{"id":40,"date":"2006-05-11T00:05:11","date_gmt":"2006-05-10T23:05:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=40"},"modified":"2008-09-22T21:20:56","modified_gmt":"2008-09-22T20:20:56","slug":"due-maestre-in-motorino-alla-ricerca-dell%e2%80%99alunna-smarrita","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/collaborazione-a-riviste\/due-maestre-in-motorino-alla-ricerca-dell%e2%80%99alunna-smarrita\/","title":{"rendered":"Maestre in motorino alla ricerca dell\u2019alunna"},"content":{"rendered":"<p>Questa \u00e8 la storia  di Amina, che non si presenta all\u2019esame di quinta elementare e di  due maestre che la vanno a cercare in motorino: una storia che dice  qualcosa di quel luogo di umanit\u00e0 che \u00e8 la scuola e di quante persone  ci mettono il cuore.<br \/>\nUna quinta elementare  di Roma, il 16 giugno mattina. I 24 alunni sono pronti, il foglio protocollo  davanti, con su il timbro della segreteria. &#8220;Non vi fate impressionare  dal timbro, \u00e8 un compito come un altro&#8221; stanno dicendo le maestre,  quando si accorgono che gli alunni sono solo 23 e che \u00e8 avanzato un  foglio e che manca Amina.<br \/>\nAmina ogni tanto  non viene a scuola e le maestre chiudono un occhio, perch\u00e9 vive sola  con la mamma, che \u00e8 una donna di strada e qualche volta a casa non  c\u2019\u00e8 neanche la mamma e nessuno le vede per un giorno o due.<\/p>\n<p><strong> Chiedono notizie alle donne di strada<\/strong><br \/>\nMa oggi non possono  chiudere un occhio: se Amina non fa l\u2019esame, perder\u00e0 l\u2019anno. Le  maestre fanno suonare il telefonino della mamma, ma non arriva nessuna  risposta. Magari l\u2019hanno lasciato in casa e sono uscite tutte e due,  dicono i bambini.<br \/>\nLa maestra di  religione \u2013 che \u00e8 cicciottella \u2013 dice: la vado a cercare. La maestra  di inglese \u2013 che \u00e8 piccolina \u2013 le fa: ti porto io con il motorino.  Prendono il casco e via. Sembravano la \u2018i\u2019 attaccata alla \u2018o\u2019  \u2013 dir\u00e0 la vicepreside, che autorizza l\u2019impresa e le vede partire.<br \/>\nBussano a casa,  ma non risponde nessuno. Una signora dalla finestra dice: &#8220;Sono uscite  presto, con una valigia, come se andassero al treno&#8221;.<br \/>\nLe due maestre  cercano le altre donne di strada, che in quella via ce ne sono tante.  Ma nessuna vuole parlare e una, pi\u00f9 decisa, quasi le minaccia: qui  \u00e8 pericoloso fare domande, andate via prima che vi vedano gli uomini.<br \/>\nLe maestre ora  ricordano che c\u2019era un\u2019altra mamma della loro scuola che faceva  quel mestiere alla stazione Termini ed era tunisina e aveva due bimbe  con gli occhi nerissimi, che venivano nella loro scuola, finch\u00e8 il  padre non le aveva rapite alla moglie e portate in Tunisia.<br \/>\nLa tunisina riconosce  le maestre, sa e racconta. Seguendo le sue indicazioni, quelle ripartono  con il motorino e vanno alla stazione delle Ferrovie Laziali. La maestra  di inglese resta seduta sul motorino, ch\u00e8 l\u00ec non lo puoi lasciare  se no te lo rubano, mentre l\u2019altra corre al binario e vede Amina affacciata  al finestrino di un treno che sta per partire.<br \/>\n&#8211;  Amina,  devi venire a fare l\u2019esame! \u2013 grida la maestra arrivando di corsa.<br \/>\n&#8211;  Ma la mamma dice che dobbiamo partire \u2013 risponde la bambina.<br \/>\n&#8211;  Scendi dal treno, che intanto io parlo alla mamma \u2013 dice la maestra. Parlano e si capiscono, mentre la maestra cammina accanto al treno che parte, tenendo Amina  per mano. Si accordano sull\u2019ora in cui la mamma deve andare a riprenderla  a scuola e corrono verso l\u2019uscita, dove le aspetta l\u2019altra maestra, sempre sul motorino.<br \/>\nAmina mette il  casco della maestra di religione e la maestra di inglese la porta a  scuola, in tempo per fare l\u2019esame.<br \/>\nTra le prove di  italiano, Amina sceglie <em>&#8220;Io racconto\u2026&#8221;<\/em>. E l\u00ec, nello svolgimento  del tema di esame, le maestre scoprono che cosa precisamente era successo  alle due fuggiasche, la notte precedente. Perch\u00e9 dalle parole della  tunisina avevano capito soltanto che due uomini &#8211; albanesi come loro  &#8211; le avevano derubate per spaventarle e costringerle a lasciare l\u2019alloggio.