Come se non sapessimo che \u201cpassa la scena di questo mondo\u201d (<em>1 Corinti<\/em> 1, 31).<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Ininterrottamente Rabbi Moshe \u2014 uno dei Chassidim narrati da Martin Buber \u2014 attendeva la venuta del Messia. Quando sen\u00adtiva un rumore per la via si affacciava a vedere se era arrivato. Teneva pronti i vestiti del Sabato e il ba\u00adstone di pellegrino. Andando a dormire lasciava det\u00adto che lo svegliassero appena arrivava il messaggero. \u201cFino a tarda et\u00e0 non gli venne mai il pensiero di poter morire prima che arrivasse il Messia\u201d. Una volta che gli offersero di comprare una casa accanto alla sinagoga rispose: perch\u00e9 mai? presto verr\u00e0 il Mes\u00adsia e andr\u00f2 a Gerusalemme. Questo episodio della casa mi ha ricordato l&#8217;eguale convinzione che aveva il fon\u00addatore dei Testimoni di Geova, Charles T. Russel (1852-1916): sentiva cos\u00ec imminente la seconda ve\u00adnuta di Cristo, che fece costruire in California una grande casa dove ospitare i dodici patriarchi, quan\u00addo fossero arrivati. Penso che anche il cristiano do\u00advrebbe aspettare. Visibilmente e tangibilmente. Co\u00adstruire case e comprare terre \u00e8 affare degli altri. Chi sa che il Signore viene, non intralcia l&#8217;attesa. Scruta l&#8217;orizzonte, pronto a muoversi.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Mi vado convincendo che il Regno verr\u00e0 quando dieci giusti si accorderanno \u2013 senza conoscersi \u2013 per invocarne la venuta.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Dico \u201cdieci\u201d per dire un numero che non sappiamo.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Dico che si \u201caccorderanno\u201d in riferimento alla parola di Ges\u00f9: \u201cSe due di voi sulla terra saranno d\u2019accordo su qualche cosa da chiedere, qualunque essa sia, sar\u00e0 loro concessa dal Padre mio che \u00e8 nei cieli. Infatti, dove sono riuniti due o tre nel mio nome, ivi sono io, in mezzo a loro\u201d (<em>Matteo<\/em> 18, 19-20).<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Dico che \u201csi accorderanno senza conoscersi\u201d per segnalare che questa \u00e8 una congiura dello Spirito.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Se il ragionamento fila, non resta che mettere l\u2019anima nelle parole \u201cvenga il tuo Regno\u201d ed esso verr\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Le donne sentono pi\u00f9 degli uomini il tempo che viene. Sono magiche e ricche di presentimenti. Se fos\u00adsimo meno materiali e cercassimo davvero i segni del Signore che viene, ameremmo di pi\u00f9 queste sorelle della vita, cos\u00ec dotate di sguardo.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Oltre allo sguardo e ai presentimenti, le donne hanno un&#8217;altra magia che le fa adatte ad appostare i segni del Signore che viene: la loro fecondit\u00e0. Quella memoria germinativa del loro essere, che da un atto d&#8217;amore le porta a generare nuovi amori e che \u00e8 l&#8217;im\u00admagine pi\u00f9 alta della creazione divina: \u201cS\u2019aperse in nuovi amor l\u2019eterno Amore\u201d (Dante, <em>Paradiso<\/em> 29,18). L&#8217;uomo \u00e8 la creatura del sesso che si smemora, la don\u00adna \u00e8 la creatura dell&#8217;amore memore. La memoria del\u00adl&#8217;amore la fa madre. La fa lievitare e partorire insie\u00adme a tutto il firmamento. Per dire che l&#8217;intero uni\u00adverso attende il figlio dell&#8217;uomo, Paolo ricorre all&#8217;im\u00admagine della donna incinta: \u201cSappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nel\u00adle doglie del parto; essa non \u00e8 la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l&#8217;adozione a figli, la reden\u00adzione del nostro corpo\u201d (<em>Romani<\/em> 8,22-23).<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Sento che qualcosa sta per avvenire. Sono pieno di attesa e di meraviglia. Come un ragazzo che si scopre innamorato. L\u2019attesa di cinque figli mi ha educato a sentire che tut\u00adta la creazione \u00e8 nelle doglie del parto.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Invocare il Regno \u00e8 accettare il destino sconosciuto. Aprirsi all&#8217;imprevedibile. Avvertire che qualcosa sta per succedere. Come dice la Maria di Jean-Luc Godard \u2013 nel film <em>Je Vous salue Marie<\/em>, del 1984 \u2013 alla prima avvisaglia del Dio ignoto: \u201cChis\u00ads\u00e0 se succeder\u00e0 qualcosa nella mia vita?\u201d&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; II Signore non \u00e8 Signore del passato, n\u00e9 garante del presente. Non si lascia invocare per tenere ferme le cose, o per tornare indietro. Egli \u00e8 sovversione dell\u2019esistente e promessa di novit\u00e0. \u201cE vidi un cielo nuovo e una terra nuova\u201d si legge al capitolo 21 dell\u2019<em>Apocal\u00ecsse<\/em>, dove la \u201cnuova Gerusalemme\u201d scende dal cielo preparata come sposa che \u00e8 stata ornata per lo sposo: \u201cLa morte non sar\u00e0 pi\u00f9, n\u00e9 lutto, n\u00e9 grido, n\u00e9 dolore saranno pi\u00f9, che le cose di prima sono pas\u00adsate\u201d. \u201cVenga il tuo regno\u201d \u00e8 invocazione di tutta questa novit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Si dovrebbero sentire parole come queste: dev\u2019essere un cristiano, vedi come sa aspettare? Non dal\u00adl\u2019impazienza, ma dalla vigilanza e dalla fecondit\u00e0 del\u00adl\u2019attesa si dovrebbe riconoscere il discepolo di Cristo.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; \u201cCome la folgore viene da Oriente e brilla fino a Occidente, cos\u00ec sar\u00e0 la venuta del figlio dell&#8217;uomo\u201d (<em>Matteo<\/em> 24,27). Quando il ritorno di Cristo ci porr\u00e0 tutti contemporaneamente davanti a lui, troveremo utile aver invocato il Padre come \u201cPadre nostro\u201d, dei vivi e dei morti, chiedendogli la venuta del Regno, che sar\u00e0 per tutti benefica.<\/p>\n\n\n\n<h1 class=\"wp-block-heading\">&nbsp;&nbsp; Sia fatta la tua volont\u00e0<\/h1>\n\n\n\n<h1 class=\"wp-block-heading\">&nbsp;&nbsp; come in cielo e cos\u00ec in terra<\/h1>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; La volont\u00e0 del Padre \u00e8 che tutti i suoi figli siano salvi. Chiedendo che si realizzi sulla terra, come essa trova verifica nel cielo, noi imploriamo che l\u2019umanit\u00e0 accolga quella volont\u00e0, e cio\u00e8 si lasci salvare.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Nel brano del profeta Ezechiele che abbiamo citato sopra, perch\u00e9 ci aiutasse a intendere le parole \u201csia santificato il tuo nome\u201d, abbiamo ascoltato il Signore Dio che dice: \u201cSantificher\u00f2 il mio nome, vi far\u00f2 vivere secondo i miei precetti, vi far\u00f2 osservare e mettere in pratica le mie leggi\u201d (36, 23-27). Ges\u00f9 \u2013 nell\u2019insegnarci la sua preghiera \u2013 non nomina precetti e leggi, ma rivolge la nostra invocazione direttamente alla volont\u00e0 del Padre. Ci\u00f2 \u00e8 conforme all\u2019intera predicazione evangelica, che non mira all\u2019osservanza dei precetti, ma li guarda come aiuti per andare a Dio.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Seguendo dunque la priorit\u00e0 indicata da Ges\u00f9, prima di cercare quale sia la volont\u00e0 di Dio riguardo al nostro comportamento (leggi e precetti), dovremo interrogarci sulla volont\u00e0 del Padre in ordine al nostro destino. Su di essa il Nuovo Testamento \u00e8 chiarissimo: il Padre vuole che tutti i suoi figli siano salvi.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Quando ci insegna a invocare \u201csia fatta la tua volont\u00e0\u201d, Ges\u00f9 usa le stesse parole con cui si esprime quando ci ammaestra sulle intenzioni del Padre: \u201cQuesta \u00e8 la volont\u00e0 di colui che mi ha mandato, che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma lo risusciti nell\u2019ultimo giorno. Questa infatti \u00e8 la volont\u00e0 del Padre mio, che chiunque vede il figlio e crede in lui abbia la vita eterna; io lo risusciter\u00f2 nell\u2019ultimo giorno\u201d (<em>Giovanni<\/em> 6, 39-40).<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Identit\u00e0 di linguaggio c\u2019\u00e8 anche tra la terza domanda del <em>Padre nostro<\/em> e la grande affermazione paolina della volont\u00e0 salvifica universale: \u201cDio, nostro salvatore, vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verit\u00e0\u201d (<em>1 Timoteo<\/em> 2, 3-4).<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Noi chiediamo dunque al Padre che realizzi pienamente la sua volont\u00e0 di salvezza sulla terra, come gi\u00e0 \u00e8 realizzata in cielo.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Autorizzandoci a invocare la salvezza di tutti, il Padre nostro ci autorizza anche a sperare \u2013 come direbbe Von Balthasar: <em>Sperare per tutti<\/em>, Jaca Book, Milano 1989 \u2013 che tutti gli uomini vengano salvati<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Nell\u2019invocazione \u201csia fatta la tua volont\u00e0\u201d c\u2019\u00e8 un chiaro elemento di reciprocit\u00e0: il Padre ci vuole salvi e noi figli gli chiediamo di salvarci. Come quando un pap\u00e0 di quaggi\u00f9 si curva e tende le mani verso il piccolo, che alza le sue per essere preso in braccio. Qui i movimenti del Padre e nostri appaiono destinati all\u2019incontro e possono essere descritti con il linguaggio del corteggiamento: \u201cCome desideri me, io desidero te\u201d, canta Paola Turci in una canzone.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; L\u2019elemento della reciprocit\u00e0 \u2013 qui lampante \u2013 \u00e8 rintracciabile in ogni domanda del <em>Padre nostro<\/em>: tutte invocano dal Padre ci\u00f2 che egli vuole per i figli. In ognuna di esse, invocando il Padre ci esercitiamo a esserne figli. Il Regno, il pane, il perdono: egli non vede l\u2019ora di donarci quanto gli chiediamo. La preghiera \u00e8 il luogo dove il desiderio e il dono sono chiamati a incontrarsi: \u201cIl Padre vostro sa di quali cose avete bisogno\u201d (<em>Matteo<\/em> 6, 8).<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; \u201cCome in cielo cos\u00ec in terra\u201d: se il <em>Padre nostro<\/em> \u00e8 il luogo dello scatenamento dei desideri del cristiano, esso \u00e8 anche la scuola dove egli apprende ad assimilare i suoi desideri a quelli del Padre. Ne viene un\u2019ubriacatura, anzi un delirio, ma un delirio al quale siamo stati chiamati: \u201cSiate perfetti come \u00e8 perfetto il Padre vostro celeste\u201d (<em>Matteo<\/em> 5, 49). Che io desideri come tu desideri, \u201cnon come voglio io, ma come vuoi tu\u201d (<em>Matteo<\/em> 26, 39): come in cielo cos\u00ec in terra.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; La via pratica \u2013 si direbbe il metodo \u2013 per assimilare i nostri desideri a quelli del Padre \u00e8 il nostro avvicinamento a Ges\u00f9, che abbiamo conosciuto, mentre il Padre mai nessuno l\u2019ha veduto. Quell\u2019avvicinamento \u00e8 favorito non solo dalla conoscenza, ma anche dall\u2019atteggiamento amicale tenuto da Ges\u00f9 verso di noi: \u201cVi ho chiamati amici, perch\u00e9 tutto ci\u00f2 che ho udito dal Padre l\u2019ho fatto conoscere a voi\u201d (<em>Giovanni<\/em> 15, 15).<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; In conclusione potremo dire che la terza domanda del <em>Padre nostro<\/em> ci invita a chiedere al Padre di dare piena attuazione alla sua volont\u00e0 di salvezza. Vincendo ogni ostacolo che a essa si opponga e assimilando la nostra volont\u00e0 a quella del Figlio suo.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp; Sappiamo bene come sia ardua la sequela di Ges\u00f9 su questa via. E ancor pi\u00f9 \u2013 se possibile \u2013 ci spaventa il fatto che di fronte alla prospettiva dell\u2019obbedienza fino alla morte lo stesso Ges\u00f9 abbia avuto difficolt\u00e0 ad assimilare la sua volont\u00e0 a quella del Padre.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Mistero \u2013 questo \u2013 tra i massimi del cristianesimo, all\u2019origine del fascino pi\u00f9 profondo della figura di Ges\u00f9, ma anche di una delle difficolt\u00e0 a comprenderla da parte della cultura moderna.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Il fascino di Ges\u00f9 che muore per amore dell\u2019umanit\u00e0 alla quale \u00e8 stato inviato: cio\u00e8 martire della predicazione disarmata del Regno del Padre suo, inteso come un Regno di fraternit\u00e0 \u2013 che si realizza nell\u2019accettazione della condizione di figli e dunque di fratelli \u2013 e non di dominio.