{"id":430,"date":"2007-06-13T13:51:42","date_gmt":"2007-06-13T12:51:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=430"},"modified":"2010-11-21T21:20:07","modified_gmt":"2010-11-21T21:20:07","slug":"quando-il-papa-chiede-perdono","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/conferenze-e-dibattiti-2\/quando-il-papa-chiede-perdono\/","title":{"rendered":"Quando il papa chiede perdono"},"content":{"rendered":"<p><strong>La  &#8220;purificazione della memoria&#8221; da Giovanni Paolo  II a Benedetto XVI<\/strong><br \/>\n<strong> <\/strong><br \/>\n<strong>Conferenza di Luigi  Accattoli ai <em>Mercoled\u00ec della Cattolica<\/em><\/strong><br \/>\n<strong>6 giugno 2007<\/strong><\/p>\n<p>Gli atti di &#8220;purificazione  della memoria&#8221; compiuti da Giovanni Paolo II e culminati nella &#8220;Giornata  del perdono&#8221; del 12 marzo 2000 costituiscono l\u2019eredit\u00e0 forse pi\u00f9  originale e impegnativa del suo lungo pontificato. Nei confronti di  tale lascito Benedetto XVI si pone come prudente custode e interprete.  La sua intenzione di continuit\u00e0 e il vaglio critico con cui le d\u00e0  attuazione possono essere assunti come cifra dell\u2019intera successione  pontificale di cui siamo spettatori fino a oggi &#8211; una successione  quantomai impegnativa per la soggettivit\u00e0 del successore, stante la  sua lunga e centrale presenza nel pontificato del predecessore. Presenza  che fu decisiva anche e proprio nella preparazione e nello svolgimento  dell\u2019atto giubilare compiuto dal papa polacco nella prima domenica  di Quaresima del Grande Giubileo.<br \/>\n<em>&#8220;Confessione delle  colpe e richiesta di perdono&#8221;<\/em> era intitolata la speciale liturgia  che si celebr\u00f2 quel giorno. Sette rappresentanti della Curia romana  leggevano altrettanti &#8220;invitatori&#8221;, ai quali rispondeva il Papa  con sette &#8220;orazioni&#8221;, riguardanti i &#8220;peccati in generale&#8221;, le  &#8220;colpe nel servizio della verit\u00e0&#8221;, i &#8220;peccati che hanno compromesso  l\u2019unit\u00e0 del Corpo di Cristo&#8221;, le &#8220;colpe nei confronti di Israele&#8221;,  le &#8220;colpe commesse con comportamenti contro l\u2019amore, la pace, i  diritti dei popoli, il rispetto delle culture e delle religioni&#8221;,  i &#8220;peccati che hanno ferito la dignit\u00e0 della donna e l\u2019unit\u00e0 del  genere umano&#8221;, i &#8220;peccati nel campo dei diritti fondamentali della  persona&#8221;.<br \/>\nEcco la seconda confessione  di peccato, riguardante &#8220;le colpe nel servizio della verit\u00e0&#8221;, che  fu letta dal cardinale Ratzinger, prefetto dell\u2019ex Sant\u2019Uffizio  (cio\u00e8 dell\u2019organo della Santa Sede responsabile di quel &#8220;servizio&#8221;): <em> &#8220;Preghiamo perch\u00e9 ciascuno di noi, riconoscendo che anche uomini  di Chiesa, in nome della fede e della morale, hanno talora fatto ricorso  a metodi non evangelici nel pur doveroso impegno di difesa della verit\u00e0,  sappia imitare il Signore Ges\u00f9, mite e umile di cuore&#8221;.<\/em><br \/>\nEd ecco la quarta delle  sette &#8220;confessioni&#8221; di peccato, riguardante la persecuzione  degli ebrei: <em>&#8220;Dio dei nostri padri, tu hai scelto Abramo e la  sua discendenza perch\u00e9 il tuo nome fosse portato alle genti; noi siamo  profondamente addolorati per il comportamento di quanti nel corso della  storia hanno fatto soffrire questi tuoi figli e, chiedendo perdono a  Dio, vogliamo impegnarci in un&#8217;autentica fraternit\u00e0 con il popolo dell&#8217;alleanza&#8221;.<\/em> Quella richiesta di perdono a Dio e agli ebrei il Papa due settimane  pi\u00f9 tardi la porter\u00e0 a Gerusalemme e la porr\u00e0 &#8211; riprodotta su un  foglietto &#8211; tra le fessure del Muro del Pianto.<br \/>\nA conclusione di quella  liturgia penitenziale, Giovanni Paolo pronunci\u00f2 cinque &#8220;mai pi\u00f9&#8221;  che suonano come una delle utopie evangeliche pi\u00f9 forti che siano state  affermate nella nostra epoca disincantata: <em>&#8220;Mai pi\u00f9 contraddizioni  alla carit\u00e0 nel servizio della verit\u00e0, mai  pi\u00f9 gesti contro la comunione della Chiesa, mai pi\u00f9 offese verso qualsiasi  popolo, mai pi\u00f9 ricorsi alla violenza, mai pi\u00f9 discriminazioni, esclusioni,  oppressioni, disprezzo dei poveri e degli ultimi&#8221;.