<br \/>\nNel tema Amina  racconta che dorme nel letto quando sente un rumore, apre un occhio  e vede due uomini entrare dalla finestra, facendosi luce con una pila  piccola come una matita. Uno va verso la mamma e la spruzza con una  bomboletta, mentre l\u2019altro prende il telefonino e i soldi che sono  sul tavolo. Ed ecco l\u2019altro che viene verso di lei con la bomboletta.  Amina chiude quell\u2019occhio, sente lo spruzzo e si addormenta. I due  dunque le avevano narcotizzate.<\/p>\n<p><strong>La solidariet\u00e0 abbonda ma non \u00e8 riconosciuta<\/strong><br \/>\nQuando la  mamma di Amina va a ritirare la scheda con la promozione della bambina,  le maestre le chiedono se possono aiutarla a lasciare la strada. Lei  dice che quello \u00e8 il suo lavoro e l\u00e0 vuole restare, ma \u00e8 contenta  che Amina abbia la quinta elementare, perch\u00e9 &#8220;deve andare alla medie,  in modo che da grande possa fare un altro lavoro&#8221;.<br \/>\nUn fatto che vale  una parabola: quella della pecora smarrita. Una solidariet\u00e0 inventiva,  vissuta con semplicit\u00e0, in un contesto difficile.<br \/>\nNon \u00e8 rara la  solidariet\u00e0 nel mondo d\u2019oggi. Non sar\u00e0 sempre proposta con la spontaneit\u00e0  di quelle giovani maestre, ma essa \u00e8 una costante della nostra vita,  che tendiamo stoltamente a non avvertire.<br \/>\nEcco altri due  esempi che prendo dal mio ambiente di vita, uno pi\u00f9 ordinario e uno  pi\u00f9 straordinario rispetto a quello mediano delle maestre con il motorino.<br \/>\nLa storia di ordinaria  solidariet\u00e0 fiorisce intorno a un incidente con il motorino, capitato  ultimamente a Beniamino, 23 anni, terzo dei miei figli. Va a sbattere  contro un\u2019automobile all\u2019incrocio di via Panisperna con via dei  Serpenti. E\u2019 colpa sua, ma per fortuna ha il casco in testa e all\u2019automobile  che investe provoca soltanto l\u2019ammaccatura di una portiera. Il motorino  \u00e8 assicurato. Lui se la cava con sei punti al gomito destro.<\/p>\n<p><strong>   Soccorso di  quartiere a un ragazzo caduto<\/strong><br \/>\nMa che cosa non  \u00e8 successo, intorno al Beniamino frastornato!<br \/>\nIl giornalaio  che ha visto la scena l\u2019aiuta ad alzarsi e a sedersi sul gradino di  una porta.<br \/>\nUna ragazza dell\u2019erboristeria  poco lontana gli d\u00e0 a bere una tisana di fiori di bach: &#8220;Aiuta a  riprendersi!&#8221;<br \/>\nLe ragazze dell\u2019auto  investita chiamano l\u2019ambulanza e gli prestano il telefonino per chiamare  a casa.<br \/>\nIl fruttivendolo  che ha il negozio all\u2019angolo raccoglie da terra il motorino e lo sistema  accanto alle casse della sua merce.<br \/>\nEd ora il fatto  straordinario. Ne \u00e8 protagonista una donna semplice, che si meraviglierebbe  a sapere che qualcuno l\u2019ha nominata su un giornale. Si chiama Rina,  \u00e8 casalinga, vive nella cittadina di Nerviano, nel milanese, in un  caseggiato popolare, lo stesso dei parenti della mia sposa.<br \/>\nHa avuto per anni  il marito sperduto nell\u2019Alzeimer e ha tuttora un figlio adulto che  non basta a se stesso. Nell\u2019accompagnamento del marito aveva rivelato  una genialit\u00e0 meritevole di attenzione: riempiva la casa di biglietti,  che aggiornava e adattava alle situazioni: &#8220;NON ACCENDERE IL GAS&#8221;,  &#8220;NON APRIRE QUESTA PORTA&#8221;.<br \/>\nQualche anno addietro  si ammal\u00f2 gravemente una sua sorella, che viveva sola a Vicenza e Rina  non ci pens\u00f2 due volte su come aiutarla: riemp\u00ec le valigie per i due  e per s\u00e9, part\u00ec con loro e rest\u00f2 l\u00e0 due mesi. Sepolta la sorella,  torn\u00f2 a casa con i due e le valigie. Visse quella malattia terminale  nel modo con cui altri fanno una vacanza.<\/p>\n<p><strong>   Un viaggio  di misericordia<\/strong><br \/>\nEcco tre parabole  della solidariet\u00e0, che ho raccontato al fine di segnalarne la frequenza  tra noi e per invitare il lettore a esercitarsi nella sua scoperta.  Vedere il bene richiede il cuore puro, ma l\u2019aiuta un\u2019attitudine  conoscitiva che pu\u00f2 essere migliorata nel suo funzionamento, a somiglianza  di quanto si pu\u00f2 fare per la memoria.<br \/>\nLe tre storie  appartengono al genere dei fatti non notiziabili, come si dice nel gergo  giornalistico e perci\u00f2 destinati a restare nel giro dei testimoni immediati.