{"id":45,"date":"2006-05-11T00:28:12","date_gmt":"2006-05-10T23:28:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/?page_id=45"},"modified":"2016-01-14T21:51:55","modified_gmt":"2016-01-14T20:51:55","slug":"trent%e2%80%99anni-tra-repubblica-e-corriere-della-sera","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/collaborazione-a-riviste\/trent%e2%80%99anni-tra-repubblica-e-corriere-della-sera\/","title":{"rendered":"Trent\u2019anni tra Repubblica e Corriere della Sera"},"content":{"rendered":"<p>Sono trent\u2019anni tondi che lavoro nei quotidiani: sei alla <em>Repubblica<\/em> e gli altri ventiquattro al <em>Corriere della Sera<\/em>. Ho incontrato gente importante dentro i giornali e per conto dei giornali. Mi sono tenuto aggiornato, ho viaggiato e ho mantenuto i figli e con questi vantaggi credo di aver pareggiato le amarezze di un mestiere veloce fino a risultare spietato. Ma ci sono stati vantaggi indiretti, che portano il risultato oltre il pareggio. Ho appreso l\u2019arte di cercare e narrare storie di vita, che \u00e8 un modo di amare l\u2019uomo. Ho conosciuto un\u2019etica severa del lavoro e della cittadinanza, che viene onorata anche quando non \u00e8 seguita. Ho imparato l\u2019umilt\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Fui assunto perch\u00e9 costavo poco<\/strong><br \/>\nSono entrato a <em>Repubblica<\/em> il 1\u00b0 dicembre del 1975. Il quotidiano non era ancora in edicola, dove sarebbe arrivato il 14 gennaio 1976 e intanto giocavamo a comporre i &#8220;numeri zero&#8221;. Ero stato assunto perch\u00e9 &#8220;costavo poco&#8221;, essendo risultati &#8220;troppo cari&#8221; i vaticanisti che avevano provato a ingaggiare: Raniero La Valle, Ettore Masina, Giancarlo Zizola. Io costavo pochissimo perch\u00e9 ero disoccupato, dopo il rapido fallimento del quotidiano &#8220;Il Foglio&#8221; di Ermanno Gorrieri e Luigi Pedrazzi, al quale ero passato nella primavera precedente, lasciando la redazione del <em>Regno<\/em>, il cui stipendio \u2013 250 mila lire \u2013 non bastava pi\u00f9 dopo la nascita di Valentino.<br \/>\nAnche il passaggio dalla <em>Repubblica<\/em> al <em>Corriere della Sera<\/em>, nel 1981, coincise con la nascita di un figlio, Beniamino, che era il terzo e che di nuovo faceva insufficiente lo stipendio della <em>Repubblica<\/em>.<br \/>\nAvevo ascoltato Eugenio Scalfari a Bologna, venuto a presentare il progetto del nuovo quotidiano. Gli fui presentato in via Po, a Roma, nei locali dell\u2019<em>Espresso<\/em>, da Pino Ricci, che veniva da <em>Avvenire<\/em> e mi aveva conosciuto al <em>Foglio<\/em>. Decisiva fu la malleveria di Sandro Magister, con il quale avevo collaborato quand\u2019era vaticanista di <em>Settegiorni<\/em>: &#8220;Noi non ti conosciamo \u2013 disse Scalfari \u2013 ma abbiamo chiesto a Magister, che ci ha detto che sei la persona giusta&#8221;.<br \/>\nAllora Sandro ed io marciavamo separati e colpivamo uniti. Poi i sentieri si sono divaricati e scavalcati, ma abbiamo continuato a volerci bene. Oltre a quell\u2019expertise per l\u2019assunzione io gli debbo un soccorso familiare generoso in anni difficili: pi\u00f9 volte lui e Anna si sono presi i miei figli in vacanza.<br \/>\nPotrei ripetere a memoria alcuni passaggi \u2013 quasi metrici \u2013 delle istruzioni che Scalfari dava ai suoi giovani collaboratori nel salone centrale della <em>Repubblica<\/em>. Ironizzava sui nostri pruriti sessantottini: &#8220;Prima dell\u2019assemblea si riunisce la direzione, onde meglio manipolare il dibattito, perch\u00e9 il metodo democratico ci \u00e8 discaro&#8221;.<br \/>\nDopo Scalfari ho conosciuto \u2013 al <em>Corriere della Sera<\/em> \u2013 altri sei direttori: Alberto Cavallari, che mi assunse; Piero Ostellino, che mi affid\u00f2 una rubrica; Ugo Stille che non finiva di domandarmi: &#8220;Ma davvero il papa si oppone alla guerra del Golfo&#8221;?; Paolo Mieli, che di nuovo ora dirige il <em>Corriere<\/em>, ma che l\u2019aveva gi\u00e0 diretto \u2013 risollevandone la tiratura \u2013 negli anni \u201990; Ferruccio de Bortoli, tra tutti il pi\u00f9 fraterno; Stefano Folli, che aveva la scrivania a sette passi dalla mia prima di essere chiamato a dirigere il giornale di cui era notista politico.