{"id":2738,"date":"2009-11-21T12:09:57","date_gmt":"2009-11-21T11:09:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=2738"},"modified":"2009-11-21T12:11:21","modified_gmt":"2009-11-21T11:11:21","slug":"antonio-thellung-%e2%80%9cassistendo-i-morenti-ho-imparato-a-essere-felice%e2%80%9d","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/cerco-fatti-di-vangelo\/16-qui-e-perfetta-letizia\/antonio-thellung-%e2%80%9cassistendo-i-morenti-ho-imparato-a-essere-felice%e2%80%9d\/","title":{"rendered":"Antonio Thellung: \u201cAssistendo i morenti ho imparato a essere felice\u201d"},"content":{"rendered":"<p>Dice che assistendo i malati ha \u00abimparato a essere felice\u00bb e a me \u00e8 bastata questa affermazione per decidere di intervistarlo. Si chiama Antonio Thellung, \u00e8 romano e al momento dell\u2019intervista aveva 67 anni, tre figli e sette nipoti. Da quindici anni si occupava di assistenza a malati terminali. Aveva raccontato in un libro \u2013 intitolato \u00abAccanto al malato&#8230; sino alla fine. Esperienze e testimonianze\u00bb (Editrice Ancora, 140 pagine, 18.000 lire) \u2013 23 storie del suo \u00abcoinvolgimento con sorella morte\u00bb. \u00a0Di quel libro io avevo scritto la prefazione senza aver mai incontrato Antonio, ma avendo avuto il suo testo per posta.<\/p>\n<p><strong>Quanti malati hai assistito in quindici anni?<\/strong><br \/>\n\u00abUn\u2019ottantina. E una quarantina ne ho visti morire. E\u2019 sempre un\u2019esperienza straordinaria. Ogni volta ho la sensazione di essere di fronte al mistero. E\u2019 come se lo toccassi ed \u00e8 come se la Grazia ti toccasse\u00bb.<br \/>\n<strong>Perch\u00e8 dici che l\u2019assistenza ti ha insegnato la felicit\u00e0? <\/strong><br \/>\n\u00abPreparando il libro, mi sono chiesto che cosa avessi imparato. Tante cose, tendevo a pensare: la pazienza, la capacit\u00e0 di valorizzare gli aspetti positivi che non mancano mai nelle situazioni drammatiche, la prontezza a far tesoro di ogni momento. Ma questo elenco non mi soddisfaceva, finch\u00e8 mi \u00e8 apparsa chiara quella risposta sulla felicit\u00e0\u00bb.<br \/>\n<strong>E\u2019 un\u2019affermazione paradossale. I lettori la capiranno?<\/strong><br \/>\n\u00abQualcuno rester\u00e0 incredulo, ma che posso farci se questa \u00e8 la realt\u00e0? Penso che l\u2019affermazione possa essere capita, purch\u00e8 non si confonda felicit\u00e0 con spensieratezza. Comunque per me non \u00e8 una teoria ma un\u2019esperienza. L\u2019esperienza di alcuni mediocri gesti eccezionali, che chiunque pu\u00f2 compiere\u00bb.<br \/>\n<strong>Prova a raccontarla con poche parole&#8230;<\/strong><br \/>\n\u00abL\u2019assistenza ai malati \u00e8 stata una svolta per la mia vita. Prima pensavo che, per godere qualche gioia, fosse necessario allontanare il pensiero della sofferenza. Il mio atteggiamento \u00e8 cambiato, quando ho sperimentato quali stupefacenti risultati si ottengono portando un sorriso nel dramma: \u00e8 l\u00ec che quel paradossale stato d\u2019animo che chiamo felicit\u00e0 mi ha conquistato. E ho capito che felicit\u00e0 e angoscia non sono in alternativa tra loro, ma possono convivere\u00bb.<br \/>\n<strong>Qual \u00e8 stata la prima occasione di questa scoperta?<\/strong><br \/>\n\u00abLa morte di mio fratello Eugenio, per tumore al cervello. Nella fase finale della lunga malattia, d\u2019accordo con i miei familiari, lo prendemmo in casa nostra. Fu cos\u00ec che ritrovai un fratello con il quale avevo sempre avuto buoni rapporti, ma un po\u2019 distaccati. Ci guardavamo negli occhi, e penso che anche lui provasse un\u2019emozione simile alla mia. Ma fu a esperienza compiuta che mi accorsi, con sorpresa, di aver scoperto qualcosa di nuovo: che i tre mesi dedicati a Eugenio erano stati tra i pi\u00f9 belli della mia vita. Per quanto gli avessi dato, avevo certamente ricevuto molto di pi\u00f9\u00bb.