<\/em><br \/>\nNella &#8220;Giornata del  perdono&#8221; culmina un\u2019opera di &#8220;purificazione della memoria&#8221; che  percorre l\u2019intero Pontificato wojtyliano. Dal riesame del caso Galileo  (impostata nel novembre del 1969) all\u2019ultimo pronunciamento autocritico,  riguardante i tribunali dell\u2019Inquisizione (arrivato il 15 giugno 2004,  con la lettera di accompagnamento della pubblicazione degli atti del  simposio storico sull\u2019Inquisizione dell\u2019ottobre del 1998) sono oltre  un centinaio le circostanze in cui Giovanni Paolo ha riconosciuto &#8220;errori&#8221;  e &#8220;colpe&#8221; del passato e del presente, o ha invitato i cattolici  ad applicarsi a questo &#8220;esame&#8221;.<br \/>\nCon tale impresa egli  completa &#8211; per un aspetto importante: quello della rivisitazione della  storia della Chiesa alla luce delle nuove acquisizioni &#8211; l\u2019opera  conciliare e fa compiere alla comunit\u00e0 cattolica un passo avanti forse  decisivo per il suo pieno inserimento nel movimento ecumenico. Ma fonda  anche una nuova apologetica, modifica l\u2019immagine del Papato &#8211; ritenuto  incapace di autocritica &#8211; e corregge la collocazione della Chiesa  cattolica nel panorama culturale contemporaneo.<br \/>\nPrima di lui solo due  Papi avevano riconosciuto occasionalmente specifiche colpe storiche  della Chiesa cattolica e se ne erano assunta la responsabilit\u00e0: essi  sono Paolo VI (1963-1978) e Adriano VI (1522-1523). Paolo VI l\u2019aveva  fatto in Concilio, il 29 settembre 1963, con riferimento alla &#8220;separazione&#8221;  tra le Chiese. Adriano VI aveva riconosciuto &#8211; con riferimento alla  &#8220;protesta&#8221; di Lutero &#8211; che &#8220;cose abominevolissime&#8221; erano avvenute  nella Corte papale. Ma nessun Papa aveva mai chiamato l\u2019intera comunit\u00e0  cattolica a un esame e a un pentimento per l\u2019insieme delle sue colpe  storiche.<br \/>\nEra necessario il Concilio  Vaticano II e la sua dottrina della Chiesa, ricondotta alle fonti bibliche,  per rendere possibile la pedagogia del perdono attuata da Giovanni Paolo  II. Cos\u00ec afferma il documento forse pi\u00f9 importante del Vaticano II: <em> &#8220;La Chiesa, che comprende nel suo seno i peccatori, santa e insieme  sempre bisognosa di purificazione, mai tralascia la penitenza e il suo  rinnovamento&#8221;<\/em> (<em>Lumen Gentium<\/em>, 1964).<\/p>\n<p>Ecco una rapida antologia  dei &#8220;mea culpa&#8221; wojtyliani, elencati secondo l\u2019anno in cui furono  pronunciati. Essa richiama una ventina di pronunciamenti su un totale  di pi\u00f9 di cento.<\/p>\n<p><strong>1979<\/strong>. Apre la  serie il pronunciamento sul &#8220;caso Galileo&#8221;, che risale al 10 novembre  del 1979: a quella data, egli \u00e8 Papa da appena un anno. Della condanna  di Galileo all\u2019abiura si era gi\u00e0 occupato il Concilio Vaticano II,  che ne aveva fatto ammenda &#8211; senza citare lo scienziato &#8211; al paragrafo  36 della <em>Gaudium et Spes <\/em>(1965): <em>\u00abA ulteriore sviluppo  di quella presa di posizione del Concilio, io auspico che teologi, scienziati  e storici, animati da uno spirito di sincera collaborazione, approfondiscano  l\u2019esame del caso Galileo e, nel leale riconoscimento dei torti, da  qualunque parte provengano, rimuovano le diffidenze che quel caso tuttora  frappone, nella mente di molti, alla fruttuosa concordia tra scienza  e fede, tra Chiesa e mondo\u00bb<\/em>. Quel riconoscimento sar\u00e0 formulato  dalla \u00abCommissione pontificia per lo studio della controversia tolemaico-copernicana  del XVI e del XVII secolo\u00bb, coordinata dal cardinale Paul Poupard,  il 31 ottobre 1992<em>.