{"id":394,"date":"2007-05-02T01:15:17","date_gmt":"2007-05-02T00:15:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=394"},"modified":"2014-10-13T11:22:27","modified_gmt":"2014-10-13T09:22:27","slug":"la-grande-avventura-dei-giusti-d%e2%80%99italia","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/cerco-fatti-di-vangelo\/18-giusti-delle-nazioni\/la-grande-avventura-dei-giusti-d%e2%80%99italia\/","title":{"rendered":"La grande avventura dei Giusti d\u2019Italia"},"content":{"rendered":"<p><strong>387 gesti creativi per salvare gli ebrei dalla persecuzione<\/strong><br \/>\nFinalmente  un libro con le storie dei 387 &#8220;giusti&#8221; italiani riconosciuti da  Yad Vashem fino al maggio 2005: <em>I giusti d\u2019Italia. I non ebrei  che salvarono gli ebrei 1943-1945<\/em> (Mondadori, pp. 294, Euro 20).  Una lettura che riconcilia con l\u2019umanit\u00e0. E\u2019 l\u2019edizione italiana,  curata dalla storica della Shoah Liliana Picciotto, delle voci riguardanti  i &#8220;giusti&#8221; del nostro paese contenute in <em>The Enciclopedia of  the Righteous among the Nations<\/em>, pubblicata da Yad Vashem nel 2004.<br \/>\nNe do qui  un primo assaggio mirato alla variet\u00e0 dei casi e al paradossale rovesciamento  dei metri di giudizio a cui i salvatori di ebrei erano costretti in  quel tempo di persecuzione. Si mostr\u00f2 allora come sia possibile, nell\u2019imbroglio  della vita, fare opera di giustizia giurando il falso, ponendo domande  false e provocando falsissime risposte, falsificando documenti e rendendo  falsa testimonianza. Fu un tempo quello in cui finte infermiere curarono  finti malati, cui venivano intestate fasulle cartelle cliniche. La fantasiosa  imbroglieria umana visse una rara stagione innocente.<\/p>\n<p><strong>&#8220;Non  parlate italiano? Fingete  di essere sordomuti&#8221;<\/strong><br \/>\nMolto si  esercita in questo benefico travisamento Angelo De Fiore, all\u2019Ufficio  stranieri della Questura di Roma. Quando gli si presentano titubanti  dei profughi ebrei, chiede: &#8220;Siete francesi, cattolici, ariani, non  \u00e8 vero?&#8221; e firma documenti di residenza e tessere annonarie. Lo stesso  fanno, su pi\u00f9 ampia scala, Giovanni Palatucci alla Questura di Fiume  e Giorgio Perlasca in un falso ufficio consolare spagnolo a Budapest,  da lui inventato.<br \/>\nMa c\u2019\u00e8  anche lo scrupolo di non incrementare la menzogna senza necessit\u00e0.  Tullio Vinay, giovane pastore evangelico di Firenze, suggerisce a Hulda  Campagnano \u2013 che si trova a dover sistemare sei bambini, due suoi  e quattro di un fratello \u2013 di individuare una famiglia cristiana che  si faccia carico di uno dei pi\u00f9 piccoli: &#8220;cos\u00ec non avrebbero dovuto  insegnargli a mentire&#8221;. La scelta cade su Reuven che ha non ha ancora  due anni e viene preso in casa da Letizia e Amato Billour.<br \/>\nOgnuno si  ingegna a ben fare secondo le risorse dell\u2019et\u00e0. Ed ecco Jozsef Ciccutti,  giovanissimo, che convince la nonna di 84 anni a elemosinare nei negozi  di Budapest (sono ungheresi di origine italiana) qualsiasi cosa commestibile,  piselli, fagioli, cipolle, per sfamare la famiglia ebrea Halasz costretta  ad alloggiare in una casa segnata con la stella gialla.<br \/>\nTedeschi  e fascisti irrompono all\u2019ospedale Fatebenefratelli dell\u2019Isola Tiberina,  dove molti ebrei sono ricoverati con la diagnosi &#8220;Morbo di K&#8221;, che  \u00e8 un modo convenzionale per dire &#8220;morbo di Kesserling&#8221;, il comandante  delle forze tedesche: cos\u00ec anche ci si diverte, come si pu\u00f2. La mamma  ebrea Aj\u00f2 Tedesco rifugiata nell\u2019ospedale indossa una divisa e finge  di essere un\u2019infermiera, mentre ai suoi bambini, Luciana e Claudio,  dice di tossire con forza, dato che i tedeschi temono di contrarre delle  malattie. Quei terribili tedeschi dovevano essere dei veri salutisti,  se Leone Passigli \u2013 nella Firenze dell&#8217;autunno del 1943 \u2013 evit\u00f2  il saccheggio del proprio calzificio attaccando un cartello con la scritta  &#8220;Lazzaretto&#8221;.