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; La difficolt\u00e0 a intendere che il Padre stesso abbia voluto la sua morte, quasi ponendosi a complice dei suoi accusatori: \u201cPadre, se vuoi, allontana da me questo calice\u201d (<em>Luca<\/em> 22, 42). Il calice non viene allontanato. Ges\u00f9 lo beve fino in fondo. Fino a gridare al Padre, con il Salmo 21: \u201cDio mio, Dio mio, perch\u00e9 mi hai abbandonato? (<em>Marco<\/em> 15, 34 e <em>Matteo<\/em> 27, 46).<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Pur sapendo che Luca mette in bocca a Ges\u00f9 morente parole di pi\u00f9 intimo affidamento (\u201cPadre, nelle tue mani affido il mio spirito\u201d: 23, 45), quel grido non ci lascia dormire. Perch\u00e9 il Padre non accoglie l\u2019invocazione del figlio?<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Che vogliono dire \u2013 oggi per noi \u2013 i termini \u201criscatto, sacrificio, espiazione, soddisfazione, merito\u201d con cui il linguaggio della Scrittura e della Chiesa ha presentato nei secoli il mistero della croce? Francesco Lambiasi \u2013 un vescovo che cerca le parole per parlare all\u2019uomo d\u2019oggi \u2013 riconosce che \u201cparadossalmente queste immagini rischiano oggi di trasmettere un messaggio esattamente contrario a quello per cui sono state adoperate fin dalle origini del cristianesimo\u201d. Erano intese, quelle immagini, a trasmettere il messaggio della totale gratuit\u00e0 dell\u2019amore e invece oggi suonano come denuncia di un atteggiamento crudele del Padre, che viene a presentarsi a noi come una divinit\u00e0 pagana da placare con il sangue. Occorre tornare \u2013 scrive Lambiasi \u2013 ad affermare, con parole comprensibili all\u2019uomo d\u2019oggi, che la croce ha il solo compito di manifestare l\u2019amore e che di null\u2019altro \u00e8 questione tra il Padre e il Figlio nel dramma dell\u2019Orto: \u201cIl Padre gli chiede di abbandonarsi nelle mani dei peccatori, perch\u00e9 solo cos\u00ec l\u2019amore pu\u00f2 manifestare la sua onnipotenza. Alla fine Ges\u00f9 entra decisamente nel disegno divino, i discepoli invece non riescono a entrare nel progetto di Ges\u00f9\u201d (Francesco Lambiasi, <em>Crocifisso: perch\u00e9?<\/em>, Ave, Roma 2005).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Seguendo l\u2019insegnamento del vescovo amico, io dico a me stesso \u2013 quando mi fermo con Ges\u00f9 nell\u2019Orto \u2013 che la prospettiva della morte costituisce la pi\u00f9 grande tentazione e provocazione ad abbandonare la via dell\u2019amore. Ges\u00f9 ha avvertito quella tentazione, cos\u00ec umana: l\u2019impulso a chiamare le \u201cdodici legioni di angeli\u201d (<em>Matteo<\/em> 26, 53) per respingere l\u2019assalto del Sinedrio e instaurare il Regno con la forza; oppure ad autorizzare i suoi a combattere (\u201cSignore, dobbiamo colpire con la spada?\u201d: <em>Luca<\/em> 22, 49), trasformandosi in un messia politico. Ma non era quella la via per la quale il Padre l\u2019aveva avviato.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; A evitare quel tradimento di sempre, a vincere quella tentazione primordiale (la stessa dei progenitori, la stessa di ogni generazione e persona umana: quella di dominare l\u2019altro, o di rispondere al male con il male), il Padre gli chiede di non resistere agli accusatori e di consegnarsi disarmato ai persecutori. Perch\u00e9 solo cos\u00ec il cerchio della violenza sull\u2019altro sarebbe stato spezzato e l\u2019amore avrebbe trionfato sulla forza, la misericordia sul dominio, il bene sul male.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Egli si arrende alla volont\u00e0 del Padre ed ecco che invece delle dodici legioni viene a lui un angelo consolatore (<em>Luca<\/em> 27, 43) ed ecco che invita Pietro a non combattere: \u201cRimetti la tua spada nel fodero; non devo forse bere il calice che il Padre mi ha dato?\u201d (<em>Giovanni<\/em> 18, 11).<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Il lettore perdoni il mio zoppicamento sulla grande via della teologia della croce e vada lui pi\u00f9 spedito dove io inciampo. Chiudo applicando a noi: ogni volta che la paura di morire o di fallire ci sollecita ad abbandonare la via evangelica dell\u2019amore e della misericordia, ecco che veniamo a trovarci nella posizione di Ges\u00f9 nell\u2019Orto. Se sceglieremo di rimettere la spada nel fodero, verr\u00e0 a noi l\u2019angelo consolatore.<\/p>\n\n\n\n<h1 class=\"wp-block-heading\">&nbsp;<\/h1>\n\n\n\n<h1 class=\"wp-block-heading\">&nbsp;&nbsp; Dacci oggi il nostro pane quotidiano<\/h1>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Pronunciando la quarta domanda del <em>Padre nostro<\/em> parliamo davvero a nome di tutti gli uomini. Faremo altrettanto con le tre ultime invocazioni (i debiti, la tentazione, il Male) e l\u2019abbiamo gi\u00e0 fatto con le parole iniziali \u201cPadre nostro\u201d. Ma in quelle quattro occasioni siamo fortemente indotti \u2013 da una consuetudine pigra e, chiss\u00e0, difensiva \u2013 a immaginare di parlare a nome della comunit\u00e0 dei credenti. Qui invece, nella domanda del pane necessario a ogni giorno della vita, \u00e8 lampante la comunanza con l\u2019intera umanit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; In verit\u00e0 quella proiezione universale la dovremmo avvertire in ogni parola del <em>Padre nostro<\/em>, perch\u00e9 il Padre \u00e8 padre di tutti, perch\u00e9 egli vuole tutti salvi, perch\u00e9 ogni uomo ha bisogno d\u2019essere perdonato, difeso dalla grande tentazione e liberato dall\u2019Avversario. Ma alcuni uomini e donne che vivono con noi sulla terra non sanno \u2013 o non vogliono sapere \u2013 di quella paternit\u00e0 e di quei bisogni. Mentre tutti conoscono il pane e la sua necessit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Tutti sanno l\u2019importanza del pane, ma pu\u00f2 capitare che il benestante, o anche soltanto chi ha un buon lavoro fisso \u2013 e potrei essere io \u2013 senta poco questa invocazione, una delle pi\u00f9 serie di tutta la preghiera cristiana. Eppure essa, nel profondo, \u00e8 vera per tutti e non soltanto per il mendicante, o l\u2019invalido, o il pensionato: una carestia, o una guerra, o anche solo una crisi dei gior\u00adnali potrebbe mettere alla fame me, la mia sposa e i miei figli.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; In verit\u00e0 tutti \u2013 sulla terra \u2013 siamo esposti al rischio della fame. Un dissesto economico pu\u00f2 colpire ogni societ\u00e0 dell\u2019abbondanza e qualsiasi lavoratore di successo pu\u00f2 essere appiedato da un infortunio professionale, o da una grave malattia. Ma ci\u00f2 che \u00e8 vero nel profondo non sempre \u00e8 vero &nbsp;nell&#8217;immediato, o nella percezione soggettiva. Perch\u00e9 l\u2019invocazione \u201cdacci oggi il nostro pane\u201d valga pienamente nelle ore del giorno, sarebbe necessario vivere affidati per intero alla Prov\u00advidenza. Cos\u00ec Francesco voleva che fosse la vita dei Frati minori.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Quell\u2019invocazione ritrova per ognuno la sua bruciante verit\u00e0 se \u00e8 fatta in nome di tutta l&#8217;umanit\u00e0. Che forse mai come oggi ha avuto bisogno di pane, mai essendo stati altrettanto numerosi i figli degli uomini. Ma perch\u00e9 sia vera la mia preghiera fatta in nome dell&#8217;affamato, so che prima devo fare tutto il mio possibile per sfamare quel fratello. E\u2019 un inganno mettere insieme la preghiera, se prima non abbiamo messo in comune il pane. Se non abbiamo compiuto \u2013 o almeno progettato \u2013 un qualche gesto, sia pur minimo, in quella direzione.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Il significato vero, gi\u00e0 oggi, dell&#8217;invocazione del pane pu\u00f2 es\u00adsere solo questo: insegnaci ogni giorno a meritarci il pane che ci dai, a non sottrarlo agli altri, a non accumularlo, a darlo con l&#8217;abbondanza con cui lo ricevia\u00admo, a realizzare un mondo che abbia pane per tutti.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; A proposito del \u201cpane quotidiano\u201d, racconto una parabola vista a Kinshasa, capitale del Congo, una delle volte in cui ci sono stato al seguito del Papa: la seconda, nell&#8217;agosto del 1985.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Kinshasa pol\u00adverosa e slabbrata, tristissima all&#8217;alba. Facevo in pull\u00adman i venticinque chilometri verso l&#8217;aeroporto. Stra\u00addone polveroso e infinite traverse, tra baracche e por\u00adcili. Sono solo le sei e sono gi\u00e0 tutti in giro. La fame si sveglia presto. Gli uomini vanno lenti con le mani in tasca. Le donne svelte con ceste vuote sulla testa. Il baracchino della Pepsi-Cola \u00e8 diventato una casa: dallo sportello basso escono un maialino e un bambino e corrono in direzioni diverse. I bambini sono gi\u00e0 tutti in giro. Ecco una donna con un cesto di pane in testa e un bimbo in schiena. Viene verso di noi. Poi un&#8217;altra con un&#8217;altra cesta, pi\u00f9 larga e i pani lun\u00adghi disposti a raggiera che sporgono rivolti in alto, co\u00adme le stecche di un ombrello rovesciato. E un&#8217;altra e un&#8217;altra. Dunque il pane c&#8217;\u00e8. E gli affamati non as\u00adsaltano le portatrici. Neanche guardano il pane. Dopo tre chilometri, o che, la sfilata si inverte: ora queste ceste e queste donne non vengono pi\u00f9 incontro a noi, ma camminano nel nostro stesso senso di marcia. Qualcuna ha un bimbo piccolo sulla schiena, uno piccolissimo in braccio e uno grandicello per mano. Capisco all&#8217;improvviso: sono le venditrici di pane che ho visto per le strade di Kinshasa. Quelle ceste sono in Africa le nostre panetterie. Le donne si alzano prima del\u00adl&#8217;alba. Tirano su i bimbi piccini e se ne vanno al for\u00adno. Camminano tra la polvere leggera del primo gior\u00adno per ore e chilometri. Tornano con la cesta, cia\u00adscuna al suo angolo. Quella pi\u00f9 lontana \u00e8 la pi\u00f9 sfortunata. Qualcuna porta il pane a un punto dove lo piglia un&#8217;altra. Poi lo vendono tutto il giorno. Uno zaire al pezzo. E debbono riportare tutti gli zaires al forno. Se no, non gli ridanno il pane. E ci guada\u00adgnano sei pezzi di pane: uno per ogni bocca della ca\u00adsa. E se le bocche sono di pi\u00f9 cresce la fame. E ogni pezzo viene spezzato pi\u00f9 volte. E il bimbo in schie\u00adna gi\u00e0 mangia il suo camminando. Poi manger\u00e0 quel\u00adlo della mamma. Anche questo significa \u201cspezzare il pane\u201d. Lo procurano le donne, sorelle della vita.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Un padre e una madre conoscono l\u2019importanza del pane per i figli. Il dovere di procurarlo loro. L\u2019importanza di questo compito, che resta nel suo merito anche se altri obiettivi dell\u2019avventura genitoriale dovessero risultare manchevoli. Invocare il pane per i figli e fare di tutto perch\u00e8 non manchi a loro sar\u00e0 il titolo con cui si presenteranno un giorno al Signore.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Nella stanchezza di tante giornate, mentre mi domando se valga la pena di correre tanto, mi conforta l\u2019idea che lo faccio per dare il pane ai figli. Questo pensiero mi basta per recuperare le forze.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Ges\u00f9 sa l\u2019importanza del pane. La domanda del pane quotidiano l\u2019ha messa al centro del <em>Padre nostro<\/em>, come quarta tra le sette invocazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Mentre diciamo \u201cdacci oggi il nostro pane quotidiano\u201d, vediamo Ges\u00f9 che moltiplica i pani, che prende il pane e dice \u201cquesto \u00e8 il mio corpo\u201d, che spezza il pane davanti ai discepoli di Emmaus, che chiede ai discepoli \u2013 apparendo loro dopo la risurrezione \u2013 se hanno \u201cqualcosa da mangiare\u201d, che dice ai parenti della figlia di Giairo \u201cdatele da mangiare\u201d, che proclama \u201cnon di solo pane vive l\u2019uomo\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Per dimorare a lungo nell\u2019invocazione del pane quotidiano io scelgo l\u2019una o l\u2019altra di queste parole del Signore e le tengo nel cuore. Ma in particolare e pi\u00f9 frequentemente \u00e8 alla parabola del \u201cmendicante di nome Lazzaro\u201d (<em>Luca<\/em> 16, 19-31) e a quella del giudizio finale (<em>Matteo<\/em> 25, 31-46) che chiedo di insegnarmi le parole e i sentimenti necessari per una piena comprensione della preghiera del pane.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Mi fermo accanto a quel mendicante di cui Luca ci ha riferito il nome, unico tra i personaggi usciti dalla fantasia narrativa di Ges\u00f9 ad aver avuto questo privilegio e lo guardo \u201ccoperto di piaghe\u201d com\u2019\u00e8 e \u201cbramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco\u201d: vedo in lui gli innumerevoli mendicanti di Roma. Provo a dire con loro \u201cdacci oggi il nostro pane\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Ancora pi\u00f9 forte \u00e8 la lezione che viene dalla parabola del giudizio: \u201cIo ho avuto fame e mi avete dato da mangiare\u201d. Nell\u2019invocazione del pane \u00e8 implicito l\u2019impegno a condividerlo con chi non ne ha.