{"id":41,"date":"2006-05-11T00:09:42","date_gmt":"2006-05-10T23:09:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=41"},"modified":"2008-09-22T21:26:40","modified_gmt":"2008-09-22T20:26:40","slug":"elogio-della-leggerezza-e-di-chi-sa-combattere-ridendo","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/collaborazione-a-riviste\/elogio-della-leggerezza-e-di-chi-sa-combattere-ridendo\/","title":{"rendered":"Mi sono laureato a 61 anni"},"content":{"rendered":"<p>Mi sono laureato  a 61 anni e l\u2019ho fatto anche per stimolare i figli \u2013 qualcuno gi\u00e0  lavora \u2013 a non rimandare la \u201ctesi&#8221; a tempi migliori. Ne \u00e8 venuta  una riprova dell\u2019ambivalenza di ogni input pedagogico: \u201cD\u2019accordo  pap\u00e0, ma se tu ci hai messo tutti questi anni\u2026&#8221;. Infatti mi sono  laureato con trenta e lode in <em>Scienze umanistiche<\/em>, con una tesi  di <em>Storia del cristianesimo<\/em>, discussa al 31mo anno fuori corso.<br \/>\nC\u2019\u00e8 stata nel  finale di questa vicenda una leggerezza, qualcosa come uno scherzo su  cose serie che voglio raccontare. Io quella leggerezza la lodo molto  e la pratico poco, quasi soltanto nel privatissimo della vita di coppia  e di famiglia, ma stavolta ne ho fatto un\u2019esperienza allargata che  mi \u00e8 sembrata felice.<\/p>\n<p><strong>   Maria Grazia  Mara o della libert\u00e0 di parola<\/strong><br \/>\nAll\u2019inizio c\u2019\u00e8  la libert\u00e0 di parola di una professoressa del mio corso di laurea,  Maria Grazia Mara, che ritrovo nel 1998 alla presentazione di un mio  libro:<br \/>\n&#8211; Con chi ti sei laureato? \t&#8211; Non mi sono laureato\u2026 \t&#8211; Vergogna! \t&#8211; Avevo appena finito    gli esami quando \u00e8 nato il primo figlio e poi il secondo e il terzo\u2026 \t&#8211; Ma ora che di figli    non te ne nascono pi\u00f9, puoi fare la tesi. \t&#8211; Di tempo ne ho sempre    poco e mi fa strano solo a pensarci, dal momento che all\u2019universit\u00e0    ci vanno i miei ragazzi. \t&#8211; Io accetto questo    tuo libro come tesi. Vieni a trovarmi all\u2019istituto.    Il libro era <em> Quando il papa chiede perdono<\/em>, che quella sera Maria Grazia Mara  e Rino Fisichella avevano presentato mentre usciva in seconda edizione,  negli Oscar Mondatori.<br \/>\nNon ne feci nulla  ma le parole di Maria Grazia mi tennero compagnia a lungo, con la viva  simpatia che mi aveva dimostrato dopo tanto tempo, la stessa che ci  aveva aiutati quand\u2019eravamo io una matricola e lei una giovanissima  docente. Isa mi incoraggiava a tentare. Io avevo sempre troppe cose  per la testa. Mancava uno stimolo immediato.<br \/>\nQuesto arriva  con la \u201cricostruzione&#8221; della \u201csituazione previdenziale&#8221;. Un  impiegato dell\u2019INPGI (l\u2019istituto di previdenza dei giornalisti)  calcola che mi mancano tre anni alla \u201cmaturazione&#8221; della pensione  e domanda se ho \u201criscattato la laurea&#8221;. Dico \u201cno&#8221; e quello mi  fa, immaginando che io sia laureato: \u201cLa pu\u00f2 riscattare all\u2019INPS,  dal momento che lei ha alcuni anni di contributi presso di loro. Le  costa di meno&#8221;.<br \/>\nNon lo sapevo.  Ho controllato, era vero, mi sono laureato e ora sto facendo il \u201criscatto&#8221;.  Ma torniamo alla tesi.<br \/>\nIsa ed io ci siamo  accordati che doveva essere una sorpresa per i figli: \u201cdomani pap\u00e0  si laurea&#8221;.<br \/>\nNon \u00e8 andata  proprio cos\u00ec, perch\u00e8 l\u2019abbiamo dovuto dire due settimane prima della  discussione, per evitare che alcuni di loro non ci fossero, cadendo  essa in luglio. Ma la sorpresa c\u2019\u00e8 stata davvero. Eravamo tutti a  cena, abbiamo chiamato Beniamino e Agnese che non erano presenti, li  abbiamo messi in \u201cviva voce&#8221; e c\u2019\u00e8 stato da divertirsi alle esclamazioni  d\u2019ognuno.<br \/>\nLa riuscita della  sorpresa ha creato un clima di festa che \u00e8 dilagato nei giorni di attesa  della \u201cseduta&#8221; di laurea. Noi mandavano e-mail per scherzo ad amici  e parenti e quelli volevano venire, anche da fuori Roma. C\u2019era un  pienone in aula ed eravamo 38 la sera a cena.<br \/>\nTutto si \u00e8 svolto  come nelle vere sedute di laurea, con l\u2019unica differenza che io non  ero emozionato come gli undici ventiquattrenni con i quali aspettavo  la chiamata. O almeno non pareva.