{"id":2898,"date":"2009-12-04T13:23:32","date_gmt":"2009-12-04T12:23:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=2898"},"modified":"2010-11-21T22:01:26","modified_gmt":"2010-11-21T22:01:26","slug":"riflettere-e-dialogare-in-una-comunita-che-cammina-insieme","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/conferenze-e-dibattiti-2\/riflettere-e-dialogare-in-una-comunita-che-cammina-insieme\/","title":{"rendered":"Riflettere e dialogare in una comunit\u00e0 che cammina insieme"},"content":{"rendered":"<p>LUIGI ACCATTOLI \u2013 testo trascritto dal nastro<\/p>\n<p>Questa vuole essere un\u2019occasione di dialogo con persone che si interrogano sui problemi e le sfide della famiglia, introdotta da uno che ha esperienza della vita di famiglia e che cerca di condurla da cristiano. L\u2019interrogativo che mi \u00e8 stato posto \u00e8 se sia possibile un lavoro comune tra famiglie di diverso orientamento ideale e culturale; e se, nel condurre tale lavoro, si possa anche avere un confronto e uno scambio significativi tra la visione cristiana e quella laica della famiglia e della societ\u00e0.<br \/>\nLa risposta \u00e8 s\u00ec: ambedue le imprese sono fattibili; difficili certamente e senza garanzie sui risultati, come sempre in ambito familiare ed educativo; ma affrontabili. Pi\u00f9 che un\u2019opinione, questa \u00e8 la risposta di chi ha sempre vissuto al confine tra ambiente cattolico e laico, affrontando quello che significa avere una famiglia numerosa in una grande citt\u00e0: 5 figli e due nipoti, a Roma].<br \/>\nOvviamente io faccio riferimento alla mia esperienza, che \u00e8 quella della metropoli mentre voi siete in un piccolo centro. Oggi gli ambienti di vita sono omologati dall\u2019uso massiccio di televisione, internet, cellulari e cos\u00ec si pu\u00f2 dire di \u201cessere tutti nella stessa barca\u201d, indipendentemente dal luogo dove si vive. Comunque voi dovrete sempre fare la trasposizione di quello che dico nel vostro ambiente.<br \/>\nDetto questo, se \u00e8 sicuramente conveniente ovunque cercare la collaborazione tra famiglie di diverso orientamento, tale ricerca nella realt\u00e0 di una grande citt\u00e0 \u00e8 addirittura obbligatoria, anzi inevitabile, dal momento che ricavare un luogo riparato e protetto dalle \u201ccorrenti epocali\u201d \u00e8 ormai pressoch\u00e9 impossibile. Lo pu\u00f2 forse tentare un single, non certo una coppia con figli.<br \/>\nNon sar\u00e0 difficile infatti convenire che la nostra \u00e8 ormai una societ\u00e0 estremamente pluralistica, e quindi l\u2019educazione dei figli in un contesto reso artificialmente omogeneo (tenere i figli sotto una campana di vetro, per intenderci) produrrebbe un luogo di crescita eccessivamente costruito, artificioso direi e non rispondente alla situazione reale della societ\u00e0 di oggi. Ci\u00f2 avrebbe per diretta conseguenza il nascere di grossi rischi nel momento in cui i figli crescono, escono e vengono a contatto con realt\u00e0 completamente differenti e modi d\u2019essere e di vivere che possono attrarre, deviare e creare ribellioni e incomprensioni.<br \/>\nLa pluralit\u00e0 culturale e ideale in cui domani si troveranno a vivere i nostri figli e i nostri nipoti sar\u00e0 ancora maggiore dell\u2019attuale, che del resto costituisce gi\u00e0 una sfida impegnativa per tanti di noi che ci siamo formati in contesti e condizioni sociali ben diverse, dov\u2019erano ancora possibili ambienti educativi relativamente omogenei. Dal momento che al giorno d\u2019oggi il mondo \u00e8 diventato pi\u00f9 complesso, \u00e8 naturale trovare difficolt\u00e0 nel gestire la diversit\u00e0 che ci circonda e che costituisce una continua provocazione; sono necessarie accortezze e precauzioni in questa prova, perch\u00e9 la tolleranza non diventi una resa e non si venga sopraffatti dal relativismo incombente sul nostro tempo.<br \/>\nPotremmo guardare al pluralismo come a una specificit\u00e0 della nostra epoca e \u2013 citando Papa Ratzinger \u2013 in esso potremmo facilmente individuare quel pericolo che egli chiama \u201cdittatura del relativismo\u201d. Siamo effettivamente immersi in un ambiente ideologico in cui il relativo diventa impositivo, e nulla pu\u00f2 essere considerato assoluto. Ci\u00f2 \u00e8 proprio l\u2019antitesi della tradizione ispirata alla morale cristiana e all\u2019umanesimo classico, che tendono invece ad affermare elementi valoriali in maniera forte, reputandoli validi universalmente.