<\/p>\n\n\n\n<h1 class=\"wp-block-heading\">&nbsp;&nbsp; Rimetti a noi i nostri debiti<\/h1>\n\n\n\n<h1 class=\"wp-block-heading\">&nbsp;&nbsp; come noi li rimettiamo ai nostri debitori<\/h1>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Crediamo di conoscere i debiti per i quali attendiamo il condono. Ma ci fermiamo mai a considerare qualcosa che noi, di nostra iniziativa, potremmo \u201crimettere\u201d?<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; La mortificazione continua del mestiere che fai, per esempio. E\u2019 un capitolo lungo nella vita d\u2019ognuno.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; \u201cPap\u00e0 sono contenta che domani torno a scuola! E tu sei contento di tornare al lavoro?\u201d Quante volte ho sentito la voce chiara delle mie figlie intimarmi quell\u2019esame di coscienza! Le tre femmine hanno sempre avuto pi\u00f9 entusiasmo per la scuola rispetto ai due maschi. E si scopriva che io al lavoro ci tornavo \u201cun poco contento e un poco no\u201d e cos\u00ec anche la mamma. E la piccolina di turno che ci guardava meravigliata: \u201cIo invece sono proprio contenta!\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Il lavoro \u2013 per quanto uno lo ami \u2013 non \u00e8 sempre una festa. Ti dice no un capo che ne sa meno di te. Non ti lasciano spiega\u00adre. Giovani arrivisti ti trattano con durezza. Taglia\u00adno la cosa pi\u00f9 importante. Intitolano di traverso. Ma coraggio: vada a sconto dei peccati. E comunque si pu\u00f2 sempre pregare.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Un caso serio mi capit\u00f2 un giorno che ero di passaggio a Parigi. C&#8217;era un&#8217;intervista a Ratzinger che non usciva da due mesi. Ma era successo un fatto nuo\u00advo, rispetto a quando avevo parlato con il cardinale: telefono in redazione e dico di togliere quella frase che non era pi\u00f9 attuale. Il giorno dopo ritelefono, perch\u00e9 non si sa mai se ti hanno ascoltato. Mi dicono: l\u2019intervista l&#8217;abbiamo messa oggi, ma la frase non \u00e8 stata tolta: a chi l\u2019avevi detto?<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; C&#8217;ero stato in ansia due mesi per quell&#8217;in\u00adtervista ed ecco il risultato. Cos\u00ec ha da essere questo mestiere, \u201ccome un cammello cieco che colpisce all&#8217;improvviso gli uomini\u201d (Borges). Poi per\u00f2 mi sono calmato. Alla Gare du Nord ho visto drogati e arabi piegati nell&#8217;angoscia, o appostati per rubare. Ho pen\u00adsato a chi \u00e8 disperato davvero. Mi sono detto che al momento almeno tre fattori valevano pi\u00f9 di qualsiasi malo articolo: quell&#8217;umanit\u00e0 vagante per la quale nulla potevo altro che piangere, che tornavo a casa, che potevo pregare. E la preghiera fu \u201crimetti a noi i nostri debiti\u201d. I debiti miei di giornalista.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Cam\u00admello cieco questo mestiere lo \u00e8 con me e tanto pi\u00f9 con le persone di cui io parlo e con gli stessi lettori. Un giornalista sa che non deve interrogarsi per co\u00adnoscere i peccati del suo lavoro. E quanti pu\u00f2 danneggiare ogni giorno. Nel suo caso vale pi\u00f9 che mai la regola che dice: anche se nulla ci rimprovera, il Si\u00adgnore conosce le colpe nascoste.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Si racconta che Giuseppe Dossetti, fattosi monaco e avendo preso grandi distanze dal mondo, cos\u00ec abbia risposto a Enzo Biagi che chiedeva di intervistarlo, presentandosi come \u201cgiornalista e peccatore\u201d: \u201cLa sua seconda qualifica non \u00e8 affatto grave!\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; C\u2019\u00e8 una parola di Ges\u00f9, nel Vangelo di Matteo, che bolla la nostra pecca radicale: \u201cIo vi dico che di ogni parola infondata gli uomini renderanno conto nel giorno del giudizio\u201d (12, 36). Altro che garante del lettore!<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Ma non c\u2019\u00e8 solo il maltrattamento \u2013 per lo pi\u00f9 involontario, e per\u00f2 mai innocente \u2013 di chi finisce sotto le nostre notizie, come se fossero veicoli lanciati a grande velocit\u00e0 e che mai si fermano per soccorrere quanti travolgono: omissione di soccorso. C\u2019\u00e8 anche il maltrattamento delle parole, dei sentimenti, persino la beffa sulle cose sacre.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Chiasso ritornante dei giornali sul diavolo e mio gran dispiacere che que\u00adsto argomento serio sia divenuto una burla. Forse gli uomini di Chiesa potrebbero essere pi\u00f9 cauti nel nominare colui che Ges\u00f9 ha qualificato come \u201cmenzognero e padre della menzogna\u201d (<em>Giovanni<\/em> 8, 44). Gi\u00e0 Paolo VI fu sbeffeggiato nel 1972 per alcune parole che disse su di lui. Persino il buon Gorresio pens\u00f2 di fare un colpo con il volume <em>Il Pa\u00adpa e il diavolo <\/em>(Rizzoli, Milano 1973). E pi\u00f9 volte la stessa sorte \u00e8 toccata a Giovanni Paolo II. Lui diceva con grande seriet\u00e0 \u201cnon ho nessun complesso a dire questo\u201d e gi\u00f9 il mondo \u2013 cio\u00e8 il mondo dei media \u2013 a ridergli dietro e davanti.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Capit\u00f2 durante la visita a Torino del 3 settembre 1988. A tavola con i vescovi del Piemonte, il Papa d\u00e0 sfogo all\u2019ansia d\u2019apostolo che lo trascina: \u201cTorino, in nome di San Giovanni Bosco, convertiti! Bisogna dirlo. E non ho nessun complesso per dire questo e anche altrove. La citt\u00e0 di Torino era per me un enigma, ma dalla storia della salvezza sappiamo che dove ci sono i santi entra anche un altro che non si presenta con il suo nome, ma sotto altri nomi. Si chiama il principe di questo mondo, il Demonio\u201d. Con i vescovi il discorso poteva andare, ma ingigantito dai media quell\u2019accenno al Satana che gareggia con i santi sul cielo di Torino divenne un carnevale fuori stagione.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Il diavolo sui media attira pi\u00f9 del sesso. Incoscienza dei colleghi che si buttano ridanciani sull\u2019argomento. Mia paura di questo gioco. La stessa di quando vidi dei ragazzi battere con le canne sui nidi delle vespe. Di pi\u00f9: come a vedere un ubriaco che gioca con i comandi di un Boeing in volo.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Lo scatenamento delle potenze spiri\u00adtuali negative gira intorno, cercando chi divorare. E noi giornalisti organizziamo burle. Questa leggerezza ci verr\u00e0 perdonata?<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Quando si dice il problema del linguaggio: problema infinito. Diciamo \u201crimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori\u201d e pensiamo che tutti capiscano, e invece no! Facciamo in casa la lettura del Vangelo di Luca e uno dei figli domanda: pap\u00e0, ma che sono questi debiti? Dico \u201ci peccati\u201d. \u201cI peccati?\u201d fa quello: \u201cE pensare che io credevo fossero i prestiti che uno non riusciva a restituire!\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Un debito grande dovr\u00e0 esserci perdonato: l&#8217;uso del tempo che ci viene donato. Anche quando ero sa\u00adno come un pesce, non avevo mai il tempo di guar\u00addare il giorno, di sentire il sole, di pensare al Signo\u00adre. Questa giostra delle stagioni che non si ferma e tira dietro la mia disattenzione. E il tempo non l&#8217;ho ora e non l&#8217;avr\u00f2 neanche domani. Avr\u00f2 ancora pi\u00f9 fretta, come i commessi che chiudono i negozi la se\u00adra. Non guarder\u00f2 in faccia a nessuno, come non ve\u00addessi l&#8217;ora di andarmene. Mentre di nulla dovremmo avere cura, se non di appostare il Signore che viene.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Ogni volta che penso agli errori altrui mi vengo\u00adno in mente i miei e mi metto a dire \u00ab rimetti a noi i nostri debiti\u00bb e a promettere di perdonare quelli degli altri e la volont\u00e0 di denuncia scompare tutta. Questa regola vale anche quando c&#8217;\u00e8 di mezzo la co\u00admunit\u00e0 ecclesiale. Meditarne gli errori provoca ansia e l&#8217;invocazione del <em>Padre nostro<\/em> riporta consolazione. A patto per\u00f2 che ci includiamo \u2013 con la sincerit\u00e0 del pubblicano che va al tempio, ma resta a distanza e non osa alzare gli occhi \u2013 nel gran numero dei debitori. Come ci ha insegnato Giovanni Paolo II con la \u201cgiornata del perdono\u201d, celebrata il 12 marzo dell\u2019anno 2000, non vi \u00e8 altra possibilit\u00e0 veramente ec\u00adclesiale di considerare le colpe collettive dei credenti che l&#8217;atto penitenziale. In esso non spetta a nessuno dei battezzati il ruolo dell&#8217;accusatore. Accusatore \u00e8 il peccato.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; I colleghi mi accusano di \u201cbuonismo\u201d perch\u00e9 difendo sempre chi \u00e8 sotto accusa e tendo a dare interpretazioni benevole delle ragioni degli uni e degli altri. Giustifico sia chi vuole l\u2019intercomunione subito, sia chi si batte per tenere in uso il messale di Pio V. Ma io persevero nella mia scelta di cercare il buono in ogni posizione cristiana e ogni volta che mi viene un pensiero tranciante, mi ricordo dei miei peccati e trovo poco probabile che possa essere il mio un di\u00adscernimento adeguato, quale si richiederebbe per una tale sentenza. Penso infine che la grande si\u00adcurezza nelle cose spirituali derivi dalla superficiali\u00adt\u00e0. E questo vale per chi critica sempre e per chi sem\u00adpre loda.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; \u201cRimetti a noi, come noi li rimettiamo\u201d: c\u2019\u00e8 in questa domanda una \u201creciproca dipendenza tra perdono divino e umano\u201d, scrive Piero Stefani nel suo denso commento alla preghiera di Ges\u00f9 (<em>Il Padrenostro<\/em>, Marietti, Genova 1991, p. 82). Matteo insiste su questa reciprocit\u00e0 nel versetto che segue il <em>Padre nostro<\/em>: \u201cSe voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdoner\u00e0 anche a voi; ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdoner\u00e0 le vostre colpe\u201d (6, 14 e 15).<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Gi\u00e0 nell\u2019ebraismo \u2013 segnala Stefani \u2013 \u201cneppure il Signore pu\u00f2 perdonare le colpe commesse dall\u2019uomo contro l\u2019uomo se questi ultimi non si riconciliano reciprocamente\u201d. Ges\u00f9 fa propria quella concezione e la ripropone con l\u2019invito a lasciare la propria offerta sull\u2019altare, per andarsi prima a riconciliare con il fratello (<em>Matteo<\/em> 5, 23-24). Quel precetto \u201cindica, nel profondo, l\u2019abdicazione da parte di Dio alla sua prerogativa di onnipotenza e il suo vincolarsi alla povera misura del perdono interumano\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; In un\u2019altra pagina del suo commento Piero Stefani \u2013 che \u00e8 persona coscienziosa e coraggiosa insieme \u2013 riesprime in \u201cmodo ardito\u201d la \u201cfragilit\u00e0\u201d della \u201cconnessione\u201d tra perdono di Dio e perdono reciproco, azzardando l\u2019idea che in essa \u201csi rivela il bisogno del Padre di essere perdonato da quei figli che ha generati e ha inviato nel mondo per vie troppo difficili, senza essere riuscito a salvaguardarli appieno dal peccato, dalla tentazione e dalle sventure\u201d (ivi, p. 84). Sono parole che non intendo appieno, come capita a volte con quelle dei poeti. E mi azzardo a mia volta a immaginare che Piero Stefani le abbia cavate dal suo cuore di padre, guardando ai bellissimi figli che ha generato e ai quali ha dato nomi presi dalla Scrittura: Maddalena, Giacomo, Giuseppe, Daniele, Anna.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Altra parola di Ges\u00f9 che mi sono abituato a richiamare per prolungare la risonanza dell\u2019invocazione del perdono, \u00e8 questa: \u201cSiate misericordiosi come \u00e8 misericordioso il Padre vostro. Non giudicate e non sarete giudicati, non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sar\u00e0 perdonato\u201d (<em>Luca<\/em> 6, 36-37).