{"id":397,"date":"2007-05-02T01:39:40","date_gmt":"2007-05-02T00:39:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=397"},"modified":"2009-10-01T13:47:47","modified_gmt":"2009-10-01T11:47:47","slug":"quanti-sono-i-%e2%80%9cgiusti%e2%80%9d-d%e2%80%99italia-e-perche-ci-sembrano-pochi","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/cerco-fatti-di-vangelo\/18-giusti-delle-nazioni\/quanti-sono-i-%e2%80%9cgiusti%e2%80%9d-d%e2%80%99italia-e-perche-ci-sembrano-pochi\/","title":{"rendered":"Quanti sono i &#8220;Giusti&#8221; d\u2019Italia e perch\u00e9 ci sembrano pochi"},"content":{"rendered":"<p><strong>Colloquio  con Nathan Ben Horin commissario  di Yad Vashem<\/strong><br \/>\nI lettori  sanno della mia passione per le storie dei &#8220;Giusti&#8221;: ne ho parlato  qui per tre mesi, dopo l\u2019uscita del volume Mondadori <em>I Giusti  d\u2019Italia. I non ebrei che salvarono gli ebrei 1943-1945<\/em>, sempre  chiedendomi perch\u00e9 tra i 21.308 riconosciuti da Yad Vashem al gennaio  2006 gli italiani fossero solo 391. Ho infine posto la questione all\u2019uomo  che meglio la conosce, Nathan Ben Horin &#8211; membro dal 1994 della Commissione  di Yad Vashem per il riconoscimento dei Giusti, responsabile delle pratiche  italiane &#8211; da me gi\u00e0 incontrato cinque anni addietro, quando con  i colleghi Emilio Vinciguerra e Ciro Fusco progettavo una pubblicazione  che non si pot\u00e8 realizzare perch\u00e9 la documentazione conservata a Gerusalemme  nella sede di Yad Vashem non era allora consultabile, essendo stata  decisa la pubblicazione di un\u2019enciclopedia completa contenente la  storia di ciascuno dei Giusti.<\/p>\n<p><strong>Prima  \u00e8 la Polonia e l\u2019Italia  viene undicesima<\/strong><br \/>\nNathan &#8211;  che si muove in quest\u2019opera come un Giusto di Israele, amante del  nostro paese &#8211; mi spiega che i Giusti italiani non sono affatto pochi,  ma tali ci appaiono al confronto numerico per la modesta entit\u00e0 della  comunit\u00e0 ebraica italiana e perch\u00e9 da noi la persecuzione dur\u00f2 meno  che altrove e fu complessivamente meno efficace, mentre la solidariet\u00e0  verso i perseguitati fu pi\u00f9 capillare e destinata anche a essere recepita  &#8211; sia dai salvati sia dai salvatori &#8211; come &#8220;quasi normale&#8221;.<br \/>\nIn testa  per numero di riconoscimenti c\u2019\u00e8 la Polonia, con 5941 Giusti, seguita  da Olanda (4726), Francia (2646), Ucraina (2139), Belgio (1414), Ungheria  (671), Lituania (630), Bielorussia (564), Slovacchia (460), Germania  (427). L\u2019Italia viene undicesima, seguita da Grecia, Serbia, Russia,  Repubblica Ceca e Croazia per limitarci ai paesi che superano le cento  unit\u00e0. Vengono poi altri 26 paesi (per un totale di 42 nazioni) che  insieme contano 551 Giusti.<br \/>\nIo sono pieno  d\u2019ammirazione per il gran numero di polacchi salvatori, ma Nathan  mi dimostra che proporzionalmente gli italiani sono &#8220;molti&#8221; di pi\u00f9:  &#8220;Alla vigilia dell\u2019invasione tedesca nel settembre del 1943 gli  ebrei residenti nella zona che venne occupata erano circa 32 mila, mentre  in Polonia ce n\u2019erano pi\u00f9 di 3 milioni e 200 mila: cio\u00e8 cento volte  di pi\u00f9. In proporzione all\u2019Italia i giusti polacchi dovrebbero essere  circa 37 mila!&#8221;<br \/>\nLo stesso  raffronto si pu\u00f2 svolgere per tutti i paesi dell\u2019Europa centro-orientale,  ottenendo sempre un risultato straordinariamente favorevole all\u2019Italia,  mentre il &#8220;favore&#8221; si conferma, ma senza distanze clamorose, se  facciamo il paragone con gli altri paesi occidentali: &#8220;In Francia  gli ebrei erano circa 320 mila, dieci volte pi\u00f9 che in Italia e dunque  il numero proporzionale dei Giusti dovrebbe essere di circa 3.600 invece  dei 2650 riconosciuti&#8221;.<br \/>\nC\u2019\u00e8 poi  da tener conto della durata dell\u2019occupazione. Una cosa \u00e8 che si abbiano  quattrocento salvataggi in un anno e un\u2019altra che si abbia lo stesso  numero &#8211; poniamo &#8211; in due anni. &#8220;La Polonia resta sotto l\u2019occupazione  per pi\u00f9 di cinque anni e la Francia per pi\u00f9 di quattro, mentre l\u2019occupazione  dell\u2019Italia va dagli otto mesi di Roma ai quasi 20 mesi delle regioni  settentrionali&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Si vide  che la carit\u00e0 non era  una parola vuota<\/strong><br \/>\nAlla domanda  se si possa dire che da noi vi sia stata &#8220;meno persecuzione&#8221;, Nathan  risponde che &#8220;in confronto con l\u2019Est europeo, dove una parte non  trascurabile della popolazione ne fu parte attiva, in Italia essa fu  meno accanita&#8221;. Ma arrivando pi\u00f9 tardi, rispetto ad altri paesi,  fu anche &#8220;pi\u00f9 repentina&#8221; e &#8220;colse gli ebrei italiani di sorpresa,  mentre in altri paesi ci fu una gradualit\u00e0 nell\u2019attuazione delle  misure persecutorie che permise l\u2019organizzazione di sistemi di salvataggio&#8221;.