<br \/>\nQuando gli  ebrei da nascondere non parlano italiano vengono fatti passare per sordomuti,  come capita a Esther e Wolf Fullenbaum, di origine polacca, rifugiati  a Secchiano di Cagli, sull\u2019Appennino pesarese. O per malati di mente,  come succede a Rosalia Zimet, che arriva dalla Germania e viene nascosta  dai Della Nave a San Bello, sopra Morbegno. Il professore Giuseppe Baronia,  direttore della clinica di malattie infettive al Policlinico di Roma,  salva Aldo Di Castro dandogli un camice, una provetta per raccogliere  sangue e uno stetoscopio, facendolo cio\u00e8 passare per medico.<\/p>\n<p><strong>Gli manda  un prete che lo  minaccia di scomunica <\/strong><br \/>\nGiulia Afan  de Rivera Costaguti, che ha nel suo palazzo romano quattro famiglie  ebree per un totale di 16 persone, corrompe con denaro i tre tedeschi  che si presentano per arrestarli. Giuseppina Aceti, moglie di un macellaio  a Gignese, sul Lago Maggiore, ubriaca le ss venute ad arrestare la famiglia  Manasse loro ospite: &#8220;Almeno prendete prima un bicchiere di vino&#8221;.  Michelina Saracco, proprietaria di un autobus a Govone, Cuneo, distoglie  l\u2019attenzione dei tedeschi dalla soffitta in cui nasconde Enrichetta  Segre &#8220;dando loro da mangiare e portandoli in giro con l\u2019autobus,  comodit\u00e0 assai rara verso la fine della guerra&#8221;.<br \/>\nLa necessit\u00e0  di mentire porta a dire verit\u00e0 pi\u00f9 profonde, che oggi appaiono luminose.  Madre Antonia Antoniazzi salva nel convento di Santa Maria di Namur,  a Roma, quattro Jacobi provenienti da Berlino, ma il custode &#8220;fascista&#8221;  del convento \u00e8 tentato di denunciarli e la suora &#8220;gli manda un prete  che lo minaccia di scomunica&#8221;.<br \/>\nI nascondigli  sono case estive, soffitte, retrobottega, guardaroba e sottoscala, legnaie  e depositi per attrezzi, porcili vuoti e persino cisterne dell\u2019acqua,  doppi muri e stanze segrete realizzate ad arte. Ma anche soffittoni  di chiese, sagrestie, conventi e monasteri, capannoni e cinema vuoti,  mulini e cimiteri, capanni da cacciatori, grotte, caverne.<\/p>\n<p><strong>Nascosti  in una fossa coperta  da frasche<\/strong><br \/>\nQuanto si  scava in quegli anni, a fini di giustizia! Antonio Dalla Valle, cantoniere  a Bagnocavallo, Ravenna, ricava un locale sull\u2019argine del fiume Senio  e lo collega con un tunnel alla sua casa per rifugiarvi \u2013 durante  i rastrellamenti \u2013 gli ebrei che ospitava.<br \/>\nDodici tra  donne e bambini vivono a lungo in una grotta sotterranea scavata sotto  il monastero dello Spirito Santo a Varlungo, Firenze, l\u00ec condotti dal  prete trevigiano don Giovanni Simoni.<br \/>\nSem Perugini  scava &#8220;una fossa profonda nel terreno di famiglia&#8221;, a Pitigliano,  per nascondervi durante il giorno la famiglia Paggi Sadun con i bambini  Ariel e Roberto. Il figlio del padrone di casa passa ad Ariel il libro  e i compiti perch\u00e9 continui a studiare. Emidio Iezzi scava a Guardiagrele,  Chieti, &#8220;un posto sicuro coperto da frasche&#8221; per nascondervi Adolf  Weintraub e un altro ebreo di nome Max.<br \/>\nLuciana  Boldetti di Firenze ha la casa distrutta da un bombardamento e sotto  le rovine realizza un rifugio per Anna Ottolenghi, facendola arrivare  l\u00e0 per un passaggio sotterraneo.<br \/>\nUn capanno  da cacciatore pu\u00f2 significare la salvezza: cos\u00ec \u00e8 per Aldo e Tullio  Melauri, di 17 e 18 anni, scappati attraverso i campi mentre i genitori  venivano arrestati e salvati da due famiglie contadine di Figline Valdarno,  Soffici di cognome. Dante e Giulia costruiscono per loro una capanna  vicino a una sorgente d\u2019acqua. Oreste e Marianna gli fanno visita  ogni giorno con i loro bambini, per portargli da mangiare. Quando inizia  a nevicare li prendono in casa in attesa della primavera.<br \/>\nFortunato  Sonno rifugia la famiglia Servi in una caverna, a Pitigliano, per tre  mesi e gli fa visita ogni giorno, portando acqua, cibo e tutto. La famiglia  Horowitz viene ospitata in una stalla, a Borgo San Dalmazzo, da Andreina  Marabutto, che un giorno manda alla stalla un prete \u2013 don Francesco  Brondello \u2013 con una macchina fotografica per le indispensabili fototessera.<\/p>\n<p><strong>Un sacco  di farina ogni dieci  giorni<\/strong><br \/>\nFernando  Talamonti \u00e8 il custode del cimitero di Offida, Ascoli Piceno e nasconde  tra le tombe, per sei mesi, la famiglia di Marco Ventura. Adelino Talamonti,  mugnaio del paese, fornisce ai rifugiati un sacco di farina ogni dieci  giorni: una decima biblica che li salva dalla fame.