<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Nelle parole \u201csiate misericordiosi come \u00e8 misericordioso il Padre vostro\u201d vedo uno specchio dell\u2019invocazione \u201crimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo\u201d. Il Padre vuole che il suo rapporto con noi diventi norma dei rapporti tra noi figli. Si apre un campo infinito di successive approssimazioni alla sua infinita misericordia. Ma echeggia anche \u2013 di fronte alle nostre coscienze \u2013 un monito severissimo: che il rifiuto di perdonare non ci potr\u00e0 essere perdonato. Lo afferma il <em>Catechismo della Chiesa cattolica<\/em> al paragrafo 2840: \u201cNel rifiuto di perdonare ai nostri fratelli e alle nostre sorelle, il nostro cuore si chiude e la sua durezza lo rende impermeabile all\u2019amore misericordioso del Padre\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; E\u2019 per me terribile udire qualcuno che giura di non perdonare e che non perdoner\u00e0 mai e tanto pi\u00f9 mi vergogno dei colleghi giornalisti che pongono al padre di un bambino ucciso la domanda impossibile \u201clei perdona?\u201d Non finisco di chiedere scusa a tutti, a nome della categoria, dicendo che i giornalisti sono i portatori sani dell\u2019ignoranza collettiva. E lo dico nel senso che magari lui, il giornalista, nel suo piccolo qualcosa sa, ma quando ha in mano un microfono la cancella e non fa nessuna fatica a presentarsi come il pi\u00f9 ignorante al mondo<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Ho trovato in J.R.R.Tolkien \u2013 in una lettera dell\u2019autore del <em>Signore degli anelli<\/em> a C.S. Lewis, l\u2019amico scrittore, da cui attendeva il perdono di un torto \u2013 una splendida riflessione sulla grandezza del perdono e sul terribile del non perdono: \u201cDio ti benedica per la tua bont\u00e0. E (\u2026) sii cos\u00ec generoso da regalarmi i dolori che ti ho causato, cosicch\u00e9 io possa condividere tutto ci\u00f2 che di positivo ne verr\u00e0 fuori. Non so se riesco a spiegarmi. Ma io credo che sia nel nostro potere, come cristiani, di fare effettivamente questi doni. L\u2019esempio pi\u00f9 semplice: se un uomo mi ha rubato qualcosa, io davanti a Dio affermo che gliel\u2019ho regalato (&#8230;) Sarebbe splendido, chiamati a giudizio, per rispondere a innumerevoli accuse di aver fatto del male al proprio fratello, scoprire inaspettatamente che molte male azioni non sono state compiute! E che invece si ha avuto una parte nel bene scaturito dal male. E non meno splendido sarebbe per chi ha dato. Un\u2019eterna interazione di sollievo e gratitudine (\u2026) Che cosa accade quando il colpevole \u00e8 genuinamente pentito, ma chi ha sofferto a causa sua \u00e8 cos\u00ec profondamente risentito da non concedere il perdono? E\u2019 un pensiero tanto terribile, da dissuadere chiunque dal correre il rischio di causare inutilmente il male\u201d (J.R.R. Tolkien, <em>La realt\u00e0 in trasparenza. Lettere<\/em>, Bompiani 2001, lettera 113).<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; La sosta su questa invocazione pu\u00f2 comportare una ricerca \u2013 magari rapida, ma anche prolungata \u2013 del volto di qualche nostro debitore. Di quelli di sempre, o di uno nuovo, di giornata.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Il nostro sistema psicologico di difesa tende a cancellare quei volti, o a richiamarli unicamente per porli a bersaglio dei nostri scatti di aggressivit\u00e0. Esercitarsi a pensarli con pacatezza, evocando \u2013 poniamo \u2013 qualche loro traversia, o momento di bisogno, per implorare un soccorso a loro nome, potrebbe essere una buona scuola di avviamento al perdono.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Ci\u00f2 facendo non dovremmo temere di distrarci dalla preghiera, perch\u00e9 \u201cla preghiera cristiana arriva fino al perdono dei nemici\u201d, anzi \u201cil perdono \u00e8 un culmine della preghiera cristiana\u201d e \u201cil dono della preghiera non pu\u00f2 essere ricevuto che in un cuore in sintonia con la compassione divina\u201d (<em>Catechismo della Chiesa cattolica<\/em> 2844).<\/p>\n\n\n\n<h1 class=\"wp-block-heading\">&nbsp;&nbsp; Non ci indurre in tentazione<\/h1>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Non ci indurre in tentazione lo dobbiamo intendere come \u201cnon ci abbandonare nella prova\u201d. E non in una prova qualsiasi, ma in quella decisiva della fede.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Tra le sette domande \u00e8 forse la pi\u00f9 complessa a interpretare e tradurre, tanto da indurre i biblisti a proporre \u2013 a pi\u00f9 riprese \u2013 delle varianti, che per\u00f2 non sono state mai accettate dai nostri vescovi nella versione ufficiale. La traduzione interconfessionale in lingua corrente dice: \u201cFa\u2019 che non cadiamo nella tentazione\u201d. I biblisti che hanno curato per la Cei l\u2019aggiornamento della traduzione ufficiale italiana della Bibbia (che mentre scrivo non \u00e8 ancora pubblicata) avevano proposto: \u201cNon abbandonarci alla tentazione\u201d. Ma ancora una volta \u2013 come gi\u00e0 nel 1972, al momento della prima edizione della Bibbia della Cei \u2013 si \u00e8 deciso di mantenere inviato il testo dell\u2019intero <em>Padre nostro<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Ecco come avrebbe potuto suonare una nuova traduzione della preghiera di Ges\u00f9, dal Vangelo di Matteo, secondo una bozza dei biblisti della Cei messa a punto nel 1996:<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp; Padre nostro che sei nei cieli,<\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp; sia glorificato il tuo santo nome,<\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp; venga il tuo regno,<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp; &nbsp;sia fatta la tua volont\u00e0<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp; come in cielo cos\u00ec in terra.<\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp; Dacci oggi il nostro pane quotidiano,<\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp; rimetti a noi i nostri debiti<\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp; come anche noi li abbiamo rimessi ai nostri debitori<\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp; e non abbandonarci alla tentazione,<\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp; ma liberaci dal Male.<\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Quando mi fermo sull\u2019invocazione contro la tentazione, cerco di mettermi nell\u2019atteggiamento di Ges\u00f9 che prega nell\u2019Orto degli ulivi e che dice ai discepoli: \u201cVegliate e pregate per non entrare in tentazione: lo spirito \u00e8 pronto, ma la carne \u00e8 debole\u201d (<em>Marco<\/em> 14, 38).<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Queste parole nell\u2019interpretazione abituale sono state banalizzate, come se Ges\u00f9 avesse inteso, in quell\u2019ora suprema, mettere in guardia i discepoli dalle tentazioni della carne. Egli invece voleva fortificarli contro la tentazione delle tentazioni, che \u00e8 quella della fede, che si fa massima di fronte alla prova della morte.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Decisivo \u2013 per capire quelle parole importanti, preziose come poche \u2013 \u00e8 il contesto in cui sono pronunciate. Un contesto davvero illuminante per chi cerca luce sul <em>Padre nostro<\/em>. Poco prima \u2013 sempre in Marco \u2013 Ges\u00f9 ha detto ai discepoli: \u201cLa mia anima \u00e8 triste fino alla morte. Restate qui e vegliate\u201d (14, 34).<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Dunque \u00e8 la prova della morte, che Ges\u00f9 sta affrontando e rispetto alla quale chiede ai discepoli di vegliare e pregare con lui. E quando dir\u00e0 che veglia e preghiera sono essenziali \u201cper non entrare in tentazione\u201d, intender\u00e0: nella tentazione di abbandonare la fede di fronte alla prova della morte. Perch\u00e9 \u00e8 soprattutto di fronte a quella prova che \u201clo spirito \u00e8 pronto\u201d \u2013 cio\u00e8 la nostra anima presume di saper affrontare la prova \u2013 ma \u201cla carne \u00e8 debole\u201d, ovvero il nostro essere mortale cade nell\u2019angoscia.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Ma quel contesto \u00e8 ancora pi\u00f9 ricco di segnali, per il cultore del <em>Padre nostro<\/em>, in particolare nella frase con cui Ges\u00f9 invoca la liberazione dalla prova della morte: \u201cAbb\u00e0, Padre! Tutto \u00e8 possibile a te, allontana da me questo calice! Per\u00f2 non ci\u00f2 che io voglio, ma ci\u00f2 che vuoi tu\u201d (ivi 14, 36).<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Non una tentazione qualsiasi, dunque, ma la prova decisiva dell\u2019obbedienza e della fede, nell\u2019ora suprema. Chi non la conosce? Quando muore un genitore, un figlio, la sposa o lo sposo. Quando scopriamo, in noi o in un nostro prossimo, una malattia mortale. Quando invochiamo \u201cAbb\u00e0, Padre\u201d e abbiamo l\u2019impressione di non essere ascoltati. Allora \u00e8 la prova. E\u2019 allora che siamo tentati di abbandonare la fede. E\u2019 per quel momento l\u2019invocazione \u201cnon ci indurre in tentazione\u201d, cio\u00e8 \u201cnon ci abbandonare nella prova\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; C\u2019\u00e8 un\u2019altra parola di Ges\u00f9 \u2013 riportata da Giovanni \u2013 che pu\u00f2 aiutarci a intendere ancora pi\u00f9 profondamente quell\u2019invocazione contro la prova delle prove: \u201cOra l\u2019anima mia \u00e8 turbata: e che devo dire? Padre salvami da quest\u2019ora? Ma per questo sono giunto a quest\u2019ora! Padre glorifica il tuo nome\u201d (<em>Giovanni <\/em>12, 27-28). E\u2019 lo stesso \u201cturbamento\u201d che al capitolo precedente di Giovanni Ges\u00f9 aveva provato per la morte di Lazzaro e davanti al pianto di Maria e degli amici per quella morte: \u201cQuando la vide piangere e piangere anche i giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente, si turb\u00f2 e disse: dove l\u2019avete posto?\u201d (<em>Giovanni<\/em> 11, 33-34).<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Ges\u00f9 conosce il turbamento che in noi produce la morte e il suo spettacolo. Sa che di fronte a esso l\u2019anima nostra e la nostra carne entrano in agonia. Ci ha dunque provveduti di pi\u00f9 invocazioni per fare fronte a questa prova.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Ma in verit\u00e0 il suo aiuto \u00e8 stato ancora maggiore: ha voluto che noi conoscessimo, attraverso i Vangeli, l\u2019intera avventura della tentazione messianica alla quale egli stesso si trov\u00f2 a confrontarsi. Il Satana lo tenta a imboccare la via della potenza (\u201cdi\u2019 a questa pietra che diventi pane\u201d, <em>Luca<\/em> 4, 3), del dominio (\u201cti dar\u00f2 tutta questa potenza e la gloria di questi regni\u201d, ivi 4, 6) e della manifestazione spettacolare (\u201cse tu sei il figlio di Dio buttati gi\u00f9\u201d, ivi 4, 9). Egli respinge ogni assalto e il Satana si allontana da lui \u201cper ritornare al tempo fissato\u201d, che sar\u00e0 quello della passione, quando \u201cSatana entra in Giuda\u201d (<em>Luca<\/em> 22, 3) e attraverso il tradimento del discepolo porta Ges\u00f9 all\u2019ora drammatica dell\u2019Orto degli ulivi e a quella della condanna a morte. In quell\u2019ora egli sconfigge definitivamente il tentatore, accettando la morte come ultimo atto del suo annuncio di un Regno che mira alla conversione dei cuori e che non si impone attraverso le vie della potenza, del dominio e della manifestazione spettacolare.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Ges\u00f9 dunque ha conosciuto la tentazione e con la sesta domanda della preghiera che ci ha insegnato ci provoca a ribellarci all\u2019incantamento del tentatore e a invocare la grazia di unirci al suo combattimento vittorioso con il Satana.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Se l\u2019intendiamo cos\u00ec \u2013 la tentazione di cui parla il <em>Padre nostro<\/em> \u2013 ci sar\u00e0 anche chiaro che non potremo vederla come proveniente dal Padre: non \u00e8 certo lui che ci tenta! \u201cNessuno, quando \u00e8 tentato, dica: \u2018Sono tentato da Dio\u2019; perch\u00e9 Dio non pu\u00f2 essere tentato dal male e non tenta nessuno al male\u201d (<em>Giacomo<\/em> 1, 13)<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Dio non tenta, ma forse permette a Satana di tentarci, come capit\u00f2 a Giobbe. L\u2019invocazione del <em>Padre nostro<\/em> si muover\u00e0 allora contro quella permissione: \u201cDio \u00e8 fedele e non permetter\u00e0 che siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione vi dar\u00e0 anche la via d\u2019uscita e la forza per sopportarla\u201d (<em>1 Corinti<\/em> 10, 13). Dicendogli \u201cnon ci indurre in tentazione\u201d gli chiediamo, come figli al padre: combatti tu, per me e con me.