{"id":3319,"date":"2010-01-19T12:31:39","date_gmt":"2010-01-19T11:31:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=3319"},"modified":"2010-01-19T12:31:39","modified_gmt":"2010-01-19T11:31:39","slug":"craxi-o-della-pieta-nascosta","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/collaborazione-a-riviste\/craxi-o-della-pieta-nascosta\/","title":{"rendered":"Craxi o della piet\u00e0 nascosta"},"content":{"rendered":"<p>La notizia della morte di qualcuno \u00e8 un momento fecondo per la vita cristiana, che va colto con impegno. Pu\u00f2 aiutarci a incontrare nel Signore quel fratello, o a recuperare in morte un rapporto che fu difficile, o a purificarlo nella penitenza per il peccato che possiamo aver compiuto con lui o contro di lui.<br \/>\nPer essere concreto, dir\u00f2 delle tre notizie di morti che pi\u00f9 mi hanno punto negli ultimi due mesi:<br \/>\n&#8211; all\u2019inizio di dicembre mi arriv\u00f2 quella di don Emilio Gandolfo, il parroco ucciso a Vernazza, che avevo conosciuto e dimenticato negli anni;<br \/>\n&#8211; a met\u00e0 dicembre quella del padre Riccardo Palazzi, che era per me come un fratello e con il quale parlo ogni giorno da quando se n\u2019\u00e8 andato;<br \/>\n&#8211; in gennaio quella &#8211; appunto &#8211; di Bettino Craxi, del quale mai fui davvero conoscente, ma del quale sono divenuto amico in morte e prover\u00f2 a dire in che maniera e con quale travaglio.<\/p>\n<p><strong>Don Emilio Gandolfo che arrossiva sempre<\/strong><br \/>\nDon Emilio Gandolfo, dunque. Un uomo d\u2019oro, un gran prete, ora un martire della carit\u00e0: forse un balordo, forse un immigrato allo sbando l\u2019ha ucciso il 2 dicembre a coltellate, nella sua casa, che non chiudeva a nessuno. Aveva 80 anni. Si era ritirato a fare il parroco nella terra d\u2019origine, sette anni fa, in capo a una vita di studi, di viaggi e di vitali amicizie. Aveva insegnato per vent\u2019anni al liceo Virgilio di Roma, aveva mantenuto legami personali forti e sapienti con tanti che gli erano stati alunni e da ogni dove d\u2019estate andavano a Vernazza a sentire le sue omelie. Lui mandava loro due lettere all\u2019anno, per Natale e Pasqua. Era stato consigliere ecclesiastico dell\u2019Ambasciata d&#8217;Italia presso la Santa Sede. Tante volte aveva accompagnato gruppi di pellegrini in Terra santa. Aveva tradotto Gregorio Magno.<br \/>\nHa detto di lui &#8211; al collega Alberto Bobbio, di <em>Famiglia cristiana<\/em> &#8211; il professore di storia Beppe Igniesti, che fu suo alunno: <em>\u201cPoteva starsene a Roma a studiare. Ha frequentato i diplomatici. Eppure mai si \u00e8 lasciato sedurre, da nessuno. Gli interessava solo il Vangelo\u201d<\/em>.<br \/>\nEbbene, ecco il punto: io don Emilio l\u2019ho incontrato e non l\u2019ho capito. L\u2019ho conosciuto quand\u2019era consulente all\u2019ambasciata. Era troppo timido per quel lavoro. Io cercavo notizie e lui non ne aveva e quando le aveva si nascondeva. Arrossiva per nulla, temeva i giornalisti. Si offriva a tutti, davvero disarmato, ma lo capiva solo chi l\u2019amava. Io cos\u00ec tanto non l\u2019ho capito che quando ho letto la notizia della morte sul mio terminale, mi son detto: ma guarda questo prete, io ne ho conosciuto uno che aveva un nome simile e che viveva a Roma&#8230; Solo quando ho visto la foto l\u2019ho riconosciuto.<br \/>\nL&#8217;insegnamento \u00e8 questo: possiamo passare accanto a dei santi, qualcuno di loro sar\u00e0 un giorno un martire e tante volte &#8211; il pi\u00f9 delle volte, per quello che mi riguarda &#8211; non li vediamo. A loro interessa solo il Vangelo e questo ci secca. Dopo qualche anno, non ricordiamo neanche d\u2019averli conosciuti. La loro morte ci provoca una salutare confusione, nel pianto li recuperiamo.