{"id":396,"date":"2007-05-02T01:32:22","date_gmt":"2007-05-02T00:32:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=396"},"modified":"2009-10-01T13:47:08","modified_gmt":"2009-10-01T11:47:08","slug":"quando-l%e2%80%99occhio-del-giusto-vede-il-perseguitato","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/cerco-fatti-di-vangelo\/18-giusti-delle-nazioni\/quando-l%e2%80%99occhio-del-giusto-vede-il-perseguitato\/","title":{"rendered":"Quando l\u2019occhio del giusto vede il perseguitato"},"content":{"rendered":"<p><strong>Ancora su Yad Vashem e gli ebrei italiani<\/strong><br \/>\nIl lettore  avr\u00e0 comprensione per questa debolezza, ma mi sono innamorato delle  storie narrate nel volume <em>Giusti d\u2019Italia. I non ebrei che salvarono  gli ebrei 1943-1945<\/em> (Mondadori 2006, pp. 294, euro 20) e ne debbo  parlare ancora, per un\u2019ultima volta. In un primo approccio avevo cercato  la variet\u00e0 dei casi e con una seconda puntata avevo guardato all\u2019avvicinamento  tra ebrei e cristiani comportato dalle 387 storie di salvataggio. Qui  miro a cogliere l\u2019avvio di queste avventure fraterne: lo scatto d\u2019amore,  il soprassalto d\u2019umanit\u00e0 che muove i giusti a proteggere i perseguitati.<\/p>\n<p><strong>&#8220;Li  afferra e li induce a rifugiarsi  nel negozio&#8221;<\/strong><br \/>\nGiuseppe  Brutti \u00e8 capostazione ad Amandola, nelle Marche. Una sera del settembre  1943 &#8220;nota&#8221; otto persone appartenenti a due famiglie, adulti e bambini,  scendere da un treno e girarsi intorno smarriti: &#8220;Li invita a unirsi  alla sua famiglia per la cena&#8221;. Non li aveva mai visti prima. Dopo  la cena &#8220;diede loro delle brande, dei materassi e delle lenzuola per  dormire&#8221;. Ora sa che sono ebrei e organizza il salvataggio riuscendo  a coinvolgere l\u2019intero paese: &#8220;Alcuni procurarono cibo, altri letti,  coperte e lenzuola, altri ancora vestiti, e poi pentolame, stoviglie,  sapone e altro&#8221;. Ma tutto viene da quello sguardo iniziale: &#8220;Furono  notati dal capostazione&#8221;. Proprio come nei Vangeli: &#8220;Un samaritano  che passava di l\u00e0 lo vide e ne ebbe compassione&#8221;.<br \/>\nAllo scatto  dell\u2019occhio segue a volte quello della mano e l\u2019opera di carit\u00e0  si compie con le movenze dello scippo. E\u2019 il caso di Enrico De Angelis,  proprietario della macelleria al Portico d\u2019Ottavia 1, conosciuto come  &#8220;sor Richetto er macellaro de\u2019 Piazza&#8221;: con rapida mossa mette  in salvo ben 42 ebrei, la mattina del 16 ottobre 1943, quella del rastrellamento  del Ghetto. Ecco come raccontano il &#8220;ratto&#8221; quattro dei salvati  appartenenti alle famiglie Moscato e Di Veroli, che passano davanti  alla macelleria &#8220;paralizzati&#8221; dalla paura: &#8220;Con prontezza di spirito  li afferra e li induce a rifugiarsi nel negozio&#8221;. Poi li smista in  vari nascondigli. Alcuni li ospita in un suo garage per sette mesi,  fino alla liberazione di Roma. E magari questa carit\u00e0 lunga l\u2019avremmo  potuta compiere anche noi, cio\u00e8 tu ed io, lettore mio, ma quello scatto  di rapinatore dove l\u2019avremmo preso? Il Regno dei Cieli appartiene  ai violenti.<br \/>\nNon \u00e8 l\u2019unico  caso in cui il soccorso avviene con i gesti di un\u2019aggressione. Sempre  durante il rastrellamento del Ghetto, le ss stanno salendo le scale,  Mirella e Marina Limentani scappano davanti a loro &#8220;quando improvvisamente  una porta si apre e due mani forti le afferrano e le tirano dentro&#8221;.  E\u2019 Fernando Natoni, camicia nera.<br \/>\nIl movimento  iniziale che porta alla grande avventura \u00e8 magari un gesto innocente  d\u2019amicizia, spesso compiuto da un figlio o una figlia in soccorso  a compagni di scuola. Giovanni e Angela Pescante a Trieste prendono  in casa Hemda Dlugacz per un anno e rischiano la vita &#8220;dando retta  alle suppliche della figlia ventitreenne Anita&#8221;. La vedo questa Anita  che implora, come ho visto fare ad altre ragazze per un gatto o un cane.  