<\/p>\n\n\n\n<h1 class=\"wp-block-heading\">&nbsp;&nbsp; Ma liberaci dal male<\/h1>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; I commentatori del <em>Padre nostro<\/em> amano osservare che la prima parola di questa preghiera \u00e8 \u201cPadre\u201d e l\u2019ultima \u201cMaligno\u201d: questo rimando secco sta a dire che la preghiera insegnata da Ges\u00f9 \u00e8 un testo asciutto, essenziale, senza preamboli e code; ma segnala anche la drammaticit\u00e0 della nostra condizione, di noi che invochiamo il Padre mentre siamo assediati dal Maligno.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Abbiamo visto che tra le proposte di nuova traduzione del <em>Padre nostro<\/em>, vi \u00e8 quella di sostituire \u201cmale\u201d con \u201cMaligno\u201d, o quella di scrivere \u201cMale\u201d con la maiuscola, in modo che possa essere interpretato sia come \u201cmale\u201d, sia come \u201cMaligno\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Non sono scherzi da preti, ma questioni serie, come sempre quando c\u2019\u00e8 di mezzo il Satana. Secondo l\u2019insegnamento biblico, non c\u2019\u00e8 soltanto il male fisico e quello morale (il peccato), ma c\u2019\u00e8 anche il \u201csignore del male\u201d, che \u00e8 detto \u201cprincipe delle tenebre\u201d, e \u201cavversario\u201d, che ha introdotto nel mondo la morte e ci tormenta con ogni sorta di mali e che \u201ctenta\u201d ogni via \u2013 prima fra tutte la morte \u2013 per indurci alla ribellione verso Dio.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Quando il Signore disse al Satana che metteva in \u201csuo potere\u201d quanto apparteneva a Giobbe, il Satana subito port\u00f2 morte nella casa di Giobbe e presto arriv\u00f2 il messaggero a dirgli: \u201cI tuoi figli e le tue figlie stavano mangiando e bevendo in casa del loro fratello maggiore, quand\u2019ecco un vento impetuoso si \u00e8 scatenato da oltre il deserto, ha investito i quattro lati della casa, che \u00e8 rovinata sui giovani e sono morti\u201d (<em>Giobbe<\/em> 1 19). Nonostante quella terribile prova, Giobbe \u201cnon pecc\u00f2 e non attribu\u00ec a Dio nulla di ingiusto\u201d (ivi 1, 22).<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Alle volte i miei figli e le mie figlie si riuniscono nella casa del maggiore tra loro per una cena e io \u2013 leggendo il libro di Giobbe \u2013 non posso non chiedermi la mia reazione se la casa rovinasse sui \u201cgiovani\u201d. E\u2019 la tentazione a ribellarci a Dio, ad attribuirgli ingiustizie, o a ritenere che non esista, se ci capitano tali infamie nella vita.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; L\u2019insegnamento biblico \u00e8 chiarissimo: \u201cDio non ha creato la morte, egli infatti ha creato tutto per l\u2019esistenza, ma la morte \u00e8 entrata nel mondo per invidia del diavolo\u201d (<em>Sapienza<\/em> 1, 13 e 14; 2, 21). E Paolo: \u201cA causa di un solo uomo il peccato \u00e8 entrato nel mondo e con il peccato la morte\u201d (<em>Romani<\/em> 5, 12).<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Dunque il peccato e la morte sono legati, non sono voluti da Dio, ma sono frutto del Satana. Costituiscono insieme il Male. Dicendo \u201cliberaci dal Male\u201d, diciamo insieme \u201cliberaci dal peccato, dalla morte e dal nemico che ci provoca al peccato e che ci ha procurato la morte\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Quando invochiamo la liberazione dal Male \u2013 e specie se sostiamo a lungo, come sarebbe necessario, in tale invocazione \u2013 noi siamo sfiorati dall\u2019angoscia, perch\u00e9 l\u2019Avversario pu\u00f2 colpirci a tradimento, pu\u00f2 privarci delle persone pi\u00f9 care, pu\u00f2 intorbidare i nostri sentimenti. Rischiamo di essere presi dal panico e sperimentiamo la tentazione di avvertire come troppo lontano il Padre a cui ci stiamo rivolgendo. E\u2019 stato cos\u00ec lungo il viaggio tra l\u2019appellativo iniziale della nostra preghiera e quest\u2019ultima parola che la chiude!<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Ci chiediamo \u2013 in definitiva \u2013 se il Padre avvertir\u00e0 il nostro desiderio di protezione. Ma se quel cammino l\u2019abbiamo percorso a cuore aperto, dovremmo avvertire il battito di simpatia del cuore del Padre. Di questa sua capacit\u00e0 di partecipare alla nostra ansia, ci assicura Origene: &#8220;Il Padre stesso, Dio dell\u2019universo, lui che \u00e8 pieno di longanimit\u00e0, di misericordia e di compassione, non soffre forse in qualche modo? O forse tu ignori che, quando si occupa delle cose umane, egli soffre una passione umana? Infatti \u2018il Signore tuo Dio ha preso su di s\u00e9 i tuoi modi di vivere, come colui che prende su di s\u00e9 il suo figlio\u2019 (<em>Deuteronomio<\/em> 1,31, in una interpretazione della versione greca dei Settanta). Dio prende dunque su di s\u00e9 i nostri modi di vivere come il Figlio di Dio prende le nostre passioni. Il Padre stesso non \u00e8 impassibile! Se lo si invoca, egli ha misericordia e compassione, egli soffre una passione d\u2019amore, si immerge in sentimenti che non pu\u00f2 avere secondo la grandezza della sua natura e prova a causa di noi passioni umane&#8221; (<em>Omelia su Ezechiele<\/em> 6,6).<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Quando dispongo ancora di tempo, al termine della mia dimora nella preghiera del Signore, la concludo con l\u2019invocazione (detta <em>embolismo<\/em>: cio\u00e8 preghiera intercalata) da cui essa \u00e8 seguita nella Liturgia romana e che metto qui, a riepilogo dell\u2019intero cammino: \u201cLiberaci, o Signore, da tutti i mali, concedi la pace ai nostri giorni e con l\u2019aiuto della tua misericordia vivremo sempre liberi dal peccato e sicuri da ogni turbamento, nell\u2019attesa che si compia la beata speranza e venga il nostro Salvatore Ges\u00f9 Cristo\u201d. La \u201cbeata speranza\u201d suona come voce del mattino di Pasqua nell\u2019anima mia.<\/p>\n\n\n\n<h1 class=\"wp-block-heading\">\u00a0 \u00a0\u00a0Per un uso sperimentale della preghiera di Ges\u00f9<\/h1>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Mi sveglio alle quattro del mattino, sento che l\u2019incessante clamore di Roma al momento tace e provo a tacere anch\u2019io. Ordino alla mia anima di stare ferma.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Richiamo il volto della sposa, che mi dorme accanto. Poi i figli, nell\u2019ordine in cui li ho avuti. Mi fermo pi\u00f9 a lungo su quella che oggi compie 17 anni.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp; &nbsp;Vado a prendere la mia mamma, che \u00e8 morta da poco e ogni altro che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9. E gli angeli e i santi. Fino a Giuseppe e Maria.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Poi chiamo Ges\u00f9. Mi avvedo che sto piangendo dentro per la mia mamma ed ecco che Ges\u00f9 viene a me dicendo \u201cnon piangere\u201d. Cio\u00e8 nell\u2019attitudine con cui si rivolse una sera alla vedova di Naim, che portava a seppellire l\u2019unico figlio.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Tengo con me Ges\u00f9 il pi\u00f9 a lungo che riesco. Lo tengo anzi con \u201cnoi\u201d, cio\u00e8 con tutto quel gruppo che ho riunito, dalla sposa alla mamma, fino a Maria. Gli presento i malati del gruppo.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Gli chiedo di rinnovare a me e a tutti il dono dello Spirito \u201cche vi suggerir\u00e0 quello che dovrete dire\u201d (<em>Matteo<\/em> 10, 19). Quasi in risposta a quell\u2019invocazione, tutti ci prendiamo per mano, come si fa in chiesa e anche Ges\u00f9 fa parte della catena, che arriva a tutta l\u2019umanit\u00e0 e insieme diciamo \u201cPadre nostro\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Arrivati alle parole \u201cvenga il tuo regno\u201d \u2013 che sono quelle che pi\u00f9 amo \u2013 mi fermo e mi riaddormento.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Mi sono convinto, con gli anni, che non \u00e8 bene pregare da soli. E ho capito, un poco per volta, che tutti possiamo organizzare un gruppo di preghiera! Con i santi e i morti, con gli angeli, con gli amici che altre volte hanno pregato con noi, con i familiari, con uno che sia accanto a noi nel momento in cui la preghiera ci urge. Ma anche con chi non prega mai e non ci conosce e forse ci manderebbe a quel paese se venisse a sapere che osiamo associarlo alla nostra preghiera.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Che io inserisca nel gruppo la sposa e i figli dovrebbe risultare naturale. Invece di pregare per loro, pregher\u00f2 con loro e a nome loro, in una specie di prolungamento della preghiera che siamo abituati a fare insieme.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Invece di dire un <em>Padre nostro<\/em> e un\u2019<em>Ave Maria<\/em> per ognuno dei figli (sono cinque e ne viene una specie di rosario), trovo pi\u00f9 rispondente alla realt\u00e0 che io li preghi \u2013 quel <em>Padre<\/em> e quell\u2019<em>Ave<\/em> \u2013 a nome loro. Gi\u00e0 le parole \u201cPadre nostro\u201d \u2013 cio\u00e8 di noi tutti \u2013 ci collocano nella giusta posizione. Ma anche quelle della seconda parte dell\u2019<em>Ave Maria<\/em> diventano meglio rispondenti: \u201cPrega per noi peccatori\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; La mia sposa e i miei figli pregano abitualmente con me e dunque quel \u201cprolungamento\u201d dell\u2019invocazione che io realizzo da solo non ha bisogno di giustificazione. Forse i figli, in maggioranza, non pregano quando sono soli. Ma pregano quando sono con noi genitori, se li invitiamo a farlo. Il \u201cnoi\u201d con cui li coinvolgo nella mia preghiera notturna ha un riscontro nella realt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Ma io credo che sarei autorizzato all\u2019uso di quel \u201cnoi\u201d anche se i miei figli tenessero la bocca chiusa durante la preghiera familiare. \u201cNoi preghiamo, a tavola, ma le nostre figlie, che hanno 25 e 29 anni, restano mute\u201d, mi dice una mamma sconsolata. Le dico che lei pu\u00f2 prendere su di s\u00e9 la preghiera delle figlie.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Che succede quando la preghiera divide la coppia? Anche l\u00ec il \u201cnoi\u201d \u00e8 pienamente autorizzato: \u201cUn marito non credente viene reso santo dalla moglie credente e la moglie non credente viene resa santa dal marito credente\u201d (<em>1 Corinti<\/em> 7, 14).<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; La possibilit\u00e0 di unire alla nostra preghiera i non preganti \u00e8 affermata dai santi e dai teologi della nostra epoca, la pi\u00f9 tentata \u2013 forse \u2013 dalla non preghiera. La preghiera a nome di chi non prega, variante contemporanea della tradizionale \u201cpreghiera per i peccatori\u201d, ha tra i suoi maestri Teresa di Lisieux (che va a sedere alla \u201ctavola dei poveri peccatori\u201d e da l\u00ec chiede \u201ca nome dei suoi fratelli: abbi piet\u00e0 di noi\u201d) ed Edith Stein (\u201cLa nostra vocazione \u00e8 di stare davanti a Dio per tutti\u201d), Karl Barth (invitava i cristiani della Germania Orientale a \u201ccredere\u201d anche \u201cper\u201d e \u201cin luogo\u201d dei loro fratelli comunisti) e Hans Urs von Balthasar (\u201cchiamati a essere la liturgia di tutti coloro che sono muti per Dio\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Ma forse pi\u00f9 chiara di tutti \u00e8 Madre Teresa di Calcutta, che ha scritto queste grandi parole nelle \u201ccostituzioni\u201d della Missionarie della carit\u00e0 (1965): \u201cGes\u00f9 \u00e8 la nostra preghiera. Ha scelto di essere lui in noi il canto vivente di amore, lode, adorazione, ringraziamento, intercessione e riparazione al Padre nel nome della creazione intera, specialmente i pi\u00f9 poveri tra i poveri e coloro che non pregano, che non sanno pregare, che non hanno il coraggio di pregare e che non vogliono pregare\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp; Quelle parole di Madre Teresa le metto tra le pi\u00f9 importanti dell\u2019epoca. E penso che un cristiano comune le possa ridire in maniera pi\u00f9 semplice: chi prega, parla a nome di tutti. Ogni preghiera \u00e8 la preghiera del genere umano. Chi cade a terra gridando \u201cDio mio\u201d grida in nome dell\u2019intera umanit\u00e0. Anzi dell\u2019intera creazione, comprese le generazioni passate e future, i santi e gli angeli.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>\u00a0\u00a0 Al <em>Padre nostro<\/em>\u00a0 ci arrivo per ultimo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Associare i morti alla preghiera, mi appare come il gesto pi\u00f9 spontaneo. Possono essere di grande aiuto \u2013 nella formazione del gruppo \u2013 quegli amici che se ne sono andati e con i quali abbiamo avuto una particolare esperienza di preghiera. A me succede con diversi, in particolare con il padre Riccardo Palazzi e con don Domenico Farias. Tante volte l\u2019uno (un carmelitano della mia parrocchia romana, San Martino ai Monti) e l\u2019altro (prete di Reggio Calabria e assistente della FUCI) mi avevano invitato a pregare, o avevano pregato con me e con i miei, essendo ospiti a casa mia. Ambedue hanno celebrato il battesimo di qualcuno dei miei figli. Non mi occorrono parole per chiamarli a far parte del gruppo. Pi\u00f9 di una volta, anzi, mi avvedo che sono loro a inserirsi e a prendere l\u2019iniziativa.