<br \/>\nL\u2019ingegneria  abitativa pi\u00f9 fantasiosa assembla in spazi ristretti ebrei fuggiaschi  e loro salvatori. Un divisorio di barili crea uno spazio per la famiglia  Padovani, che vive sotto il tetto dei Bizzi, a Imola, per un anno. Una  barriera di sacchi di carbone salva a Genova la famiglia del rabbino  Riccardo Pacifici, rifugiata nella cantina dell\u2019edificio a opera del  custode Enrico Sergiani.<br \/>\nA Pugliano  Vecchio, sull\u2019Appennino tra Marche e Romagna, sono tutti gli abitanti  del piccolo paese, organizzati dal tabaccaio Gabrielli, che si impegnano  a liberare ciascuno una stanza a casa propria, a imbiancarla e a metterla  a disposizione di un gruppo di 38 ebrei provenienti dalla Jugoslavia:  &#8220;Una casa viene completamente liberata e adibita a cucina e sala da  pranzo&#8221;.<br \/>\nIn viale  delle Medaglie d\u2019oro, a Roma, l\u2019intera famiglia Costanzi dorme per  otto mesi nella sola camera da letto mentre i cinque Anav la sera spostano  il tavolo da pranzo per far posto a un letto dove di infilavano tutti  insieme: Attilio e Tina, con i bambini Lello, Marco e Mirella. A Riano  Romano Teresa e Pietro Antonini lasciano la camera matrimoniale al rabbino  Marco Vivanti e alla moglie Silvia, e dormono per terra vicino alla  stufa per nove mesi.<br \/>\nAngelo Cerioli  dipendente di una fabbrica di minuterie metalliche ricava una stanza  segreta nel magazzino della fabbrica per ricoverarvi la famiglia Molho,  cio\u00e8 i suoi datori di lavoro: prima di alzare le pareti vi sistema  letti, un tavolo e una cucina a legna. Pietro Lestini costruisce un  muro che chiude l\u2019entrata ai soffittoni della chiesa di San Gioacchino  in via Pompeo Magno a Roma, dove nasconde una ventina di ebrei. Alberto  Moscati, sofferente di claustrofobia, lascia la soffitta prima che venga  murata e viene ricoverato in una clinica per malattie mentali.<\/p>\n<p><strong>Nella  stanza del figlio prigioniero  in Germania<\/strong><br \/>\nLa fantasia  abitativa parte sempre dal cuore e qualche volta da un cuore ferito.  La famiglia Pugi salva la vita a Graziella Vita Passigli, a Firenze,  alloggiandola &#8220;nella stanza del figlio Luigi, prigioniero in Germania&#8221;.  Leo Terracina viene salvato dalla famiglia Costantini, a Roma: &#8220;La  signora Amalia avendo un figlio combattente in Grecia soleva dire che  si prendeva cura di Leo sperando che in caso di bisogno ci sarebbe stata  una donna greca che avrebbe fatto lo stesso per suo figlio&#8221;.<br \/>\nHo nominato  una quarantina di &#8220;giusti&#8221;, ma non mi bastano. Riferir\u00f2 altre storie  il prossimo mese, per dire dell\u2019incontro ecumenico \u2013 nei rifugi  \u2013 tra cristiani ed ebrei.<\/p>\n<p><strong>Luigi  Accattoli<\/strong><br \/>\nDa <em>Il Regno<\/em> 10\/2006<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>387 gesti creativi per salvare gli ebrei dalla persecuzione Finalmente un libro con le storie dei 387 &#8220;giusti&#8221; italiani riconosciuti da Yad Vashem fino al maggio 2005: I giusti d\u2019Italia.&#8230;<\/p>\n<div class=\"more-link-wrapper\"><a class=\"more-link\" href=\"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/cerco-fatti-di-vangelo\/18-giusti-delle-nazioni\/la-grande-avventura-dei-giusti-d%e2%80%99italia\/\">Read More<span class=\"screen-reader-text\">La grande avventura dei Giusti d\u2019Italia<\/span><\/a><\/div>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":2137,"menu_order":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","template":"","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"class_list":["post-394","page","type-page","status-publish","hentry","excerpt"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/394","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=394"}],"version-history":[{"count":3,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/394\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":15001,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/394\/revisions\/15001"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/2137"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=394"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}