{"id":4194,"date":"2010-05-02T21:41:35","date_gmt":"2010-05-02T19:41:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=4194"},"modified":"2010-05-02T21:41:35","modified_gmt":"2010-05-02T19:41:35","slug":"riccardo-palazzi-e-l%e2%80%99exultet-di-tutta-una-vita","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/cerco-fatti-di-vangelo\/8-celebrazione-ecclesiale-della-propria-morte\/riccardo-palazzi-e-l%e2%80%99exultet-di-tutta-una-vita\/","title":{"rendered":"Riccardo Palazzi e l\u2019Exultet di tutta una vita"},"content":{"rendered":"<p>Il padre Riccardo Palazzi se ne and\u00f2 il 15 dicembre 1999. Aveva tutti i guai possibili, muoveva solo la testa, ma era gioioso nella tribolazione e volle fare a quanti gli eravamo amici un ultimo dono, forse il pi\u00f9 bello: volle il canto dell\u2019<em>Exultet <\/em>alla messa di addio. Una cosa simile non l\u2019avevo mai vista. E anche i suoi confratelli carmelitani \u2013 ce n\u2019erano una quarantina a concelebrare \u2013 dicevano che da loro era senza precedenti. Avevo gi\u00e0 visto funerali con canti di speranza, senza toni di lutto. Ma l\u2019<em>Exultet, <\/em>cio\u00e8 l\u2019annuncio trionfale della Resurrezione, che viene cantato la notte di Pasqua, davanti a una bara non l\u2019avevo ancora ascoltato.<br \/>\nI padri carmelitani hanno stampato un foglietto per quella liturgia con questo avvertimento: \u201cPadre Riccardo si era sempre raccomandato perch\u00e9 il giorno del suo funerale si eseguissero canti di gioia e si suonassero le campane a festa. Egli stesso ha scelto le letture e ha chiesto che gli si cantasse l\u2019<em>Exultet<\/em> e la sequenza <em>Victimae paschali<\/em>\u201d.<br \/>\nUn altro regalo ci ha fatto Riccardo che voglio condividere con i visitatori che mi seguono in questa ricerca di fatti di Vangelo: ha lasciato nel computer due paginette di appunti per una conferenza su \u201cLa vita interiore nella vita dei santi\u201d. Le riporto per intero, tanto sono belle:<\/p>\n<p><em>Abbandonato nelle mani di Dio, con tutta la mia persona, le sue debolezze e le poche virt\u00f9. Nella costruzione del tempio, ogni mattone ha la sua importanza ed \u00e8 indispensabile; ognuno di noi \u00e8 un mattone particolare del quale il tempio non pu\u00f2 fare a meno. Sono una parte della Chiesa e per quanto dipende da me debbo essere la pi\u00f9 splendida, non importa se sia in bella vista o nascosta.<\/em><br \/>\n<em>Il senso di sopportazione. Anche Lui, Figlio di Dio, ha accettato fino in fondo una volont\u00e0 superiore.<\/em><br \/>\n<em>Le difficolt\u00e0, i dolori persistenti fanno gridare: <\/em>O Dio, vieni a salvarmi. Perch\u00e9 sei sordo alla mia preghiera?<em><\/em><br \/>\n<em>Il Signore! Non solo \u00e8 vicino, ma entra in te, prende possesso anche del tuo corpo perch\u00e9 esso, con i suoi lineamenti, con i suoi non movimenti, possa parlare di Lui agli altri. Ti fa icona, non dipinta da mano umana. Beati coloro che lo sanno riconoscere! Venite a vedere&#8230;<\/em><br \/>\n<em>Essere Porta del Grande Giubileo.<\/em><br \/>\n<em>La grande tentazione: quella che pu\u00f2 portare a ribellarsi a Dio non accettando pi\u00f9 la dura situazione e pretendendo di porre termine a tutto. Il senso di essere utile a qualcosa.