{"id":42,"date":"2006-05-11T00:15:38","date_gmt":"2006-05-10T23:15:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=42"},"modified":"2008-09-22T21:30:59","modified_gmt":"2008-09-22T20:30:59","slug":"compio-sessant%e2%80%99anni-con-una-certa-incoscienza","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/collaborazione-a-riviste\/compio-sessant%e2%80%99anni-con-una-certa-incoscienza\/","title":{"rendered":"Compio sessant\u2019anni con una certa incoscienza"},"content":{"rendered":"<p>Compio sessant\u2019anni e lo faccio con una certa incoscienza, forse la stessa di quando ne compivo venti. E\u2019 bella la voglia di vivere che ci accompagna in ogni et\u00e0. Non dobbiamo contristarla. E\u2019 la  risorsa d\u2019ognuno e certo viene da Dio.<br \/>\nDedico questa divagazione alla memoria di mio padre, ora che ho raggiunto la sua et\u00e0 e finalmente (a quarant\u2019anni da quando ci lasci\u00f2) mi sento di dargli del tu. Ma la dedico anche agli amici che hanno ora la mia et\u00e0.<br \/>\nUn primo movimento \u00e8 di gratitudine: in questa lunga avventura, ho conservato la fede e il gusto della vita. E s\u00ec che di bazzecole me ne sono capitate.<br \/>\nPer secondo viene l\u2019apprezzamento dell\u2019et\u00e0 in cui sto entrando, che \u00e8 la vecchiaia: come nome non \u00e8 un granch\u00e8 \u2013 l\u2019ammetto \u2013 ma come stagione della vita, al momento mi piace pi\u00f9 d\u2019ogni altra perch\u00e9 mi aiuta al distacco \u2013 che \u00e8 libert\u00e0 \u2013 e mi fa gustare un sentimento che somiglia alla serenit\u00e0, o alla pace.<br \/>\nPer terza metto una scommessa, che non so affatto come andr\u00e0 a finire: di accettare per intero la sfida del distacco, ma avendo cura che esso non abbia a intaccare la speranza, anzi le faccia uno spazio ogni giorno pi\u00f9 grande.<\/p>\n<p><strong>Proiettato in avanti come sempre<\/strong><br \/>\nEntro dunque nei territori della terza et\u00e0 ripetendo con il salmo 89 l\u2019invocazione che da tempo accompagna i miei compleanni: <em>Insegnaci a contare i nostri giorni \/ e giungeremo alla sapienza del cuore.<\/em><br \/>\n<em>    Contare i giorni <\/em>lo interpreto come <em>non sprecarli. <\/em>Gli do lo stesso senso della raccomandazione che faccio a un figlio, quando gli lascio dei soldi che non ha guadagnato: contali bene, falli durare!<br \/>\nPerch\u00e9 in verit\u00e0 i nostri giorni non sono pochi, imparassimo a viverli per intero. Capita invece che essi ci sfuggano da ogni parte e che noi li attraversiamo come in sogno.<br \/>\nChiedo allo Spirito di insegnarmi a stare attento al tempo che passa, mentre di mio sono proiettato in avanti come sempre. L\u2019agenda piena di conferenze da tenere, gli editori che chiedono libri, il rapporto di lavoro con il <em>Corriere della Sera<\/em> destinato a durare a lungo perch\u00e9 la pi\u00f9 giovane dei figli, Miriam, ha solo dieci anni.<br \/>\nQuesta \u00e8 l\u2019ordinaria amministrazione, che non occupa neanche la met\u00e0 della mia anima. Su di essa turbinano idee nuove e nuovissime, che non so se mai prenderanno corpo: una lettura familiare del Vangelo di Luca, appena avviata, alla quale invitiamo fidanzati, cugini e amici dei ragazzi, denominata &#8220;pizza e Vangelo&#8221;; una storia per bambini in cui ho molto investito e che non riesco a portare a termine; il lancio di una rete e una scuola per la raccolta \u2013 sul territorio \u2013 di &#8220;fatti di Vangelo&#8221;&#8230;<br \/>\nNon mancano i segni dell\u2019et\u00e0. Quando torno dai viaggi, chiamo a casa perch\u00e9 qualcuno dei ragazzi venga a prendermi la borsa e il computer che mi pesano sulle scale.<br \/>\nLa memoria fa i primi scherzi. Avevo pensato di rileggere <em>Le et\u00e0 della vita<\/em> di Romano Guardini e non mi veniva il nome di questo autore, che ha dato forma \u2013 con il volume <em>Il Signore<\/em> \u2013 alla mia passione per la figura di Ges\u00f9. Mi sono fatto un appunto che diceva: <em>rileggere il libretto sulle et\u00e0 del teologo tedesco di origine italiana<\/em> e subito mi \u00e8 venuto di scrivere <em>Romano Guardini<\/em>.