Quando la Gestapo sta per arrestarli tutti e Hemda vorrebbe andarsene,  per non comprometterli, Giovanni le dice: &#8220;Ti prego di restare con  noi, perch\u00e9 se te ne vai mi vergogner\u00f2 per sempre di far parte del  genere umano&#8221;. Grandi parole, ma venute da un cuore che era stato  smosso dal pianto di una figlia.<\/p>\n<p><strong>Di che  cosa non sia capace una bambinaia  di 15 anni<\/strong><br \/>\nDalla spontaneit\u00e0  di una figlia alla generosit\u00e0 di una madre. Ad Ascoli Piceno Elena  Salvi, domestica in casa Cingoli, diventa un elemento decisivo per la  salvezza di questa famiglia ebrea grazie alla prontezza di spirito che  dimostra al momento dell\u2019arresto di Olga Cingoli e dei suoi due bambini:  &#8220;Lasciata libera, volle ugualmente seguirli nella sorte, dopo aver  affidato i propri figli in custodia a un\u2019amica&#8221;.<br \/>\nUn ragazzo  di 17 anni, Gabriele Garofano, si trova per caso a Genova in un negozio  di abbigliamento di propriet\u00e0 della famiglia Urman, che non conosce  e assiste al loro scoramento quando arriva la notizia del rastrellamento  degli ebrei: li invita a fuggire a Grognardo e a presentarsi alla propria  famiglia che li &#8220;avrebbe ospitati&#8221; e cos\u00ec avviene!<br \/>\nTra i ragazzi  che attivano la solidariet\u00e0, la palma tocca a una bambinaia di 15 anni,  Ida Brunelli, di Monselice, Padova, che salva i tre bambini che aveva  in cura, rimasti orfani, portandoli in un primo momento dalla propria  mamma e riuscendo in seguito a farli accogliere in orfanotrofi cattolici,  dove li va a visitare ogni domenica. Finita la guerra prende contatto  con la Brigata ebraica e li accompagna a Napoli dove li imbarca sulla  nave diretta in Palestina: ora Ida ha 18 anni!<br \/>\nUn\u2019altra  Ida &#8211; Brunetti di cognome &#8211; ha 13 anni quando a Caprarola, Viterbo,  vede scendere dal pullman proveniente da Roma una famiglia di cinque  ebrei in fuga, disorientati: &#8220;Vedendo Cesira Sonnino stanca con il  bambino in braccio si offre di portarlo lei stessa e li invita a casa  dei suoi genitori per riposare&#8221;. I genitori di Ida &#8220;impietositi  dicono loro che vi \u00e8 un appartamento vuoto nella loro palazzina&#8221;  e si attiva il salvataggio, partito da un altro cuore bambino.<\/p>\n<p><strong>&#8220;Seduta  stante decidono  di accoglierli&#8221;<\/strong><br \/>\nLa rapidit\u00e0  di decisione magari prelude a un salvamento che poi si realizza su tempi  lunghi, o \u00e8 operato da altri pi\u00f9 attrezzati, ma lo rende possibile.  Emilia Cabrus\u00e0 viene a sapere del rastrellamento degli ebrei dalla  mamma, tabaccaia al Ghetto e &#8220;si precipita in treno&#8221; a Velletri,  per allertare due famiglie ebree che si erano rifugiate l\u00e0 per precauzione.  Quasi non credono al racconto, ma &#8220;Emilia letteralmente impone loro  di nascondersi immediatamente&#8221;. La carit\u00e0 sa essere impositiva!<br \/>\nIl medico  Luca Canelli vede ad Arona le ss che portano via una famiglia ebrea:  &#8220;Corre immediatamente alla villa degli Jarach e li avvisa di lasciare  la casa&#8221;. Sono undici e se ne vanno in barca attraverso il Lago Maggiore.  Ma uno \u00e8 malato e non riesce a salire sulla barca, il medico lo prende  sulla sua automobile e &#8220;lo porta fuori da un cancello secondario proprio  mentre i tedeschi entrano da quello principale&#8221;.<br \/>\nLuigia e  Giovanni Cappello, veneziani, ascoltano alla Radio il 30 novembre del  1943 la decisione governativa per l\u2019internamento di tutti gli ebrei,  &#8220;prendono una barca e si precipitano&#8221; dagli amici Rino e Ada d\u2019Angeli  &#8220;per esortarli a fuggire&#8221;. Per due mesi li ospiteranno nella loro  casa, dove saranno 14 in tre stanze.