<\/em><br \/>\n<em>Ricevo tante lettere da amici, consorelle e confratelli tutti chiedono preghiere e mi assicurano che pregano per me. E\u2019 la voce e la forza della Chiesa, \u00e8 la comunione dei santi che pervadono la nostra vita e non ci fanno sentire soli, ma parte, mattone, di un edificio spirituale che \u00e8 proprio la Chiesa. \u201cPrego Dio per te, e tu prega per me, perch\u00e9 possiamo essere ci\u00f2 che Dio vuole da noi\u201d.<\/em><br \/>\n<em>Ti sostengo nel tuo apostolato con le mie sofferenze; il Signore le accetti come sacrificio. Offro a lui anche tutto quello che il mio cuore desidererebbe fare, ma il mio corpo non ne vuol sapere. E allora, se siamo impediti nelle membra, abbiamo bisogno di qualcun altro che ci porti con s\u00e9. A un confratello del Brasile che chiedeva le mie preghiere, ho risposto cos\u00ec: \u201cPortami con te nei tuoi incontri con la gente\u201d. <\/em><\/p>\n<p>Il padre Riccardo avrebbe dovuto tenere quella conferenza il 18 dicembre: quel giorno abbiamo fatto il suo funerale, nella chiesa di San Martino ai Monti, a Roma e il padre provinciale dei carmelitani ha letto nell\u2019omelia gli appunti trovati nel computer. \u201cCos\u00ec \u2013 ha detto \u2013 lo aiutiamo a parlare ancora\u201d.<br \/>\nRiccardo aveva 51 anni: marchigiano, prete carmelitano, viveva a Roma. Da tre anni era paralizzato da una mielite virale che solo per un miracolo non l\u2019aveva ucciso. Assistito dalla comunit\u00e0 carmelitana di San Martino ai Monti, viveva costretto al letto e alla carrozzella, alla quale doveva essere assicurato con cinture per stare diritto. Con una cuffia e un mouse tra i denti azionava la tastiera di un computer. Cos\u00ec continuava a curare le pubblicazioni della provincia italiana dell&#8217;Ordine carmelitano.<br \/>\nDirigeva la rivista <em>Madonna del Carmine<\/em> e l\u2019ultima volta che l\u2019ho visto \u2013 domenica 5 dicembre \u2013 volle discutere con me la programmazione dell\u2019anno 2000. Mi ringrazi\u00f2 per l\u2019ultimo pezzo che gli avevo scritto, sulla Porta santa.<br \/>\nCommentando quell\u2019articolo, disse un pensiero che ritrovo negli appunti del computer: \u201c<em>I sofferenti sono una delle porte del Grande Giubileo. Lo ha detto il Papa, con la bolla di indizione, quando precisa che si pu\u00f2 acquistare l&#8217;indulgenza in ogni luogo, cio\u00e8 senza andare alla Porta Santa materiale, se si fa una visita ai fratelli che si trovino in necessit\u00e0 o difficolt\u00e0 (infermi, carcerati, anziani, handicappati, ecc.), \u201cquasi compiendo un pellegrinaggio verso Cristo presente in loro\u201d. Chi non si muove e non pu\u00f2 compiere alcun pellegrinaggio,viene cos\u00ec a costituire l\u2019occasione o la via per la quale gli altri possono andare a Cristo<\/em>\u201d.<br \/>\nIntervistando io una volta il padre Riccardo per la rivista l\u2019<em>Eco di San Gabriele<\/em>, mi ero azzardato a chiedergli: \u201cSe torni sano che fai? Che hai imparato dall&#8217;immobilit\u00e0?\u201d Questa fu la risposta: \u201c<em>Non farei tanti cambiamenti, la mia era gi\u00e0 una vita di impegni. Ma aggiungerei l\u2019attenzione alle persone: il dono di una carezza, di una parola d\u2019aiuto. Ho imparato l\u2019importanza del contatto, del tatto, della vicinanza, dell\u2019attenzione e della compassione diretta all\u2019altro<\/em>\u201d. Riccardo non muoveva neanche un dito. Gli prendevo la faccia tra le mani e sempre rideva quando gli facevo quel regalo.