<br \/>\nL\u2019uscita delle  maestre alla ricerca dell\u2019alunna smarrita si scontra con il mestiere  della mamma di Amina: ma Ges\u00f9 non temeva di mettere le prostitute nelle  sue parabole.<br \/>\nIl soccorso al  ragazzo caduto verr\u00e0 giudicato banale, mentre far\u00e0 notizia che qualcuno  cada e nessuno lo aiuti. Ma se \u00e8 scandaloso che nessuno soccorra, dovr\u00e0  essere significativo che tutti soccorrano! Una tisana \u00e8 poca cosa,  ma non sfigura accanto all\u2019evangelico <em>bicchiere d\u2019acqua<\/em>.<br \/>\nInfine la storia  di Rina si scontra con lo zelo per la privacy e il pudore per le malattie  e la morte. Ma va invocato \u2013 anche nel bene \u2013 il diritto di cronaca.  Se Amina avesse subito violenza, i giornalisti avrebbero assediato la  sua casa e la scuola, narrando non solo il mestiere della mamma, ma  anche quanto prendeva a cliente. Se Rina invece di quel viaggio di misericordia,  ne avesse compiuto uno di malaffare, di certo tutte le malattie dei  suoi sarebbero state squadernate.<br \/>\nAbbozzo qualche  passaggio di questa esercitazione a conferire dignit\u00e0 di notizia ai  segni della solidariet\u00e0.<br \/>\nPrimo: avere chiaro  che la nostra cultura comunicativa quei segni li ignora.<br \/>\nSecondo: superare  la tentazione di considerarli banali.<br \/>\nTerzo: investire  nella loro indagine lo stesso impegno che mettiamo per la conoscenza  di fatti che riguardano \u2013 poniamo \u2013 il denaro.<br \/>\nQuarto: diffonderne  la conoscenza, come un dono agli amici.<br \/>\nSuggerisco di  tenere d\u2019occhio \u2013 in questa esercitazione \u2013 la similitudine con  l\u2019atteggiamento di Ges\u00f9 che si appassiona al comportamento del samaritano  soccorrevole, o del padre che riaccoglie il figlio. Emblematico \u00e8 soprattutto  l\u2019episodio della vedova che fa l\u2019offerta al tempio, nel capitolo  12 di <em>Marco<\/em>. Quante volte l\u2019abbiamo guardata quella vedova,  senza vederla.<\/p>\n<p><strong>   Ges\u00f9 che osserva  la povera vedova<\/strong><br \/>\nEgli invece la vede perch\u00e9 si impegna a vedere: <em>&#8220;Sedutosi di fronte al tesoro, osservava come la folla gettava monete nel tesoro&#8221;.<\/em> Trovo straordinario questo Ges\u00f9 che osserva i comportamenti umani, per scoprirvi i segni del Regno.<br \/>\nGuarda e non giudica banale quello che vede, perch\u00e9 rovescia il metro quantitativo della  veduta nostra, non pi\u00f9 lunga di una spanna: <em>&#8220;Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma venuta una povera vedova vi gett\u00f2 due spiccioli, cio\u00e8 un quattrino&#8221;<\/em>.<br \/>\nRealizzata la  misura segreta di quel gesto, lo comunica ai discepoli, per educarli  a scoprire la grazia che pu\u00f2 esservi in ogni atto umano: <em>&#8220;Allora, chiamati a s\u00e9 i discepoli, disse loro: &#8216;In verit\u00e0 vi dico: questa vedova ha gettato nel tesoro pi\u00f9 di tutti gli altri'&#8221;<\/em>.<br \/>\n<strong><br \/>\nLuigi Accattoli<\/strong><br \/>\nDa <em>Il Regno<\/em> 14\/2004<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questa \u00e8 la storia di Amina, che non si presenta all\u2019esame di quinta elementare e di due maestre che la vanno a cercare in motorino: una storia che dice qualcosa&#8230;<\/p>\n<div class=\"more-link-wrapper\"><a class=\"more-link\" href=\"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/collaborazione-a-riviste\/due-maestre-in-motorino-alla-ricerca-dell%e2%80%99alunna-smarrita\/\">Read More<span class=\"screen-reader-text\">Maestre in motorino alla ricerca dell\u2019alunna<\/span><\/a><\/div>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":9,"menu_order":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","template":"","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"class_list":["post-40","page","type-page","status-publish","hentry","excerpt"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/40","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=40"}],"version-history":[{"count":0,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/40\/revisions"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/9"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=40"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}