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Naturale mi viene il passaggio dai morti ai santi: prendo per mano quanti mi sono stati di maggiore aiuto a credere, tra coloro che non sono pi\u00f9 sulla terra e dall\u2019uno all\u2019altro arriv\u00f2 fino agli apostoli e a Maria. Da don Paolino Serra Zanetti (prete di Bologna che se ne \u00e8 andato nella primavera del 2004) a Paolino da Nola, per farla breve. Da Annalena Tonelli a Maria di Magdala. Dai santi che ho conosciuto a quelli che conobbero Ges\u00f9. Agli apostoli e tra essi agli evangelisti, che ci sono divenuti familiari con la lettura dei Vangeli. E a Giuseppe e a Maria.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; E\u2019 per questa via che arrivo a Maria e il <em>saluto dell\u2019angelo<\/em> lo uso come preparazione al <em>Padre nostro<\/em>, rovesciando l\u2019ordine che viene proposto nel rosario. Quando dico \u201cil Signore \u00e8 con te\u201d, aggiungo \u201ce con il tuo sposo Giuseppe\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; L\u2019<em>Ave Maria<\/em> chiama nel cerchio gli angeli: \u201cL\u2019angelo di Dio port\u00f2 l\u2019annuncio a Maria\u201d. Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 soltanto l\u2019angelo custode nella mia preghiera, ma ci sono tanti angeli quante sono le persone ricordate e tanti altri, innumerevoli, ai quali ricorro come a messaggeri e aiutanti nelle imprese della giornata. Mando gli angeli a chi ha bisogno di me e molte faccende aperte che ho con i figli le affido a loro. Ma innanzitutto li considero pienamente partecipi della mia preghiera.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Ho imparato questa consuetudine con gli angeli da Edith Stein, che scrive in una lettera a un\u2019ex-alunna malata, che non pu\u00f2 visitare, trovandosi nel Carmelo: \u201cDevo limitarmi a pensarti con affetto e a mandarti i buoni angeli affinch\u00e9 ti portino tanta di questa pace di cui io godo in monastero\u201d (lettera del luglio 1933).<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Pi\u00f9 amico d\u2019ogni altro mi \u00e8 l\u2019angelo che conforta Ges\u00f9 nell\u2019orto del Getsemani. Quell\u2019angelo mi rende carissimo tra tutti l\u2019evangelista Luca, che \u00e8 l\u2019unico a raccontarci che \u201cgli apparve allora un angelo dal cielo a confortarlo\u201d (22, 43). Il conforto che non sapemmo dare noi! Considero l\u2019assenza dell\u2019angelo consolatore nel film <em>Passion<\/em> di Mel Gibson come un torto fatto agli angeli.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Qualche amico si meraviglia di questa mia insistenza con gli angeli, come se avessi la pretesa di trattarli da amici. Ma respingo l\u2019obiezione, avendo letto che Ambrogio riteneva l\u2019amicizia \u201ccomune agli angeli e agli uomini\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Con Giuseppe e Maria, l\u2019arcangelo Gabriele e l\u2019angelo consolatore, arriviamo a Ges\u00f9. Arrivati a Ges\u00f9, abbiamo raggiunto la meta. All\u2019orante non resta \u2013 per dirla con Teresa d\u2019Avila \u2013 che \u201cinnamorarsi molto della sua umanit\u00e0 e tenerlo sempre con s\u00e9 e parlare con lui\u201d. Scatta cio\u00e8 un vero innamoramento: noi di lui e lui di noi. Tanto che Teresa, con femminile intuito, conclude: \u201cSe vi abituerete a tenervelo accanto, non potrete \u2013 come suol dirsi \u2013 togliervelo d\u2019attorno: lo avrete con voi ovunque\u201d (<em>Cammino di perfezione<\/em>, cap. 26).<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Lo stesso convincimento trovo in Teresa di Lisieux: \u201cIo chiedo a Ges\u00f9 di attirarmi nelle fiamme del suo amore, di unirmi cos\u00ec strettamente a lui, che egli viva e agisca in me\u201d (<em>Manoscritto C<\/em>, giugno 1897).<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Ed ecco che quell\u2019idea torna in Edith Stein, che riassume cos\u00ec la \u201cpiccola semplice verit\u00e0\u201d della vocazione cristiana: \u201cCome imparare a vivere con la mano nella mano del Signore\u201d (lettera del 28 aprile 1931).<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Ma un giornalista del <em>Corriere della Sera<\/em> pu\u00f2 mettersi per la via che fu percorsa dalle grandi sante del Carmelo? Credo che debba e che non ve ne sia un\u2019altra.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Il nostro innamoramento per l\u2019umanit\u00e0 di Cristo lo coltiveremo scegliendo una sua parola, per meglio raffigurarcelo: \u201cTuo fratello risusciter\u00e0\u201d, quando piangiamo come Maria di Betania per una morte. \u201cDammi da bere\u201d, se vogliamo metterci nei panni della samaritana che l\u2019incontra al pozzo di Giacobbe. Quella parola \u2013 basta una per volta \u2013 ci aiuter\u00e0 a tenerlo con noi.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Gli chiederemo infine il soccorso dello Spirito, perch\u00e9 \u00e8 lui che grida in noi \u201cAbb\u00e0, Padre!\u201d e senza di lui \u201cnemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare\u201d (<em>Romani<\/em> 8, 15 e 26). Cos\u00ec arriviamo al <em>Padre nostro<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Credo che due siano le novit\u00e0 nella mia preghiera, dopo esperimenti di tanti anni, rispetto al modo in cui gi\u00e0 mio padre e mia madre mi avevano insegnato a pregare. La prima \u2013 l\u2019ho gi\u00e0 detta \u2013 \u00e8 che al <em>Padre nostro<\/em> ci arrivo per ultimo. Tutte le altre preghiere, compreso l\u2019<em>Angelo di Dio<\/em> e l\u2019<em>Eterno riposo<\/em>, vengono prima e hanno una funzione preparatoria. Un po\u2019 come nella messa, dove al <em>Padre nostro<\/em> si arriva alla fine del Canone, dopo che sono stati evocati gli angeli e i santi, ricordati i morti e l\u2019umanit\u00e0 dispersa su tutta la terra.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; L\u2019altra novit\u00e0 \u00e8 l\u2019invocazione dello Spirito Santo, che pure precede il <em>Padre nostro<\/em>. Perch\u00e9 \u00e8 lui che \u201criempie della sua grazia i cuori\u201d e \u201csuscita in noi le parole\u201d, come dice stupendamente il <em>Veni Creator Spiritus.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>\u00a0 \u00a0Riscoprire il desiderio\u00a0come categoria cristiana<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Fin qui ho provato a raccontare come arrivo, pregando, al <em>Padre nostro<\/em>. Dico ora qualcosa di come mi ingegno a fermarmi in esso. Come cerco cio\u00e8 di ottenere che il viaggio della mente verso Dio, guidato dalle sette invocazioni insegnate da Ges\u00f9, duri il pi\u00f9 a lungo possibile.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; E\u2019 un viaggio che deve durare, perch\u00e9 in esso cresca il nostro desiderio di farci figli fino alla misura del dono che ci \u00e8 stato promesso. La \u201cpreghiera del Signore\u201d \u00e8 per me il luogo ideale dove scatenare quel desiderio.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Mi fermo a lungo sulle parole \u201cPadre nostro\u201d e qualche volta non vado oltre, perch\u00e9 consumo in esse \u2013 nel ripeterle e nel prolungarle \u2013 l\u2019intera invocazione. Esse la reggono benissimo.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;<em>&nbsp; <\/em>Quelle due parole mi danno l\u2019ebbrezza di rivolgermi a Dio chiamandolo \u201cpap\u00e0\u201d e di poterlo fare a nome dell\u2019intera umanit\u00e0. Sono forse le parole che oggi mi dicono di pi\u00f9, tra quante ne ho mai udite e ricordate.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp; Sia santificato il tuo nome<\/em>: qui mi slancio a desiderare che il Padre manifesti se stesso e l\u2019umanit\u00e0 accolga la sua manifestazione. Con queste parole gli parlo della difficolt\u00e0 a credere che hanno i miei figli e che non posso non sentire mia, nel profondo.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp; Venga il tuo Regno<\/em>: \u00e8 il desiderio dei desideri! Esprime la stessa attesa del \u201cmaran\u00e0 th\u00e0\u201d apocalittico: \u201cVieni, Signore Ges\u00f9\u201d (<em>Apocalisse<\/em> 22, 20). Con la sosta su questa domanda ravvivo l\u2019aspettativa che la venuta del Regno ci liberer\u00e0 dalla morte e riscatter\u00e0 ogni vita umiliata, ogni esistenza negata.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp; Sia fatta la tua volont\u00e0 come in cielo cos\u00ec in terra<\/em>: che la terra divenga cielo, in qualche modo e per sempre. E su di essa gi\u00e0 operi la volont\u00e0 del Padre che vuole salvi tutti i figli. Questa domanda segnala pi\u00f9 d\u2019ogni altra il carattere di rispondenza \u2013 si direbbe \u2013 amorosa che hanno le invocazioni che ci ha dettato Ges\u00f9: noi chiediamo ci\u00f2 che il Padre intende donarci. Dimorare nella richiesta significa prepararci, con il desiderio, a modificare quanto in noi si oppone alla ricezione di quel dono.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp; Dacci oggi il nostro pane quotidiano<\/em>: riuscire a dirlo a nome di tutti, sentendo \u2013 almeno un poco \u2013 la fame di tutti. Un padre e una madre dovrebbero sapere qualcosa anche della fame dei figli che non hanno generato. La durata di questa invocazione pu\u00f2 richiamarci alla necessit\u00e0 di contribuire, per quanto ci \u00e8 dato, a vincere la fame di ogni creatura umana.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp; Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori<\/em>: \u00e8 l\u2019attesa della misericordia divina \u2013 di cui siamo in ricerca anche quando non lo sappiamo \u2013 e il desiderio di impararne l\u2019arte. Qui mi fermo per crescere, almeno un poco, in somiglianza di atteggiamento con il pubblicano che sale al tempio, ma si ferma a distanza e neanche alza lo sguardo (<em>Luca<\/em> 18, 10s). Somigliare a quel poveretto \u2013 che \u201ctorn\u00f2 a casa giustificato\u201d \u2013 \u00e8 l\u2019aspirazione di ogni cristiano.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp; Non ci indurre in tentazione<\/em>: sapersi fragili e affidarsi alla protezione del Padre, come bambini nella prova, specie quella della fede. La tentazione delle tentazioni \u00e8 infatti quella di non credere. Chi ne conosce la pena, arde di desiderio ripetendo tra s\u00e9 queste parole.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&nbsp;&nbsp; Liberaci dal Male<\/em>: dalle malattie e da ogni dolore, dalla morte e dalla sua paura, dal Satana che gira intorno. Sono grato agli esegeti che mi hanno segnalato come sia giusto mettere la maiuscola alla parola \u201cMale\u201d, per aver presente che chiediamo la liberazione dal male e dal suo regista. In quest\u2019ultima invocazione mi stringo a tutti i sofferenti, gli appenati, gli scontenti. Di nuovo faccio mio il desiderio di tutti.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Qualcuno \u2013 tra i lettori \u2013 potrebbe meravigliarsi dell\u2019uso che vado facendo del termine \u201cdesiderio\u201d: forse la parola simbolo della gioia di vivere, in questa nostra epoca. Una risorsa che istintivamente viene avvertita come lontana e allontanante rispetto alla vita cristiana e che io invece qui metto al suo centro, azzardandomi ad affermare che il desiderio ispira la preghiera e che la preghiera d\u00e0 voce al desiderio!<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Ma attenzione: non sono io che vaneggio. In quest\u2019uso forte della parola desiderio \u2013 che ultimamente ci siamo lasciati scippare dai post-cristiani \u2013 sono con la grande tradizione, che a questo proposito ha i suoi campioni in Tommaso d\u2019Aquino e in Teresa di Lisieux. Ma anche in Agostino, Teresa d\u2019Avila, Francesco di Sales e Francesca Saverio Cabrini ho trovato qualcosa della loro passione.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>\u00a0\u00a0 Alla scuola<\/strong> <strong>di Tommaso e Teresa<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Quando parlo di una possibilit\u00e0 di coincidenza tra desiderio e preghiera, volendo segnalare un elemento di felicit\u00e0 della vocazione cristiana, non faccio altro che tentare di rendere in italiano il pensiero di Tommaso d\u2019Aquino (<em>Summa theologiae<\/em> II-II, 83, 6-9) sul <em>Padre nostro<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Primo insegnamento del grande teologo: siamo invitati a chiedere, pregando, ci\u00f2 che l\u2019insegnamento di Cristo ci chiama a desiderare (<em>illud debemus orando petere quod debemus desiderare<\/em>).