<br \/>\nLa grande  decisione pu\u00f2 nascere tra due telefonate: a Milano Bianca Ghelli, segretaria  di Marco Cohenca, vede arrivare la polizia alla ricerca dei suoi datori  di lavoro rifugiati a Como, li avverte per telefono del pericolo poi  chiama il marito Vittorio e &#8220;seduta stante decidono insieme di accoglierli  nel loro appartamentino di due stanze&#8221;.<br \/>\nLa telefonata  che porta aiuto a volte anticipa quella che lo chiede. Ebe Gerbarena  chiama a casa Portaleone e si offre di ospitare il figlio Bruno all\u2019indomani  della retata al Ghetto di Roma. Bruno resta dagli ospiti per otto mesi,  fino alla liberazione di Roma, condividendo la camera da letto con un  figlio della sua et\u00e0: 13 anni.<\/p>\n<p><strong>Bellissimi quei carcerati  che protestano<\/strong><br \/>\nLa carit\u00e0  \u00e8 anche recidiva: Gennaro Campolmi, antifascista fiorentino di Giustizia  e Libert\u00e0, si segnala per procurare vie di fuga e documenti falsi agli  ebrei e viene &#8220;interrogato&#8221; per una settimana a Villa Trieste. Rilasciato  con le ossa peste &#8220;per strada incappa improvvisamente in Graziella  Vita completamente indifesa, con due bambini per mano e un terzo nello  zaino e si offre immediatamente di aiutarla&#8221;. Senza aspettare cio\u00e8  di riprendersi dalle botte che aveva ricevuto, come io di sicuro avrei  ritenuto confacente.<br \/>\nIl soccorso  portato a degli sconosciuti e deciso su due piedi ha decine di manifestazioni  sorprendenti. La signora Perla Rosenberg Colorni e i due figli Vittorio  e Maurizio, sfuggiti alla detenzione, arrivano inattesi a casa del fotografo  Ugo Moglia a Settimo Torinese, essendo mancata una segnalazione da parte  di un comune amico: &#8220;Dopo qualche domanda, decide di occuparsi della  famiglia e l\u2019invita alla sua tavola&#8221;. Al momento della reclusione  a Menaggio i tre avevano ricevuto una &#8220;dimostrazione di solidariet\u00e0  da parte dei carcerati che, battendo con i cucchiai contro le gavette,  si misero a inveire contro le guardie che permettevano la carcerazione  di una mamma con due bambini piccoli&#8221;. Bellissimi quei carcerati che  protestano!<br \/>\nVito Spingi  &#8220;non ebbe un momento di esitazione&#8221; ad accogliere e nascondere nello  stabile di cui era portinaio &#8211; a Roma &#8211; una famiglia ebrea di dieci  persone, a lui sconosciute e a lui indirizzate &#8211; a sua insaputa &#8211;  da qualcuno che aveva detto loro: &#8220;E\u2019 una brava persona e forse  potr\u00e0 trovare una soluzione&#8221;.<br \/>\nApre la porta  e il cuore anche madre Antonia, la superiora delle suore di Nostra Signora  di Namur a Roma, quando bussa la famiglia Jacobi e si sente dire: &#8220;Siamo  ebrei, sareste disposti ad aiutarci?&#8221; Li fa entrare e li abbraccia.<\/p>\n<p><strong>21.310  Giusti di 42  paesi<\/strong><br \/>\nLa famiglia  Ottolenghi, a Milano, viene accolta da &#8220;una generosa coppia mai vista  prima&#8221;, che fa di tutto &#8220;per nutrirli e rassicurarli&#8221;. A Montale,  Pistoia, i Di Cori &#8220;accolgono come un figlio&#8221; Alberto Saltiel, a  loro sconosciuto, &#8220;lo nascondono e lo ospitano gratuitamente per oltre  un anno&#8221;.<br \/>\nMi affascina  la narrazione di questi movimenti spontanei di fratelli verso i fratelli,  che vincono ogni pregiudizio e attestano che una luce abita l\u2019umanit\u00e0  anche nelle stagioni pi\u00f9 buie. Accanto ai 387 <em>Giusti<\/em> italiani  ve ne sono tanti di pi\u00f9 di altri paesi per un totale &#8211; al momento  &#8211; di 21.310, appartenenti a 42  nazionalit\u00e0 e alle volte  mi dico che potrei passare la vita a cercare le loro storie assicurando  una gioia a ogni giornata, quella di incontrare persone degne di un\u2019assoluta  amicizia.<\/p>\n<p><strong>Luigi  Accattoli<\/strong><br \/>\nDa <em>Il Regno<\/em> 14\/2006<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ancora su Yad Vashem e gli ebrei italiani Il lettore avr\u00e0 comprensione per questa debolezza, ma mi sono innamorato delle storie narrate nel volume Giusti d\u2019Italia. 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