<br \/>\nNella sofferenza aveva come ricompreso la vocazione carmelitana e prima ancora quella cristiana: \u201c<em>Ho scoperto che oltre i voti c\u2019\u00e8 ancora un modo pi\u00f9 semplice e pi\u00f9 libero di consacrarsi a Dio aperto a tutti: \u00e8 quello indicato da Ges\u00f9 quando dice di identificarsi nel forestiero, nel malato, nel carcerato\u2026 e ho visto in chi veniva a trovarmi, in chi si sedeva accanto a me, in chi mi asciugava il sudore, in chi mi faceva una carezza, in chi mi dava un bacio, un valore immenso, quasi una consacrazione di quelle persone al \u2018voto\u2019\u00a0 di voler essere veramente cristiani. Mi sentivo di poter stare di fronte a Dio e giustificare persone che spesso si sentono prigioniere di colpe legate all\u2019inosservanza delle tante leggi che regolano la vita cristiana. Ho capito che Ges\u00f9 aveva semplificato tutto, la sua domanda finale per ciascuno di noi era molto semplice: hai amato? Allora di fronte a Dio, contro l\u2019accusatore, potevo avere una mia parola in loro favore. Potevo dire: no, questa persona \u00e8 venuta a trovarmi, mi ha dato da bere, questa persona mi ha amato. Sentivo che quel loro gesto era pi\u00f9 importante delle eventuali inosservanze della legge<\/em>\u201d.<\/p>\n<p><strong>L\u2019ultima citazione \u00e8 da un testo del padre Riccardo riportato nel volumetto AAVV, <em>L\u2019Exultet di tutta una vita. Padre Riccardo Palazzi carmelitano 1948-1999<\/em>, Roma 2000, p. 14. Alla pagina 100 di quel volumetto si legge un \u201c<em>Testo lasciato da padre Riccardo nel computer con le indicazioni per il suo funerale<\/em>\u201d che dice cos\u00ec: \u201c<em>Dopo il saluto del celebrante canto dell\u2019Exultet e incensazione del Cero Pasquale. Prima lettura Ezechiele 34, 1-16. Seconda lettura: La creazione geme in attesa della rivelazione. Sequenza: Victimae paschali. Vangelo della Domenica di Pasqua: vide e credette. Prece Eucaristica III\u201d<\/em>. La mia intervista citata nel penultimo capoverso fu pubblicata dall\u2019<em>Eco di San Gabriele<\/em> 5\/1997, pp. 8-9, con il titolo <em>Mi basta una stella<\/em> che era preso da questa risposta alla domanda \u201cSe siamo fatti per la gioia, che \u00e8 oggi la gioia per te? La trovi, la senti\u201d: \u201c<em>Certo che la sento. Basta guardare dalla finestra, basta vedere un volto, vedere il cielo. E lo vedo tutte le sere. La cometa non l\u2019ho vista perch\u00e9 era a Nord-Ovet e sarei dovuto uscire tardi per vederla, ma ogni sera guardo il cielo e vedo Giove che \u00e8 il pi\u00f9 luminoso<\/em>\u201d. Il passaggio della Grande Cometa 1997 \u2013 detta, dai nomi degli scopritori, Hale-Bopp \u2013 si ebbe il 1\u00b0 aprile 1997. Nel catalogo delle <strong>Edizioni Madonna del Carmine c\u2019\u00e8 questo volume che fu curato dal nostro: <em>La Madonna del Carmine<\/em><\/strong><em>. Teologia, storia e culto nella tradizione del Carmelo<\/em>, a cura di Telesforo Giovanni Cioli e Riccardo Palazzi, Roma 1992 (ristampa 1999). Un video dal titolo Vocazione da lui realizzato si pu\u00f2 vedere <a href=\"http:\/\/www.carmelit.org\/index.php?option=com_hwdvideoshare&amp;Itemid=51&amp;limitstart=5\">qui<\/a>.<\/strong><\/p>\n<p><strong>[Testo pubblicata dall\u2019Eco di San Gabriele 1\/2000 \u2013 aggiornato nell\u2019aprile del 2010]<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il padre Riccardo Palazzi se ne and\u00f2 il 15 dicembre 1999. 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