<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Secondo: la preghiera si fa in qualche modo interprete, presso Dio, del nostro desiderio (<em>oratio est quodammodo desiderii nostri interpres apud Deum<\/em>).<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Terzo: il <em>Padre nostro<\/em> \u2013 preghiera \u201cperfettissima\u201d \u2013 ci dice a un tempo ci\u00f2 che dovremmo desiderare, la priorit\u00e0 con cui cercarlo e le parole per chiederlo. Esso tende a modellare i nostri sentimenti e ci guida a far coincidere il desiderio e l\u2019invocazione.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Questa terza affermazione di Tommaso \u00e8 cos\u00ec viva che merita di essere ascoltata parola per parola: \u201cNella preghiera del Signore non solo vengono domandate tutte le cose che possiamo rettamente desiderare, ma anche nell\u2019ordine in cui devono essere desiderate: cosicch\u00e9 questa preghiera non solo insegna a chiedere, ma plasma anche tutti i nostri affetti\u201d (<em>In oratione dominica non solum petuntur omnia quae recte desiderare possumus, sed etiam eo ordine quo desideranda sunt: ut sic haec oratio non solum instruat postulare, sed etiam sit informativa totius nostri affectus<\/em>).<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Trovo istruttiva l\u2019intuizione di Tommaso sull\u2019importanza dell\u2019ordine in cui sono formulate le \u201csette domande\u201d del <em>Padre nostro<\/em>, che egli legge come gerarchia dei desideri da coltivare.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Dunque le prime tre domande riguardanti Dio (il nome, il regno, la volont\u00e0) sono pi\u00f9 importanti delle altre quattro che mirano alla nostra sorte. Purch\u00e9 quelle domande \u201cdivine\u201d le intendiamo nella pienezza del loro significato e non le interpretiamo al ribasso, come invocazioni contro la bestemmia, o per l\u2019osservanza di leggi e precetti.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; L\u2019audacia di invocare \u2013 per suggerimento di Ges\u00f9 \u2013 qualcosa che riguarda Dio stesso \u00e8 davvero straordinaria. Dovremmo comprendere che non pu\u00f2 capitarci nulla di pi\u00f9 importante nella giornata.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Che il Padre si manifesti e sia accolto, che regni, che attiri la nostra alla sua volont\u00e0: davvero \u2013 in questa prima parte del <em>Padre nostro<\/em> \u2013 dovremmo avvertire un senso di vertigine. Altrettanta emozione dovrebbe venirci dalla percezione che quelle domande corrispondono al desiderio del Padre e nostro, se riusciamo a lasciarci spostare dalla nostra alla sua aspirazione.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Ognuno \u00e8 trascinato dal suo desiderio e la legge del desiderio \u00e8 che cresce desiderando. Sar\u00e0 dunque opportuno abitare a lungo nella preghiera di Ges\u00f9 \u2013 come gi\u00e0 dicevo \u2013 per esercitarci a desiderare secondo i suoi sentimenti. Per imparare ad ampliare e alzare il desiderio. A osare nel desiderare. Perch\u00e9 egli tutto osava quando parlava con il Padre.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Una lunga dimora nel <em>Padre nostro<\/em> potrebbe rivelarsi come la via privilegiata per apprendere ad avere in noi i \u201cdesideri dello Spirito\u201d, con i quali muovere a piet\u00e0 il Padre, implorandolo con \u201cgemiti inesprimibili\u201d (<em>Romani<\/em> 8, 26-27).<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Comunicandoci per contagio i sentimenti di Ges\u00f9, il <em>Padre nostro<\/em> ci invita a pensare l\u2019impensato e a cercare l\u2019introvabile: il Regno che viene, il pane per tutti, la liberazione dal male e dal maligno. Chi lo recita ogni giorno come fosse la prima e l\u2019ultima volta viene avviato a un\u2019esperienza simile a quella dei mistici, che si inabissano in Dio. \u201cLa cosa che mai non si trova, quella io desidero\u201d (<em>Poesie mistiche<\/em>, BUR 1980, p. 85) canta il poeta sufi Gialal ad-Din Rumi e altrettanto pu\u00f2 dire ogni recitatore del <em>Padre nostro<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Dicevo che a mia conoscenza, dopo Tommaso, \u00e8 Teresa di Lisieux il migliore cantore dei desideri che portano a Dio. Qua e l\u00e0 nei manoscritti autobiografici narra dei suoi desideri che \u201clui solo pu\u00f2 riempire\u201d e ci avverte che sono \u201cgrandissimi\u201d, \u201cpi\u00f9 grandi dell\u2019universo\u201d, \u201cimmensi\u201d e che \u201ctoccano l\u2019infinito\u201d. Arriva persino a parlare \u2013 in riferimento ai ruoli ecclesiali \u2013 del suo \u201cdesiderio di essere tutto\u201d e persino di quello di \u201cessere prete\u201d (<em>Manoscritto B, <\/em>8 settembre 1896). Vi rinuncia per umilt\u00e0, a imitazione di Francesco d\u2019Assisi e non perch\u00e9 donna: segnalo questo spunto a chi studia la questione del sacerdozio femminile, che non sar\u00e0 chiusa finch\u00e8 tra noi ci saranno sante che lo \u201cdesiderano\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Teresa forse non ha letto Tommaso, ma conosce benissimo la sinergia tra desiderio e preghiera: \u201cPi\u00f9 tu vuoi donare, pi\u00f9 fai desiderare. Io sento nel mio cuore desideri immensi\u201d (<em>Atto di offerta all\u2019Amore misericordioso<\/em>, 9 giungo 1895).<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Seguendo Tommaso e Teresa e altri che non conosco, immagino che si potrebbe arrivare a parlare del desiderio come preghiera, oltre che come materia o vettore della preghiera. N\u00e9 varrebbe l\u2019obiezione della vanit\u00e0 del desiderio rispetto al fatto, perch\u00e9 \u2013 dice Tommaso \u2013 Dio lo ritiene come fatto compiuto: <em>Voluntas apud Deum reputatur pro facto<\/em> (ivi III, 68, ad tertium).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>&nbsp;&nbsp; Fargli compagnia sul monte<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; L\u2019ultimo prolungamento della vacanza da tutto che passo nel <em>Padre nostro<\/em> \u00e8 senza parole. Perch\u00e9 anche nella preghiera si arriva infine al silenzio, come nell\u2019amore.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Viene il momento in cui gli amanti non hanno pi\u00f9 bisogno di parole, per dirsi il desiderio che li attira. Ci\u00f2 avviene certamente nell\u2019abbraccio, ma anche in ore di sguardo comune sulla vita. Lo sguardo e l\u2019abbraccio silenziosi possono esserci donati anche nella preghiera al Padre, formulata gi\u00e0 con le parole e infine con i soli sentimenti di Ges\u00f9, cio\u00e8 restando in sua compagnia.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Straordinariamente varie e numerose possono essere le modalit\u00e0 di questo prolungamento contemplativo del <em>Padre nostro<\/em>, partenti tutte da immagini evangeliche.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Tenerlo in braccio bambino. Fargli compagnia sul monte dove passa la notte. Svegliarlo, o vegliarlo, quando dorme sulla barca sbattuta dalle onde. Starlo a vedere trasfigurato. Guardare con lui i bambini ed esultare con lui nella lode al Padre. Mirare con lui la citt\u00e0 dal Monte degli ulivi e piangere insieme a lui su di essa e davanti alla tomba di Lazzaro, come davanti a ogni tomba. Vegliare con lui nel Getsemani. Stupirsi di rivederlo \u2013 con gli occhi di Maria di Magdala \u2013 nell\u2019Orto della risurrezione.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; <em>Tenerlo in braccio bambino<\/em>: \u00e8 un consiglio che mi sono trovato a dare alle mamme e alle donne tribolate. Una donna sa farlo anche se non ha avuto figli. E anche un pap\u00e0 oggi tiene in braccio i figli.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Ma perch\u00e9 farlo solo nella tribolazione? Lo prenderemo in braccio anche nella gioia, proprio come facciamo con i nostri piccoli, quando li stringiamo esultanti e non diciamo nulla!<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; <em>Fargli compagnia sul monte<\/em>: \u201cIn quei giorni Ges\u00f9 se ne and\u00f2 sulla montagna a pregare e pass\u00f2 tutta la notte in orazione\u201d (<em>Luca<\/em> 6, 12). Anche per il padre di famiglia viene il momento che egli preghi, o sia sfidato a pregare tutta la notte: perch\u00e9 veglia un familiare in ospedale, perch\u00e9 c\u2019\u00e8 un momento di tensione in famiglia che non lascia dormire, perch\u00e9 i figli non tornano ancora.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Possiamo scegliere di fare compagnia in silenzio al Signore anche quando vorremmo pregare e non sappiamo come, confusi forse dalle mancate risposte. O che ci sembrano mancate. O ammutoliti da una morte. Egli bene intende la nostra invocazione, anche frammentaria o inespressa.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; <em>Svegliarlo, o vegliarlo, quando dorme sulla barca sbattuta dalle onde<\/em>. Teresa di Lisieux preferiva non svegliarlo e \u201criposare accanto a lui\u201d (<em>Composizioni poetiche<\/em> 4, 14). A me viene pi\u00f9 spontaneo toccargli il braccio con delicatezza, come quando cerco di svegliare un figlio che sta dormendo troppo.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; L\u2019attesa del suo risveglio come moltiplicazione del desiderio di averlo pienamente con noi. Come attesa di un qualunque segno e come attesa dell\u2019ira dell\u2019agnello, che ci \u00e8 stata promessa in <em>Apocalisse<\/em> 6, 16. Come attesa, infine, del giorno del Signore: \u201cVenga il tuo Regno\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; <em>Starlo a vedere trasfigurato<\/em>. Dall\u2019umanit\u00e0 di Ges\u00f9 alla gloria del Signore. Uno sguardo che ci attiri a lui. Che ci faccia pregustare il momento in cui ci condurr\u00e0 al Padre. E cos\u00ec via, per ogni altro momento che dicevo sopra e per ogni immagine forte di Ges\u00f9 che ritroviamo nei Vangeli. E tutto ci\u00f2 senza parole. Lasciando parlare lo slancio dell\u2019anima.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Teresa di Lisieux, grande maestra dell\u2019invocazione silenziosa, ne parla cos\u00ec: \u201cPer me la preghiera \u00e8 uno slancio del cuore, \u00e8 un semplice sguardo gettato verso il Cielo, \u00e8 un grido di riconoscenza e di amore in mezzo alla prova come in mezzo ala gioia, alla fine \u00e8 qualcosa di grande, di soprannaturale, che mi dilata l\u2019anima e mi unisce a Ges\u00f9\u201d (<em>Manoscritto C<\/em>, giugno 1897).<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Il silenzio d\u00e0 profondit\u00e0 al desiderio che si fa preghiera, perch\u00e9 esso \u00e8 una quarta dimensione di tutte le cose. E potremmo dire che la preghiera silenziosa \u00e8 una quarta dimensione di ogni momento della vita cristiana. Essa \u2013 e solo essa \u2013 permette davvero di riempire la vita, come ci esorta a fare Giovanni Paolo.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; \u201c<em>La verginit\u00e0 \u00e8 un profondo silenzio di tutte le cose<\/em>\u201d, ha scritto nel suo diario la beata Pierina Morosini. Chi non \u00e8 vergine e non \u00e8 consacrato ed \u00e8 assordato dai figli e strattonato dagli affari e tirato a combattere, ha la necessit\u00e0 di recuperare, o conquistare, un minimo di silenzio perch\u00e9 in lui abiti e in lui viva la preghiera \u2013 appunto \u2013 silenziosa. Che \u00e8 pianticella delicata, danneggiata da ogni chiasso. Quel recupero \u00e8 difficile, ma possibile e richiede meno impegno \u2013 forse \u2013 di uno scatto di carriera.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>&nbsp;&nbsp; Seguirlo nella ricerca dei giusti<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Ma se il cristiano comune si esercita in questo prolungamento contemplativo del <em>Padre nostro<\/em> e tende a \u201ctenere sempre con s\u00e9\u201d il Signore Ges\u00f9, come suggerisce Teresa d\u2019Avila, non si allontana dal mondo e dal suo compito nel mondo?<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Non si allontana dal mondo \u2013 \u00e8 la mia risposta, basata su una minima esperienza di preghiera, nel mezzo di una professione mondana \u2013 ma apprende a guardarlo con gli occhi di Ges\u00f9. Perch\u00e9 Ges\u00f9 non guarda soltanto al cielo, ma affida al Padre \u2013 come in un atto di restituzione \u2013 la veduta intera della vita e del mondo: \u201cIl Padre ama il figlio e gli ha dato in mano ogni cosa\u201d (<em>Giovanni<\/em> 3, 35) e ancora: \u201cQuesta \u00e8 la volont\u00e0 di colui che mi ha mandato, che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato\u201d (ivi 6, 39).<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Ritrovare nello sguardo di Ges\u00f9 l\u2019intera scena della vita e del mondo: ecco un compito per la lettura del Vangelo da parte dei cristiani comuni. Ges\u00f9 e la secolarit\u00e0, in altre parole. Ges\u00f9 e il mondo profano.