<br \/>\nNathan afferma  che nel soccorso agli ebrei &#8220;la popolazione italiana si \u00e8 dimostrata  una delle pi\u00f9 umane d\u2019Europa&#8221; e basa questa affermazione &#8220;sulle  testimonianze che giungono a Yad Vashem dai sopravvissuti dei diversi  paesi&#8221;. A interpretazione di questo primato dice forse le parole pi\u00f9  importanti del nostro colloquio: &#8220;Si tratta, a mio parere, di un clima  etico largamente diffuso, di un umanesimo ancorato in una semplice e  solida fede religiosa, nella quale principi come carit\u00e0 e amore del  prossimo non sono parole vuote. In molti casi i soccorritori operavano,  soprattutto nei piccoli paesi, in un clima di generale complicit\u00e0.  Ma anche in una citt\u00e0 grande come Roma ci fu, la mattina del rastrellamento  nel Ghetto, una mobilitazione massiccia di solidariet\u00e0 e di aiuto spontaneo,  tale da lasciare incredulo il famigerato capo delle SS Herbert Kappler,  che in un rapporto ai superiori si lamentava dell\u2019atteggiamento popolare  \u2018caratterizzato da palesi sintomi di resistenza, tradotta in molti  casi in aiuto attivo\u2026 mentre la parte antisemita della popolazione  non fu percepita durante l\u2019operazione\u2019. Dopo l\u20198 settembre gli  italiani da alleati erano diventati in gran parte loro stessi dei perseguitati,  portati dunque a una spontanea solidariet\u00e0 contro la barbarie nazista&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Non mancarono  italiani delatori e corresponsabili  della persecuzione<\/strong><br \/>\nSugli italiani  che si fecero corresponsabili della persecuzione Nathan non si diffonde,  ma non tace: &#8220;Se quasi novemila ebrei sono stati deportati e non hanno  fatto ritorno, salvo pochissimi, ci\u00f2 non \u00e8 stato possibile senza la  collaborazione di politici, funzionari, poliziotti, carabinieri, guardie  di campi di concentramento come Fossoli o la Risiera di San Saba a Trieste.  Senza parlare dei delatori spinti da odio antisemita, da motivi di vendetta,  o da squallidi motivi di lucro&#8221;.<br \/>\nChiedo se  la pressione per le conversioni sia stata pi\u00f9 forte in Italia che altrove,  stante l\u2019alto tasso di religiosi tra i soccorritori. &#8220;Lo escludo  assolutamente&#8221; \u00e8 la risposta: &#8220;E\u2019 vero che in Italia era vasta  la partecipazione al soccorso delle varie comunit\u00e0 cristiane, soprattutto  quella cattolica, ma non manca l\u2019apporto di denominazioni minoritarie,  come valdesi e avventisti. Questa mobilitazione, secondo me, era spontanea,  generalmente individuale, salvo nel caso delle reti di Genova, Torino,  Firenze e Assisi, costituite per iniziativa dei vescovi locali. Una  mobilitazione mossa da motivazioni religiose, ma senza intenzioni di  proselitismo. Se ci sono stati casi di pressione per la conversione  &#8211; e lei ne ha ricordati alcuni nei suoi articoli &#8211; si trattava di  iniziative sporadiche e personali. Sono invece numerose le testimonianze  che segnalano un profondo rispetto per la religione dei protetti, spesso  incoraggiati a restare fedeli alle proprie usanze e tradizioni&#8221;.<\/p>\n<p><strong>&#8220;Giusto  tra le nazioni&#8221; un concetto  che viene dal <em>Talmud<\/em><\/strong><br \/>\n&#8220;Giusto  tra le nazioni&#8221; \u00e8 concetto di origine talmudica (trattato <em>Baba  Batra<\/em>, 15,2) che in epoca medievale viene applicato &#8211; dalle comunit\u00e0  ebraiche perseguitate &#8211; &#8220;ai non ebrei che si comportano nei loro  confronti in modo equo e umano&#8221;. Esso fu adottato dalla legge costitutiva  del <em>Memoriale di Yad Vashen<\/em> (approvata dal Parlamento israeliano  nel 1953), che tra i compiti di questa istituzione pone anche quello  di &#8220;onorare i Giusti tra le nazioni che rischiarono la vita per salvare  gli ebrei&#8221;.