{"id":3368,"date":"2010-01-24T12:18:19","date_gmt":"2010-01-24T11:18:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=3368"},"modified":"2010-01-24T12:18:19","modified_gmt":"2010-01-24T11:18:19","slug":"franca-bossi-%e2%80%9cuna-madonna-alla-quale-puoi-dare-del-tu%e2%80%9d","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/cerco-fatti-di-vangelo\/6-una-razza-di-longevi\/franca-bossi-%e2%80%9cuna-madonna-alla-quale-puoi-dare-del-tu%e2%80%9d\/","title":{"rendered":"Franca Bossi: \u201cUna Madonna alla quale puoi dare del tu\u201d"},"content":{"rendered":"<p>Franca, una volontaria dell\u2019Oftal di Milano (Opera Federativa Trasporto Ammalati Lourdes), si racconta a 88 anni con invidiabile vivacit\u00e0. Il racconto ha a tratti la felicit\u00e0 dei bozzetti milanesi di Carlo Emilio Gadda. La fede vi \u00e8 intesa secondo la fattiva pietas ambrosiana e i viaggi a Lourdes vi sono celebrati come \u201cgioia dell\u2019amicizia\u201d e \u2013 si direbbe \u2013 fonte di giovinezza.<\/p>\n<p><em>Ormai allevati quattro figli, cercai il modo di andare a Lourdes con gli ammalati. Accompagnai mia cognata nel 1964 e conobbi l\u2019Unitalsi (\u2026). Incontrai un amico: quello mi disse: \u00abTu non sei un tipo da Unitalsi, tu sei un tipo da Oftal\u00bb. Cos\u00ec entrai nell\u2019Oftal nel 1965. Incontrai la Giuliana, allora soprannominata \u00abprezzemolo\u00bb che mi destin\u00f2 alla \u00absala gravi\u00bb. E l\u00ec incontrai la mia Pinotta: la si\u00adgnora Pina Caprino, che diffidente \u2014 \u00abQuesta chi la me dar\u00e0 fa\u00adstidi\u00bb &#8211;  mi assegn\u00f2 la prima notte e le ore pasti. Sala Sacr\u00e9 Coeur: 57 letti, 54 da imboccare; 16 barelle, il resto carrozzine. <\/em><br \/>\n<em>Mi buttai con tutto l\u2019entusiasmo di un neofita e forse esagerai quando, con una bracciata di lenzuola piene di \u00abtutto\u00bb scesi nel vecchio lavatoio del vecchio Asile (ora Accueil) per ripulirle. La Pina e la sua Vice, la carissima Eugenia Tavola (quando percor\u00adrevano il corridoio fra i letti, una accanto all&#8217;altra, era un trionfo di posteriori) mi raggiunsero per vedere come me la cavavo. Spazzola in mano, seccata, le dissi: \u00abPensava che non ne fossi capace? Con quattro figli si impara presto a lavare\u00bb. Da quel mo\u00admento la Pinotta e io diventammo inseparabili (\u2026).<\/em><br \/>\n<em>E la mia vita cambi\u00f2. La signora che faceva visite inutili divenne una donna presissi\u00adma. Portai a Lourdes i miei figli, scrollai marito, pap\u00e0, mam\u00adma, sorelle, ancelle, amici. Lourdes, per noi, divenne il riposo del cuore, la gioia dell\u2019amicizia, l\u2019incontro con una Madonna non l\u00e0 sull\u2019altare ma una Madonna vera, alla quale puoi dare del tu, che puoi energicamente spronare se sei disperato, quel\u00adla che ti dona il sorriso, la gioia di vivere anche nei guai, la ca\u00adpacit\u00e0 di donare e ti accorgi che, se doni, riesci il doppio, il quintuplo, il centuplo (&#8230;)<\/em><br \/>\n<em>Infine conobbi la grande Franca di Trino, motore e guida di tutto: se ti diceva \u00abSenti, cara\u00bb sapevi che, dopo, ti pelava! Diventammo amiche, ci stimammo e fu lei che mi volle in furgo\u00adne e in refettorio. E furgone e refettorio divennero la mia gran\u00adde gioia! In furgone vedevo tutto il treno, specie la giovent\u00f9: potevo allungare un pezzo di cioccolata, un panino, un frutto, un cuscino, un Filadelfia (don Francesco diceva che la mia borsa era \u201cla borsa dei miracoli\u201d) a un ragazzo stanco, affama\u00adto o assonnato; potevo mandare una bottiglia in pi\u00f9 a un re\u00adparto difficile, una coperta, due, tre alle dame o al malato fred\u00addoloso, fare una macedonia ai grandi capi: zio Antonio ne era felice. Potevo anche ricevere, col magone, le scenate e le \u00abchi\u00adtarrate\u00bb della Laura Mura e amici; Laura, una ragazza unica: mai ferma, attenta, affettuosa, impegnata, altruista, serena come suo padre, l\u2019indimenticabile Franco Mura. In furgone imparai a dire il Rosario inginocchiata sulle tavolette che ne formavano il pavimento (quanti accidenti insieme alle Ave Maria) e a meditarlo con Pino Villa che&#8230; non finiva pi\u00f9&#8230; e imparai ad apprezzare \u00abi scigoll\u00bb (le cipolle) e \u00abi nervitt\u00bb (i nervetti) dell\u2019Ambrogio Mombelli, altro punto fermo in cuci\u00adna. Una volta rifiut\u00f2 di partire se non vi era un sacco di cipolle: e la grande Franca di Trino dovette cedere e cercare (era dome\u00adnica) i scigoll! Arrivarono in macchina!<\/em><br \/>\n<em>E poi il refettorio. Dovetti insegnare alle damine imbarazzate e abituate a essere servite, a usare la scopa o lo scopettone per pulire il pavimento; ad adoperare la spugnetta per lavare i ta\u00advoli; a raccogliere piatti, posate, avanzi; a pelare patate e carote (Ah&#8230; quelle unghie laccate che si rompevano&#8230;). Tutto fatto con gioia, con allegria, sempre tutte insieme.<\/em><br \/>\n<em>Se penso a quegli anni, adesso che ne ho 88, mi pare un sogno incantevole, impossibile! Vi era tanta gioia, allora, all\u2019Oftal. Vi era anche qualche merlo dal becco giallo che ti beccava mala\u00admente (lo diceva monsignor Ferraris) ma subito vi era il senso del servizio, il sacrificio per la Madonna, la risata spontanea, l\u2019abbraccio amichevole.<\/em><br \/>\n<em>L\u2019Oftal mi ha dato tanto e all\u2019Oftal ho voluto tanto bene, specie ai miei ragazzi, che ora la dirigono! Avanti sempre con corag\u00adgio: la Madonna c\u2019\u00e8! E come! zia Franca.<\/em><\/p>\n<p><strong>Ho trovato la storia di Franca Bossi alle pp. 188-190 \u2013 capitolo<em> Testimonianze<\/em> \u2013 del volume <em>L\u2019Oftal a Milano. Appunti di cronaca, spunti di riflessione<\/em>, Ancora, Milano 2009. <\/strong><\/p>\n<p><strong>[Gennaio 2010]<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Franca, una volontaria dell\u2019Oftal di Milano (Opera Federativa Trasporto Ammalati Lourdes), si racconta a 88 anni con invidiabile vivacit\u00e0. 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