<br \/>\n<strong>La scoperta della felicit\u00e0 fu tutta l\u00ec, o ebbe sviluppi?<\/strong><br \/>\n\u00abIl tocco finale di questa scoperta \u00e8 venuto con un\u2019altra esperienza di assistenza, uno dei primissimi casi dopo la morte di mio fratello. Si chiamava Renzo e se ne and\u00f2 in tre giorni: ci avevano chiamato all\u2019ultimo momento. L\u2019assistei per due giorni e il terzo fu mia moglie Giulia che si offerse per la notte. L\u2019accompagnai eppoi tornai a casa e mi addormentai, finch\u00e8 poco dopo le due squill\u00f2 il telefono. Come d\u2019accordo, ritornai sul posto per aiutarla a lavarlo e a vestirlo. Poi, dopo averlo salutato, tornammo a casa e alle cinque eravamo di nuovo nel nostro letto. Fu a quel punto che Giulia mi disse: \u201c<em>Stanotte ci siamo alzati per pregare insieme<\/em>\u201d. Pregare non era mai stato il mio forte, ma da allora mi resi conto che quel tipo di preghiera mi era congeniale. Ci\u00f2 che pi\u00f9 mi colp\u00ec fu la parola \u201cinsieme\u201d\u00bb.<br \/>\n<strong>Dopo questi inizi, come si \u00e8 sviluppata la tua assistenza ai malati?<\/strong><br \/>\n\u00abFui tra i promotori dell\u2019<em>Associazione Ryder Italia<\/em>, nata a Roma quattordici anni fa dalla britannica Sue Ryder Foundation, che offre assistenza a tutto campo (dalle prestazioni mediche al sostegno psicologico) ai malati terminali di cancro. Il gruppo romano oggi conta quattro medici, sette infermieri e una trentina di volontari. Ma non tutte le storie che racconto in questo volume sono legate all\u2019associazione\u00bb.<br \/>\n<strong>L\u2019associazione \u00e8 laica, tu invece hai motivazioni cristiane: qual \u00e8 la storia della tua fede?<\/strong><br \/>\n\u00abSono nato cattolico, ma poi ho avuto un allontanamento e infine una conversione. Ho perso la fede quando l\u2019immagine di Dio che mi seguiva dall\u2019infanzia arriv\u00f2 ad apparirmi peggiore di me. Quel Dio vendicativo, che la fa pagare al peccatore, non l\u2019accettavo pi\u00f9. Tornai alla fede quando intuii qualcosa della paternit\u00e0 divina. La conversione matur\u00f2 attraverso una rilettura dei Vangeli. Fu decisivo intendere che il Signore trasforma il male in bene e non separa il male dal bene\u00bb.<br \/>\n<strong>C\u2019\u00e8 una parola del Vangelo che ti ha segnato di pi\u00f9?<\/strong><br \/>\n\u00abLa regola d\u2019oro che Ges\u00f9 detta nel discorso della montagna: <em>Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro<\/em> (<em>Matteo<\/em> 7, 12). E\u2019 significativo che dopo tanti secoli di cristianesimo, nella cultura comune questa regola continui a essere citata secondo la formulazione in negativo che aveva nell&#8217;Antico Testamento: <em>Non fare agli altri ci\u00f2 che non vorresti sia fatto a te<\/em>!\u00bb<\/p>\n<p>Fin qui l\u2019intervista. Di Antonio Thellung dopo quel primo contatto ho continuato a interessarmi negli anni. Egli \u00e8 un amico che continuamente ravviva il calore del rapporto. Puoi vedere la mia prefazione al suo libretto \u2013 citata nel cappello a questa intervista \u2013 nella pagina del mio blog PREFAZIONI E CAPITOLI elencata sotto la mia foto. Sempre nel blog ho segnalato in due occasioni altri suoi testi: vedi post del 28 maggio 2007 e del 24 settembre 2009. Per completare la conoscenza di Antonio visita il suo vivacissimo <a href=\"http:\/\/www.antoniothellung.it\/\">sito<\/a>.<\/p>\n<p><strong>[Testo pubblicato dall\u2019<em>Eco di San Gabriele <\/em>nell\u2019ottobre del 1999, aggiornato nel novembre 2009]<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dice che assistendo i malati ha \u00abimparato a essere felice\u00bb e a me \u00e8 bastata questa affermazione per decidere di intervistarlo. 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