<\/p>\n<p><strong>   Provo a staccarmi dal dizionario Battaglia<\/strong><br \/>\nSo di che si tratta: tra qualche anno, invece di un minuto il nome di Guardini impiegher\u00e0 un giorno a tornare, altri non torneranno e alcuni libri non ricorder\u00f2 d\u2019averli letti. La memoria lascia cadere qualcuno degli ingombri di cui l\u2019avevo caricata, proprio come in casa siamo costretti \u2013 ogni anno \u2013 a regalare o buttare dei libri, perch\u00e9 ne arrivano continuamente di nuovi e nelle stanze non c\u2019\u00e8 altro posto. La vita semplifica se stessa.<br \/>\nLo festeggio, questo compleanno, esercitandomi al distacco, che non \u00e8 affatto \u2013 per me e al momento \u2013 un\u2019operazione triste.<br \/>\nDicevo che la memoria provvede da sola a ridurre il carico. Ma altri pesi dovremmo dare una mano noi ad alleggerirli.<br \/>\nA una figlia che se ne \u00e8 andata da casa, ho gi\u00e0 affidato la mia piccola biblioteca di letterature straniere. Quando mi serve un libro, glielo chiedo al telefono e lei me lo porta.<br \/>\nA un\u2019altra figlia, che \u00e8 ancora con me, ho destinato i 21 volumi del Battaglia, che hanno appena finito di uscire e ai quali sono attaccatissimo. Quando li consulto \u00e8 come se lei me li prestasse e mi piace vedere che si appassiona a usarli, cos\u00ec un giorno me li legger\u00e0 al telefono, quando l\u2019avr\u00e0 portati con s\u00e9 e mi verr\u00e0 curiosit\u00e0 di una parola.<br \/>\nA un centro di documentazione sto regalando la raccolta di storie di vita, che mi riempiva la casa. Mi accorgo che non riesco a leggere una parte delle riviste cui sono abbonato e credo che quest\u2019anno ridurr\u00f2 la spesa.<br \/>\nMi sono fatto l\u2019idea che per invecchiare bene occorre esercitarsi al distacco, in modo da essere pronti quando impegnative operazioni di sganciamento ci verranno imposte dal calo delle forze.<br \/>\nSto realizzando che quello del distacco da una posizione, o dalla propriet\u00e0 di qualcosa \u00e8 un esercizio che chiede lo stesso impegno che un giorno fu necessario per l\u2019acquisto di quell\u2019oggetto, o per la conquista di quel posto.<br \/>\nPerch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec difficile l\u2019arte della vecchiaia? Forse proprio perch\u00e9 richiede l\u2019accettazione del limite e progressivi arretramenti. Ci\u00f2 non \u00e8 spontaneo.<\/p>\n<p><strong>   Il distacco libera l\u2019anima per nuove avventure   <\/strong><br \/>\nSpontanea \u00e8 la conquista degli anni che salgono, non la separazione imposta da quelli che scendono.<br \/>\nMa se uno si azzarda al distacco, io penso che gli anni che vengono dopo i sessanta possano essere avventurosi come quelli prima dei venti.<br \/>\nCapita che il passare degli anni ci attacchi sempre di pi\u00f9 a tutto ci\u00f2 che si vede e che si tocca, e questo \u00e8 pure comprensibile. Gi\u00e0 Sofocle scriveva che <em>nessuno ama tanto la vita come l\u2019uomo che sta invecchiando<\/em>: mi ritrovo in quel frammento acuminato (<em>Acrisio<\/em>, 63),<br \/>\nL\u2019attaccamento alla vita lo capisco, perch\u00e9 non mi attendo che essa mi venga tolta, ma mutata in vita eterna. Avviene per\u00f2 che il passare degli anni ci incolli ogni giorno di pi\u00f9 agli oggetti della vita: ai libri, alle case, al denaro. E questa credo sia una trappola.<br \/>\nConosco pensionati che fanno due lavori per comprare case che non sapranno a chi lasciare. <em>Ho considerato un\u2019altra vanit\u00e0 sotto il sole: uno \u00e8 solo, senza eredi, non ha un figlio, non un fratello. Eppure non smette mai di faticare, n\u00e9 il suo occhio \u00e8 sazio di ricchezza<\/em> (<em>Qo\u00e8let<\/em> 4, 7-8).<br \/>\nTra le stoltezze umane c\u2019\u00e8 il collezionismo. Una mania che raddoppia quando uno arriva alla pensione. <em>E anche questo \u00e8 vanit\u00e0<\/em>, direbbe Qo\u00e8let.