<\/p>\n<p><strong>L\u2019Exultet del padre Riccardo Palazzi<\/strong><br \/>\nIl padre Riccardo Palazzi invece l\u2019ho amato per tempo e ora lo amo pi\u00f9 che mai. La sua santit\u00e0 era evidente anche ai non vedenti come me. Costretto da un mieloma all\u2019assoluta immobilit\u00e0, ha continuato a sorridere, a esprimere gioia di vivere, a rendere lode per il fatto che riusciva a vedere dalla finestra, a sera, <em>\u201cil pianeta Giove che \u00e8 il pi\u00f9 luminoso\u201d.<\/em> Quattro anni \u00e8 durata la sua crocifissione. Credo abbia patito pi\u00f9 di Cristo. Per la messa di addio, aveva chiesto ai confratelli carmelitani che gli cantassero l\u2019<em>exultet<\/em> pasquale. E l\u2019hanno fatto, il 18 dicembre, nella chiesa romana di San Martino ai Monti. \u00c8 stato il pi\u00f9 bell\u2019<em>exultet<\/em> della mia vita.<br \/>\nLa notizia della morte di padre Riccardo \u00e8 stata per me del tutto diversa di quella di don Emilio. Riccardo si era manifestato: mi ero abituato a pregare con lui nei mesi in cui era nel reparto di rianimazione dell\u2019ospedale di San Giovanni, aveva battezzato due dei miei figli, mi diceva che per lui era importante una carezza, una parola. E io gli facevo la carezza, cercavo la parola. Parlavo con lui della sofferenza e della croce. A suo tempo aveva assistito in morte, insieme a me, una persona che mi era cara.<br \/>\nLa notizia della morte di don Emilio \u00e8 stata per me come un\u2019ubriacatura da cui mi sono svegliato in penitenza per l\u2019uomo che non avevo capito e che scoprivo in morte. Mi sono portato di colpo, attraverso le lacrime, all\u2019altezza della sua morte: in quella posizione cio\u00e8 che sola ci permette di cogliere la verit\u00e0 di una creatura e che un cristiano dovrebbe cercare di conquistare, per s\u00e9 e per tutti, ben prima del passaggio da questa vita.<br \/>\nInvece all\u2019altezza della morte del padre Riccardo c\u2019ero gi\u00e0: mi ci aveva condotto lui, con evangelica trasparenza. Egli non faceva che narrare a tutti la sua speranza della resurrezione. \u00c8 la persona con la quale pi\u00f9 ho parlato di Ges\u00f9, dopo i miei familiari.<\/p>\n<p><strong>Craxi o della mia lentezza d\u2019anima<\/strong><br \/>\nCraxi, infine. All\u2019altezza della sua morte, cio\u00e8 in una posizione di relativa verit\u00e0 nei suoi confronti, ci sono arrivato &#8211; ho gi\u00e0 detto &#8211; non solo dopo la sua morte fisica, ma con personale travaglio.<br \/>\nChe c\u2019entra Bettino Craxi, con questi testimoni della fede? Nulla, ma anch\u2019egli \u00e8 un fratello che muore e anche per lui sono andato in confusione al momento della morte, avvertendo davvero solo allora &#8211; e cio\u00e8 troppo tardi \u2013 l\u2019offesa che gli era fatta. Aveva delle responsabilit\u00e0, certamente. Ma \u00e8 stato colpito in modo sproporzionato: ha fatto quello che facevano tutti, solo esponendosi di pi\u00f9 e ha pagato anche per gli altri.<br \/>\nHo apprezzato quelli che hanno sfidato l\u2019opinione pubblica &#8211; o i media: forse l\u2019ipersensibilit\u00e0 anticraxiana era pi\u00f9 dei media che della gente &#8211; e hanno tentato qualcosa perch\u00e9 Craxi potesse tornare in Italia a curarsi, o sono andati ad Hammamet per l\u2019ultimo saluto. Ancora di pi\u00f9 ho apprezzato Cossiga che \u00e8 andato laggi\u00f9 quando Craxi era ancora in vita e l\u2019ha chiamato <em>\u201camico\u201d<\/em> e dopo la morte \u00e8 tornato laggi\u00f9 e al momento della sepoltura &#8211; dato che non c\u2019erano preti &#8211; ha preso per mano Anna e Stefania sconvolte e le ha aiutate a dire l\u2019<em>Eterno riposo<\/em>.