<br \/>\nMagari chi ha una formazione laica vedr\u00e0 meno impellente questo pericolo, ma non credo che esso possa essere negato in toto o ritenuto irrilevante ai fini dell\u2019educazione della nuova generazione. Ognuno che abbia figli pu\u00f2 averne la riprova dalla stessa conversazione in famiglia, quando si tratta di motivare, con i ragazzi, le nostre scelte di vita. Perch\u00e9 debbo rispettare il prossimo, perch\u00e9 mi devo occupare della pace nel mondo, con quale criterio decider\u00f2 se sposarmi e fare figli? Un laico non si trover\u00e0 a svolgere argomenti tanto diversi da quelli ai quali ricorrer\u00e0 un cattolico.<br \/>\nMa vediamo prima la possibilit\u00e0 della collaborazione e dello scambio e poi torneremo sulle difficolt\u00e0 che in essi si incontrano.<br \/>\nCome premessa, come icona di possibile e feconda collaborazione tra orientamenti culturali diversi, propongo di riflettere sulle figure di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino: ambedue uccisi dalla mafia a distanza di due mesi l\u2019uno dall\u2019altro, nella primavera-estate del 1992, nella stessa citt\u00e0 e svolgendo lo stesso lavoro, ambedue partecipi del \u201cPool antimafia\u201d della magistratura palermitana. \u00a0Uno era laico e l\u2019altro cattolico e insieme ci forniscono un esempio di felice collaborazione e di comune destino nel martirio.<br \/>\nLa forte vocazione al servizio della giustizia, in entrambi i casi, ha segnato anche le rispettive famiglie e per dunque sono due vicende che ancor di pi\u00f9 si avvicinano al nostro vivere comune e al tema che qui vogliamo affrontare. Proprio ieri mi sono trovato a fare i loro nomi e a proporre il loro esempio parlando al Festival biblico di Vicenza, a proposito dei \u201cvolti dell\u2019annuncio\u201d nella societ\u00e0 di oggi. Falcone e Borsellino sono due \u201ctestimoni\u201d (la parola greca vuol dire \u201cmartiri\u201d) che attestano in maniera forte alle nostre generazioni \u2013 quella dei genitori e quella dei figli \u2013 la fede cristiana e la fede nell\u2019uomo.<br \/>\nFalcone \u00e8 laico, incarna ai nostri occhi il concetto biblico di \u201cgiusto\u201d: persona retta, con un obiettivo di giustizia, che porta avanti disinteressatamente la sua missione di servizio all\u2019uomo fino a dare la vita in essa.<br \/>\nBorsellino, cattolico praticante, \u00e8 la figura del moderno martire cristiano: nella fattispecie egli ci si presenta come un martire della giustizia. In un discorso pubblico in una chiesa di Palermo, durante una veglia in memoria di Falcone, dice: \u201cNoi come cristiani dobbiamo mandare avanti l\u2019impegno che Falcone si era preso come laico\u201d.<br \/>\nSiamo quindi davanti a due figure esemplari, un giusto e un martire, che sono morti di morte violenta affrontata consapevolmente, dall\u2019uno in nome dell\u2019uomo, dall\u2019altro in nome del Vangelo; ma combattendo la stessa battaglia, nello stesso contesto, in piena collaborazione. Questi due personaggi ci segnalano dunque la possibilit\u00e0 di una responsabile collaborazione tra cristiani e laici nella risposta alle sfide dell\u2019epoca e la pienezza \u2013 addirittura martiriale \u2013 a cui tale collaborazione pu\u00f2 arrivare.<br \/>\nPassando all\u2019esperienza personale, dir\u00f2 che un giorno restai colpito da una frase di Padre Livio (il responsabile di Radio Maria) che nella rassegna stampa mattutina si espresse cos\u00ec: \u201cQuando sfoglio la <em>Repubblica<\/em> e <em>Il Corriere della Sera<\/em> sento il sibilo del serpente\u201d. Cavolo, mi sono detto: \u201cDoveva nominare proprio i miei due giornali!\u201d Perch\u00e9 sono stato prima alla<em> Repubblica<\/em> e poi al <em>Corriere<\/em>.<br \/>\nE\u2019 questo di Padre Livio \u2013 persona simpatica, di cui apprezzo la verve, anche nella diversit\u00e0 di posizioni \u2013 un modo efficacemente figurato di descrivere un ambiente lavorativo che \u00e8 quello della nostra grande stampa in cui c\u2019\u00e8 una netta tendenza anticlericale e anticristiana, ma nel quale comunque mi \u00e8 stato possibile lavorare e cogliere occasioni significative di sfida \u2013 uso la parola in positivo \u2013 e di dialogo.