<\/em> &#8211; In analogia al &#8220;riesame&#8221; del caso  Galileo si pu\u00f2 citare il &#8220;riesame&#8221; del caso Rosmini, condotto personalmente  dal cardinale Ratzinger e culminato in una &#8220;nota&#8221; del 2001 &#8220;sul  valore dei decreti dottrinali concernenti il pensiero e le opere del  rev.do sac. Antonio Rosmini Serbati&#8221; che cos\u00ec conclude: &#8220;Il senso  delle proposizioni cos\u00ec inteso e condannato non appartiene in realt\u00e0  all\u2019autentica posizione di Rosmini&#8221;. Il 7 marzo 2000, durante la  presentazione del documento <em>Memoria e riconciliazione. La Chiesa  e le colpe del passato<\/em> &#8211; ne dovremo riparlare &#8211; Ratzinger aveva  citato <em>Le cinque piaghe della Santa Chiesa<\/em> di Rosmini &#8211; che  il Sant\u2019Uffizio sotto Pio XI aveva messo all\u2019indice &#8211; come un  positivo &#8220;rimprovero profetico&#8221; rivolto alla comunit\u00e0 dei credenti.<\/p>\n<p><strong>1980<\/strong>. Il 17 novembre  a Magonza incontra gli evangelici tedeschi e li invita a un riconoscimento  comune delle responsabilit\u00e0 che portarono alla divisione: <em>&#8220;Non  vogliamo giudicarci l\u2019un l\u2019altro, vogliamo piuttosto riconoscere  insieme la nostra colpa&#8221;<\/em>. Un\u2019analoga esortazione rivolger\u00e0  alle Chiese ortodosse il 5 giugno 1991da Bialystok (Polonia), durante  un incontro nella cattedrale ortodossa: <em>\u00abOvunque \u00e8 esistito il  torto, indipendentemente da quale sia la parte, esso va superato mediante  il riconoscimento della propria colpa davanti al Signore e mediante  il perdono\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><strong>1983<\/strong>. Il 10 settembre  affronta a Vienna la questione delle guerre che costellano la storia  d\u2019Europa: <em>\u00abDobbiamo confessare e chiedere perdono per le colpe  di cui noi cristiani ci siamo macchiati, in pensieri, parole e opere  e attraverso l\u2019inerme indifferenza di fronte all\u2019ingiustizia\u00bb.<\/em> Ritroveremo questo tema sei anni pi\u00f9 tardi, nella <em>Lettera apostolica  per il 50mo anniversario dello scoppio della seconda guerra mondiale<\/em> (26 agosto 1989), il cui tono drammatico gi\u00e0 ci dice quanta strada  Giovanni Paolo II abbia compiuto &#8211; in poco tempo &#8211; su una materia tanto  delicata: <em>\u00abLe mostruosit\u00e0 di quella guerra si manifestarono nel  continente che pi\u00f9 a lungo \u00e8 rimasto nel raggio del Vangelo e della  Chiesa. Veramente \u00e8 difficile continuare il cammino avendo dietro di  noi questo terribile calvario degli uomini e delle nazioni!\u00bb<\/em><\/p>\n<p><strong>1985<\/strong>. A Yaound\u00e8  (Cameroun), parlando agli intellettuali, il 13 agosto dice parole impegnative  sulla tratta dei neri: <em>\u00abNel corso della storia uomini appartenenti  a nazioni cristiane purtroppo non sempre si sono comportati cos\u00ec <\/em> (cio\u00e8 &#8220;secondo il Vangelo&#8221;, ndr) <em>e noi ne chiediamo perdono  ai nostri fratelli africani che tanto hanno sofferto, per esempio per  la tratta degli schiavi\u00bb<\/em>. Sul tema della tratta le parole pi\u00f9  forti le dir\u00e0 visitando la \u00abcasa degli schiavi\u00bb, nell\u2019isola di  Gor\u00e8e (Senegal), il 22 febbraio del 1992: <em>\u00abDa questo santuario  africano del dolore nero imploriamo il perdono del Cielo\u00bb<\/em>.<\/p>\n<p><strong>1986<\/strong>. Il 13 aprile  visita la Sinagoga di Roma e deplora le \u00abpersecuzioni\u00bb dirette \u00abcontro  gli ebrei in ogni tempo da chiunque; ripeto: da chiunque!\u00bb Qui il riferimento  \u00e8 ai Papi suoi predecessori. &#8211; Per l\u2019accompagnamento ratzingeriano  del riesame papale della questione ebraica si pu\u00f2 citare la premessa  al volume <em>La Chiesa, Israele e le religioni del mondo<\/em> (1998,  traduzione italiana San Paolo 2000, citazione a p. 5) dov\u2019\u00e8 affermata  &#8220;la consapevolezza di una colpa, a lungo rimossa, che grava sulla  coscienza dei cristiani dopo i terribili eventi dei dodici funesti anni  dal 1933 al 1945&#8221;. &#8220;Hitler pot\u00e8 perpetrare l\u2019Olocausto perch\u00e9  non ci fu una sufficiente sensibilit\u00e0 dei cristiani verso gli ebrei&#8221;,  dir\u00e0 Ratzinger in un\u2019intervista al <em>Tg2<\/em> il 15 marzo 1999 in  vista della pubblicazione del documento <em>We remember<\/em>.