<br \/>\nLa mania del collezionismo mi ha sfiorato con i volumi del Battaglia: che goduria aspettare che quei tomi color paglierino, con le scritte in oro, riempissero gli scaffali, arrivando con bella regolarit\u00e0 uno ogni tre anni! E c\u2019era un collega del <em>Corsera<\/em>, Carlo Galimberti, appassionato come me a quel meraviglioso dizionario della lingua italiana, che una volta mi disse con grande seriet\u00e0: &#8220;Pensa che sfiga, se uno muore prima che sia completato il Battaglia!&#8221;<br \/>\nHo gi\u00e0 detto il distacco simbolico che sto prendendo da quel dizionario. Mi piacerebbe trovare la forza di dar via tutto per restare, l\u2019ultimo giorno, senza pi\u00f9 nulla; come nulla avevo il primo giorno.<br \/>\nIl distacco libera l\u2019anima per nuove avventure. Ma se non parte dalle cose materiali, resta una chiacchiera.<\/p>\n<p><strong>&#8220;Finalmente serena&#8221;  diceva Hanna Arendt<\/strong><br \/>\nPlatone affermava che nella vecchiaia uno \u00e8 &#8220;finalmente libero&#8221; dalla violenza delle passioni. Mi convince di pi\u00f9 Hanna Arendt, che proprio in occasione del sessantesimo compleanno confessava a Karl Jaspers di esserne &#8220;molto contenta&#8221;, perch\u00e9 avvertiva di sentirsi &#8220;finalmente serena&#8221;, come nei compleanni che festeggiava da bambina le capitava di sentirsi &#8220;finalmente cresciuta&#8221;.<br \/>\nIn una conversazione a tavola, il vescovo Renato Corti mi parlava un anno e mezzo fa di &#8220;contentezza e tranquillit\u00e0&#8221;, come suoi sentimenti per l\u2019et\u00e0 che piega in avanti.<br \/>\nPrima matrice della serenit\u00e0 \u2013 io credo \u2013 \u00e8 l\u2019accettazione del fatto: occorre riconoscere l\u2019autunno che trapassa nell\u2019inverno, per accoglierne i doni.<br \/>\nSe impari a riconoscerla mentre si avvicina, la vecchiaia non ti coglier\u00e0 all\u2019improvviso, com\u2019\u00e8 suo costume.<br \/>\nConosco una coetanea che chiama ancora &#8220;bimbe&#8221; le figlie che hanno trent\u2019anni e qualcosa.<br \/>\nI miei cinque figli mi sono ingegnato a chiamarli ragazzi prima che finissero le elementari e a considerarli miei dirimpettai alla maggiore et\u00e0. Questo non vuol dire che io non debba combattere con me stesso, pi\u00f9 volte al giorno, per non pretendere di &#8220;decidere tutto&#8221;, come dicono in coro.<br \/>\nFrequento coetanei che si tingono i capelli da quando avevano meno di quarant\u2019anni e li hanno ancora nerissimi.  I miei sono diventati bianchi prestissimo. Credo di non aver avvertito la tentazione di combattere con il tempo che passava. Mi veniva spontaneo accettarlo. Ora chiedo \u2013 come preghiera per questo compleanno maiuscolo \u2013 di vincere l\u2019invidia della giovinezza, che si dice rispunti alla mia et\u00e0 e di vedere infine oltre l\u2019inganno delle apparenze.<br \/>\n<strong> <\/strong><br \/>\n<strong>   Sono pieno di attese  come a vent\u2019anni<\/strong><br \/>\nCon l\u2019et\u00e0 le apparenze retrocedono. Si vede di meno e si impara a guardare dietro la facciata. Mi adopero a ridimensionare il visibile nei confronti dell\u2019invisibile, abituandomi a pensare che quello che vedo e so \u00e8 un nulla rispetto a quanto ignoro. Che l\u2019aldiqu\u00e0 \u00e8 solo un simbolo dell\u2019aldil\u00e0.<br \/>\nAnche con i figli faccio questo esercizio, compiacendomi ogni giorno di scoprire che \u2013 lontano da me \u2013 imparano cose che io non sapr\u00f2 mai.<br \/>\nA sessant\u2019anni, sono pieno di attese come a venti. Felice di avvertire che ora la mia vita pende decisamente verso il mistero, che \u00e8 a fondamento del tutto. Lo aspetto e mi addestro a riconoscerlo.<br \/>\n<strong><br \/>\nLuigi Accattoli<\/strong><br \/>\nDa <em>Il Regno<\/em> 20\/2003<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Compio sessant\u2019anni e lo faccio con una certa incoscienza, forse la stessa di quando ne compivo venti. E\u2019 bella la voglia di vivere che ci accompagna in ogni et\u00e0. 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