<br \/>\nPer un cristiano trovarsi in un ambiente lavorativo di questo tipo significa essere continuamente soggetto a provocazioni; volersi segnalare come cristiano in un luogo come questo non \u00e8 certamente promozionale, ma \u00e8 possibile e fecondo di sviluppi, nel senso \u2013 come dicevo \u2013 dell\u2019approfondimento delle proprie motivazioni e dello scambio. E\u2019 dunque una possibilit\u00e0 che pu\u00f2 essere colta, magari anche con entusiasmo, per mettere alla prova la propria vocazione umana e cristiana nella vita di tutti i giorni.<br \/>\nIn quella situazione scendere a compromessi senza mostrarsi apertamente nel proprio essere cristiani vuol dire rimanerne fagocitati e venire costretti al nascondimento e all\u2019insignificanza. Molte persone manifestano la fede nella vita famigliare e personale ma nell\u2019ambiente lavorativo risulta pi\u00f9 raro trovare esempi di attestazione del proprio credo: ha il sopravvento un pudore per la pratica religiosa simile a quello che si ha nel rendere pubblico il voto politico, tant\u2019\u00e8 che solo gli attivisti lo fanno e cos\u00ec \u00e8 anche spesso la tendenza dei cristiani comuni che facilmente si sentono dispensati dal manifestare la propria appartenenza ecclesiale.<br \/>\nIl contesto pluralistico in cui viviamo oggi \u00e8 un dato di fatto e una provocazione verso chi, da cristiano, sente di avere un\u2019idea e un credo definiti e dei convincimenti validi in assoluto. Lo stimolo a rendere manifesta la propria vocazione cristiana diviene dunque debole e risulta contraddetto da interessi pratici di quieto vivere e di carriera. Ma pu\u00f2 anche essere colto e coltivato e crescere fino a divenire pi\u00f9 concreto che mai. Esporsi \u00e8 sicuramente una sfida piuttosto ardua, ma \u00e8 necessario accoglierla, altrimenti si diventa succubi della \u201cdittatura del relativismo\u201d.<br \/>\nLe occasioni per coglierla non mancano. Viene il momento della riunione dei genitori alla scuola dei figli: con tanti figli questa situazione si \u00e8 ripetuta pi\u00f9 volte. Le maestre che propongono ai genitori di rinunciare tutti all\u2019insegnamento della religione: \u201ccos\u00ec non si divide la classe\u201d. E l\u00ec \u00e8 il momento di dire \u201cno\u201d, che noi quell\u2019insegnamento lo vogliamo.<br \/>\nOppure \u00e8 la questione del crocifisso nelle aule scolastiche \u2013 che qualcuno vorrebbe tolto e che pu\u00f2 essere difeso per via di convincimento pi\u00f9 che di regolamento. Ancora pi\u00f9 delicata \u2013 se spunta \u2013 \u00e8 la questione del crocifisso nel luogo del lavoro. Oppure sar\u00e0 semplicemente il momento della preghiera in famiglia, se si ha l\u2019abitudine di pregare prima dei pasti \u2013 come facciamo a casa nostra da sempre. E si pu\u00f2 presentare questa pratica agli ospiti, o si pu\u00f2 nasconderla. Io attesto che \u00e8 possibile presentarla senza offendere nessuno e anzi ricavandone spesso dei ringraziamenti.<br \/>\nSono occasioni della vita di tutti i giorni che permettono, se colte, di esprimere apertamente la propria fede. E posso assicurare che le si pu\u00f2 cogliere senza divenire asociali, ma in maniera piana e amichevole, mantenendo la propria identit\u00e0 di pensiero senza cedere alla tentazione di scontrarsi e di imporre la propria idea, cercando prima di tutto la comunicazione e il convincimento.<br \/>\nGuardando pi\u00f9 ampiamente, all\u2019intera scena sociale e politica, il quadro del confronto non muta ma certo si fa pi\u00f9 esigente. Oggi viviamo una condizione in cui il pluralismo delle scelte politiche viene accettato dalla Chiesa. Non si tratta dunque di rifare l\u2019unit\u00e0 dei cattolici in politica, ma di animare cristianamente gli ambienti politici in cui ci si trova a operare: se sei di sinistra cercherai di rendere sensibili i tuoi compagni di strada nelle materie della vita e della famiglia che la sinistra coltiva di meno; se sei di destra ti farai fermento per la penetrazione in quell\u2019ambiente dei\u00a0 valori della solidariet\u00e0 sociale e della pace.