<\/p>\n<p><strong>1987<\/strong>. Incontrando  a Phoenix &#8211; negli Usa &#8211; gli amerindi, il 14 settembre, cos\u00ec parla  del maltrattamento che subirono da parte dei colonizzatori: <em>&#8220;E\u2019  doveroso riconoscere l&#8217;oppressione culturale, le ingiustizie, la distruzione  della vostra vita e delle vostre societ\u00e0 tradizionali. Purtroppo non  tutti i membri della Chiesa tennero fede alle loro responsabilit\u00e0 di  cristiani&#8221;.<\/em> Lo stesso linguaggio aveva usato nel 1984 in Canada  e nel 1986 in Australia, negli incontri con gli autoctoni, come fosse  sua preoccupazione sgombrare il terreno dalle offese della storia, prima  di parlare a quei popoli sofferenti.<\/p>\n<p><strong>1988<\/strong>. L\u201911 ottobre  a Strasburgo, davanti al Parlamento europeo, riconosce la tendenza della  Chiesa medievale a imporre la fede attraverso l\u2019ordinamento statale: <em> \u00abLa cristianit\u00e0 latina medievale &#8211; per non menzionare altro &#8211; non  \u00e8 mai sfuggita alla tentazione integralista di escludere dalla comunit\u00e0  temporale coloro che non professavano la vera fede\u00bb<\/em>.<\/p>\n<p><strong>1992<\/strong>. Il 21 ottobre  presenta come un \u00abatto di espiazione\u00bb per le colpe dei colonizzatori  la visita che ha appena compiuto a Santo Domingo, a mezzo millennio  dall\u2019inizio dell\u2019Evangelizzazione delle Americhe: <em>\u00abMediante  il pellegrinaggio al luogo dove inizi\u00f2 l\u2019evangelizzazione &#8211; pellegrinaggio  che ha avuto il carattere di ringraziamento &#8211; abbiamo voluto, al tempo  stesso, compiere un atto di espiazione davanti all\u2019infinita santit\u00e0  di Dio per tutto ci\u00f2 che, in questo slancio verso il continente americano,  \u00e8 stato segnato dal peccato, dall\u2019ingiustizia e dalla violenza\u00bb<\/em>.<\/p>\n<p><strong>1994<\/strong>. Il 15 maggio  parla cos\u00ec del massacro tribale in Rwanda, che infuria in quelle settimane: <em> \u00abSi tratta di un vero e proprio genocidio, di cui purtroppo sono responsabili  anche dei cattolici\u00bb<\/em>. Con questo testo si direbbe che abbia inteso  rispondere a coloro che l\u2019accusavano di riconoscere solo colpe lontane  nel tempo.<\/p>\n<p><strong>1995<\/strong>. A Olomouc,  nella Repubblica Ceca, il 21 maggio pronuncia una delle &#8220;confessioni&#8221;  pi\u00f9 solenni: <em>\u00abOggi io, Papa della Chiesa di Roma, a nome di tutti  i cattolici, chiedo perdono dei torti inflitti ai non cattolici nel  corso della storia tribolata di queste genti; e al tempo stesso assicuro  il perdono della Chiesa cattolica per quello che di male hanno patito  i suoi figli\u00bb<\/em>. Nel corso del 1995 &#8211; anno internazionale della donna  &#8211; tante volte parla della condizione femminile, esprimendo anche \u00abrammarico\u00bb  per il comportamento ecclesiastico in materia: <em>\u00abFaccio appello a  tutti gli uomini della Chiesa, affinch\u00e9 si sottopongano, ove necessario,  a un cambiamento del loro cuore, e facciano propria, come richiede la  loro fede, una visione positiva delle donne\u00bb<\/em> (Messaggio alla delegazione  vaticana alla conferenza di Pechino sulla donna, 29 agosto).<\/p>\n<p><strong>1997<\/strong>. Queste parole  sulla \u00abNotte di San Bartolomeo\u00bb (strage degli Ugonotti protestanti  da parte dei cattolici avvenuta nella notte tra il 23 e il 24 agosto  a Parigi, nel 1572) le pronuncia nella notte e nella citt\u00e0 del massacro: <em> \u00abAlla vigilia del 24 agosto non possiamo dimenticare il doloroso massacro  di San Bartolomeo, dalle motivazioni molto oscure nella storia politica  e religiosa della Francia. Dei cristiani hanno compiuto atti che il  Vangelo condanna\u00bb<\/em>.