<br \/>\nScalfari e Mieli sono quelli che pi\u00f9 amavano e amano \u2013 nelle riunioni \u2013 svolgere una specie di retorica o poetica del giornalismo: forse Mieli l\u2019ha appresa da Scalfari, essendo stato tanti anni all\u2019<em>Espresso<\/em>. Amavo quella aulica e autoironica di Scalfari, forse perch\u00e9 ero giovane. Ma di tutti i direttori che ho avuto apprezzo l\u2019incredibile capacit\u00e0 di lavoro, la dedizione alla testata e al ruolo. Io non ne sarei capace. Solo per i figli e la sposa ho fatto o farei quanto ho visto fare a tutti e sette questi colleghi e a tanti tra i loro primi collaboratori.<\/p>\n<p><strong>Quando Tassan Din mi chiese chi comandava in Vaticano<\/strong><br \/>\nIl passaggio dalla <em>Repubblica<\/em> al <em>Corriere<\/em> avvenne mentre il gruppo Rizzoli-Corriere della Sera era travolto dallo scandalo della P2. Scalfari mi disse: &#8220;Salti sulla barca perdente, tra qualche anno supereremo il <em>Corriere<\/em>&#8220;. Il sorpasso avvenne cinque anni pi\u00f9 tardi, ma poi il <em>Corriere<\/em> \u00e8 tornato primo e \u2013 grazie anche a questi scavalchi \u2013 lo stress da concorrenza si \u00e8 fatto bestiale.<br \/>\nCavallari mi port\u00f2 a firmare il contratto nella stanza dell\u2019amministratore delegato del gruppo, Bruno Tassan Din, che poco dopo fu arrestato. Mi fece una quantit\u00e0 di domande su &#8220;chi comanda davvero in Vaticano, Casaroli o il papa&#8221;. Poco dopo sarebbe morto il banchiere Calvi e sarebbe esploso il caso Ior-Banco Ambrosiano.<br \/>\nNon finirei di elencare condirettori e redattori capo di gran nome con i quali ho lavorato in questi tre decenni. O semplicemente colleghi che hanno fatto e continuano a fare il loro lavoro e dei quali sento la voce quando leggo gli articoli.<br \/>\nAndrea Barbato, Gianni Rocca, Mario Pirani, Barbara Spinelli, Corrado Augias alla <em>Repubblica<\/em>. E Giorgio dell\u2019Arti, Gianluigi Melega, Giovanni Valentini, Piero Benettazzo, Oliviero Bea. Con Oliviero feci l\u2019esame di professionista nel 1977.<\/p>\n<p><strong>Puoi dare del tu ai mostri sacri del giornalismo<\/strong><br \/>\nIncredibile il numero di colleghi del <em>Corriere<\/em> che ho incrociato in tanti anni e che sono passati a dirigere o addirittura fondare altri giornali, settimanali, programmi televisivi: da Vittorio Feltri a Maria Latella, passando per Gaspare Barbiellini Amidei, Antonio Padellaro, Giulio Anselmi, Paolo Graldi, Rodolfo Brancoli, Giuliano Ferrara, Gad Lerner.<br \/>\nDelle conversazioni con Giuliano ho un ottimo ricordo: onnivore, sdegnose e affettuose. Recens\u00ec con partecipazione la mia opera prima: <em>La speranza di non morire<\/em> (1988). E\u2019 l\u2019unico, insieme a Giuliano Zincone (che sul <em>Foglio<\/em> ha appena scritto de <em>Il Padre nostro e il desiderio di essere figli<\/em>), a essersi interessato ai miei libretti cristiani. Qui forse c\u2019\u00e8 un insegnamento: \u00e8 pi\u00f9 facile lavorare nella grande stampa che parlare a chi vi lavora.<br \/>\nHo conosciuto i mostri sacri del giornalismo. Giovanni Spadolini, che veniva la domenica pomeriggio al <em>Corriere<\/em> a fare due chiacchiere con i &#8220;colleghi&#8221; e ci dava del tu che voleva ricambiassimo. Faceva domande su aspetti anche minuti della &#8220;politica vaticana&#8221;.<br \/>\nIndro Montanelli che mi cercava quando aveva da scrivere sul Vaticano e che lesse un mio libro e us\u00f2 in un editoriale per il &#8220;mea culpa&#8221; il concetto di &#8220;papa missionario&#8221; che vi aveva trovato.<br \/>\nCon Enzo Biagi mi \u00e8 toccato parlare al cardinale Martini quando venne in visita al <em>Corriere<\/em>, in via Solferino, per la festa di Francesco di Sales \u2013 patrono dei giornalisti \u2013 nell\u2019anno 2000.<br \/>\nTra i grandi nomi, quelli che pi\u00f9 mi hanno cercato e mi cercano per consulenza sul Vaticano sono Oriana Fallaci, Alberto Ronchey, Sergio Romano.<\/p>\n<p><strong>Al ristorante con Walter Tobagi<\/strong><br \/>\nHo fatto l\u2019inviato per il mondo con Sandro Viola e con Ettore Mo, con Antonio Ferrari e con Lorenzo Cremonesi, con Aldo Cazzullo e con tanti altri che non nomino per non tediare il lettore. Sono stato in San Giovanni in Laterano per il funerale di Moro con Giampaolo Pansa nel 1978 e alla Sinagoga di Roma, per il papa, nel 1986, con El\u00e8mire Zolla. Pansa voleva sapere da dove veniva il distintivo della vigilanza vaticana. Zolla era affascinato dal copricapo del rabbino Toaff. Ho conosciuto Walter Tobagi al ristorante durante il conclave dell\u2019agosto del 1978.