<\/p>\n<p><strong>   Mi hanno dichiarato \u201cdottore magistrale&#8221;<\/strong><br \/>\nI componenti la commissione erano tutti pi\u00f9 giovani di me. Il presidente ha detto:  \u201cLa informo che la sua media di partenza \u00e8 di 107,4&#8243;. Siamo usciti  e rientrati per sentirmi dichiarare \u201cdottore magistrale&#8221;. Mi hanno  poi spiegato che oggi tre sono le \u201cqualifiche di dottore&#8221;: <em>dottore<\/em>  (laurea triennale), <em>dottore magistrale<\/em> (laurea 3+2 e vecchia  laurea), <em>dottore di ricerca<\/em>.<br \/>\nHo imparato dell\u2019altro.  Che la mia vecchia Universit\u00e0 di Roma ora si chiama Universit\u00e0 di  Roma La Sapienza, per distinguerla dalle altre due. Che la facolt\u00e0  di lettere si \u00e8 sdoppiata e io mi sono ritrovato affiliato \u2013 stante  l\u2019appartenenza del relatore e della correlatrice \u2013 a quella che  ora si chiama <em>Facolt\u00e0 di scienze umanistiche<\/em>.<br \/>\nHo ritrovato invece  intatti \u2013 si fa per dire: non c\u2019\u00e8 muro che non sia sbreccato, cos\u00ec  una volta e cos\u00ec oggi \u2013 i vialetti, le pergole, le scalinate, le  facciate e le aule della <em>Citt\u00e0 universitaria<\/em>.<br \/>\nQuella decina  di volte che ci ho messo piede \u2013 per incontrare relatore e correlatrice,  portare le successive stesure, condurre le pratiche di segreteria, consegnare  il \u201cdischetto&#8221;: altra novit\u00e0 epocale \u2013 camminavo su un tappeto  di ricordi, ma il mio passo era leggero. Mi vedevo nei ragazzi che ripassavano  all\u2019ombra dei gelsi e nelle coppiette sulle panchine.<br \/>\nAnche il computer  della segreteria mi provocava soprassalti dolcissimi:<br \/>\n&#8211; Cognome e nome? \t&#8211; Accattoli Luigi. \t&#8211; Qui di Accattoli    abbiamo solo Agnese, che si \u00e8 laureata nel dicembre del 2001. \t&#8211; Infatti \u00e8 mia figlia    e ha fatto prima di me\u2026 \t&#8211; Vorr\u00e0 dire che    lei ci ha voluto pensare sopra!    Ho ripreso in  mano senza tuffi al cuore il libretto blu e il tesserino, dove sono  con le foto dei vent\u2019anni e senza barba: \u201cPap\u00e0 sei meglio adesso&#8221;.  Mi hanno restituito il diploma di maturit\u00e0 classica, preso al liceo-ginnasio  Giacomo Leopardi di Recanati. Il voto pi\u00f9 alto \u00e8 un \u201cnove&#8221; in  storia dell\u2019arte, mentre all\u2019universit\u00e0 quella materia sempre amatissima  frutt\u00f2 il voto pi\u00f9 basso,  venticinque: \u201cVedi pap\u00e0 che i voti  ti arrivano a caso!&#8221;<\/p>\n<p><strong>   Frugoni \u00e8  quello che mi ha segnato di pi\u00f9<\/strong><br \/>\nHo decifrato le  grandi firme nelle pagine degli esami: Sante Mazzarino (Storia romana),  Arsenio Frugoni (Storia medievale), Natalino Sapegno (Letteratura italiana),  Giulio Carlo Argan (Storia dell\u2019arte moderna), Alberto Asor Rosa (Letteratura  italiana) sono alcuni dei nomi entrati nel mio libretto e un poco nella  mia vita. Che ne facciamo dei professori che abbiamo amato e temuto  in giovent\u00f9?<br \/>\nArsenio Frugoni  \u00e8 quello che mi ha segnato di pi\u00f9. Oggi sono un lettore di Chiara,  la figlia che l\u2019ha tanto amato da ereditarne la passione per la storia  medievale. Sono contento di avere la sua firma sul libretto, seppure  accanto a un modesto \u201cventisei&#8221;, che si spiega con la data: era  il 17 maggio 1968, eravamo cio\u00e8 a met\u00e0 del \u201cmaggio francese&#8221; e  anche la nostra facolt\u00e0 era occupata. Il \u201cmovimento&#8221; presidiava  l\u2019aula e Frugoni non era il tipo di vivere con calma quell\u2019invasione  barbarica.<br \/>\nCon Asor Rosa  avevo immaginato di laurearmi allora e di Asor Rosa ho sentito racconti  da Agnese, quando faceva la portavoce dei \u201cdisobbedienti&#8221;, che contestavano  la divisione-raddoppio della facolt\u00e0 di lettere. Egli il sessantotto  lo grad\u00ec: era di stomaco buono ed \u00e8 l\u2019unico ancora sul campo.<br \/>\nMa l\u2019incontro  pi\u00f9 caro fu quello con Maria Grazia Mara, con la quale feci prima due  esami annuali di <em>Letteratura cristiana antica<\/em> e poi un altro,  biennale, di <em>Storia del cristianesimo<\/em>, la cattedra che nel frattempo  si era conquistata.<br \/>\nDi Maria Grazia  amo la giovinezza di spirito con cui continua a muoversi per convegni  ed esplorazioni storico-geografiche. A lei debbo qualcosa della mia  avventura di informatore che racconta in lingua comune i fatti cristiani.  