<\/p>\n<p><strong>2000<\/strong>. Il 17 febbraio,  nel 400\u00b0 anniversario del &#8220;rogo&#8221; di Giordano Bruno, esprime &#8211;  con lettera del cardinale Sodano a un convegno sul filosofo di Nola  &#8211; &#8220;profondo rammarico&#8221; per quel &#8220;triste episodio della storia  cristiana&#8221;. Parole analoghe aveva pronunciato per Jan Hus (condannato  al rogo dal Concilio di Costanza nel 1415) il 21 aprile del 1990 e il  17 dicembre 1999; come anche per i 24 &#8220;martiri evangelici di Presov&#8221;  (messi a morte dai cattolici nel 1687), il 2 luglio del 1995, durante  la visita in Slovacchia. &#8211; Il cardinale Ratzinger aveva accompagnato  la riflessione papale sul rogo degli eretici, come appare da questa  dichiarazione su Giordano Bruno che improvvisa davanti ai giornalisti  il 24 settembre 1977: &#8220;Sono convinto che dobbiamo sempre essere coscienti  della tentazione della Chiesa, in quanto istituzione, di trasformarsi  in uno stato che perseguita i suoi nemici. Chiediamo al Signore perdono  per questi fatti del passato e perch\u00e9 non ricadiamo pi\u00f9 in questi  errori&#8221;.<\/p>\n<p><strong>2001<\/strong>. Il 4 maggio,  ad Atene, chiede perdono per il saccheggio di Costantinopoli, attuato  dai partecipanti alla &#8220;quarta crociata&#8221; (1204), che avevano costretto  all\u2019esilio il Patriarca ortodosso e l\u2019avevano sostituito con un  Patriarca &#8220;latino&#8221;. Con il suo gesto di umilt\u00e0, il Papa ottenne  che i membri del Sinodo della Chiesa ortodossa greca recitassero con  lui &#8211; a conclusione di quella giornata &#8211; il &#8220;Padre nostro&#8221;,  bench\u00e9 il protocollo della visita &#8211; concordato alla vigilia &#8211; avesse  escluso, su richiesta degli ortodossi, ogni atto di culto in comune,  non essendo ancora le due Chiese in &#8220;piena comunione&#8221;.  &#8211;  In merito alle crociate si pu\u00f2 citare un\u2019affermazione del cardinale  Ratzinger contenuta in un testo su Francesco d\u2019Assisi, il quale dapprima  sogn\u00f2 di farsi crociato (era il tempo in cui si andava preparando proprio  la &#8220;quarta crociata&#8221; del mea culpa wojtyliano) ma poi &#8211; ci dice  il cardinale &#8211; quand\u2019ebbe &#8220;conosciuto veramente Cristo cap\u00ec che  anche le crociate non erano la via giusta per difendere i diritti dei  cristiani in Terra Santa, bens\u00ec bisognava prendere alla lettera il  messaggio dell\u2019imitazione del crocifisso&#8221; (<em>Trentagiorni<\/em> 3\/2002).<\/p>\n<p><strong>2003<\/strong>. Il 22 giugno  a Banja Luka, in Bosnia, riconosce la corresponsabilit\u00e0 dei cattolici  nei delitti degli Ustascia croati durante la seconda guerra mondiale  e negli orrori della guerra di Bosnia (1992-1995).<\/p>\n<p>Con questi singoli mea  culpa Giovanni Paolo rende esplicito quanto il Concilio aveva affermato  implicitamente (Galileo), recapita ai destinatari il messaggio che i  padri conciliari avevano consegnato ai documenti (ebrei,  comunit\u00e0  ortodosse ed evangeliche), applica a materie nuove (tribunali e roghi  dell\u2019Inquisizione, integralismo, indios, guerre e stragi, tratta dei  neri, donne) quanto gi\u00e0 era stato affermato in generale e in linea  di principio. Ma totalmente nuova \u00e8 l\u2019autocritica millenaria e giubilare  che promuove a partire dal 1994 e che denomina <em>Esame di fine millennio.<\/em><br \/>\nQuell\u2019esame viene annunciato  con la lettera apostolica <em>Tertio millennio adveniente<\/em> (1994),  ma era stato gi\u00e0 proposto e discusso in un Concistoro straordinario  (riunione di tutti i cardinali) della primavera di quell\u2019anno. Il  primo abbozzo dell\u2019esame \u00e8 in un \u00abpromemoria\u00bb di 23 pagine, che  il Papa aveva fatto inviare ai cardinali in vista del Concistoro, <em> &#8220;Riflessioni sul grande giubileo dell\u2019anno Duemila&#8221;<\/em>: <em>\u00abMentre  volge al termine il secondo millennio del cristianesimo, la Chiesa deve  rendersi consapevole con ravvivata lucidit\u00e0 di quanto i suoi fedeli  si siano dimostrati, lungo l\u2019arco della storia, infedeli peccando  nei confronti di Cristo e del suo Vangelo\u00bb<\/em>.