<br \/>\nNon ho mai votato per Craxi, n\u00e9 per Cossiga, n\u00e9 per Berlusconi, che \u00e8 andato anche lui laggi\u00f9 per quella messa: ma questo non interessa, lo dico solo per chiarire che qui parlo della morte &#8211; cio\u00e8 della vita &#8211; e non di politica. Ho apprezzato anche il ministro Dini e il sottosegretario Minniti che sono andati laggi\u00f9 nella posizione pi\u00f9 scomoda. Tutti costoro &#8211; in questa occasione &#8211; sono stati migliori cristiani di me. Ma non \u00e8 questo che interessa.<br \/>\nIl punto che mi preme \u00e8 quest\u2019altro: da quando Craxi \u00e8 stato messo sotto accusa, e dunque per ben otto anni, io non ho saputo portarmi all\u2019altezza della sua morte. Non sono riuscito cio\u00e8 a guardare alla sua vicenda con gli occhi con cui la vedo ora.<br \/>\nOra riesco a configurarmi l\u2019uomo, che mi \u00e8 sempre sfuggito. Eppure in tre occasioni &#8211; a Palazzo Chigi, in via Del Corso e in Vaticano &#8211; gli ho fatto domande, essendo presente come giornalista ai suoi trionfi. Tante volte ho scritto di lui. Per ragioni professionali ho ascoltato e letto per intero suoi discorsi e saggi. Ho studiato a lungo la riforma del Concordato da lui voluta <em>\u201ccon intelligenza e coraggio\u201d<\/em>, dice ora il vescovo Nicora. Sul Concordato ho curato persino una pubblicazione, dodici anni fa.<br \/>\nDunque avevo tutti gli elementi per vedere oltre e non ci sono riuscito.<br \/>\nNel caso di don Emilio mi ha tradito la ricerca di notizie, che lui non aveva. Nel caso di Craxi, forse l\u2019esigenza di avere in mente &#8211; magari sullo sfondo di tangentopoli &#8211; un vero cattivo: intendo dire un\u2019immagine temibile di politico corrotto e corruttore. Non potevano bastare gli inermi Citaristi e Forlani. N\u00e9 il povero Armanini. N\u00e9 i dodici suicidi che tangentopoli (o i titoli dei giornali che anticipavano come condanne gli avvisi di garanzia: perch\u00e9 la sostanza di tangentopoli \u00e8 certo da apprezzare) ha provocato in un solo anno, tra il 1992 e il 1993.<br \/>\nOra abbiamo visto la lettera di Craxi al papa &#8211; letta ai giornalisti dalla figlia Stefania e pubblicata dai giornali il 21 gennaio &#8211; in risposta agli auguri per l\u2019intervento chirurgico di novembre: <em>\u201cSanto padre, don Verz\u00e8 mi porta il suo messaggio augurale. Grazie. La mia grande fiducia \u00e8 in lei. Offro la mia sofferenza per il mio paese e per le intenzioni di vostra santit\u00e0\u201d.<\/em><br \/>\nOra sappiamo &#8211; da una dichiarazione del vescovo di Tunisi, Fouad Twal, che ha celebrato la messa di addio &#8211; che il Craxi esule <em>\u201cstava scrivendo un libro sui martiri cristiani del Nord Africa\u201d<\/em> e che <em>\u201cla fede non l\u2019aveva mai perduta: credeva nell\u2019esistenza di Dio e nell\u2019immortalit\u00e0 dell\u2019anima, leggeva il Vangelo e lo conosceva bene\u201d<\/em>.<\/p>\n<p><strong>Guardare a tutti \u2013 e per tempo \u2013 con\u00a0 gli occhi della piet\u00e0<\/strong><br \/>\nOra che abbiamo visto le sue mani intrecciate alla corona del rosario che gli aveva mandato il papa, siamo in grado di guardare a Craxi con piet\u00e0. Ora tutti gli invochiamo la misericordia del Signore. Ora rivediamo il giudizio. Una dichiarazione di Navarro-Valls e il messaggio del papa alla vedova Anna, una prima dichiarazione di Attilio Nicora sulla revisione del Concordato (ma accenna anche alla fede <em>\u201cche non gli era estranea\u201d<\/em>) e una successiva del card. Ruini sull\u2019opera politica aiutano anche i pi\u00f9 restii ad andare verso <em>\u201cun\u2019interpretazione equa e sincera\u201d<\/em> (Ruini).