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Potremmo anche dire: Ges\u00f9 e i giusti del mondo. \u201cVenite, benedetti del Padre mio\u201d, afferma nella parabola del giudizio, selezionando i \u201cgiusti\u201d secondo la regola del soccorso ai \u201cfratelli pi\u00f9 piccoli\u201d (<em>Matteo<\/em> 25, 31-40). Ma prima ancora dice, con parole che sono riferibili a gran parte dell\u2019umanit\u00e0 di ogni giorno: \u201cchi accoglie un giusto come giusto, avr\u00e0 la ricompensa del giusto\u201d (ivi 10, 41).<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Da giornalista trovo affascinante questa ricerca e non mi stanco di condurla, ogni volta che ho la fortuna di appartarmi con Ges\u00f9. Scopro sempre nuove immagini evangeliche in cui egli osserva e \u2013 si direbbe \u2013 prende su di s\u00e9 e riferisce al Padre le pi\u00f9 varie situazioni umane nella loro secolarit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Il padre del figlio prodigo \u00e8 solo un pap\u00e0 ferito dalla fuga del figlio, e Ges\u00f9 lo pone a immagine della misericordia del Padre. Immagine provvidenziale per consolare i padri falliti e le madri sconcertate della nostra epoca.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Ges\u00f9 vede una luce anche nel figlio brontolone ma in definitiva obbediente, che prima dice \u201cno\u201d al padre e poi va nella vigna a lavorare: un aiuto a come guardare con amore ai figli apparentemente ribelli che riempiono le nostre conversazioni familiari.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; La vedova che getta \u201cdue spiccioli\u201d nel tesoro del tempio la indica come il giusto per eccellenza nel rapporto con Dio: \u201cChiamati a s\u00e9 i discepoli, disse loro: in verit\u00e0 vi dico, questa vedova ha gettato nel tesoro pi\u00f9 di tutti gli altri\u201d (<em>Marco<\/em> 12, 43).<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Quanti vedovi e persino mendicanti non lo fanno anche oggi? Ho visto pi\u00f9 volte i mendicanti romani di via del Gambero entrare nella chiesa di San Silvestro e mettere due spiccioli davanti alla statua della Piet\u00e0. Chi di noi li considera? Ges\u00f9 si sarebbe incantato davanti ai pensionati che hanno mandato due euro alle vittime del maremoto. E che avrebbe detto dei ragazzi del liceo che si autotassano ogni mese per fare tutti insieme un\u2019adozione a distanza? Lo fanno al liceo Tasso, dove va Matilde, una delle mie figlie.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; E\u2019 per me fortemente intricante questo Ges\u00f9 che \u201csedutosi di fronte al tesoro, osservava come la gente gettava monete nel tesoro\u201d. Ricordiamocene ogni volta che ci sediamo a guardare i comportamenti umani.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Ecco forse un criterio con cui rileggere i Vangeli, in questa ricerca di Ges\u00f9 che fa sua la condizione umana: fermarsi a osservare il suo comportamento, o a studiarne le parole, ogni volta che addita un gesto o una frase all\u2019attenzione dei discepoli, o degli interlocutori.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Per esempio il pubblicano che va al tempio ma si ferma \u201ca distanza\u201d e non osa \u201calzare gli occhi al cielo\u201d, mentre confessa il suo peccato: e forse nessuno ha meritato di pi\u00f9 agli occhi di Ges\u00f9, che conclude informandoci che \u201ctorn\u00f2 a casa sua giustificato\u201d (<em>Luca<\/em> 18, 14).<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; A proposito di pubblici peccatori: ecco Ges\u00f9 che chiama Levi \u201cseduto al banco delle imposte\u201d (<em>Luca<\/em> 5, 27): quanti Levi potrebbero esservi oggi tra i promotori finanziari, o gli agenti assicurativi! Anzi, persino tra gli spacciatori di droga e i prestatori a usura, perch\u00e9 forse l\u2019esattore di allora (venduto ai romani e strozzino del popolo) somiglia pi\u00f9 a loro che ai nostri bancari.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Il ladrone della croce accanto e le due peccatrici accolte in occasione di due diversi inviti a tavola: oggi potremmo vedere in essi i pentiti di mafia, o le donne della tratta che escono dal giro. \u201cVedi questa donna?\u201d domanda Ges\u00f9 al fariseo a proposito della prima tra le due peccatrici, che viene lodata \u201cperch\u00e9 ha molto amato\u201d (<em>Luca<\/em> 7, 44): chi ha il coraggio \u2013 oggi \u2013 di portare ad esempio una prostituta che si riscatta, o i clienti delle prostitute che si fanno loro salvatori?<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Il ladrone \u2013 che ruba il paradiso, mettendo a frutto l\u2019esperienza maturata rubando beni e vite \u2013 \u00e8 il primo dei condannati a morte che invocano il crocifisso all\u2019ultimo momento.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; \u201cIn Israele non ho trovato nessuno con una fede cos\u00ec grande\u201d (<em>Matteo<\/em> 8, 10) dice al centurione romano che gli chiede la guarigione del servo. Il centurione era un pagano e pagana era la Cananea: \u201cDonna, davvero grande \u00e8 la tua fede\u201d (ivi 15, 28).<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Ges\u00f9 i giusti li cerca anche tra i pagani, o comunque tra gli stranieri: trasforma in sua annunciatrice la samaritana e fa del geraseno liberato dai demoni un apostolo in mezzo a quel popolo (<em>Luca<\/em> 8, 39).<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Il samaritano che soccorre l\u2019uomo ferito dai banditi \u00e8 un eretico e uno straniero, eppure Ges\u00f9 ne fa l\u2019immagine della \u201ccompassione\u201d divina e il prototipo del vero discepolo. Oggi equivarrebbe a portare a modello un \u201cmarocchino\u201d, o un albanese. Le cronache ci offrono dei segni in questa direzione. Beato chi li custodisce nel cuore e pi\u00f9 beato ancora chi li indica ai figli, o al taxista, spaventati dall\u2019invadenza degli immigrati.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp; &nbsp;Conosco un medico immigrato che cura gratis gli immigrati clandestini che non sono assisiti dal sistema sanitario nazionale. E so di tanti medici italiani che fanno altrettanto e vanno da volontari a dare una mano \u2013 a Roma \u2013 al Centro degli Astalli e per tutta Italia nelle innumerevoli \u201clocande del buon samaritano\u201d, che io penso valgano a proteggerci pi\u00f9 efficacemente dei rifugi antiatomici.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Istruttiva \u00e8 per noi la commozione di Ges\u00f9 per la fede degli infelici che ricorrono al suo aiuto: il paralitico che gli accompagnatori calano dal tetto e che egli guarisce, \u201cvista la loro fede\u201d (Luca 5, 20); e l\u2019emoroissa: \u201cCoraggio figliola, la tua fede ti ha guarita\u201d (Matteo 9, 22); e i due ciechi: \u201cSia fatto a voi secondo la vostra fede\u201d (ivi 9, 29).<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Vanno oggi da Milingo \u2013 o a Lourdes, o a Loreto, o a Medjugorje \u2013 i bisognosi d\u2019ogni genere e noi gi\u00f9 a ghignare. Ges\u00f9 avrebbe lodato la loro fede. E non avrebbe disdegnato i musulmani che vanno da Milingo per farsi \u201cbenedire\u201d contro Satana.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00a0\u00a0 <strong>Fare propria la sua veduta generosa<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Ges\u00f9 si muove a soccorso anche di chi sa bene di non avere una fede sufficiente a ottenere aiuto: \u201cSe tu puoi qualcosa, abbi piet\u00e0 di noi e aiutaci\u201d gli dice il padre dell\u2019epilettico e ancora: \u201cCredo, aiutami nella mia incredulit\u00e0\u201d (Marco 9, 22-24). Quanto somigliamo a quel pover\u2019uomo, noi uomini di oggi che proviamo a invocare il Signore!<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Torno a dire che mi appassiona l\u2019atteggiamento di Ges\u00f9 che si guarda intorno, che cerca il giusto, che lo segue con l\u2019occhio, che l\u2019addita ai discepoli e alla folla che \u00e8 intorno. Ges\u00f9 che cerca i \u201cfigli della luce\u201d e gioisce quando li trova.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Fa questo per ammaestrare i discepoli a fare altrettanto. E indica criteri larghi di riconoscimento. Chi d\u00e0 da mangiare, chi veste l\u2019ignudo, ma anche chi d\u00e0 \u201csolo un bicchiere d\u2019acqua fresca\u201d (Matteo 10, 42). Credo si potrebbe dimostrare che nessun raccoglitore di testimonianze esemplari \u2013 nella Chiesa o fuori \u2013 adotta oggi una veduta altrettanto generosa. Da che dipende il nostro rigore? Forse dal moralismo, che Ges\u00f9 ignora. Forse dalla mancanza del cuore puro e dell\u2019occhio limpido.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Eppure mai come in quest\u2019epoca abbiamo tanti volontari che prestano servizio alle mense della Caritas, o visitano malati e carcerati, o portano coperte ai barboni nelle notti d\u2019inverno, che \u00e8 il modo d\u2019oggi di vestire chi \u00e8 nudo. Il volontario gli mette la coperta addosso quando quello \u00e8 gi\u00e0 addormentato o batte i denti e non parla. Al mattino si sveglia e se ne va, rinfrancato dal sole, lasciando sul marciapiede la coperta, non ripiegata, che la ronda della Caritas ripassa a raccogliere.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Come questo della coperta, sono stati inventati nei secoli e in questi anni tanti gesti nuovi, come ad aggiornare via via la parabola del giudizio fino a metterla in presa diretta con il terzo millennio: il servizio docce per i senzatetto, le scuole di italiano per stranieri, il mediatore culturale che li accompagna a fare le pratiche, chi fa compagnia agli anziani, chi va a scavare pozzi in Africa, nuovo modo di dare da bere agli assetati. Immagino Ges\u00f9 interessatissimo \u2013 se tornasse \u2013 a queste novit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Il Ges\u00f9 della vita e delle parabole \u00e8 un uomo curioso d\u2019ogni umanit\u00e0, attento a cogliere ogni azione giusta e ogni sentimento buono che esce dal cuore dell\u2019uomo. Capace di onorare ogni minima giustizia e bont\u00e0, verit\u00e0 e bellezza, compassione e misericordia disseminate nel suo popolo e fuori di esso.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Con frequenza i Vangeli ce lo presentano che osserva e addita: \u201cGirando lo sguardo su quelli che gli stavano seduti attorno, disse: ecco mia madre e i miei fratelli!\u201d (Marco 3, 34).<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Ges\u00f9 cerca i giusti e invita a riconoscerli. Nel mio addestramento a tenerlo con me, cerco per quanto posso di inserirmi nella corrente del suo sguardo e dietro ogni figura che egli mette a fuoco \u2013 il pastore che cerca la pecora, la donna che spazza la casa e festeggia con le amiche, il servo che traffica i talenti, gli operai che lavorano nella vigna, i pescatori che gettano le reti, la donna che ha speso tutta la sua fortuna con i medici che non l\u2019hanno guarita \u2013 io mi ingegno a scoprire qualcosa di rispondente nell\u2019umanit\u00e0 di oggi: il medico che visita nelle case i malati anche quando non \u00e8 tenuto a ci\u00f2, il tassista che riporta al cliente il telefonino abbandonato sul sedile, i ragazzi che fanno lavoretti per pagarsi le piccole spese, gli inviati della televisione nei luoghi di guerra, i volontari che vanno a spegnere gli incendi, chi cerca per ogni dove medici nuovi per un figlio.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; Con questo esercizio di ammirazione cristiana mi preparo ad andare nel mondo e a guardarlo con gli occhi di Ges\u00f9, che volle vederlo con gli occhi del Padre.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp; A volte compio quell\u2019esercizio prima di uscire dal letto la mattina, altre volte entrando per dieci minuti in una delle bellissime chiese di Roma, o chiudendo per un minuto gli occhi mentre sono sul bus 71 che mi porta al lavoro, o sull\u2019Eurostar. Prima di riaprirli dico \u201cPadre nostro\u201d a nome delle donne e degli uomini che ho cercato e un poco mi sento pronto ad affrontare il mondo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp; Vademecum di un giornalista per abitare a lungo nella preghiera di Ges\u00f9 &nbsp;&nbsp; Edizioni Dehoniane \u2013 Bologna 2005 \u2013 pp. 72 \u2013 euro 6.50 &nbsp;&nbsp; Prefazione &nbsp;&nbsp; Raramente e&#8230;<\/p>\n<div class=\"more-link-wrapper\"><a class=\"more-link\" href=\"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/benvenuti-nel-sito\/luigi-accattoli-il-padre-nostro-e-il-desiderio-di-essere-figli\/\">Read More<span class=\"screen-reader-text\">Luigi Accattoli. 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