<br \/>\nMolti cardinali esprimono  riserve e il pi\u00f9 contrario risulta l\u2019italiano Giacomo Biffi, arcivescovo  di Bologna, che dedicher\u00e0 alla questione buona parte di una sua lettera  pastorale (<em>Christus hodie<\/em>, EDB, Bologna 1995), intitolata <em> L\u2019autocritica ecclesiale<\/em>: <em>\u00abE\u2019 un tema di notevole rilievo  e anche di notevole delicatezza, che pu\u00f2 diventare fonte di ambiguit\u00e0  e perfino di malessere spirituale specialmente tra i fedeli pi\u00f9 semplici\u00bb.<\/em><br \/>\nUna risposta pubblica  alle obiezioni dei cardinali il Papa la d\u00e0 con la <em>Tertio millennio  adveniente<\/em> (1994): <em>\u00abE\u2019 giusto che, mentre il secondo millennio  del cristianesimo volge al termine, la Chiesa si faccia carico con pi\u00f9  viva consapevolezza del peccato dei suoi figli nel ricordo di tutte  quelle circostanze in cui, nell\u2019arco della storia, essi si sono allontanati  dallo spirito di Cristo e del suo Vangelo\u00bb.<\/em><br \/>\nL\u2019esame di fine millennio  viene affidato alla pi\u00f9 importante e pi\u00f9 numerosa tra le otto commissioni  coordinate dal Comitato per il Grande Giubileo: la commissione \u00abteologico-storica\u00bb,  presieduta dal domenicano George Cottier, teologo della Casa pontificia,  che convoca due colloqui internazionali: uno sulle Radici dell\u2019antigiudaismo  in ambiente cristiano, che si tiene tra il 30 ottobre e il 1\u00b0 novembre  del 1997 e un altro sull\u2019Inquisizione, che si tiene l\u2019anno seguente,  dal 29 al 31 ottobre.<br \/>\nAltro atto preparatorio  al &#8220;mea culpa&#8221; giubilare \u00e8 il documento della Commissione teologica  internazionale, <em>La Chiesa e le colpe del passato<\/em>, che fornisce  l\u2019inquadramento dottrinale alla Giornata del perdono. Esso viene presentato  alla stampa il 7 marzo 2000 dal cardinale Joseph Ratzinger, che copre  con la sua autorit\u00e0 dottrinale l\u2019iniziativa papale e detta tre &#8220;criteri&#8221;  da seguire nella &#8220;confessione dei peccati del passato e di oggi&#8221;:  &#8220;<em>Il primo: la Chiesa del presente non pu\u00f2 costituirsi come un  tribunale che sentenzia sulle generazioni passate (\u2026) La confessione  del peccato degli altri non esime dal riconoscere i peccati del presente.  Secondo: confessare significa \u00abfare la verit\u00e0\u00bb, perci\u00f2 implica soprattutto  la disciplina e l&#8217;umilt\u00e0 della verit\u00e0, non negare in nessun modo tutto  il male commesso nella Chiesa, ma anche non attribuirsi in una falsa  umilt\u00e0 peccati, o non commessi, o riguardo ai quali una certezza storica  ancora non esiste. Terzo: una \u00abconfessio peccati\u00bb cristiana, sar\u00e0  sempre accompagnata da una \u00abconfessio laudis\u00bb<\/em>&#8221; per il bene che  la Chiesa ha sempre avuto la possibilit\u00e0 di compiere nella storia.<br \/>\nPossiamo affermare, in  conclusione, che Giovanni Paolo sia riuscito &#8211; agendo con grande tenacia  e resistendo al dissenso interno alla sua Chiesa &#8211; a far divenire  patrimonio comune del linguaggio cristiano al cambio del millennio la  &#8220;confessione dei peccati&#8221;, che la tradizione affidava al singolo  e che pochi prima di lui avevano osato esprimere a nome delle rispettive  comunit\u00e0. Il suo lascito viene accolto dal successore Benedetto XVI  che appena eletto, nel &#8220;messaggio&#8221; in latino dalla cappella Sistina  letto il 20 aprile davanti ai cardinali elettori, si impegna a continuare  nell\u2019opera di &#8220;purificazione della memoria&#8221; condotta dal predecessore.<br \/>\nDovrei ora esporre le  affermazioni con cui papa Benedetto ha dato seguito a quell\u2019impegno  e si tratterebbe di prendere in esame una decina di testi. Mi limito  ai quattro principali: uno mirato alla vita interna alla Chiesa (il  clero polacco che collabor\u00f2 con il regime comunista), uno riguardante  il rapporto con l\u2019Islam, uno sulle &#8220;guerre di religione&#8221; e l\u2019ultimo  sul maltrattamento degli indios nell\u2019opera di evangelizzazione dell\u2019America  Latina.