<br \/>\nIl modello per l\u2019atteggiamento fedele e libero che sto proponendo io lo vedo in Giovanni Paolo II: egli ebbe a lodare pubblicamente il movimento per la pace e a felicitarsi con i non credenti che si univano alle giornate di \u201cdigiuno e di preghiera\u201d che indiceva a tale scopo; allo stesso modo era un tenace avvocato delle organizzazioni sindacali e spronava \u2013 per esempio \u2013 i sindacati italiani, che trovava troppo moderati, a battersi per la piena occupazione; dunque non aveva alcuna difficolt\u00e0 a imparentare la sua azione a quella dei liberals e della sinistra; ma contemporaneamente svolgeva una predicazione altrettanto tenace sui temi \u201ceticamente sensibili\u201d e si mostrava riconoscente a chi faceva valere sul piano politico quelle preoccupazioni. Non ebbe remore a lodare il presidente Bush per le posizioni sull\u2019aborto, dopo averlo tanto criticato per quelle sulla guerra. Si appoggiava alla politica francese per il Medio Oriente, ma era severissimo riguardo alla posizione del presidente Chirac contraria all\u2019inserimento della menzione delle \u201cradici cristiane\u201d nella costituzione europea.<br \/>\nTermino con l\u2019immagine di Giovanni Paolo II appoggiato al bastone che fa visita al nostro Parlamento riunito in seduta comune a Montecitorio il 14 novembre 2002: egli parla di pace, giustizia e gesto di clemenza nelle carceri e gli batte le mani la sinistra; poi parla di vita, famiglia, libert\u00e0 educativa e gli applausi vengono dalla destra. Ebbene, io dico che \u00e8 fedele e libero e spariglia i giochi chi le mani le batte sempre e si adopera per mettere in onore l\u2019ispirazione cristiana innanzitutto nel proprio ambiente di vita e di impegno politico. Non usando dunque il richiamo ai valori cristiani per dare addosso ai cristiani dello schieramento avverso, ma per sensibilizzare su quei valori l\u2019ambiente c ristiano e non cristiano nel quale abbiamo migliore cittadinanza.<br \/>\nQuesto atteggiamento di coerenza privata e pubblica, che richiede coraggio ma che \u00e8 realizzabile, ci dovrebbe impegnare soprattutto in quanto genitori, perch\u00e9 i nostri \u00a0figli \u2013 e tutti i figli di questa generazione \u2013 non restino in balia di un pluralismo disimpegnato e consumistico ma possano vedere e apprezzare in noi e nelle nostre iniziative una manifestazione chiara, solida e cosciente dei nostri convincimenti, sia cristiani sia umani, tale da fornire un punto di riferimento nell\u2019insieme della vita familiare e sociale. Le sfide si presentano ogni giorno e bisogna essere in grado, nella propria condizione, di riprendere e rilanciare sempre il dialogo con i figli, praticando un continuo adattamento del linguaggio e della tematica in relazione all\u2019et\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LUIGI ACCATTOLI \u2013 testo trascritto dal nastro Questa vuole essere un\u2019occasione di dialogo con persone che si interrogano sui problemi e le sfide della famiglia, introdotta da uno che ha&#8230;<\/p>\n<div class=\"more-link-wrapper\"><a class=\"more-link\" href=\"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/conferenze-e-dibattiti-2\/riflettere-e-dialogare-in-una-comunita-che-cammina-insieme\/\">Read More<span class=\"screen-reader-text\">Riflettere e dialogare in una comunit\u00e0 che cammina insieme<\/span><\/a><\/div>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":5506,"menu_order":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","template":"","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"class_list":["post-2898","page","type-page","status-publish","hentry","excerpt"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/2898","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2898"}],"version-history":[{"count":2,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/2898\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5727,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/2898\/revisions\/5727"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/5506"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2898"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}