In Giancarlo Pani e Francesca Cocchini, che sono i suoi continuatori  alla Sapienza \u2013 ai quali mi ha presentato e con i quali ho fatto la  tesi \u2013 ho trovato la stessa passione per una comunicazione rispettosa  della lingua cristiana ma libera dal dialetto dell\u2019apologetica.<\/p>\n<p><strong>   Francesco  Merlo e la Spagna domenicana<\/strong><br \/>\nQuando sono andato  a portarle a casa una copia della tesi, Maria Grazia era appena rientrata  da un viaggio in Turchia, sulle tracce del primo cristianesimo e stava  leggendo un articolo di Francesco Merlo apparso quel giorno su <em>Repubblica<\/em>  e non le pareva vero di verificare quello che le era sembrato di capire,  avendo a disposizione un giornalista che aveva lavorato a <em>Repubblica<\/em>  e che era stato collega di Merlo al <em>Corriere della Sera<\/em>. \u201cScrive  che l\u2019Italia \u00e8 francescana e la Spagna domenicana&#8221;, diceva stupita  mentre cercava sulla pagina la frase esatta: \u201cMa chi \u00e8 questo Merlo&#8221;?<br \/>\nSe ho annotato  bene, per questo scherzo che ho chiamato \u201claurea d\u2019argento&#8221; ho  pagato 7862 euro  tra arretrati, anno in corso e tassa di laurea.  Per i 31 anni fuori corso il \u201cpagamento forfettario&#8221; \u00e8 stato di  207 euro all\u2019anno.<br \/>\nMa il guadagno  \u00e8 stato maggiore. Ho letto finalmente per intero un tomo del Pastor,  quello riguardante Adriano VI, portandomelo sotto l\u2019ombrellone come  preparazione prossima alla discussione della tesi. Chiss\u00e0 se il Pastor  era mai stato al mare! Ho imparato il maiuscoletto, le parentesi quadre,  la doppia spaziature delle note. Oggi saprei spiegare a meraviglia come  l\u2019espressione giornalistica <em>Quando il papa chiede perdono<\/em> tradotta  nel linguaggio accademico sia destinata a suonare cos\u00ec: <em>Giubileo  del 2000: genesi storica di una richiesta di perdono<\/em>.<\/p>\n<p><strong>   Viva Jollien che insegna a ridere<\/strong><br \/>\nGeneralmente fare  la tesi vuol dire lacrime e sangue, mentre io l\u2019ho potuta fare come  per gioco e non \u00e8 stato un piccolo vantaggio. Me ne sono reso conto  appena potei riportare il Pastor in biblioteca e prendere in mano i  libri delle vacanze e tra essi uno intitolato <em>Elogio della debolezza<\/em>  (Qiqajon 2003), di Alexandre Jollien, un uomo vitale e gioioso, bench\u00e9  cerebroleso dalla nascita, che oggi ha trent\u2019anni e scrive che per  diventare uomo ognuno di noi \u2013 e non solo i disabili \u2013 deve \u201clottare  di fronte a tutto e contro tutto&#8221;, ma dovrebbe farlo, per quanto possibile,  con \u201cleggerezza e gioia&#8221;, perch\u00e9 \u201cil riso accoglie, riunisce,  rende pi\u00f9 forti&#8221;. Esso \u00e8 \u201cl\u2019audacia ultima&#8221; con cui \u201csalvare  le nostre vite, ridendo e combattendo&#8221;. Io forse non ho riso abbastanza  nei miei primi sessant\u2019anni e provo a rimediare con i tempi supplementari.<br \/>\n<strong><br \/>\nLuigi Accattoli<\/strong><br \/>\nDa <em>Il Regno<\/em> 16\/2005<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mi sono laureato a 61 anni e l\u2019ho fatto anche per stimolare i figli \u2013 qualcuno gi\u00e0 lavora \u2013 a non rimandare la \u201ctesi&#8221; a tempi migliori. Ne \u00e8 venuta&#8230;<\/p>\n<div class=\"more-link-wrapper\"><a class=\"more-link\" href=\"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/collaborazione-a-riviste\/elogio-della-leggerezza-e-di-chi-sa-combattere-ridendo\/\">Read More<span class=\"screen-reader-text\">Mi sono laureato a 61 anni<\/span><\/a><\/div>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":9,"menu_order":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","template":"","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"class_list":["post-41","page","type-page","status-publish","hentry","excerpt"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/41","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=41"}],"version-history":[{"count":0,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/41\/revisions"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/9"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=41"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}