<br \/>\nParlando il 25 maggio  2006 nella cattedrale di Varsavia con riferimento allo scandalo dei  preti che avevano collaborato con i servizi segreti del regime comunista,  papa Benedetto applica a quella &#8220;colpa&#8221; i tre criteri per una corretta  confessione dei peccati da lui stesso enunciati da cardinale (vedi sopra,  paragrafo &#8220;Altro atto\u2026&#8221;):  \u00ab<em>Occorre imparare a vivere  con sincerit\u00e0 la penitenza cristiana. Conviene tuttavia guardarsi dalla  pretesa di impancarsi con arroganza a giudici delle generazioni precedenti,  vissute in altri tempi e in altre circostanze. Occorre umile sincerit\u00e0  per non negare i peccati del passato, e tuttavia non indulgere a facili  accuse in assenza di prove reali o ignorando  le differenti precomprensioni di allora. Chiedendo perdono del male  commesso nel passato dobbiamo anche ricordare il bene compiuto con l\u2019aiuto  della grazia divina che, pur depositata in vasi di creta, ha portato  spesso frutti eccellenti<\/em>\u00bb.<br \/>\nDel conflitto con l\u2019islam  cos\u00ec parla il 20 agosto 2005 a Colonia, ricevendo i rappresentanti  delle locali comunit\u00e0 musulmane: \u00ab<em>Quante pagine di storia registrano  le battaglie e le guerre affrontate invocando, da una parte e dall\u2019altra,  il nome di Dio, quasi che combattere  il nemico e uccidere l&#8217;avversario potesse essere cosa a lui gradita!  Il ricordo di questi tristi eventi dovrebbe riempirci di vergogna, ben  sapendo quali atrocit\u00e0 siano state commesse nel nome della religione.  Le lezioni del passato devono servirci a evitare di ripetere gli stessi  errori<\/em>\u00bb.<br \/>\nParlando al corpo diplomatico  il 9 gennaio 2006, Benedetto accenna con poche ma impegnative parole  alle &#8220;guerre di religione&#8221; e a ogni altro uso della forza come via  per affermare la verit\u00e0 che invece &#8220;pu\u00f2 essere raggiunta solo nella  libert\u00e0&#8221;: <em>&#8220;Per quanto riguarda specificamente la Chiesa Cattolica,  in quanto anche da parte di suoi membri e di sue istituzioni sono stati  compiuti gravi errori in passato, essa li condanna, e non ha esitato  a chiedere perdono. Lo esige l\u2019impegno per la verit\u00e0<\/em>&#8220;.<br \/>\nSul maltrattamento degli  indios va citata questa riflessione svolta all\u2019udienza generale del  23 maggio 2007, all\u2019indomani del viaggio in Brasile: &#8220;I<em>l ricordo  di un passato glorioso non pu\u00f2 ignorare le ombre che accompagnarono  l\u2019opera di evangelizzazione del continente latinoamericano: non \u00e8  possibile infatti dimenticare le sofferenze e le ingiustizie inflitte  dai colonizzatori alle popolazioni indigene, spesso calpestate nei loro  diritti umani fondamentali. Ma la doverosa menzione di tali crimini  ingiustificabili &#8211; crimini peraltro gi\u00e0 allora condannati da missionari  come Bartolomeo de Las Casas e da teologi come Francesco da Vitoria  dell\u2019Universit\u00e0 di Salamanca &#8211; non deve impedire di prender atto  con gratitudine dell\u2019opera meravigliosa compiuta dalla grazia divina  tra quelle popolazioni nel corso di questi secoli&#8221;.<\/em><br \/>\nQuesta considerazione  tendeva a correggere le letture date dai media a un passaggio del discorso  di apertura della Quinta Conferenza dell\u2019episcopato latino-americano,  tenuto il 13 maggio ad Aparecida, letture che avevano provocato critiche  al papa da parte di autorit\u00e0 governative e leaders sociali e indigeni  latino-americani. &#8220;<em>L\u2019annuncio di Ges\u00f9 e del suo Vangelo non  comport\u00f2, in nessun momento, un\u2019alienazione delle culture precolombiane,  n\u00e9 fu un\u2019imposizione di una cultura straniera<\/em>&#8220;. Parole lette  come una negazione del mea culpa di papa Wojtyla (vedi sopra testo citato  alla data 1992), ma si trattava di una lettura sbagliata. Quel peccato  \u00e8 ben noto a papa Ratzinger, che gi\u00e0 da cardinale ne parl\u00f2 pi\u00f9 volte  con parole chiarissime. Per esempio in <em>Dio e il mondo<\/em> (San Paolo  2001 a p. 273: &#8220;<em>Nell\u2019America del Sud il cristianesimo \u00e8 giunto  in parte sotto i fatali auspici delle spade spagnole<\/em>&#8220;.