<br \/>\nMa oggi \u00e8 tardi. Un cristiano dovrebbe riuscire a guardare a tutti i fratelli, e per tempo, con gli occhi della piet\u00e0. Lo sguardo della piet\u00e0 \u00e8 quello che pi\u00f9 si avvicina alla veduta che di quel fratello ha il Signore, nella sua misericordia. Portarsi all\u2019altezza della morte di qualcuno vuol dire guardarlo in vita con quell\u2019occhio che generalmente di \u00e8 donato solo in morte, quando il suo passaggio dalla vita ci tocca davvero.<br \/>\nAnalogamente portarsi all\u2019altezza della propria morte (che \u00e8 operazione primaria della vita cristiana) vuol dire guardare alla propria avventura dal punto di vista del giudizio di Dio. Se io mi porto all\u2019altezza della morte guardo solo all\u2019essenziale, non mi perdo in rispetti umani, non faccio di una paglia un pagliaio perdendo la misura delle cose.<br \/>\nI cristiani sono stati capaci di dire su Craxi una parola diversa rispetto a quella degli altri, lungo gli \u00a0anni? Mi pare di no. E mi pare che questo sia stato un errore. E non lo dico dei vescovi, o della CEI, ma di me e di te che leggi. Perch\u00e9 mi pare che n\u00e9 io n\u00e9 tu l\u2019abbiamo fatto ed \u00e8 questo nostro dovere di cristiani comuni che mi interessa.<br \/>\nForse l\u2019abbiamo pensato che era ingiusto far morire in quell\u2019esilio Craxi e rischiare che se ne andasse sotto quei processi Andreotti. Certamente abbiamo pensato che non era giusto processare senza sosta il malatissimo Citaristi: ha accumulato venti processi e oltre trent\u2019anni di carcere, tutti lo considerano onesto e nessuno sa dire su di lui una parola sensata. E io personalmente ho tremato sentendolo raccontare d\u2019aver <em>\u201cinvocato spesso\u201d<\/em> la morte e di aver scampato il suicidio <em>\u201csolamente per la fede\u201d.<\/em><br \/>\nForse abbiamo pensato che tutto ci\u00f2 non era secondo il Vangelo. Ma non l\u2019abbiamo detto &#8211; neanche in famiglia e forse neanche a noi stessi &#8211; per non comprometterci, o per non compromettere il Vangelo. Se un cristiano non si vergogna del Vangelo, deve dire ogni sentimento che gli viene di l\u00e0. Senza timore di compromettere la parola di Dio, che \u00e8 come una spada che taglia da ambedue le parti e che nessuno pu\u00f2 compromettere. E soprattutto senza timore per la nostra compromissione, almeno se non facciamo politica.<br \/>\nAlcuni cristiani hanno difeso Craxi per ragioni politiche. Altri per ragioni politiche l\u2019hanno combattuto. Ma una piet\u00e0 non politica e tuttavia reale, cristianamente motivata, per Craxi vivo non l\u2019abbiamo espressa. Tra i cristiani d\u2019Italia c\u2019\u00e8 questa tentazione del nascondimento &#8211; fino al nascondimento della piet\u00e0 &#8211; davanti alle questioni controverse, forse in reazione alla sovraesposizione politica (compresa la sovraesposizione della piet\u00e0) dei decenni democristiani.<br \/>\nL\u2019invito a non vergognarsi del Vangelo \u00e8 anche un invito a ribellarsi all\u2019indebito nascondimento dei cristiani, che rende clandestino il Vangelo nella nostra societ\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Luigi Accattoli<\/strong><br \/>\nDa <em>Il Regno<\/em> 4\/2000<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La notizia della morte di qualcuno \u00e8 un momento fecondo per la vita cristiana, che va colto con impegno. 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