<br \/>\nTutti i direttori che ho avuto hanno apprezzato il mio lavoro e non hanno considerato mai una remora che il vaticanista fosse credente. Ma nessuno ha mai saputo o voluto valorizzare l\u2019apporto che avrei potuto dare oltre lo specifico professionale. Di quell\u2019accettazione e di questa limitazione ho parlato tanto con il carissimo Domenico Del Rio. Io realisticamente lodavo l\u2019accettazione. Lui, pi\u00f9 creativo, lamentava il limite.<br \/>\nSoltanto Ostellino prov\u00f2 a utilizzarmi oltre la competenza vaticana, dopo che and\u00f2 a cena da Giovanni Paolo II e sent\u00ec da don Stanislaw che anche nell\u2019appartamento papale venivano letti, a volte, i miei articoli. Ma egli lasci\u00f2 la direzione pochi mesi dopo e la rubrica \u2013 che si chiamava <em>Uomini e religioni<\/em> \u2013 fu subito soppressa.<br \/>\nCredo davvero che il paese si \u00e8 rimescolato \u2013 come diceva Aldo Moro \u2013 e che quanto scrivo sul <em>Regno<\/em> potrebbe trovare sbocco sul <em>Corriere<\/em>. Non riesco a farmi ascoltare ma continuo a bussare.<br \/>\nI &#8220;fatti di Vangelo&#8221; che mi stanno a cuore e le idee che mi vengono in mente li scrivo nei libri. Se ne parlava poco fa nella parrocchia romana di Santa Chiara con Ferruccio de Bortoli, che amabilmente commentava: &#8220;Noi lo facevamo apposta a non pubblicarglieli, per aiutarlo a fare i libri&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Ai cari colleghi che vivono in Babilonia <\/strong><br \/>\nQuanto all\u2019etica severa che dicevo all\u2019inizio, la segnalo con queste parole che Agostino di Ippona dedica alla \u00abcitt\u00e0 terrestre chiamata Babilonia\u00bb: essa \u00abha persone che, mosse da amore per lei, si industriano per garantirne la pace non nutrendo in cuore altra speranza, riponendo anzi in questo tutta la loro gioia, senza ripromettersi altro. E noi li vediamo fare ogni sforzo per rendersi utili alla societ\u00e0 terrena. Ora, se si adoperano con coscienza pura in queste mansioni, Dio non permetter\u00e0 che periscano con Babilonia, avendoli predestinati ad essere cittadini di Gerusalemme: a patto per\u00f2 che, vivendo in Babilonia, non ne ambiscano la superbia, il fasto caduco e l&#8217;indisponente arroganza&#8221; (<em>Esposizioni sui Salmi<\/em>, 136,1-2: <em>Nuova Biblioteca Agostiniana<\/em>, XXVIII, Roma 1977, pp. 397.399).<br \/>\nPurtroppo quasi tutti i giornalisti ambiscono al &#8220;fasto caduco&#8221; di Babilonia e alcuni lo fanno con indisponente arroganza. Ma considero degno di ammirazione il coraggio con cui danno tanta parte della vita per il lavoro. E qualche volta danno la vita, come \u00e8 capitato ai colleghi Walter Tobagi, Maria Grazia Cutuli e Raffaele Ciriello, per nominare solo quelli del <em>Corriere<\/em>.<br \/>\n<strong><br \/>\nLuigi Accattoli<\/strong><br \/>\nDa <em>Il Regno<\/em> 22\/2005<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono trent\u2019anni tondi che lavoro nei quotidiani: sei alla Repubblica e gli altri ventiquattro al Corriere della Sera. Ho incontrato gente importante dentro i giornali e per conto dei giornali.&#8230;<\/p>\n<div class=\"more-link-wrapper\"><a class=\"more-link\" href=\"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/collaborazione-a-riviste\/trent%e2%80%99anni-tra-repubblica-e-corriere-della-sera\/\">Read More<span class=\"screen-reader-text\">Trent\u2019anni tra Repubblica e Corriere della Sera<\/span><\/a><\/div>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":9,"menu_order":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","template":"","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"class_list":["post-45","page","type-page","status-publish","hentry","excerpt"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/45","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=45"}],"version-history":[{"count":2,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/45\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":17420,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/45\/revisions\/17420"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/9"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=45"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}