<br \/>\nLe parole che hanno fatto  scandalo vanno lette nell\u2019insieme del paragrafo in cui sono state  pronunciate, che mira a confutare la pretesa dell\u2019indigenismo radicale  che vorrebbe &#8211; dice il papa &#8211; &#8220;tornare a dare vita alle religioni  precolombiane&#8221;, un\u2019utopia la cui attuazione &#8220;non sarebbe un progresso,  bens\u00ec un regresso, un\u2019involuzione verso un momento storico ancorato  nel passato&#8221;.<br \/>\nUna riprova convincente  che il papa svolgeva un ragionamento di principio contro l\u2019utopia  del rifiuto del cristianesimo come &#8220;alienazione&#8221; e &#8220;cultura imposta&#8221;  &#8211; e non intendeva negare le violenze dei colonizzatori &#8211; l\u2019abbiamo  dalla preghiera che conclude quel discorso, in cui tra l\u2019altro si  legge: &#8220;<em>Resta, Signore, con quelli che nelle nostre societ\u00e0 sono  pi\u00f9 vulnerabili; resta con i poveri e gli umili, con gli indigeni e  gli afroamericani, che non sempre hanno trovato spazio e appoggio per  esprimere la ricchezza della loro cultura e la saggezza della loro identit\u00e0<\/em>&#8220;.  Insomma &#8211; viene a dire il papa conclusivamente &#8211; insieme alla predicazione  del Vangelo ci fu violenza ed emarginazione, ma ci\u00f2 non autorizza a  dire che il Vangelo vada rigettato come alienazione venuta dal di fuori,  perch\u00e9 tale non fu e tale non poteva essere.<br \/>\nSi vedono qui chiaramente  riflessi il secondo e il terzo dei criteri dettati dal cardinale Ratzinger  alla vigilia della <em>Giornata del perdono<\/em> di papa Wojtyla (vedi  sopra, capoverso &#8220;Altro atto&#8221;): vale a dire l\u2019accertamento critico  della &#8220;colpa&#8221; e la necessaria compresenza della &#8220;confessio laudis&#8221;  e della &#8220;confessio peccati&#8221;. Tutti e tre i criteri prudenziali li  avevamo visti richiamati nel caso dei sacerdoti polacchi. Sull\u2019Islam  e sulle guerre di religione era invece pi\u00f9 evidente la continuit\u00e0  con il linguaggio e lo spirito dei &#8220;mea culpa&#8221; wojtyliani. Possiamo  dunque concludere che i quattro testi analizzati confermano la tesi  affermata all\u2019inizio di questa conversazione, che cio\u00e8 papa Benedetto  svolga l\u2019opera di purificazione della memoria con intenzione di continuit\u00e0  e vaglio critico rispetto al lascito del predecessore. Il suo apporto  si configura &#8211; in questo come in altri aspetti della successione pontificale  &#8211; come un completamento dottrinale e di immagine dell\u2019opera dell\u2019uno  da parte dell\u2019altro: dal papa apostolo venne e viene l\u2019audacia di  nominare la colpa, dal cardinale Ratzinger e dal papa teologo il rigore  nel formulare l\u2019accusa.<\/p>\n<p><strong>Luigi Accattoli<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La &#8220;purificazione della memoria&#8221; da Giovanni Paolo II a Benedetto XVI Conferenza di Luigi Accattoli ai Mercoled\u00ec della Cattolica 6 giugno 2007 Gli atti di &#8220;purificazione della memoria&#8221; compiuti da&#8230;<\/p>\n<div class=\"more-link-wrapper\"><a class=\"more-link\" href=\"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/conferenze-e-dibattiti-2\/quando-il-papa-chiede-perdono\/\">Read More<span class=\"screen-reader-text\">Quando il papa chiede perdono<\/span><\/a><\/div>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":5506,"menu_order":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","template":"","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"class_list":["post-430","page","type-page","status-publish","hentry","excerpt"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/430","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=430"}],"version-history":[{"count":2,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/430\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5687,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/430\/revisions\/5687"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/5506"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=430"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}