<br \/>\nLa <em>Commissione  per il riconoscimento dei Giusti<\/em> &#8211; costituita agli inizi degli  anni sessanta &#8211; conta 39 membri, che lavorano divisi in tre sottocommissioni  con sedi a Gerusalemme, Tel Aviv e Haifa. Nathan Ben Horin, che oggi  ha 86 anni, entra a farne parte dopo un lungo servizio presso l\u2019Ambasciata  di Israele in Italia come consulente per i rapporti con la Santa Sede  (prepara le relazioni diplomatiche, stabilite nel 1994).<br \/>\n&#8220;Tengo  molto &#8211; dice Nathan &#8211; a rendere onore ai Giusti italiani. Conobbi  l\u2019umanit\u00e0 degli italiani verso gli ebrei nella primavera del 1943,  quand\u2019ero ricercato dalle autorit\u00e0 francesi di Vichy come disertore  da un campo di internamento e potei rifugiarmi a Grenoble, nella zona  di occupazione italiana. Un\u2019idea pi\u00f9 chiara del buon comportamento  degli italiani l\u2019ebbi anni pi\u00f9 tardi, quando giunsi in Italia in  missione diplomatica e dall\u2019incontro con Mirjam Viterbi, che divenne  mia sposa e che mi narr\u00f2 come fosse sopravvissuta alla persecuzione  ad Assisi, con i genitori e una sorella, grazie all\u2019aiuto della rete  di salvataggio costituita dal clero locale&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Mirjam  salvata ad Assisi e oggi  protagonista del dialogo <\/strong><br \/>\nA sostegno  di una pratica di riconoscimento dev\u2019esservi l\u2019attestazione della  persona salvata, o di testimoni oculari, o una risultanza documentale.  Ma la pratica pu\u00f2 essere avviata anche per iniziativa di terzi. Nathan  Ben Horin conduce di persona &#8220;una ricerca capillare&#8221; di salvati  e salvatori: &#8220;In questo momento mi sto occupando di sei o sette appartenenti  alla Guardia di Finanza delle cui azioni di salvataggio non c\u2019\u00e8 ancora  una documentazione piena&#8221;. Tre i criteri essenziali per l\u2019attribuzione  del titolo: che il soccorritore fosse a conoscenza dell\u2019identit\u00e0  ebraica del perseguitato, che la sua azione l\u2019esponesse al rischio  della vita, che non vi fosse compenso.<br \/>\nAl colloquio  con Nathan \u00e8 presente Mirjam, nella loro casa romana ai Parioli, dove  mi hanno accolto come un fratello: vivono alcuni mesi a Gerusalemme  e alcuni in Italia, al modo del cardinale Martini di cui sono amici.  Mirjam assicura che nei mesi in cui fu a contatto, ad Assisi, con i  salvatori della sua famiglia &#8211; il vescovo Nicolini, il canonico Brunacci,  il francescano Nicacci, i tipografi Brizi: tutti nell\u2019elenco dei Giusti  &#8211; mai ebbe a subire pressioni perch\u00e9 si convertisse. Sostiene anzi  che deve &#8220;a quell\u2019esperienza di religiosit\u00e0 autentica e di aiuto  dato con il cuore&#8221; se \u00e8 diventata &#8220;quello che \u00e8 attualmente&#8221;  e cio\u00e8 un\u2019interlocutrice attiva del dialogo ebraico-cristiano, come  attesta il volume che ha pubblicato nel 2005 con la EDB, <em>Verso l\u2019Uno.  Una lettura ebraica della fede<\/em>. Raccoglie i suoi interventi ai &#8220;colloqui&#8221;  di Montegiove (Pesaro), condotti con don Benedetto Calati dal 1990 al  1995, alla ricerca appassionata di una religiosit\u00e0 senza frontiere.<\/p>\n<p><strong>Luigi  Accattoli<\/strong><br \/>\nDa <em>Il Regno<\/em> 2\/2007<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Colloquio con Nathan Ben Horin commissario di Yad Vashem I lettori sanno della mia passione per le storie dei &#8220;Giusti&#8221;: ne ho parlato qui per tre mesi, dopo l\u2019uscita del&#8230;<\/p>\n<div class=\"more-link-wrapper\"><a class=\"more-link\" href=\"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/cerco-fatti-di-vangelo\/18-giusti-delle-nazioni\/quanti-sono-i-%e2%80%9cgiusti%e2%80%9d-d%e2%80%99italia-e-perche-ci-sembrano-pochi\/\">Read More<span class=\"screen-reader-text\">Quanti sono i &#8220;Giusti&#8221; d\u2019Italia e perch\u00e9 ci sembrano pochi<\/span><\/a><\/div>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":2137,"menu_order":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","template":"","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"class_list":["post-397","page","type-page","status-publish","hentry","excerpt"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/397","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=397"}],"version-history":[{"count":1,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/397\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2185,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/397\/revisions\/2185"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/2137"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=397"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}